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	<description>Cultura è Sviluppo</description>
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		<title>Le novità editoriali di gennaio 2012</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 12:09:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<description><![CDATA[Consulta le novità editoriali di gennaio 2012 delle principali case editrici italiane che trattano di argomenti relativi all’economia della cultura: arte; industria culturale, industria dello spettacolo; turismo; marketing e sviluppo territoriale; project management e politiche culturali; editoria e comunicazione; architettura, urbanistica e territorio; legislazione nel settore dei beni culturali; nuovi media e nuove tecnologie e tanto altro… ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-87893" title="artecanonizzazioni" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/artecanonizzazioni1.jpg" alt="" width="148" height="188" />L&#8217;ARTE PER LE CANONIZZAZIONI<br />
Vittorio Casale (a cura di)<br />
pp. 312<br />
Allemandi, € 35,00<br />
ISBN: 978-88-422-1969-9</p>
<p>L’attività artistica intorno alle canonizzazioni e alle beatificazioni nel Seicento<br />
Nel Seicento le beatificazioni, le canonizzazioni e le feste successive dettero luogo a una produzione artistica molto varia e ampia che viene ora riconosciuta. Si produssero incisioni, dipinti, sculture, edifici, anche di grande rilievo, fra i quali citiamo la cappella della beata Ludovica Albertoni con i capolavori di Baciccio e Bernini e le chiese romane di Sant’Ignazio e di Sant’Isidoro. Il parterre degli artisti include nomi come Guercino, Bernini, Borromini, Annibale e Ludovico Carracci, Baciccio, Lanfranco, Maratti, Murillo, Reni, Rubens, Saraceni, Domenichino, Zurbarán e altri. Le quantità sono impressionanti: per la canonizzazione del 1671 furono impegnati circa dodici artisti, per circa 115 quadri originali e 50 copie. Nessuna commissione artistica del secolo raggiunse un simile plafond.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87875" title="untitled" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/torinoguardailmare.jpg" alt="" width="140" height="169" />TORINO CHE GUARDA IL MARE<br />
Luigi Mainolfi<br />
Riccardo Passoni (a cura di)<br />
pp. 104<br />
Allemandi, € 35,00<br />
ISBN: 978-88-422-2099-2</p>
<p>Una grande installazione costituita da oltre 200 ritratti scultorei realizzati da Luigi Mainolfi. Ecco “Torino che guarda il mare”, opera “in progress”, a cui è stata recentemente dedicata una mostra a Palazzo Madama di Torino che è un omaggio a Torino e ai tanti personaggi, esponenti del mondo della cultura, nell’imprenditoria, della politica, della società civile, che la rendono una città unica. Con i ritratti, tra gli altri di Sergio Chiamparino, Bruno Gambarotta, Piero Gilardi, Fiorenzo Alfieri, Patrizia Sandretto, Evelina Cristillin, Luciana Litizzetto, Danilo Eccher, Ida Gianelli, Gianni Vattimo.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87876" title="" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/scopertapatrimonio.jpg" alt="" width="136" height="186" />ALLA SCOPERTA DI UN PATRIMONIO<br />
Langhe, Monferrato e Roero<br />
Sergio Conti (a cura di)<br />
pp. 208<br />
Allemandi, € 35,00<br />
ISBN: 978-88-422-2049-7</p>
<p>Il volume raccoglie oltre trenta testi inediti di altrettanti studiosi dedicati alla storia e al paesaggio delle Langhe, del Roero, del Monferrato. Illustrato con fotografie d&#8217;epoca e contemporanee, il volume completa la trilogia dedicata al paesaggio del Piemonte meridionale in funzione della candidatura UNESCO: i volumi già pubblicati sono «Il nostro Patrimonio» (il paesaggio raccontato dai bambini attraverso i loro disegni e racconti) e «Langhe Monferrato Roero» (il paesaggio raccontato dai grandi scrittori piemontesi). «Quelle di questo libro sono pagine scritte camminando, e per questo capaci di farci conoscere la nostra geografia, regalarci parole ed emozioni che ci aiutino a ricordare il passato e immaginare l’avvenire perché, spesso, i sentimenti e i valori di un luogo si incontrano e si raccolgono andando per strada.<br />
<em>Dall&#8217;introduzione del professor Sergio Conti, curatore del volume. </em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87877" title="professioniliberta" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/professioniliberta.jpg" alt="" width="121" height="150" />PROFESSIONI E LIBERTA&#8217;<br />
Talcott Parsons<br />
pp. 128 pagine<br />
Armando, € 10.00<br />
ISBN:978-6081-956-7</p>
<p>Il tema della natura e del ruolo delle professioni intellettuali è stato al centro degli interessi di ricerca di Parsons sin dagli anni Trenta. Il saggio del 1939 Professioni e struttura sociale, qui pubblicato in una nuova traduzione, offre la prima sistematica articolazione di questa “teoria delle professioni” che Parsons avrebbe precisato e perfezionato nel corso dei decenni successivi, influenzando in modo duraturo lo sviluppo stesso della “sociologia delle professioni” come branca specializzata della disciplina.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87878" title="futurismo" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/futurismo.jpg" alt="" width="113" height="174" />FUTURISMO PER LA NUOVA UMANITA&#8217;<br />
Dopo Marinetti: arte, società, tecnologia<br />
Roberto Guerra<br />
pp. 96 pagine<br />
Armando, € 10.00<br />
ISBN:97888-6677-002-2</p>
<p>La storia del futurismo post 1944, dopo la scomparsa di Marinetti, fino ad oggi e in progress: l’autore di questo volume, con originale prospettiva letteraria e particolare rigore empirico, fornisce delle interessanti argomentazioni sulla più grande avanguardia italiana Una revisione sull’essenza tecnologica e futurologica del Futurismo storico, guardando agli studi di sociologi e futuribili quali McLuhan e De Kerckhove, e alle osservazioni sulla dis-continuità aggiornata del Futurismo nel secondo Novecento e inizio Duemila.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87879" title="operaduesoldi" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/operaduesoldi.jpg" alt="" width="116" height="192" />L&#8217;OPERA ITALIANA DA DUE SOLDI<br />
Regnava Berlusconi<br />
Franco Cordero<br />
pp.301<br />
Bollati Boringhieri € 17,00<br />
EAN: 9788833922874</p>
<p>La commedia italiana spesso disgusta ma non annoia mai». Non è un caso che Franco Cordero ricorra alla metafora teatrale per qualificare una storia durata diciassette anni e nove mesi. Molti, per un successo in cartellone. Forse non sarebbero stati così tanti se il mediocre brogliaccio rappresentato, a metà tra epica grottesca e opera buffa, non avesse attinto a piene mani a un repertorio italiano sempreverde: ordinario malaffare, quarto e quinto potere infeudati, millanteria priapesca da strapaese, compiacenza di famigli promiscui, servitù volontaria di politici al soldo, giustizia acconciata su misura, parodia dello spirito pubblico. Più antico, sotto un certo profilo, della figura che lo incarna, il berlusconismo va compreso attraverso le sue maschere precedenti, ma lo è pienamente solo grazie allo sguardo penetrante che non si lascia trarre in inganno dai plateali colpi di scena, dal tramestio delle comparse, dai fondali di cartapesta. Troppo stanchi o esasperati, dubitiamo di essere capaci di una simile acutezza di visione. A Cordero invece riesce naturale. Andare con lui a teatro – all’eterno teatro di casa nostra – è un&#8217;emozione della conoscenza, una delle poche che ci riserva la tragicommedia della quale credevamo di sapere quasi tutto.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87880" title="Laureano - Giardini di pietra cop. OK" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/gioardinidipietra.jpg" alt="" width="153" height="194" />GIARDINI DI PIETRA<br />
I Sassi di Matera e la civiltà mediterranea<br />
Pietro Laureano<br />
pp.207<br />
Bollati Boringhieri, €42,00<br />
EAN: 9788833922935</p>
<p>L’arida Matera, la favolosa Petra, Sana’a, la capitale delle Mille e una notte, sono<br />
tutte «città di pietra» che hanno attraversato i secoli con alterne fortune. Nel caso dei Sassi grotte naturali, architetture sotterranee, cisterne, masserie, chiese e palazzi, si succedono e coesistono, scavati o costruiti nel tufo delle Gravine.<br />
Insediamenti così diversi si armonizzano nel comune intento di sfruttare al meglio diffi cili condizioni geografi che. Purtroppo l’impatto della modernità con un ecosistema così delicato è stato distruttivo: Matera è stata per anni una «vergogna nazionale», simbolo dell’arretratezza meridionale. Solo il mutato clima culturale, di cui quest’opera è una testimonianza essenziale, ha permesso l’avvio di un processo di recupero e valorizzazione. L’iscrizione nel Patrimonio mondiale dell’UNESCO ha così suggellato, come scrive Laureano, la «fine della vergogna».</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87882" title="antropologiaimmagini" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/antropologiaimmagini.jpg" alt="" width="117" height="146" />ANTROPOLOGIA DELLE IMMAGINI<br />
Hans Belting<br />
pp. 241<br />
Carocci, € 32,00<br />
EAN: 9788843060917</p>
<p>Applicandosi a un repertorio quanto mai vasto &#8211; dai culti funerari dell&#8217;Antico Oriente alla fotografia e alle realtà virtuali dei media -, Hans Belting prosegue la sua riflessione su una storia dell&#8217;immagine che sia in grado di emanciparsi dalle coordinate della storia dell&#8217;arte. Nel seguire il delinearsi della storia culturale del corpo e parallelamente della percezione dell&#8217;attività corporea, Belting offre così al lettore il primo vero approccio antropologico allo studio diacronico dell&#8217;immagine.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87883" title="modernitaitaliana" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/modernitaitaliana.jpg" alt="" width="121" height="169" />MODERNITA&#8217; ITALIANA<br />
Andrea Afribo, Emanuele Zinato (a cura di)<br />
Cultura, lingua e letteratura dagli anni settanta a oggi<br />
PP. 328<br />
CAROCCI, € 27,00<br />
ISBN 9788843061495</p>
<p>Il volume analizza da diverse angolature disciplinari alcuni dei più rilevanti fenomeni culturali della storia italiana recente, a partire dalla famigerata &#8220;mutazione antropologica&#8221; degli anni settanta fino ai nostri &#8220;anni Zero&#8221;. I sei autori, intrecciando analisi dei temi, dei contesti socio-culturali e delle forme, rispondono in altrettanti capitoli alle seguenti domande. Come cambia e com’è cambiata la lingua degli italiani? Quale pensiero filosofico dopo il Sessantotto? Ai tempi dell’audience e del marketing è ancora possibile un dialogo tra editoria e critica? E il romanzo e la poesia (la canzone), dopo la grande stagione del Novecento &#8220;aureo&#8221;, sono solo merce di scarto, racconti d’appendice, relitti di storia postuma o postmoderna? Oppure ancora pretendono di essere, senza veli nostalgici o complessi d’inferiorità, lo specchio critico di una nuova storia e di un nuovo mondo?</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87881" title="cittacultura" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/cittacultura.jpg" alt="" width="125" height="166" />CITTA&#8217; E CULTURA<br />
Silvia Crivello<br />
pp. 122<br />
Carocci, € 10,50<br />
ISBN 9788843062638</p>
<p>La vita quotidiana in città, per molti versi, costituisce un’esperienza culturale. Lavorare, consumare, divertirsi e, in generale, vivere in ambiente urbano implica immergersi in uno spazio popolato da simboli, conoscenze, pratiche sociali.  Attraverso una disamina dei meccanismi di funzionamento degli spazi della produzione, del consumo e della costruzione della cosiddetta &#8220;città creativa&#8221;, il testo affronta un interrogativo tanto ampio quanto centrale nelle strategie di sviluppo dell’attuale scenario dell’&#8221;economia della conoscenza&#8221;: come si struttura la relazione fra lo spazio urbano e le pratiche sociali collegate all’economia e alla cultura?</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87884" title="deandre" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/deandre.jpg" alt="" width="122" height="176" />FABRIZIO DE ANDRE&#8217;<br />
Cantastorie fra parole e musica<br />
Claudio Cosi, Federica Ivaldi<br />
pp. 216<br />
Carocci, € 18,50<br />
ISBN 9788843056002</p>
<p>Concepito e scritto da una doppia prospettiva critica – letteraria e musicologica – il volume indaga la duplice natura della creazione e dell’arte di Fabrizio De André, abile regista capace di fondere e amalgamare non solo le parole e la musica con la sua voce inconfondibile, ma anche il contributo dei collaboratori, l’ispirazione letteraria e l’eco della storia con l’originalità dei suoi messaggi. Dopo aver esaminato il metodo di lavoro e la natura del mestiere di De André, la poetica e i temi prediletti, gli autori ne ripercorrono l’intera carriera, album dopo album, e ne analizzano le canzoni più significative ed emblematiche, mostrando la stretta interazione fra testo verbale e musica nel veicolare il messaggio.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87885" title="strumentimusicali" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/strumentimusicali.jpg" alt="" width="128" height="185" />GLI STRUMENTI MUSICALI<br />
Fabrizio Della Seta<br />
pp. 176<br />
Carocci, € 16,00<br />
ISBN 9788843062430</p>
<p>Terzo pannello di un trittico che comprende il Breve lessico musicale (1a rist. 2011) e Le parole del teatro musicale (2010), il volume introduce all’affascinante mondo degli strumenti musicali, prodotti di straordinaria ingegnosità tecnologica presenti nella cultura umana fin dal Paleolitico e che costituiscono una parte essenziale della storia della musica. Sono illustrati la nomenclatura, la classificazione, il funzionamento della maggior parte degli strumenti in uso nella tradizione colta occidentale e nella popular music, ma anche quelli del mondo antico, della musica folclorica e delle tradizioni extraeuropee che, per ragioni diverse, possono interessare il lettore italiano. Sono stati presi in considerazione gli sviluppi legati alle tecnologie elettroniche e informatiche e viene spiegato il significato di termini che designano componenti degli strumenti, classificazioni scientifiche ed empiriche, complessi strumentali.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87886" title="restauro" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/restauro.jpg" alt="" width="130" height="179" />RESTAURO<br />
Verum factum dell&#8217;architettura italiana<br />
Biblioteca di architettura, urbanistica e design<br />
Renato De Fusco<br />
pp. 160<br />
Carocci, € 18,00<br />
ISBN 9788843062812</p>
<p>L’espressione verum factum nel sottotitolo richiama la formula utilizzata da Giambattista Vico per esprimere il principio secondo il quale l’uomo può conoscere solo ciò che egli stesso ha fatto; di conseguenza, poiché nel nostro paese si trova il più ampio patrimonio di beni culturali del mondo, noi italiani dovremmo essere i più esperti nel campo del restauro e lasciare agli altri il compito di innovare. Per conservare, però, specie le opere d’architettura, è inevitabile introdurre conoscenze e metodologie aggiornate: ecco allora che il restauro dell’antico comporta la progettazione del nuovo. Nel volume si sostiene questa tesi, si riferisce delle varie concezioni del restauro, se ne fornisce un sintetico excursus storico, si riporta il dibattito sui centri antichi che resta il maggiore contributo italiano alla storia e alla critica dell’architettura moderna.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87887" title="cittagiusta" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/cittagiusta.jpg" alt="" width="155" height="205" />LA CITTA&#8217; GIUSTA<br />
Idee di piano e atteggiamenti etici<br />
Ugo Ischia<br />
pp. XVIII-160<br />
Donzelli, € 28,00<br />
ISBN: 9788860366399</p>
<p>Fra urbanistica e politica si colloca lo spazio dell’etica. Da qui Ugo Ischia muove per una riflessione sulla città giusta, con uno sguardo rivolto al pensiero urbanistico italiano fra gli anni cinquanta e settanta: dal dopoguerra all’epoca del conflitto sociale. Il testo di Ischia anticipa di molti anni i dibattiti odierni sulla città e la giustizia urbana: a partire dal titolo, che si è voluto mantenere quale deciso dall’autore nel 1996. A tutt’oggi, il libro rappresenta una voce originale nel panorama teorico disciplinare italiano e internazionale nell’affrontare il problema della costruzione della città, affidando al piano la responsabilità della costituzione del giusto. Entro questa angolazione, la legittimità dello strumento di pianificazione e delle pratiche che ne derivano rimanda ai processi di democrazia che stabiliscono il passaggio da un’etica dei valori a un’etica procedurale. La città giusta viene pensato e scritto fra il 1985 e il 1996; porta con sé tracce delle assidue conversazioni con Bernardo Secchi e della lettura dei testi di Giulio Preti. Non può essere tuttavia disgiunto da quanto accadde e da quanto vissuto dall’autore negli anni settanta; anni che imponevano, come nel dopoguerra, una presa di posizione nei confronti della politica e della società.<br />
Il testo di Ugo Ischia – accompagnato dagli scritti di Bernardo Secchi, Monica Bianchettin Del Grano e Kaveh Rashidzadeh – è un atto di impegno civile, una risposta implicita alle domande di quel periodo, una riflessione sull’importanza del piano e del progetto quale strumento che riordina i conflitti a un livello diverso, in un momento in cui l’urbanistica perdeva autorevolezza nel confronto politico.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87888" title="cittatrapassatoefuturo" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/cittatrapassatoefuturo.jpg" alt="" width="134" height="190" />CITTA&#8217; TRA PASSATO E FUTURO<br />
Claudio Saragosa<br />
pp. 250<br />
Donzelli, € 34,00<br />
EAN: 9788860366719</p>
<p>La realtà urbana e la sua evoluzione, la perdita e il tentativo di recupero delle qualità della città tradizionale. Un percorso eccentrico nella storia dell’urbanistica, capace di aprire a un nuovo modello di città, uno spazio urbano denso e integrato, aperto alla vita. Che cos’è la città? Che cosa è stata nella storia? Cosa è diventata nel XX secolo e, sopratutto, cosa potrà essere nel futuro? “Spazio” ed “ecologia” sono le due parole chiave attraverso cui Claudio Saragosa tenta di risponde re a queste domande, disegnando una mappa, tutt’altro che scontata, degli obiettivi che l’urbanistica storicamente ha perseguito e dei modelli che si è data. Percorrere questo viaggio significa far emergere le qualità della città tradizionale, ma al tempo stesso analizzare le ragioni che, specialmente nel secolo passato, hanno contribuito a demolirne il modello, per arrivare infine a descrivere i nuovi approcci progettuali attraverso i quali si sta tentando di ricostituire le qualità alle quali la città tradizionale ci aveva abituato e che sembra vano invece essere irrimediabilmente andate perdute. L’autore non si limita tuttavia ad un’analisi retroattiva, ma utilizza la traiettoria eccentrica del panorama storico da lui tracciato, per aprire ad una proposta concreta, una possibile via di fuga, delineando alcuni metodi utili a ricomporre una disciplina che abbia come obiettivo la ricostruzione di uno spazio urbano denso. Il risultato è un’idea integrata di città, Biopoli: un modello non utopico, ma concreto &#8211; puntellato da un riferimento a metodi e tendenze specifiche dell’urbanistica contemporanea-, di spazio urbano capace di avere come proprio centro la vita.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87889" title="ohmiapatria" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/ohmiapatria.jpg" alt="" width="145" height="180" />OH MIA PATRIA<br />
Vanni Pierini<br />
Introduzione di: Raffaele Manica<br />
Prefazione di: Tullio De Mauro<br />
pp. 2.432<br />
Ediesse, € 60.00<br />
ISBN: 88-230-1562-3</p>
<p>L’antologia rilegge oltre due secoli di storia patria, ordinando i brani di ogni capitolo in tre sezioni tematiche: Il racconto della storia; La questione sociale e il mondo del lavoro; Lo spirito del tempo. Organizzata in tre volumi (Nascita di una nazione; L’Italia règia; L’Italia repubblicana), si sviluppa per circa 2500 pagine e comprende più di 1000 brani. L’opera si avvale della prefazione generale di Tullio De Mauro e dell’introduzione di Raffaele Manica.<br />
Ciascun volume contiene, oltre ai testi: le introduzioni ai singoli capitoli; una dettagliata cronologia per consentire al lettore di cogliere facilmente tutti i riferimenti storici presenti nei brani; le note ai testi; le notizie biografiche su ciascuno degli autori antologizzati; l’elenco delle fonti bibliografiche utilizzate.<br />
Sono stati raccolti e messi in ‘comunicazione’ tra di loro testi letterari e poetici, versi per musica operistica, canti e inni politici e militari, canzoni popolari (folk, d’autore e pop). Anche per la scelta dei poeti e degli interpreti di canzoni non ci si è limitati a seguire la gerarchia dei ‘valori consolidati’, ma si sono esplorate anche le opere di autori nuovi e nuovissimi, o di quelli ingiustamente dimenticati.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87890" title="darkeconomy" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/darkeconomy.jpg" alt="" width="121" height="171" />DARK ECONOMY<br />
La mafia dei veleni<br />
Fontana Enrico, Cianciullo Antonio<br />
pp. 250<br />
Einaudi, € 18,00<br />
EAN: 9788806204310</p>
<p>Sono anni che si è cominciato a discutere di ecomafie (un termine che è stato coniato proprio da Enrico Fontana, uno degli autori del libro), ed è di stretta attualità lo scandalo dell&#8217;immondizia in Campania. Se per l&#8217;opinione pubblica comincia a essere un dato acquisito che i rifiuti siano un business troppo spesso inquinato dalla criminalità organizzata, quello che a molti sfugge è il quadro generale, la cornice globale delle ecomafie. Fontana e Cianciullo, da molti anni impegnati a studiare il fenomeno, raccontano i traffici di armi e rifiuti, le trame internazionali di camorra e n&#8217;drangheta, le storie esemplari e spesso tragiche di chi ha indagato o ha cercato di opporsi.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87891" title="lunghiannisessanta" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/lunghiannisessanta.jpg" alt="" width="122" height="183" />I LUNGHI ANNI SESSANTA<br />
Movimenti sociali e cultura politica negli Stati Uniti<br />
Bruno Cartosio<br />
pp. 400<br />
Feltrinelli, € 25,00<br />
EAN 9788807111174</p>
<p>Nel 2009 Barack Obama è diventato il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti. La sua elezione ha segnato una svolta epocale nella storia americana, le cui radici si possono rintracciare nelle lotte e rivendicazioni dei movimenti sociali che negli anni sessanta hanno combattuto contro la segregazione razziale e per i diritti civili. Questa era solo una delle battaglie di verità dell&#8217;epoca. Lotte di liberazione contro condizioni sociali, culturali e politiche oppressive furono anche quella contro la guerra in Vietnam e contro la discriminazione sessuale. Quel passato in cui ci si divideva su questioni di razza, sesso e guerra torna ora di attualità e la &#8220;memoria divisa&#8221; di quegli anni, quando si contrapposero culture e visioni del mondo differenti, è materia di nuova riflessione. Nei &#8220;lunghi&#8221; anni sessanta, che iniziano già nelle lotte antisegregazioniste dei neri del Sud negli anni cinquanta e si protraggono nei settanta con il movimento di massa delle donne, si assisté a uno straordinario mutamento culturale e dei costumi. La trasformazione non si può ridurre alla sola controcultura, che ebbe il suo apice a Woodstock nel 1969, e non riguardò soltanto i giovani, coinvolse invece l&#8217;intera società. Sul senso di quegli anni, sui quali la storiografia si era a sua volta divisa nel giudicare le responsabilità del potere e i suoi contestatori, si interroga oggi Bruno Cartosio, ripercorrendone miti e realtà, cultura e politica, la fondamentale spinta liberatoria.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87895" title="formareconilcinema" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/formareconilcinema.jpg" alt="" width="121" height="178" />FORMARE CON IL CINEMA<br />
Questioni di teoria e di metodo<br />
Sergio Di Giorgi, Dario Forti<br />
pp. 320<br />
Franco Angeli, € 36,00<br />
ISBN: 9788856845303</p>
<p>C&#8217;è stato un tempo in cui, quando nelle aule di formazione si parlava di cinema, ci si riferiva a video didattici istruttivi ma poco coinvolgenti o, quando ce n&#8217;era il tempo, a proiezioni di film a fini di intrattenimento (il più delle volte per alleviare le lunghe e noiose serate dei corsi residenziali). Poi, verso la fine degli anni &#8217;70, alcuni formatori hanno iniziato a scoprire e sperimentare nuovi utilizzi del cinema e del linguaggio cinematografico. Da allora la comunità professionale dei formatori ha registrato una diffusione crescente di metodologie e pratiche che del mezzo filmico hanno saputo valorizzare le grandi potenzialità espressive e di attivazione dei processi di apprendimento.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87896" title="design2029" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/design2029.jpg" alt="" width="127" height="183" />DESIGN 2029<br />
Ipotesi per il prossimo futuro<br />
Renato De Fusco<br />
pp. 136<br />
Franco Angeli, € 19,00<br />
ISBN: 9788856845525</p>
<p>Ottimistica e scaramantica previsione dell&#8217;autore di vivere fino a 100 anni, donde le ipotesi di quanto avverrà da ora fino al 2029.<br />
I principali argomenti trattati sono: il design e la storia/la questione dei valori/la natura del design/conformazione e rappresentazione/artistico ed estetico/una nuova tassonomia/il tipo-ideale.<br />
Le principali previsioni sono: il minimalismo; il design come mass-medium; andatura a tutto kitsch; il digitale salvatutto; l&#8217;usa-e-getta; gli inventori vs gli stilisti: l&#8217;ipotesi del grottesco; Il brutto fa storia dell&#8217;arte; la dematerializzazione; che cosa si venderà; la vendita orientata sul consumo; l&#8217;orientamento critico delle vendite, progetti delle Associazioni per il disegno industriale, segnatamente quelli dell&#8217;ADI.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87898" title="sperimentazioni" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/sperimentazioni.jpg" alt="" width="124" height="181" />LA SPERIMENTAZIONE NEI PROCESSI DI PRODUZIONE TEATRALE<br />
Alfonso Malaguti, Monica Calcagno<br />
pp. 240<br />
Franco Angeli, € 25,00<br />
ISBN: 9788856847116</p>
<p>Il libro propone uno studio sul teatro di ricerca, un oggetto parimenti complesso e ambizioso. La varietà delle esperienze, la lontananza, supposta o reale, dal grande pubblico, una certa patina di snobismo, anch&#8217;essa supposta o reale, legata ad un&#8217;idea di arte per pochi rendono l&#8217;indagine sul teatro di ricerca rischiosa, &#8220;faticosa&#8221;. Il testo al contrario intende dimostrare come il teatro di ricerca abbia un rapporto osmotico, una costante interazione continua, con la società odierna, così che la selezione e la trasmissione di idee innovative alimentano tanto i processi di produzione della conoscenza quanto lo stesso sviluppo del sistema economico-sociale.<br />
Il libro si apre provocatoriamente con tre saggi molto diversi, così come sono diverse le prospettive sul significato di &#8220;ricerca&#8221; e &#8220;innovazione&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87899" title="periurbano" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/periurbano.jpg" alt="" width="145" height="190" />IL PERIURBANO: CRESCERE INTORNO ALLA CITTA&#8217;<br />
Strumenti e metodi di governo per valorizzare i benefici e limitare gli effetti negativi del periurbano<br />
Maria Rita Schirru<br />
pp. 208<br />
Gangemi, € 25,00<br />
ISBN10: 8849223129 88-492-2312-9</p>
<p>Il tema della crescita “intorno” alla città, altrove dibattuto già a partire dal dopoguerra come una delle componenti primarie dei processi di sviluppo urbano, in Italia è divenuto argomento centrale del dibattito architettonico e urbanistico a partire dagli anni Ottanta, con l‘esplosione delle contraddizioni emerse con la crescita della città illegale, che ha reso non più differibile la presa di coscienza sulla necessità di ricucire le diverse parti della città, altrimenti disomogeneamente contrapposte. Il problema della “convivenza” tra città compatta e città diffusa (legittima o spontanea) è alla base del testo e pone interrogativi che vanno oltre il campo disciplinare dell&#8217;urbanistica, fino ad investire aspetti più propriamente legati alle politiche economico finanziarie del governo del territorio.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87900" title="castelli" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/castelli.jpg" alt="" width="145" height="173" />CASTELLI. IL PIANO DI TUTELA DELL&#8217;IMMAGINE<br />
I colori del costruito storico nel paesaggio<br />
Massimiliano Salimei, Berta Miranda Taraschi, Marcella Morlacchi<br />
pp. 112<br />
Gangemi, € 30.00<br />
ISBN10: 8849222734 88-492-2273-4</p>
<p>Il Piano di Tutela dell&#8217;Immagine &#8211; intesa quale risultante del colore dei muri degli edifici e del decoro urbano dell&#8217;ambiente cittadino &#8211; realizzato per il comune di Castelli, è la sintesi del Piano del Colore e del Piano dell&#8217;Arredo Urbano. Esso si basa quindi sulla Tavolozza dei Colori, sui Piani di Settore, e sulla Normativa di attuazione, strumenti tecnico-estetici di riferimento per l&#8217;Amministrazione Comunale, atti a tutelare il futuro del bene cromatico del patrimonio storico architettonico e paesaggistico del Centro storico del Comune di Castelli. Esso si propone quale progetto pilota e modello operativo, valido per la salvaguardia e la valorizzazione dei Centri Storici dei borghi e dei paesi del territorio nazionale, e in particolare per i luoghi terremotati dei Centri Storici dell&#8217;Abruzzo che, al momento della ricostruzione, mantenendo intatta la bellezza del paesaggio, potranno recuperare, insieme al cromatismo dei muri antichi, la memoria preziosa del loro passato.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87902" title="disimparare" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/disimparare.jpg" alt="" width="134" height="185" />DISIMPARARE L&#8217;ARTE<br />
Manuale di antididattica<br />
Serena Giordano<br />
pp. 228<br />
Il Mulino, € 15,00<br />
ISBN: 978-88-15-23463-6</p>
<p>Perché di fronte alle «immortali» opere d’arte del passato il pubblico comune nutre sentimenti di deferenza? E perché gli «incomprensibili» capolavori contemporanei suscitano invece diffidenza? Dalla prima infanzia all’età adulta, lo spettatore si sente sempre giudicato dall’arte: a partire dalla scuola, che utilizza l’espressione creativa come indicatore dello sviluppo cognitivo o persino morale del bambino, per giungere al museo, in cui bambini e adulti sono spesso vittime di un’ossessione per l’assistenza e la cura. Ricercando le cause del difficile rapporto tra pubblico e prodotto artistico, l’autrice discute le tendenze più in voga nella didattica dell’arte e suggerisce una via alternativa alla pedagogia corrente, che avvilisce spesso la voglia di informarsi, di sapere e, perché no, di fare arte.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87903" title="feticci" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/feticci.jpg" alt="" width="137" height="190" />FETICCI<br />
Letteratura, cinema, arti visive<br />
Massimo Fusillo<br />
pp. 224<br />
Il Mulino, € 20,00<br />
ISBN: 978-88-15-23449-0</p>
<p>Investire gli oggetti materiali di valori simbolici ed emotivi, trasformandoli in feticci, è un fenomeno antico diventato cruciale nella nostra epoca in cui gli oggetti sono interlocutori privilegiati delle emozioni, quasi parti del nostro corpo. Rispetto alle sue origini antropologiche e psicanalitiche, lo stesso concetto di feticismo sta perdendo le connotazioni negative di inautenticità. Illustrando il nesso privilegiato che esiste tra feticismo e creatività artistica, l’autore esplora la storia e la tipologia dell’oggetto feticcio (dal manto di Giasone ai piatti dipinti del romanzo proustiano, alla palla da baseball di DeLillo), fra letteratura, cinema, arte contemporanea.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87905" title="abolire" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/abolire.jpg" alt="" width="125" height="168" />ABOLIRE LA PROPRIETA&#8217; INTELLETTUALE<br />
Michele Boldrin, David K. Levine<br />
pp. 248<br />
Laterza, € 18,00<br />
ISBN:  9788842098218</p>
<p>Copyright e brevetti costituiscono un male inutile perché non generano maggiore innovazione ma solo ostacoli alla diffusione di nuove idee.<br />
Negli anni a venire la crescita economica dipenderà, sempre più, dalla nostra capacità di ridurre – e finalmente eliminare – il monopolio intellettuale, liberando la creatività diffusa che esso oggi opprime. Come nella battaglia per il libero commercio, il primo passo deve consistere nella distruzione delle fondamenta teoriche della posizione mercantilista la quale sostiene che, senza il monopolio intellettuale, l&#8217;innovazione sarebbe impossibile. È vero il contrario.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87906" title="odiroma" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/odiroma.jpg" alt="" width="128" height="186" />L&#8217;O DI ROMA<br />
In tondo e senza fermarsi mai<br />
Tommaso Giartosio<br />
pp. 288<br />
Laterza, € 12,00<br />
ISBN: 9788842098232</p>
<p>Incontrerò mille ostacoli grossi come macigni. Cosa faccio se mi trovo davanti una casa privata? O le mura romane? O il fiume? O la gabbia delle tigri, allo zoo?<br />
Seguire una forma, «come un poeta cerca una rima». Così nasce una strana scommessa: viaggiare a piedi attorno alla propria città lungo una circonferenza perfetta, attraversando palazzi, caserme, musei, discariche, campi da calcio, cimiteri, binari, fiumi, e bussando a tutte le porte pur di non scostarsi di un metro dalla propria rotta. Il cerchio magico si anima di presenze antiche e moderne. Accanto a Rilke, Borges e Leopardi troviamo seminaristi scettici e suore anarchiche, poliziotte sospettose e carabinieri incantevoli, geometri appassionati e operai noir. E lo scrittore-viaggiatore, che cerca di capire il suo viaggio e la sua scrittura: «La verità è che la mia O è l&#8217;unica O che ho».</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87908" title="manifesto" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/manifesto.jpg" alt="" width="128" height="151" />MANIFESTO DEGLI ECONOMISTI SGOMENTI<br />
Capire e superare la crisi<br />
PP. 124<br />
Minimum Fax, € 7,50<br />
ISBN: 978-88-7521-397-8</p>
