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	<title>Tafter &#187; Rubriche</title>
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	<description>Cultura è Sviluppo</description>
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		<title>“Gelato”, Mr. President? La parola italiana sulla bocca di tutti</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:52:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tavano Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[à la cARTE]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Chiedere un “gelato” al posto di un “ice cream” è sempre meno l’errore di un nostro connazionale in vacanza negli States e sempre di più la regola. Segno non solo di un cambiamento linguistico, ma soprattutto del riconoscimento internazionale del gelato artigianale italiano. Un trend positivo confermato anche dall’ultima edizione del Sigep di Rimini, dove tra i visitatori internazionali non ci saremmo meravigliati di incontrare il presidente Obama.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-89257" title="gelato" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/02/gelato.jpg" alt="" width="460" height="252" />Che si tratti di New York, Chicago o Seattle, negli Stati Uniti il <strong>termine “gelato”</strong> è entrato nel vocabolario corrente come distinzione dal semplice “ice cream”, rimarcando con il vocabolo italiano la <strong>qualità e la freschezza del gelato artigianale</strong> rispetto alle proprietà meno esaltanti e genuine del gelato industriale.<br />
In più occasioni il <strong>presidente Obama è stato immortalato con coni e coppette</strong>, non importa se alle Hawaii o in Giappone, in campagna elettorale o in ferie, durante la pausa di un summit o di un incontro bilaterale. A margine del G8 del 2009, ricordiamo anche una parentesi delle figlie del presidente, <strong>Malia e Sasha, a “scuola di gelato”</strong> in uno dei luoghi romani simbolo di quest’arte a pochi passi dalla Camera dei Deputati e dal Pantheon.  Il motivo del gelato ritorna altresì nel recente trasferimento dello scrittore<strong> Roberto Saviano a New York</strong>, dove a Little Italy ha potuto finalmente assaggiare un “gelato”, assaporando una sensazione di libertà e spontaneità che da molti anni non gli era stata possibile in Italia.</p>
<p>Potremmo limitarci alle semplici note di costume, ma il successo del “gelato” ci spinge a superare questa soglia, restituendoci un fenomeno di portata mondiale, culturale ancora prima che linguistico e commerciale. <strong>La parola “gelato” viene infatti utilizzata con sempre più frequenza in Giappone, Canada, Russia e tutti si augurano presto anche in Cina</strong>.  Analogamente a pizza, cappuccino, spaghetti ed espresso, anche “gelato” scritto tale e quale all’italiano inizia ad affermarsi sulla ribalta internazionale, superando nel caso specifico i corrispettivi idiomatici nazionali e conquistando un posto di diritto tanto nell’immaginario quanto nell’economia globale. Non a caso, intorno al gelato artigianale ruota un universo di conoscenze, ricerche, attrezzature e design per locali di cui il nostro paese è leader mondiale. <br />
A riprova di quanto stiamo dicendo, la <strong>33a edizione del <a href="http://www.sigep.it/">Sigep</a> &#8211; Salone Internazionale di Gelateria, Pasticceria e Panificazione Artigianali di Rimini</strong> &#8211; conferma quest’anno un trend positivo con un +15% di operatori in fiera, segnando un “incremento boom” del +21% di visitatori stranieri, di cui 2300 provenienti proprio dagli States.<br />
Girando tra i padiglioni è un continuo imbattersi in troupe televisive che parlano inglese, tedesco, spagnolo e giapponese. I campionati del mondo di gelateria e pasticceria hanno i tifosi in tribuna con tanto di striscioni e bandiere come i campionati delle discipline sportive più note. La competizione è leale ma al tempo stesso serrata, l’eccellenza del gusto e l’unicità del prodotto sono i premi più ambiti.</p>
<p>Continuando per le sezioni tematiche, i seminari, le dimostrazioni, le aree business, le scuole e le produzioni dei giovani, soffermandoci con piacere sulle infinite occasioni di assaggio e degustazione, dobbiamo essere orgogliosi per quello che gli alfieri della gelateria artigianale hanno saputo fare in Italia e nel mondo. Un primato che in prospettiva ha margini di crescita importanti, visto che il gelato artigianale è sempre più fresco, biologico, rispettoso della natura e delle intolleranze dei consumatori. Un prodotto che si conferma buono a tutte le età, le latitudini e longitudini, da qualche tempo anche in tutte le stagioni e non solo nei mesi estivi.</p>
<p>Se le elezioni si avvicinano, il presidente Obama può stare comunque tranquillo: se è vero che si può essere eletti per non più di due mandati, si resta però amanti del gelato per tutta la vita. Pazienza se gli amanti anglofoni del pistacchio di Bronte lo pronuncino “pistaccio”, <strong>l’importante è non confondere il “gelato” con l’ice cream.</strong><br />
<em>Dal nostro inviato al Sigep</em></p>
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]]></content:encoded>
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		<title>Arrivare (e soggiornare) a Venezia</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 16:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Hotel]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Arrivare a Venezia è più semplice di quello che si possa pensare. In auto, in treno o in aereo...ecco i nostri consigli ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-88957" title="venezia" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/02/venezia.jpg" alt="" width="275" height="206" />Si è soliti pensare che Venezia sia una città difficilmente raggiungibile: di certo, il suo distendersi nella laguna non la rende una delle mete più praticabili ma da Mestre sono attivi collegamenti molto frequenti che vi permetteranno di raggiungere Venezia in men che non si dica.</p>
<p><strong>L&#8217;aeroporto Marco Polo di Tessera</strong> si trova a circa 20 km dal centro storico di Venezia a cui è collegato dalla linea dell&#8217;autobus n. 5. Qui atterrano diversi voli di linea. Per chi invece preferisse arrivare con compagnie<strong> low cost</strong>, Ryanair effettua voli fino a<strong> Treviso</strong> dalle principali città italiane,</p>
<p><strong>Se arrivate in treno</strong>, le stazioni ferroviarie più vicine sono quella di Mestre e quella di Venezia Santa Lucia, per andare a S. Marco con il vaporetto, prendere la linea 1 o 2</p>
<p>Se decidete di arrivare <strong>in macchina</strong>, Piazzale Roma dispone di diverse autorimesse all’interno delle quali potete lasciare la vostra auto custodita durante il vostro soggiorno. Tenete presente che durante i periodi di alta stagione oppure in occasione di eventi speciali come il Carnevale o il Capodanno, i parcheggi posso essere completi, il che vi terrà imbottigliati per ore in attesa di un posteggio.<br />
Il costo medio al giorno è di circa 30 euro per auto.<br />
A questo punto, non vi resta che godervi i vostri tour.</p>
<p><strong>Se siete inoltre alla ricerca di hotel in centro ma economici, date un’occhiata a <a href="http://www.hotel.info/Search.aspx?hs_llat=45%2c4376256099259&amp;hs_llong=12%2c3297822475433&amp;han=5328927&amp;lng=IT&amp;zoom=0&amp;hs_hotelstars=65535&amp;hs_landisoa3=ITA&amp;hs_ltype=1&amp;hs_mpl=130774&amp;hs_locationnr=56320&amp;hs_lnh=217&amp;hs_circum=0&amp;hs_validate=2&amp;hs_destination=Venezia">quelli selezionati per voi</a>.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gondole e champagne: Venezia è servita</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 15:58:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un serenata in gondola cullati dalle onde del canal Grande oppure una mini crociera in bateau moche al chiaro di luna con bottiglia di champagne. Se volete vivere Venezia in maniera unica, queste le proposte che vi suggeriamo
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Serenata in Gondola</strong></em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-88953" title="gondole" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/02/gondole.jpg" alt="" width="205" height="146" />Il Canal Grande, strada principale di Venezia, lungo 3,5 km, è una strada molto particolare, grazie alla presenza dei palazzi, che fiancheggiano le sue rive. Il Canale si snoda tra i palazzi svolgendo con loro un dialogo multicolore. Può quindi essere un’occasione molto romantica per vivere Venezia, accompagnati dalla musica di una serenata, intonata solo per voi.<br />
Il Canal grande, inoltre, si snoda in più di 150 canali minori che sprono verso scorci della città altrimenti invisibili dalla terraferma.<br />
Il tour è disponibile dal 1 novembre al 31 marzo alle 15:30; e dal 1 aprile al 31 ottobre alle 18:30 e alle 19:30. Il 16 luglio e il 4 settembre, solo alle 19:30.</p>
<p><strong><a href="http://it.tafter.waf.it/tour_dett.php?idtour=742&amp;wl_id_service=2">Qu</a>i i dettagli del tour</strong><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>In Bateau Moche al chiaro di luna con champagne</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-88954" title="bateau" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/02/bateau.jpg" alt="" width="198" height="148" />Un altro tour, altrettanto particolare, è quello a bordo di un bateau moche, con champagne al chiaro di luna. In fondo, vistare Venezia dall’acqua, è il modo migliore per scoprirne tutte le particolarità e per fare in modo che la città vi entri nel cuore e non ne esca più. Venezia ha infatti oltre 400 ponti, che collegano oltre 116 canali: troverete sicuramente il vostro angolo di paradiso tra questi particolarissimi anfratti.<br />
Il tour dura due ore e mezza, può essere effettuato da due fino ad un massimo di 6 persone ed include una bottiglia di champagne a bordo.</p>
<p><strong><a href="http://it.tafter.waf.it/tour_dett.php?idtour=948&amp;wl_id_service=2">Qui</a> i dettagli del tour</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Arrivare (e soggiornare) a Firenze</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 15:55:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Beni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
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		<description><![CDATA[Che arriviate in auto, in treno o in aereo non importa. Basta che arriviate! Noi vi diciamo come fare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-88641" title="firenze" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/02/firenze.jpg" alt="" width="376" height="282" />Firenze è comodamente raggiungibile, <strong>in auto, in treno o in aereo.</strong></p>
<p><strong>In auto</strong>, per chi proviene dal Nord Italia, il percorso migliore è l’autostrada A1 Bologna-Firenze, Per il centro di Firenze l’uscita più comoda è “Firenze Nord”. Da lì si prosegue seguendo le indicazioni per il centro città.<br />
Per chi arriva invece dal Sud o dal Centro, l’autostrada è la A1 Roma-Milano e l’uscita da imboccare è quella “Firenze Sud”.</p>
<p><strong>In treno,</strong> invece, la stazione principale è Santa Maria Novella, che si trova in pieno centro e dalla quale è possibile arrivare alle principali piazze anche senza prendere taxi o autobus.<br />
Le altre stazioni presenti sono Firenze Rifredi, vicina all&#8217;ospedale di Careggi ed al polo universitario di Firenze, che dista pochi chilometri dal centro storico di Firenze.<br />
Firenze Campo di Marte è situata a qualche chilometro dal centro storico di Firenze ed è vicina allo stadio Artemio Franchi.</p>
<p>L’<strong>aeroporto di Firenze</strong> è l’Amerigo Vespucci,  che si trova in zona di Peretola, situato a pochissimi chilometri da centro. Qui è disponibile un servizio di Shuttle Bus che porta alla stazione ferroviaria di Santa Maria Novella  per circa 4 euro a persona a tratta.<br />
Non essendo servito da collegamenti internazionali, in molti optano per il vicino aeroporto di Pisa (circa 70 km da Firenze) e dal quale partono molti voli low cost della Ryanair. Dall’aeroporto di Pisa è poi possibile raggiungere Firenze con un autobus che arriva al centro città e che costa circa 7 euro a persona a tratta. Il taxi da Pisa a Firenze è decisamente più costoso (circa 100 euro).</p>
<p><strong>Se siete alla ricerca di un hotel per soggiornare a Firenze, <a href="http://www.hotel.info/Search.aspx?hs_llat=43%2c7765167466965&amp;hs_llong=11%2c260621547699&amp;han=5328927&amp;lng=IT&amp;zoom=0&amp;hs_hotelstars=65535&amp;hs_landisoa3=ITA&amp;hs_ltype=1&amp;hs_mpl=30078&amp;hs_locationnr=59632&amp;hs_lnh=276&amp;hs_circum=0&amp;hs_validate=2&amp;hs_destination=Firenze">qui </a>ci sono alcune proposte</strong></p>
<p>A questo punto, non ci resta che augurarvi buon viaggio, all’insegna del divertimento e, ovviamente, del romanticismo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Carrozza, cavallo e mongolfiera per scoprire Firenze</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 15:37:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Newsletter]]></category>
		<category><![CDATA[Vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
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		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Carrozza, passeggiata a cavallo, visita ai giradini o mongolfiera...queste le proposte per tour alternativi alla scoperta di Firenze. Tutti accompagnati da degustazioni godibili in coppia o in compagnia di amici]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Come cenerentola in carrozza, ma nel centro storico di Firenze</strong></em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-88624" title="firenzecarrozza" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/02/firenzecarrozza.jpg" alt="" width="229" height="182" />Cenerentola era fortunata, certo: avere di colpo una fatina che ti aiuti nella serata più importante della sua vita con un abito su misura e un mezzo di trasporto d’eccezione non è da tutti.<br />
Ma quello che ci ha guidati nella scelta di questo tour sono state proprio le emozioni provate ad andare in giro nel centro storico di Firenze con un cocchio tutto per noi.<br />
La bellezza delle stradine fiorentine, il passo lento e cadenzato dei cavalli, quell’aria frizzantina che ci accarezzava il volto (non vi preoccupate, a bordo forniscono anche una copertina per le gambe!) ci hanno fatto rivivere in qualche modo la fiaba che tante ragazze sognano.<br />
Anche perché Cenerentola non ha di certo avuto la possibilità di girare per Firenze, il cui centro storico è patrimonio dell’UNESCO dal 1982 e il cui tragitto prevede una sosta tra i più celebri palazzi, monumenti, piazze e chiese della storia.<br />
La carrozza vi raggiungerà nel centro storico della città e insieme al cocchiere potrete stabilire il giro che più vi affascina.<br />
Sul divanetto troverete una bottiglia di vino, immancabile in una terra viticola come la Toscana.<br />
La carrozza può trasportare fino a 4 persone, 6 se 2 sono bambini, quindi il tour può diventare un’occasione per far vivere una giornata magica a tutta la famiglia.</p>
<p>Per i dettagli consulta il <a href="http://it.tafter.waf.it/tour_dett.php?idtour=2150&amp;wl_id_service=2">sito</a></p>
<p><em><strong>Spiccare in volo con una mongolfiera</strong></em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-88627" title="chiantimongolfiera" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/02/chiantimongolfiera.jpg" alt="" width="247" height="155" />Lasciarsi cullare dal vento e vivere il Chianti da una posizione privilegiata: con una mongolfiera potrete ammirare i vigneti e le terre del Chianti, sorvolare le principali terre toscane e vivere quindi un’esperienza indimenticabile.<br />
Ovviamente, dovrete sperare nelle migliori condizioni atmosferiche poiché in caso di perturbazioni o forte vento il tour sarà cancellato e rimborsato.<br />
La mongolfiera che vola sul Chianti ha una capienza di 7 persone e quindi il tour potrà all’occasione rivelarsi un’occasione romantica oppure un’esperienza divertente da vivere con più persone.<br />
Non avendo itinerari prestabiliti, inoltre, le sorprese sono garantite!</p>
<p>Per i dettagli consulta il <a href="http://it.tafter.waf.it/tour_dett.php?idtour=2153&amp;wl_id_service=2">sito</a></p>
<p><em><strong>A trotto per il Chianti</strong></em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-88628" title="cavallochianti" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/02/cavallochianti.jpg" alt="" width="216" height="210" />Se soffrite di vertigini e la mongolfiera non vi affascina, rimanere con i piedi per terra è senza dubbio la scelta migliore. Un altro modo per vivere Firenze in una maniera alternativa e originale è invece un tour della città a cavallo.<br />
Non vi preoccupate se non siete dei cavallerizzi esperti: il tour prevede infatti prima una lezione di orientamento e poi la vera e propria passeggiata a cavallo per le terre del Chianti.<br />
L’equitazione stanca ed inoltre, dopo aver osservato le campagne del Chianti sarà normale avere un po’ di sete: è per questo motivo che, subito dopo la passeggiata ci sarà una visita guidata delle cantine di un’azienda vinicola in cui è compresa una degustazione di vini ed olio toscano oltre ad un pasto vero e proprio.<br />
In tutto il tour dura 6 ore ed è aperto ad un massimo di 8 persone.</p>
<p>Per i dettagli consulta il <a href="http://it.tafter.waf.it/tour_dett.php?idtour=2056&amp;wl_id_service=2">sito</a><em><strong></strong></em></p>
<p><em><strong></strong></em> </p>
<p><em><strong>Andar per giardini principeschi</strong></em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-88630" title="giardinoboboli" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/02/giardinoboboli.jpg" alt="" width="280" height="214" />Il Giardino di Boboli, principesco giardino all’italiana voluto dai Medici nel Cinquecento, si presenta ancora oggi come un museo all&#8217;aria aperta (di ben 45.000 mq) ornato di statue, grotte e fontane, creato per gli svaghi della famiglia granducale. Vivere una giornata principesca immersi nello splendore del giardino è un’occasione unica che vi permetterà inoltre di visitare Palazzo Pitti e il Forte Belvedere, gioielli edilizi storici di Firenze.<br />
Terrazze, viali e vialetti vi condurranno tra gli scorci più romantici della città. Visitarlo tutto richiede circa 3 ore.</p>
<p>Per i dettagli consulta il <a href="http://it.tafter.waf.it/tour_dett.php?idtour=2180&amp;wl_id_service=2">sito</a></p>
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]]></content:encoded>
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		<title>Tra Firenze e Venezia: riscoprire il romanticismo con un tour</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 15:24:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[(Di)Vagando]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Carnevale 2012]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[San Valentino 2012]]></category>
		<category><![CDATA[Tafter Shop]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[A febbraio, il romanticismo ci ha travolto, vuoi per il San Valentino, vuoi per il Carnevale, vuoi per la voglia di proporvi qualcosa di particolare che difficilmente riuscireste a scovare altrove. E’ con questo spirito che (Di)vagando vi porta questo mese tra Firenze e Venezia, con tanti tour culturali che vi permetteranno di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-88617" title="romanticismoarte" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/02/romanticismoarte.jpg" alt="" width="380" height="385" />A febbraio, il romanticismo ci ha travolto, vuoi per il <strong>San Valentino</strong>, vuoi per il <strong>Carnevale,</strong> vuoi per la voglia di proporvi qualcosa di particolare che difficilmente riuscireste a scovare altrove. E’ con questo spirito che <strong>(Di)vagando vi porta questo mese tra Firenze e Venezia</strong>, con tanti tour culturali che vi permetteranno di scoprire il territorio ma anche di strizzare l’occhio al romanticismo: non per forza i tour dovranno essere di coppia, anzi, in molti casi la partecipazione è estesa a parenti e amici perché, anche in questo caso, più si è, più ci si diverte.</p>
<p><strong>A Firenze vi portiamo ad esempio con una carrozza, a cavallo e in mongolfiera</strong>. Ma anche a piedi (patto che ci restiate) con un <strong>tour enogastronomico nel Chianti con degustazioni annesse</strong>. E, come nelle migliori favole della tradizione, chiudiamo con un <strong>“Andar per Giardini principeschi”.</strong></p>
<p>In vista del Carnevale e mantenendo fede al fil rouge del nostro itinerario, <strong>ci spostiamo poi a Venezia e</strong> vi aiutiamo ad organizzare una <strong>serenata in gondola</strong> (che difficilmente il vostro partner dimenticherà) oppure un <strong>brindisi con champagne su una barca al chiaro di luna</strong>. Stiamo diventando troppo sdolcinati? Per i più temerari, siamo andati alla ricerca di un’ emozione unica volando su <strong>Venezia con un elicottero privato</strong>.</p>
<p>Ora non avete scuse, ce ne sono davvero per tutti i gusti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Macaron &#8211; mania</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 17:53:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pisa Roberta</dc:creator>
				<category><![CDATA[à la cARTE]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Marchio]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>

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		<description><![CDATA[I macarons sono i dolci francesi divenuti una vera e propria moda: sarà per i gusti variegati, per la forma o i colori allegri, ma molti creativi hanno trovato nel loro invitante aspetto fonte golosa d'ispirazione. Sono nate così linee di abbigliamento e di accessori dal chiaro richiamo a queste creazioni di alta pasticceria.