<p>La crisi che attraversiamo si sta rivelando uno tsunami capace di distruggere economie di intere nazioni come la Grecia, mettere in discussione la tenuta stessa dell’Unione Europea, portare anche l’Italia a un crac sociale di dimensioni imprevedibili. Le ricette delle istituzioni sono ben note: salvataggio delle banche a tutti i costi, fiducia cieca nella stessa bolla finanziaria che ha creato il disastro, e politiche di austerity che acuiscono il conflitto sociale. Ma nel frattempo si sta diffondendo una sensibilità diversa, alternativa al neoliberismo, secondo la quale è necessario porre delle regole alla finanza globale in nome di una società più equa.<br />
Il Manifesto degli economisti sgomenti è un libro essenziale per diverse ragioni. Innanzitutto è un vademecum chiarissimo per chi vuole mantenere un occhio critico sulla realtà: in dieci concisi capitoli smentisce altrettante false certezze sulla crisi economica che sentiamo ripetere, indiscusse, sui media: dall’idea che «i mercati finanziari sono efficienti» a quella che «l’aumento del debito pubblico è il risultato di una spesa eccessiva». In secondo luogo è la proposta concreta di una serie di misure economiche da adottare invece di quelle fallimentari adoperate finora. Infine è una guida a una serie di pratiche che ogni giorno ciascuno di noi, nel suo piccolo, può mettere in atto, per costruire insieme un’economia diversa e migliore.<br />
 <br />
 <br />
<em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>28-04-12 &#8211; Master in Management dei beni e servizi culturali</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 12:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corsi]]></category>
		<category><![CDATA[Beni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Borse di Studio]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione e Professioni]]></category>
		<category><![CDATA[Management]]></category>
		<category><![CDATA[Master]]></category>

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		<description><![CDATA[Favorire la comprensione degli strumenti di marketing e di comunicazione legati al mondo dei beni e servizi culturali, formando professionisti in grado di valutare, elaborare nuove strategie di gestione e promozione di progetti culturali. Il Master, a numero chiuso e frequenza obbligatoria, ha una durata complessiva di 9 incontri in formula week end [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-87245" title="mastersole24ore" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/mastersole24ore.jpg" alt="" width="511" height="282" />Favorire la comprensione degli strumenti di marketing e di comunicazione legati al mondo dei beni e servizi culturali, formando professionisti in grado di valutare, elaborare nuove strategie di gestione e promozione di progetti culturali.<br />
Il Master, a numero chiuso e frequenza obbligatoria, ha una durata complessiva di <strong>9 incontri in formula week end</strong> non consecutivi con lezioni il venerdì dalle 14.15 alle 18.15 e il sabato dalle 9.15 alle 17.15 e <strong>inizia a Roma il 29 aprile 2011</strong>.</p>
<p><strong>Programma</strong><br />
&gt; Lo scenario culturale: Struttura, caratteristiche e potenzialità del settore<br />
&gt; Le caratteristiche economiche del progetto culturale: Il project management della cultura<br />
&gt; Strategie di marketing e comunicazione del progetto culturale:<br />
- Il Marketing culturale<br />
- La Comunicazione e le Public Relations come leve del marketing culturale<br />
- L&#8217;ufficio stampa culturale<br />
- Il Budget di Marketing<br />
- Il Fundraising<br />
- La multimedialità a supporto dell&#8217;arte: le innovazioni tecnologiche<br />
&gt; La gestione finanziaria dei beni culturali dall&#8217;arte al business<br />
- Project Financing<br />
- Finanziamenti ed erogazioni liberali in denaro da parte di imprese<br />
- Art Advisory: quando e come investire in arte</p>
<p>Il Sole 24 ORE Business School mette a disposizione <strong>una borsa di studio</strong> a copertura totale del costo di partecipazione per un/una giovane interessato/a a svolgere durante il Master di Specializzazione incarichi di tutorship (gestione operativa dell&#8217;aula e monitoraggio sull&#8217;andamento delle lezioni). Il candidato ideale è un/una laureato/a, in possesso di buone capacità organizzative e doti relazionali. Costituirà titolo preferenziale l&#8217;avere maturato esperienze di tutoring d&#8217;aula o gestione del team e/o aver avuto esperienza professionale nel settore relativo ai temi del master. Gli interessati alla borsa di studio per tutor d&#8217;aula possono inviare <strong>entro il 4 marzo</strong> il proprio Curriculum Vitae, completo di lettera di motivazione e fotografia, all&#8217;indirizzo e-mail <a href="mailto:daria.todini@ilsole24ore.com">daria.todini@ilsole24ore.com</a><br />
Customer Service<br />
Servizio Clienti Formazione<br />
Tel: 02/56601887<br />
Fax: 02/70048601<br />
<a href="mailto:info@formazione.ilsole24ore.com%20">info@formazione.ilsole24ore.com </a></p>
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		<title>L&#8217; inserimento della cultura nella strategia del Paese</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 11:05:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capitano Antonio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Beni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Management]]></category>
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		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Se fino a diversi anni fa l’Italia occupava una posizione leader assoluta nel turismo culturale, negli ultimi tempi si stanno perdendo notevoli posizioni e punti PIL in maniera precipitosa e preoccupante. La competitività sul mercato di destinazioni più originali con un marketing territoriale moderno ed efficace, ha evidenziato una rilevante mancanza di managerialità nella gestione dei territori, malgrado le nostre universali ricchezze.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;<em>Per essere lungimiranti bisognerebbe immaginare e favorire un&#8217;emulsione di praticità e sapienza capaci di sollevarci dalla decadenza e di condurci all&#8217;oraziana aurea mediocritas . La Costituzione pone cultura, ricerca e patrimonio paesaggistico, storico e artistico fra le priorità della vita patria e pertanto al di sopra di ogni altro fare. Eppure i ministeri che curano ambiente, patrimonio culturale e turismo sono sempre stati in coda agli altri e fra i più colpiti dai tagli, mentre permangono i privilegi della casta, la grandeur di 131 caccia bombardieri ultracari e i privilegi tributari della Chiesa. Quale trasversale contraddizione! &#8220;</em></p></blockquote>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-87358" title="pantheon" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/pantheon.jpg" alt="" width="480" height="321" />Il Prof. Andrea Carandini offre ogni volta interessanti spazi di riflessione in merito allo sviluppo culturale del Paese che stimolano una necessaria disamina. Nel recente <a href="http://www.corriere.it/opinioni/12_gennaio_13/carandini-restituire-competitivita-cultura%20_42e3a22a-3dc9-11e1-86c1-1066f4abcff8.shtml">articolo apparso sul Corriere della Sera del 13 gennaio </a>il Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali analizza dettagliatamente alcune modalità per ritrovare il primato della cultura anche in tempi di recessione. <br />
Spetta ad un governo come questo affrontare il problema posto, non tanto in generale ma come si pone oggi in Italia, dove cultura e turismo compongono il settore che ha meglio retto la crisi. Del resto è difficile ancora identificare <strong>il concetto di cultura da molti considerato superfluo e dunque da tagliare</strong>, mentre invece lo stesso, per le ragioni appena esposte, deve avere un posto d&#8217;onore quale comparto necessario e vitale per lo sviluppo economico della nazione o semplicemente per fronteggiarne il declino.<br />
Afferma oculatamente Sergio Ricossa che &#8220;<em>Οίκονομία</em> in greco e <em>oeconomia</em> in latino significarono “norme per la buona amministrazione della casa”. E già l’etimologia rivela il primo vizio della scienza economica: di preferenza non occuparsi del reale, di quel che è, ma dell’ideale, di quel che dovrebbe essere; tendere verso una scienza normativa e rischiare di non essere una scienza affatto; a quel che è vero o falso anteporre quel che è bene o male, buono o cattivo, giusto o ingiusto&#8221;. La &#8220;casa italiana&#8221; possiede tanti tesori che debbono essere bene amministrati, attraverso lo strumento dell&#8217;economia della cultura.<br />
Per comprendere il <strong>nesso cultura ed economia</strong> basti pensare che Adam Smith scrisse di musica, pittura, danza e poesia, mentre John Keynes fu attivamente coinvolto nell’istituzione dell’Arts Council of Great Britain, il principale supporto pubblico alle arti in quel paese fino ad oggi.</p>
<p>Se davvero &#8220;La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione, allora, come ha più volte ribadito il Presidente della repubblica Giorgio Napolitano, «<strong>è necessario e vitale sostenere la cultura</strong>».<br />
Necessario e vitale perché l’arte e la cultura hanno sviluppato, fin dai tempi del <em>Grand Tour</em>, il turismo in Italia. Grazie alla ricchezza di siti culturali, distribuiti su tutto il territorio nazionale, si sono attivati <strong>enormi flussi di visitatori</strong> con un vantaggio per l&#8217;economia locale e nazionale, conferendo alla nostra Nazione una connotazione unica al mondo che ci ha fatto considerare il “BelPaese”.<br />
Se <strong>fino a diversi anni fa l’Italia occupava una posizione leader assoluta nel turismo culturale</strong>, negli ultimi tempi si stanno perdendo notevoli posizioni e punti PIL in maniera precipitosa e preoccupante. La competitività sul mercato di destinazioni più originali con un marketing territoriale moderno ed efficace, ha evidenziato una rilevante mancanza di managerialità nella gestione dei territori, malgrado le nostre universali ricchezze, che forse ci salveranno dal naufragio. E questo a parere di chi scrive non è un dato trascurabile e sul quale riflettere.<br />
Ne consegue che l’immagine della Destinazione Italia, anche dal punto di vista del target cultura, <strong>necessita certamente di un concreto e nuovo“Rinascimento”.</strong>Investire in cultura rende sempre; in materia di cultura non si parla mai di spese, ma di investimenti. Investimento per il futuro. Patrimonio per il futuro. &#8220;In quali condizioni lasceremo questi bene al globo noi che siamo stati il gioiello dell&#8217;universo?&#8221; La gestione e la valorizzazione di un vasto e importante patrimonio culturale come quello italiano impone dunque un’attenta politica culturale di stampo aziendalistico, una ricerca continua di un punto di equilibrio tra tutela e sviluppo economico, tra valorizzazione del bene e attenzione a non “consumarlo”, tra conservazione dell’arte antica e promozione di quella contemporanea.<br />
<strong>Al settore della cultura va poco più dello 0,20% del bilancio dello Stato</strong>: in Europa la media è decisamente più alta; i beni culturali continuano ad avere valore in sé, sia esso educativo, sociale e artistico.<br />
La <strong>funzione della tutela</strong> resta fondamentale ed è prerogativa dello Stato, come irrinunciabile è il ruolo delle sovrintendenze, di cui alcuni hanno, però, criticato alcuni aspetti ottocenteschi e arretrati. Occorre davvero coniugare passato e presente per programmare il futuro. Dalla sovrintendenze alle “nuove tendenze”. Questo nuovo atteggiamento potrebbe far superare l&#8217; ostacolo al miglioramento e al possibile allargamento dell’offerta culturale. Soprattutto se la scelta di ricorrere al mercato e di adottare modelli di gestione imprenditoriale resta solo un’opzione normativa e puramente formale e non entra concretamente nelle logiche operative dei settori dei beni culturali. Che le scelte propendano per il pubblico o per il privato, restano in ogni caso due problemi:occorrono risorse, spesso ingenti; e capacità di gestire in modo efficiente, non solo per garantire la conservazione, ma anche per assicurare la più ampia fruibilità dei beni e<br />
sviluppare turismo e indotto.<br />
<strong>L’Italia ha 45 siti considerati dall’Unesco</strong> patrimonio universale dell’umanità, realtà che devono diventare fruibili per tutti e la cui tutela e valorizzazione dovrebbe passare soprattutto attraverso le istituzioni. Non è solo un problema di risorse ma di capacita&#8217; ; il che dimostra come il tema vero sia in realtà la poco manageriale gestione delle risorse a disposizione. Il caso Pompei, un abbandono di cui molto si è discusso, viene letto non come una questione di risorse, ma come un fallimento di anni di gestione poco accurata e inefficiente. Ma tante “Pompei” ci sono e ci sono state in Italia. E forse ci saranno. Come il Colosseo che perde pezzi a colpi di incuria e di pastoie burocratiche, in merito alla possibilità di un neo mecenatismo.<br />
Ecco perché si concorda con Carandini quando afferma &#8220;non è venuto il momento di studiare il contributo dei privati alla gestione del patrimonio pubblico immobile al fine utilizzarlo per conservarlo e comunicarlo?&#8221;<br />
<strong>Ma perché dobbiamo salvare e non curare?</strong> Perché non riusciamo a capire che la Cultura può davvero salvare il Paese per il suo Valore?</p>
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		<title>Economia e marketing per la cultura</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 11:38:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Memo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Economia e marketing per la cultura &#160; &#160; il volume è un testo di approfondimento che tratta della gestione da parte di soggetti pubblici o privati del settore dei beni culturali. Il libro, di Fabio Severino dottore di ricerca in Comunicazione e Master in Business Administration, fa parte della collana Pubblico, Professioni e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-85881" title="TITOLO" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/TITOLO.jpg" alt="" width="112" height="49" />Economia e marketing per la cultura <img class="alignright size-full wp-image-87249" title="economiaemarketingperlacultura" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/economiaemarketingperlacultura.jpg" alt="" width="197" height="291" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85882" title="COSE" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/COSE.jpg" alt="" width="87" height="39" />il volume è un testo di approfondimento che tratta della gestione da parte di soggetti pubblici o privati del settore dei beni culturali. Il libro, di Fabio Severino dottore di ricerca in Comunicazione e Master in Business Administration, fa parte della collana Pubblico, Professioni e Luoghi della cultura della casa editrice Franco Angeli.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85883" title="COME" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/COME.jpg" alt="" width="87" height="35" />Organizzato per punti chiave, il libro è suddiviso in due parti: la prima è un’ introduzione generale sull’economia della cultura, sulle tecniche di analisi dell’efficienza e sul ruolo dello Stato e degli enti locali nella gestione delle politiche culturali. La seconda parte si addentra, invece, in ambiti macroeconomici per un management più efficiente delle organizzazioni culturali come il marketing, la comunicazione del prodotto culturale e il fundraising. Vengono approfonditi temi ancora poco considerati come la creazione di valore, la soddisfazione del pubblico, la fidelizzazione e le politiche di prezzo, da applicare ad un comparto particolare come quello della cultura.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85885" title="SEGNI PARTICOLARI" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/SEGNI-PARTICOLARI.jpg" alt="" width="296" height="52" /> Interessante il passaggio in cui si analizza la transizione dall’amministrazione intesa come soggetto passivo ( dal latino<em> minister</em>, ovverosia servo o esecutore) al concetto di management pubblico (da <em>manus</em>, ovvero opera, azione, impresa) che implica il coinvolgimento attivo nella gestione.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85886" title="PRO" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/PRO.jpg" alt="" width="68" height="40" /> Il testo cerca di mettere ordine e di dare una linea guida all’interno del variegato mondo dell’economia legata ai beni culturali: questo grazie alla suddivisione in sottoparagrafi nei diversi capitoli che aiutano a rendere più chiaro il discorso. Interessante la riflessione, fatta dall’autore nell’introduzione, sul valore della cultura all’interno della società come termine di misura dello stato di benessere, “che non va giudicato in base al reddito bensì sulle capacità dei membri della società stessa di condurre una vita desiderata”</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85887" title="CONTRO" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/CONTRO.jpg" alt="" width="105" height="35" />Trattando temi molto specifici rischia di non uscire dall’ambito di specialisti o di studiosi e operatori del settore. Pur essendo suddiviso in pratici capitoli e seguendo un’impostazione molto chiara e scorrevole, non si allontana dallo schema accademico.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85888" title="CONSIGLIATO A" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/CONSIGLIATO-A.jpg" alt="" width="142" height="36" />Studenti e professori che si occupano dell’argomento ma anche a tutti coloro che sono interessati a capire come si sta evolvendo in questi anni la gestione del nostro patrimonio culturale per capire quali siano le strade più indicate da seguire per sviluppare al meglio il rendimento di questo settore.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-81987" title="INFO UTILI" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/INFO-UTILI1.jpg" alt="" width="111" height="44" />Edito da Franco Angeli, di Fabio Severino dottore di ricerca in Comunicazione e Master in Business Administration, costa 19 euro<br />
ISBN 978-88-568-4098-8</p>
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		<title>Cambiare tutto per non cambiare niente… di Francesco Cascino</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 12:11:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cascino Francesco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cambiare tutto per non cambiare niente, siamo alle solite. Dopo la sbornia giovanilista liberal imprenditoriale miseramente fallita davanti alla difficile prova di amici del quartiere, sexy assistenti e ministri senza minestra, ci aspettano i professori ingrigiti dalle stanze delle università. I conti non tornano, ma da sempre e per sempre i conti contano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-86149" title="baroni" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/baroni.jpg" alt="" width="180" height="180" />Cambiare tutto per non cambiare niente, siamo alle solite. Dopo la sbornia giovanilista liberal imprenditoriale miseramente fallita davanti alla difficile prova di amici del quartiere, sexy assistenti e ministri senza minestra, ci aspettano i professori ingrigiti dalle stanze delle università. I conti non tornano, ma da sempre e per sempre i conti contano quanto dei marchesi senza corona, se non sono suffragati da esperienza, valutazione dei risultati e, soprattutto, sistemi intelligenti di sviluppo degli alti potenziali.<br />
Gli alti potenziali, nel caso di specie, sono la cultura e i suoi operatori più meritevoli; quelli, appunto, i cui risultati sono misurabili e verificabili, a patto di essere preparati in materia o di saper scegliere, con metodo, i propri consulenti.<br />
Il metodo nella vita dell’Homo Sapiens è tutto o quasi. Il metodo dice che, di fronte ai risultati eclatanti ed entusiasmanti del 2011 dei settori dell’arte contemporanea e della cultura come marketing territoriale, gli apparati statali (e statalisti) di questa poverissima Italia senza fantasia avrebbero dovuto studiare i fenomeni di cui sopra e ricavarvi le risorse per alimentare alcune Leggi finanziarie; due o tre per la precisione.<br />
A parte la solita considerazione per la quale senza arte non c’è attitudine alla ricerca né altitudine di ambizione, c’è da riflettere sull’assoluta distrazione con la quale si osservano i nuovi business e i settori in via di sviluppo, e sulla distruzione di memoria e visione.<br />
L’arte chiude ancora una volta in attivo, e le città d’arte guadagnano visitatori esterni e attenzione interna, che poi è l’obiettivo primario per seminare conoscenza. Invece di seguire i track record positivi, i professori mixano Dio e arte, Dio e business, Dio e potere,centrando l’unico risultato di rasserenare i Fedeli e riportarli al ristorante la domenica e al cinema il mercoledì. Una vita grigia come quella che fanno gli anziani quando sono a fine ciclo, quando fantasia e vivacità intellettuale sono un doloroso ricordo, e quando l’arte è solo status symbol, nel migliore dei casi. Mentre nelle migliori case le opere fanno da dispositivo di senso, allargano gli orizzonti e preparano al futuro.<br />
Pensare di superare la crisi con metodi vecchi, con uomini vecchi, e con slogan vecchi e pericolosi, servirà solo a restaurare.<br />
La fotografia è quella di una grigia giornata, in un anno come un altro: in cattedra solo e sempre quelli che fanno il giusto sufficiente per non fare troppo danno, e che se danno, non sanno quello che fanno.</p>
<p><em>Francesco Cascino è Presidente Associazione No Profit Arteprima</em></p>
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		<title>L’(inutile?) eccellenza del restauro in Italia di  Carla Tomasi </title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 10:10:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tomasi Carla</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando Cesare Brandi nel 1939 fondò l’Istituto Centrale del Restauro, realizzò un sistema complesso ed efficace che traduceva in razionalità, metodo ed approccio scientifico il concetto stesso di tutela del Bene Culturale, strappandolo alle pratiche artigianali incontrollate. Il restauro scientifico, inaugurato dal pensiero brandiano, focalizza sull’intervento di restauro conservativo l’occasione per lo studio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-85663" title="restauratori" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/restauratori.jpg" alt="" width="331" height="305" />Quando Cesare Brandi nel 1939 fondò l’Istituto Centrale del Restauro, realizzò un sistema complesso ed efficace che traduceva in razionalità, metodo ed approccio scientifico il concetto stesso di tutela del Bene Culturale, strappandolo alle pratiche artigianali incontrollate.</p>
<p>Il restauro scientifico, inaugurato dal pensiero brandiano, focalizza sull’intervento di restauro conservativo l’occasione per lo studio e la conoscenza dell’opera stessa, attraverso l’operatività che impone la presenza di professionisti preparati ed informati, in grado di interpretare i dati conoscitivi ed effettuare le scelte più opportune, nell’ambito del progetto di intervento programmato.</p>
<p>Dal criterio di responsabilità di tutela dei beni culturali, espresso da una sentenza della Corte Costituzionale (N° 9 del 13 gennaio 2004) e dal Codice dei Beni Culturali (art. 29 comma 6), deriva la regolamentazione della  professione (D.M.86/2009) che si acquisisce con formazione o laurea specialistica (D.M. 87/2009).</p>
<p>I restauratori ed i tecnici del restauro operano sui beni tutelati con le imprese specialistiche (OS2A &#8211; restauro di superfici decorate di beni immobili del patrimonio culturale e beni culturali mobili di interesse storico, artistico, archeologico ed etnoantropologico) caratterizzate da un alto profilo di qualificazione professionale degli addetti che prevedono precise percentuali di restauratori e di tecnici del restauro di beni culturali nell’organico aziendale.</p>
<p>Una solida teoria del restauro, la metodologia scientifica coniugata alla qualità operativa hanno condotto la cultura del restauro italiano ad un indiscusso riconoscimento in ambito internazionale, dove vengono particolarmente apprezzati e privilegiati i contributi progettuali, i professionisti e le imprese italiane, rese solide da un sistema di qualificazione estremamente rigoroso.</p>
<p>Si direbbe la situazione ideale per affrontare con successo qualsiasi tipo di intervento specializzato, invece in occasione di un restauro di grande visibilità come quello del Colosseo e proprio quando il mondo chiede all’Italia un cenno di credibilità, si pone in atto una pericolosa inversione di tendenza.</p>
<p>Le superfici marmoree del Colosseo e del Tempio di Antonino e Faustina al Foro Romano vengono considerate materiale da costruzione come se le loro stesse superfici millenarie non fossero pura e altissima testimonianza della decorazione architettonica, e si afferma che un’imprenditoria edile possa attuare senza danno quelle procedure che costituiscono il fondamento della formazione presso gli istituti Italiani di restauro.</p>
<p>Il restauratore, che fino ad oggi è stato considerato una ricchezza per la tutela, essendo allo stesso tempo intellettuale e artefice diventa un ostacolo, una sgradevole interferenza con il pieno e totale controllo del ciclo del restauro avocato da altre figure professionali e da una imprenditoria con interessi dilaganti.</p>
<p>Si sta così risolutamente emarginando, fino a esautorarlo, un sapere che per decenni ha costituito un’eccellenza del nostro paese, anche a livello internazionale.</p>
<p>Una ulteriore conferma del pericolo incombente è la costituzione di una “Task force” organizzata dal Ministro Bondi per far fronte alle emergenze di Pompei e che prevede la presenza di architetti, archeologi e operai.<br />
Pompei è un’intera città, antica di 2000 anni e con 66 ettari di estensione, che necessita di restauri e manutenzione costante da affidare a mani esperte. Avrebbe bisogno di molti restauratori, assiduamente occupati nel curare le preziose opere e prevenirne i danni. Sarebbe importante, oltre ad un rafforzamento degli organici attraverso l’assunzione di restauratori, agire sui meccanismi di qualificazione dei professionisti e delle imprese che lavorano nel settore e che realizzano ormai la parte più consistente degli interventi. Non si comprende dunque come tra i componenti della “Task force”, ammesso che sia utile un’ennesima struttura commissariale, siano indicati persino gli operai ma non i restauratori.</p>
<p>L’Italia ha poco rispetto del suo patrimonio e sta perdendo il ruolo di esempio internazionale nel campo della conservazione. La situazione europea è certamente variegata, ma caratterizzata semmai da un’inversa tendenza alla crescita sul piano culturale, recependo proprio le esperienze della scienza del restauro italiana, anche per quanto riguarda la formazione (i restauratori italiani sono i più richiesti all’estero nei programmi formativi d’eccellenza).</p>
<p>La questione su cui ci si dibatte dunque è davvero spinosa e indicativa delle politiche culturali messe in atto nel nostro paese. In gioco, infatti, c’è non solo una questione di etica professionale, non solo il destino dei nostri monumenti, ma lo stesso concetto di tutela del patrimonio culturale, e se la legge non riesce a garantirne i massimi livelli che settanta anni di cultura del restauro hanno contribuito a costruire, vuol dire che è sbagliata e va cambiata.</p>
<p>L’iniziativa sul Colosseo che poteva rappresentare un esempio virtuoso delle varie qualità italiane, dallo sponsor a tutte le professionalità coinvolte a vario titolo, si sta trasformando in una operazione opaca, con possibili rischi per il monumento, una mortificazione per le imprese di restauro specialistico, e senza alcun risparmio economico.<br />
Riteniamo necessario ripristinare la collaborazione, la possibilità di realizzare una filiera virtuosa, una rete di interessi produttivi, un volano di qualità reciproche, il rispetto per le proprie specificità contro il cannibalismo rivolto a settori di grande qualità ma anche di estrema fragilità, come quello del restauro specialistico.<br />
Solo così potremo dare un cenno concreto di credibilità ed affrontare insieme il difficile futuro che si presenta, con serietà e disponibilità, con ragionevolezza e concretezza.</p>
<p><em>Carla Tomasi è Presidente dell&#8217;Associazione Restauratori d&#8217;Italia</em></p>
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		<title>Manager, samurai e “l’Arte della spada”. Saggezza antica per problemi moderni</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 10:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucarelli Giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Creative Management]]></category>
		<category><![CDATA[Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Management]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Vivevano nel Giappone feudale, erano noti per l’eccellente equilibrio tra azione e riflessione. Si addestravano continuamente per possedere saggezza (chi), valore (yu), benevolenza (jin) e, soprattutto, coraggio. I principi degli antichi samurai possono insegnare qualcosa ai manager di oggi?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-85722 alignleft" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/samurai.jpg" alt="" width="454" height="287" />Vivevano nel Giappone feudale, erano noti per l’eccellente equilibrio tra azione e riflessione. Si addestravano continuamente per <strong>possedere saggezza</strong> (<em>chi</em>), <strong>valore</strong> (<em>yu</em>), <strong>benevolenza</strong> (<em>jin</em>) e, soprattutto, <strong>coraggio</strong>. I principi degli antichi samurai possono insegnare qualcosa ai manager di oggi?</p>
<p>Il Giappone, intorno all’anno 1000, era suddiviso in tanti piccoli stati rivali tra loro; i nobili cominciarono, così, a formarsi degli eserciti personali assumendo guerrieri valorosi e fedeli: i samurai. Questo nome deriva dal verbo giapponese saburau che significa servire o tenersi a lato. I samurai costituivano una casta colta, che, oltre all’allenamento fisico e alle arti marziali, praticava anche la meditazione zen e altre arti come la pittura, la calligrafia, ecc.</p>
<p>Seguivano un <strong>preciso codice d’onore</strong>, il <em><strong>bushido</strong></em>, i cui precetti principali possono essere sintetizzati così:</p>
<p>    <strong>“Gi”</strong> la decisione giusta, la risolutezza, la corretta strada da percorrere;<br />
    <strong>“Rei”</strong> il comportamento di gentilezza e cortesia anche verso i propri nemici;<br />
    “<strong>Yu”</strong> l’abilità, sia tecnica sia umana, che si esprime nel coraggio;<br />
   <strong> “Meido”</strong> l’onore e la gloria sul campo di battaglia e nella vita;<br />
    <strong>“Jin”</strong> l’amore universale, la benevolenza verso tutte le persone;<br />
<strong>    “Makoto”</strong> la sincerità totale, in ogni occasione della vita;<br />
    <strong>“Chu”</strong> la devozione e la lealtà verso il proprio padrone e i propri compagni.</p>
<p>Questi<strong> principi possono risultare utili per i manager</strong> che si trovano a fronteggiare l’incertezza e la complessità dell’attuale contesto socio-economico?</p>
<p>Ne abbiamo parlato con <strong>Paolo Bianchi</strong>, formatore eclettico ed innovativo, <strong>“samurai” e praticante di antica scherma giapponese (kenjutsu)</strong>, ideatore di un modello di formazione esperienziale per imprenditori, venditori e manager, nel quale utilizza la spada giapponese e le tecniche di addestramento degli antichi samurai.</p>
<p><strong>Come possono le abilità di un samurai medievale avere qualche attinenza con le sfide che, noi tutti, ci troviamo ad affrontare nel mondo di oggi?</strong><br />
Quella dei samurai è una filosofia di vita che ancora oggi può insegnare molto al mondo aziendale. I samurai erano chiamati ad essere dei grandi condottieri nei tempi di guerra, dei veri leader e uomini di cultura nei tempi di pace.<br />
Proprio per questa ragione, il samurai medievale veniva addestrato, sin da bambino, per affrontare, nel modo più adeguato, tutte le sfide. La sua preparazione all’attenzione per i dettagli ne faceva un grande stratega e il continuo allenamento lo rendeva sempre pronto a reagire nel modo più adatto.<br />
La sostanza delle sfide che dobbiamo affrontare oggi non è molto diversa: servono sempre spirito combattivo, capacità di leadership, perseveranza, spirito di dedizione e di sacrificio, ottimizzazione delle risorse e delle persone, capacità comunicative ed essenzialità nel perseguimento dei risultati. Queste sono tutte doti che ogni samurai doveva avere e che doveva continuare a coltivare attraverso un assiduo allenamento psicologico e fisico: caratteristiche che oggi ogni buon dirigente, imprenditore o manager dovrebbe avere.<br />
Per questo attraverso il <strong>Samurai Lab</strong> aiuto manager e imprenditori a valorizzare, mediante l’utilizzo delle tecniche di addestramento dei samurai e del loro stile di vita, le capacità di adattamento, superamento dei momenti di crisi e il perseguimento di obiettivi strategici.</p>
<p><strong>Quali sono i principi generali dell’ “arte della spada”?</strong><br />
La spada era considerata l’anima del samurai: quando questi moriva, la sua spada veniva sempre destinata ad un altro samurai proprio per perpetuarne le gesta. Il “Bushido”, il “sacro” codice d’onore, descriveva lo stile di vita che ogni samurai doveva seguire, qualunque fosse il rango o il ruolo sociale<br />
Una particolare attenzione veniva dedicata alla forgiatura della spada, che era realizzata con una serie di particolari di leghe di acciaio sovrapposte. Il fabbro era ed è (esistono ancora alcuni maestri forgiatori in attività) una figura “religiosa” la cui vita, spesso solitaria e di preghiera, si riversava nell’estrema cura e dedizione rivolta alla creazione di ogni singola spada, strumento unico e irripetibile come l’anima del samurai che l’avrebbe usata.<br />
Il <em>Kenjutsu,</em> l’arte della spada, addestrava il samurai ad essere flessibile e deciso, attento e distaccato, ma, soprattutto, micidiale nel percepire quell’unico momento di debolezza dell’avversario che gli avrebbe permesso di individuare anche un solo punto scoperto nell’armatura di pelle cotta intrecciata a lamine di cuoio.<br />
Per ottenere questa sensibilità e prontezza, la formazione era continua, per affinare soprattutto le capacità psicologiche del samurai, perché era fondamentale saper anticipare le mosse dell’avversario e prevenirle con un unico colpo fatale.</p>
<p><strong>In quali altri campi eccelleva il samurai?<br />
</strong>I samurai erano prima di tutto militari e governanti, appartenevano alla classe più nobile del Giappone e venivano definiti i diretti servitori dell’imperatore (samurai significa infatti “colui che serve”). Erano grandi condottieri e strateghi, ma questo non gli impediva di essere una casta colta e dedita alle arti nel senso più ampio e più nobile del termine. Pittura, poesia ma anche calligrafia erano ambiti usuali nei quali i samurai eccellevano, oltre, naturalmente, alle arti marziali. Dedicavano molto tempo alla meditazione, alla pratica zen (ma abbiamo anche esempi di famosi samurai cristiani) e alla cura del corpo attraverso la ricerca della bellezza interiore ed esteriore. I loro abiti erano sempre molto ben curati come il loro aspetto che, pur non rinunciando alla marzialità, era sempre elegante nei gesti e ritualizzato nelle forme.<br />
Per rappresentare la vita del samurai, si ricorre spesso all’immagine del fiore di ciliegio: perfetto nella sua forma, è tanto delicato quanto resistente, ma basta un colpo di vento deciso per farlo cadere. Bellezza e caducità della vita si alternano e si intrecciano nell’esistenza del samurai, pronto a compiere il proprio dovere con eleganza e riservatezza e a cedere la vita per gli ideali più alti.</p>
<p><strong>Come è possibile imparare ad essere “flessibili” e a cambiare tattica?</strong><br />
Un’altra immagine molto ricorrente nelle arti marziali, per illustrare le caratteristiche del samurai, è il bambù, una pianta che cresce lentamente in modo poco appariscente ma che, una volta giunta alla maturità, ha uno sviluppo continuo e illimitato. La sua struttura estremamente flessibile, che si piega alle correnti e al vento, permette al bambù, al contrario di altri alberi, di non spezzarsi a causa delle intemperie.<br />
Proprio per questa ragione, il samurai si allenava quotidianamente per rendere flessibile il suo corpo e il suo spirito. Nella pratica quotidiana, imparava tutte le varianti del combattimento, diventato meccanico nel rispondere ai colpi, ed era pronto a cambiare strategia in ogni momento. La sua profonda spiritualità gli permetteva di combattere senza pregiudizi e di non provare sentimenti negativi nei confronti dell’avversario.<br />
Anche i manager, oggi, possono sviluppare un atteggiamento mentale flessibile per individuare, di volta in volta, la tattica migliore per conseguire il risultato desiderato. Valutare le difficoltà del momento, ponderare le diverse alternative, concentrare le energie nella “mossa” più opportuna, sono i primi passi da compiere.</p>
<p><strong>Come si può migliorare l’abilità a cogliere i cambiamenti piccoli o grandi?<br />
</strong>Nei lunghi e continui allenamenti, spesso ripetitivi e apparentemente poco dinamici, al giovane praticante di spada giapponese, ora come allora, viene insegnato l’amore per i dettagli. È questo che rende forma la sostanza e permette di perseguire con tenacia anche grandi risultati. Servono pazienza e determinazione e grande controllo di sé, sapendo che ogni errore può essere fatale. Per questo l’arte della spada non era (e non è) per tutti. Bisogna metter in conto ore di duro allenamento nel quale vincere le proprie paure, imparare il senso della determinazione e, soprattutto, notare i piccoli cambiamenti che avvengono in ogni singola situazione. Bisogna imparare ad avere una grande attenzione a cogliere tutti i segni interiori ed esteriori, perché questo servirà a percepire le variazioni di intensità durante lo scontro.<br />
Imprenditori e manager dovrebbero imparare a concentrare la propria attenzione, in modo consapevole ed intenzionale, momento per momento (“qui ed ora”) su ciò che stanno vivendo. Esistono numerosi esercizi, di respirazione e di meditazione, che favoriscono uno stato di mindfulness, ossia una consapevolezza e un “allineamento” dei propri pensieri, delle proprie percezioni e delle proprie azioni.</p>
<p><strong>Come riconoscere il “momento giusto” per agire?</strong><br />
Per sconfiggere un avversario, è importante riuscire a conoscerlo a fondo. Bisogna scoprire i suoi punti di forza e di debolezza e, soprattutto, saperli confrontare con i propri. Il samurai aveva sempre un grande rispetto per i suoi avversari, rispetto raggiunto anche attraverso la cosiddetta “mente vuota”, uno stato mentale dove tutti quei fattori caratteriali che possono oscurare o modificare l’obiettività venivano allontanati. Superare la rabbia, frenare l’impulsività, aspettare con pazienza erano le virtù vincenti che andavano coltivate. Anticipare le mosse dell’avversario era quanto di più prezioso potesse realizzare il samurai, ma è anche una dote importante per i manager.<br />
Per raggiungere questo risultato, si insegnava il “senso del tempo”: ogni azione, per essere perfezionata, richiede tempo: “mente, corpo e spirito” devono muoversi in sincrono per realizzarla. La nostra definizione di “tempismo” rende in modo molto approssimativo cosa significasse per un samurai prendere decisioni vitali in una frazione di secondo.<br />
Il tempo scandiva la precisione dei gesti, orientando il samurai ad agire solo dove necessario e in modo misurato e determinato. La forza del samurai era insita nel saper aspettare per agire, facendolo con determinazione, freddezza e distacco.<br />
I manager che riescono a leggere la realtà da più punti di vista, che imparano a mettersi “empaticamente” nei panni dei clienti, dei fornitori, degli stakeholders, ecc., riescono a cogliere più facilmente (anche grazie al mindfulness) il kairòs, il momento più opportuno per agire.</p>
<p><strong>Un giovane manager cosa può apprendere da tutto ciò?<br />
</strong>Il Giappone medievale non è poi così diverso dall’attuale mercato mondiale, dove gli assetti non sono chiari e i risultati spesso discutibili. Credo sia molto utile imparare dai samurai, per esempio, a concentrarsi e perseguire con dedizione obiettivi, saper rinunciare, a volte, a se stessi per anteporvi il gruppo o l’ideale possono sembrare valori fuori moda o poco centrati. Ma è l’azione che rende l’uomo degno di compierla e fa in modo che il risultato resti per sempre. Lo scopo del samurai era quello di rendere immortale ogni azione, rendere ogni gesto un simbolo di perfezione destinato a durare in eterno, anche nella morte stessa, vista come un passaggio obbligato al quale rendere onore senza paura.<br />
Per questo onestà, giustizia, cortesia, coraggio eroico, onore, spirito di compassione, sincerità e lealtà possono sembrare ideali d’altri tempi, ma basta stringere tra le mani una Katana (spada lunga) o un wakizashi (spada media) di un samurai per percepire una forza, una grande energia pronta a scattare.<br />
Forse è proprio ciò di cui abbiamo bisogno nelle nostre imprese: condividere come gli antichi samurai questi valori e cercare di realizzarli, con determinazione. Loro, per oltre 5 secoli, ci sono riusciti in modo eccellente. E noi?</p>
<p><em>Note: Questo articolo è pubblicato su <a href="http://www.ticonzero.info">Ticonzero</a></em></p>
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		<title>Cinema: l&#8217;Europa sosterrà la digitalizzazione delle sale. Parola di Tajani</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 14:42:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;Europa sosterrà la digitalizzazione delle sale. In particolare quelle d&#8217;essai, e sopratutto i cinema che programmeranno per il 50% il prodotto europeo&#8221;. E&#8217; quanto ha dichiarato ieri Antonio Tajani, Vice Presidente della Commissione europea e responsabile per l&#8217;Industria e l&#8217;Imprenditorialità, nel corso di un dibattito svoltosi a Capri, Hollywood. &#8221; L&#8217;agenda digitale verrà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-85732 alignleft" title="digitalizzazione" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/digitalizzazione.jpg" alt="" width="293" height="216" />&#8220;<strong>L&#8217;Europa sosterrà la digitalizzazione delle sale</strong>. In particolare quelle d&#8217;essai, e sopratutto i cinema che programmeranno per il 50% il prodotto europeo&#8221;. E&#8217; quanto ha dichiarato ieri Antonio <strong>Tajani, Vice Presidente della Commissione europea</strong> e responsabile per l&#8217;Industria e l&#8217;Imprenditorialità, nel corso di un dibattito svoltosi a Capri, Hollywood.</p>
<p>&#8221; L&#8217;agenda digitale verrà sviluppata &#8211; continua Tajani &#8211; anche sul versante antipirateria.  <strong>Cesserà il Programma Media, e al suo posto subentrerà Europa Creativa</strong>, nuovo progetto che finanzierà il cinema in modo considerevole. Il cinema e il turismo &#8211; conclude Tajani &#8211; sono un connubio forte, da sviluppare. La creazione di una mappa delle location potrebbe far parte delle iniziative prossime della Unione Europea&#8221;.</p>
<p><em>Fonte: Giornale dello Spettacolo</em></p>
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		<title>Nomine: al Museo del cinema di Torino Barbera sarà affiancato da Pesenti</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 13:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alberto Barbera, da poco nominato alla guida della Mostra di Venezia e nel contempo direttore del Museo del Cinema di Torino verrà affiancato in quest&#8217;ultimo incarico probabilmente da Donata Pesenti Campagnoni, conservatrice, erede della fondatrice del Museo Maria Adriana Prolo e collaboratrice stretta del direttore, la cui candidatura ha posto lo stesso Barbera. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-85756" title="museocinematorino" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/museocinematorino.jpg" alt="" width="303" height="184" /><strong>Alberto Barbera</strong>, da poco <a href="http://www.tafter.it/2011/12/27/nomine-alla-mostra-del-cinema-nominato-alberto-barbera/">nominato alla guida della Mostra di Venezia</a> e nel contempo direttore del Museo del Cinema di Torino <strong>verrà affiancato in quest&#8217;ultimo incarico probabilmente da Donata Pesenti Campagnoni</strong>, conservatrice, erede della fondatrice del Museo Maria Adriana Prolo e collaboratrice stretta del direttore, la cui candidatura ha posto lo stesso Barbera.<br />
Una soluzione &#8216;interna&#8217;, scrive &#8216;la Repubblica&#8217; nella cronaca torinese, gradita all&#8217;assessore comunale alla Cultura Maurizio Braccialarghe perché &#8220;non prevede costi aggiuntivi&#8221;. Anche per l&#8217;assessore regionale alla Cultura Michele Coppola è importante evitare gli sprechi, &#8220;il profilo di Donata Pesenti è più che adeguato, ma <strong>non è l&#8217;unica soluzione sul tavolo</strong>. Altre ipotesi sono allo studio. Se ne discuterà alla vigilia del cda del gennaio&#8221;. E l&#8217;interessata dichiara: &#8220;Se mi verrà proposta la vicedirezione naturalmente accetterò, lavoro al Museo da trent&#8217;anni, è il &#8216;mio&#8217; museo&#8221;.<br />
<em>Fonte: Cinecittà News</em></p>
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		<title>Dominus: Distretto culturale dell’Oltrepò mantovano per l’innovazione, l’unicità, lo sviluppo</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 10:20:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mazzoleni Neve</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prosegue l’indagine sui Distretti Culturali della Lombardia: abbiamo conversato con Irene Nicolis, coordinatrice del progetto DOMINUS, il Distretto culturale dell’Oltrepò Mantovano, dove beni culturali materiali si sposano a beni immateriali come il paesaggio e il bagaglio di tradizioni della civiltà agricola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-85586" title="dominus" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/dominus.jpg" alt="" width="341" height="249" />Prosegue l’indagine sui <a href="http://www.fondazionecariplo.it/distretticulturali/page149a.do;jsessionid=F87C4C97482BCE39A79AB3A9D9D9F430.dana?link=oln86.redirect">Distretti Culturali della Lombardia </a>: abbiamo conversato con <strong>Irene Nicolis, coordinatore del progetto DOMINUS</strong>, il <strong>Distretto culturale dell’Oltrepò Mantovano,</strong> un’area fortemente caratterizzata da un paesaggio agricolo, dove beni culturali materiali, si sposano a beni immateriali come il paesaggio e il bagaglio di tradizioni della civiltà agricola, assi portanti del progetto distrettuale, approvato nel 2010, e che muove i suoi primi passi operativi da qualche mese.<br />
Eccone la testimonianza.</p>
<p><strong>Che cos&#8217;è un Distretto culturale e perchè avete sentito l&#8217;esigenza di costituirne uno nel territorio dell&#8217;Oltrepò Mantovano?</strong><br />
Il modello del Distretto Culturale nel quale le risorse culturali di un territorio fanno sinergia con le risorse produttive ed economiche non è oscuro nella nostra esperienza di provincia.<br />
Il territorio dell’Oltrepò mantovano è costituito da 22 comuni, 17 appartenenti già al Consorzio Oltrepò mantovano, ai quali si sono aggiunti altri 5 comuni dell’area da quando ha preso corso il progetto Distretto. Tutte queste amministrazioni già da tempo attivano modelli di gestione in rete attraverso la cultura. Suzzara è stato capofila fra il 1977-78 nel lanciare il sistema integrato di gestione delle biblioteche. Anche per i <a href="http://www.sistemamusealeprovinciale.mantova.it/index.php/">servizi museali </a>abbiamo attivato una rete di collaborazione nonchè con il sistema turistico, tramite l’associazione denominata Po-Matilde. Dopodiché siamo passati all’attivazione di programmi istituzionali di concerto con la Regione Lombardia, nel quadro del DocUP Obiettivo 2, come il Programma Integrato di Sviluppo Locale (<a href="http://www.provincia.mantova.it/context.jsp?ID_LINK=194&amp;area=8">PISL</a>)  e il Programma Integrato di Area (<a href="http://www.oltrepomantovano.eu/consorzio/progetti/in-corso/pia-piano-integrato-darea/">PIA</a>) .<br />
Nel 2006 avevamo anche avviato il <a href="http://www.oltrepomantova.it/Apps/WebObjects/Oltrepo.woa/wa/viewSite?name=Oltrepo&amp;lang=ita">sistema parchi dell’Oltrepò mantovano </a>, grazie al Sistema Turistico “Po di Lombardia”, sempre con il supporto della Regione in ambito del piano di sviluppo del piano di marketing territoriale.<br />
La nostra vocazione non è stata altro che confermata quando siamo venuti a conoscenza del bando di Fondazione Cariplo. Abbiamo focalizzato meglio alcune azioni e riflessioni e con l’aiuto determinante del Politecnico, abbiamo scritto lo studio di fattibilità, inquadrando con più chiarezza il nostro territorio. Il progetto Distretti culturali, promosso e realizzato da Fondazione Cariplo,  è stato un volano, un supplemento, un innesco più chiaro che ha facilitato la messa a fuoco sulle possibili concrete sinergie fra cultura e mondo produttivo. Non si tratta per noi di un mero ottenimento di fondi, ma di opportunità di crescita straordinaria per tutto il territorio.<br />
Il progetto è stato approvato nel 2010, ma è entrato nella sua effettiva operatività nel 2011. Abbiamo coinvolto una squadra di giovanissimi coordinatori, bravi e motivati, ai quali sto lasciando le consegne.</p>
<p><strong>Quali sono le caratteristiche principali di Dominus- Distretto Oltrepò Mantovano e cosa lo distingue in termini di risorse sul territorio, progetti attivi, obiettivi?</strong><br />
Siamo l’area più occidentale della regione Lombardia e quasi una terra di confine, per la nostra vicinanza al Veneto e all’Emilia Romagna.<br />
L’attraversamento del fiume Po è quanto geograficamente, ma simbolicamente ci caratterizza: la presenza dell’acqua, delle sue piene, dei paesaggi che ha disegnato, i suoi scenari agricoli antropizzati. Gli insediamenti rurali sono quanto di più caratteristico si trovi nella nostra provincia.<br />
La parte compresa fra la riva destra del Po e la riva destra del Secchia comprende l’area più rurale, riconosciuta dalla regione come GAL; mentre  fra Po e riva sinistra del Secchia si espande il cluster industriale dove sono sorte negli anni le manifatture legate alla filiera agricola, come la Fiat (segmento macchine agricole), ora Iveco e servizi annessi o la Bypy. Tutto il territorio dell’oltrepo’ mantovano è stato da poche settimane riconosciuto dalla Regione come distretto agricolo. Con il progetto “Riserva Novecento” vogliamo rileggere il nostro territorio alla luce della sua recente storia, valorizzandone gli edifici rurali, le manifatture di archeologia industriale e restaurando il patrimonio presente. Abbiamo anche l’idea di diffondere la cultura del lavoro agricolo e rurale, che ci ha caratterizzato per tanti anni della nostra storia, con le sue pratiche di produzione capaci di disegnare il paesaggio nel quale oggi viviamo e che godiamo: dunque vogliamo rimettere in circolazione questa cultura della produzione sostenibile, dimostrando come sia possibile integrare il rispetto per i beni comuni e la produttività.<br />
Le azioni tangibili si strutturano su tre filoni principali: il Patrimonio e le Arti Visive; il Paesaggio e territorio; la Cultura del Sostenibile.<br />
Per il patrimonio abbiamo attivato una ricca campagna di restauri per il recupero di palazzi, musei, ad esempio nell’Abbazia di San Benedetto Po dove è stato riaperto  il Museo Civico Polironiano; a Felonica stiamo riallestendo il <a href="http://www.museofelonica.it/">Museo della seconda guerra mondiale</a> e a Quistello il <a href="http://www.terredimatilde.it/servizi/menu/dinamica.aspx?ID=2052">Museo diffuso di Gorni </a>. Importante anche il rilancio del della Galleria del <a href="http://www.premiosuzzara.it/">Premio Suzzara</a>, nato dalla raccolta di opere d’arte acquisite con la sua  pluriennale attività (è alla 47 edizione) , fucina di produzione d’arte contemporanea e catalizzatore di nuove energie creative sul territorio. A Quingentole interveniamo sulla sede Comunale, ex Palazzo vescovile; a Gonzaga e a Villa Poma, abbiamo avviato una catalogazione delle collezioni per poter presto allestire nuovi spazi espositivi. Sono 11 gli interventi materiali pianificati, che unitamente ai progetti immateriali prevedono un budget complessivo di 11 milioni di Euro, dei quali 3 milioni e duecentomila provengono da Fondazione Cariplo, distribuiti fra i Comuni 50% per quota.<br />
Sul paesaggio abbiamo avviato diversi interventi: sul Museo lineare delle Bonifiche, nel Comune di Moglia, dove rimangono testimonianze della fitta rete di canali per uso agricolo, sul <a href="http://www.trumu.org/">Museo del tartufo</a> incluso nella strada del tartufo mantovano, ma i nostri progetti più ambiziosi riguardano la creazione dell’Osservatorio del paesaggio, con un geoportale attivo, sul quale individuare tutta la <a href="http://www.paesaggioltrepo.it/">documentazione sull’Ambiente</a>, e la realizzazione di un centro di educazione ambientale a Sermide.<br />
L’accordo di programma siglato con il <a href="http://www.galoltrepomantovano.it/chi-siamo/missione/">GAL</a> (Gruppo Azione Locale) , ci ha aperto la strada per la collaborazione con le imprese produttive, nell’ottica del potenziamento delle aree rurali e periferiche: stiamo infatti elaborando progetti e bandi per nuove imprese creative che nascano su questo territorio con un approccio innovativo e ecosostenibile. Questo ci permette di promuovere il nostro terzo asse di azione.<br />
Il piano di Comunicazione è congiunto per ottimizzare le risorse economiche e di contatto e rafforzare la nostra voce in un’ottica di reprocità.</p>
<p><strong>Parliamo di governance: come funziona il Consorzio e perchè avete optato per questa formula?<br />
</strong>La formula gestionale del Consorzio è arrivata in automatico in quanto già esistente e attivo sul territorio.  Comprendeva una sola parte di Comuni dell’area, ma abbiamo coinvolto i rimanenti, facendoli confluire e aggiornato lo Statuto.<br />
Riteniamo sia un’ottima formula di governance poiché è un organo sovra-comunale, già in contatto con il mondo imprenditoriale, con competenze ampie e composizione pubblica (Provincia, comuni…), nonché il Gal, varie associazioni e il sistema Parchi.<br />
Ci sono varie sezioni all’interno del Consorzio, con staff operativi, fra i quali il Distretto. Presiede tutto la Direzione e la governarce pubblica  con il Presidente  l’Assemblea dei Sindaci e il Consiglio di Amministrazione.</p>
<p><strong>Come interagite col territorio, con il pubblico e gli opinion leaders (media, aziende, istituzioni)? Quali le reazioni che raccogliete e come misurate le ricadute della vostra azione?</strong><br />
Prima che avviassimo lo studio di fattibilità con il Politecnico di Mantova, abbiamo lavorato molto insieme all’associazionismo locale e alle imprese creative. Lo strumento sono stati i Focus e i tavoli integrati: tavoli aperti a amministrazioni locali, imprese e Istituzioni …per discutere, dialogare, costruire insieme.<br />
È stato un lavoro difficoltoso per la mole di coordinamento necessario, ma ci ha permesso un training importante. Ora che il Distretto è attivo, infatti, vogliamo mantenere questi tavoli consultivi permanenti, per informare su ciò che facciamo.<br />
Il fatto di avere lavorato molto prima, ci ha ripagati. Il coinvolgimento degli attori ci ha creato anche un contesto di consenso.<br />
La comunicazione si attiverà con una struttura permanente, un ufficio dedicato, che sta studiando molti degli strumenti tipici ma anche innovativi (sito, social networks, promozione, conferenze…).<br />
L’immissione di questa progettualità in un momento così duro, sta rimettendo in circolazione vitalità e fiducia, dunque i partner arrivano spontaneamente. Nostra modalità è quello di approcciarli in modo mirato e specifico, rispettando i rispettivi profili. Vedremo nel prossimo anno, quando i progetti saranno tutti attivati, che risposte ci darà il territorio. Ora è presto, sebbene la stampa ci stia dando una buona copertura.</p>
<p><strong>Quali sono le vostre strategie di Fund raising?</strong><br />
La Fondazione Cariplo ci sosterrà per i prossimi tre anni, ma abbiamo attivato una campagna di co-finanziamento anche di molti altri enti locali. Facciamo una comunicazione forte per farci conoscere e incontrare. Come dicevo, da marzo del 2011 abbiamo strutturato l’Ufficio di comunicazione e ora attiviamo conferenze, workshop, tavoli di discussione in tutta l’area.<br />
Il nostro obiettivo è quello di ottenere un’autonomia finanziaria, base della nostra sopravvivenza e maturazione a lungo periodo.</p>
<p><strong>In base alla vostra esperienza, quali riflessioni potete fare sulla gestione della Cultura e dei territori nel nostro Paese?<br />
</strong>In un momento nel quale il dialogo fra Cultura e Territorio sta pervadendo molti spazi dell’opinione pubblica, il rischio è quello di cadere in una moda del momento. Noi vogliamo invece porre l’accento sulla sostenibilità sociale di un approccio integrato per essere più capaci di leggere i nostri territori di riferimento e saperli condurre e trasformare per una migliore qualità della vita.<br />
Crediamo nell’azione innovatrice dell’integrazione fra il dinamico mondo della produzione, ora in generale crisi, e la valorizzazione dell’eredità del passato, per costruire un presente migliore e dare un futuro e un’opportunità ai nostri giovani.<br />
L’amministrazione pubblica deve continuare a rimanere la regia nei territori e definire l’idea di sviluppo, affidandone la gestione al Consorzio per aumentare l’efficacia delle azioni. I giovani sono la nostra risorsa per rileggere il patrimonio del passato, con nuove produzioni e innovazioni. Qui siamo in un territorio di periferia, dove il paese più grosso conta al massimo 20.000 abitanti: lavorare insieme diventa necessario per la circolazione delle  idee.</p>
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		<title>Nomine: Girondini alla guida di Verona Accademia Per l&#8217;Opera Italiana</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 17:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Francesco Girondini sarà alla guida di Verona Accademia per l&#8217;Opera italiana, polo nazionale musicale che, tra le sue attività, comprende l&#8217;organizzazione di master post-laurea in composizione teatrale musicale e coreutica, regia lirica, scenografia e progettazione del costume per l&#8217;opera. Insieme a Francesco Girondini, nel consiglio direttivo, ci sono Stefano Pachera, Giorgio Brunello, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-85659" title="accademiafilarmonicaverona" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/accademiafilarmonicaverona.jpg" alt="" width="323" height="214" />Francesco Girondini sarà alla guida di Verona Accademia per l&#8217;Opera italiana</strong>, polo nazionale musicale che, tra le sue attività, comprende l&#8217;organizzazione di master post-laurea in composizione teatrale musicale e coreutica, regia lirica, scenografia e progettazione del costume per l&#8217;opera.</p>
<p>Insieme a Francesco Girondini, nel <strong>consiglio direttivo</strong>, ci sono <strong>Stefano Pachera, Giorgio Brunello, e Stefano Campanella</strong>. L&#8217;associazione, per il prossimo futuro, ha già deciso di realizzare un laboratorio di librettistica e drammaturgia, un corso di regia video per opera e danza e forse anche un corso di canto lirico incentrato sul repertorio delle opere programmate dalla Fondazione Arena di Verona.<br />
<em>Fonte: Giornale dello Spettacolo</em></p>
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		<title>Beni Culturali: Alberto Vanelli riconfermato direttore della Reggia di Venaria</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 13:43:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alberto Vanelli e&#8217; stato confermato all&#8217;unanimita&#8217; direttore della Reggia di Venaria Reale (Torino) dall&#8217;assemblea dei Soci del Consorzio di Valorizzazione Culturale di Venaria Reale. La conferma di Vanelli, gia&#8217; direttore nel triennio appena concluso, e&#8217; stata proposta dal presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, d&#8217;intesa con il ministro per i Beni e le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-85618" title="reggiavenariareale" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/reggiavenariareale.jpg" alt="" width="336" height="221" />Alberto Vanelli e&#8217; stato confermato all&#8217;unanimita&#8217; direttore della Reggia di Venaria Reale</strong> (Torino) dall&#8217;assemblea dei Soci del Consorzio di Valorizzazione Culturale di Venaria Reale.<br />
La conferma di Vanelli, gia&#8217; direttore nel triennio appena concluso, e&#8217; stata proposta dal presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, d&#8217;intesa con il ministro per i Beni e le Attivita&#8217; Culturali, Lorenzo Ornaghi.<br />
<em>Fonte: Ansa</em></p>
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		<title>Le novità editoriali di dicembre 2011</title>
		<link>http://www.tafter.it/2011/12/28/le-novita-editoriali-di-dicembre-2011/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 11:47:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Consulta le novità editoriali di dicembre 2011 delle principali case editrici italiane che trattano di argomenti relativi all’economia della cultura: arte; industria culturale, industria dello spettacolo; turismo; marketing e sviluppo territoriale; project management e politiche culturali; editoria e comunicazione; architettura, urbanistica e territorio; legislazione nel settore dei beni culturali; nuovi media e nuove tecnologie e tanto altro…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-85448" title="segretogioconda" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/segretogioconda.jpg" alt="" width="118" height="158" /></p>
<p>IL SEGRETO DELLA GIOCONDA<br />
Silvano Vinceti<br />
pp. 160<br />
Armando, € 15.00<br />
ISBN:978-88-6081-853-9</p>
<p>Che cosa nascondono gli occhi della Gioconda? Quale segreto custodiscono? Chi si cela dietro quello sguardo enigmatico? Molte sono le teorie sull’identità della Monna Lisa ma ancora non c’è stata un’attribuzione certa di chi possa essere questa donna dal sorriso impercettibile, avvolta da un alone di mistero. Il libro dà una lettura della Monna Lisa non solo a livello pittorico, filosofico e morale, ma analizza il famoso quadro anche in quanto trasposizione psicologica di Leonardo e monito di stampo umanistico per le generazioni a venire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85447" title="italianiearte" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/italianiearte.jpg" alt="" width="120" height="168" /></p>
<p>GLI ITALIANI E L&#8217;ARTE <br />
Castracane Marco<br />
pp. 208<br />
Armando, € 20,00<br />
EAN 9788860819734<br />
Esiste un modo di sentirsi italiano? L&#8217;arte può aiutare a creare questo senso di appartenenza? La domanda più frequente negli ultimi tempi è: esiste un sentirsi italiano? Le discussioni si moltiplicano e i dibattiti, sempre più accesi, aumentano. In questo libro l&#8217;Autore fa un ulteriore passo in avanti e si chiede: esiste un sentire italiano di fronte all&#8217;arte? Domande le cui risposte sono difficili da trovare, ma che l&#8217;Autore si pone e a cui cerca di dare una risposta analizzando vari aspetti dell&#8217;essere italiano, primo fra tutti l&#8217;appartenenza territoriale.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85446" title="comepesci" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/comepesci.jpg" alt="" width="114" height="184" /></p>
<p>COME PESCI NELLA RETE<br />
Feisbùk e dintorni<br />
Januaria Piromallo, Borrelli Marika<br />
pp. 176<br />
Armando, € 20,00<br />
EAN: 9788860819673<br />
Due giornaliste blogger che ci spiegano le virtù e i vizi di uno dei social network più in voga del momento: Facebook. È un saggio semi-serio, saggio poco saggio. Scritto a 4 mani da due giornaliste blogger, racconta di entusiasmi e dannazioni nel mondo dei social media: Facebook e dintorni. La maggior parte degli spunti derivano dalla lettura avida di giornali, testi e ricerche internazionali riconfezionate con commenti ed episodi che ci raccontano come sono gli Italiani alle prese con il web. Amori e abbandoni 3.0, società, lavoro, adolescenza dei born digital e politica stile twitter. Gli Italiani alle prese con il web e con l&#8217;inglese dei media, che tutto pervade. Molti link a si ti degni di una guardatina, se non altro per capire di che si parla. Le autrici gestiscono da tempo un blog molto clickato (linkato su dagospia) dove parlano di tutto, tranne che dei loro fatti personali (com&#8217;è invece la moda dei blog).</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85445" title="teoriaadattamenti" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/teoriaadattamenti.jpg" alt="" width="115" height="169" /></p>
<p>TEORIA DEGLI ADATTAMENTI<br />
I percorsi delle storie fra letteratura, cinema, nuovi media<br />
Linda Hutcheon<br />
pp. 304<br />
Armando, € 26.00<br />
ISBN:978-88-6081-903-1</p>
<p>Linda Hutcheon esplora il fenomeno degli adattamenti nelle sue molteplici manifestazioni in medium, generi, forme, epoche differenti. Gli adattamenti, costituiscono un meccanismo centrale di diffusione delle storie nello spazio e nel tempo, e meritano di essere studiati in tutta la loro vastità fenomenica, sia in quanto prodotti culturali che in quanto processi di creazione e ricezione artistica. In Teoria degli adattamenti ciò viene fatto in un’indagine amplissima, che dimostra la competenza e la capacità critica dell’Autrice nel trattare decine e forse centinaia di esempi concreti.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85449" title="NC intro Noorda" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/arteecultura.jpg" alt="" width="126" height="185" />ARTE E CULTURA MATERIALE IN OCCIDENTE<br />
Dall&#8217;arcaismo greco alle avanguardie storiche<br />
Renato Barilli<br />
pp.609<br />
Bollati Boringhieri, € 40,00<br />
EAN: 9788833922249</p>
<p>La nozione di cultura materiale, con cui si intendono le modalità adottate nelle varie epoche per produrre le merci e per farle circolare assieme alle persone, è ormai irrinunciabile anche per comprendere pienamente i prodotti altoculturali, quali le arti visive. L’omologia tra i due livelli è così stretta che quasi tre millenni di arte occidentale si lasciano ripercorrere attraverso questa ipotesi di lavoro. Renato Barilli la mette sapientemente a frutto in un saggio che unisce originalità di impostazione e piacevolezza di lettura. Non si è soliti esaminare la storia dell’arte sotto questa luce. Visto attraverso la dinamica dei fattori materiali, il mondo delle forme non perde di smalto, anzi: opere, idee estetiche, stili, perfino le individualità degli artisti acquistano significati che la loro aurea separatezza prima oscurava. Ai due estremi del sorprendente itinerario troviamo l’arcaismo greco, con le sue stilizzazioni geometrizzanti prodotte da una civiltà di tipo nomadico, e l’astrattismo del primo Novecento, che faticheremmo a immaginare senza il raddrizzamento delle infrastrutture, la linearità delle strade, i voli aerei.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85450" title="pienedigrazie" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/pienedigrazie.jpg" alt="" width="125" height="189" />PIENE DI GRAZIA<br />
I volti della donna nell&#8217;arte<br />
Vittorio Sgarbi<br />
pp. 324<br />
Bompiani, € 20,00<br />
ISBN: 4526819</p>
<p>“Possiamo immaginare che un libro sui volti della donna sia in realtà un libro sulla storia dell’arte e sulla storia della letteratura, e che io possa raccontare figure di donne che, nella dimensione della creatività, vanno anche oltre la corporeità – come le sante, con la loro iconografia, e le eroine mitologiche. Il mondo femminile nell’arte consente riflessioni, discussioni, e questo libro lo documenta con una serie di esempi che indicano l’arte, il mistero e la seduzione che dalla donna escono, e che rendono la figura femminile anche immateriale. Non è soltanto carnalità o sensualità, o attrazione della bellezza; la figura femminile è simbolo di sogni e desideri, è un’immagine evanescente, che non si riesce mai a raggiungere fino in fondo: è il sogno, è la speranza, è il desiderio. Chi leggerà questo libro non farà fatica a vederlo come uno strumento che al tempo stesso determina la curiosità e si avvicina a risolverla, come se tanti accostamenti, tante illustrazioni di opere d’arte, tanti commenti a testi poetici, potessero se non risolvere quantomeno illuminare il mistero della donna. Un libro di storia dell’arte potrebbe essere quasi esclusivamente un libro sulla donna, tanta è la quantità di opere che la donna ha ispirato dal mondo antico al mondo moderno. Perché la donna è il tema più discusso, più affrontato, più considerato e desiderato fra tutte le manifestazioni letterarie e artistiche dell’uomo.” <em>Vittorio Sgarbi</em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85451" title="coscienzaromanzo" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/coscienzaromanzo.jpg" alt="" width="119" height="181" />LA COSCIENZA E IL ROMANZO<br />
David Lodge<br />
pp. 240<br />
Bompiani, € 18,00<br />
EAN: 9788845267895</p>