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-87075" title="macarons délicieux" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/macarons.jpg" alt="" width="425" height="282" />Tondi, colorati e dolcissimi, i <strong>macarons</strong> spopolano non solo tra i golosi: questi pasticcini, costituiti da due semisfere di meringa e pasta di mandorle che racchiudono una farcitura dai gusti variegati, stanno conquistando tutti, anche nella <strong>moda.</strong><br />
I macarons sono stati infatti assurti a fonte di ispirazione da diversi creativi: non è infatti difficile scovare i loro<strong> toni pastello</strong> e le loro <strong>morbide rotondità</strong> in molti<strong> oggetti di design</strong>.<br />
Lo stilista <strong>Antonio Marras</strong>, direttore creativo di <strong>Kenzo</strong>, ha ideato una pochette chiamata<strong> “Macaron clutch bag”</strong>, che riprende esattamente l’aspetto del pasticcino francese, mentre il collega <strong>Marc Jacobs</strong> si è ispirato alla loro forma e colore per gli inserti a pois di una delle borse<strong> Louis Vuitton</strong>, oltre ad aver creato con il suo marchio una linea di profumi,<strong> “Splash”</strong>, dalle fragranze che ricordano quelle dei famosi dolcetti, ben presenti nelle immagini pubblicitarie dei flaconi.<br />
La <strong>“macaron-mania”</strong> non si limitata a questo; altre griffe hanno adottato l’immagine di queste delizie francesi per i loro prodotti. Anche l’alta gioielleria non si è sottratta alla tentazione dei macarons, tanto che la parigina<strong> Boucheron</strong> annovera tra le sue gioie una collezione di preziosi anelli chiamati appunto <strong>“The Temptetion Macaron ring”</strong>: la fede è sovrastata da un macaron tempestato di pietre preziose di diverso colore, con tanto di immancabile morso.<br />
Le origini di tali piccole delizie, tra i cavalli di battaglia dell’alta pasticceria francese, risalgono ai tempi dell’imperatrice<strong> Maria Antonietta</strong>, che ne era golosa, sebbene altri sostengano che la ricetta fosse stata in realtà condotta Oltralpe dalla nostra <strong>Caterina de Medici</strong>, in occasione delle sue nozze con il Duca di Orléans.<br />
L’immagine dei macarons si lega tuttavia inevitabilmente al nome di<strong> Ladurée</strong>, la pasticceria parigina nata nel <strong>1862,</strong> dove <strong>Pierre Desfontaines</strong> ideò la ricetta moderna di questi pasticcini così come è giunta sino ai nostri giorni, facendo la fortuna del marchio.<br />
Proprio la Ladurée, resa famosa in tutto il mondo da questi piccoli dolci e per il suo riconoscibile stile dal sapore regale (anche per i prezzi, circa 8 euro l’etto), ha saputo veicolare nel mondo della moda queste sferiche dolcezze, favorita anche dalla città di <strong>Parigi, </strong>centro mondiale dell&#8217;haute couture. Molti sono ad esempio gli stilisti che hanno prestato la loro creatività a Ladurée per realizzare confezioni <strong>‘limited edition’</strong> dei macarons, come <strong>Matthew Williamson</strong> o <strong>Christian Laboutin</strong>, e il marchio di pasticceria ha persino lanciato una linea di cosmetici e profumi ispirata ai suoi celebri dolcetti.<br />
Si può parlare di dolci-icona se pensiamo che persino la sportiva <strong>Nike</strong>, che pochi punti di contatto ha con l’universo dolciario, ha invece lanciato la collezione <strong>“Nike Air Royal Macarons Pack”</strong>, proponendo il classico modello della calzatura in quattro varianti pastello, esplicitamente ispirate al pasticcino francese.<br />
La <strong>Pierre Hermés Paris</strong>, tra le pasticcerie concorrenti più agguerrite di Ladurée, è giunta poi ad istituire il <strong>20 marzo</strong> come la <strong>‘giornata del macaron’</strong>, decretando a tutti gli effetti la consacrazione di questa piccola creazione culinaria, divenuta celebre per il suo aspetto dolce ed invitante, cui neanche le ferree regole alimentari della moda hanno potuto resistere.</p>
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		<title>Tafter Saloon: cinque pellicole fresche di sala</title>
		<link>http://www.tafter.it/2012/01/09/tafter-saloon-cinque-pellicole-fresche-di-sala/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 11:34:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>James Ford</dc:creator>
				<category><![CDATA[Proiezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Distribuzione cinematografica]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione cinematografica]]></category>

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		<description><![CDATA[Cercate un film da vedere al cinema? Volete scoprire le ultime pellicole in sala? Le novità del botteghino ce le fornisce il nostro James Ford, sempre con l'accompagnamento di piacevoli drink, in pieno stile Saloon. Ecco la cinquina di questo mese: "J. Edgar", "Shame", "The Help". "L'arte di vincere" e "La talpa"... a voi la scelta!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><img class="alignleft size-full wp-image-86325" title="SALOON" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/SALOON.jpg" alt="" width="174" height="404" />Il banco non è male.</span><br />
<span style="color: #ff0000;">Legno grezzo, di quelli che ti fanno i gomiti e non solo, se non stai bene attento a come ti muovi.</span><br />
<span style="color: #ff0000;">Del resto, il saloon deve portare con lui una certa quale eredità in cicatrici.</span><br />
<span style="color: #ff0000;">L’esperienza è importante: da qualche parte lungo la Frontiera si dice che sia il proiettile di ogni colpo andato a segno.</span><br />
<span style="color: #ff0000;">Ma non siamo qui per parlare delle lunghe cavalcate in equilibrio sul confine, quanto di quello che siete venuti a bere: che sia per ristorarvi o per dimenticare, poco importa.</span><br />
<span style="color: #ff0000;">Questo vecchio cowboy sarà sempre qui, pronto a riempirvi i bicchieri e sempre in attesa del prossimo brindisi.</span></p>
<p>Ecco dunque quello che, in questo dicembre che aspetta ancora, come un animale in agguato, a portarci dritti verso il cuore dell’inverno, <strong>i cinque drinks più forti che possano salvare le vostre visioni, e non solo</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong></strong> </p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><strong></strong> </p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-86326" title="j.edgar" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/j.edgar_.jpg" alt="" width="188" height="223" />J. Edgar</strong><br />
<em>di Clint Eastwood</em></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Da gustare come</strong></span>: Jack Daniels e Budweiser, alla Bukowski.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Se avete bisogno di</span></strong>: un ritorno al classicismo hollywoodiano, un viaggio all’interno delle dinamiche di potere di uno degli organi più potenti – e pericolosi – del mondo, un’interpretazione “titanica”.<br />
Oppure se siete fan del più grande regista statunitense vivente.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Di cosa si tratta</strong></span>: vita, luci ed ombre di J. Edgar Hoover, storico direttore dell’FBI, attraverso un cinquantennio di storia Usa.<br />
Dagli scandali legati alla sua vita privata alle azioni che lo videro muoversi alle spalle di otto Presidenti agli avvenimenti più importanti di uno dei Paesi più contradditori della Storia. Un viaggio intenso e Classico fino all’estremo poggiato sulle spalle di un Di Caprio strepitoso, vero e proprio centro di gravità permanente dell’intera pellicola, come fu per la Jolie in Changeling.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Un film di Clint Eastwood. Con Leonardo DiCaprio, Naomi Watts, Armie Hammer, Josh Lucas, Judi Dench. Biografico, durata 137 min. &#8211; USA 2011. &#8211; Warner Bros Italia uscita mercoledì 4 gennaio 2012.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-86328" title="shame" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/shame.jpg" alt="" width="186" height="238" />Shame</strong><br />
<em>di Steve McQueen</em></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Da gustare come</strong></span>: un Tanqueray con tanto ghiaccio da farsi male alla testa</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Se avete bisogno di</strong></span>: stile, bellezza e tormento. O di un’esibizione estrema in equilibrio sul sottile filo che separa il tronfio protagonismo delle opere eccessivamente autoriali ed i colpi di genio di un’artista eclettico e sorprendente.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Di cosa si tratta</strong></span>: Steve McQueen, video artista made in Uk dal nome che è tutto un programma, dopo l’impatto provocato dalla sua opera prima Hunger torna con una pellicola che ha sconvolto a Venezia, più che per i temi trattati, per la bravura dei suoi due protagonisti, Michael Fassbender e Carey Mulligan.<br />
Una vicenda che è come un’implosione, un viaggio all’interno dei drammi dell’isolamento emotivo come avrebbe dovuto essere un’altra pellicola decisamente meno incisiva con lo stesso protagonista maschile: A dangerous method di David Cronenberg.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Un film di Steve McQueen. Con Michael Fassbender, Carey Mulligan, James Badge Dale, Nicole Beharie, Hannah Ware. </span><br />
<span style="color: #ff0000;">Drammatico, durata 99 min. &#8211; Gran Bretagna 2011. &#8211; Bim uscita venerdì 13 gennaio 2012. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-86330" title="th help" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/th-help.jpg" alt="" width="185" height="217" />The Help</strong><br />
<em>di Tate Taylor</em></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Da gustare come</strong></span>: un rum invecchiato e cioccolato fondente</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Se avete bisogno di</strong></span>: rivivere l’emancipazione femminile negli States e non dimenticare mai gli anni della lotta per l’uguaglianza razziale così come il sacrificio e le lacrime versate da troppe donne.<br />
Per chi ha amato Il colore viola, un nuovo ed intenso capitolo del Cinema “in rosa”.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Di cosa si tratta</strong></span>: tratto da un bestseller in questi giorni promosso in libreria, un film coraggioso ed onesto, solido come soltanto le sue protagoniste sanno essere di fronte alla vita. Il rischio di melassa da retorica c’è tutto, ma la costruzione del regista evita con discreta facilità le trappole della ruffianeria confezionando un prodotto che farà parlare di sé ai Golden Globes così come agli Oscar.<br />
Oltretutto, rischia di diventare il titolo femminile simbolo di questo 2012, che si tratti di una serata tra amiche o di un modo elegante ma deciso di ricordare a noi altri uomini tutta l’importanza dell’altra metà del cielo.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Un film di Tate Taylor. Con Emma Stone, Bryce Dallas Howard, Mike Vogel, Allison Janney, Chris Lowell.</span><br />
<span style="color: #ff0000;">Drammatico, &#8211; USA 2012. &#8211; Walt Disney uscita venerdì 20 gennaio 2012. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-86331" title="BILL MONEYBALL ita]" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/lartedivincere.jpg" alt="" width="188" height="237" />L’arte di vincere</strong><br />
<em>di Bennet Miller</em></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Da gustare come</strong></span>: Jim Beam e Coca Cola</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Se avete bisogno di</strong></span>: scoprire che dietro lo sport esiste la tattica, o consolarvi del fatto che, a volte, scelte calcolate e spirito di squadra valgono più dell’estro di un singolo atleta geniale.<br />
O, più semplicemente, di una pellicola sportiva che non sembra affatto tale, quanto più un patinatissimo film d’autore.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Di cosa si tratta</strong></span>: l’incredibile storia degli Oakland Athletics, squadra di baseball dalle modeste ambizioni rivoluzionata dal laureato in economia Peter Brand, che sostituisce i nomi altisonanti dei fuoriclasse a teorie matematiche ed innesti che paiono scarsi trasformando una realtà sportiva apparentemente condannata al fallimento ad un vero e proprio miracolo.<br />
Un’analisi interessante quanto rischiosa, legata al concetto del “siamo tutti speciali, quindi non è speciale nessuno” che figurerebbe bene nei corsi di formazione delle grandi aziende e certamente rischia di essere malvista dai sostenitori e dagli amanti del talento puro.<br />
Ma attenzione: in questa insolita squadra un fuoriclasse c’è, eccome.<br />
Si tratta dello stesso Brand.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Un film di Bennett Miller. Con Brad Pitt, Jonah Hill, Robin Wright Penn, Philip Seymour Hoffman, Chris Pratt. </span><br />
<span style="color: #ff0000;">Titolo originale Moneyball. Drammatico, durata 126 min. &#8211; USA 2011. &#8211; Sony Pictures uscita venerdì 27 gennaio 2012.</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-86332" title="LA TALPA" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/LA-TALPA.jpg" alt="" width="190" height="256" />La talpa</strong><br />
<em>di Tomas Alfredson</em></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Da gustare come</strong></span>: un Black Russian</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Se avete bisogno di</strong></span>: una spy story come se ne vedevano negli anni settanta, un film dove si incontrano Classico e Moderno, un viaggio accanto ad un cast in forma smagliante.<br />
O, più semplicemente, di una pellicola che potrebbe essere grande.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Di cosa si tratta</strong></span>: George Smiley, agente dell’MI6 – i servizi segreti britannici -, riassunto in segreto dopo essere stato licenziato, ha il compito di stanare una spia del KGB che si annida in seno a Sua Maestà.<br />
Tratto dall’opera di Le Carrè frutto della sua esperienza proprio all’MI6 un film algido eppure passionale, che nel corso dell’ultimo Festival di Venezia ha lasciato a bocca aperta una critica già estremamente favorevole al regista Tomas Alfredson, che colpì al cuore il pubblico qualche anno fa con il suo Lasciami entrare.<br />
Basandosi sui modelli di stile e ritmo di James Bond e Tutti gli uomini del Presidente, mescolando l’equilibrio europeo con il thrilling americano, il regista confeziona un’opera destinata ad essere una delle più celebrate dell’anno.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Un film di Tomas Alfredson. Con Gary Oldman, Kathy Burke, Benedict Cumberbatch, David Dencik, Colin Firth.</span><br />
<span style="color: #ff0000;">Titolo originale Tinker Tailor Soldier Spy. Spionaggio, durata 127 min. &#8211; Gran Bretagna, Francia, Germania 2011. &#8211; Medusa uscita venerdì 13 gennaio 2012.</span></p>
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		<title>Manager, samurai e “l’Arte della spada”. Saggezza antica per problemi moderni</title>
		<link>http://www.tafter.it/2012/01/01/manager-samurai-e-%e2%80%9cl%e2%80%99arte-della-spada%e2%80%9d-saggezza-antica-per-problemi-moderni/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 10:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucarelli Giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Creative Management]]></category>
		<category><![CDATA[Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Management]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Vivevano nel Giappone feudale, erano noti per l’eccellente equilibrio tra azione e riflessione. Si addestravano continuamente per possedere saggezza (chi), valore (yu), benevolenza (jin) e, soprattutto, coraggio. I principi degli antichi samurai possono insegnare qualcosa ai manager di oggi?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-85722 alignleft" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/samurai.jpg" alt="" width="454" height="287" />Vivevano nel Giappone feudale, erano noti per l’eccellente equilibrio tra azione e riflessione. Si addestravano continuamente per <strong>possedere saggezza</strong> (<em>chi</em>), <strong>valore</strong> (<em>yu</em>), <strong>benevolenza</strong> (<em>jin</em>) e, soprattutto, <strong>coraggio</strong>. I principi degli antichi samurai possono insegnare qualcosa ai manager di oggi?</p>
<p>Il Giappone, intorno all’anno 1000, era suddiviso in tanti piccoli stati rivali tra loro; i nobili cominciarono, così, a formarsi degli eserciti personali assumendo guerrieri valorosi e fedeli: i samurai. Questo nome deriva dal verbo giapponese saburau che significa servire o tenersi a lato. I samurai costituivano una casta colta, che, oltre all’allenamento fisico e alle arti marziali, praticava anche la meditazione zen e altre arti come la pittura, la calligrafia, ecc.</p>
<p>Seguivano un <strong>preciso codice d’onore</strong>, il <em><strong>bushido</strong></em>, i cui precetti principali possono essere sintetizzati così:</p>
<p>    <strong>“Gi”</strong> la decisione giusta, la risolutezza, la corretta strada da percorrere;<br />
    <strong>“Rei”</strong> il comportamento di gentilezza e cortesia anche verso i propri nemici;<br />
    “<strong>Yu”</strong> l’abilità, sia tecnica sia umana, che si esprime nel coraggio;<br />
   <strong> “Meido”</strong> l’onore e la gloria sul campo di battaglia e nella vita;<br />
    <strong>“Jin”</strong> l’amore universale, la benevolenza verso tutte le persone;<br />
<strong>    “Makoto”</strong> la sincerità totale, in ogni occasione della vita;<br />
    <strong>“Chu”</strong> la devozione e la lealtà verso il proprio padrone e i propri compagni.</p>
<p>Questi<strong> principi possono risultare utili per i manager</strong> che si trovano a fronteggiare l’incertezza e la complessità dell’attuale contesto socio-economico?</p>
<p>Ne abbiamo parlato con <strong>Paolo Bianchi</strong>, formatore eclettico ed innovativo, <strong>“samurai” e praticante di antica scherma giapponese (kenjutsu)</strong>, ideatore di un modello di formazione esperienziale per imprenditori, venditori e manager, nel quale utilizza la spada giapponese e le tecniche di addestramento degli antichi samurai.</p>
<p><strong>Come possono le abilità di un samurai medievale avere qualche attinenza con le sfide che, noi tutti, ci troviamo ad affrontare nel mondo di oggi?</strong><br />
Quella dei samurai è una filosofia di vita che ancora oggi può insegnare molto al mondo aziendale. I samurai erano chiamati ad essere dei grandi condottieri nei tempi di guerra, dei veri leader e uomini di cultura nei tempi di pace.<br />