<p>Qual è la funzione della letteratura? Perché amiamo così tanto i romanzi e cerchiamo nelle nostre letture modelli, sogni, alternative ed esempi per la nostra vita reale? Quello che Lodge in questo libro sostiene è che la letteratura può offrire un tipo di conoscenza essenziale e complementare (non opposta) a quella scientifica; essa offre a noi lettori un tipo di consapevolezza che è di fondamentale importanza per la comprensione delle nostre umane vicende. Per dimostrarcelo, propone una serie di saggi che toccano per lo più la narrativa inglese e americana, classica e contemporanea: da Dickens, Waugh e Henry James a Martin Amis e Philip Roth. Come sempre, con uno stile brillante e ironico, che unisce la competenza critico-letteraria alla godibilità della lettura.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85452" title="manicomio" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/manicomio.jpg" alt="" width="116" height="170" />PAROLE E IMMAGINI DAL MANICOMIO<br />
Studi e materiali dalle cartelle cliniche tra Otto e Novecento<br />
a cura di Riccardo Panattoni<br />
pp. 352<br />
Bruno Mondadori, € 26.00<br />
ISBN: 9788861596375</p>
<p>Quale ruolo hanno giocato disegni e scritture nella vita degli internati in manicomio? Erano frutto della creatività e di un libero bisogno di espressione da parte dei pazienti o l’ennesimo dispositivo, approntato – con tanto di norme redazionali – dall’istituzione psichiatrica, per meglio circoscrivere e definire la malattia mentale? Attorno a questi interrogativi si sviluppano i saggi contenuti nel secondo volume dedicato allo studio dei materiali rinvenuti nell’archivio dell’ex manicomio San Lazzaro di Reggio Emilia. Oltre agli interventi che appartengono a diversi ambiti disciplinari (filosofico, letterario e storico), troviamo la trascrizione completa di cinque cartelle, scelte, tra le migliaia disponibili, per la ricchezza dei materiali contenuti. Rappresentano una preziosa fonte di informazioni per lo studioso e sono un elemento di attrattiva per il lettore sensibile agli aspetti letterari, che in questo volume troverà anche le pagine straordinarie delle Memorie di un medico operato di cataratta, scritte dallo psichiatra parigino de Clérambault e pubblicate qui per la prima volta in italiano.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85453" title="cleopatra" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/cleopatra.jpg" alt="" width="126" height="180" />CLEOPATRA<br />
Duane W. Roller <br />
traduzione di Paolo Falcone<br />
pp. 272<br />
Bruno Mondadori, € 24.00<br />
ISBN: 9788861596405<br />
 <br />
Nel 46 a.C., accolta insieme da sdegno e ammirazione, una statua dorata viene collocata nel Tempio di Venere a Roma. Raffigura la donna che, più di ogni altra, assumerà un ruolo chiave nella scena politica mediterranea dell’età preimperiale: Cleopatra, regina d’Egitto, ultima esponente della dinastia dei Tolomei. La sovrana, colta e poliglotta, ambiziosa e determinata, deve fronteggiare fin dalla sua precoce ascesa al trono le lotte dinastiche con il fratello e co-reggente Tolomeo XIII.<br />
Donna in un mondo di uomini, sovrana di un regno sull’orlo dell’estinzione, Cleopatra eredita il gravoso compito di mantenere in vita la stirpe tolemaica e di gestire a vantaggio dell’Egitto i delicati rapporti con la Roma di Cesare e Antonio. Attraverso campagne militari avventurose, scandalose politiche matrimoniali e una girandola di alleanze tattiche, Cleopatra tenterà l’impresa impossibile di salvare il suo regno e se stessa.Su questo personaggio leggendario tanto è stato scritto nel tentativo di risolverne l’enigma: femme fatale o lucida donna di potere? Sovrana in balia dei sentimenti o regina giusta e ispirata?<br />
Duane W. Roller spoglia la figura di Cleopatra di tutti gli aspetti romantici che la tradizione le ha attribuito e, attraverso una minuziosa analisi della sua educazione e della sua carriera politica, ne fornisce una visione inedita: dietroil mito della donna promiscua e ammaliatrice,il libro svela l’immagine di un’abilissima stratega, disincantata e a volte spietata, prontaa rinunciare alla propria felicità per garantireun futuro alla sua dinastia. Finalmente restituita al reale contesto storico-politico del suo tempo, ricostruito da Roller con perizia e rigore, Cleopatra non è mai apparsa così viva.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85454" title="umanesimofemminile" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/umanesimofemminile.jpg" alt="" width="128" height="183" />UMANESIMO FEMMINILE<br />
Isabella Coghi, un grande medico tra scienza ed etica<br />
Emma Fattorini<br />
pp. 304,<br />
Carocci, € 31,50<br />
ISBN 9788843062089</p>
<p>Isabella Maria Coghi (1931-2008), una donna, una scienziata, un medico straordinario che univa all’altissima qualità scientifica un’acuta intuizione clinica, entrando in sintonia con la paziente nella sua interezza. Un libro sui generis che ci parla di scienza, etica ed esperienze di vita: le voci di chi l’ha conosciuta bene, di chi ha lavorato con lei nella ricerca, nella cura e nella bioetica.Ma anchemolti suoi scritti inediti sulle questioni più controverse della bioetica in Italia. Dal 1968 fino alla fine degli anni Novanta Isabella Maria Coghi è stata responsabile del Centro di Sterilità presso la Clinica Ostetrica e Ginecologica della Sapienza di Roma. Membro del Comitato nazionale per la bioetica fin dalla sua fondazione, ha impersonato le qualità scientifiche e morali migliori di una difficile bioetica &#8220;dell’equilibrio&#8221;: ne sono un esempio i suoi contributi sulla riproduzione, lo statuto dell’embrione, la fecondazione assistita, la clonazione, il parto e la terapia del dolore. La sua fede profonda, poco esibita e dichiarata, che faceva vivere nelle opere, resta un esempio altissimo di intelligenza del cuore di cui oggi abbiamo più bisogno che mai.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85455" title="altraitalia" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/altraitalia.jpg" alt="" width="132" height="188" />UN&#8217;ALTRA ITALIA IN UN&#8217;ALTRA EUROPA<br />
Mercato e interesse nazionale <br />
a cura di Leonardo Paggi<br />
pp. 320<br />
Carocci, € 33,00<br />
ISBN 9788843061891</p>
<p>Il progetto europeo si è basato negli ultimi trent’anni sul presupposto neoliberista che una &#8220;concorrenza libera e non falsata&#8221;, ossia la massima libertà di mercato in tutte le sfere dell’organizzazione sociale, avrebbe garantito più benessere per tutti. È nata da qui l’idea che si potesse rinunciare alla sovranità degli Stati-nazione senza introdurre nuove forme di potere democratico sovranazionale. Oggi è sotto gli occhi di tutti il grande malessere sociale prodotto dalla scelta di affidare il governo dell’Europa ad organi &#8220;tecnici&#8221; politicamente irresponsabili. In Italia è ormai in pericolo la stessa coesione sociale e territoriale. In un bilancio sul 150° anniversario della nostra unità nazionale, gli autori di questo volume trattano diffusamente del degrado che l’ideologia del mercato ha prodotto nell’economia, nella politica, nelle istituzioni, nella comunicazione di massa e nella letteratura. Scaturisce dai vari contributi la convinzione che solo una tempestiva rifondazione dell’Europa sulla base di solide istituzioni politiche comunitarie possa ancora evitare la crisi definitiva del progetto di unificazione e i costi imprevedibili di un ripiegamento nella solitudine nazionale.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85457" title="raccontarecultura" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/raccontarecultura.jpg" alt="" width="129" height="182" />RACCONTARE CULTURA<br />
L&#8217;avventura intellettuale di «Tuttolibri» (1975-2011)<br />
D&#8217;Agostino Anna<br />
pp. 400<br />
Donzelli, € 25,00<br />
EAN: 9788860366702</p>
<p>Sono passati quasi quarant’ anni, da quando, nel 1975, cominciò l’avventura editoriale di «Tuttolibri», il primo settimanale del Paese dedicato interamente al mondo editoriale. Nel solco della tradizione giornalistica italiana, il supplemento de «La Stampa» prese il meglio di quanto si faceva all’estero, aggiungendo novità, semplicissime ma utili, come la bibliografia di tutti i libri usciti con qualche riga di descrizione essenziale. Non importava che i libri fossero di destra o di sinistra: proprio la libertà politica, o se si vuole la maggior apertura rispetto al giornale madre, consentirono di seguire attentamente l’attività di un editore come Feltrinelli o di altri marchi nati sull’onda del «Sessantotto». «Tuttolibri» divenne così uno strumento di lavoro irrinunciabile per i librai italiani, oltre che per il mondo degli intellettuali e per i «lettori forti». Parte essenziale ebbero il direttore-fondatore, Arrigo Levi, e il suo vice, Carlo Casalegno, che sarebbe caduto poco dopo sotto il fuoco dalle Brigate rosse. Fa spicco il ruolo di Furio Colombo, autore dell’ultima drammatica intervista con Pier Paolo Pasolini, uscita sul secondo numero, “bruciato” in 177 mila copie! Nella redazione di questo glorioso supplemento si realizzò l’avventura umana e professionale di giovanissimi redattori, da Mario Varca a Vittorio Messori, ad Alberto Sinigaglia che ne assunse la guida. Introdotto da Carlo Ossola, e corredato da una serie di interviste con i protagonisti, tra cui Arrigo Levi, Furio Colombo, Mario Calabresi, il libro offre un originale punto di vista da cui guardare alla nostra storia recente. Nel frattempo, «Tuttolibri» è profonda mente cambiato, e si è adeguato come è ovvio alla rivoluzione che ha investito il settore dei giornali e quello dei libri. Ma continua a ispirarsi ancora oggi a un’etica informativa e a un’idea della cultura e dell’informazione culturale che ne fanno un caso speciale nel panorama italiano.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85458" title="guardarefigure" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/guardarefigure.jpg" alt="" width="142" height="206" />GUARDARE LE FIGURE<br />
Gli illustratori italiani dei libri per l&#8217;infanzia<br />
Antonio Faeti<br />
pp. 400<br />
Donzelli, € 32,00<br />
EAN: 9788860366672</p>
<p>Il Collodi disegnato da Mazzanti e da Chiostri, il De Amicis illustrato da Ferraguti e da Sartorio, il Salgari di Vamba o di Zanetti; e ancora Yambo, Canevari, Pinochi, Tofano…Tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento, gli illustratori italiani dei libri per bambini hanno fatto ben di più che aggiungere le «figure» ai testi che dovevano corredare. Hanno dato forma e colore al mondo del nostro immaginario. Hanno raccontato, con quella schietta determinazione che è indispensabile per conquistare i bambini, le nostre emozioni più profonde, le nostre sensazioni più vere: i dubbi e le paure, le gioie e le allegrie. Messe in fila una dopo l’altra, le illustrazioni di quei «figurinai» compongono, meglio forse di ogni altro materiale, i tratti del nostro carattere nazionale, i contorni della nostra formazione identitaria. Antonio Faeti può a buon diritto essere definito l’insuperato scopritore di questo mondo. Quando, nel 1972, vide la luce la prima edizione del suo libro, nessuno aveva ancora avviato una riflessione del genere. E a ben vedere, a distanza di quarant’anni, pochi l’hanno saputa davvero proseguire. Questa edizione, che l’autore ha voluto corredare di una nuova, densissima introduzione, è l’occasione per riaprire il ragionamento, per rifare il punto. Nelle parole dell’autore questo libro non è «né una storia della letteratura per l’infanzia, né una storia delle illustrazioni dei libri per bambini», è molto di più. È uno straordinario viaggio nell’immaginario italiano, che prende a pretesto i libri per bambini, ma guarda ai sogni collettivi delle generazioni che ci hanno preceduto.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85459" title="istituzionilocali" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/istituzionilocali.jpg" alt="" width="123" height="203" />ISTITUZIONI LOCALI, PERFORMANCE, TRASPARENZA<br />
Il controllo di gestione in Italia e nel Regno Unito<br />
Paola Adami, Alessandro Natalini (a cura di)<br />
pp. XIV-386<br />
Donzelli, € 28,00<br />
EAN: 9788860366498</p>
<p>Nel corso degli ultimi due decenni le riforme amministrative hanno promosso negli enti locali l’introduzione del controllo di gestione con l’obiettivo di accrescerne efficienza, efficacia e qualità delle prestazioni fornite a cittadini e imprese in un contesto di rigido controllo della spesa pubblica.<br />
Già dall’inizio degli anni ottanta comuni e province sono stati i laboratori in cui le amministrazioni pubbliche hanno iniziato a sperimentare il controllo di gestione perché, in quanto istituzioni più a contatto con cittadini e imprese, per prime hanno avvertito la necessità di incrementare le proprie performance. La riforma Cassese, in parte anticipata per gli enti locali dalla legge n. 142/1990, ha rappresentato un punto di svolta rispetto ai sistemi di controllo, e la riforma Bassanini del 1999 ha quindi cercato di renderli conformi a un’amministrazione «pluralista», accrescendone il livello di articolazione funzionale e organizzativa. Tuttavia, come evidenzia la ricerca i cui risultati vengono presentati in questo volume, nella maggioranza degli enti locali lo sviluppo di strumenti e pratiche manageriali è ancora nullo o carente, il sistema di controllo interno, anche laddove è stato impiantato e ha attecchito, fatica a produrre report e, comunque, le informazioni generate sono poi raramente utilizzate per operare scelte gestionali.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85460" title="ceposto" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/ceposto.jpg" alt="" width="120" height="186" />C&#8217;E&#8217; POSTO PER L&#8217;ENTTE LOCALE IN EUROPA?<br />
Massimo Balducci, Pietro Dragone (a cura di)<br />
pp. IX-160<br />
Donzelli, € 22,00<br />
EAN: 9788860366894</p>
<p>L’obiettivo del volume è diffondere tra gli operatori del nostro governo locale e negli enti locali una conoscenza minima delle istituzioni europee, una conoscenza operativa dell’impatto che queste hanno sulle nostre amministrazioni locali e, infine, la consapevolezza della loro collocazione nel contesto europeo. Il testo viene presentato sotto forma di una chiacchierata tra esperti di istituzioni europee e un ipotetico operatore degli enti locali che, in maniera idealtipica, riassume in sé luoghi comuni e «leggende metropolitane» relative alle istituzioni europee e al rapporto tra queste e le istituzioni locali.<br />
Attraverso il dialogo vengono messi a fuoco i punti di maggiore debolezza che rendono difficili i rapporti dei nostri operatori e delle nostre amministrazioni locali con le istituzioni europee: è totalmente ignorata l’esistenza di una Carta europea dell’autonomia locale, ratificata dall’Italia nel 1989, che pure dovrebbe fare giustizia di molte «prevaricazioni» dello Stato italiano nei confronti degli enti locali; la grave ignoranza delle lingue che rende di fatto impossibile il dialogo con i partner degli altri paesi e ci condanna a un isolamento penoso; la necessità di controlli sugli enti locali ma non preventivi, visto che questi si sono dimostrati essere il brodo di coltura della corruzione; l’illusione che l’Unione europea sia un’importante fonte di risorse finanziarie e non, prima di tutto, una fonte di standard normativi; la resistenza ad approfittare delle occasioni per far sentire la propria voce presso le istanze europee; la resistenza a concepire la gestione per obiettivi e per progetti come un normale adempimento burocratico; l’inconsapevolezza del fatto che più dell’ottanta per cento della normativa applicabile a livello locale è di origine europea.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85461" title="network" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/network.jpg" alt="" width="130" height="184" />NET@TWORK<br />
Storie di lotte di uomini e donne in Rete<br />
Sara Picardo<br />
pp. 192<br />
Ediesse, € 10,00</p>
<p>Dalle ex lavoratrici della Omsa di Faenza alla madre di Federico Aldrovandi. Dai blogger e rapper che hanno incendiato la rivolta nei paesi del Maghreb alle grandi «inchieste umane» in Cina. Dai cassintegrati dell’Asinara ai giovani palestinesi di Gaza. Dai precari del call center Teleperformance al Popolo Viola.<br />
Questo libro racconta, attraverso la voce dei protagonisti, alcune delle storie che mediante la Rete sono riuscite a sfondare la cortina di ferro del mainstream. Uomini e donne che hanno affidato al mare magnum di Internet i loro messaggi, dopo essere stati ignorati o strumentalizzati dalla «grande» informazione, e sono così riusciti a farsi ascoltare da tutti, compresi quelli che prima li ignoravano. Tanti piccoli esempi delle infinite potenzialità della Rete e dei motivi per cui la protesta più isolata della faccia della terra, come quella dei lavoratori sardi della Vinyls, abbia superato per numero di telespettatori il Grande Fratello Mediaset. O come migliaia di giovani si siano dati appuntamento su Facebook dopo anni di censure e divieti per rovesciare la dittatura. Una lettura semplice e coinvolgente che vuole essere anche uno strumento di riflessione per tutti quelli che hanno sempre detto riguardo a Internet: questo strumento non mi convince!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85456" title="pazziscatenati" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/pazziscatenati.jpg" alt="" width="134" height="175" />PAZZI SCATENATI<br />
Federico di Vita<br />
pp. 192<br />
Effequ, € 14,00<br />
ISBN 9788889647790</p>
<p>Un libro-inchiesta sul mondo della piccola e media editoria in Italia, con interviste e un testimonianze. Sotto la lente dell’autore i retroscena della catena di contatti e interessi che (non) portano i libri di tanti editori in libreria, le difficoltà promozionali e distributive, ma anche lo sfruttamento del lavoro di legioni di giovani laureati sotto il malcelato ricatto degli stage, delle “esperienze formative”.</p>
<p>Io penso che i piccoli editori siano dei matti, dei pazzi fantastici, spesso le piccole case editrici si basano su una persona, che c&#8217;ha questa idea un po&#8217; per il suo ego, un po&#8217; per le sue fisime; quest&#8217;idea di dare il suo taglio a una casa editrice. Io vedo i piccoli editori come dei matti, dei pazzi scatenati.<br />
<em>(Alessandro Alessandroni, libraio)</em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85462" title="secolodiecigiorni" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/secolodiecigiorni.jpg" alt="" width="123" height="170" />UN SECOLO IN DIECI GIORNI<br />
Dieci eventi memorabili del Novecento europeo<br />
Konstanty Gebert<br />
Traduzione: Laura Rescio<br />
pp. 304<br />
Feltrinelli, € 20,00</p>
<p>Come si possono raccontare cent&#8217;anni in pochi giorni? Quali sono i dieci avvenimenti emblematici del ventesimo secolo in Europa? La selezione è inevitabilmente arbitraria, ma possibile. Konstanty Gebert la fa in dieci racconti, quasi in forma di reportage, ambientati in altrettante città europee. Prende spunto da una data e un evento memorabili, che hanno segnato il secolo e consentono di ricostruirne, ciascuno, un decennio.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85463" title="brandrelevance" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/brandrelevance.jpg" alt="" width="117" height="177" />BRAND RELEVANCE<br />
Marketing innovativo per spiazzare i competitor<br />
David A. Aaker<br />
Contributi di Diego Della Valle<br />
pp. 352<br />
Franco Angeli,  € 48,00<br />
ISBN: 9788856839814</p>
<p>In questo volume profondamente innovativo e originale David Aaker – il padre del moderno branding – presenta un nuovo concetto e un potente strumento per orientare tutte le politiche e le scelte di marketing.<br />
Utilizzando dozzine di case histories &#8211; dalla birra giapponese Asahi al caso della Toyota Prius, dalla catena di prodotti di qualità no logo Muji all&#8217;iPod della Apple o al Kindle di Amazon &#8211; Aaker mostra come si possano implementare strategie di brand relevance di successo.<br />
Agli imprenditori e a tutti gli uomini di marketing offre non solo una nuova prospettiva, ma anche un modello semplice e tutti gli strumenti concettuali per perseguirlo e metterlo in opera.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85464" title="architetturarchivi" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/architetturarchivi.jpg" alt="" width="151" height="160" />L&#8217;ARCHITETTURA NEGLI ARCHIVI<br />
Guida agli archivi di architettura nelle Marche<br />
Antonello Alici, Mauro Tosti Croce (a cura di)<br />
pp. 240<br />
Gangemi, € 30,00<br />
ISBN13: 9788849222845</p>
<p>La Guida agli archivi di architettura nelle Marche – esito della collaborazione tra Soprintendenza Archivistica per le Marche e Dipartimento Dardus dell’Università Politecnica delle Marche – aggiunge un tassello significativo alla composizione del quadro nazionale delle fonti per la storia contemporanea dell’architettura e del territorio, avviata con il Lazio, la Lombardia e la Toscana. Gli archivi descritti, relativi a una regione ‘di transito’ tra i grandi centri del Paese quale le Marche, consentono di ampliare il campo di esplorazione sull’evoluzione della professione dell’architetto e del ruolo della committenza tra i decenni conclusivi dell’Ottocento e le molte stagioni del Novecento. L’accesso a queste nuove fonti permetterà di accrescere la consapevolezza del valore della nostra storia e della nostra identità e di rivalutare e tutelare la città e l’architettura del Novecento, un patrimonio tuttora disconosciuto e a forte rischio di cancellazione.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85465" title="consumoterritorio" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/consumoterritorio.jpg" alt="" width="118" height="179" />CONSUMO DEL TERRITORIO, CRISI DEL PAESAGGIO E FINANZA LOCALE<br />
Verso una nuova urbanistica<br />
Salvo Lo Nardo, Arianna Vedaschi (a cura di)<br />
pp. 224<br />
Gangemi, € 24,00<br />
ISBN13: 9788849222722</p>
<p>Gli ultimi decenni sono stati caratterizzati da un rapido incremento delle superfici edificate, che non ha solo comportato la progressiva saturazione del territorio italiano, ma ha altresì determinato un crescente degrado paesaggistico ed ambientale. In questo volume, caratterizzato dal taglio multidisciplinare, studiosi ed esperti di diversi saperi esaminano le tendenze dell’urbanizzazione in atto, contestualizzando nell’evoluzione del quadro normativo le tensioni e le correlazioni tra pressione edificatoria, rischi ambientali, esigenze finanziarie dei Comuni e strumenti urbanistici. L’analisi condotta mostra che è possibile muoversi verso una nuova urbanistica, perseguendo il contenimento del consumo di suolo, il recupero di un ruolo virtuoso degli Enti locali, nonché il coinvolgimento dei privati in un contesto segnato da una riconquistata capacità di governance da parte dei poteri pubblici. Tutti questi obiettivi sono realizzabili, a condizione che gli attori coinvolti in tale processo credano fino in fondo alla svolta culturale, centrata sulla riqualificazione e sul riuso tanto delle aree dismesse quanto di quelle urbane degradate, e realizzata grazie a politiche pubbliche coerenti correlate alla definizione di idonee forme di incentivazione della rigenerazione urbana.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85466" title="sociologiamediadigitali" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/sociologiamediadigitali.jpg" alt="" width="99" height="139" />SOCIOLOGIA DEI MEDIA DIGITALI<br />
Davide Bennato<br />
pp. 208<br />
Laterza, € 20,00<br />
EAN: 9788842097716</p>
<p>Milioni di persone si informano e interagiscono fra loro attraverso l&#8217;uso di internet e delle nuove tecnologie. Ognuno a suo modo partecipa alla messa in rete di notizie, ma anche alla trasformazione di questi strumenti di comunicazione e di socializzazione. La modalità del web partecipato dagli utenti costringe quindi a un profondo ripensamento dei concetti classici della sociologia della comunicazione come broadcast, audience, distinzione pubblico/privato. Davide Bennato propone una analisi sociologica approfondita dei diversi strumenti e delle piattaforme note al grande pubblico, da Youtube a Friendfeed, ed esamina le conseguenze etiche e sociali dell&#8217;uso di queste tecnologie.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82837" title="elogiomoralismo" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/elogiomoralismo.jpg" alt="" width="100" height="147" />ELOGIO DEL MORALISMO<br />
Stefano Rodotà<br />
pp. 100<br />
Laterza, € 9,00<br />
ISBN: 9788842098898</p>
<p>Contro malaffare e illegalità servono regole severe e istituzioni decise ad applicarle. Ma serve soprattutto una diffusa e costante intransigenza morale, un&#8217;azione convinta di cittadini che non abbiano il timore d&#8217;essere definiti moralisti, che ricordino in ogni momento che la vita pubblica esige rigore e correttezza.<br />
Leggi la recensione del libro su <a href=" http://www.tafter.it/2011/11/30/elogio-del-moralismo/">Tafter<br />
</a><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-85467" title="avantipopoli" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/avantipopoli.jpg" alt="" width="141" height="200" />AVANTI POPOLI!<br />
Piazze, tv, web: dove va l&#8217;Italia senza partiti<br />
Alessandro Lanni<br />
introduzione di Nadia Urbinati<br />
pp. 144<br />
Marsilio, € 12,00<br />
ISBN: 978-88-317-1090-9</p>
<p>Avanti popoli! C&#8217;è un boom dei &#8220;popoli&#8221;, dall&#8217;antesignano popolo dei fax fino a quello delle donne in piazza nel 2011, al popolo viola e molti altri affini. La formula dilagata negli ultimi anni in Italia è più di un semplice tic giornalistico. Al populismo del Cavaliere e del suo partito (un altro Popolo), per cui «il Parlamento è pletorico» e il leader interpreta direttamente il volere popolare, fa da contraltare l&#8217;affermazione dei &#8220;popoli&#8221; che nella Rete trovano strumenti di mobilitazione. Sullo sfondo i partiti, ormai privi di peso, mentre si affaccia il miraggio di una democrazia che può fare a meno della mediazione rappresentativa. Guardando alla storia recente questo libro dà conto di un&#8217;epocale trasformazione della vita politica, un processo il cui esito è ancora aperto. «Il problema che Lanni pone riguarda il destino e il mutamento di scopo dei partiti, i quali hanno perso la loro centralità e si sono svuotati del loro ruolo di collegamento tra società civile e società politica, di catalizzatori di interessi e idee, per essere via via solo parlamentari, ripiegati su se stessi, concentrati nella difesa degli eletti, del loro status e del loro potere: uno svuotamento di legittimità che è radicale. Se si vuole comprendere il significato del mutamento in corso nelle nostre democrazie si deve partire da qui». Dall&#8217;introduzione di Nadia Urbinati</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85468" title="secolocorrierepiccoli" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/secolocorrierepiccoli.jpg" alt="" width="116" height="162" />IL SECOLO DEL CORRIERE DEI PICCOLI<br />
Fabio Gadducci, Stefanelli Matteo<br />
pp. 304<br />
Rizzoli, € 39,90<br />
EAN: 9788817053433</p>
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<p>Nel 1908 nasceva il Corrierino: questa antologia ci conduce in un viaggio nell’Italia del Novecento, in compagnia di un giornale che ha segnato il costume di oltre cinque generazioni di bambini e famiglie, popolandone i sogni e il tempo libero e offrendosi come grande offi cina di icone per l’immaginario nazionale.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85469" title="gucci" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/gucci.jpg" alt="" width="132" height="148" />GUCCI<br />
Tonchia Stefano, Frisa M. Luisa<br />
pp. 480<br />
Rizzoli, € 75,00<br />
EAN: 9788817052221</p>
<p>Nel 2011 la celebre griffe italiana, nata come azienda specializzata in pelletterie artigianali, compie novant&#8217;anni. Celebra il &#8220;compleanno&#8221; con il <a href="http://www.tafter.it/2011/09/13/musei-il-26-settembre-inaugura-quello-di-gucci-a-firenze/">nuovo Museo Gucci a Firenze </a>e con questo eccezionale libro sulle origini, lo stile e l&#8217;ispirazione di un marchio rilanciato dal 2007 sotto la guida creativa di Frida Giannini: per celebrare il passato della maison e la sua eccellenza nell&#8217;artigianato di lusso, aggiungendo allo stesso tempo giovinezza, colore e stravaganza giocosa.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-85470" title="unaeindivisibile" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/unaeindivisibile.jpg" alt="" width="130" height="180" />UNA E INDIVISIBILE<br />
Riflessioni sui 150 anni della nostra Italia<br />
Giorgio Napolitano<br />
pp. 180<br />
Rizzoli, € 15,00<br />
EAN: 9788817049740</p>
<p>“Abbiamo insistito tanto, e con pieno fondamento, su quel che l’Italia e gli italiani hanno mostrato di essere in periodi cruciali del loro passato, e sulle grandi riserve di risorse umane e morali, d’intelligenza e di lavoro di cui disponiamo, perché le sfide e le prove che abbiamo davanti sono più che mai ardue, profonde e di esito incerto.”</p>
<p>Le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia hanno visto una partecipazione popolare al di là di ogni aspettativa: iniziative promosse da istituzioni, scuole, piccoli e grandi comuni, associazioni locali, un’esplosione mai vista di bandiere tricolori. Si è così mostrata la profondità delle radici del nostro stare insieme come nazione, come Italia unita. Le parole scolpite nella Costituzione per definire la Repubblica – “una e indivisibile” – hanno trovato un riscontro autentico in milioni di italiani. Secondo la Carta costituzionale, il Presidente della Repubblica “rappresenta l’unità nazionale”. Giorgio Napolitano ha colto ogni occasione – nella difficile fase attraversata dal nostro Paese e dall’Europa intera – per dare risalto alle ragioni di dignità e di orgoglio nazionale che ci offre la storia del movimento di unificazione.</p>
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<p><em></em> </p>
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]]></content:encoded>
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		<title>Teatro Lirico di Cagliari: un nuovo piano per affrontare la crisi</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 14:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Petti Bernadette</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia della Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[E' stato predisposto un nuovo piano per il triennio 2012 - 2014 del Teatro Lirico di Cagliari. Il Soprintendente Di Benedetto ha deciso di puntare sulla didattica, la razionalizzazione dei costi e il finanziamento dei privati. Riuscirà a salvare Teatro e lavoratori?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-85263" title="liricocagliari" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/liricocagliari.jpeg" alt="" width="500" height="332" />Se agli inizi di ottobre <a href="http://www.tafter.it/2011/10/03/teatro-lirico-di-cagliari-armonie-e-disarmonie-di-una-nuova-stagione-artistica/">avevamo fatto il punto sulla situazione del Teatro Lirico di Cagliari</a>, il quale versava in uno stato di grande preoccupazione ed incertezza, le ultime notizie che lo riguardano – pubblicate su l’Unione Sarda lo scorso 9 dicembre e riportate anche dalla rassegna stampa del Comune di Cagliari – annunciano finalmente il <strong>nuovo piano per il triennio 2012 &#8211; 2014 disposto dal Soprintendente Di Benedetto.</strong><br />
La pesante crisi dovuta al <strong>debito</strong>, ereditato dalle gestioni precedenti e complessivamente stimato a circa <strong>26 milioni di euro</strong> &#8211; dei quali ben 2<strong> milioni e 300mila euro i cachet non corrisposti agli artisti esterni</strong> &#8211; aveva fatto paventare un <strong>commissariamento</strong> che avrebbe potuto comportare il ridimensionamento del personale, il mancato pagamento degli stipendi e, non ultimo, avrebbe potuto causare delle rovinose carenze all’importante programma artistico.   <br />
Si erano prospettate così, all’inizio della stagione lirica, <strong>due possibili soluzioni per risollevare la sorte del Teatro</strong>: da una parte quella di <strong>chiedere un maxi prestito</strong> ed allo stesso tempo ricontrattare il debito con le banche, garantendo il mutuo con lo stesso immobile; dall’altra, invece, si era ipotizzata l’attuazione da parte della Regione, tra i maggiori azionisti dell’Ente Lirico, di un<strong> piano straordinario</strong>.<br />
In questa difficile situazione, quindi, il piano d’impresa del Soprintendente Di Benedetto sembra ora poter fare luce su quello che sarà il futuro del Teatro e su ciò che si prospetta per quanto concerne la sua gestione e la sua pubblica fruizione.<br />
<strong>Il nuovo progetto presentato in questi giorni appare alquanto concreto</strong> e ben definito negli intenti e da ciò che è emerso si punta soprattutto, e come era del resto prevedibile, sul contenimento delle spese.<br />
<strong>Al centro del mirino i cachet esterni</strong>: nel 2010, infatti, quando già si era a conoscenza del pericoloso deficit del Teatro, il totale del cachet si era ridotto della metà rispetto al 2008, anno in cui un’opera allestita da compagnie esterne aveva mediamente un costo di 65 mila euro e si spendevano in totale circa 5,8 milioni di euro l’anno. Nonostante, quindi, la spesa piuttosto contenuta dello scorso anno, che ammontava a 2,7 milioni di euro, <strong>il nuovo piano si è focalizzato sul costo ancora troppo elevato delle produzioni artistiche</strong>, dal momento che queste spese non possono più andare al di sopra delle possibilità del Teatro.<br />
Di fronte al sindaco ed ai rappresentanti del personale, il Soprintendente ha dunque presentato un piano industriale che vuole investire ed adoperare le risorse interne alla Fondazione, valorizzando in tal modo capacità e potenzialità dei complessi tecnici ed artistici del Lirico, selezionando attentamente ‘gli ambiti repertoriali e di spettacoli in grado di sollecitare e stimolare le qualità intrinseche delle risorse interne’.<br />
<strong>Altro punto nodale del nuovo piano di gestione è il contratto integrativo e dunque i costi del personale</strong>, stimati per il 60% dei costi totali che deve sostenere l’Ente Lirico e che dal 2008 hanno registrato una crescita da 15,7 milioni di euro a ben 17. Così, se da una parte sembra non si vogliano operare i tanto temuti tagli al personale, dal momento che l’organico stabile di 229 persone risulta essere indispensabile, tuttavia <strong>verranno bloccati i contratti a tempo determinato</strong> e si impiegheranno alcuni dipendenti per la progettazione e lo sviluppo delle attività del Teatro e del Parco della Musica cagliaritano. Inoltre, il contratto integrativo subirà delle modifiche in quanto probabilmente scompariranno il premio di produzione e gli ‘acconti sui futuri miglioramenti’.  <br />
<strong>Assoluta novità</strong>, poi, costituisce il <strong>progetto di individuare nuove fonti di sostentamento per il Teatro</strong>, mediante una <strong>‘scuola di professioni artistiche e una small business factory’</strong>, sviluppando quindi attività didattiche e contemporaneamente operando per la creazione di imprese che possono trovare la loro concreta e naturale collocazione nel settore teatrale. Gli spazi del teatro potrebbero essere, infine, dati in gestione: primo su tutti quello del<strong> ristorante</strong>, in disuso da diversi anni, il quale potrebbe essere concesso in affitto richiedendo oltre al valore della locazione anche quello delle royalities.              <br />
Da questo piano industriale – creato ad hoc da una società esterna all’Ente Lirico &#8211; si desume, quindi, la <strong>volontà di attuare una oculata programmazione e di porre seria attenzione al bilancio</strong>. Ora saranno i sindacati ma soprattutto i vertici della Provincia a valutarlo in tutte le sue parti ed a decidere le sorti della Fondazione.<br />
La nuova <strong>attenzione verso la didattica e l’intervento dei privati</strong> sembrano comunque poter permettere al Teatro Lirico di affrontare la crisi, nella speranza poi di poter approntare un modello di gestione che possa garantire la gestione e l’autonomia di questo importante Teatro.</p>
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		<title>Un anno in immagini. Gli eventi culturali del 2011</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 17:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tante cose sono accadute in questo 2011: alla fine di ogni anno, infatti, ci si guarda indietro e si riflette su quante cose sono cambiate e su quanto, fortunatamente o purtroppo, non è cambiato affatto. Ecco allora che vi proponiamo una carrellata di immagini che hanno caratterizzato questi 12 mesi del 2011. Con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/2011.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-85141" title="2011" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/2011.jpg" alt="" width="479" height="308" /></a>Tante cose sono accadute in questo 2011: alla fine di ogni anno, infatti, ci si guarda indietro e si riflette su quante cose sono cambiate e su quanto, fortunatamente o purtroppo, non è cambiato affatto.<br />
Ecco allora che vi proponiamo una carrellata di immagini che hanno caratterizzato questi 12 mesi del 2011. Con l&#8217;augurio, come sempre, che il prossimo anno sia migliore per tutti.<br />
Buone feste!</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Trasparenti senza saperlo di  Samuel Saltafossi </title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 09:02:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saltafossi Samuel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi è la I Giornata della Trasparenza e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali presenterà il Piano della Performance nonché gli indicatori ed i target su cui si baserà la valutazione della performance dell’Amministrazione. Sembra il trailer di uno show d’avanspettacolo, satira del Bagaglino, e sapere che Rocco Buttiglione farà il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-84834" title="trasparenza" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/trasparenza.jpg" alt="" width="275" height="206" />Oggi è la I <a href="http://www.tafter.it/2011/12/19/eventi-il-20-dicembre-prima-giornata-della-trasparenza-del-mibac/">Giornata della Trasparenza </a>e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali presenterà il Piano della Performance nonché gli indicatori ed i target su cui si baserà la valutazione della performance dell’Amministrazione.<br />
Sembra il trailer di uno show d’avanspettacolo, satira del Bagaglino, e sapere che Rocco Buttiglione farà il capocomico aumenta questo falso convincimento. Invece pare che verranno presentati anche il Programma Triennale per la Trasparenza e l’Integrità ed il Codice etico dei dipendenti del MiBAC.<br />
Siete sulla strada sbagliata anche se pensate che le Giornate della Trasparenza le abbia immaginate Tolkien. Forse si allude alla trasparenza necessaria alla lingerie di chi vuole lavorare nel settore, o al CV di quelli che fanno carriera in certi posti-chiave? No, esse sono previste dal d.lgs.150 del 2009 recante norme in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni. Voilà.<br />
D’altronde la totale trasparenza delle politiche del MiBAC, così come della capacità degli ultimi ministri di convincere almeno se stessi che di cultura è fatto l’uomo sapiens, è certificata dallo stato del nostro patrimonio artistico e museale. Il Piano delle Performance in materia è più inclinato del Titanic ma almeno lì l’orchestrina era regolarmente pagata e godeva di molte mance extra. <br />
Invocare la Trasparenza per l’anno che verrà, per poi rimandarla al successivo, darà certo lustro a un convegno nato per giustificarne il buffet, della cui qualità e integrità non dubitiamo.<br />
Viva la Trasparenza dunque! Da domani avremo un nuovo libro dei sogni e nessuna Trasparenza sulle cose fatte, sulle politiche di rilancio dell’industria della cultura, sulle performance decennali di chi dovrebbe rendere conto a noi poveri pagatori di tasse pure, e colpevolmente, innamorati del nostro Paese.</p>
<p><em>Samuel Saltafossi è sociologo della complessità</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nomine: Francesco Manacorda lascia Artissima: da aprile 2012 sarà Direttore Artistico della Tate Liverpool</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 17:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come annunciato oggi in un comunicato stampa diffuso dalla TATE, Francesco Manacorda ha accettato il prestigioso incarico di Direttore Artistico della Tate Liverpool. L’incarico sarà operativo a partire dal mese di aprile 2012. Francesco Manacorda lascia dunque la direzione di Artissima, Internazionale d’Arte Contemporanea a Torino, che aveva assunto a gennaio 2010. Le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-84202" title="manacorda" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/manacorda.jpg" alt="" width="378" height="249" />Come annunciato oggi in un comunicato stampa diffuso dalla TATE, <strong>Francesco Manacorda ha accettato il prestigioso incarico di Direttore Artistico della Tate Liverpool</strong>. L’incarico sarà operativo a<strong> partire dal mese di aprile 2012.</strong><br />
Francesco Manacorda lascia dunque la direzione di Artissima, Internazionale d’Arte Contemporanea a Torino, che aveva assunto a gennaio 2010.<br />
Le due edizioni da lui dirette, Artissima 17 e Artissima 18, hanno impresso alla Fiera un significativo slancio nel panorama degli appuntamenti internazionali d’arte contemporanea, in termini di notorietà, critica e affluenza. Numerose sono le novità che hanno incontrato il successo del pubblico generico, degli appassionati e degli addetti ai lavori introdotte sotto la sua direzione, tra cui il trasferimento della manifestazione nella suggestiva sede dell’Oval – Lingotto; la ricomposizione in un unico luogo della duplice vocazione della kermesse, culturale e di business, e il rapporto dialogico tra padiglione fieristico e programma curatoriale; l’introduzione di una nuova sezione della fiera, Back to the Future, concepita come una mostra a carattere museale e dedicata agli artisti attivi negli anni ’60 e ’70 che hanno avuto un limitato riconoscimento negli ultimi decenni ma il cui lavoro è particolarmente significativo oggi.<br />
“<strong>Sono felice ed emozionato di entrare a far parte dello staff di un&#8217;istituzione così prestigiosa come la Tate</strong> &#8211; ha detto Francesco Manacorda &#8211; ma lascio l&#8217;incarico di Artissima e il sistema dell&#8217;arte contemporanea torinese con rammarico per via dei grandi risultati ottenuti in questi due anni e per le preziose collaborazioni intessute con le altre istituzioni cittadine. Artissima si è oramai consolidata come un appuntamento internazionale, con una forte identità culturale e di scoperta, che contribuisce a rendere la città di Torino tra le più interessanti e vivaci esperienze nel campo delle arti contemporanee. Sono orgoglioso – ha proseguito Manacorda – di aver contribuito a tracciarne la strada e consolidarne il successo. La mia sincera gratitudine va a tutti coloro che attribuendomi la loro fiducia, mi hanno permesso di vivere questa esperienza di profonda intensità e crescita continua.&#8221;<br />
Maurizio Braccialarghe, Michele Coppola e Ugo Perone, Assessori alla Cultura di Comune, Regione e Provincia hanno dichiarato: “Siamo orgogliosi che questo prestigioso incarico sia stato assegnato al direttore di Artissima la quale si conferma trampolino di lancio per l’eccellenza a livello internazionale. Ma siamo al contempo dispiaciuti che la fiera perda la guida intelligente e brillante di Francesco Manacorda, con cui in questi anni abbiamo condiviso un intenso e proficuo percorso di crescita professionale e personale. È anche grazie al lavoro di Manacorda che Artissima oggi si presenta come una realtà matura, solida, pronta ad affrontare la scena internazionale e un’arena competitiva sempre più agguerrita. Con un augurio per questa nuova sfida, ringraziamo Francesco per l’impegno e la dedizione con cui ha rafforzato la fiera, puntando sulle sue caratteristiche peculiari: sperimentazione, attenzione, qualità e capacità di costruire dialogo. Da oggi i tre enti sono insieme nella ricerca di una figura professionale che, a partire da questa eredità, prosegua nel segno della continua crescita della manifestazione e delle opportunità che questa apre alla città e al territorio”.  <br />
 </p>
<p><strong>FRANCESCO MANACORDA</strong><br />
Francesco Manacorda, torinese, 37 anni, è critico d’arte e curatore indipendente.<br />
E’ VisitingLecturer in Studi Curatoriali e Teoria dell’Arte presso il dipartimento Curating Contemporary Art del Royal College of Art di Londra, dove ha vissuto e lavorato dal 2001 al 2010. Dopo la Laurea in Scienze dell’Educazione con indirizzo di Conservazione e Valorizzazione dei Beni Culturali presso l’Università degli Studi di Torino, nel 2003 ha conseguito il Master biennale in Curating Contemporary Art presso il Royal College of Art di Londra.</p>
<p>Dopo un’esperienza come curatore free lance dal 2007 al 2009 è stato curatore per l’arte contemporanea presso la Barbican Art Gallery, per la quale ha curato due grandi mostre collettive – MartianMuseumofTerrestrial Art (2008) e Radical Nature (2009) – e numerose personali con artisti emergenti.<br />
Ha inoltre collaborato con diverse istituzioni in Italia e all’estero, tra cui la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, per la quale ha tra l’altro ideato e curato il progetto Residenza per giovani curatori a Guarene d’Alba, la Serpentine Gallery, presso cui ha organizzato le InterviewMarathons di Hans Ulrich Obrist e Rem Koolhaas (2006) e un ciclo di performance di artisti nel padiglione estivo, la Biennale di Lione (2007), T1 &#8211; Triennale Torino (2005), i Padiglioni Sloveno (2007) e Neozelandese (2009) alla Biennale di Venezia.</p>
<p>Ha fatto parte della giuria del premio illyPresent Future (2007) e del Comitato di Selezione del Premio Furla(2008).<br />
Collabora regolarmente con periodici italiani e internazionali: Domus, Flash Art, Kaleidoscope, Mousse, Art Review, Frieze, Metropolis M, Piktogram, Untitled.</p>
<p>Nel gennaio 2010 è stato nominato direttore di Artissima.<br />
Con Artissima 17 Manacorda ha raggiunto risultati record, in termini di affluenza, con oltre 48.000 visitatori, e di favore di pubblico e di critica. Artissima 18 è stata la sua seconda edizione.</p>
<p>Da Aprile 2012 assumerà operativamente l’incarico di Direttore Artistico della Tate Liverpool.</p>
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		<title>20-01-12 &#8211; Master in Management delle risorse artistiche e culturali</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 15:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Beni Culturali]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Master in Management delle risorse artistiche e culturali (MaRAC) si svolge presso la sede IULM di Roma: Sede di Rappresentanza Via Giuseppe Tomassetti, 6/8 Sede didattica Palazzo Cipolla, Via Montecatini, 17 Il Master punta a formare manager e professionisti qualificati nell’ambito della gestione delle risorse artistiche e culturali fornendo una preparazione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-84089" title="Master IULM" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/Master-IULM.jpg" alt="" width="258" height="178" />Il <strong>Master in Management delle risorse artistiche e culturali</strong> (MaRAC) si svolge presso la sede IULM di Roma:</p>
<p>Sede di Rappresentanza Via Giuseppe Tomassetti, 6/8<br />
Sede didattica Palazzo Cipolla, Via Montecatini, 17</p>
<p>Il Master punta a formare <strong>manager e professionisti qualificati nell’ambito della gestione delle risorse artistiche e culturali</strong> fornendo una preparazione di ampio respiro, anche su discipline umanistiche e sociali, e favorendo lo sviluppo di competenze manageriali specifiche.</p>
<p>Dai comparti classici delle arti visive allo spettacolo, dal patrimonio culturale e naturale a quello monumentale e museale, industrie culturali e creative, in Italia il comparto della cultura e quello del turismo culturale costituiscono oltre il 15% del prodotto interno lordo.</p>
<p>Il Master è suddiviso in quattro moduli, rispettivamente dedicati a:</p>
<p><strong>Governance e legislazione;</strong><br />
<strong>    Management e organizzazione;</strong><br />
<strong>    Marketing e comunicazione;</strong><br />
<strong>    Lingua inglese o lingua spagnola.</strong></p>
<p>La didattica è articolata in lezioni frontali, laboratori di didattica assistita, conferenze, stage e prova finale. Alla fine di ogni modulo o laboratorio didattico, gli studenti dovranno sostenere una prova di valutazione del profitto per l’acquisizione dei crediti.</p>
<p>Le lezioni si terranno dal martedì al giovedì, dal 31 gennaio al 30 giugno 2012.</p>
<p>La formazione sarà infine completata attraverso un’attività di <strong>stage</strong> (nel periodo autunnale) presso alcune tra le più importanti realtà della gestione e valorizzazione del patrimonio culturale italiano, creando così per gli studenti opportunità di misurarsi nell’ambiente di lavoro e di mostrare le proprie capacità in vista di un inserimento professionale.</p>
<p>La prova finale di valutazione per l’acquisizione del titolo di studio si terrà a dicembre 2012.</p>
<p>l Master è rivolto a giovani che siano in possesso di una laurea vecchio ordinamento didattico o di una laurea triennale nuovo ordinamento, conseguite presso Università italiane, o europee, nonché laureati presso Università di Paesi extraeuropei purché in possesso di un titolo equiparato a quello italiano, interessati ad acquisire specifiche competenze in materia relativa ai beni culturali.</p>
<p>I candidati vengono selezionati sulla base dei titoli posseduti e di un colloquio conoscitivo svolto alla presenza di una Commissione di Valutazione, composta dai membri nominati dagli Enti Promotori. Costituirà titolo preferenziale la conoscenza della lingua inglese o spagnola e di altre lingue straniere.</p>
<p>La selezione della prova di inglese o spagnolo si terrà nelle giornate del 10 e 11 gennaio 2012, mentre la selezione per l&#8217;assegnazione delle borse si terrà il 12 gennaio 2012.</p>
<p>La frequenza al Master &#8211; per non meno dell’80% delle attività complessive – e il superamento della prova finale consentono il riconoscimento di 60 crediti formativi (CFU), così ripartiti:</p>
<p>La quota di iscrizione al Master è di Euro 3.500,00 per ciascun partecipante.<br />
Sono previste <strong>30 borse di studio</strong>, di cui 20 a copertura totale della quota di iscrizione al Master, (Euro 3.500,00 ciascuna) e 10 a copertura parziale (Euro 2.500,00 ciascuna), messe entrambe a disposizione dalla Fondazione Roma, che verranno assegnate da una Commissione di valutazione, nominata dagli Enti Promotori, sulla base dei titoli scientifici e delle motivazioni.</p>
<p>Consulta il <a href="http://www.iulm.it/wps/wcm/connect/iulmit/iulm-it/studiare-alla-iulm/master/management-delle-risorse-artistiche-e-culturali-marac">sito </a></p>
<p>Informazioni:<br />
Università IULM<br />
Sede di Roma<br />
Via Giuseppe Tomassetti, 6|8 Roma</p>
<p>Tel: 06 44 29 29 70<br />
Fax: 06 44 20 26 13<br />
<a href="mailto:iulm.roma@iulm.it">iulm.roma@iulm.it</a></p>
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		<title>A rischio chiusura le grandi mostre &#8220;Brera incontra il Puskin&#8221; e &#8220;I Borghese e l&#8217;antico&#8221;. Chi paga il personale?</title>
		<link>http://www.tafter.it/2011/12/09/a-rischio-chiusura-le-grandi-mostre-brera-incontra-il-puskin-e-i-borghese-e-lantico-chi-paga-il-personale/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 13:12:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Management]]></category>
		<category><![CDATA[MiBAC]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Musei]]></category>

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		<description><![CDATA[A rischio chiusura due tra le più grandi mostre di questo anno culturale: "Brera incontra il Puskin" alla Pinacoteca di Brera e "I Borghese e l'Antico" alla Galleria Borghese di Roma. Il motivo? Non si sa chi deve pagare il personale, se il Ministero o il partner privato che gestisce l'esposizione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-83855" title="pinacotecabrera" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/pinacotecabrera.jpg" alt="" width="356" height="262" />Ha avuto <strong>oltre 6 mila visitatori solo nell’ultima settimana</strong> ed era destinata ad essere una delle mostre di punta del calendario milanese all’interno della Pinacoteca di Brera: eppure, come ormai tradizione consolidate nell’Italia delle ristrettezze, dei tagli e della crisi, la mostra “<a href="http://www.tafter.it/2011/11/11/milano-mostra-brera-incontra-il-pushkin-collezionismo-russo-tra-renoir-e-matisse-dall11-novembre-al-5-febbraio/">Brera incontra il Puskin. Collezionismo russo tra Renoir e Matisse</a>”chiude. <strong>Per mancanza di personale</strong>. O meglio, il personale custode ci sarebbe, sarebbe disponibile a lavorare anche nei giorni festivi, ma il problema è che mancano i soldi per i rimborsi e gli stipendi.</p>
<p>Il risultato: <strong>alcune delle sale della mostra (nel particolare la 10 e la 11) sono rimaste chiuse al pubblico il 7 e l’8 dicembre e rischiano di essere serrate anche questo weekend</strong>, fondamentale per le entrate di biglietteria visto il lungo ponte enfatizzato a Milano anche dalla festività di Sant’Ambrogio.</p>
<p><strong>Il nodo della vicenda risiede nella gestione</strong>: la società organizzatrice, la <strong>Mondo Mostre</strong>, non vuole sobbarcarsi le spese del personale che, a detta della società stessa, è una voce che competerebbe direttamente il <strong>Ministero per i Beni e le Attività Culturali</strong>. La convenzione, però, non è ancora stata firmata e il tutto, quindi, aleggia nell’incertezza più totale.</p>
<p>Nello stesso caos gestionale si trova ora un’altra grande mostra: si tratta de “<a href="http://www.tafter.it/2011/12/07/roma-mostra-i-borghese-e-lantico-i-capolavori-della-collezione-borghese-da-parigi-a-roma-dal-7-dicembre-al-9-aprile/">I Borghese e l’antico</a>” ala Galleria Borghese, che espone i capolavori della collezione Borghese provenienti dal Loyvre di Parigi. <strong>Inaugurata il 6 dicembre, l’esposizione è rimasta chiusa il 7 dicembre</strong> (primo vero giorno di apertura al pubblico) e ora i lavoratori in assemblea stanno decidendo se prevedere la sua riapertura oppure no.</p>
<p>E lo smacco più grosso arriva per i visitatori:la Galleria Borgheseprevede infatti l’obbligo di prenotazione del biglietto via internet e mercoledì<strong> oltre 200 persone attendevano di poter accedere al museo</strong>. Ma non c’è stato nulla da fare. Galleria chiusa e centralini per le informazioni sempre occupati: ora si attende che qualcuno si occuperà anche del rimborso dei biglietti e delle prenotazioni già effettuate.</p>
<p>Paradossale la situazione, soprattutto considerato il periodo festivo alle porte e il ponte lungo in corso, occasione preziosissima per visitare mostre e musei sia per lo Stato che per i privati gestori.</p>
<p>Riusciranno partner privati e MiBAC a trovare un accordo?</p>
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		<title>15-01-12 &#8211; Concorso &#8220;Ises giovani &#8211; Esperienze di lavoro nel mondo&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 12:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ indetto  un bando per la partecipazione ad un corso, che unisce le esperienze dell’ISES con il fabbisogno di specializzazione sul campo dei giovani neolaureati. L’ISES è una organizzazione che provvede ad inviare manager, attualmente in pensione, per risolvere problemi aziendali di imprese e comunità in paesi terzi, in base ad accordi con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-83335" title="ises" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/ises.jpg" alt="" width="304" height="160" />E’ indetto  un bando per la partecipazione ad un corso, che unisce le esperienze dell’ISES con il fabbisogno di specializzazione sul campo dei giovani neolaureati.<br />
L’<strong>ISES</strong> è una organizzazione che provvede ad inviare manager, attualmente in pensione, per risolvere problemi aziendali di imprese e comunità in paesi terzi, in base ad accordi con Enti locali qualificati. Le aree del mondo ove vengono svolte le missioni sono prevalentemente <strong>Cina, Paesi dell’Europa Centrale, Centro e Sud America, Africa</strong>.  Le esperienze e competenze relative a queste missioni possono essere di grande importanza formativa per i giovani che, in previsione della loro entrata nel mondo del lavoro, vi partecipino accompagnati dai Senior Esperti ISES. Altre opportunità possono essere offerte ai partecipanti con stage presso uffici e aziende collegate con l’ISES.</p>
<p>Il corso si avvale:<br />
dell’adesione dell’Università e del Politecnico di Torino,<br />
del contributo della Fondazione CRT ( Cassa di Risparmio di Torino),<br />
del contributo della Camera di Commercio di Torino<br />
della collaborazione del VSSP (Volontariato, Sviluppo e Solidarietà in Piemonte),<br />
dell’adesione di alcuni enti ed aziende piemontesi,<br />
della partecipazione dell’ISES con mezzi e personale propri.</p>
<p>Il programma si realizza in tre fasi  :</p>
<p>1- Corso di formazione gratuito di 20 ore con i seguenti contenuti di massima:</p>
<p>•     presentazione di ISES, testimonianze di allievi dei corsi precedenti e di esperti senior<br />
•     preparazione di un curriculum vitae<br />
•     come presentarsi ad un colloquio di lavoro<br />
•     contratti di lavoro<br />
•     etica aziendale<br />
•     responsabilità sociale d’impresa<br />
•     sviluppo delle capacità relazionali<br />
•     scenari economici e politici mondiali<br />
•     economia piemontese<br />
•     selezione delle fonti di informazione e bandi internazionali, il CEIP<br />
•     come si avvia una nuova impresa<br />
•     business plan e gestione dei talenti<br />
•     Unione Europea e servizi di assistenza per imprese e privati a Bruxelles<br />
•     cooperazione allo sviluppo<br />
•     funzioni aziendali, in particolare marketing<br />
•     il miglioramento continuo e il sistema six sigma<br />
•     testimonianze ed esperienze</p>
<p>I relatori saranno docenti universitari, consulenti di azienda, manager pubblici e privati.</p>
<p>2 Visite ad aziende piemontesi, gratuite</p>
<p>3 Missioni/Stage all’estero (  secondo una graduatoria stilata dai responsabili del corso a loro insindacabile giudizio.  Verrà chiesto un contribuito per ogni giovane che partirà per l’estero).</p>
<p>Il corso  prevede un numero massimo di 40 iscritti .</p>
<p>Al termine del Corso verrà consegnato un Certificato di frequenza .</p>
<p>Possono presentare domanda di partecipazione:<br />
I laureati dell’Università e del Politecnico di Torino, senza limiti di cittadinanza, in possesso del titolo di laurea triennale  ed iscritti al corso di laurea specialistica. <strong>Età non superiore a 30 anni</strong> alla data del 31.12.2011;<br />
I titolari di assegno di ricerca rilasciato dall’ Università o dal Politecnico di Torino, con età come sopra.</p>
<p>I candidati devono possedere una buona conoscenza della lingua inglese.<br />
I selezionati avranno la possibilità di iscriversi all’ISES (iscrizione gratuita).</p>
<p>Le domande dovranno pervenire <strong>entro il 15 gennaio 2012 </strong> secondo le seguenti modalità:</p>
<p>a)    Domanda di partecipazione e curriculum vitae , secondo i modelli scaricabili dal<a href="http://www.isestorino.it"> sito</a> , da inviare via e-mail all’indirizzo elettronico <a href="mailto:ises@vssp.it">ises@vssp.it</a>;<br />
b)    I selezionati dovranno presentare copia in carta libera del Certificato di Laurea.<br />
Consulta il<a href="http://www.isestorino.it/index.php?i_tree_id=1"> sito</a></p>
<p><strong>Informazioni</strong>:<br />
<a href="mailto:ises@ui.torino.it">ises@ui.torino.it</a><br />
<a href="mailto:ises@vssp.it">ises@vssp.it</a><br />
Tel: 011-8138752 -  011-5718443.</p>
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		<title>Priorità del neo ministro in ambito culturale. Una proposta di  Emilio Cabasino </title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 10:56:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cabasino Emilio</dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di ...]]></category>
		<category><![CDATA[Beni Culturali]]></category>
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		<description><![CDATA[A due settimane dalla formazione del Governo tecnico, incaricato del difficile compito di risanare una situazione economico-sociale molto difficile, continua a venirmi in mente un’osservazione sull’eccezione che in tale circostanza ha contraddistinto l’ambito culturale, ovvero la scelta di una persona di grande cultura, esperienza e prestigio, ma con profilo meno esplicitamente “tecnico” rispetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-83081" title="benicult" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/benicult.jpg" alt="" width="425" height="287" />A due settimane dalla formazione del Governo tecnico, incaricato del difficile compito di risanare una situazione economico-sociale molto difficile, continua a venirmi in mente un’osservazione sull’eccezione che in tale circostanza ha contraddistinto l’ambito culturale, ovvero la scelta di una persona di grande cultura, esperienza e prestigio, ma con profilo meno esplicitamente “tecnico” rispetto ai suoi omologhi di altri dicasteri.<br />
Non mi permetto di criticare una scelta che avrà le sue ottime ragioni per essere stata operata in questo senso, ma ne rimango sorpreso, perché ritengo che il tempo dato a questo esecutivo e la situazione contingente impongano la veloce individuazione di indirizzi chiari ed efficaci nel medio-breve periodo. E ritengo anche che il settore culturale sia uno degli elementi strategici per creare indotti economici di rilievo necessari per il Paese, con costi relativamente contenuti, rispetto alle scarse risorse disponibili.<br />
E per fare questo è necessario avere una competenza su variabili e dinamiche che sono state studiate e analizzate a lungo e approfonditamente negli ultimi vent’anni e sulle quali si dovrebbe incidere efficacemente, coinvolgendo tutte le parti in causa. Va anche considerato, però, che uno dei difetti di quanto è stato fatto sino ad oggi è la mancanza di un’ottica integrata di sistema, perché si è voluto per lo più ragionare per compartimenti settoriali. Allora, forse, proprio a un ministro estraneo ai giochi pregressi potrà essere possibile guardare più in là e realizzare quanto non è stato possibile ai suoi predecessori (utilizzando auspicabilmente la consulenza di tecnici dei vari ambiti disciplinari del settore e  quella del <a href="http://www.tafter.it/2011/11/29/roberto-cecchi-identikit-di-un-sottosegretario/">neo sottosegretario Roberto Cecchi</a>, Segretario Generale del Mibac sino a questo incarico, persona di grande esperienza e competenza nel settore).</p>
<p>E allora, augurandomi che questa ipotesi possa essere vicina al vero, mi permetto di <strong>segnalare al Ministro quelle che a me sembrano priorità inderogabili</strong>:<br />
<em>sul piano delle politiche culturali,</em><br />
- presidiare tutti i tavoli strategici nei quali si effettua la programmazione economico-finanziaria nazionale e comunitaria, per evidenziare il ruolo che l’ambito culturale (in tutte le declinazioni delle filiere ad esso collegabili) può fornire allo sviluppo del Paese;<br />
- ricucire/cucire relazioni costruttive con i dicasteri e le associazioni di categoria pertinenti ambiti che traggono vantaggi dall’esistenza del patrimonio culturale, quali, ad esempio,quelli del turismo, della ricettività, dell’editoria specializzata e delle tecnologie applicate;<br />
- rafforzare le relazioni con  tutte le Regioni italiane e gli enti locali, per realizzare politiche di settore condivise, ottenendo economie di scala e una migliore efficacia di programmi e interventi;<br />
- rafforzare programmi e interventi, sia ministeriali che condivisi con le organizzazioni della società civile che operano in questo ambito, per favorire la consuetudine e consolidare la consapevolezza di tutti i cittadini sul valore della cultura come strumento di crescita, coesione sociale e di sviluppo;<br />
- porre evidenza e attenzione alle culture dei tanti immigrati nel nostro Paese, facendoli sentire cittadini di una compagine sociale in cui la diversità sia vissuta come valore e ricchezza per tutti;<br />
- dare fiducia ai tanti giovani che hanno investito tempo e risorse per lavorare nel settore culturale, creando opportunità sostenibili nel tempo e localizzate a livello territoriale, anche nelle regioni meridionali, ricche di risorse culturali, ma drasticamente impoverite dai “cervelli in fuga”;<br />
<em>sul piano degli interventi “ministeriali”,</em><br />
- ridare fiducia al personale del Mibac, amministrazione che da sempre è stata considerata una delle ultime dell’apparato statale, tranne quando si è ritenuto opportuno valorizzare competenze tecnico-culturali che fanno scuola nel mondo intero;<br />
- incrementare programmi di ricerca, anche mediante la creazione di un apposita struttura interna, che abbia competenze e funzioni simili a quelle che in altri paesi permettono ai ministri di disporre di analisi specifiche e di possibili linee di indirizzo (studi e prospettiva).</p>
<p><em>Emilio Cabasino è ricercatore su temi di politica ed economia della cultura</em></p>
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		<title>Teatro Lirico di Milano: pronto nel 2016?</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 09:38:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mazzoleni Neve</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Economia della Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Enti locali]]></category>
		<category><![CDATA[Finanziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Management]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sindaco di Milano Pisapia ha dichiarato che il teatro lirico di Milano sarà pronto entro il 2016. Ma la sua storia, fatta di ritardi, di gare poi revocate, di lievitazione di budget e di insicurezza politica, fa pensare ad un percorso organizzativo tutt'altro che semplice...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-83022" title="nuovoliricomilano" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/nuovoliricomilano.jpg" alt="" width="335" height="314" />È di qualche giorno fa la <a href="http://milano.repubblica.it/dettaglio-news/milano-18:42/6202">dichiarazione del Sindaco di Milano </a>Giuliano Pisapia che <strong>entro il 2016 restituirà alla cittadinanza milanese il glorioso Teatro Lirico</strong> di via Larga: “Nel primo consiglio di amministrazione della Scala, cui ho partecipato come Presidente, &#8211; ha dichiarato &#8211; avevo gia’ posto questo tema e voglio mantenere l’impegno di riaprire il Teatro Lirico: una piccola Scala aperta a tutti”. “Entro i cinque anni del mio mandato, il progetto diventerà realtà – ha aggiunto – un luogo dove presentare gli spettacoli della Scala a una platea più ampia” .</p>
<p><strong>Il Teatro, inaugurato nel 1779, </strong>un anno dopo la Scala<strong>, è sempre stato considerato il fratello minore del &#8220;grande Teatro”</strong> che con lui condivide <strong>la firma del Piermarini</strong> e la posizione centrale. Sorge sull&#8217;area delle Scuole Canobbiane, da cui la sua menzione alternativa di Teatro alla Canobbiana,  <strong>diventa Teatro Lirico nel 1894</strong> quando la gestione passa alla società Sonzogno. Ricostruito più grande e moderno dopo un incendio alla fine degli anni Trenta, ha visto celebrarsi nel 1944 il funerale di Filippo Tommaso Marinetti, accompagnato dal famoso ultimo discorso di Mussolini detto della riscossa. <br />
Dal 1964 il Comune lo concede come<strong> “sala grande” del Piccolo teatro di Giorgio Strehler e Paolo Grassi,</strong> che avviano in quel momento la stagione brechtiana; anche  spettacoli e monologhi di Giorgio Gaber trovano il degno palco, tanto che nel 2003 si decide di dedicare il teatro alla memoria del cantautore milanese. <br />
<strong>Risale al giugno del 1999 la sua chiusura per restauri:</strong> il Comune apre un bando pubblico e si stimano circa <strong>4/5 miliardi di vecchie Lire per gli interventi</strong> di messa a norma degli impianti, allargamento della buca d’orchestra e rinnovo degli arredi.  <strong>Si presentano tre candidati</strong>, ma solo <strong>la società di Gianmario Longoni,</strong> impresario del Teatro Smeraldo e del Nazionale, <strong>si aggiudica il bando</strong>, chiuso nel 2003.<br />
Il progetto, curato dall’Architetto Luciano Colombo per conto di Longoni, propone un’ambiziosa rilettura degli spazi del Teatro e la sua trasformazione in centro polifunzionale con un palco e platea di concezione moderna, una biblioteca aperta al pubblico e ai vicini studenti dell’Università Statale, un ristorante prestigioso, negozi e una cupola rialzata e trasparente. Il <a href="http://www.teatroliricomilano.it">sito con la descrizione del business plan</a> è ancora on line . Una presentazione pubblica si è tenuta il 19 aprile del 2007, ma<strong>la storia del cantiere del Lirico è costellata di ritardi, polemiche, blocchi dei lavori per ragioni economiche e politiche .</strong></p>