Proprio per questa ragione, il samurai medievale veniva addestrato, sin da bambino, per affrontare, nel modo più adeguato, tutte le sfide. La sua preparazione all’attenzione per i dettagli ne faceva un grande stratega e il continuo allenamento lo rendeva sempre pronto a reagire nel modo più adatto.<br />
La sostanza delle sfide che dobbiamo affrontare oggi non è molto diversa: servono sempre spirito combattivo, capacità di leadership, perseveranza, spirito di dedizione e di sacrificio, ottimizzazione delle risorse e delle persone, capacità comunicative ed essenzialità nel perseguimento dei risultati. Queste sono tutte doti che ogni samurai doveva avere e che doveva continuare a coltivare attraverso un assiduo allenamento psicologico e fisico: caratteristiche che oggi ogni buon dirigente, imprenditore o manager dovrebbe avere.<br />
Per questo attraverso il <strong>Samurai Lab</strong> aiuto manager e imprenditori a valorizzare, mediante l’utilizzo delle tecniche di addestramento dei samurai e del loro stile di vita, le capacità di adattamento, superamento dei momenti di crisi e il perseguimento di obiettivi strategici.</p>
<p><strong>Quali sono i principi generali dell’ “arte della spada”?</strong><br />
La spada era considerata l’anima del samurai: quando questi moriva, la sua spada veniva sempre destinata ad un altro samurai proprio per perpetuarne le gesta. Il “Bushido”, il “sacro” codice d’onore, descriveva lo stile di vita che ogni samurai doveva seguire, qualunque fosse il rango o il ruolo sociale<br />
Una particolare attenzione veniva dedicata alla forgiatura della spada, che era realizzata con una serie di particolari di leghe di acciaio sovrapposte. Il fabbro era ed è (esistono ancora alcuni maestri forgiatori in attività) una figura “religiosa” la cui vita, spesso solitaria e di preghiera, si riversava nell’estrema cura e dedizione rivolta alla creazione di ogni singola spada, strumento unico e irripetibile come l’anima del samurai che l’avrebbe usata.<br />
Il <em>Kenjutsu,</em> l’arte della spada, addestrava il samurai ad essere flessibile e deciso, attento e distaccato, ma, soprattutto, micidiale nel percepire quell’unico momento di debolezza dell’avversario che gli avrebbe permesso di individuare anche un solo punto scoperto nell’armatura di pelle cotta intrecciata a lamine di cuoio.<br />
Per ottenere questa sensibilità e prontezza, la formazione era continua, per affinare soprattutto le capacità psicologiche del samurai, perché era fondamentale saper anticipare le mosse dell’avversario e prevenirle con un unico colpo fatale.</p>
<p><strong>In quali altri campi eccelleva il samurai?<br />
</strong>I samurai erano prima di tutto militari e governanti, appartenevano alla classe più nobile del Giappone e venivano definiti i diretti servitori dell’imperatore (samurai significa infatti “colui che serve”). Erano grandi condottieri e strateghi, ma questo non gli impediva di essere una casta colta e dedita alle arti nel senso più ampio e più nobile del termine. Pittura, poesia ma anche calligrafia erano ambiti usuali nei quali i samurai eccellevano, oltre, naturalmente, alle arti marziali. Dedicavano molto tempo alla meditazione, alla pratica zen (ma abbiamo anche esempi di famosi samurai cristiani) e alla cura del corpo attraverso la ricerca della bellezza interiore ed esteriore. I loro abiti erano sempre molto ben curati come il loro aspetto che, pur non rinunciando alla marzialità, era sempre elegante nei gesti e ritualizzato nelle forme.<br />
Per rappresentare la vita del samurai, si ricorre spesso all’immagine del fiore di ciliegio: perfetto nella sua forma, è tanto delicato quanto resistente, ma basta un colpo di vento deciso per farlo cadere. Bellezza e caducità della vita si alternano e si intrecciano nell’esistenza del samurai, pronto a compiere il proprio dovere con eleganza e riservatezza e a cedere la vita per gli ideali più alti.</p>
<p><strong>Come è possibile imparare ad essere “flessibili” e a cambiare tattica?</strong><br />
Un’altra immagine molto ricorrente nelle arti marziali, per illustrare le caratteristiche del samurai, è il bambù, una pianta che cresce lentamente in modo poco appariscente ma che, una volta giunta alla maturità, ha uno sviluppo continuo e illimitato. La sua struttura estremamente flessibile, che si piega alle correnti e al vento, permette al bambù, al contrario di altri alberi, di non spezzarsi a causa delle intemperie.<br />
Proprio per questa ragione, il samurai si allenava quotidianamente per rendere flessibile il suo corpo e il suo spirito. Nella pratica quotidiana, imparava tutte le varianti del combattimento, diventato meccanico nel rispondere ai colpi, ed era pronto a cambiare strategia in ogni momento. La sua profonda spiritualità gli permetteva di combattere senza pregiudizi e di non provare sentimenti negativi nei confronti dell’avversario.<br />
Anche i manager, oggi, possono sviluppare un atteggiamento mentale flessibile per individuare, di volta in volta, la tattica migliore per conseguire il risultato desiderato. Valutare le difficoltà del momento, ponderare le diverse alternative, concentrare le energie nella “mossa” più opportuna, sono i primi passi da compiere.</p>
<p><strong>Come si può migliorare l’abilità a cogliere i cambiamenti piccoli o grandi?<br />
</strong>Nei lunghi e continui allenamenti, spesso ripetitivi e apparentemente poco dinamici, al giovane praticante di spada giapponese, ora come allora, viene insegnato l’amore per i dettagli. È questo che rende forma la sostanza e permette di perseguire con tenacia anche grandi risultati. Servono pazienza e determinazione e grande controllo di sé, sapendo che ogni errore può essere fatale. Per questo l’arte della spada non era (e non è) per tutti. Bisogna metter in conto ore di duro allenamento nel quale vincere le proprie paure, imparare il senso della determinazione e, soprattutto, notare i piccoli cambiamenti che avvengono in ogni singola situazione. Bisogna imparare ad avere una grande attenzione a cogliere tutti i segni interiori ed esteriori, perché questo servirà a percepire le variazioni di intensità durante lo scontro.<br />
Imprenditori e manager dovrebbero imparare a concentrare la propria attenzione, in modo consapevole ed intenzionale, momento per momento (“qui ed ora”) su ciò che stanno vivendo. Esistono numerosi esercizi, di respirazione e di meditazione, che favoriscono uno stato di mindfulness, ossia una consapevolezza e un “allineamento” dei propri pensieri, delle proprie percezioni e delle proprie azioni.</p>
<p><strong>Come riconoscere il “momento giusto” per agire?</strong><br />
Per sconfiggere un avversario, è importante riuscire a conoscerlo a fondo. Bisogna scoprire i suoi punti di forza e di debolezza e, soprattutto, saperli confrontare con i propri. Il samurai aveva sempre un grande rispetto per i suoi avversari, rispetto raggiunto anche attraverso la cosiddetta “mente vuota”, uno stato mentale dove tutti quei fattori caratteriali che possono oscurare o modificare l’obiettività venivano allontanati. Superare la rabbia, frenare l’impulsività, aspettare con pazienza erano le virtù vincenti che andavano coltivate. Anticipare le mosse dell’avversario era quanto di più prezioso potesse realizzare il samurai, ma è anche una dote importante per i manager.<br />
Per raggiungere questo risultato, si insegnava il “senso del tempo”: ogni azione, per essere perfezionata, richiede tempo: “mente, corpo e spirito” devono muoversi in sincrono per realizzarla. La nostra definizione di “tempismo” rende in modo molto approssimativo cosa significasse per un samurai prendere decisioni vitali in una frazione di secondo.<br />
Il tempo scandiva la precisione dei gesti, orientando il samurai ad agire solo dove necessario e in modo misurato e determinato. La forza del samurai era insita nel saper aspettare per agire, facendolo con determinazione, freddezza e distacco.<br />
I manager che riescono a leggere la realtà da più punti di vista, che imparano a mettersi “empaticamente” nei panni dei clienti, dei fornitori, degli stakeholders, ecc., riescono a cogliere più facilmente (anche grazie al mindfulness) il kairòs, il momento più opportuno per agire.</p>
<p><strong>Un giovane manager cosa può apprendere da tutto ciò?<br />
</strong>Il Giappone medievale non è poi così diverso dall’attuale mercato mondiale, dove gli assetti non sono chiari e i risultati spesso discutibili. Credo sia molto utile imparare dai samurai, per esempio, a concentrarsi e perseguire con dedizione obiettivi, saper rinunciare, a volte, a se stessi per anteporvi il gruppo o l’ideale possono sembrare valori fuori moda o poco centrati. Ma è l’azione che rende l’uomo degno di compierla e fa in modo che il risultato resti per sempre. Lo scopo del samurai era quello di rendere immortale ogni azione, rendere ogni gesto un simbolo di perfezione destinato a durare in eterno, anche nella morte stessa, vista come un passaggio obbligato al quale rendere onore senza paura.<br />
Per questo onestà, giustizia, cortesia, coraggio eroico, onore, spirito di compassione, sincerità e lealtà possono sembrare ideali d’altri tempi, ma basta stringere tra le mani una Katana (spada lunga) o un wakizashi (spada media) di un samurai per percepire una forza, una grande energia pronta a scattare.<br />
Forse è proprio ciò di cui abbiamo bisogno nelle nostre imprese: condividere come gli antichi samurai questi valori e cercare di realizzarli, con determinazione. Loro, per oltre 5 secoli, ci sono riusciti in modo eccellente. E noi?</p>
<p><em>Note: Questo articolo è pubblicato su <a href="http://www.ticonzero.info">Ticonzero</a></em></p>
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		<title>Un dolce Natale con le ricette della tradizione</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 16:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pisa Roberta</dc:creator>
				<category><![CDATA[à la cARTE]]></category>
		<category><![CDATA[Centri storici]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Natale 2011]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Panettone, pandoro e torrone non sono le uniche leccornie delle festività natalizie. Ogni regione ha infatti le sue ricette tradizionali che racchiudono secoli di storia e cultura: scopriamo insieme le loro origini, augurandovi un Dolcissimo Natale!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-84927" title="panettone" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/panettone.jpg" alt="" width="344" height="235" />Tempo di <strong>feste</strong> e ritrovi in<strong> famiglia</strong>, tempo di<strong> tradizioni</strong> e <strong>convivialità</strong>, soprattutto attorno a <strong>tavole imbandite</strong>: per l’occasione si rispolverano tradizioni ereditate di generazione in generazione.<br />
E allora, regione che vai <strong>dolce tipico natalizio</strong> che trovi, con tanto di <strong>ricetta segreta di famiglia</strong>.<br />
Il re del Natale è senza dubbio il<strong> Panettone</strong>: dolce dalle antiche origini, la leggenda narra che sia nato a<strong> Milano</strong> alla corte di <strong>Ludovico il Moro</strong>. Qui si narra che <strong>Ughetto</strong>, figlio del condottiero<strong> Giacometto degli Atellani</strong>, innamorato di Adalgisa, figlia del pasticcere <strong>Toni</strong>, creò per lei un dolce. Visto il sentimento del giovane per la ragazza, Giacometto acconsentì alle nozze con la popolana e così, il pasticcere Toni perfezionò il dolce pegno d’amore, creando il<strong> “Pan del Ton”</strong>, giunto per l’appunto sino a noi col nome di Panettone. Le uvette contenute nel ricco impasto hanno inoltre un forte valore simbolico, propiziando <strong>abbondanza e fertilità</strong>.<br />
Degno rivale del dolce meneghino è il veronese <strong>Pandoro</strong>, che con il Panettone si contende da sempre il primato della ricetta più amata del Natale. La tradizione racconta che già nella ricca <strong>Repubblica di Venezia del ‘500</strong> si degustavano dolci conici ricoperti di foglie d’oro, detti appunto<strong> &#8220;Pan de Oro&#8221;</strong>, mentre a <strong>Verona</strong> il Pandoro sarebbe nato originariamente come un dolce a forma di stella da condividere nelle feste, dal nome<strong> “Nadalino”.</strong> Il brevetto moderno del dolce è stato però depositato nel <strong>1894</strong> dal pasticcere <strong>Domenico Melegatti</strong> su ‘progetto’ artistico dell’impressionista <strong>Angelo Dall’Oca Bianca</strong>.<br />
Il<strong> torrone</strong> è l’altra immancabile delizia del Natale, che la tradizione vuole essere stata preparata per la prima volta a<strong> Cremona</strong>, nel lontano<strong> 25 dicembre 1441</strong>, in occasione del matrimonio tra<strong> Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti</strong>, raffigurante il<strong> Torrazzo</strong>, la torre della città. Si dice però che le prime testimonianze storiche del dolce risalgano al <strong>1543</strong>, quando il <strong>Comune di Cremona</strong> commissionò questo dolce per donarlo alle autorità in visita. Ma il torrone è presente fin dall’<strong>epoca sannita</strong> in<strong> Basilicata</strong> e c’è chi sostiene le sue <strong>origini arabe</strong>.<br />
Altro antico dolce natalizio è il <strong>Panforte di Siena</strong>, la cui ricetta risalirebbe al lontano <strong>anno Mille</strong>. A quei tempi era detto <strong>Pane Natalizio, Pane Aromatico </strong>o<strong> Pan Pepatus</strong>, antenato della più delicata ricetta moderna. Ad ideare il Pan Pepato fu nella Siena medievale una certa <strong>Suor Berta</strong> che, per sfamare i concittadini assediati, ideò questa ricetta ricca ed energetica, con frutta secca, miele e spezie. Nel tempo gli ingredienti divennero diciassette, tanti quante le contrade che composero Siena dal <strong>1675</strong>. L’odierno Panforte, detto<strong> “Panforte Margherita”</strong> è nato invece nel<strong> 1879</strong>, quando <strong>Enrico Righi</strong> omaggiò con questo dolce la <strong>Regina Margherita di Savoia</strong> in visita a Siena, aggiornandolo: sostituì infatti il pepe con la vaniglia e lo addolcì con la zucca, ammorbidendone il sapore.<br />
Scendendo nelle terre pontificie del <strong>Lazio</strong>, si incontra invece un altro pane tipico di Natale: è il<strong> Pangiallo romano</strong>, noto sin nell’antichità. In età imperiale, infatti, durante la ricorrenza pagana del <strong>solstizio d’inverno</strong>, era costume scambiarsi questo panetto dal tipico colore dorato, che lo<strong> zafferano</strong> gli conferiva, per auspicare presto il ritorno del sole. La ricetta si è evoluta e arricchita nel tempo, ma tra i romani più poveri era uso utilizzare i <strong>noccioli di prugne e albicocche</strong> essiccati durante l’estate, invece delle più costose mandorle e nocciole.<br />
Se poi ci si trasferisce nella splendida<strong> Napoli</strong>, di questi tempi protagonisti tra babà, sfogliatelle e pastiere sono di certo gli <strong>struffoli</strong>, dolci fritti e coperti di miele, canditi e zuccherini colorati, che vengono riproposti con altri nomi anche in altre regioni del Mezzogiorno. La ricetta originaria non è però napoletana, né tantomeno italiana, bensì greca: il nome deriva infatti da<strong> “strongoulos pristòs”</strong>, cioè pallina tagliata. Da questi antichi avi ellenici deriverebbero persino le castagnole e gli strozzapreti. Ma tornando agli struffoli nostrani, detti cicerchiata in Abruzzo e Strufoli, senza la doppia ‘f’ in Sicilia, il loro aspetto a grappolo, oltre a simboleggiare abbondanza (un po’ come le lenticchie e l’uvetta nel Panettone per intenderci), favorisce il giusto equilibrio tra pasta e miele, elemento biblico e prelibatezza in tempi antichi, quando i dolci erano riservati ai momenti di festa.<br />
I pugliesi a Natale sono invece soliti mangiare le<strong> “cartellate”</strong>, dolci dalla sottile sfoglie da cui prendono il nome. Gli studiosi le fanno addirittura risalire al periodo del <strong>VI secolo a.C</strong>, ritenendo che la preparazione di un dolce simile sia stata raffigurata in una pittura rupestre rinvenuta in provincia di Bari, rappresentante le celebrazioni dei<strong> Misteri Eleusini</strong>, durante i quali le “ave delle cartellate” erano offerte in onore della <strong>dea Demetra</strong>. Con l’avvento del Cristianesimo le cartellate hanno perso il significato pagano divenendo<strong> doni alla Madonna</strong> per propiziare il buon raccolto e simbolo dell’<strong>aureola di Gesù Bambino</strong> a Natale.<br />
In <strong>Calabria</strong> il <strong>25 dicembre</strong> non mancheranno invece sulla tavola le<strong> “pitte ‘mpigliate”</strong>, originarie di <strong>San Giovanni in Fiore</strong>, ma diffuse in tutta la regione. Di dubbie origini, c’è chi sostiene che la pitta prenderebbe il nome dal termine arabo ‘pita’, che significa schiacciata, e chi invece dal latino ‘picta’, dipinta, poiché sarebbe stata un tempo una focaccia decorata da offrire alle divinità femminili nei templi. Il dolce si compone di diverse sfoglie di pasta schiacciata che racchiudono uva sultanina, noci e cannella ed è molto utilizzato anche per le celebrazioni nuziali.<br />
In <strong>Sardegna</strong> non è Natale, invece, se non ci sono i<strong> Pan’ e Saba</strong>, dolci preparati appunto con la saba, antico sciroppo di mosto cotto, dalle chiare radici rurali.<br />
Sull’isola siciliana non possono mancare invece i<strong> buccellati</strong>, evoluzione degli antichi ‘panificatus’romani, composti di fichi secchi, uva passa, frutta secca.<br />
In ogni regione, dunque, le prossime feste rinnoveranno l’occasione per riscoprire sapori antichi, testimonianze di una cultura preziosa, che rendono il <strong>Natale davvero Buono</strong>!</p>
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		<title>Tafter Saloon: distillati ad alto contenuto cinematografico</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 11:06:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>James Ford</dc:creator>
				<category><![CDATA[Proiezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alcol]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Saloon]]></category>

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		<description><![CDATA[“Che ci fa un vecchio cowboy per niente stanco e sempre assetato in rete?” Direte voi. Cavalca incontro all'ultima delle frontiere, dico io. Al saloon c'è sempre posto per la vita, la passione, l'esperienza: ottimi drinks e visioni potenti.
Tante cose si possono dire, di me: alcune saranno vere, altre chissà.
“Nel West, quando la verità incontra la leggenda, vince la leggenda”, raccontava John Ford. Che io sia l'una, o l'altra, poco importa: quello che conta è che mi troverete qui, oltre queste porte.