<p>A fianco della<strong> lievitazione del budget che passa subito ai 20 milioni di Euro</strong>, le querelle sono molteplici: i ricorsi degli <strong>altri partecipanti alla gara che contestano il progetto</strong>, troppo ambizioso e ammiccante rispetto a quanto richiesto nel Bando; i <strong>vincoli della Soprintendenza</strong> che riconosce nell’edificio un valore storico; la<strong> mancanza di finanziamento</strong> che si verifica intorno al 2008. Una maledizione che si chiude dolorosamente con l’invio di una lettera di <strong>revoca della convenzione nel 2011</strong>, indirizzata da un Longoni reduce dal fallimento della sua Società incaricata dei lavori e della crisi del suo Teatro Smeraldo.<br />
Recentemente le <a href="http://www.tafter.it/2011/11/28/enti-locali-lettera-di-dimissioni-dellassessore-alla-cultura-di-milano-stefano-boeri/">dimissioni dell&#8217;assessore alla cultura milanese Stefano Boeri</a>, poi rientrate, hanno inoltre destato un certo smarrimento per l’ipotesi di dover affrontare un nuovo periodo di  instabilità per le politiche culturali.<br />
<strong>Il Teatro giace chiuso e sventrato da anni</strong>, quando invece sarebbe bastato così poco per rinnovarlo e riaprirlo. Inoltre <strong>sconforta un po’ la destinazione d’uso che è stata dichiarata</strong>: un secondo e più popolare palco per <strong>Lirica e Danza</strong>, quando alla Bicocca gli Arcimboldi non decollano con nessun tipo di programma per le arti performative che non sia di “programmazione di massa”.<br />
Quando fra il gennaio 2002 e dicembre 2004, la Scala fu coinvolta nell’enorme progetto di restauro, il Comune di Milano decise di trasferire la stagione al nuovo e decentrato Teatro degli Arcimboldi, invece che cogliere l’occasione di riconcentrare l’attenzione sugli interventi al Lirico. Allora Pirelli eresse l’edificio su progetto di Renzo Piano, godendo di un’assenza di gara pubblica, e godendo di qualche sgravio per la formula dell’erogazione liberale (la Commissione Europea ha anche multato la città di Milano per questa eccezione).</p>
<p>Un <strong>esempio positivo</strong> di intervento pubblico risolutivo che ha restituito un teatro storico alla cittadinanza è <strong>a Bergamo</strong>: l’attesa è stata lunga, dal 1974, ma nel 2009 il Comune ha riaperto il <strong>Teatro Sociale di Città Alta</strong> al pubblico, con <a href="http://www.comune.bergamo.it/servizi/notizie/notizie_fase02.aspx?ID=4759">rassegne di Teatro sperimentale e Danza </a>.<br />
L’esempio del <strong>Teatro Valle di Roma</strong>, occupato da questo giugno, è un esempio di virtuoso intervento di cittadinanza attiva: i suoi stessi lavoratori si sono presi carico della sua programmazione e della sua manutenzione per salvarlo da chiusura certa o vendita a impresari privati.<br />
<strong>Vorremmo poter chiedere al Sindaco Pisapia come voglia intervenire sul Lirico</strong>: proporlo come <strong>piccola Scala</strong>, quando la città di Milano ha una penuria di spazi per altre arti performative, oltre che di scuole e accademie di coreografia pubbliche sembra molto semplicistico e distante, considerando quanto costa il mantenimento dell’Arcimboldi alla Bicocca. Pensare un Lirico per i giovani registi, i giovani corpi di ballo, la <strong>Lirica contemporanea</strong>, ma anche luogo di riflessione, di sperimentazione, di educazione alla musica e al suo ascolto.<br />
Anche la Scala potrebbe continuare a sviluppare delle formule parallele alla Stagione lirica, per avvicinare il pubblico anche meno facoltoso (le Prove Aperte e la campagna di vendita per gli under 26 sono state molto apprezzate).<br />
Come dichiarato nella sua campagna elettorale, il Sindaco potrebbe <strong>coinvolgere le persone, i cittadini ad esprimersi e lavorare su un progetto di programmazione, gestione e promozione</strong> con work shop aperti e tavoli di assemblea: rispecchierebbe la freschezza che ha connotato il suo arrivo alla politica e l’alternativa di pensiero che ha proposto nei suoi programmi.<br />
Ogni sera la facciata del Lirico, un simbolo del cuore popolare della città di Milano, una sua eccellenza, è fiocamente illuminata. Si vedono solo sbarre alle finestre e all’ingresso, nonché silenzio desolato.<br />
Un ennesimo peccato fra i crolli, i soprusi, le dimenticanze del nostro Patrimonio tanto invidiato. Gaber non sarebbe così orgoglioso di essere associato ad un Teatro morto&#8230;</p>
<p><strong>Approfondimenti:</strong><br />
Per un dettagliato report delle vicende degli ultimi anni del Teatro Lirico, si consiglia la lettura di Francesca Gambarini, &#8220;Il Lirico oggi. Il teatro non abita più qui&#8221;, in <em>Stratagemmi-Prospettive teatrali</em>, Trimestrale di studi, Diciassette 2011-Marzo, Pontremoli editore, pp.165-180.</p>
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		<title>Le novità editoriali di novembre 2011</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 11:13:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura]]></category>
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		<description><![CDATA[Consulta le novità editoriali di novembre 2011 delle principali case editrici italiane che trattano di argomenti relativi all’economia della cultura: arte; industria culturale, industria dello spettacolo; turismo; marketing e sviluppo territoriale; project management e politiche culturali; editoria e comunicazione; architettura, urbanistica e territorio; legislazione nel settore dei beni culturali; nuovi media e nuove tecnologie e tanto altro…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-82842 alignleft" title="mercanti" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/mercanti.jpg" alt="" width="152" height="170" />MERCANTI D&#8217;ITALIA<br />
Marco Romano (a cura di)<br />
pp. 240<br />
Fotografie: 260 <br />
Alinari, €50.00<br />
ISBN: 978-88-6302-047-2</p>
<p>Il mercato, nell&#8217;eccezione più comune, rimane spesso, ancora oggi, un luogo dell&#8217;immaginario dove si vanno a cercare, e spesso si trovano, cose difficilmente reperibili in un più moderno, efficiente e prosaico megastore. Resta perciò, ancora, nel nostro inconscio collettivo, un luogo magico, che ci rimanda a un passato lontano, forse anche troppo, che si colloca fuori dalla storia e dai ricordi, ma non dalla fantasia, dalla favola e dal mito, a quei mercati e a quelle fiere medievali dove si vendevano merci rare, strane e preziose.<br />
In questo ambiente sospeso tra la fantasia e la realtà, ben si colloca l&#8217;arte delle fotografia che nei suoi scatti immortala e cristallizza il tempo nelle azioni, nei luoghi e nei personaggi. Proprio per questo, le immagini storiche, restituiscono una realtà effettiva alla rappresentazione nell&#8217;istante in cui lo si osserva.<br />
Le immagini presenti nel volume attraversano due secoli e percorrono l&#8217;Italia mostrando un aspetto del Paese fatto di fiere, ambulanti, botteghe e negozi, ma anche forme, odori e suoni evocati da ogni singolo scatto, e ormai lontani dalla storia personale della maggior parte di noi.</p>
<p><img class="size-full wp-image-82843 alignleft" title="risorseumane" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/risorseumane.jpg" alt="" width="135" height="201" />RISORSE UMANE INTERNAZIONALI<br />
Cultura, competenze, strategia<br />
Francesca Prandstraller, Barbara Quacquarelli<br />
pp.312<br />
Apogeo, € 22,00<br />
ISBN: 9788850328048</p>
<p>Internazionalizzazione: è la parola che più di frequente appare nelle agende di manager, professionisti, imprenditori e anche studiosi. Per le aziende, il superamento dei confini nazionali, linguistici e culturali è una dimensione con cui confrontarsi e misurare le proprie capacità organizzative, strategiche e di visione.<br />
Il passaggio internazionale è diventato sempre più una necessità nei percorsi di carriera indipendentemente dalle dimensioni aziendali. I processi di internazionalizzazione richiedono manager preparati non solo dal punto di vista tecnico, ma soprattutto capaci di adattarsi ai diversi contesti e saperli interpretare per le finalità strategiche dell&#8217;azienda.<br />
Questo volume esamina le tematiche organizzative dell&#8217;internazionalizzazione, mettendole a confronto con l&#8217;esperienza e le sperimentazioni compiute dalle aziende italiane.<br />
Il testo riporta al dibattito statunitense ed europeo sull&#8217;International Human Resource Management con un&#8217;analisi dei modelli e delle pratiche e presentando casi italiani di multinazionali, di medie aziende e testimonianze di manager.<br />
Le attività di gestione del personale all’estero sono considerate anche dal punto di vista individuale, data l&#8217;importanza di includere nella progettazione di attività organizzative riflessioni sull’equilibrio tra vita privata e vita lavorativa.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82844" title="realtaingioco" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/realtaingioco.jpg" alt="" width="140" height="219" />LA REALTA&#8217; IN GIOCO (ebook)<br />
Perché i giochi ci rendono migliori e come possono cambiare il mondo<br />
Jane Mcgonigal<br />
Apogeo, € 15,99<br />
ISBN: 9788850313334</p>
<p>Dove si trova, nel mondo reale, quella sensazione di essere davvero vivi, concentrati e impegnati, che si prova invece quando si gioca? Dove stanno il senso di forza, di tensione eroica verso un obiettivo, di comunità?<br />
C’è qualcosa che non va nella realtà. Contrariamente agli ambienti virtuali progettati con cura, il mondo reale non ci motiva con altrettanta efficacia, non offre vere sfide, non è stato ideato per massimizzare il nostro potenziale o per renderci felici.<br />
Che cosa succederebbe se usassimo tutto quello che sappiamo sulla progettazione di giochi per sistemare quello che non va nella realtà? Se cominciassimo a vivere le nostre vite reali da giocatori, conducessimo le nostre attività economiche e le nostre comunità come progettisti di giochi e pensassimo alla risoluzione dei problemi reali come teorici dei videogame?<br />
Proposta sconcertante, forse, ma anche molto stimolante: l&#8217;autrice, tra i maggiori esperti mondiali di game design, : come funzionano, perchéargomenta e discute a fondo questa idea, fornendo al contempo una brillante introduzione allo studio teorico dei giochi ci attirano così tanto e che cosa possono fare per noi nelle nostre vite reali.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82845" title="numeriimmaginari" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/numeriimmaginari.jpg" alt="" width="144" height="213" />NUMERI IMMAGINARI<br />
Cinema e matematica<br />
Michele Emmer<br />
pp.246<br />
Bollati Boringhieri € 18,00<br />
EAN: 9788833922454</p>
<p>Spesso relegata dalla memoria degli anni di scuola tra le astruserie temibili, la matematica si prende al cinema una formidabile rivincita. I numeri e lo schermo sono affratellati dall’immaginazione. Per entrambi interi mondi diventano possibili. E oltre che possibili, diventano divertenti. Nessuno può saperlo meglio di Michele Emmer, tra i pochissimi matematici di rilievo a vantare fin dall’infanzia la dimestichezza con il mezzo cinematografico: dall’altra parte dello schermo, s’intende. È lui il bambino di nove anni che sta al pianoforte nel film Camilla, per la regia del padre Luciano, una delle figure eminenti della nostra cinematografia. Figlio d’arte e giovane matematico già affermato internazionalmente, Michele Emmer decide di non tenere separate le sue due passioni imperiose. Le ragioni di questo libro nascono allora e durano una vita intera. Numeri immaginari attinge a piene mani alle esperienze personali, ma non ha l’andamento tradizionale di un’autobiografia; fa scorribande in sessant’anni di cinema che mette in scena matematici, fornendone anche un repertorio aggiornatissimo e unico nel suo genere, ma si sottrae alle convenzioni di un saggio critico. Strutturato come un film, cattura il lettore dalla prima inquadratura ai titoli di coda. Scorrono sullo schermo delle pagine capolavori del passato e grandi produzioni di fine-inizio millennio, popolari serie televisive o corti sperimentali di scarsa circolazione, e il fermo-immagine interviene sempre al momento giusto, quando un’informazione e una chiosa competente servono a esplicitare ciò che ci era sfuggito, a richiamare libri e vicende a cui, da spettatori, non avevamo pensato. Il privilegio di avere accanto, in sala, un matematico che sa di cinema moltiplicherà il piacere della visione.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82846" title="nuoviponti" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/nuoviponti.jpg" alt="" width="121" height="179" />NUOVI PONTI TRA SCIENZA E SOCIETA&#8217;<br />
Il CNR, crocevia della cultura italiana<br />
aa.vv<br />
pp.288<br />
Bollati Boringhieri, € 19,00<br />
EAN: 9788833922713</p>
<p>Nel centocinquantesimo anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, un bilancio dell&#8217;attività del Consiglio Nazionale delle Ricerche, istituzione investita di un ruolo strategico per un Paese avanzato: la produzione di conoscenza e il suo trasferimento tecnologico. Dalla sua creazione, nel 1923, il CNR è stato l&#8217;incubatore dei più importanti istituti di ricerca nelle diverse discipline, dalla biologia-alla matematica applicata, dalla fisica alla climatologia, dall&#8217;oceanografia alle scienze del comportamento, dall&#8217;archeologia alla chimica, dall&#8217;informatica all&#8217;agraria, dall&#8217;ingegneria alla medicina. &#8220;La natura stessa del CNR &#8211; scrive nella Prefazione il presidente Luciano Maiani ha permesso di integrare la ricerca universitaria italiana, le sue logiche e le sue potenzialità, sfruttando però allo stesso tempo una maggiore libertà rispetto alle impostazioni disciplinari che una struttura dedita all&#8217;insegnamento inevitabilmente mantiene più a lungo. Il CNR ha sempre avuto &#8220;licenza di tentare&#8221;: tentare nuove strade disciplinari e soprattutto interdisciplinari, nuove formule nel rapporto pubblico-privato, nuovi ponti tra la comunità scientifica e la società&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82847" title="duearcobaleni" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/duearcobaleni.jpg" alt="" width="138" height="206" />DUE ARCOBALENI NEL CIELO DI MILANO<br />
(e altre storie)<br />
a cura di Stefano Rolando<br />
pp. 326<br />
Bompiani, € 15,00<br />
EAN: 9788845269370</p>
<p>“La storia dei due arcobaleni è una metafora di questo racconto. Un fenomeno raro, come era rara una vittoria elettorale così partecipata dalla città. Come era rara un’identificazione dei cittadini in un politico “normale”, per tutta la campagna riconosciuto e chiamato per nome: Giuliano. Si potrebbe dire che un arcobaleno sia arrivato per premiare l’intuizione e la determinazione di quel candidato. L’altro per premiare un vero coro sociale della città, che ha accompagnato festosamente l’evento: migliaia di persone che hanno riempito le piazze di Milano, ricostituendo un capitale umano non diviso né dalle classi, né dai quartieri di residenza. Dopo tanti anni, gli elettori hanno modificato il loro equilibrio interno e hanno optato per il cambiamento, ora la storia da scrivere riguarda una grande scommessa sulla città e, più in generale, riguarda la possibilità di consolidare uno stile di interpretazione della politica attorno a cui le attese vanno ben al di là di Milano”. <em>Dall’introduzione di Stefano Rolando</em>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82848" title="sgarbiroma" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/sgarbiroma.jpg" alt="" width="141" height="191" />LE MERAVIGLIE DI ROMA<br />
Dal rinascimento ai giorni nostri<br />
Vittorio Sgarbi<br />
pp. 648<br />
Bompiani, € 22,00<br />
ISBN: 45267161</p>
<p>Ci sono luoghi e monumenti che attraversiamo quotidianamente nelle nostre città e che nella fretta di una meta da raggiungere manchiamo di cogliere. Porte, piazze e fontane, palazzi storici o edifici di nuova costruzione e di futura bellezza, chiese, tutto ci passa sotto gli occhi e poco o nulla si ferma nella nostra memoria.<br />
Vittorio Sgarbi compie un’opera di ricognizione totale delle bellezze architettoniche di Roma e ci consegna una guida straordinaria per la quantità di edifici e autori citati. Con oltre 650 schede di autori e 1500 opere segnalate Le meraviglie di Roma è la più completa guida alle architetture della capitale e uno strumento prezioso di conoscenza non solo della città del passato, ma anche di quella a venire, grazie alla segnalazione dei tanti progetti in corso di realizzazione. A turisti e abitanti di Roma non resta altro che alzare gli occhi e, fosse anche solo per pochi secondi, fermarsi a godere con consapevolezza le mirabilia della città eterna.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82849" title="museostoria" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/museostoria.jpg" alt="" width="138" height="205" />IL MUSEO NELLA STORIA<br />
Dallo studiolo alla raccolta pubblica<br />
Maria Teresa Fiorio<br />
pp. 224<br />
Bruno Mondadori, € 22,00<br />
ISBN: 9788861596283</p>
<p>Una storia del museo rigorosa, vivace e ricca di illustrazioni, che a partire dalle collezioni rinascimentali e dal loro “allestimento” giunge a indagare le tendenze più recenti, segnate dall’entrata in campo dei grandi architetti e dalle esigenze di un pubblico informato e non indifferente alle lusinghe del marketing. Con uno sguardo che privilegia la situazione italiana ma si apre ampiamente al contesto europeo e internazionale, il libro rende conto delle diverse concezioni e tipologie di museo, esplorando realtà nuove e antiche, non esclusivamente artistiche. L’autrice integra il percorso storico con un approfondimento sulle vicende della tutela in Italia e sulle principali tappe legislative, e con una riflessione sulle funzioni del museo, oggi sempre più dibattute, anche in relazione alla forte competizione con le mostre.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82850" title="comunicareimmagini" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/comunicareimmagini.jpg" alt="" width="109" height="159" />COMUNICARE CON LE IMMAGINI<br />
Carlo Branzaglia<br />
Bruno Mondadori, € 12,00<br />
ISBN: 9788861596368</p>
<p>Le arti visive e la pubblicità, il design e l’architettura, la grafica, il fumetto e il cinema realizzano immagini che sanno coniugare sensazione e cognizione. Intrecciando progressivamente analisi connesse alla teoria della percezione, studi di iconografia e simbologia, letture legate alla fenomenologia degli stili e altro ancora, il volume, in un’edizione aggiornata, si propone di costruire una sorta di “grammatica delle immagini”, utile al fruitore quanto al suo produttore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82851" title="storiagiornalismo" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/storiagiornalismo.jpg" alt="" width="126" height="184" />STORIA DEL GIORNALISMO<br />
Giovanni Gozzini<br />
pp. 368<br />
Bruno Mondadori, € 23,00<br />
ISBN: 9788861596276</p>
<p>La storia del giornalismo è la storia di una professione: la storia di uomini e donne che hanno dato vita a un nuovo mestiere, lo hanno reso autonomo da altre figure lavorative, lo hanno fatto crescere in complessità e potere sociale. Da molto tempo gli effetti di questo processo plurisecolare sono davanti agli occhi di tutti: il potere incarnato dal sistema dell’informazione è oggetto di una costante discussione civile che lo esalta o lo demonizza a seconda delle circostanze.Il panorama tracciato da Gozzini restituisce l’identità complessa e plurale della stampa che è, nello stesso tempo, libertà e diritto, industria culturale e monopolio privato, tecnologia complessa e strumento per creare consenso. Le vicende dei diversi giornalismi nazionali – dalle prime gazzette degli imperatori cinesi a Internet – vengono raffrontate tra loro per mettere in evidenza analogie e differenze, ritardi e anticipazioni, modelli e imitazioni.Questa nuova edizione è arricchita dal quadro delle più recenti trasformazioni del mondo della notizia, tra la crisi della carta stampata e le rivoluzionarie modalità di informazione condivisa del web 2.0, che hanno portato alla nascita di nuove prospettive e professionalità.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82852" title="banchettiletterari" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/banchettiletterari.jpg" alt="" width="126" height="169" />BANCHETTI LETTERARI<br />
Cibi, pietanze e ricette nella letteratura italiana da Dante a Camilleri<br />
a cura di Gian Mario Anselmi, Gino Ruozzi<br />
pp.412<br />
Carocci, € 30,00<br />
ISBN 9788843062386</p>
<p>Il libro raccoglie circa cinquanta voci dedicate ai cibi nella letteratura italiana, in cui vengono raccontati alimenti, piatti e ricette che hanno una presenza significativa nella nostra letteratura, dal pane di Dante e di Manzoni al risotto di Gadda, dalle salsicce e formaggi del paese di Bengodi del Decameron di Boccaccio al timballo di maccheroni del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Alcune voci approfondiscono particolari aspetti e momenti storici e gastronomici, come i cibi di guerra e i cibi dietetici, i cibi dei migranti e quelli polizieschi, la cucina kasher e quella futurista, legando il cibo alla cultura del tempo e all’evoluzione dei costumi. Nella ricorrenza del centenario, a sovrintendere e siglare questi banchetti letterari sono la figura di Pellegrino Artusi e la sua magistrale Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82853" title="antropologiaimmagini" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/antropologiaimmagini.jpg" alt="" width="128" height="168" />ANTROPOLOGIA DELLE IMMAGINI<br />
Hans Belting<br />
Edizione italiana a cura di Salvatore Incardona<br />
pp. 340<br />
Carocci, € 32,00<br />
ISBN 9788843060917</p>
<p>Attraverso un repertorio quanto mai vasto – dai culti funerari dell’Antico Oriente alla fotografia e alle realtà virtuali dei media –, Hans Belting prosegue con questo libro la sua riflessione su una storia dell’immagine che sia in grado di emanciparsi dalle coordinate della storia dell’arte. Nel seguire il delinearsi della storia culturale del corpo, e parallelamente della percezione dell’attività corporea, Belting offre così al lettore il primo vero approccio antropologico allo studio diacronico dell’immagine.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82854" title="modernitaitaliana" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/modernitaitaliana.jpg" alt="" width="128" height="171" />MODERNITA&#8217; ITALIANA<br />
Cultura, lingua e letteratura dagli anni settanta a oggi<br />
a cura di Andrea Afribo, Emanuele Zinato<br />
pp. 328<br />
Carocci, € 27,00<br />
ISBN 9788843061495</p>
<p>Il volume analizza da diverse angolature disciplinari alcuni dei più rilevanti fenomeni culturali della storia italiana recente, a partire dalla famigerata &#8220;mutazione antropologica&#8221; degli anni settanta fino ai nostri &#8220;anni Zero&#8221;. I sei autori, intrecciando analisi dei temi, dei contesti socio-culturali e delle forme, rispondono in altrettanti capitoli alle seguenti domande. Come cambia e com’è cambiata la lingua degli italiani? Quale pensiero filosofico dopo il Sessantotto? Ai tempi dell’audience e del marketing è ancora possibile un dialogo tra editoria e critica? E il romanzo e la poesia (la canzone), dopo la grande stagione del Novecento &#8220;aureo&#8221;, sono solo merce di scarto, racconti d’appendice, relitti di storia postuma o postmoderna? Oppure ancora pretendono di essere, senza veli nostalgici o complessi d’inferiorità, lo specchio critico di una nuova storia e di un nuovo mondo?</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82855" title="sociologialifestyles" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/sociologialifestyles.jpg" alt="" width="125" height="171" />SOCIOLOGIA DEI LIFESTYLES<br />
Luigi Berzano, Carlo Genova<br />
pp. 320<br />
carocci, € 28,00<br />
ISBN 9788843060306</p>
<p>Lifestyles come forme sociali, ovvero come modelli di azione attraverso i quali gli individui dicono, a sé stessi e agli altri, chi sono, a chi si sentono simili, da chi si vogliono distinguere, trovando un senso unitario per il proprio agire. I lifestyles sono peculiari della società di oggi, in cui spesso non sono più i valori, le ideologie e neppure la posizione sociale a spiegare il comportamento degli individui, ma sono invece i gusti, le sensibilità, gli interessi personali. A partire da una ricostruzione delle tradizioni di ricerca sugli stili di vita e sulle subculture, il volume presenta un nuovo modo di guardare la realtà che ci circonda, al centro del quale sono le pratiche, quelle azioni che ciascuno mette in atto ogni giorno, apparentemente banali e invece dense di significati.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82856" title="electricalbanana" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/electricalbanana.jpg" alt="" width="159" height="176" />ELECTRICAL BANANA<br />
Masters of Psychedelic Art<br />
Norman Hathaway, Dan Nadel<br />
Introduzione di Paul McCartney<br />
pp. 208<br />
Damiani Editore, € 29.00<br />
ISBN: 978 88 6208 204 4</p>
<p>Electrical Banana. Masters of Psychedelic Art di Norman Hathaway e Dan Nadel, ripercorre la storia della cultura psichedelica, straordinario fenomeno musicale e artistico nato a metà degli anni ‘60 nella West Coast californiana. Il libro si apre con un’intervista a Paul McCartney rilasciata agli autori e raccoglie testimonianze e contributi dei principali esponenti del movimento, corredate da numerose immagini, molte delle quali inedite. Rispetto all’immaginario psichedelico precedentemente diffuso, Electrical Banana. Masters of Psychedelic Art propone un’interpretazione innovativa e rivoluzionaria. Sono sette gli artisti protagonisti selezionati dai due autori per raccontare la “rivoluzione psichedelica”: l’eclettica artista olandese Marijke Koger, celebre per aver disegnato alcuni vestiti per i Beatles; Mati Klarwein, visionario illustratore e autore della magnifica copertina Bitches Brew di Miles Davis; l’artista di culto giapponese Keiichi Tanaami, autore di straordinari poster psichedelici; Heinz Edelmann illustratore tedesco e art director del film d’animazione Yellow Submarine del 1968; il celebre artista e designer giapponese Tadanori Yokoo; Dudley Edwards indiscusso protagonista della scena rock londinese e infine l’enigmatico artista australiano Martin Sharp, autore della copertina dell’album Disraeli Gears dei Cream e di splendide grafiche apparse sulle riviste underground più in voga in quel periodo.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82857" title="diceilezioni" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/diceilezioni.jpg" alt="" width="135" height="187" />DIECI LEZIONI SULL&#8217;ITALIA CONTEMPORANEA<br />
Da quando non eravamo ancora nazione&#8230;a quando facciamo fatica a rimanerlo<br />
Mario Isnenghi<br />
pp. 220<br />
Donzelli, € 18,50<br />
EAN: 9788860366641</p>
<p>Si può raccontare, in dieci lezioni, il «succo» di 150 anni di storia del nostro paese? Lo si può fare in modo facile, gustoso, accessibile, suscitando la curiosità e l’interesse del lettore, senza nulla perdere in fatto di precisione e di rigore? Un grande storico, Mario Isnenghi, raccoglie la sfida. Non accetta il pregiudizio per cui solo i giornalisti possano farsi capire dal grande pubblico, quando raccontano di storia. Non gli piace l’idea che gli storici abbiano bisogno di «supplenti». Perciò dopo tanti libri di ricerca, pensati soprattutto per i suoi colleghi studiosi, giunto al termine della sua prestigiosa carriera di docente, decide &#8211; insieme con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, e con altre prestigiose istituzioni &#8211; di raccontare con brio e con passione dieci momenti essenziali, dieci questioni decisive del nostro passato, da quando non eravamo ancora una nazione a&#8230; quando ci sono forti dubbi che lo siamo ancora e per davvero.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82858" title="vestiario" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/vestiario.jpg" alt="" width="131" height="205" />VESTIARIO/BESTIARIO<br />
Abiti per animali dalla collezione di Vladimir Radunsky con i suoi appunti e i suoi disegni<br />
Con una lettera di Juan-Rafael, coniglio-sarto boliviano e una nota di Mikhail Baryshnikov, ballerino, amico degli animali. Traduzione di Bianca Lazzaro.<br />
pp. 24<br />
Donzelli, € 16,00<br />
ISBN  9788860366726</p>
<p>Le pantofole di seta di Babar, il Re degli Elefanti, la cravatta di Chuck la Giraffa, l’abito da sposa con tanto di strascico di Matilda l’Anaconda, la livrea di astrakan del Piccione portiere dell’Hotel Ritz di Parigi… Ma allora è proprio vero che gli animali vanno in giro vestiti come noi umani!<br />
Non è solo un’invenzione dei libri per bambini!<br />
A giudicare dalla stramba e rara collezione di Radunsky, un bizzarro giramondo che rimbalza da Parigi a Londra, dalla Bolivia alla savana, dal Congo a Madras, per far visita ai suoi amici animali, si direbbe proprio di sì. Di ritorno da ogni viaggio, infatti, Radunsky ha riportato a casa un capo di vestiario che i suoi amici gli hanno regalato o che hanno scordato qua e là, e che lui ha raccattato, per via di quella sua mania di collezionare. Ecco perché ogni pezzo della collezione ha una sua storia, spesso stramba, che Radunsky ha appuntato nel suo taccuino di viaggio. Il gioco e la finzione su cui Vladimir Radunsky costruisce il suo nuovo libro è un omaggio alla secolare tradizione dei libri illustrati per ragazzi, inaugurata da Grandville e onorata da centinaia di grandi artisti e illustratori: quella di vestire gli animali come gli uomini.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82859" title="storiafoto" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/storiafoto.jpg" alt="" width="129" height="185" />STORIA CULTURALE DELLA FOTOGRAFIA ITALIANA<br />
Russo Antonella<br />
pp. 400<br />
Einaudi, € 35,00<br />
Ean: 9788806203177</p>
<p>Gli ultimi settantanni della fotografia italiana, 150 fotografi, più di 200 fotografie, molte delle quali inedite. L&#8217;analisi storica delle vicende, delle mostre, delle varie scuole, delle agenzie, dei periodici, cataloghi e pubblicazioni specialistiche che nacquero a partire dagli anni della ricostruzione del nostro Paese. Un quadro esaustivo, che analizza le opere dei maggiori fotografi italiani, le principali associazioni, la discussione teorica, i temi nodali della storia della fotografia italiana e il suo peculiare apporto a quella internazionale. Un&#8217;opera accuratamente documentata, ricca di testimonianze dirette di fotografi e storici. Un testo di grande sussidio per chiunque studi, collezioni o si interessi di fotografia e cultura delle arti visive. L&#8217;opera offre anche un&#8217;aggiornata bibliografia sui fotografi, così come sulle associazioni e i gruppi fotografici italiani.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82860" title="artielumi" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/artielumi.jpg" alt="" width="128" height="207" />LE ARTI E I LUMI<br />
Pittura e scultura da Piranesi a Canova<br />
Barroero Liliana<br />
pp. 250<br />
Einaudi, € 28,00<br />
EAN: 9788806205775</p>
<p>Nel secolo appena trascorso questo periodo è stato oggetto di studi che ne hanno proposto molteplici letture, dalle quali è scaturita la fortunata definizione di Neoclassicismo applicata all&#8217;arte che dal Settecento maturo risvolta nel primo Ottocento, in un rinnovato rapporto con la classicità. Le ricerche dell&#8217;ultimo decennio hanno tuttavia messo in discussione, grazie a una migliore conoscenza dei protagonisti di quegli anni fondamentali per l¿arte europea, tale sistema storiografico.<br />
Le Arti e i Lumi privilegia la diretta lettura dei testi figurativi e letterari del tempo, rispetto all&#8217;impianto prevalentemente teorico che finora ha caratterizzato gli studi sul periodo. Ne costituiscono tema centrale i dipinti e le sculture interpretati nel contesto delle idee e degli scritti degli artisti stessi, impegnati a rivendicare un ruolo maggiormente incisivo rispetto a quello loro riconosciuto dai ceti intellettuali. Osservatorio privilegiato è la piú sovrannazionale di tutte le capitali, Roma, crocevia d&#8217;Europa come era definita dai contemporanei e che nella piú aggiornata storiografia ha recuperato il suo ruolo di protagonista.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82861" title="storiajazz" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/storiajazz.jpg" alt="" width="150" height="204" />NUOVA STORIA DEL JAZZ<br />
Alyn Shipton<br />
pp. 1180<br />
Einaudi,€ 50,00<br />
EAN: 9788806204969</p>
<p>Le storie del jazz, si sa, rappresentano un terreno infido: difficile maneggiare una materia enormemente vasta, scandirne con esattezza i percorsi e le svolte, metterne in luce i movimenti principali e secondari, quando non sotterranei e carsici; dare il giusto peso a ciascun musicista, rischiando la sovraesposizione per alcuni e la semplice citazione per altri, quando non addirittura il silenzio; tenere il passo con l&#8217;evoluzione delle metodologie di ricerca; raccontare le lingue e le scuole nazionali nate in tutto il mondo, soprattutto in Europa; trovare una lingua accessibile, tempi e modi della narrazione che non si nascondano dietro il gergo tecnico, riuscendo a comunicare al lettore fatti e concetti complessi con la massima linearità.<br />
Fin dal suo primo apparire, all&#8217;inizio del nuovo secolo, Nuova storia del jazz di Alyn Shipton ha segnato uno spartiacque: d&#8217;improvviso, tutte le storie precedenti, rispettabili e spesso prestigiose, sono di colpo invecchiate. Ciò che fa di questo libro il piú importante studio in circolazione, e rende la traduzione italiana un evento editoriale, è la potente attrezzatura metodologica: agendo pazientemente e minuziosamente sulle fondamenta dei fatti e delle storie, scavando e rintracciando elementi tali da poter, con cognizione di causa e saldezza scientifica, imporre una nuova visione d&#8217;insieme a una materia lavica e debordante, Shipton offre una ricostruzione storica impareggiabile, nel senso di una innovativa sistemazione di dati e fatti, interpolati all&#8217;interpretazione di vicende umane e stilistiche, capace di scavalcare steccati ideologici, certe vecchie letture ormai infeltrite, schemi di riferimento calcificati. Completano il volume un glossario, che per dimensioni è un vero e proprio manualetto di jazz, e una riflessione in forma di saggio su un secolo di jazz italiano, curati da Vincenzo Martorella.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82863" title="feltrinelli" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/feltrinelli.jpg" alt="" width="118" height="172" />I FELTRINELLI<br />
Storia di una dinastia imprenditoriale (1854-1942)<br />
Luciano Segreto<br />
pp. 504<br />
Feltrinelli, € 28,00<br />
EAN: 9788807111150</p>
<p>Ai più giovani il nome Feltrinelli evoca anzitutto una catena di librerie e poi la casa editrice che pubblica libri di successo, soprattutto di narrativa. Per le generazioni meno giovani il nome è associato ad alcuni grandi casi editoriali, nonché a un drammatico evento storico, la morte del fondatore della casa editrice, Giangiacomo Feltrinelli, nel 1972. Questo libro non si occupa di quella Feltrinelli e accenna appena a Giangiacomo. Si arresta infatti alla Seconda guerra mondiale, quando la famiglia Feltrinelli era unanimemente considerata una delle più importanti del capitalismo italiano…</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82864" title="paesaggiobenessere" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/paesaggiobenessere.jpg" alt="" width="136" height="201" />PAESAGGIO E BENESSERE<br />
Enrico Anguillari , Viviana Ferrario , Elena Gissi , Emanuel Lancerini<br />
pp. 160<br />
Franco Angeli, € 21,00<br />
ISBN: 9788856844740</p>
<p>La Convenzione Europea del Paesaggio afferma che &#8220;il paesaggio rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale, e che la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione comportano diritti e responsabilità per ciascun individuo&#8221;.<br />
La condizione dello &#8220;star bene&#8221; allude ad un vasto complesso di circostanze, anche fisico-spaziali, significative per la ricerca di possibili approcci, metodi e pratiche atte a raggiungere una migliore abitabilità della città e del territorio. La qualità del paesaggio, assieme alla qualità degli spazi e della vita nello spazio, può ricoprire un ruolo determinante nella costruzione dei presupposti per un maggiore benessere della società.<br />
Il paesaggio percepito dalle popolazioni, le sue relazioni con le condizioni di vita e la salute degli abitanti, il progetto di paesaggio come mezzo per la messa in sicurezza del territorio, la gestione dei processi di produzione di paesaggio come strumento per creare valore aggiunto all&#8217;economia dei luoghi, sono i temi rispetto ai quali questo libro, pensato per coloro che si occupano di territorio nelle sue molteplici declinazioni, propone una riflessione critica sull&#8217;idea di benessere, intrecciando contributi di studiosi di diverse discipline.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82865" title="fabbriche" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/fabbriche.jpg" alt="" width="136" height="199" />FABBRICHE D&#8217;ITALIA<br />
L&#8217;architettura industriale dall&#8217;Unità alla fine del Secolo breve<br />
Roberto Parisi<br />
pp. 272<br />
Franco Angeli, € 32,00<br />
ISBN: 9788856836776</p>
<p>Raramente la fabbrica dello storico dell&#8217;architettura coincide con quella dello storico dell&#8217;industria e con non poche resistenze i rispettivi racconti interagiscono con lo spazio storico delle macchine, dei processi produttivi, della vita dei lavoratori e degli imprenditori, come del loro ambiente di appartenenza, naturale e antropico. Tuttavia, oggi, alcune delle questioni che pone il mercato globale del lavoro e che appaiono così profondamente &#8220;nuove&#8221; e &#8220;diverse&#8221; rispetto al passato invitano a guardare alla storia delle fabbriche d&#8217;Italia con un&#8217;ottica multidisciplinare e con un approccio più disincantato, sollecitando una lettura del Secolo breve a partire da una porzione significativa di quel &#8220;lungo Ottocento&#8221; delineato da Eric Hobsbawm.<br />
Questo libro propone l&#8217;architettura della fabbrica come una possibile chiave di lettura della storia dell&#8217;Italia industriale.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82866" title="socialadvertising" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/socialadvertising.jpg" alt="" width="133" height="195" />SOCIAL ADVERTISING<br />
Campagne pubblicitarie per un mondo migliore<br />
Emanuele Gabardi<br />
pp. 176<br />
Franco Angeli, € 21,00<br />
ISBN: 9788856841602</p>
<p>Non c&#8217;è dubbio che lavorare sulle campagne sociali sia di forte stimolo per i pubblicitari, come dimostrano gli scritti degli autori di questo libro e come sanno del resto coloro che conoscono il mondo delle agenzie di pubblicità. Non sempre si tratta di puro altruismo o di particolare sensibilità, ma non è difficile provare empatia per chi soffre a causa di malattie, disastri naturali o perché privato della libertà di parola. Anche perché queste cose sono successe, succedono e possono succedere anche nel nostro relativamente tranquillo Belpaese.<br />
Le campagne sociali hanno anche aumentato (o dovrebbero averlo fatto) la sensibilità dell&#8217;uomo comune, sia pur su alcuni temi più che su altri. E quando non sono riusciti a farlo significa che erano campagne sbagliate oppure che non hanno trovato lo humus adatto.<br />
Le campagne presentate nel libro spaziano tra numerosi temi: dalla sicurezza stradale a quella sul lavoro, dalla difesa dell&#8217;ambiente alle malattie, dalla droga alla violenza contro le donne, dalla donazione degli organi all&#8217;assistenza agli anziani, dalla pena di morte alla fame.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82868" title="teoriaromanzo" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/teoriaromanzo.jpg" alt="" width="132" height="186" />TEORIA DEL ROMANZO<br />
G. mazzoni<br />
pp. 416<br />
Il Mulino, € 28,00<br />
ISBN: 978-88-15-23386-8</p>
<p>Il romanzo è la più importante tra le arti occidentali, quella che raffigura la totalità della vita o, come è stato detto, l&#8217;ammiraglia che la letteratura schiera contro il pensiero sistematico, contro la scienza e contro la filosofia. Negli ultimi duecento anni nessun&#8217;altra forma estetica ha ispirato così tanti saggi critici e riflessioni o ha contribuito in maniera così profonda a trasmettere modelli di comportamento e idee della vita sociale. Grazie al romanzo, la letteratura occidentale ha allargato il raggio dei propri temi e delle proprie possibilità, e soprattutto è riuscita nell&#8217;impresa di narrare l&#8217;esistenza delle persone comuni. Quasi cento anni dopo il saggio omonimo di Lukács, questo libro propone un&#8217;interpretazione complessiva del romanzo come fenomeno culturale e come genere letterario, come segno e sintomo della condizione moderna.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82869" title="festivalefunerali" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/festivalefunerali.jpg" alt="" width="148" height="205" />FESTIVAL E FUNERALI<br />
Dai costumi ai malcostumi. Una storia italiana<br />
Natalia Aspesi<br />
pp. 456<br />
Il Saggiatore, € 16,50<br />
ISBN 9788842816539</p>
<p>Si può fare così la storia d’Italia. Scoprendo ogni giorno il fatto che accade. Sedendo in prima fila e guardandosi intorno. Ascoltando. Catturando. Registrando gli eventi quotidiani con gli occhi curiosi della cronista ironica. Raccontando, attraverso i suoi occhi e la sua mano, una storia, scritta al presente, che diventa Storia. Una storia italiana. Una storia italiana fatta di stelle che splendono, spendono, spandono e si spengono. Divi che fioriscono, sfioriscono, appassiscono; si sposano, sperano, si disperano. Donne che fanno le maestre, le commesse, le operaie. Una storia italiana. L’Italia della moda. Delle gonne che si accorciano, si allungano, si stringono, soffocano il ginocchio, lo liberano. Dei corpi. Dei seni che si gonfi ano, si sgonfi ano, si nascondono nei push up. Dei visi angelicati, indemoniati, plastifi cati. Delle sfilate. C’è silenzio lì, tra la folla. Tutti aspettano le modelle, con i loro abiti. Tutti aspettano di sapere come dovranno vestirsi, trasformarsi, camminare domani, oggi pomeriggio. Tra un’ora. Sfi lano in passerella le modelle. C’è silenzio sacrale. C’è l’applauso finale. Allora: saremo tutti vestiti di viola. Sfilano, tra queste pagine, grandi attori, attorucoli e comparse. Rockstar, stilisti e affaristi. Ereditiere di Milano, contadine di Ravenna e domestiche di Genova. Le lunghe estati calde in Riviera, gli amori nascosti, gli amori annunciati, gli amori finiti. Nuovi politici, con vizi privati e senza pubbliche virtù. L’Italia delle feste, dei festival e dei funerali. Della moda e della politica. Del costume e del malcostume. C’è anche questo, in questi Festival e funerali: il malcostume. Alla prima riga del libro, Luchino Visconti; all’ultima riga, Fabrizio Corona. Una storia italiana. Una storia che ci fa ridere e indignare, mostrandoci – attraverso gli occhi curiosi di una cronista ironica – come eravamo, come siamo, come siamo diventati.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82870" title="gestionepiani" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/gestionepiani.jpg" alt="" width="138" height="179" />LA GESTIONE DEI PIANI URBANISTICI<br />
Perequazione, accordi, incentivi<br />
prefazione di Roberto Camagni<br />
pp. 232<br />
Marsilio, € 14.00<br />
ISBN: 978-88-317-0957-6</p>
<p>Gestire la trasformazione della città significa organizzare una nuova relazione tra pubblica amministrazione e soggetti privati. Strumenti come la perequazione urbanistica, gli accordi di partenariato e gli incentivi premiali hanno trasformato alla radice l&#8217;idea di pianificazione. L&#8217;accordo si sostituisce all&#8217;azione coercitiva, l&#8217;imposizione si trasforma in intesa. Il negoziato non rappresenta più un&#8217;eccezione quanto il modo in cui si costruisce il futuro della città mediante il consenso di cittadini e portatori di interessi nel quadro di regole urbanistiche ed economiche fissate dalla comunità.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82871" title="farelibri" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/farelibri.jpg" alt="" width="148" height="196" />FARE I LIBRI<br />
Dieci anni di grafica in casa editrice<br />
Riccardo Falcinelli<br />
pp. 120<br />
Minimum Fax, € 15,00<br />
ISBN: 978-88-7521-380-0</p>
<p>Chi l’ha detto che un libro non si giudica dalla copertina? In realtà la veste grafica è una parte importantissima di ogni progetto editoriale: la scelta dei colori, delle illustrazioni, dei caratteri di stampa, la disposizione dei testi all’esterno e all’interno connotano fortemente il libro, possono decretarne il successo o l’insuccesso, e senz’altro contribuiscono a creare la riconoscibilità di un editore.<br />
Con questo volume minimum fax vuole accompagnare i suoi lettori in una visita guidata all’interno dell’«officina» dove si mette a punto il look dell’oggetto-libro: non solo l’art director, ma tutte le figure coinvolte nel lavoro editoriale raccontano in prima persona dieci anni di sviluppo della veste tipografica e dell’immagine coordinata della casa editrice. Spiegano i problemi affrontati e le soluzioni trovate, i criteri di politica editoriale che hanno guidato ogni singola scelta, gli espedienti tecnici che hanno funzionato meglio e – perché no? – anche gli errori di percorso.<br />
È la storia illustrata di un decennio di attività creativa e di scambio di idee, la celebrazione della passione e della cura artigianale indispensabili per fare i libri; ma anche un utile strumento per chi voglia addentrarsi, da studioso o da profano, nell’affascinante universo del book design.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82872" title="informationis" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/informationis.jpg" alt="" width="130" height="167" />INFORMATION IS BEAUTIFUL<br />
Mccandless David<br />
pp. 260<br />
Rizzoli, € 19,90<br />
EAN: 9788817052337</p>
<p>Sempre di più, sulle riviste come sui quotidiani, l&#8217;informazione si giova di supporti grafici per chiarire il proprio messaggio. Da &#8220;Wired&#8221;, che ne ha fatto il proprio marchio, fino ai grandi quotidiani (&#8220;The Guardian&#8221; come &#8220;La Repubblica&#8221;), quella che oggi prende il nome di infografica sta conquistando spazi, sulle pagine così come nel nostro immaginario. Per la prima volta, David McCandless, uno dei massimi designer dell&#8217;informazione, propone una raccolta dei suoi lavori attraverso i quali notizie, statistiche e informazioni sul mondo che ci circonda diventano una forma innovativa e soprendente di design e, allo stesso tempo, ci rivelano come mai prima aspetti sorprendenti della realtà.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82874" title="museoimmaginato" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/museoimmaginato1.jpg" alt="" width="111" height="157" />IL MUSEO IMMAGINATO<br />
Philippe Daverio<br />
pp. 288<br />
Rizzoli, € 35,00<br />
EAN: 9788817052238</p>
<p>Guidato dalla sua curiosità e dal suo gusto personalissimo, in questo libro Daverio racconta alcuni capolavori dell&#8217;arte di tutti i tempi, che costituiscono la sua collezione ideale, guidandone la lettura con brevi testi folgoranti e dettagli messi in evidenza. Il primo vero libro illustrato del conduttore di &#8220;Passepartout&#8221;.</p>
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<p><img class="alignleft size-full wp-image-82876" title="lezionidarte" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/lezionidarte.jpg" alt="" width="122" height="170" />LEZIONI D&#8217;ARTE <br />
Attilio Bertolucci <br />
pp. 288<br />
Rizzoli, € 35,00<br />
ISBN: 17053440</p>
<p>Le Lezioni d’arte di Attilio Bertolucci, pubblicate sul periodico “Il Gatto Selvatico”, edito da eni negli anni dal 1955 al 1965, e pubblicate integralmente in questo volume, costituiscono una sorta di piccolo tesoro per la storia dell’arte italiana.<br />
In brevi saggi illustrati l’autore traccia le linee portanti ed essenziali di epoche storiche ed esperienze artistiche dall’antichità ai nostri giorni a partire dalla sua esperienza di insegnante di storia dell’arte e di collaboratore di Roberto Longhi.<br />
Muovendosi tra storia, scienza dell’arte, ricerca ed estro individuale, nel segno delle ragioni dell’uomo e della poesia, Bertolucci parla della nascita di un genere o di una tendenza, mostra i nodi cruciali, le connessioni e le distanze fra le esperienze artistiche e disegna una mappa, non dettagliata, ma certamente esauriente, dei tempi e delle correnti, per giungere ogni volta all’essenza stessa degli artisti e delle loro opere.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-82877" title="affreschicastellomanta" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/affreschicastellomanta.jpg" alt="" width="160" height="191" />GLI AFFRESCHI DEL CASTELLO DELLA MANTA<br />
Allegoria e teatro<br />
Romano Silva<br />
pp. 120<br />
Silvana Editoriale, € 30,00<br />
EAN: 9788836621897</p>
<p>Nel Castello della Manta, presso Saluzzo, un ciclo di affreschi realizzato nel primo quarto del XV secolo corre ininterrotto per circa quaranta metri sui quattro lati della sala baronale. Il visitatore attento, oltre ad ammirare la grande qualità degli affreschi, si pone senza dubbio una domanda cui finora non sono state date esaurienti risposte: si tratta di una serie di episodi isolati o di un complesso coerente d’immagini? L’analisi dettagliata del programma iconografico esposta in questo volume dimostra che ci troviamo di fronte a un’allegoria della vita, a una vera e propria “moralité”, spettacolo teatrale assai diffuso in Francia tra XIV e XV secolo. L’allegoria non s’ispira soltanto, come è stato spesso ripetuto, al “Livre du Chevalier Errant”, poema scritto da Tommaso III, marchese di Saluzzo, ma anche ad altre opere appartenenti alla sua biblioteca, tra cui spicca in particolare il “Roman de Fauvel”, di cui è ancora conservato nella Bibliothèque nationale di Parigi lo splendido manoscritto miniato un tempo posseduto dal marchese. La campagna fotografica, appositamente realizzata per questa pubblicazione, consente al lettore una visita “virtuale” della sala baronale, di cui potrà osservare ogni dettaglio.</p>
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		<title>Roberto Cecchi: identikit di un Sottosegretario</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 11:32:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Beni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Management]]></category>
		<category><![CDATA[MiBAC]]></category>
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		<description><![CDATA[Il nome di Roberto Cecchi, appena nominato Sottosegretario ai Beni Culturali dal neo governo Monti, non è nuovo negli ambienti culturali e amministrativi. Già Direttore Generale per i beni storico-artistici del MiBAC, Cecchi è stato inoltre Commissario straordinario per le aree archeologiche di Roma e Ostia e di Napoli ricoprendo negli anni svariati incarichi nazionali e internazionali...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-82682" title="cecchi" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/cecchi.jpg" alt="" width="398" height="240" />Il nome di <strong>Roberto Cecchi</strong>, appena <strong>nominato Sottosegretario ai Beni Culturali dal neo governo Monti</strong>, non è nuovo negli ambienti culturali e amministrativi. Dopo il <strong>presunto ottenimento della carica da parte dell&#8217;ex assessore alla cultura di Roma, Umberto Croppi</strong>, è invece Cecchi ad accapararsi il titolo.<br />
Cecchi, infatti, fin dal 1977, anno della sua laurea in architettura a Firenze, si è interessato di restauro, metodi conservativi e tutela del patrimonio culturale arrivando a ricoprire la carica di <strong>Segretario Generale del MiBAC.</strong><br />
<strong>Nato a Firenze il 5 maggio del 1949</strong>, è formalmente un architetto ma le nomine ricevute negli anni lo hanno portato a gestire ben più alte responsabilità: nel biennio ’94-’95 viene nominato Soprintendente per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici della Calabria, dal 1997 al 2001 è a capo invece della stessa Soprintendenza ma a Venezia, luogo in cui prende parte alla commissione per la ricostruzione del Teatro La Fenice.<br />
Da qui in poi, è tutto un proseguire di investiture e responsabilità: <strong>dal 2001 al 2007 guida la Direzione Generale per i Beni Architettonici e Paesaggistici</strong> e nel 2008 (dopo la riorganizzazione degli uffici MiBAC) assume la Direzione Generale per i beni architettonici, storico-artistici ed etnoantropologici che oggi accorpa anche le arti contemporanee e il paesaggio (passata nel 2010 all&#8217;arch. Antonia Pasqua Recchia).<br />
Cecchi è stato inoltre <strong>Commissario straordinario delle aree di Roma e Ostia antica e di Napoli.</strong><br />
Oltre agli incarichi nazionali il 61enne Cecchi è stato insignito anche di numerosi titoli internazionali: ha fatto parte del gruppo di lavoro sino-italiano per il progetto di cooperazione culturale per la conservazione del Padiglione Tahie a Pechino e collabora con le autorità iraniane per la ricostruzione di Bam, città distrutta dal sisma del 26 dicembre 2003.<br />
Per quanto riguarda le sue collaborazioni editoriali e scientifiche, è attualmente inserito nel consiglio scientifico della rivista “Arkos. Scienza e restauro” ed è direttore responsabile di “Scienza e Beni Culturali”.</p>
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		<title>Crescita e creazione di valore: istruzioni per l’uso</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 11:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Rossi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Creative Management]]></category>
		<category><![CDATA[Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura d'Impresa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza]]></category>
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		<category><![CDATA[Management]]></category>
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		<description><![CDATA[“Le imprese italiane devono crescere” E’ questa una tra le frasi più citate nei dibattiti economici in Italia degli ultimi anni. La dimensione media dell’impresa italiana è effettivamente minore rispetto agli altri Paesi Europei e, secondo molti, crescere è divenuto indispensabile per rimanere competitivi nelle filiere internazionali. Tuttavia, oltre a strategie di crescita vincenti
esistono situazioni, in cui le operazioni di crescita comportano una perdita di valore per le imprese: Alla luce di tutto ciò diventa rilevante andare oltre a quella che è stata definita da alcuni “growth ideology” (Steffens, Davidsson e Fitzsimmons, 2009) per aumentare la consapevolezza di quali siano le modalità e i fattori che possono tradurre un percorso di crescita
in un fatto positivo per la vita di un’impresa.

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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-82510" title="crescitapmi" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/crescitapmi.jpg" alt="" width="371" height="256" />“Le imprese italiane devono crescere”.</strong> E’ questa una tra le frasi più citate nei dibattiti economici in Italia degli ultimi anni. La dimensione media dell’impresa italiana è effettivamente minore rispetto agli altri<strong> Paesi Europei</strong> e, secondo molti, crescere è divenuto indispensabile per rimanere competitivi nelle filiere internazionali. Per questi motivi, la crescita è considerata una notizia positiva e, non a caso, sono molti gli studi empirici che hanno misurato e valutato la<strong> performance delle imprese</strong> in base al livello di crescita. Tuttavia, oltre a strategie di crescita vincenti esistono situazioni, documentate, in cui le<strong> operazioni di crescita</strong> comportano una<strong> perdita di valore per le imprese</strong>: acquisizioni mal ponderate, investimenti con un eccessivo utilizzo della leva finanziaria e strutture organizzative inadeguate allo sviluppo dimensionale sono aspetti che rischiano di peggiorare la performance dell’impresa.<br />
Inoltre, diversi approcci teorici sottolineano come la crescita rappresenti una <strong>fase di “instabilità&#8221; nella vita aziendale</strong> in cui si possono verificare difficoltà e complessità gestionali. Tuttavia, nonostante la presenza di questi fattori potenzialmente negativi, la crescita è spesso considerata in modo “acritico” un fenomeno unicamente positivo. Alcuni, in risposta a questa osservazione, potrebbero sostenere che la crescita sia di per sé un fatto positivo, alla base dello spirito imprenditoriale e necessaria per aumentare le possibilità di sopravvivenza dell’impresa. Alla luce di tutto ciò diventa rilevante andare oltre a quella che è stata definita da alcuni<strong> “growth ideology”</strong> (Steffens, Davidsson e Fitzsimmons, 2009) per aumentare la consapevolezza di quali siano le modalità e i fattori che possono tradurre un percorso di crescita in un fatto positivo per la vita di un’impresa.</p>
<p><strong>Il quadro di riferimento</strong></p>
<p>Il tema della crescita delle <strong>Piccole e Medie Imprese</strong> (d’ora in avanti PMI) è quanto mai attuale soprattutto nel contesto italiano. È noto che il sistema produttivo italiano si caratterizza per una forte presenza di PMI, molto spesso clusterizzate in distretti industriali e specializzate in settori tradizionalmente considerati maturi (Piore e Sabel, 1984; Becattini et al. 2003). Secondo dati <strong>Eurostat</strong> in <strong>Italia</strong> il <strong>94,5% delle imprese</strong> ha<strong> meno di 9 dipendenti</strong>, il <strong>4,9% impiega tra i 10 e i 49 dipendenti</strong>, lo <strong>0,5%</strong> impiega un <strong>numero di dipendenti compreso tra 50 e 249</strong>, mentre solo lo <strong>0,1% delle imprese</strong> ha <strong>più di 250 dipendenti</strong>.<br />
La forte presenza di PMI è tuttavia un dato comune ai maggiori paesi industrializzati. In <strong>Germania e Francia</strong> per esempio, le imprese<strong> fino a 9 dipendenti</strong> rappresentano rispettivamente <strong>l’83%</strong> e il <strong>92,1%</strong> mentre le imprese <strong>fino a 49 dipendenti</strong> rispettivamente il<strong> 97,2%</strong> e il <strong>98,7%</strong> del totale. Pertanto, ciò che differenzia l’Italia è la forte concentrazione di imprese sotto i 49 dipendenti e in particolare sotto i 9 e la conseguente minore presenza di medie e grandi imprese.<br />
Se intendiamo per medie imprese quelle con un numero di dipendenti compreso <strong>tra 50 e 249</strong>, l’incidenza in Italia è meno della metà rispetto alla media europea e meno di un quarto rispetto alla sola Germania.<br />
Queste caratteristiche hanno iniziato a manifestare tutti i loro limiti in corrispondenza dell’<strong>aumento della competizione internazionale</strong> nei settori di specializzazione dell’Italia a partire <strong>dagli anni Novanta</strong>. È infatti in questo periodo che inizia un percorso caratterizzato dall’abbassamento di molte barriere doganali e un più diffuso utilizzo di nuove tecnologie dell’informazione e delle comunicazione.<br />
La cosiddetta<strong> globalizzazione</strong> e la diffusione dell’<strong>information technology</strong> hanno favorito l’emergere della competizione dei paesi in via di sviluppo (che possono contare su una dotazione di risorse a “buon mercato”). Questo ha portato con sé minacce alla posizione competitiva delle imprese dei paesi sviluppati ma anche opportunità di internazionalizzazione, di innovazione e <strong>“nuovi” modelli di business</strong> anche in settori tradizionalmente considerati maturi (Baden-Fuller, 1994; Camuffo et al. 2008). Le trasformazioni dell’ambiente competitivo hanno creato la necessità di un “nuovo” adattamento delle organizzazioni e delle imprese in particolare. Molte ricerche indicano nell’aumento della <strong>dimensione media delle imprese</strong> uno dei modi attraverso cui mantenere il fit con l’ambiente esterno (Ufficio Studi Mediobanca e Centro Studi Unioncamere, 2010). I dati sulla dimensione media delle imprese italiane non lasciano dubbi sulla necessità di crescere, tuttavia il tema va affrontato mettendone in luce tutte le sue peculiarità.</p>
<p><strong>Un’ideologia della crescita?</strong></p>
<p>Esistono certamente valide ragioni per crescere e per rendere la crescita un percorso profittevole. Alcune tra queste sono (Sicca, 2001; Davidsson, Steffens e Fitzsimmons, 2009): il raggiungimento di una <strong>scala minima efficiente</strong> tale per cui dal punto di vista produttivo si possano ottenere dei benefici di costo traducibili in una migliore profittabilità; il raggiungimento di una<strong> massa critica</strong> tale per cui si possa ottenere una posizione di rilievo nel settore di riferimento; l’<strong>aumento del potere contrattuale</strong> verso clienti e fornitori; la possibilità tramite processi di internazionalizzazione di allargare il mercato di riferimento; <strong>economie di scala, di raggio d’azione, di complementarietà, di integrazione manageriale</strong>.<br />
Va tuttavia tenuto conto che la crescita è un fenomeno relativo, multidimensionale e complesso e i cui benefici possono talvolta essere controbilanciati da <strong>criticità strategiche e difficoltà manageriali</strong>. La crescita è un fenomeno relativo in quanto la dimensione di un’impresa si può ritenere appropriata solo in relazione alle caratteristiche del settore di riferimento. Se il settore è popolato da grandi imprese, presenta bassi tassi di crescita e una tecnologia consolidata e stabile, un’impresa<br />
potrebbe non avere una massa critica sufficiente per competere, seppur “grande” secondo i criteri occupazionali.<br />
La crescita è in secondo luogo un <strong>fenomeno multi-dimensionale</strong>, influenzato da molti fattori e suscettibile di valutazioni diverse tanto sul significato stesso del termine quanto sul concetto di performance ad essa collegato. Le imprese possono crescere facendo ricorso a risorse proprie, di cui già dispongono (crescita organica o per linee interne), o acquisendo risorse di altre imprese attraverso alleanze o acquisizioni (crescita per linee esterne) (Sicca, 2001). Molto spesso sono diverse le ragioni che spiegano l’una o l’altra scelta. La crescita è in terzo luogo un fenomeno complesso caratterizzato da una pluralità di conseguenze.<br />
Quest’ultimo, tra i temi sollevati, sembra quello di maggiore attualità. La crisi manifestatasi a partire<strong> dal 2008</strong> e in particolare le sue conseguenze sull’economia reale e sul credito, hanno contributo a rendere evidenti alcuni effetti della crescita, non sempre adeguatamente sottolineati. La stretta creditizia ha riportato all’attualità il tema degli <strong>equilibri patrimoniali e finanziari</strong> e quindi quello del finanziamento della crescita. Il lungo periodo di tassi relativamente bassi ha incentivato un ricorso (rivelatosi in molti casi) eccessivo alla leva finanziaria. Il <strong>finanziamento dei percorsi di crescita</strong> esclusivamente attraverso <strong>mezzi di terzi</strong> rischia di scardinare gli <strong>equilibri patrimoniali e finanziari dell’impresa</strong> e impone un ritorno (quasi) immediato degli investimenti effettuati.<br />
Un percorso di crescita sollecita inoltre l’<strong>equilibrio organizzativo dell’impresa</strong>. La crescita dimensionale (indipendentemente dalle modalità con cui è realizzata) impone un contestuale adattamento dei meccanismi di governance, della struttura organizzativa e dei sistemi operativi. In altre parole l’adattamento verso l’esterno (external fit) va accompagnato da un necessario adattamento interno (internal fit) (Milgrom e Roberts, 1995; Siggelkow e Rivkin, 2005). La crescita dimensionale potrebbe infatti mettere in luce l’<strong>inadeguatezza dell’attuale struttura organizzativa</strong>, la mancanza di adeguate <strong>competenze manageriali</strong> (per esempio per la creazione di una funzione finanza o di controllo di gestione), e la necessità di rivedere <strong>ruoli e meccanismi di coordinamento interni e verso l’esterno</strong>.<br />
I percorsi di crescita sono pertanto fonte di incertezza e di “instabilità” organizzative e, alla luce di questo, non è scontato che un percorso di crescita sia associato a effetti positivi sulla performance dell’impresa. Si può quindi dire che crescere è sempre positivo? La risposta a questa domanda non è scontata e non è empiricamente provato che un percorso di crescita comporti un miglioramento delle performance economico-finanziarie.<br />
Sono vari gli autori che evidenziano la mancanza di studi accademici sul legame tra crescita e profittabilità (Steffens, Davidsson e Fitzsimmons 2009; Davidsson, Achtenhagen e Naldi, 2005). Inoltre le poche ricerche empiriche condotte (Cowling,<br />
2004; Roper, 1999; Markman e Gartner, 2002; Levie, 1997; per Cox, Camp e Ensley 2002 e Sexton, Pricer e Nenide 2000 si veda Davidsson, Achtenhagen e Naldi, 2005) non evidenziano risultati univoci sulla relazione tra crescita dimensionale e profittabilità. Per questo motivo “the idea of growing in order to become profitable seems a much more questionable prospect” (Davidsson, Achtenhagen e Naldi, 2005, p.17).<br />
Il <strong>numero limitato di ricerche</strong> in questo ambito di analisi può essere spiegato dal fatto che pare esistere un’accettazione comune che la crescita sia un aspetto positivo nella vita di un’impresa, tanto che in diversi contributi la crescita stessa viene indicata come parametro di performance di un’impresa. Scrivono Dobbs e Hamilton (2007, p.297): “&#8230;The obvious benefit of growth for business owners is that of an increase return on their investment. Growth is typically equated with high performance and therefore owners stand to gain a monetary return from such developments.” E’ proprio l’ovvietà di cui parlano <strong>Dobbs</strong> e <strong>Hamilton</strong> che deve essere messa in discussione per poter meglio comprendere quali siano i fattori e le strategie che possono rendere profittevole la crescita.</p>
<p><strong>Sulla relazione tra crescita e performance</strong></p>
<p>Nel mondo accademico è presente un elevato numero di contributi che hanno provato a descrivere vari aspetti della crescita delle imprese e nel corso degli anni sono state utilizzate prospettive teoriche e approcci molto diversi tra loro. Un primo<br />
approccio è dato dai modelli descrittivi, nati a partire dal contributo di <strong>Chandler “Strategy and Structure” (1962).</strong> L’approccio descrittivo ha prodotto un<strong> grande numero di modelli</strong> (Steinmetz, 1969; Scott, 1971; Greiner, 1972; Kroeger, 1974; Churchill e Lewis, 1983; Scott e Bruce, 1987; Hanks, 1990) e tuttora ha grande notorietà per le proprie capacità interpretative del fenomeno della crescita. Questo approccio descrive la vita e la <strong>crescita di un’impresa come un ciclo o una serie di stadi tipici</strong> che si verificano a seguito di <strong>crisi o inefficienze</strong> altrettanto tipiche.<br />
Tuttavia, con l’avvenuta consapevolezza che la crescita delle PMI è un fenomeno multidimensionale ed eterogeneo, questi modelli hanno ricevuto varie critiche per la loro pretesa di universalismo e determinismo (Grandinetti e Nassimbeni, 2007)<br />
oltre che per la mancanza di evidenze empiriche sottostanti (Dobbs e Hamilton, 2007). Inoltre, essi tendono a focalizzarsi soltanto sulle dinamiche interne e non prestano attenzione all’impatto di fattori esterni di tipo sociale, economico e<br />
ambientale (McMahon, 1998).<br />
Tenendo a mente i limiti di tale approccio, nei modelli sviluppati si evidenzia la possibile presenza di un<strong> trade off tra crescita e performance</strong> (Steffens, Davidsson, Fitzsimmons, 2009) in quanto intraprendere un percorso di crescita significa andare<br />
incontro a una serie di sfide manageriali o di cosiddetti<strong> “growing pains”</strong> (Flamholtz e Randle, 1990) che possono rendere negativo l’effetto della crescita sulla performance. In particolare, nei modelli descrittivi i growing pains sono tipicamente<br />
di carattere organizzativo e la crescita viene talvolta interpretata come una fase di instabilità necessaria per permettere all’impresa di evolversi nel tempo: ogni impresa deve crescere adattando la propria struttura organizzativa, diversamente<br />
rischia di non sopravvivere.<br />
Un altro approccio che studia la crescita è l’approccio evolutivo (Nelson e Winter,2002); in questo approccio la crescita di un’impresa è influenzata dalla continua interazione di fattori interni ed esterni. Le teorie evolutive possono essere divise in due gruppi (Costa e Gubitta, 2004): le teorie basate sulla selezione, quali<strong> “Population ecology”</strong> e le teorie basate sull’adattamento, i cosiddetti<strong> “active learning models”.</strong> Le teorie basate sulla selezione si concentrano maggiormente sulle forze esterne all’impresa e si basano sulla teoria della “Population ecology” che vede nella crescita una tra le possibili strategie competitive che permettono la sopravvivenza dell’impresa (Hannan e Freeman, 1989).<br />