Sempre pronto ad offrirvi il modo migliore per affrontare una nottata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #800000;"><em><img class="alignleft size-full wp-image-84236" title="saloonporte" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/saloonporte.jpg" alt="" width="174" height="404" /></em></span><span style="color: #800000;"><em>Il banco non è male.</em></span><br />
<span style="color: #800000;"><em>Legno grezzo, di quelli che ti fanno i gomiti e non solo, se non stai bene attento a come ti muovi.</em></span><br />
<span style="color: #800000;"><em>Del resto, il saloon deve portare con lui una certa quale eredità in cicatrici.</em></span><br />
<span style="color: #800000;"><em>L&#8217;esperienza è importante: da qualche parte lungo la Frontiera si dice che sia il proiettile di ogni colpo andato a segno.</em></span><br />
<span style="color: #800000;"><em>Ma non siamo qui per parlare delle lunghe cavalcate in equilibrio sul confine, quanto di quello che siete venuti a bere: che sia per ristorarvi o per dimenticare, poco importa.</em></span><br />
<span style="color: #800000;"><em>Questo vecchio cowboy sarà sempre qui, pronto a riempirvi i bicchieri e sempre in attesa del prossimo brindisi.</em></span></p>
<p>Ecco dunque quello che, in questo dicembre che aspetta ancora, come un animale in agguato, a portarci dritti verso il cuore dell&#8217;inverno, <strong>i cinque drinks più forti che possano salvare le vostre visioni, e non solo.</strong></p>
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<p><strong><img class="size-full wp-image-84237 alignleft" title="theartist" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/theartist.jpg" alt="" width="159" height="144" />The artist</strong><br />
<em>di Michel Hazanavicius</em></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Da gustare come</span></strong>: un cognac, o un calvados.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Se avete bisogno di</strong></span>: sentire un certo tepore scivolare dalla bocca allo stomaco, e risalire al cuore quando meno lo aspettate.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Di cosa si tratta:</strong></span> una rievocazione ed una dichiarazione d&#8217;amore per il muto e la prima, grande epoca del Cinema. Le voci in giro lo danno già per favorito alla prossima corsa alle statuette dell&#8217;Academy.<br />
Sarà un borioso, lento, noioso erede de Il discorso del re o porterà davvero una nuova ventata autoriale nel pieno dello stardom hollywoodiano?<br />
Io la mia risposta ce l&#8217;ho.<br />
Il resto sta a voi.</p>
<p><span style="color: #800000;">Un film di Michel Hazanavicius. Con Jean Dujardin, Bérénice Bejo, John Goodman, James Cromwell, Penelope Ann Miller. Drammatico, dura 100 min. &#8211; Francia 2011. &#8211; Bim uscita venerdì 9 dicembre 2011.</span><br />
<strong><img class="size-full wp-image-84238 alignleft" title="winwin" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/winwin.jpg" alt="" width="133" height="171" />Win win – Mosse vincenti</strong><br />
<em>di Thomas McCarthy</em></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Da gustare come</strong></span>: un solido bourbon.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Se avete bisogno di:</strong></span> famiglia, riscatto, quella forza non sempre benefica che quando siete a terra a masticare polvere vi continua a far rialzare in piedi, neanche foste il più grande incassatore dai tempi di Rocky Balboa.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Di cosa si tratta</strong></span>: McCarthy è da sempre uno dei più talentuosi portatori dei geni Sundance, e Win win è la conferma, dopo The station agent e The visitor, che si tratta di uno dei più solidi “piccoli autori” del panorama statunitense.<br />
Una storia semplice e clamorosamente vera, che non farà gridare al Capolavoro ma vi farà sentire come a casa, accanto al focolare: che può essere un bene o un male, ma fatto sta che è sempre lì, e nessuno ci dirà che il nostro posto è un altro.</p>
<p><span style="color: #800000;">Un film di Tom McCarthy. Con Paul Giamatti, Amy Ryan, Bobby Cannavale, Jeffrey Tambor, Burt Young. Titolo originale Win Win. Commedia, dura 106 min. &#8211; USA 2011. &#8211; 20th Century Fox uscita venerdì 9 dicembre 2011.</span><br />
<strong><img class="alignleft size-full wp-image-84239" title="monsters" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/monsters.jpg" alt="" width="178" height="141" /></strong></p>
<p><strong>Monsters</strong><br />
<em>di Gareth Edwards</em></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Da gustare come:</strong></span> un gin di quelli buoni, Bombay o Tanqueray.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Se avete bisogno di</strong></span>: sentirvi persi e ritrovarvi, capire quale sarà mai il vostro posto in un mondo che è quanto di più lontano possa esistere dall&#8217;appartenervi.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Di cosa si tratta:</strong></span> il confine non è soltanto tracciato lungo i terreni troppo brulli delle praterie, e a volte trova la sua dimensione in mondi che non sono i nostri, o che lo sono, ma ben sappiamo che non appartenerci.<br />
Da queste parti ancora c&#8217;è grande stima di Christopher, il vecchio gamberone di District 9, dunque un lavoro come questo non può che incontrare un certo favore, da parte mia.<br />
Certo, non saremo di fronte ad un nuovo ordine del genere sci-fi sociale, eppure avercene, da queste parti, di roba così fresca e dirompente.</p>
<p><span style="color: #800000;">Un film di Gareth Edwards. Con Whitney Able, Scoot McNairy, Kevon Kane Drammatico, durata 94 min. &#8211; Gran Bretagna 2010. &#8211; Onemovie uscita mercoledì 7 dicembre 2011.</span><br />
<strong><img class="alignleft size-full wp-image-84240" title="midnightinparis" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/midnightinparis.jpg" alt="" width="203" height="144" />Midnight in Paris</strong><br />
<em>di Woody Allen</em></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Da gustare come:</strong></span> un vino d&#8217;annata.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Se avete bisogno di:</strong></span> amore, arte e leggerezza. “La vita è un sogno”, si sente a volte dire in giro. E a volte il sogno è vita. Voi da che parte state?</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Di cosa si tratta:</strong></span> quando un vecchio amico che ci aveva abituati a grandi cose torna alla ribalta dopo anni di smarrimento dovremmo almeno concedergli il beneficio del dubbio.<br />
Quando, poi, il dubbio non c&#8217;è, non dovremmo pensarci due volte due.<br />
Senza dubbio, quello che abbiamo di fronte è il Woody Allen più in forma dai tempi di Match point: leggero, ironico, magico, romantico e scanzonato come solo il regista newyorkese sa essere.<br />
Un film che è una dichiarazione d&#8217;amore all&#8217;arte e alla sua magia, ma anche alla libertà di essere se stessi. Da non perdere assolutamente Hemingway e Dalì.</p>
<p><span style="color: #800000;">Un film di Woody Allen. Con Owen Wilson, Rachel McAdams, Michael Sheen, Nina Arianda, Kurt Fuller. Commedia, durata 94 min. &#8211; USA, Spagna 2011. &#8211; Medusa uscita venerdì 2 dicembre 2011</span><br />
<strong></strong></p>
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<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-84241" title="enterthevoid" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/enterthevoid.jpg" alt="" width="145" height="207" />Enter the void</strong><br />
<em>di Gaspar Noè</em></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Da  gustare come:</strong></span> l&#8217;assenzio nero a novanta gradi.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Se avete bisogno di</strong></span>: aprire le porte della percezione.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Di cosa si tratta:</strong></span> proprio quando le speranze parevano dissiparsi, ecco giungere – con colpevolissimo ritardo – sui nostri schermi uno dei più innovativi, straordinari, incredibili film degli ultimi cinque anni.<br />
Noè, mostro di bravura e di tecnica che aveva già fatto ribollire il sangue della critica – nel bene e nel male – con Irreversible, torna alla ribalta con un affresco che è un poema visivo dai titoli di testa – tra i più belli mai realizzati – alle sue quasi tre ore che paiono un viaggio mai tentato prima da alcun regista.<br />
Dalla morte in prima persona all&#8217;elastico che spinge l&#8217;anima tra passato e futuro un insieme di domande che non necessitano risposta, e danno la più perfetta dimensione del detto “l&#8217;importante non è la destinazione, ma il viaggio”.<br />
Sarà in poche, remote sale.<br />
Dunque preparate i cavalli e andatelo a stanare.<br />
Perderselo sarebbe un delitto.</p>
<p><span style="color: #800000;">Un film di Gaspar Noé. Con Nathaniel Brown, Paz de la Huerta, Cyril Roy, Olly Alexander, Masato Tanno. Drammatico, durata 154 min. &#8211; Francia, Germania, Italia 2009. &#8211; Bim uscita venerdì 9 dicembre 2011.</span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">Se siete ancora sobri, fate un giro anche sul mio <a href="http://whiterussiancinema.blogspot.com/">blog.<br />
</a>Non siete d&#8217;accordo con le mie recensioni? Bene! Fatemi sapere come la pensate nei commenti qui sotto. </span></strong></p>
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		<title>Alla Scoperta dei Palazzi senatori di Bologna: Palazzo Fava</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 10:25:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tavano Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Beni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Spazi urbani]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[(Di)Vagando con Vera Fortunati, docente di storia dell’arte moderna all’Università di Bologna ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(Di)Vagando con Vera Fortunati, docente di storia dell’arte moderna all’Università di Bologna </strong></p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-83083" title="scalinata Palazzo Fava" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/scalinata.jpg" alt="" width="530" height="304" />Palazzo Fava è una meta irrinunciabile per una visita a Bologna</strong>, rientra nel progetto di museo diffuso <strong>Genus Bononiae &#8211; Musei nella città di Bologna</strong>, promosso dalla Fondazione Carisbo, che ha curato il lungo e costoso restauro, riportando il complesso ai fasti del passato. Palazzo Fava è utile anche per comprendere la grandezza di <strong>Elisabetta Sirani</strong> a Bologna, concludendo così il nostro viaggio alla scoperta del <strong>fenomeno bolognese delle donne artiste</strong> insieme a <strong>Vera Fortunati</strong> (abbiamo incontrato Elisabetta e la sua straordinaria Porzia nel precedente itinerario: “<a href="http://www.tafter.it/2011/11/20/donne-d%E2%80%99arte-a-bologna-elisabetta-un-prodigio-di-natura-altro-che-sara-jessica-parker/">Donne d’Arte a Bologna: Elisabetta, un prodigio di natura (altro che Sara Jessica Parker!”</a>).</p>
<p><strong>Il piano nobile ci riserva l’incontro con una straordinaria figura femminile. Ci puoi parlare un pò di lei?</strong><br />
Porzia, moglie di Bruto, questa antica eroina che Elisabetta Sirani sceglie partendo da Plutarco, un episodio che <strong>rappresenta solo lei nella storia dell’arte</strong>.<br />
In primo piano, ammiriamo la bellissima protagonista femminile, probabilmente studiata dal vero e con la quale in un certo senso Elisabetta si identifica. La vediamo mentre si ferisce la coscia: è una cosa molto bella, perché <strong>il coltello assomiglia ad un pennello</strong>! Porzia lascia sullo sfondo il gineceo femminile, dove le altre donne cuciono e tessono. In questo quadro ci sono esattamente le due vite di Elisabetta, eroina in quanto pittrice ed in quanto donna che deve accudire il padre malato.<br />
Se leggiamo la Vita di Malvasia, egli scrive che l’onore di essere una grande pittrice Elisabetta se lo conquista “a sudor di sangue”. Il martirio di Porzia, questo sacrificio, identifica la vita stessa della giovane pittrice. <strong>E’ un quadro per certi aspetti inquietante</strong>.</p>
<p><strong>Quali altri incontri femminili ci riserva Palazzo Fava?</strong><br />
Le due opere di <strong>Ginevra Cantofoli</strong> (1618 – 1672), che è l’allieva più anziana di Elisabetta nel suo cenacolo femminile, accanto ci sono le due sorelle di Elisabetta. C’è poi l’altra artista, che è <strong>Lucrezia Scarfaglia</strong> (1638-1665), perché Elisabetta riesce a creare anche la prima scuola d’arte aperta alle donne, dove s’insegna l’attività incisoria, pittorica e grafica.<br />
Queste sono le donne più importanti, perché Bologna avrebbe anche un finale alto nel ‘700 con <strong>Teresa Muratori</strong> (1662 – 1708), <strong>Lucia Casalini Torelli</strong> (1677 – 1762) ed <strong>Anna Morandi Manzolini</strong> (1714 – 1774), che abbiamo incontrato “<a href="http://www.tafter.it/2011/11/07/alla-scoperta-dei-palazzi-senatori-di-bologna-palazzo-poggi/">Alla Scoperta dei Palazzi senatori di Bologna: Palazzo Poggi</a>”.</p>
<p><strong>E&#8217; d’obbligo sottolineare che Palazzo Fava merita un posto d’onore anche per altre opere, non solo per il percorso che stiamo seguendo sul genio della donna artista e i nuovi spazi espositivi dedicati all’arte contemporanea, non è vero?</strong><br />
Sempre al piano nobile, conserva il <strong>primo grande ciclo decorativo dei tre Carracci</strong>, che non si può non vedere perché è un’impresa importantissima. Abbiamo il racconto del viaggio degli Argonauti alla ricerca del Tosone d’oro, dove questi tre giovani artisti abbandonano la pittura artificiosa del tardo ‘500 per un<strong> naturalismo nuovo</strong>, che sembra già conoscere Correggio e sembra già conoscere la pittura veneta, creano così <strong>un teatro epico di grande coinvolgimento con lo spettatore</strong>.<br />
E’ il primo ciclo che rompe con la tradizione decorativa manieristica, è una<strong> tappa di grandissima importanza a livello europeo</strong> per la storia dell’arte nel Cinquecento. Un ciclo chiaramente tra i più belli d’Europa in questi anni, siamo nel 1584.</p>
<p>Palazzo Fava inoltre e’ una nuova e prestigiosa sede di esposizioni internazionali di arte contemporanea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>In questo Itinerario abbiamo visitato:</strong></span></p>
<p><strong>Palazzo Fava &#8211; Palazzo delle Esposizioni</strong><br />
Genus Bononiae &#8211; Musei nella Città<br />
Via Manzoni, 2<br />
Tel. 051 19936305<br />
Aperto da martedì a domenica<br />
dalle ore 10.00 alle ore 19.00<br />
<a href="http://www.genusbononiae.it/index.php?pag=26">Sito Web</a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Arrivare (e non Partire) a Bologna</title>
		<link>http://www.tafter.it/2011/12/04/arrivare-non-partire-a-bologna/</link>
		<comments>http://www.tafter.it/2011/12/04/arrivare-non-partire-a-bologna/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 10:25:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tavano Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Spazi urbani]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[(Di)Vagando tra stazioni ferroviarie, autobus e aeroporti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(Di)Vagando tra stazioni ferroviarie, autobus e aeroporti</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-83093" title="newbologna" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/newbologna.jpg" alt="" width="405" height="262" />A Bologna si arriva attraverso l’importante nodo autostradale e le principali arterie provinciali in automobile, bus, caravan, moto e, se siamo fortunati, anche in autostop (ma non fatevi illusioni, non è mica facile!).<br />
Si può atterrare all’<strong>Aeroporto Guglielmo Marconi</strong>, servito dalle più importanti compagnie di bandiera e dalla compagnia low cost Ryanair, sempre più presente sullo scalo.<br />
Funziona costantemente un servizio navetta Aeroporto &#8211; Ospedale Maggiore &#8211; Centro Città &#8211; Stazione ferroviaria al costo di 6 euro, che impiega circa 30 minuti per coprire l’intera tratta.</p>
<p>Se si proviene dal versante orientale dell’Europa, si può atterrare ugualmente all’<strong>Aeroporto Luigi Ridolfi di Forlì</strong>, da cui Bologna è facilmente raggiungibile in circa 50 minuti con il treno regionale al costo di 5 euro e 10 cent.<br />
La navetta che porta dall’ Aeroporto Ridolfi alla Stazione ferroviaria di Forlì ha il costo di 3 euro e 50 cent. In assenza della navetta, le corse in effetti sono molte limitate, è possibile prendere un taxi alla tariffa fissa di 11 euro per una tratta che si percorre in 10/15 minuti (se siamo fortunati possiamo dividerla con gli altri passeggeri del nostro volo, sono ammessi fino ad un massimo di 4 passeggeri per vettura).</p>
<p>Più in generale, Bologna si può comodamente raggiungere in treno da tutte le località, anche europee, essendo un’importante stazione ferroviaria (Bologna Centrale), attualmente in fase di ampliamento e completa ridefinizione su progetto dell’architetto Arata Isozaki. Provenendo dall’estero, in caso di un biglietto aereo veramente “looooow cost”, segnaliamo che Bologna è facilmente raggiungibile in treno anche da Milano e dalle altre città del nord Italia.</p>
<p>Oggigiorno Bologna non è invece raggiungibile per via fluviale e questo è un vero peccato (da non perdere il nostro itinerario: “<a href="http://www.tafter.it/2011/12/04/i-bolognesi-camminano-sulle-acque">I Bolognesi Camminano Sull’Acqua</a>!”).<img class="alignright size-full wp-image-83094" title="gazzotti" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/gazzotti16.jpg" alt="" width="216" height="276" /></p>
<p>Il <strong>Centro Città</strong> (comunemente inteso con <strong>Piazza Maggiore e Piazza del Nettuno</strong>) si può raggiungere a piedi dalla Stazione ferroviaria in circa 20 minuti, percorrendo <strong>via Indipendenza</strong>. E’ possibile prendere anche <strong>l’autobus della linea 25</strong> nel piazzale della stazione (passa ogni 10 minuti) oppure all’inizio di via Indipendenza (a circa 2 minuti dalla Stazione) <strong>gli autobus della linea 11, 20, 27 e le navette</strong> (minibus). Le tariffe sono state da poco aumentate, il biglietto valido un’ora costa 1 euro e 20 cent., si può fare anche in vettura al costo di 1 euro e 50 cent. (la macchina che emette i biglietti in vettura non cambia i soldi e né dà resto, quindi bisogna avere in borsa o in tasca monete da 10 cent a 1 euro per la somma complessiva di €1,50).<br />
L’azienda che si occupa del trasporto pubblico di Bologna si chiama <strong>ATC</strong>, gli uffici informativi si trovano nella Stazione ferroviaria (sul lato del parcheggio dei taxi), nel centro città (tra via Rizzoli e Piazza Maggiore) e all’inizio di via Lame. I biglietti si possono acquistare presso giornalai e tabacchi (sono disponibili anche biglietti giornalieri e citypass da 10 corse).</p>
<p>Per partire da Bologna, sempre che lo vogliate e riusciate a lasciarvi alle spalle una città così affascinante, bisogna fare lo stesso percorso&#8230; semplicemente all’inverso!</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Foto: </strong></span><br />
<em><span style="color: #ff6600;"><strong>In alto</strong></span></em><br />
<span style="color: #ff6600;"><strong>Progetto della nuova stazione di Bologna dell’architetto Arata Isozaki</strong></span></p>
<p><em><span style="color: #ff6600;"><strong>In basso:</strong></span></em><br />
<span style="color: #ff6600;"><strong>Arrivare (e non partire) &#8211; Foto di Davide Gazzotti</strong></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>In questo itinerario abbiamo visitato:</strong></span></p>
<p><strong>Aeroporto Internazionale Guglielmo Marconi</strong><br />
Via Triumvirato,84<br />
Tel. +39 051 6479615 (dalle 5.00 alle 24.00)<br />
<a href="http://www.bologna-airport.it/it/?LN=IT">Sito Web</a></p>
<p><strong>Bologna Centrale &#8211; Grandi Stazioni</strong><br />
Piazza Medaglie d&#8217;oro,4<br />
Tel. + 39 051 892021 / +39 051 257911<br />
<a href="http://www.grandistazioni.it/cms/v/index.jsp?vgnextoid=d77f0d935b09a110VgnVCM1000003f16f90aRCRD">Sito Web</a></p>
<p><strong>Arata Isozaki &#8211; New Bologna Station</strong><br />
<a href="http://www.isozaki.co.jp/">Visita il progetto</a></p>
<p><strong>ATC &#8211; Trasporti Pubblici Bologna</strong><br />
Biglietteria Stazione FS &#8211; Piazza Medaglie d&#8217;Oro<br />
Biglietteria ad.ze Piazza Maggiore &#8211; via Rizzoli,1/d<br />
<a href="http://www.atc.bo.it/cliente/i-centri-atcitt%C3%A0">Contatti</a> e <a href="http://www.atc.bo.it/">Sito Web</a></p>
<p><em>Per voli che atterrano a Forlì&#8230;</em></p>
<p><strong>Aeroporto di Forlì &#8211; &#8220;L. Ridolfi&#8221; -</strong><br />
via Seganti,103<br />
Tel. +39 0543 474990<br />
<a href="http://www.forliairport.com/">Sito Web</a></p>
<p><strong>Radio Taxi &#8211; Cotafo</strong><br />
Piazzale Martiri d&#8217;Ungheria,22<br />
Tel. +39 0543 31111<br />
<a href="http://www.taxiforli.it/">Sito Web</a></p>
<p><strong>Stazione Ferroviaria di Forlì</strong><br />
Piazzale Martiri d&#8217;Ungheria<br />
<a href="http://www.turismoforlivese.it/servizi/menu/dinamica.aspx?ID=6058">Sito Web</a> (Turismo Forlivese)</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Pernottare (=) Risparmiare a Bologna</title>
		<link>http://www.tafter.it/2011/12/04/pernottare-risparmiare-a-bologna/</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 10:25:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tavano Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Hotel]]></category>
		<category><![CDATA[Spazi urbani]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[(Di)Vagando tra Bed&#038;Breakfast, residence e appartamenti ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(Di)Vagando tra Bed&amp;Breakfast, residence e appartamenti </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-83088" title="sanluca" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/sanluca.jpg" alt="" width="511" height="286" />Bologna è una città ad alta ricettività, dotata di<strong> Hotel</strong> di tutte le categorie, <strong>Residence</strong> e in misura sempre maggiore di <strong>B&amp;B</strong>. Attenzione ad un inconveniente, commetteremmo un errore grandissimo sottovalutando che la città ospita importanti fiere di settore nel corso di tutto l’anno (ad eccezione solo dell’estate), pertanto da settembre a maggio <strong>non è sempre facile trovare alloggio.</strong><br />
Consigliamo pertanto di prenotare con <strong>largo anticipo</strong> ma, se non fosse possibile e fossero rimasti solo pochi giorni alla partenza, consigliamo allora di armarsi di telefono e <strong>molta molta pazienza</strong>. Nel caso siate proprio disperati, suggeriamo di pensare ad amici che insegnino o studino nella locale università (una delle principali università italiane), in questo modo dovrebbero essere assicurati almeno un tetto ed un divano letto.</p>
<p>Se vi sembra una buona idea e state pensando che così si può anche<strong> risparmiare</strong>, fate attenzione pero’ ai numerosi <strong>studenti Erasmus</strong>, che sono dappertutto e spuntano quando meno ve l’aspettate. Se non direttamente nel vostro appartamento, i vostri vicini potrebbero infatti aver organizzato una festa proprio sopra la vostra testa!</p>
<p>Tra i <strong>B&amp;B più originali ed insoliti</strong>, segnaliamo nel centro storico<strong> &#8220;Il Riparo dei Prendiparte&#8221;</strong> all’interno della<strong> Torre dei Prendiparte</strong>: suggestive le atmosfere medioevali e le vista mozzafiato dalla terrazza in cima all’alta torre (non dovete però soffrire di vertigini). La segnaliamo non solo perché di loro parla il <strong>New York Tim</strong>es, ma anche per ricordare che anticamente la torre è stata adibita a prigione e serba tuttora sbarre e celle al suo interno, il che certo vi consiglierà di pagare il conto prima di partire (i prezzi non sono proprio popolari!).</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Foto: Bologna (vista notturna di San Luca) di Lorenzo Pondrelli</strong></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>In questo itinerario abbiamo visitato:</strong></span></p>
<p><strong>La Torre dei Prendiparte</strong><br />
Via Sant&#8217;Alò,7<br />
Tel. 051 589023<br />
<a href="http://www.prendiparte.it/">Sito Web</a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>I Bolognesi camminano sulle acque</title>
		<link>http://www.tafter.it/2011/12/04/i-bolognesi-camminano-sulle-acque/</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 10:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tavano Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Beni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Spazi urbani]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[(Di)Vagando con Andrea Tavano sulle acque di Bologna]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(Di)Vagando con Andrea Tavano sulle acque di Bologna</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-78151" title="palazzopepolipondrelli" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/palazzopepolipondrelli.jpg" alt="" width="530" height="319" />Papa Paolo III, partito da Ferrara, il 25 aprile 1543 rientrò a Bologna sulle acque. Nessuno gridò al miracolo però, il Papa non camminò infatti sulle acque, ma prese più prosaicamente un battello. Bologna è stata a lungo un porto fluviale, collegato a Ferrara, dove la merce saliva su navi più grandi alla volta di Venezia e del mare. Dal 1572 ha avuto anche una delle prime reti fluviali in Europa riservata al trasporto passeggeri.<br />
Un ingegnoso sistema di canali, chiuse e mulini, non solo permetteva ai bolognesi di muoversi per le strade della città su chiatte e barche, esattamente come oggi a Venezia, ma ha reso la città conosciuta in Europa per la lavorazione della canapa e, ancora più, della pregiata seta.<br />
Nei mesi di giugno e luglio, alle spalle della <strong>Basilica di San Petronio</strong>, si svolgeva l’animato mercato dei bachi da seta. I bolognesi tuttora chiamano “pavaglione” il portico dell<strong>’Archiginnasi</strong>o, riferendosi (anche se non tutti lo sanno) al “tendone” che copriva integralmente l’adiacente piazza, oggi Piazza Galvani, dove si svolgeva la vendita all’incanto dei lepidotteri.<br />
Il mercato è sopravvissuto dal ‘400 addirittura fino agli anni ’30 del ‘900, quando si svolgeva sotto il <strong>Portico dei Servi</strong> e nella vicina <strong>Piazza Aldrovandi</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La seta partiva da Bologna, venduta ai Dogi o esportata in Europa ed Oriente, ma sovente baratta con spezie e soprattutto con il sale. Una moneta all’epoca ugualmente pregiata per una città che viveva per metà della lavorazione dei tessuti e per l’altra metà della lavorazione della carne di maiale. Bologna è ancora oggi conosciuta come la “grassa”, a cui viene attribuita anche l’invenzione della mortadella (una targa in vicolo Ranocchi ne celebra l’atto di nascita!). Quando vogliamo comprare un etto di mortadella nello storico <strong>Mercato di Mezzo</strong>, adiacente a Piazza Maggiore, basta chiedere “un etto di Bologna”!<br />
Da scoprire i nostri itinerari: “<a href="http://www.tafter.it/2011/11/20/mangiare-spizzicare-a-bologna/">Mangiare (+) Spizzicare a Bologna</a>” e “<a href="http://www.tafter.it/2011/11/07/golosare-brindare-a-bologna/">Golosare (+) Brindare a Bologna</a>”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per lo più sconosciuta a molti, <strong>la città delle acque</strong> non ha smesso di esistere nei <strong>numerosi canali sotterranei</strong>, nel nome di un quartiere cittadino, denominato “Porto”, nell’isolato della <strong>Manifattura delle Arti</strong> che include, insieme al Mambo e alla Cineteca di Bologna (tra le più importanti ed attive in Europa), anche la<strong> ripa del gesso, l’antica banchina portuale</strong> da poco restaurata e la <strong>Salara</strong>, fortezza adibita storicamente a magazzino del sale (attuale sede del Cassero, gay lesbian center di Bologna che abbiamo conosciuto in: “<a href="http://www.tafter.it/2011/11/07/bologna-una-citta-in-un-festival/">Bologna: la città in un Festival</a>”).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando <strong>passeggiamo in via delle Moline</strong>, nel cuore della zona universitaria, ci possiamo fermare ad ascoltare <strong>lo scorrere delle acque</strong> che un tempo muoveva i  numerosi mulini della zona. Possiamo visitarne uno di epoca medievale in <strong>via Capo di Lucca</strong>, che costituisce inoltre uno dei primi esempi di edilizia sociale e corporativa a livello europeo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non mancano gli <strong>scorci suggestivi</strong>, come la <strong>finestrella di via Piella,</strong> dalla quale ci affacciamo per ammirare il romantico scorrere dell’acqua tra gli antichi edifici del centro storico, meglio se al chiaro di luna.<br />
Curiosi anche gli <strong>anelli di ferro</strong> incastonati nella parete esterna di <strong>Palazzo Pepoli</strong>, attuale museo della città, che un tempo servivano da attracco a piccole imbarcazioni e chiatte quando l’attuale <strong>via Castiglione</strong> non era una strada, ma il letto navigabile del fiume Savena, che oggi scorre sotterraneo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Percorriamo  in gommone i canali sotterranei</strong> e scopriamo la <strong>cisterna ortogonale</strong> <strong>ai Bagni di Mario</strong>, con i suoi <strong>decori rinascimentali</strong> e i cunicoli a sesto acuto. Senza dimenticare l’acquedotto romano, che dal fiume Setta contribuisce ancora per un quinto al fabbisogno idrico della città.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Scopriamo così che <strong>quotidianamente i bolognesi camminano sulle acque</strong>, sulle acque si spostano in auto e con i mezzi pubblici, sempre sulle acque parcheggiano  scooter, utilitarie e perfino i SUV!<br />
Bologna continua ad attrarre e sedurre persone da ogni luogo al pari di un grande porto, tuttavia con l’incantesimo di aver fatto sparire le acque alla vista dei suoi visitatori.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Foto: Palazzo Pepoli Vecchio (particolare della facciata) di Lorenzo Pondrelli<br />
In Galleria: Non è l&#8217;arca di Noè, scatti di Lorenzo Pondrelli al Museo dell&#8217;Evoluzione di Bologna (via Selmi, 3)</strong></span></p>
<p> <br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>In questo itinerario abbiamo visitato:<br />
</strong></span><br />
<strong>Basilica di San Petronio</strong><br />
Piazza Maggiore</p>
<p><strong>Portico dell’Archiginnasio detto “Pavaglione” e Piazza Galvani</strong><br />
Via dell’Archiginnasio e Piazza Galvani</p>
<p><strong>Biblioteca dell&#8217;Archiginnasio</strong><br />
Antica sede dell’Università di Bologna<br />
Piazza Galvani,1<br />
Tel. +39 051 276811<br />
<a href="http://www.archiginnasio.it/">Sito Web</a></p>
<p><strong>Antico Mercato di Mezzo</strong><br />
via Clavature<br />
via Drapperie<br />
via Pescherie vecchie<br />
via degli Orefici (che si ad un certo punto si chiama via Caprarie)</p>
<p><strong>Portico dei Servi  e Basilica di Santa Maria dei Servi</strong><br />
Strada Maggiore<br />
<em>Artisti:</em><br />
Vitale da Bologna (tracce di affreschi, pareti del peribolo)<br />
Guercino (“Padre Eterno”, prima cappella)<br />
Cimabue (tavola “Madonna col Bambino e angeli”, prima cappella radiale)<br />
Guido Reni (“San Carlo Borromeo e angeli”, convento)</p>
<p><strong>Manifattura delle Arti</strong><br />
Distretto culturale, che comprende:</p>
<p><strong>MAMbo &#8211; Museo d’Arte Moderna di Bologna</strong><br />
via Don Minzoni,14<br />
Tel. +39 051 6496611<br />
<a href="http://www.mambo-bologna.org/">Sito Web</a></p>
<p><strong>Salara &#8211; Il Cassero</strong><br />
via Don Minzoni,18<br />
Tel. +39 051 649 4416<br />
<a href="http://www.cassero.it/">Sito Web</a></p>
<p><strong>Cineteca di Bologna</strong><br />
via Riva di Reno,72<br />
Tel. +39 051 2194826<br />
<a href="http://www.cinetecadibologna.it/">Sito Web</a></p>
<p><strong>Università degli Studi di Bologna</strong><br />
Dipartimento Discipline della Comunicazione<br />
via Azzo Gardino,23<br />
  <br />
<em>Laboratori Dipartimento di Musica e Spettacolo</em><br />
via Azzo Gardino,65/a</p>
<p><strong>Parco 11 Settembre</strong><br />
Ingresso da via Azzo Gardino, via Riva di Reno, via del Castellaccio</p>
<p><strong>via delle Moline</strong></p>
<p><strong>Spazio Capo di Lucca</strong><br />
Capo di Lucca, 12/a<br />
Visite e prenotazioni:<br />
<a href="mailto:info@capodilucca.it">info@capodilucca.it</a><br />
<a href="http://www.capodilucca.it">Sito Web</a></p>
<p><strong>Bagni di Mario</strong><br />
via Bagni di Mario,10</p>
<p><strong>Finestrella di via Piella</strong><br />
Traversa via Righi<br />
(non lontana da via Indipendenza)</p>
<p><strong>via Castiglione</strong></p>
<p><strong>Palazzo Pepoli</strong><br />
Genus Bononiae &#8211; Museo della Città<br />
via Castiglione,8<br />
Tel. +39 051 19936317<br />
<a href="http://www.genusbononiae.it/index.php?pag=25">Sito Web<br />
</a> <br />
<strong>Museo dell’Evoluzione</strong><br />
via Selmi,3<br />
Tel. +39 0512094248<br />
<a href="http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_3">Sito Web</a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Crescita e creazione di valore: istruzioni per l’uso</title>
		<link>http://www.tafter.it/2011/11/28/crescita-e-creazione-di-valore-istruzioni-per-l%e2%80%99uso/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 11:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Rossi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Creative Management]]></category>
		<category><![CDATA[Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura d'Impresa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Management]]></category>
		<category><![CDATA[Statistiche]]></category>

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		<description><![CDATA[“Le imprese italiane devono crescere” E’ questa una tra le frasi più citate nei dibattiti economici in Italia degli ultimi anni. La dimensione media dell’impresa italiana è effettivamente minore rispetto agli altri Paesi Europei e, secondo molti, crescere è divenuto indispensabile per rimanere competitivi nelle filiere internazionali. Tuttavia, oltre a strategie di crescita vincenti
esistono situazioni, in cui le operazioni di crescita comportano una perdita di valore per le imprese: Alla luce di tutto ciò diventa rilevante andare oltre a quella che è stata definita da alcuni “growth ideology” (Steffens, Davidsson e Fitzsimmons, 2009) per aumentare la consapevolezza di quali siano le modalità e i fattori che possono tradurre un percorso di crescita
in un fatto positivo per la vita di un’impresa.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-82510" title="crescitapmi" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/crescitapmi.jpg" alt="" width="371" height="256" />“Le imprese italiane devono crescere”.</strong> E’ questa una tra le frasi più citate nei dibattiti economici in Italia degli ultimi anni. La dimensione media dell’impresa italiana è effettivamente minore rispetto agli altri<strong> Paesi Europei</strong> e, secondo molti, crescere è divenuto indispensabile per rimanere competitivi nelle filiere internazionali. Per questi motivi, la crescita è considerata una notizia positiva e, non a caso, sono molti gli studi empirici che hanno misurato e valutato la<strong> performance delle imprese</strong> in base al livello di crescita. Tuttavia, oltre a strategie di crescita vincenti esistono situazioni, documentate, in cui le<strong> operazioni di crescita</strong> comportano una<strong> perdita di valore per le imprese</strong>: acquisizioni mal ponderate, investimenti con un eccessivo utilizzo della leva finanziaria e strutture organizzative inadeguate allo sviluppo dimensionale sono aspetti che rischiano di peggiorare la performance dell’impresa.<br />
Inoltre, diversi approcci teorici sottolineano come la crescita rappresenti una <strong>fase di “instabilità&#8221; nella vita aziendale</strong> in cui si possono verificare difficoltà e complessità gestionali. Tuttavia, nonostante la presenza di questi fattori potenzialmente negativi, la crescita è spesso considerata in modo “acritico” un fenomeno unicamente positivo. Alcuni, in risposta a questa osservazione, potrebbero sostenere che la crescita sia di per sé un fatto positivo, alla base dello spirito imprenditoriale e necessaria per aumentare le possibilità di sopravvivenza dell’impresa. Alla luce di tutto ciò diventa rilevante andare oltre a quella che è stata definita da alcuni<strong> “growth ideology”</strong> (Steffens, Davidsson e Fitzsimmons, 2009) per aumentare la consapevolezza di quali siano le modalità e i fattori che possono tradurre un percorso di crescita in un fatto positivo per la vita di un’impresa.</p>
<p><strong>Il quadro di riferimento</strong></p>
<p>Il tema della crescita delle <strong>Piccole e Medie Imprese</strong> (d’ora in avanti PMI) è quanto mai attuale soprattutto nel contesto italiano. È noto che il sistema produttivo italiano si caratterizza per una forte presenza di PMI, molto spesso clusterizzate in distretti industriali e specializzate in settori tradizionalmente considerati maturi (Piore e Sabel, 1984; Becattini et al. 2003). Secondo dati <strong>Eurostat</strong> in <strong>Italia</strong> il <strong>94,5% delle imprese</strong> ha<strong> meno di 9 dipendenti</strong>, il <strong>4,9% impiega tra i 10 e i 49 dipendenti</strong>, lo <strong>0,5%</strong> impiega un <strong>numero di dipendenti compreso tra 50 e 249</strong>, mentre solo lo <strong>0,1% delle imprese</strong> ha <strong>più di 250 dipendenti</strong>.<br />
La forte presenza di PMI è tuttavia un dato comune ai maggiori paesi industrializzati. In <strong>Germania e Francia</strong> per esempio, le imprese<strong> fino a 9 dipendenti</strong> rappresentano rispettivamente <strong>l’83%</strong> e il <strong>92,1%</strong> mentre le imprese <strong>fino a 49 dipendenti</strong> rispettivamente il<strong> 97,2%</strong> e il <strong>98,7%</strong> del totale. Pertanto, ciò che differenzia l’Italia è la forte concentrazione di imprese sotto i 49 dipendenti e in particolare sotto i 9 e la conseguente minore presenza di medie e grandi imprese.<br />
Se intendiamo per medie imprese quelle con un numero di dipendenti compreso <strong>tra 50 e 249</strong>, l’incidenza in Italia è meno della metà rispetto alla media europea e meno di un quarto rispetto alla sola Germania.<br />
Queste caratteristiche hanno iniziato a manifestare tutti i loro limiti in corrispondenza dell’<strong>aumento della competizione internazionale</strong> nei settori di specializzazione dell’Italia a partire <strong>dagli anni Novanta</strong>. È infatti in questo periodo che inizia un percorso caratterizzato dall’abbassamento di molte barriere doganali e un più diffuso utilizzo di nuove tecnologie dell’informazione e delle comunicazione.<br />
La cosiddetta<strong> globalizzazione</strong> e la diffusione dell’<strong>information technology</strong> hanno favorito l’emergere della competizione dei paesi in via di sviluppo (che possono contare su una dotazione di risorse a “buon mercato”). Questo ha portato con sé minacce alla posizione competitiva delle imprese dei paesi sviluppati ma anche opportunità di internazionalizzazione, di innovazione e <strong>“nuovi” modelli di business</strong> anche in settori tradizionalmente considerati maturi (Baden-Fuller, 1994; Camuffo et al. 2008). Le trasformazioni dell’ambiente competitivo hanno creato la necessità di un “nuovo” adattamento delle organizzazioni e delle imprese in particolare. Molte ricerche indicano nell’aumento della <strong>dimensione media delle imprese</strong> uno dei modi attraverso cui mantenere il fit con l’ambiente esterno (Ufficio Studi Mediobanca e Centro Studi Unioncamere, 2010). I dati sulla dimensione media delle imprese italiane non lasciano dubbi sulla necessità di crescere, tuttavia il tema va affrontato mettendone in luce tutte le sue peculiarità.</p>
<p><strong>Un’ideologia della crescita?</strong></p>
<p>Esistono certamente valide ragioni per crescere e per rendere la crescita un percorso profittevole. Alcune tra queste sono (Sicca, 2001; Davidsson, Steffens e Fitzsimmons, 2009): il raggiungimento di una <strong>scala minima efficiente</strong> tale per cui dal punto di vista produttivo si possano ottenere dei benefici di costo traducibili in una migliore profittabilità; il raggiungimento di una<strong> massa critica</strong> tale per cui si possa ottenere una posizione di rilievo nel settore di riferimento; l’<strong>aumento del potere contrattuale</strong> verso clienti e fornitori; la possibilità tramite processi di internazionalizzazione di allargare il mercato di riferimento; <strong>economie di scala, di raggio d’azione, di complementarietà, di integrazione manageriale</strong>.<br />
Va tuttavia tenuto conto che la crescita è un fenomeno relativo, multidimensionale e complesso e i cui benefici possono talvolta essere controbilanciati da <strong>criticità strategiche e difficoltà manageriali</strong>. La crescita è un fenomeno relativo in quanto la dimensione di un’impresa si può ritenere appropriata solo in relazione alle caratteristiche del settore di riferimento. Se il settore è popolato da grandi imprese, presenta bassi tassi di crescita e una tecnologia consolidata e stabile, un’impresa<br />
potrebbe non avere una massa critica sufficiente per competere, seppur “grande” secondo i criteri occupazionali.<br />
La crescita è in secondo luogo un <strong>fenomeno multi-dimensionale</strong>, influenzato da molti fattori e suscettibile di valutazioni diverse tanto sul significato stesso del termine quanto sul concetto di performance ad essa collegato. Le imprese possono crescere facendo ricorso a risorse proprie, di cui già dispongono (crescita organica o per linee interne), o acquisendo risorse di altre imprese attraverso alleanze o acquisizioni (crescita per linee esterne) (Sicca, 2001). Molto spesso sono diverse le ragioni che spiegano l’una o l’altra scelta. La crescita è in terzo luogo un fenomeno complesso caratterizzato da una pluralità di conseguenze.<br />