Al contrario, le teorie basate sull’adattamento, pur partendo dal presupposto che l’evoluzione sia determinata dall’ambiente esterno, superano i meccanismi di selezione naturale attraverso una maggiore enfasi sugli individui e sulle conoscenze degli attori. Per questo motivo in quest’ambito rientrano i cosiddetti <strong>“active learning models”</strong> (Rantala, 2006) in cui le probabilità di sopravvivenza dell’impresa aumentano al crescere del <strong>“knowledge stock”</strong> in possesso degli individui. La crescita è quindi legata alla spinta esterna alla sopravvivenza data dall’ambiente ma è profittevole soltanto grazie alla presenza di meccanismi di apprendimento che consentono all’impresa di sviluppare conoscenze e competenze adeguate. In questo contesto si sottolinea l’importanza della<strong> “behavioral continuity”</strong> (Nelson e Winter, 2002) per ottenere successo nei percorsi di crescita: comportamenti aziendali persistenti, sistematici che prendono la forma di regole e azioni, ovvero routine. Il <strong>legame crescita-performance</strong> diventa quindi positivo solo se si è in grado di creare delle strutture di apprendimento.<br />
Infine, un ulteriore approccio è quello basato sulla <strong>Resource Based View</strong> (Wernerfelt, 1984; Barney, 1991) applicata alla crescita delle imprese; questo <strong>Alessandro Rossi, Diego Campagnolo</strong> approccio ha origine a partire dal lavoro di Penrose del 1959 (Dobbs e Hamilton, 2007, Kor e Mahoney, 2004; Peteraf e Barney, 2003). Secondo <strong>Davidsson, Steffens e Fitzsimmons</strong> (2009) la logica della RBV indica che le imprese perseguiranno opportunità di crescita in modo tale da aumentare i vantaggi derivanti dalle proprie <strong>risorse VHRN</strong> (valuable, hard to copy, rare, non substitutable).<br />
Questo lascia spazio alla possibilità che il percorso di crescita non crei valore quando l’impresa non è in possesso di risorse adeguate per crescere o non aumenta i vantaggi delle proprie risorse distintive. Prima di intraprendere un percorso di<br />
crescita le imprese devono quindi sviluppare un vantaggio competitivo basato sull’identificazione e sulla valorizzazione dell’unicità del set di risorse a loro disposizione. In questo senso, “in most situations it is advantageous to let profitability (and the competitive advantage it reflects) be the horse that pulls the growth cart, rather than the other way around” (Davidsson, Steffens e Fitzsimmons, 2009 p. 400).</p>
<p><strong>La crescita: un mezzo non un fine<br />
</strong><br />
Nei paragrafi precedenti abbiamo sottolineato l’esistenza di un possibile <strong>trade off tra crescita e performance</strong>; non sempre crescere è positivo, così come confermato dalla mancanza di evidenze empiriche univoche sul tema. Piuttosto, ciò che sembra<br />
di fondamentale importanza è la comprensione dei fattori critici di successo di un business: fattori <strong>di tipo economico, ambientale</strong>,<strong> “knowledge-based” o “firm-specific”</strong> che possono rappresentare la base sulla quale impostare percorsi di crescita.<br />
L’ideologia della crescita è quindi sbagliata per definizione. Ritenere che crescere sia positivo a priori comporta rischi per l’impresa in termini di profittabilità. Questo aspetto deve incentivare le imprese a non sottovalutare i <strong>“costi” della crescita</strong> in<br />
favore soltanto degli aspetti positivi: mantenere un forte <strong>spirito imprenditoriale</strong> domandandosi allo stesso tempo come, quando e soprattutto perché crescere.<br />
Intraprendere percorsi di crescita in assenza di un’adeguata <strong>pianificazione strategica</strong>, di competenze specifiche e di una corretta attenzione alla sostenibilità organizzativa (oltre che patrimoniale e finanziaria) rischia di portare ad un effetto negativo della crescita sulla performance. La crescita è pertanto un mezzo (e non un fine) da inserire in una visione strategica più ampia, consapevole dell’opportunità e/o necessità di aumentare le dimensioni dell’impresa, nell’ottica di ricercare un vantaggio competitivo sostenibile. La crescita è un mezzo da gestire tenendo in considerazione equilibri di tipo organizzativo-gestionale.<br />
La crescita infatti ha carattere imprenditoriale, perché può prendere avvio dall’intuizione dell’imprenditore, ma ha elementi di managerialità che intervengono nella fase (iniziale) di pianificazione, (contestuale) di attuazione e (successiva) di gestione di un’organizzazione più complessa.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo redatto in collaborazione con Diego Campagnolo</em></p>
<p><em>Nota: questo articolo è pubblicato su <a href="http://www.ticonzero.info/">www.ticonzero.info</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>14-01-12 &#8211; Master in Cultural Management &#8211; Università di Ferrara</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 11:15:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corsi]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Management]]></category>
		<category><![CDATA[Master]]></category>
		<category><![CDATA[Musei]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ stato pubblicato il BANDO per la IX edizione del Master in Cultural Management ‘MuSeC’ dell’Università di Ferrara. Il Master in Cultural Management ‘MuSeC’ è organizzato dalla Facoltà di Economia dell’Università di Ferrara, in collaborazione con ANMLI,ENCATC, Université Catholique de l’Ouest di Angers (Francia), Deutsches Museum di Monaco di Baviera e il Cultural [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-80970" title="universitaferrara" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/universitaferrara.jpg" alt="" width="254" height="346" />E’ stato pubblicato il BANDO per la IX edizione del <strong>Master in Cultural Managemen</strong>t ‘MuSeC’ dell’Università di Ferrara.<br />
Il Master in Cultural Management ‘MuSeC’ è organizzato dalla <strong>Facoltà di Economia dell’Università di Ferrara</strong>, in collaborazione con ANMLI,ENCATC, Université Catholique de l’Ouest di Angers (Francia), Deutsches Museum di Monaco di Baviera e il Cultural Contact Point Italy. Il MuSeC è progettato per laureati internazionali e per <strong>professionisti del settore culturale</strong>, che desiderano migliorare la propria preparazione nel management delle organizzazione culturali.<br />
Le lezioni si terranno da <strong>Febbraio 2012 a Novembre 2012</strong>. Il programma didattico è organizzato in: lezioni frontali tenute da docenti dell’Università di Ferrara e da docenti di Università internazionali (Regno Unito, Germania, Francia, Australia,<br />
Giappone e Spagna); case-study, che analizzano i casi di alcune istituzioni culturali di cinque importanti città d’arte italiane (Firenze, Venezia, Verona, Parma, Ferrara); laboratori; study-tour di una settimana presso il Deutsches Museum di Monaco di Baviera, uno dei più importanti musei scientifici e centri di ricerca in<br />
Europa.</p>
<p>Durante il periodo estivo, gli studenti svolgeranno un tirocinio presso una<br />
importante istituzione culturale in Italia o all’estero, tra cui la Galleria degli<br />
Uffizi, la Mahler Chamber Orchestra (Berlino) and ENCATC (Bruxelles).<br />
La <strong>scadenza</strong> del bando è il <strong>14 Gennaio 2012</strong>.</p>
<p>Consulta il <a href="http://www.mcm-unife.it">sito</a></p>
<p><strong>Informazioni</strong>:<br />
Università di Ferrara<br />
Dipartimento di Economia Istituzioni Territorio<br />
via Voltapaletto 11 Ferrara, Italia<br />
Tel: 0532 455025 – 0532 455097.<br />
<a href="mailto:mastermcm@unife.it%20">mastermcm@unife.it </a><br />
<a href="mailto:musec@unife.it">musec@unife.it</a></p>
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		<title>Milano. Convegno &#8220;Fondazioni e cultura: un impegno da sostenere&#8221;. Il 25 novembre</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 06:22:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Convegni]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura d'Impresa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia della Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione]]></category>
		<category><![CDATA[Management]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 25 novembre 2011, nell&#8217;ambito della X^ Settimana della Cultura d&#8217;Impresa di Confindustria, Fondazione Bracco promuove e organizza un convegno sul trattamento fiscale delle Fondazioni, tema di particolare rilievo nello scenario attuale. Il fenomeno relativamente recente delle Fondazioni impegnate nel sostegno ai beni culturali e alla ricerca scientifica è andato di pari passo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-81474" title="fondazionicultura" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/fondazionicultura.jpg" alt="" width="291" height="226" />Il <strong>25 novembre 2011</strong>, nell&#8217;ambito della <a href="http://www.tafter.it/2011/11/20/tutta-italia-settimana-della-cultura-dimpresa-dal-21-al-28-novembre">X^ Settimana della Cultura d&#8217;Impresa di Confindustria</a>, <em>Fondazione Bracco</em> promuove e organizza un <strong>convegno sul trattamento fiscale delle Fondazioni</strong>, tema di particolare rilievo nello scenario attuale.<br />
Il fenomeno relativamente recente delle Fondazioni impegnate nel sostegno ai beni culturali e alla ricerca scientifica è andato di pari passo in questi anni con la decrescente capacità pubblica<br />
di investimento nella salvaguardia dei beni culturali e nelle attività artistiche in genere, nonché –particolarmente in Italia – a supporto della ricerca scientifica.<br />
Pur in un momento di crisi economica come quello che il mondo occidentale sta attraversando <strong>l&#8217;agevolazione del trattamento tributario degli investimenti</strong>, sia erogati dalle fondazioni sia da queste ricevuti, contribuirebbe grandemente alla disponibilità del privato all&#8217;impegno in questi settori.</p>
<p>Il problema è da qualche anno in Italia <strong>oggetto di riflessioni e di proposte per quanto attiene soprattutto alle imprese</strong>.</p>
<p>Il workshop di Fondazione Bracco si propone invece di focalizzare la riflessione sul trattamento fiscale delle Fondazioni. In quest&#8217;ottica, particolarmente utile è un confronto tra la normativa italiana e quella europea, che soprattutto in alcuni paesi, presenta un regime particolarmente favorevole, con lo scopo di definire in prospettiva anche per l&#8217;Italia possibili nuove linee di policy making.</p>
<p>Fondazione Bracco ha chiamato a parlarne <strong>esperti italiani e europei</strong>, rappresentanti di Fondazioni culturali e scientifiche, professionisti, esponenti istituzionali, per sviluppare su diversi fronti una riflessione che, in questo scenario, potrebbe trasformarsi in un impegno decisivo a garantire quel sostegno a cultura e ricerca di cui il Paese ha particolarmente bisogno.</p>
<p>Consulta il <a href="http://www.fondazionebracco.com/archivio/cultura25.php">sito</a></p>
<p><strong>Informazioni:</strong><br />
<a href="mailto:segreteria@fondazionebracco.com">segreteria@fondazionebracco.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gestire i musei gestendo la crisi. Intervista al presidente di ICOM Italia</title>
		<link>http://www.tafter.it/2011/11/18/gestire-i-musei-gestendo-la-crisi-intervista-al-presidente-di-icom-italia/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 10:36:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monti Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Economia della Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Management]]></category>
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		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Un accorato appello lanciato qualche settimana fa e la consapevolezza che non si uscirà dalla crisi se non si riuscirà a fare rete. Anche per i musei vale la stessa cosa: così il presidente di ICOM Italia, Alberto Garlandini, lancia varie proposte ai vari territori italiani. "Valorizzate le vostre peculiarità", suggerisce, e smettete di pensare a quello pubblico come all'unico finanziamento possibile]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Intervista a Alberto Garlandini, Presidente di ICOM Italia</strong></em></p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-81532" title="qaurtostato" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/qaurtostato.jpeg" alt="" width="523" height="283" />Presidente Garlandini, ha lanciato alcuni giorni fa <a href="http://www.tafter.it/2011/11/08/musei-icom-italia-lancia-un-appello-per-il-rilancio-del-sistema-culturale-italiano/">un appello per una gestione sostenibile degli istituti culturali in Italia</a>, denunciando la crisi e i suoi drammatici effetti. Nel richiamo fa riferimento alla diminuzione della spesa pubblica destinata alla cultura e alla stretta subita dalle fondazioni bancarie per la crisi finanziaria in corso. </strong><strong>Dall’ICOM sono giunte sei proposte pratiche per fronteggiare questa situazione così avversa. Chi ha partecipato alla formulazione di questi ‘rimedi’? In che modo pensa possano essere recepiti e messi in pratica? C’è stato un riscontro da parte delle istituzioni?<br />
</strong>Queste proposte sono frutto di una riflessione e di un dibattito maturato nel tempo all’interno di ICOM e delle associazioni museali collegate a ICOM a livello nazionale ed internazionale. L’appello, frutto di un lungo dibattito, è stato redatto da me ed è stato approvato dal Consiglio direttivo di ICOM. Abbiamo cominciato a discutere della crisi e dei suoi effetti, che prevedevamo sarebbero stati molto gravi e drammatici, fin dal 2009 nella Quinta Conferenza dei musei d’Italia e poi siamo tornati sul tema durante la Sesta Conferenza nel 2010. Abbiamo preso atto che ci aspettavano gravi difficoltà e i nodi della crisi sono ora arrivati drammaticamente al pettine. Vorrei inoltre sottolineare che la Conferenza Nazionale dei Musei viene svolta insieme ad altre cinque associazioni museali italiane: il dibattito è, dunque, allargato. Queste discussioni avvengono anche a livello internazionale: comuni sono i problemi, come comune è la costruzione delle soluzioni. Già nell’ottobre 2009 avevamo organizzato una conferenza internazionale a Mantova che ha unito due comitati internazionali di ICOM, quello dei musei regionali e quello della formazione del personale: proprio in tale sede avevamo discusso dell’importanza di agire in rete e di creare sistemi per sperimentare modelli di gestione più sostenibili..<br />
Per mettere in pratica queste proposte non ci sono soluzioni miracolistiche: occorre trovare soluzioni condivise attraverso tavoli tecnici e politici, paese per paese, territorio per territorio, regione per regione; noi, da professionisti del settore, possiamo proporre misure tecniche mirate, ma le risposte devono venire dai decisori pubblici e privati. Questi tavoli dovranno essere formati da ICOM, dalle altre associazioni museali, dalle associazioni di bibliotecari e archivisti, ma anche da quelle dei volontari, dai decision makers e dagli amministratori pubblici e privati, da fondazioni bancarie, sponsor e da tutti coloro che abbiano a cuore la cultura e il patrimonio culturale.</p>
<p><strong>Nel comunicato si fa riferimento alla città di Milano con l’inaugurazione del nuovo Museo del ‘900, cui ha purtroppo fatto seguito la chiusura di quelli della Fondazione Mazzotta e della Fondazione Pomodoro. Pensa che questo sia l’esempio di una tendenza che si sta affermando, per cui i grandi musei sopravvivono ai più piccoli? La misura che propone una moratoria dei nuovi musei avrebbe valenza anche in questo caso?</strong><br />
Come sempre la realtà è fatta di luci e di ombre: anche in momenti di grande difficoltà si riescono a fare cose importanti. Due settimane fa a Siena abbiamo assegnato i premi ICOM a musei e museologi, trovando una quantità di best practice, di esperienze di rilievo internazionale. Non a caso hanno partecipato alla giuria internazionale a alla premiazione il Presidente dell’International Council of Museums e i Presidenti di tre comitati internazionali di ICOM.<br />
E’ stato citato l’esempio di Milano, dove abbiamo assistito alla chiusura di due spazi importantissimi per la città, che hanno significato un grave impoverimento della nostra offerta culturale, ma al contempo si sono aperti due spazi come il Museo del ‘900, iniziativa comunale, e le Gallerie d’Italia, iniziativa di una banca e una fondazione bancaria, Banca Intesa e Fondazione Cariplo. Il Museo del ’900 e le Gallerie d’Italia non sono iniziative improvvisate, hanno alle spalle uno studio e una preparazione di lungo periodo allo scopo di riaprire al pubblico collezioni non fruibili e spazi non visitabili.  Sono iniziative che allargano l’offerta culturale milanese; abbiamo vinto la sfida di riaprire ai cittadini collezioni e spazi di valore internazionale, ora dobbiamo vincere la sfida di una loro gestione integrata e a rete.<br />
Per quel che riguarda la proposta di moratoria, dico subito che anch’essa è frutto di una riflessione internazionale. Nei paesi occidentali abbiamo vissuto tre decenni di crescita esponenziale dei musei: tre quarti degli spazi che i cittadini vedono ora, non esistevano nei primi anni dopo la Seconda Guerra Mondiale, e quelli che c’erano sono oggi totalmente diversi. Abbiamo vissuto una fase di crescita entusiasmante: in Italia oggi si contano più di 5.000 musei.  Ora si chiude un periodo storico e bisogna rendersi conto che non può esserci un museo in ogni singolo quartiere o paese, ma dobbiamo avere la capacità di lavorare per priorità e razionalizzare l’offerta culturale, riorganizzandola per sistemi territoriali.<br />
La fase in cui siamo ci porta a preoccuparci più dell’esistente che del nuovo, , ma naturalmente non è solo possibile ma anche auspicabile che nascano musei, quando siano frutto di un lavoro di programmazione serio e di lungo periodo, capace di valorizzare il sistema culturale esistente.<br />
Non è questione di grandi o piccoli musei: riescono a sopravvivere alla crisi gli istituti che hanno saputo rinnovare la loro gestione, il che è possibile anche in piccole realtà: le eccellenze si trovano ovunque. La crisi maggiore è dei musei che vivono solo ed esclusivamente di finanziamento pubblico, specie se proveniente da una sola amministrazione pubblica: è necessaria una diversificazione delle fonti di entrata e la capacità di essere espressione di una comunità e non di un solo soggetto.<br />
Confermo che si sta aprendo una divaricazione: ci sono musei che riescono a far fronte alla difficile situazione, e altri che sono in grandi difficoltà. Come ICOM ci battiamo affinché non sopravvivano solo alcuni, ma si salvi l’intero sistema, rafforzando l’offerta culturale nel suo insieme.</p>
<p><strong> “ICOM propone che ogni investimento e ogni risorsa disponibile siano valutati e messi in opera sulla base della loro capacità di lasciare sul territorio risultati concreti e permanenti”. Cosa si intende per “risultati concreti e permanenti”? Secondo quali criteri è possibile valutare gli effetti a priori?</strong><br />
Quando parliamo di “risultati concreti e permanenti” ci riferiamo a scelte che non si basino sull’effetto di una giornata, ma producano risultati duraturi.<br />
Nel momento in cui c’è carenza di risorse bisogna lavorare per priorità: un museo deve garantire una costante produzione di attività che corrisponda  alle esigenze e alle richieste della comunità, che paga per il suo funzionamento. Per ogni iniziativa che proponiamo, è bene sempre chiedersi quanto coinvolgeranno i cittadini, se è utile e trova  interesse nella comunità, sapendo che ciò che è interessante per i cittadini residenti lo è anche per i visitatori che vengono da fuori. I turisti  sono interessati a conoscere ciò che è unico e che possono trovare solo in un determinato luogo, e per questo motivo vi si recano. Gli strumenti tecnici non mancano per gestire con efficienza ed efficacia i risicati budget. Certo, non possiamo promuovere iniziative che lasciano deficit incolmabili. E’ l’ora di una sana e sobria gestione.</p>
<p><strong>E’giusto che la produzione culturale cerchi altri luoghi oltre ai musei dove espletarsi? E’ un limite dal suo punto di vista che il museo sia l’unico luogo reale dove c’è un’espressione culturale? Cosa ne pensa?</strong><br />
Perché un territorio sia competitivo ed attrattivo non basta una eccellenza, occorre una rete di eccellenze e un sistema culturale ampio e diversificato. Il museo è solo uno dei luoghi dell’offerta culturale del territorio. Deve essere un centro di produzione e deve esser ben integrato nel complesso dell’offerta culturale; deve collaborare con le altre strutture simili, come altri musei, biblioteche e archivi, ma poi è bene che si apra a qualsiasi iniziativa, usando nuovi linguaggi e nuovi media.  Ma deve anche saper uscire dalle proprie mura sviluppando iniziative di valorizzazione dei beni culturali diffusi nel loro territorio.</p>
<p><strong>Dopo un doppio mandato dell’ex presidente Jalla è stato lei a ricoprire il ruolo di presidente dell’ICOM Italia. Nel discorso di insediamento ha parlato molto di ‘innovazione’: quali sfaccettature attribuisce a questo termine?</strong><br />
Devo dire che un’associazione come la nostra si basa sulla continuità di conoscenze, di saperi e di intelligenze: quel che a me premeva era di assicurare una coerenza nel tempo di pensiero e di azione.<br />
Abbiamo comunque necessità di innovazione su diversi livelli. Innanzitutto stiamo cercando di confrontarci con i grandi cambiamenti in atto nelle nostre professioni. Oggi il lavoro nei musei è diventato plurale, professionalizzato, specializzato e, al contempo, multidisciplinaree. Si sono trasformate le professioni tradizionali e sono nate nuove professioni trasversali, esercitate in tutti i servizi culturali. Ma c’è altro. Le nuove generazioni, che comprendono anche molti quarantenni, vivono una realtà lavorativa totalmente diversa rispetto agli ultracinquantenni, in gran parte di dipendenti pubblici, che entravano in museo con un concorso e ci rimanevano spesso per tutta la vita. I giovani spesso non lavorano più direttamente nei musei, ma per soggetti privati, in gran parte no profit, che gestiscono i servizi museali. Si tratta di persone che si spostano da un lavoro all’altro, con rapporti lavorativi precari e sottopagati, e vivono una situazione lavorativa più simile a quella di neoproletariato culturale che a quella di imprenditori culturali.<br />
La prima innovazione di ICOM è quella di fare proposte che riunifichino una comunità ora divisa, che deve potersi coalizzare in grandi battaglie per riportare la cultura al centro della vita delle nostre comunità e per dare massima dignità e valore alle nostre professionalità. Questo vuol dire adottare una logica sinergica e coalizionale con tutti gli altri professionisti della cultura: per questo il 21 novembre abbiamo organizzato a Milano al Palazzo delle Stelline la Settima conferenza nazionale dei musei in cui, oltre a discutere di 150 anni di museologia italiana, lanceremo, insieme agli amici dell’Associazione Italiana delle Biblioteche e dell’Associazione Nazionale degli Archivisti Italiani, la proposta di fare nel 2012 gli Stati Generali degli istituti della cultura.<br />
Poiché mi chiede di come vogliamo innovare, segnalo che ICOM Italia si è ora riorganizzata su base regionale, e in un anno i coordinamenti regionali sono diventati strumenti importanti di coinvolgimento dei nostri  iscritti e strutture molto attive localmente.</p>
<p><strong>Oltre il tema dell’innovazione è importante affrontare quello della gestione. Da parte dell’ICOM c’è un tentativo d studiare come rendere auto sostenibile un museo?</strong><br />
Non vi è dubbio che nei musei siano necessarie nuove professionalità manageriali, che non sono i vecchi amministrativi che tenevano la contabilità, ma che devono avere quelle nuove competenze e responsabilità che abbiamo analizzato nella nostra recente Carta nazionale delle Professioni museali.<br />
Uno degli errori principali fatti nel passato era quello di recuperare un edificio storico senza poi programmarne l’utilizzo. Prima di sviluppare qualsiasi iniziativa di recupero bisogna avere bene in mente un obiettivo, un business plan e un progetto di sostenibilità nel tempo.<br />
Più in generale, la gestione dell’immenso e diffuso patrimonio culturale italiano è sostenibile se viene coinvolto con forza, continuità e professionalità il mondo del volontariato organizzato. Due milioni di italiani sono attivi continuativamente nel volontariato culturale e offrono uno straordinario contributo al PIL del nostro paese che l’istat che ha quantificato in circa otto miliardi di euro. Un numero crescente di italiani, di tutte le età, manifesta la volontà di riprendere in mano la gestione dei servizi e della “cosa” pubblica, senza rilasciare deleghe in bianco allo Stato. Sono persone che vogliono dare un contributo, e devono aver di fronte un management aperto e capace di dare ad ognuno il proprio ruolo, realizzando una gestione equilibrata. E’ difficile, ma fattibile.<br />
Ora i soldi pubblici, delle fondazioni bancarie e dei soggetti privati diminuiscono, ma cominciano ad apparire soggetti nuovi che effettivamente integrano il pubblico e il privato nella gestione; sono questi soggetti quelli che a mio avviso affronteranno meglio la crisi.</p>
<p><strong>Chi dovrebbe allora finanziare la cultura?</strong><br />
La cultura, l’educazione e il patrimonio culturale del nostro paese sono una grande risorsa di competitività: proprio ieri leggevo una ricerca internazionale che dimostrava come il valore del Brand Italia cresce nel mondo anche in tempo di crisi grazie proprio alle nostre risorse culturali.<br />
Gli istituti e il patrimonio culturale hanno un grande valore pubblico. Le amministrazioni devono dunque continuare a sostenere anche finanziariamente la cultura e gli istituti culturali, ma gestendo sempre meno in prima persona, bensì creando le regole e le condizioni migliori affinché siano le comunità e i cittadini organizzati a farsene carico, attraverso modelli gestionali che integrino soggetti pubblici e privati.  Sostegno pubblico sì, dunque, ma con modalità diversificate, senza pensare di essere gli unici attori; questa è la sussidiarietà e la partecipazione che, ripeto, rappresentano il futuro sostenibile della gestione del patrimonio cultural italiano.</p>
<p><strong>In che modo ICOM Italia intende affrontare la crisi che il Paese sta attraversando?</strong><br />
Quale associazione professionale, ICOM Italia deve valorizzare le competenze, il rigore della condotta professionale, essere cosciente delle responsabilità che tutti abbiamo di fronte al paese e alle comunità. Dobbiamo fare proposte, come abbiamo fatto nell’appello di cui abbiamo appena parlato, dobbiamo farci capire e saper dialogare con la classe dirigente, di cui peraltro siamo parte. E’ bene perciò che ci rimbocchiamo le maniche e, con consapevolezza, cerchiamo di proporre soluzioni praticabili. Sul piano nazionale si può creare un quadro di riferimento generale, ma è sul piano locale e nei singoli territori che si salva e si valorizza non solo il patrimonio culturale, ma anche la nostra storia e la nostra memoria. In questo senso abbiamo molto da fare, sempre in una logica di cooperazione e di condivisione: c’è una profonda crisi delle rappresentanze in genere, da quelle politiche e sindacali a quelle professionali e territoriali; noi nel nostro piccolo, dobbiamo agire sempre meglio come una libera e volontaria associazione di musei,  di professionisti e di volontari museali.</p>
<p> <br />
 </p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Se il lavoratore (culturale) si fa carico dell’impresa di  Emilio Cabasino </title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 12:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cabasino Emilio</dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di ...]]></category>
		<category><![CDATA[Economia della Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Management]]></category>
		<category><![CDATA[Professioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando ero adolescente, mio nonno, Emilio Crespi, stimato direttore generale della Snia Viscosa fino ai primi anni ’70 del secolo scorso, mi illustrava con passione una proposta che portava avanti negli ultimi anni della sua carriera professionale, in merito all’opportunità di responsabilizzare i lavoratori nei confronti del buon funzionamento dell’azienda. Da appunti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-81342" title="forzamaggiomusicale" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/forzamaggiomusicale.jpg" alt="" width="303" height="229" />Quando ero adolescente, mio nonno, Emilio Crespi, stimato direttore generale della Snia Viscosa fino ai primi anni ’70 del secolo scorso, mi illustrava con passione una proposta che portava avanti negli ultimi anni della sua carriera professionale, in merito all’opportunità di responsabilizzare i lavoratori nei confronti del buon funzionamento dell’azienda.<br />
Da appunti e documenti che ho trovato recentemente nelle sue carte ho capito che si trattava, in particolare, di impostare una modalità di calcolo che permettesse al lavoratore di “percepire una percentuale degli utili risultanti dalla differenza fra l’ammontare dei costi di trasformazione del prodotto ed il totale delle spese effettivamente sostenute (costo effettivo)”.<br />
Tale sistema non avrebbe reso i lavoratori coinvolti nell’utile di impresa (non sempre necessariamente in positivo), ma nel buon andamento industriale, mitigando, ove possibile la conflittualità sociale e favorendo il migliore rendimento della produzione. Egli era il nipote del fondatore e figlio del realizzatore del massimo sviluppo del progetto industriale del cotonificio di Crespi d’Adda, unico sito di archeologia industriale del paese ad essere iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO e fin da piccolo ne aveva respirato i valori etici, estetici e ambientali, caratterizzati da un approccio umanistico del rapporto tra imprenditore/impresa e benessere dei lavoratori, che hanno motivato il riconoscimento dell’organizzazione internazionale.<br />
La notizia della settimana scorsa dell’apporto che i <a href="http://www.tafter.it/2011/11/08/teatro-i-lavoratori-del-maggio-musicale-fiorentino-cedono-quote-del-tfr-per-risanare-il-teatro/">lavoratori del Maggio Musicale Fiorentino </a>forniranno  ai costi di risanamento del teatro mi ha fatto tornare in mente quei discorsi del nonno e fatto ragionare su un ingrediente che manca in gran parte delle istituzioni culturali nostrane pubbliche: l’incentivo alla produttività, molla ed alimento essenziale per incrementare e nutrire la motivazione.<br />
Le maestranze saldamente sindacalizzate dei nostri musei pubblici, come quelle degli enti lirici, ad esempio e l’incapacità politica e amministrativa di snellire le procedure di gestione e rendere effettivamente autonome le istituzioni in questione sono un chiaro esempio di blocco funzionale di un sistema che, dopo la sua paralisi totale non potrà che portare alla sua morte e decomposizione. Al contrario, l’encomiabile gesto dei lavoratori fiorentini ci fa ben sperare nell’esistenza di esempi virtuosi, che dovranno necessariamente essere replicati se vorremo rinnovare il settore culturale e sviluppare  opportunità di crescita e occupazione ad esso legate. E questo dovrà realizzarsi in forme di autonoma e sporadica iniziativa  almeno sino a quando l’attuale inadeguata classe politica italiana non sarà capace di impostare politiche di settore diffuse e condivise, in cui pubblico e privato riusciranno ad essere mutualmente responsabili della vita delle nostre istituzioni culturali. </p>
<p><em>Emilio Cabasino è docente di economia della cultura all’Università della Tuscia</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tecnici al Governo di  Stefano Monti </title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 12:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monti Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di ...]]></category>
		<category><![CDATA[Beni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Management]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-80999" title="repubblicaitaliana" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/repubblicaitaliana.jpg" alt="" width="226" height="209" />Ci sono delle cose che sono scritte e che è naturale che accadano. Ad Aprile del 1993 Carlo Azeglio Ciampi venne chiamato a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio di un governo Tecnico di transizione, primo non parlamentare della storia della repubblica.<br />
Anche lì, come oggi, emersero polemiche sulla carenza di rappresentatività popolare. Così come allora, lo stato nelle vesti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ritenuto che in una situazione di così grave e profonda crisi fosse necessario rivolgersi ad una figura di spicco internazionale, rispettato dagli ambienti politici ed economici europei e non.<br />
Così come allora l’operazione che prima fra tutte richiedeva priorità d’azione era il contenimento dell’enorme debito pubblico in quel caso obbligato rispetto ai parametri imposti a Maastricht. Carlo Azeglio Ciampi ha rappresentato, in seguito, il nostro paese come Presidente della Repubblica ottenendo un gradimento dalla popolazione Italiana superiore a qualsiasi altro presidente precedente e forse solo Pertini riuscì ad eguagliarlo a livello di carisma e personalità. Ci sono cose che accadono: ecco questo doveva accadere, doveva esserci una profonda crisi economica e di valori per riuscire ad avere una figura di così alto valore a presiedere il futuro governo e sono quasi certo che il suo operato, come ieri ha ripetuto in conferenza stampa, sarà pieno di sacrifici, ma non grondante di sangue per le tasche degli italiani. Saprà, senza dubbio, ritagliarsi una strada importante alla Presidenza della Repubblica, quella che mai sarà percorsa invece dal presidente uscente Silvio Berlusconi.<br />
In fondo non dimentichiamo che fu proprio il primo governo Berlusconi a indicare Mario Monti come candidato per la nomina a commissario europeo. I due uomini, a pensarci bene, non sono poi così distanti.<br />
Apparentemente diversi ma entrambi conservatori e moderati. Credo che le scelte del futuro governo saranno profondamente conservatrici (la possibile nomina di Settis ai Beni Culturali ne è la prova) e sapranno accontentare le due ali delle politica con due vice presidenze e con ministri tecnici che potranno operare in un modo altrimenti impossibile per ministeri politici. La considerazione su tutto questo è che non c’è una sconfitta a destra o a sinistra, c’è solo una profonda sconfitta della politica incapace ormai di operare senza il coraggio di affrontare scelte impopolari e soprattutto di una nazione che è stata incapace di essere coesa ed è scesa in piazza per manifestazioni giuste ma non sempre riuscite. Ci sono cose scritte e che è naturale che accadano.</p>
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