Quest’ultimo, tra i temi sollevati, sembra quello di maggiore attualità. La crisi manifestatasi a partire<strong> dal 2008</strong> e in particolare le sue conseguenze sull’economia reale e sul credito, hanno contributo a rendere evidenti alcuni effetti della crescita, non sempre adeguatamente sottolineati. La stretta creditizia ha riportato all’attualità il tema degli <strong>equilibri patrimoniali e finanziari</strong> e quindi quello del finanziamento della crescita. Il lungo periodo di tassi relativamente bassi ha incentivato un ricorso (rivelatosi in molti casi) eccessivo alla leva finanziaria. Il <strong>finanziamento dei percorsi di crescita</strong> esclusivamente attraverso <strong>mezzi di terzi</strong> rischia di scardinare gli <strong>equilibri patrimoniali e finanziari dell’impresa</strong> e impone un ritorno (quasi) immediato degli investimenti effettuati.<br />
Un percorso di crescita sollecita inoltre l’<strong>equilibrio organizzativo dell’impresa</strong>. La crescita dimensionale (indipendentemente dalle modalità con cui è realizzata) impone un contestuale adattamento dei meccanismi di governance, della struttura organizzativa e dei sistemi operativi. In altre parole l’adattamento verso l’esterno (external fit) va accompagnato da un necessario adattamento interno (internal fit) (Milgrom e Roberts, 1995; Siggelkow e Rivkin, 2005). La crescita dimensionale potrebbe infatti mettere in luce l’<strong>inadeguatezza dell’attuale struttura organizzativa</strong>, la mancanza di adeguate <strong>competenze manageriali</strong> (per esempio per la creazione di una funzione finanza o di controllo di gestione), e la necessità di rivedere <strong>ruoli e meccanismi di coordinamento interni e verso l’esterno</strong>.<br />
I percorsi di crescita sono pertanto fonte di incertezza e di “instabilità” organizzative e, alla luce di questo, non è scontato che un percorso di crescita sia associato a effetti positivi sulla performance dell’impresa. Si può quindi dire che crescere è sempre positivo? La risposta a questa domanda non è scontata e non è empiricamente provato che un percorso di crescita comporti un miglioramento delle performance economico-finanziarie.<br />
Sono vari gli autori che evidenziano la mancanza di studi accademici sul legame tra crescita e profittabilità (Steffens, Davidsson e Fitzsimmons 2009; Davidsson, Achtenhagen e Naldi, 2005). Inoltre le poche ricerche empiriche condotte (Cowling,<br />
2004; Roper, 1999; Markman e Gartner, 2002; Levie, 1997; per Cox, Camp e Ensley 2002 e Sexton, Pricer e Nenide 2000 si veda Davidsson, Achtenhagen e Naldi, 2005) non evidenziano risultati univoci sulla relazione tra crescita dimensionale e profittabilità. Per questo motivo “the idea of growing in order to become profitable seems a much more questionable prospect” (Davidsson, Achtenhagen e Naldi, 2005, p.17).<br />
Il <strong>numero limitato di ricerche</strong> in questo ambito di analisi può essere spiegato dal fatto che pare esistere un’accettazione comune che la crescita sia un aspetto positivo nella vita di un’impresa, tanto che in diversi contributi la crescita stessa viene indicata come parametro di performance di un’impresa. Scrivono Dobbs e Hamilton (2007, p.297): “&#8230;The obvious benefit of growth for business owners is that of an increase return on their investment. Growth is typically equated with high performance and therefore owners stand to gain a monetary return from such developments.” E’ proprio l’ovvietà di cui parlano <strong>Dobbs</strong> e <strong>Hamilton</strong> che deve essere messa in discussione per poter meglio comprendere quali siano i fattori e le strategie che possono rendere profittevole la crescita.</p>
<p><strong>Sulla relazione tra crescita e performance</strong></p>
<p>Nel mondo accademico è presente un elevato numero di contributi che hanno provato a descrivere vari aspetti della crescita delle imprese e nel corso degli anni sono state utilizzate prospettive teoriche e approcci molto diversi tra loro. Un primo<br />
approccio è dato dai modelli descrittivi, nati a partire dal contributo di <strong>Chandler “Strategy and Structure” (1962).</strong> L’approccio descrittivo ha prodotto un<strong> grande numero di modelli</strong> (Steinmetz, 1969; Scott, 1971; Greiner, 1972; Kroeger, 1974; Churchill e Lewis, 1983; Scott e Bruce, 1987; Hanks, 1990) e tuttora ha grande notorietà per le proprie capacità interpretative del fenomeno della crescita. Questo approccio descrive la vita e la <strong>crescita di un’impresa come un ciclo o una serie di stadi tipici</strong> che si verificano a seguito di <strong>crisi o inefficienze</strong> altrettanto tipiche.<br />
Tuttavia, con l’avvenuta consapevolezza che la crescita delle PMI è un fenomeno multidimensionale ed eterogeneo, questi modelli hanno ricevuto varie critiche per la loro pretesa di universalismo e determinismo (Grandinetti e Nassimbeni, 2007)<br />
oltre che per la mancanza di evidenze empiriche sottostanti (Dobbs e Hamilton, 2007). Inoltre, essi tendono a focalizzarsi soltanto sulle dinamiche interne e non prestano attenzione all’impatto di fattori esterni di tipo sociale, economico e<br />
ambientale (McMahon, 1998).<br />
Tenendo a mente i limiti di tale approccio, nei modelli sviluppati si evidenzia la possibile presenza di un<strong> trade off tra crescita e performance</strong> (Steffens, Davidsson, Fitzsimmons, 2009) in quanto intraprendere un percorso di crescita significa andare<br />
incontro a una serie di sfide manageriali o di cosiddetti<strong> “growing pains”</strong> (Flamholtz e Randle, 1990) che possono rendere negativo l’effetto della crescita sulla performance. In particolare, nei modelli descrittivi i growing pains sono tipicamente<br />
di carattere organizzativo e la crescita viene talvolta interpretata come una fase di instabilità necessaria per permettere all’impresa di evolversi nel tempo: ogni impresa deve crescere adattando la propria struttura organizzativa, diversamente<br />
rischia di non sopravvivere.<br />
Un altro approccio che studia la crescita è l’approccio evolutivo (Nelson e Winter,2002); in questo approccio la crescita di un’impresa è influenzata dalla continua interazione di fattori interni ed esterni. Le teorie evolutive possono essere divise in due gruppi (Costa e Gubitta, 2004): le teorie basate sulla selezione, quali<strong> “Population ecology”</strong> e le teorie basate sull’adattamento, i cosiddetti<strong> “active learning models”.</strong> Le teorie basate sulla selezione si concentrano maggiormente sulle forze esterne all’impresa e si basano sulla teoria della “Population ecology” che vede nella crescita una tra le possibili strategie competitive che permettono la sopravvivenza dell’impresa (Hannan e Freeman, 1989).<br />
Al contrario, le teorie basate sull’adattamento, pur partendo dal presupposto che l’evoluzione sia determinata dall’ambiente esterno, superano i meccanismi di selezione naturale attraverso una maggiore enfasi sugli individui e sulle conoscenze degli attori. Per questo motivo in quest’ambito rientrano i cosiddetti <strong>“active learning models”</strong> (Rantala, 2006) in cui le probabilità di sopravvivenza dell’impresa aumentano al crescere del <strong>“knowledge stock”</strong> in possesso degli individui. La crescita è quindi legata alla spinta esterna alla sopravvivenza data dall’ambiente ma è profittevole soltanto grazie alla presenza di meccanismi di apprendimento che consentono all’impresa di sviluppare conoscenze e competenze adeguate. In questo contesto si sottolinea l’importanza della<strong> “behavioral continuity”</strong> (Nelson e Winter, 2002) per ottenere successo nei percorsi di crescita: comportamenti aziendali persistenti, sistematici che prendono la forma di regole e azioni, ovvero routine. Il <strong>legame crescita-performance</strong> diventa quindi positivo solo se si è in grado di creare delle strutture di apprendimento.<br />
Infine, un ulteriore approccio è quello basato sulla <strong>Resource Based View</strong> (Wernerfelt, 1984; Barney, 1991) applicata alla crescita delle imprese; questo <strong>Alessandro Rossi, Diego Campagnolo</strong> approccio ha origine a partire dal lavoro di Penrose del 1959 (Dobbs e Hamilton, 2007, Kor e Mahoney, 2004; Peteraf e Barney, 2003). Secondo <strong>Davidsson, Steffens e Fitzsimmons</strong> (2009) la logica della RBV indica che le imprese perseguiranno opportunità di crescita in modo tale da aumentare i vantaggi derivanti dalle proprie <strong>risorse VHRN</strong> (valuable, hard to copy, rare, non substitutable).<br />
Questo lascia spazio alla possibilità che il percorso di crescita non crei valore quando l’impresa non è in possesso di risorse adeguate per crescere o non aumenta i vantaggi delle proprie risorse distintive. Prima di intraprendere un percorso di<br />
crescita le imprese devono quindi sviluppare un vantaggio competitivo basato sull’identificazione e sulla valorizzazione dell’unicità del set di risorse a loro disposizione. In questo senso, “in most situations it is advantageous to let profitability (and the competitive advantage it reflects) be the horse that pulls the growth cart, rather than the other way around” (Davidsson, Steffens e Fitzsimmons, 2009 p. 400).</p>
<p><strong>La crescita: un mezzo non un fine<br />
</strong><br />
Nei paragrafi precedenti abbiamo sottolineato l’esistenza di un possibile <strong>trade off tra crescita e performance</strong>; non sempre crescere è positivo, così come confermato dalla mancanza di evidenze empiriche univoche sul tema. Piuttosto, ciò che sembra<br />
di fondamentale importanza è la comprensione dei fattori critici di successo di un business: fattori <strong>di tipo economico, ambientale</strong>,<strong> “knowledge-based” o “firm-specific”</strong> che possono rappresentare la base sulla quale impostare percorsi di crescita.<br />
L’ideologia della crescita è quindi sbagliata per definizione. Ritenere che crescere sia positivo a priori comporta rischi per l’impresa in termini di profittabilità. Questo aspetto deve incentivare le imprese a non sottovalutare i <strong>“costi” della crescita</strong> in<br />
favore soltanto degli aspetti positivi: mantenere un forte <strong>spirito imprenditoriale</strong> domandandosi allo stesso tempo come, quando e soprattutto perché crescere.<br />
Intraprendere percorsi di crescita in assenza di un’adeguata <strong>pianificazione strategica</strong>, di competenze specifiche e di una corretta attenzione alla sostenibilità organizzativa (oltre che patrimoniale e finanziaria) rischia di portare ad un effetto negativo della crescita sulla performance. La crescita è pertanto un mezzo (e non un fine) da inserire in una visione strategica più ampia, consapevole dell’opportunità e/o necessità di aumentare le dimensioni dell’impresa, nell’ottica di ricercare un vantaggio competitivo sostenibile. La crescita è un mezzo da gestire tenendo in considerazione equilibri di tipo organizzativo-gestionale.<br />
La crescita infatti ha carattere imprenditoriale, perché può prendere avvio dall’intuizione dell’imprenditore, ma ha elementi di managerialità che intervengono nella fase (iniziale) di pianificazione, (contestuale) di attuazione e (successiva) di gestione di un’organizzazione più complessa.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo redatto in collaborazione con Diego Campagnolo</em></p>
<p><em>Nota: questo articolo è pubblicato su <a href="http://www.ticonzero.info/">www.ticonzero.info</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Donne d&#8217;Arte a Bologna: la Santa e la Cortigiana</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 10:25:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tavano Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Di)Vagando con Vera Fortunati, docente di storia dell’arte moderna all’Università di Bologna]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(Di)Vagando con Vera Fortunati, docente di storia dell’arte moderna all’Università di Bologna</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-81628" title="compianto" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/compianto.jpg" alt="" width="326" height="409" />Quando si pensa alla <strong>storia della pittura</strong>, probabilmente a Bologna non si attribuisce un posto sul <strong>podio delle grandi Città d’arte</strong>. Eppure pochissime città al pari del Capoluogo emiliano permettono di ripercorrere una storia ininterrotta di eccellenze artistiche e floride botteghe, di intellettuali eclettici e committenti illuminati. <br />
Una <strong>storia lunga ben sette secoli</strong> e pronta a rinverdire le diverse stagioni dell’arte, addirittura da <strong>Vitale da Bologna</strong> (il maggiore artista del ‘300, insieme a Giotto) fino a <strong>Giorgio Morandi</strong>, per spingerci anche oltre, quando nella periferia della città ci imbattiamo casualmente nelle spietate <strong>opere murali di Blu</strong>, segnalato dall’<em>Observer</em> tra i migliori esponenti della street art.<br />
Celebre è stata la <strong>Scuola pittorica bolognese tra ‘500 e ‘600</strong>, che contendeva a Roma e Firenze il primato della grande pittura italiana, grazie ai <strong>Carracci, Domenichino, Reni e Guercino</strong>.  </p>
<p>Tutto da scoprire è invece il<strong> fenomeno bolognese delle donne artiste</strong>: un percorso che <strong>attraversa i secoli tra genio e mito</strong>!  Per ricostruire questo affascinante itinerario tutto al femminile, <strong>anomalo rispetto ai percorsi ufficiali</strong> <strong>che si trovano nelle guide di Bologna</strong>, incontriamo <strong>Vera Fortunati</strong>, docente di storia dell’arte moderna, per una piacevolissima chiacchierata sull’argomento.  </p>
<p><strong>In cosa consiste il fenomeno della donna artista?</strong><br />
Si tratta di un fenomeno che acquisisce dal ‘400 fino all’‘800 delle caratteristiche particolari, visto che <strong>a Bologna</strong> fino all’Unità d’Italia<strong> contiamo 149 donne conosciute come “artiste”,</strong> dalla scultura alla pittura, dall’arte incisoria alla grafica. Il motivo di questo “fenomeno” è legato al precoce ruolo che la donna assume nella cultura bolognese, anche dovuta all’Università degli Studi: nascono le giuriste e le docenti universitarie, abbiamo l’apparizione anche delle donne artiste.</p>
<p><strong>La prima donna è Caterina Vigri?</strong><br />
La cosiddetta <strong>Santa Nera</strong> (1413 – 1463), che arriva a Bologna nel 1456, dove fonda il monastero del Corpus Domini, che ben presto diventa una fucina di cultura femminile, l’accesso al monastero è destinato alle figlie dell’aristocrazia bolognese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella chiesa del Corpus Domini è conservata anche l’unica opera certa di Caterina, che è il<strong> Breviario</strong>, destinato alla vita devozionale delle monache, in cui lei minia alcune parti di sua mano. In queste miniature, che sono appunto tra le prime documentazioni in Italia di una<strong> monaca artista</strong>, troviamo un contenuto teologico alto in una scrittura molto ingenua, quasi infantile.  Caterina mostra di conoscere le icone di Velo Della Veronica, perfino di essere a conoscenza dei prototipi dell’immagine di Cristo legati a Jan van Eyck e alla sua bottega. Queste miniature, che pure sono di grande fascino, non sono però state realizzate a Bologna (il Breviario probabilmente è stato lignato da Caterina quando era nel monastero del Corpus Domini a Ferrara).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nel 1712 viene eletta Santa</strong> in un processo di beatificazione e successivamente di canonizzazione molto difficile. Intorno alla figura di Caterina nel tempo cresce la leggenda dell’artista donna a Bologna, diventa la protettrice dei pittori e dell’Accademia. Sarà un’icona molto importante soprattutto per <strong>Lavinia Fontana</strong> e per <strong>Elisabetta Sirani</strong>, le altre artiste bolognesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La grande novità del fenomeno delle donne artiste a Bologna è costituito anche dalla prima scultrice in Europa: accanto alla Santa, potremmo dire la Cortigiana?</strong><br />
<strong>Properzia de’ Rossi</strong> (1490 ca. – 1530) <strong>è la donna trasgressiva</strong>, per avere un’altra scultrice nella storia dell’arte dovremo aspettare Camille Claudel, quindi la seconda metà dell’‘800, almeno ad un livello così importante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Properzia è questa donna artista, scultrice, alla quale Vasari dedica addirittura una Vita nelle sue storie degli artisti, presentandocela come una <strong>donna bellissima, coltissima,</strong> che sapeva <strong>suonare e cantare</strong>.  E’ lo stesso Vasari a dire che nella<strong> Formella</strong>, inizialmente progettata per la facciata della <strong>Basilica di San Petronio</strong>, la nostra Properzia scolpisce una sua storia sentimentale, identificandosi con la moglie di Putifarre che vuole sedurre Giuseppe. Vasari in una sorta di gossip (mi viene da ridere, perché oggi siamo allo stesso livello) dice che Properzia avrebbe rappresentato addirittura un suo amore adulterino per un giovane dell’epoca, che non ne voleva sapere assolutamente di lei.<br />
 Interessante è il racconto di Vasari, perché condensa i luoghi comuni che ritroveremo nella fortuna storica delle donne artiste, cioè grandi lodi per la bellezza, la bravura, accompagnati sempre da una sorta non diciamo di censura, ma dal bisogno comunque di legare la donna artista ad una vita affettiva e sentimentale, che può essere “santa” oppure “cortigiana”. C’è sempre questo bisogno tutto sommato fino a <strong>Frida Kahlo</strong>, se ci pensiamo.  Sappiamo molto di più degli amori e delle passioni delle donne artiste, che non delle opere di queste donne. Il racconto biografico, costruito in questo modo, viene inventato proprio da Vasari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La Formella è un capolavoro assoluto non solo bolognese, ma quasi sconosciuto?</strong><br />
Per poter vedere la prima opera di una scultrice di età moderna in Occidente, bisogna andare in San Petronio, nel Museo interno alla Basilica. Perché non uscisse l’hanno proprio murata, anche per questo non possiamo portarla mai in una mostra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La presenza di una “scultrice” quindi destava scandalo?</strong><br />
Perché metteva in crisi tutto un canone assodato ed ormai ufficiale, che elevava quest’arte assolutamente virile ad un riconoscimento superiore anche rispetto alla pittura e al disegno.  <br />
Ma Properzia la sa interpretare in maniera totalmente nuova, dando alla figura femminile della moglie di Putifarre un ruolo assolutamente principale ed interpretando soprattutto il gesto. Come dice Vasari la “donnesca mano”, che afferra il manto dell’amante che vuole scappare con una <strong>forza michelangiolesca.</strong><br />
Quindi lei interpreta già quello che poi Malvasia dirà soprattutto per Elisabetta Sirani, cioè aveva fisicamente la <strong>grazia femminile della donna, ma nella mano la virilità di un uomo</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il fenomeno della donna scultrice incanta gli uomini colti del momento? </strong><br />
Parmigianino, quando viene a Bologna, va a vedere la scultura di Properzia che probabilmente era conservata nella camera del notaio della Fabbriceria. <strong>L’opera infatti non viene mai esposta in pubblico</strong> sia per la vita scandalosa di Properzia sia soprattutto per lo scandalo di una donna scultrice.  Parmigianino si ispirerà proprio alla figura di Properzia nel matrimonio mistico di Santa Caterina, dipinto che si conserva in Inghilterra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Straordinario non è solo che una donna scolpisca, ma che scolpisca il proprio corpo?</strong><br />
Per la prima volta si capisce che una donna può scolpire o dipingere se stessa! E’ un aspetto fondamentale per il futuro delle donne artiste a Bologna.</p>
<p><em><span style="color: #ff6600;"><strong>Immagine: Niccolò dell&#8217;Arca, Compianto sul Cristo morto (particolare), Chiesa di Santa Maria della Vita &#8211; Foto di Lorenzo Pondrelli</strong></span></em></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>In questo itinerario abbiamo visitato:</strong></span></p>
<p><strong>Vitale da Bologna</strong><br />
“Polittico raffigurante la Madonna col Bambino”<br />
<strong>Museo Civico Medievale</strong><br />
via Manzoni,4<br />
Tel. +39 051 2193916<br />
<a href="http://www.comune.bologna.it/iperbole/MuseiCivici/museicivici2000ita/collezionimed.htm">Vai al sito</a></p>
<p>“La Madonna dei Denti”<br />
<strong>Museo Civico d&#8217;Arte industriale e Galleria Davia Bargellini</strong><br />
Strada Maggiore,44<br />
Tel. + 39 051 236708<br />
<a href="http://informa.comune.bologna.it/iperbole/cittaeducativa/agenzie/3488/3729/0/54/">Vai al sito</a></p>
<p>Giorgio Morandi  <br />
<strong>Museo Giorgio Morandi </strong><br />
Piazza Maggiore,6<br />
Tel. +39 051 203332<br />
<a href="http://www.mambo-bologna.org/museomorandi/">Vai al sito  </a></p>
<p><strong>Casa Morandi </strong><br />
Genus Bononiae &#8211; Museo della Città <br />
via Fondazza,36<br />
<a href="http://www.mambo-bologna.org/museomorandi/casamorandi/">Vai al sito </a><br />
Vai alle News di <a href="http://www.tafter.it/2009/01/20/a-bologna-apre-al-pubblico-la-casa-studio-di-giorgio-morandi-di-via-fondazza-eccezionalemnte-aperta-dal-22-al-26-genanio/">Tafter<br />
</a></p>
<p><strong>Blu</strong><br />
<a href="http://blublu.org/sito/walls/2010/008.htm">Sfoglia l’album di Blu</a><br />
<strong>Pinacoteca Nazionale di Bologna</strong><br />
Capolavori della Scuola pittorica bolognese tra ‘500 e ‘600<br />
via delle Belle Arti, 56<br />
Tel. +39 051 420 9411<br />
<a href="http://www.pinacotecabologna.beniculturali.it/">Vai al sito</a> </p>
<p><strong>Caterina Vigri</strong><br />
Luoghi:<br />
<strong>Corpus Domini</strong> <br />
(visitabile solo su richiesta formale alla badessa)<br />
via Tagliapietre,23/2<br />
<strong>Accademia di Belle Arti </strong><br />
(da vedere la splendida Aula magna al piano terra)<br />
via delle Belle Arti, 54</p>
<p><strong>Properzia de&#8217; Rossi</strong><br />
<strong>Museo Diocesano di San Petronio </strong><br />
Basilica di San Petronio (navata sinistra)<br />
Piazza Maggiore</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>SCARICA IL PDF DI QUESTO ITNIERARIO. LO POTRAI PORTARE A BOLOGNA CON TE E VISITARE TUTTI I LUOGHI DESCRITTI</strong></span><br />
 </p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Donne d’Arte a Bologna: Lavinia tra Sacro e Profano</title>
		<link>http://www.tafter.it/2011/11/20/donne-d%e2%80%99arte-a-bologna-lavinia-tra-sacro-e-profano/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 10:25:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tavano Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Proseguiamo il nostro percorso alla scoperta del mito bolognese della donna artista, con un’altra pittrice dalla vita complessa ed intrigante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(Di)Vagando con Vera Fortunati, docente di storia dell’arte moderna all’Università di Bologna</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-81633" title="Lavinia Fontana, Ritratto di gentildonna con figlia, Pinacoteca Nazionale di Bologna" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/ritrattogentildonna.jpg" alt="" width="303" height="347" />Proseguiamo il nostro percorso alla scoperta del mito bolognese della donna artista, con un’altra pittrice dalla vita complessa ed intrigante.</p>
<p> <strong>Dopo <a href="http://www.tafter.it/2011/11/20/donne-darte-a-bologna-la-santa-e-la-cortigiana">Caterina e Properzia</a>, ci aspetta l’incontro con Lavinia?</strong><br />
<strong>Lavinia Fontana</strong> (1552 – 1614) proviene da una <strong>famiglia coltissima</strong>, la madre è la figlia di uno dei più grandi tipografi di Bologna ed il padre, <strong>Prospero Fontana</strong>, pittore ed amico di Vasari, sicuramente le avrà fatto leggere fin da piccola la Vita di Properzia. Conosce anche l’esempio di Caterina Vigri perché Prospero lavora nel monastero di San Petronio.</p>
<p>Come ho scritto e come mi sembra giusto dire, <strong>queste donne si “guardano tra di loro”.</strong> Esiste un tramando di modelli femminili a Bologna, possiamo direi fino ai nostri giorni con Norma Mascellani.</p>
<p><strong>Cosa colpisce della pittura di Lavinia?</strong><br />
Innanzitutto l’ardire, questa capacità di una donna di aver capito come doveva comportarsi in una società controriformata per essere un’artista “al pari dell’uomo”.<br />
La straordinaria abilità anche politica nel condurre la proprio esistenza, il fatto di <strong>accedere a generi che fino a quel momento erano proibiti alle donne</strong> e questo, secondo me, proprio perché ha lo stimolo di Properzia.<br />
Properzia è diventata scultrice quando non esistevano ancora le donne scultrici. Lavinia dice voglio fare la pala d’altare, voglio essere anch’io dentro le chiese, perché nella Controriforma solo se pubblichi in una chiesa sei un’artista riconosciuta.</p>
<p> <strong>Una pittura sempre “al femminile”?</strong><br />
Lavinia ha avuto undici figli, in un dipinto straordinario che si conserva oggi nella <strong>Chiesa della Santissima Trinità</strong>, nel rappresentare la<strong> Natività della Vergine</strong>, dipinge proprio un parto notturno, ambientato in un palazzo della nobiltà o dell’alta borghesia bolognese. Ha questa capacità di <strong>raccontare il sacro anche in chiave di vita domestica e familiare.</strong><br />
E’ un quadro straordinario perché ci sono già dei fermenti quasi caravaggeschi in anticipo su certo illuminismo macchiato di un Guercino. Un quadro straordinario per quello che sarà il futuro della pittura bolognese nel primo Seicento.</p>
<p><strong>Lavinia dà prova di essere un’artista straordinaria anche nei ritratti?</strong><br />
Nella Pinacoteca di Bologna abbiamo un’eccezionale dipinto, che è il <strong>Ritratto della famiglia Gozzadini</strong>. Consiglio di andarlo a vedere perché è un documento molto importante per la storia del ritratto nell’età della Controriforma in Europa.</p>
<p>Nella tela compaiono legami con una ritrattistica fiammincheggiante, che Lavinia può aver conosciuto attraverso i ricordi del padre. Secondo la documentazione che si ricava da Vasari, Prospero Fontana intorno al 1561 va a <strong>Fontainebleau</strong>, dimora dei sovrani di Francia da Francesco I a Napoleone III, oggi Patrimonio dell’Unesco. Prospero è chiamato da Primaticcio, altro grande pittore bolognese dell’epoca, anche se ci sta poco perché si ammala e ritorna così a Bologna.  Sono evidenti questi richiami, già presenti nella ritrattistica di Prospero Fontana, che si rispecchiano anche in quella di Lavinia. Nel <strong>Ritratto di gentil donna</strong> sempre di Lavinia, che si conserva nel <strong>Palazzo Davia Bargellini</strong>, c’è un’ analoga preziosità nel raccontare i particolari delle vesti, dei gioielli come nella descrizione degli interni, che ricordano la pittura del padre suggestionato da quello che ha visto a Fontainebleau.<img class="alignright size-full wp-image-81634" title="minerva" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/minerva.jpg" alt="" width="281" height="324" /></p>
<p><strong>Bisogna dire che Lavinia non era poi così casta e santa?</strong><br />
Abbiamo trovato di recente una sua produzione erotica. Lavinia realizza piccoli rami, che si devono gelosamente conservare nel privato e che nessuno probabilmente deve vedere, al di fuori di chi li commissiona.</p>
<p>Compone anche <strong>quadri erotici</strong>, servendosi addirittura di strutture che utilizza per commissioni sacre di alto profilo. Nello stesso impianto compositivo della pala, che manda addirittura al Pantheon del monastero dell&#8217;Escorial a Madrid, inserisce una Venere che riceve dagli amori un dono, richiamandosi alle Veneri di Fontainebleau e quindi alle <strong>seduzioni più erotiche dell’epoca</strong>. <br />
Fa anche il <strong>nudo</strong>, che lei dipinge benissimo e probabilmente <strong>si serve del suo corpo</strong>. Abbiamo trovato una Minerva completamente nuda, realizza una<strong> Minerva nuda</strong> anche per Scipione Borghese, un nudo completo ma un po’ lontano. Poi la stessa Minerva, che si conserva alla <strong>Galleria Borghese</strong>, viene ripresa da Lavinia in una riedizione, dove il nudo si avvicina molto di più all’occhio di chi osserva.</p>
<p> Quindi tra pubblico e privato, la stessa produzione di Lavinia subisce degli scarti: <strong>artefice cristiana al massimo grado nelle pale d’altare e nei ritratti pubblici</strong>, al punto che il cardinale Paleotti sostiene che è meglio che sia una donna a dipingere la Madonna e la chiama per la pala d’altare della cappella che la famiglia Paleotti ha nella Cattedrale di San Pietro (questo dipinto, probabilmente l’“Assunzione della Vergine”, oggi si conserva a Pieve di Cento).<br />
Ma <strong>nel privato osa addirittura il dipinto erotico</strong>, il che ci fa capire che ci troviamo davanti ad una donna molto forte, una donna che riesce a tenere le contraddizioni della controriforma nella sua vita e nella sua produzione artistica.</p>
<p><em></em> </p>
<p><em>Immagini:</em><br />
<em>in alto:</em> Lavinia Fontana, <strong><em>Ritratto di gentildonna con figlia</em></strong>, Pinacoteca Nazionale di Bologna<br />
<em>in basso:</em> Lavinia Fontana, <em><strong>Minerva in atto di abbigliarsi</strong></em>, Galleria Borghese di Roma</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>In questo Itinerario abbiamo visitato:</strong></span></p>
<p><strong>Lavinia Fontana<br />
</strong><br />
- “Natività della Vergine”<br />
<strong>Chiesa della Santissima Trinità</strong><br />
via Santo Stefano,87<br />
 <br />
- “Ritratto della famiglia Gozzadini”<br />
<strong>Pinacoteca Nazionale di Bologna</strong><br />
Capolavori della Scuola pittorica bolognese tra ‘500 e ‘600<br />
via delle Belle Arti, 56<br />
Tel. +39 051 420 9411<br />
<a href="http://www.pinacotecabologna.beniculturali.it/">Vai al sito</a></p>
<p>- “Ritratto di gentil donna”<br />
<strong>Museo Civico d&#8217;Arte industriale e Galleria Davia Bargellini</strong><br />
Strada Maggiore,44<br />
Tel. + 39 051 236708<br />
<a href="http://informa.comune.bologna.it/iperbole/cittaeducativa/agenzie/3488/3729/0/54/">Vai al sito</a></p>
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		<title>Donne d’Arte a Bologna: Elisabetta, un prodigio di natura (altro che Sara Jessica Parker!)</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 10:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tavano Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Scopriamo un’altra protagonista del fenomeno bolognese delle donne artista, Elisabetta Sirani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(Di)Vagando con Vera Fortunati, docente di storia dell’arte moderna all’Università di Bologna</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-81639" title="840sirani001" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/840sirani001.jpg" alt="" width="463" height="325" />Scopriamo un’altra protagonista del fenomeno bolognese delle donne artista, <strong>Elisabetta Sirani</strong> (1638 – 1665), ringraziamo<strong> Vera Fortunati</strong> per il privilegio che ci ha accordato nell’accompagnarci in questo affascinante viaggio.</p>
<p><strong>Elisabetta è un’altra grande donna artista bolognese?</strong><br />
Nella straordinaria Vita che le dedica il canonico Malvasia nel 1678, dimostra una fortissima personalità, perché Malvasia ce la rappresenta come <strong>un angelo, un’eroina, una bellezza tutta femminea,</strong> ma nel contempo come<strong> un “pennello da masculo”, virile nel dipingere</strong>. Lo stesso Malvasia oscilla così tra il maschio e la femmina, secondo un motivo che in età moderna appartiene alla donna artista e diventa anche nei confronti di Elisabetta un fenomeno di grande curiosità.</p>
<p><strong>Malvasia racconta dei potenti che giungono a Bologna da tutta Italia e da tutta Europa per osservare Elisabetta?</strong><br />
Malvasia ci descrive idealmente la giornata di questa giovanissima donna, che ci fa quasi terrore, vengono da tutta Italia e da tutta Europa a vederla veramente come un “monstrum”.  La casa di Elisabetta si trova vicino al convento del Corpus Domini, davanti agli occhi del committente deve realizzare all’istante lo schizzo del soggetto che questi vuole da lei, deve dimostrare di essere all’altezza e la sua è una <strong>vita in un certo senso tragica, un prodigio di natura che deve dare continuamente prova di sé</strong>. </p>
<p><strong>Tutto questo in nel periodo austero della Controriforma?</strong><br />
All’inizio della sua carriera, Elisabetta sente la necessità di camuffare questa sua pittura forte, in una Bologna che era la seconda città dello Stato pontificio, dove ufficialmente<strong> la Controriforma obbligava a canoni di vita molto rigorosi.</strong> Elisabetta si rappresenta come santa e certosina nel grande affresco, che nel 1658 lascia nella <strong>Chiesa di S. Girolamo della Certosa</strong>. Deve giustificare questa sua potenza, per cui tutto sommato si riallaccia a Caterina Vigri, come a dire la potenza che ho nella mano, anche se è una potenza maschile, mi viene direttamente da Dio, avete capito? In questo modo nessuno le può più dire niente.</p>
<p><strong>Era figlia di un pittore molto noto, Giovanni Andrea Sirani?</strong><br />
Allievo di Guido Reni, aveva una bottega eccellente con una committenza anche molto importante. Elisabetta ha però un cammino di rottura con il padre, sceglie di seguire Guercino, perché proprio in quegli anni la pittura di Guido Reni veniva giudicata effeminata, parlo dell’ultimo Reni (quel Reni non finito che tanto piace a noi oggi, ma che allora veniva giudicato “affare di femmine”). Nasce quindi reniana, anche se da Reni prende presto le distanze per arrivare ad una pittura neoveneta, una pittura macchiata che assomiglia guarda caso alla pittura dei “discepoli dissidenti” di Reni come Simone Cantarini e Flaminio Torri.</p>
<p><strong>Il padre però si ammala&#8230; e cosa succede?</strong><br />
Elisabetta ha una forza d’animo grandissima, ce lo dice Malvasia. Il padre si ammala precocemente di una forma di reumatismo alle mani e non può più condurre la bottega, quindi deve condurla Elisabetta, ma deve assistere anche il padre ammalato. Fonda nel contempo una Scuola, ha due sorelle ed altre ragazze da avviare alla Scuola, quindi è veramente <strong>un’artista donna che lavora tutto il giorno.</strong></p>
<p><strong>Possiamo dire che Elisabetta è un prodigio di natura, altro che Sarah Jessica Parker nel film “I Don’t Know She Does It!”? </strong><br />
Certo, aggiungo che Elisabetta è anche una delle prime artiste consapevole che, una volta morte, questo <strong>loro fenomeno sarà cancellato</strong>. E’ successo poi così, quando sono in vita le donne artista sono qualcosa di anomalo e tutti corrono a vederle. Finché è in vita Elisabetta Sirani ha infatti <strong>un successo straordinario</strong>, però sa benissimo che quando morirà le opere saranno disperse o potranno essere attribuite ad altri, per esempio al padre. Allora Elisabetta data e firma quasi tutte le sue opere, in più le segnala descrivendole in maniera meticolosa in questo diario di lavoro della felsina pittrice, che Malvasia pubblica.<br />
E’ davvero <strong>una delle artiste dell’Europa moderna che ha maggiormente consapevolezza del suo valore</strong> e anche di quello che può essere il destino finale delle sue opere, quindi in un certo senso fa una politica di se stessa molto lucida e molto acuta.</p>
<p><strong>La morte è un presagio, Elisabetta muore giovanissima?</strong><br />
Elisabetta Sirani muore a ventisette anni, probabilmente per un ulcera perforante, ma in realtà si crea la leggenda che la governante l’avrebbe uccisa per gelosie più o meno amorose. Si tratta di una leggenda che è cresciuta per tutto l’‘800, ma non è vera.</p>
<p>E’ invece un’artista che, se fosse vissuta di più, sarebbe stata molto importante per la generazione successiva, quel “gran cangiamento” che viene subito dopo la sua morte nella pittura del ‘600 e lei sembra annunciare in certe opere, come la bellissima <strong>Madonna con il bambino</strong> conservata ai <strong>Musei civici di Pesaro</strong>.</p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><em>Immagine:</em></span></strong><br />
<span style="color: #000000;"><em>Elisabetta Sirani, Porzia che si ferisce la coscia, Palazzo Fava (Palazzo delle Esposizioni), Bologna</em></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Mangiare (+) Spizzicare a Bologna</title>
		<link>http://www.tafter.it/2011/11/20/mangiare-spizzicare-a-bologna/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 10:25:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tavano Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Spazi urbani]]></category>

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		<description><![CDATA[(Di)Vagando tra Osterie e Piadinerie (i Romagnoli non ce ne vogliano!)


]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(Di)Vagando tra Osterie e Piadinerie (i Romagnoli non ce ne vogliano!)</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-81652" title="mangiaregazzotti" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/mangiaregazzotti.jpg" alt="" width="355" height="448" />A Bologna il cibo è sicuramente una delle maggiori attrazioni e fonti di piacere, con le sue tipiche<strong> “Buche”,</strong> le <strong>Osterie</strong>, le <strong>Trattorie</strong> ed i <strong>Ristoranti,</strong> che rinnovano una secolare tradizione enogastronomica, tramandata fino ai nostri giorni grazie alla mortadella, ai tortellini, alle lasagne, al ragù e tanti altri gustosi piatti tipici. Storica anche la zuppa imperiale ed il carrello dei bolliti.</p>
<p>Per vivere un’atmosfera unica, al massimo grado di convivialità, <strong>vicino alla Basilica di San Petronio</strong> (tra le vie Clavature, Drapperie, Pescherie Vecchie), tra i banchi dello storico Mercato di Mezzo compriamo alcune specialità bolognesi (comprese le c<strong>rescentine</strong>), senza dimenticare di chiedere “le posate di plastica per l’Osteria”: i commercianti capiscono all’istante!<br />
Buste alla mano, ci rechiamo nella vicinissima <strong>Osteria del Sole</strong>, che è lì dal 1465 ed è anche <strong>la più antica della Città</strong>, il mangiare si porta da fuori, al vino ci pensa l’oste. <br />
Sarebbe utile la prenotazione del tavolo, ma è più divertente fare conoscenza con chi è già seduto per strappare un “angolino” dove sedersi, questo è anche lo spirito “democratico” che anima il luogo. Infatti, è un’osteria frequentata da persone di tutte le età ed estrazioni sociali, animata a tutte le ore. Un microcosmo, gioviale e scanzonato, che dimentica di proposito l’orologio fuori dalla porta per il tempo di qualche brindisi o di una partita a carte.<br />
Caratteristica l’atmosfera anche all’<strong>Osteria Al 15</strong>, le portate sono all’altezza, apprezzabile il rapporto qualità/prezzo per Bologna. Un piccola avvertenza, non sempre nelle osterie di Bologna si accettano carte di credito e bancomat, meglio se chiediamo prima.  <br />
Sempre nel centro storico, rispettoso della tradizione è il <strong>Ristorante Al Montegrappa da Nello</strong>, i prezzi non sono popolari, ma il clima è autentico, i profumi notevoli e il cibo ottimo, si consigliano anche le insalate di tartufi e porcini. Analoga atmosfera nella sempre centrale <strong>Trattoria Gianni</strong>, in via Clavature, bisogna stare attenti ad individuare giusto la stradina che porta al locale.<br />
Si spende molto meno all’<strong>Osteria dell’Orsa</strong>, tipico ambiente studentesco, caratteristico ed informale, da evitare il vino della casa.</p>
<p>Quando non ne possiamo più della tradizione, ma anche quando vogliamo gustare un piatto di alta cucina e sorseggiare un calice di frizzantino (a Bologna è d’obbligo il <strong>Pignoletto</strong>!), senza dover ordinare per forza altre portate e spendere quindi un patrimonio, segnaliamo il più friendly e lounge <strong>San Franzisco</strong>, con i suoi primi di pesce e lo squisito tataki di tonno, declinato con spunti sempre nuovi e degni di interesse.  Per passare una serata tra amici consigliamo <strong>via del Pratello</strong> sulla quale si affacciano numerosi locali, ci siamo trovati bene nel più ricercato <strong>Quanto Basta</strong>, dall’atmosfera raffinata, poche  ed ottime portate, anche qui la cucina non è bolognese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Per spizzicare qualcosa al volo tra una visita e l’altra&#8230;</em></p>
<p>Proviamo i<strong> panini biologici e gustosi di Eataly</strong>, attenta ai presidi Slow Food, che si trova all’interno di Librerie.Coop &#8211; Ambasciatori, sempre nella zona del mercato vicino Piazza Maggiore. Ci si può‘ sedere all’interno del locale, ma anche fuori. Giusto di fronte si trova l’Antica Salsamenteria Tamburini, forse la più famosa di Bologna, che funziona anche come tavola calda e locale per l’aperitivo. <br />
All’inizio di via Zamboni, dove osservare la pendenza della Garisenda (una delle Due Torri di Bologna) dà veramente i brividi per la sua inclinazione, spizzichiamo <strong>pane, pizze e dolci al Banco del Pane</strong>, un’attività a conduzione familiare, dove è impossibile uscire senza un sorriso! I prezzi sono molto competitivi, i prodotti freschi, non manca un tocco di fantasia.<br />
Per un salto in Romagna, senza uscire dal centro storico di Bologna, consigliamo la <strong>Tua Piadina</strong> dove è possibile provare le diverse tradizioni di piada (quella spessa di Bertinoro, quella sottile di Riccione, anche la Nerella senza strutto), ingredienti sempre freschi e di eccellente qualità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Suggeriamo anche due piacevoli gite enogastronomiche fuori porta, assolutamente da non perdere.</em></p>
<p>All’<strong>Osteria dal Nonno</strong> gustiamo le tipiche <strong>tigelle bolognesi</strong>, se c’è il sole all’aperto, immersi nella piacevolezza dei colli bolognesi, quelli della canzone “50 Special” e dai quali scendeva come “un Girardengo appena più basso e rock” il giovane Alex del romanzo “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” di Enrico Brizzi (almeno per quelli di una generazione dopo “Due di due” e fortunatamente prima di “Tre metri sopra il cielo”, quando mezzo metro da terra era già “una figata”).</p>
<p>Sulle verdi colline di Castel San Pietro, consigliamo tutte le portate della <strong>Novella:</strong> dai primi piatti fatti in casa alla carne alla brace davvero eccezionale, tagli che sbalordirebbero anche il palato di un argentino, accompagnati dalle prelibate patate dalla ricetta segretissima. Anche se più distante, <strong>merita sicuramente la gita fuori porta</strong>. Sconsigliato solo ai vegetariani, meglio fare comunque prima un colpo di telefono, non sono aperti tutti i giorni.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Le foto nell&#8217;articolo e in galleria sono di Davide Gazzotti</strong></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>In questo Appunto di Viaggio siamo stati a:</strong></span></p>
<p><em>MANGIARE&#8230;</em></p>
<p><strong>Osteria Al 15 </strong><br />
Via Mirasole,13<br />
Tel. +39 051 331806</p>
<p><strong>Ristorante Al Montegrappa da Nello </strong><br />
via Monte Grappa, 2<br />
Tel. +39 051 236331<br />
<a href="http://www.ristorantedanello.com/Home_Page.html">Vai al sito </a></p>
<p><strong>Trattoria Gianni</strong> <br />
via Clavature,18<br />
Tel. +39 051 229434</p>
<p><strong>Osteria dell’Orsa</strong><br />
via Mentana,1<br />
Tel. +39 051 231576<br />
<a href="http://www.osteriadellorsa.com/">Vai al sito</a></p>
<p><strong>Quanto Basta</strong><br />
via del Pratello,103<br />
Tel. +39 051 522100</p>
<p><strong>San Franzisco </strong><br />
Piazza Malpighi,8/A<br />
Tel. +39 051 271736<br />
<a href="http://www.sanfranzisco.it/">Vai al sito</a></p>
<p><em>SPIZZICARE..</em></p>
<p><strong>Osteria del Sole</strong><br />
vicolo Ranocchi,1/d<br />
<a href="http://www.osteriadelsole.it/">Vai al sito</a></p>
<p><strong>Eataly </strong><br />
via degli Orefici,19<br />
<a href="http://www.eataly.it/">Vai al sito</a></p>
<p><strong>Antica Salsamenteria Tamburini </strong><br />
via Caprarie,1<br />
<a href="http://tamburini.com/">Vai al sito</a></p>
<p><strong>Il Banco del Pane</strong><br />
via Zamboni,8/b e c<br />
Tel. 051 9910914</p>
<p><strong>La Tua Piadina</strong><br />
(vicino P.za Santo Stefano) <br />
via Borgonuovo, 17<br />
Tel. +39 051 270959<br />
<a href="http://www.latuapiadina.com/">Vai al sito</a></p>
<p><em>FUORI PORTA&#8230;</em></p>
<p><strong>Dal Nonno Osteria</strong><br />
via Casaglia,62<br />
Tel. +39 051 589093<br />
<a href="http://www.osteriadalnonno.bologna.it/osteria-dal-nonno.html">Vai al sito</a></p>
<p><strong>Osteria Novella</strong><br />
via Tanari 10500<br />
Loc. Vedriano,  Castel San Pietro Terme (BO)<br />
Tel. +39 051 6956096</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La kryptonite nella borsa. Intervista a Ivan Cotroneo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 11:40:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camillo De Marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Proiezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Industria dello Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA["La kryptonite nella borsa è il mio sguardo da bambino degli anni 70 a Napoli", spiega il regista Ivan Cotroneo. Prodotto dalla Indigo Film in collaborazione con Rai Cinema, il film esce nelle sale il 4 novembre in 130 copie con Lucky Red, dopo essere stato selezionato in Concorso al Festival Internazionale del Cinema di Roma...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Intervista a Ivan Cotroneo, regista del film &#8220;La kryptonite nella borsa&#8221;</strong></em></p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-81144" title="kryptonite" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/kryptonite.jpg" alt="" width="327" height="317" />Quanto c&#8217;è di autobiografico nel libro e nel film?</strong><br />
Il mondo del giovane protagonista Peppino è molto vicino a quello che ho vissuto io, stravagante, affascinante e pieno di misteri. Sono cresciuto con zii giovani e affrontavo avventure borderline&#8230; Ho imparato che nella vita non si è mai soli, nel bene o nel male. C&#8217;era sempre qualcuno dietro la porta pronto ad aiutarti.</p>
<p><strong>Protagonisti del film sono anche la città e il periodo storico&#8230;</strong><br />
Volevo raccontare, senza nostalgia e derive pop, quel periodo in cui c&#8217;era più capacità di indignarsi, anche da parte del mondo femminile. Quando le donne si ribellavano all&#8217;essere considerate solo attraverso canoni estetici. E&#8217; una commedia umana in cui si ride, ci si commuove e accadono fatti tristi, ma raccontati sempre con sguardo ironico. Ho trovato un equilibrio tra la Napoli raccontata dai giornali e la Napoli presente nei miei ricordi di bambino. Una Napoli dove si affronta la vita con ironia.</p>
<p><strong>C&#8217;è un&#8217;attenzione particolare alla dimensione femminile.</strong><br />
Oltre ad un racconto di formazione volevo che fosse una riflessione su tre generazioni di donne, con percorsi sentimentali e affettivi diversi.<br />
Ho scritto il film insieme a due sceneggiatrici, Monica Rametta e Ludovica Rampoldi, e uno dei nostri obiettivi era descrivere personaggi femminili credibili e affettuosi, figurandosi le trappole familiari in cui possono cadere.</p>
<p><strong>Come è passato dalla scrittura alla regia?</strong><br />
Dopo che i produttori Francesca Cima e Nicola Giuliano hanno acquisito i diritti del libro, ci siamo messi a lavorare assieme sulla possibilità della trasposizione cinematografica. Io ripetevo continuamente cosa mi sarei aspettato da un ipotetico regista e loro mi hanno detto: ma perché non lo giri tu?</p>
<p><strong>Il cugino Gennaro/Superman, che pure non trova spazio in quella società sorridente, fa un discorso simbolico a Peppino sull&#8217;importanza di accettarsi e vivere la propria diversità. Sembra un elemento importante del film&#8230;</strong><br />
A lui, che è l&#8217;accesso di Peppino al mondo fantastico, è affidato il senso del film. Era importante che il film finisse con quel discorso, ci piaceva e spaventava al tempo stesso perché era l&#8217;ultima cosa che rimane del film. Gennaro parla dell&#8217;importanza ma anche della fatica di essere speciali. Lo dice ad un bambino che non vuole essere speciale. La ricerca della felicita non è facile, si trova attraverso il dolore, sogni infranti, rimorsi. Quando il protagonista si dichiara pronto, è consapevole di questa difficoltà.</p>
<p><em>L&#8217;articolo è tratto da <a href="http://cineuropa.org/2011/p.aspx?t=index&amp;lang=it">Cineuropa</a></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Alla Scoperta dei Palazzi senatori di Bologna: Palazzo Poggi</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 17:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tavano Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Beni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Spazi urbani]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[(Di)Vagando con Vera Fortunati, docente di storia dell’arte moderna all’Università di Bologna 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-79747" title="lavenerina" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/lavenerina.jpg" alt="" width="461" height="308" /></strong></p>
<p><strong>Palazzo Pogg</strong>i, sede del Rettorato dell’Università degli Studi di Bologna, al civico 33 di via Zamboni, è un contenitore straordinario, perché straordinaria è la figura del primo proprietario, Giovanni Battista Poggi. Potremmo definirlo un ecclesiastico sui generis, perché vive quasi sempre come nunzio a seguito di Carlo V, viaggia così per tutta Europa e finisce per acquisire un gusto artistico decisamente eclettico.<br />
Ci accompagna alla scoperta di questo tesoro bolognese <strong>Vera Fortunat</strong>i, docente di storia dell’arte moderna all’Università di Bologna, che ringraziamo e insieme alla quale presto scopriremo un’altro affascinante itinerario della città, legato al fenomeno tutto bolognese delle donne artiste!</p>
<p><strong>Poggi chiama a decorare il suo Palazzo due pittori piuttosto particolari&#8230;</strong><br />
Ad affrescare le Storie di Ulisse al pian terreno chiama <strong>Pellegrino Tibaldi</strong> (1527 – 1596) e nel piano nobile chiama un artista come<strong> Nicolò dellʼAbate</strong> (1510 – 1571), che già si era fatto conoscere in tutte le corti più importanti della Padania come un grande illustratore di testi epici. Da un lato Pellegrino quindi, un artista legato per semplificare al manierismo di Michelangelo; dallʼaltro Niccolò, legato ad una cultura padana e anche ad una tecnica di affresco molto più diretta, senza il cartone, che aveva già lavorato probabilmente con Dosso Dossi nella villa imperiale a Pesaro. Grazie agli affreschi di Pellegrino e di Nicolò abbiamo a Palazzo Poggi i due cicli narrativi più importanti dʼEuropa in quel momento, verso il 1550 e 1551.</p>
<p><strong>Palazzo Poggi è alla pari addirittura con Fontainebleau?</strong><br />
Questo forse gli italiani non lo sanno, vanno tutti a Parigi e a Fontainebleau, pochissimi a vedere Palazzo Poggi, che dialoga alla pari con gli affreschi di Rosso, Primaticcio e dello stesso Niccolò dellʼAbate a Fontainebleau. Siamo quindi al cospetto di un documento pittorico straordinario.</p>
<p>Quando P<strong>ellegrino dipinge le Storie di Omero a Palazzo Poggi</strong>, lui è il primo, non cʼera un ciclo decorativo analogo, perché quello che è andato distrutto di Primaticcio a Fontainebleau viene leggermente più tardi.<br />
Le pitture murali di Palazzo Poggi meritano proprio di essere conosciute perché secondo Malvasia <strong>vengono studiate e ristudiate anche dai Carracci</strong>, quindi la stessa novità dei Carracci è legata a Palazzo Poggi sia per questa interpretazione così soggettiva di Michelangelo sia ai piani superiori per la Stanza dei paesaggi di Nicolò dellʼAbate, che è unʼaltra novità assoluta: per la prima volta abbiamo una sala dipinta solo con paesaggi, senza la presenza dellʼuomo. Quindi direi che Palazzo Poggi deve essere più conosciuto per questa straordinaria serie di novità.</p>
<p><strong>I paesaggi di Nicolò dellʼAbate anticipano un tocco che conosceremo molto secoli dopo con gli Impressionisti?</strong><br />
Sorprende moltissimo questo tocco negli affreschi che sono autentici di Niccolò (e non degli allievi della sua bottega), per esempio la parete frontale con quei due veli, che come icone sacre sembrano aprire il paesaggio agli occhi degli spettatori.  Cʼè lʼinvenzione di un paesaggio di rovine quasi preromantico, dove riecheggia la frase citata dal coltissimo Bocchi nel suo libro delle Symbolicae Questiones: “Quanta Roma fuit, ipsa ruina docet” (Quanto sei stata grande Roma, la stessa rovina lo insegna).<br />
Per la prima volta troviamo lʼinvenzione di un paesaggio del genere, dove le rovine archeologiche sono completamente inventate da Nicolò in un assemblaggio che oggi diremmo postmodermo. Vengono riproposte come “vanitas”, come una massima che può suggerire percorsi non dico religiosi, ma meditativi neostoici, perché il neostoicismo faceva parte di questo circolo ispirato dall’umanista Achille Bocchi, al quale apparteneva anche Giovan Battista Poggi.</p>
<p>Lasciamo il piacere di scoprire direttamente in una visita le altre pitture murali, a partire dalla <strong>Sala dei Banchetti,</strong> ricordando che il fascino del Palazzo è legato anche alle preziose collezioni che ospita, dove arte e scienza si fondono in un connubio secolare ed unico nel suo genere.<br />
Altrettanto stupefacente è infatti il T<strong>eatro della natura di Ulisse Aldrovandi</strong>, il primo scienziato naturalista della storia, con la sue “produzioni divulgative” di alto valore artistico. Lo stesso vale per la Cere anatomiche di Ercole Lelli, fonte di studio e conoscenza tanto scientifica quanto artistica, rivolta anche a tutti gli artisti chiamati a rappresentare il corpo.<br />
Non possiamo dimentica <strong>La Venerina, capolavoro al contempo sublime ed inquietante di Clemente Susini</strong> (qui nella foto di Lorenzo Pondrelli), la prima Scuola di ostetricia in Europa, la Collezione dʼarte militare e la magnifica Collezione di navi antiche.</p>
<p><strong>Attualmente in fase di restauro</strong> (riaprirà al pubblico nel 2012) il <strong>Museo astronomico allʼinterno della Specola,</strong> la torre osservatorio che conclude la visita del Palazzo con la raffinata meridiana di Ercole Lelli, realizzata tra il 1741 ed 1742, la preziosa strumentazione astronomica del ʻ700, il telescopio a tasselli dell’inizio del ‘900 di Guido Horn d&#8217;Arturo, fino ad arrivare sulla suggestiva terrazza con una delle viste più emozionanti di Bologna, direttamente dal cuore del suo centro storico.</p>
<p>Per tutto questo, Palazzo Poggi è davvero un luogo magico, ricco di piccoli tesori e grandi rivoluzioni, dove si respira ancora il fremito febbrile della ricerca, lʼemozione della scoperta, il coraggio e la sfida nel capovolgere le conoscenze del tempo e della storia. Un percorso ancora oggi edificante per gli occhi e per lo spirito, che nel tempo di una visita ci conduce dal piano terra a sfiorare con un dito le stelle.</p>
<p>Palazzo Poggi ospita anche i lavori di <strong>Anna Manzolini</strong>, un’anticipazione del nostro percorso sulle donne artiste a Bologna?  Anna Morandi Manzolini (1714–1774) &#8211; conclude Vera Fortunati &#8211; è una figura davvero straordinaria. Unʼartista che recentemente è venuta alla luce, grazie anche alle mostre che il professor Walter Tega ha organizzato, alle quali sono seguiti molti studi, però credo che per il grande pubblico sia ancora una scoperta.<br />
Una donna del ‘700 in contatto con Londra, San Pietroburgo, le grandi Accademie del mondo, perché è la prima a realizzare le cere anatomiche che servono alle lezioni universitarie per illustrare il corpo femminile.  La sua attività viene in aiuto anche alla ginecologia, è <strong>la prima artista a rappresentare lʼutero ed il fet</strong>o.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Foto di Lorenzo Pondrelli</strong></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000000; text-decoration: underline;"><strong>In questo Itinerario abbiamo visitato:</strong></span></span><br />
<strong><br />
Museo di Palazzo Poggi</strong><br />
Via Zamboni, 33<br />
Tel: 051 2099610<br />
Orario invernale: da martedì a venerdì 10.00 &#8211; 13.00 e 14.00 &#8211; 16.00 Sabato, domenica e festivi: 10.30 &#8211; 13.30 e 14.30 &#8211; 17.30 Lunedì chiuso<br />
Orario estivo (dal 15 giugno al 15 settembre) Da martedì a domenica 10.00 &#8211; 13.00 Lunedì chiuso<br />
<a href="http://www.museopalazzopoggi.unibo.it">Sito web</a></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><em><strong>SCARICA IL PDF DI QUESTO ITINERARIO. LO POTRAI PORTARE A BOLOGNA CON TE E VISITARE TUTTI I LUOGHI DESCRITTI</strong></em></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Golosare (+) Brindare a Bologna</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 17:25:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tavano Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Aperitivo]]></category>
		<category><![CDATA[Concerto]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Bologna è sicuramente sinonimo di buona cucina. (Di)vaghiamo allora tra le mille osterie e enoteche della città e, tra un cocktail e un aperitivo, diamo uno sguardo anche ai locali che offrono musica dal vivo. Non per niente, Bologna è Città creativa della Musica UNESCO]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-78322" title="nettunoesirenacarotti" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/nettunoesirenacarotti.jpg" alt="" width="369" height="361" />Prima di iniziare la nostra passeggiata per Bologna, decidiamo di gustare il <strong>miglior caffè della città da Terzi &#8211; Caffè e Tè Pregiati</strong>.<br />
Per un “dolce accompagnamento” suggeriamo le prelibate creazioni del <strong>Cafè Pasticceria Gamberini</strong>, autentici gioielli di gusto e creatività. <strong>La pasticceria mignon è irresistibile</strong>, anche l’<strong>aperitivo</strong> offre autentiche proposte da gourmet.<br />
Spazi per cominciare con il piede giusto la giornata sono anche il <strong>Cafè Letterario Carracci Fava</strong> e <strong>Colazione da Bianca</strong>, entrambi centralissimi, ideali quando cerchiamo un ambiente piacevole per una pausa invitante.<br />
Un altro tempio di dolcezza, questa volta fuori dal centro storico, è<strong> La Caramella</strong> del pasticcere Gino Fabbri, insignito dal premio Pasticciere dell&#8217;Anno nel 2009, che non dovrebbe mancare in un tour della città</p>
<p><strong>Siamo così pronti per iniziare il nostro viaggio tra brindisi e divertimento a Bologna!</strong></p>
<p><strong>Eleganza e stile</strong> contraddistinguono le serate di <strong>Palazzo Gnudi</strong>, <strong>l’aperitivo del martedì</strong> e la sua corte interna nel periodo estivo sono le cose che preferiamo.<br />
Un altro luogo in cui torniamo con piacere per l’<strong>aperitivo</strong> è<strong> Camera a Sud</strong>, un’ambiente ugualmente intrigante a pranzo e come caffetteria durante la giornata. E’ possibile leggere riviste e quotidiani, connettersi al web. Visitiamo la cantina al piano inferiore, dove la temperatura naturale custodisce una varietà di etichette e proposte degna dei migliori palati.<br />
Non possiamo dimenticare l’<strong>Enoteca Altotasso</strong>, con la sua clientela gioiosa e vivace, le sue iniziative culturali, in particolare il nuovo programma di concerti jazz e world music, sempre davanti ad un buon bicchiere di vino. Per vini e le birre c’e’ solo l’imbarazzo della scelta, segnaliamo oltre alle produzioni vinicole locali, anche il Rosso Piceno biologico, piacevole nella sua semplice genuinità.<br />
Il locale si affaccia su piazza S. Francesco, a due passi dal <strong>Pratello, storica via di osterie, birrerie ed enoteche</strong>. Sempre nel centro storico, verso porta Saragozza, ci fermiamo anche nell’<strong>Enoteca Zammù</strong> e fuori porta da <strong>Zampa</strong>, il mitico vinaio di via Andrea Costa.</p>
<p>Dall’autunno alla primavera molte associazioni offrono spazi piacevoli ed animati, come la nuova sede della <strong>Pillola</strong>, il rinnovato spazio del <strong>Circolo Sesto Senso</strong> e <strong>Spazio In Due</strong>, dove l’atmosfera è quella di una casa privata che ha aperto le sue porte al mondo. Scenografico  l’ingresso con la bella scalinata ed il pianoforte a coda, calda ed accogliente l’atmosfera ai piani superiori per chiacchierare, bere ed incontrarsi.</p>
<p><strong>(Di)Vagando per Bologna, scopriamo il più nascosto Circolo La Paresse</strong> e decidiamo immediatamente di trasgredire una storica tradizione di questo locale: farsi conoscere esclusivamente con il passaparola, in modo da preservare <strong>l’ecologia di uno spazio frequentato solo da amici.</strong> Con questo spirito segnaliamo il locale, chiedendovi di fare lo stesso! Ideale per passare la serata in coppia o in comitiva, ma anche da soli, sorpresi talvolta da happening e canti goliardici, l’ambiente ricorda anni in cui Bologna era più semplice, ma probabilmente più viva ed autentica. <strong>Curiosità: la sangria è preparata tutti i giorni ed è sempre ottima!</strong></p>
<p>Nel corso di tutto l’anno, animate e coinvolgenti sono le serate a tema del Cassero, riservate alla comunità LGBT ed aperte a tutti, nella bella sede della Salara. Da scoprite i nostri itinerari: “<a href="http://www.tafter.it/2011/11/07/i-bolognesi-camminano-sulle-acque/">I Bolognesi Camminano Sulle Acque!</a>”  e “<a href="http://www.tafter.it/2011/11/07/bologna-una-citta-in-un-festival/">Bologna: la Città in un Festival!</a>”</p>
<p>Ulteriore luogo di confronto politico, arte, musica è il <strong>Tpo</strong> (acronimo di “Teatro Polivamente Occupato”), nato nel 1995 dall’occupazione di artisti e teatranti di un’ala dell’Accademia di Belle Arti (progettata nel 1960 per divenire un teatro, ancora oggi incompleta). Lo spazio ha conosciuto diverse stagioni a seconda degli spazi concessi dal Comune, attualmente è approdato nella sede di via Casarini, numerose sono le attività che si svolgono al suo interno.</p>
<p><strong>Bologna è Città creativa della Musica UNESCO</strong>, nella sua storia ha ospitato Rossini, Donizetti, Respighi, che qui è anche nato. A Bologna ha studiato anche Mozart, conosciuto in città come Wolfgango, che dovette copiare il compito per superare il durissimo esame dell’<strong>Accademia Filarmonica</strong>, che era all’epoca una delle principali istituzioni musicali a livello europeo.<br />
Le diverse versioni del compito di Mozart sono conservate oggi nel <strong>Museo internazionale e biblioteca della Musica di Bologna</strong>, che consigliamo di visitare per la stupefacente raccolta di   <strong>Giovanni Battista Martini</strong> (1706 – 17849), a cui è intitolato anche il <strong>Conservatorio</strong> cittadino. Altri luoghi prestigiosi della musica a Bologna sono il <strong>Teatro Comunale di Bologna</strong>, il <strong>Teatro Auditorium Manzoni</strong> e appunto l’<strong>Accademia Filarmonica</strong>.</p>
<p>Accanto ai templi della musica classica, senza dimenticare i cantanti di musica leggera che abitano in città, da Dalla a Carboni, da Morandi a Cremonini, la musica jazz che in città ha anche una strada dedicata,<strong> luoghi cult per ascoltare il rock di livello nazionale ed internazionale</strong> sono il<strong> Covo</strong> e l’<strong>Estragon</strong> (senza più “Officine” davanti). <strong>Concerti rock anche all’Arteria</strong>, spazio multidisciplinare ricco di appuntamenti e serate interessanti.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong><em>Immagine: Nettuno all&#8217;Osteria di Cristiano Carotti</em></strong></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000000; text-decoration: underline;"><strong>In questo Appunto di Viaggio siamo stati a:</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>GOLOSARE&#8230;</strong></span></p>
<p><strong>Terzi &#8211; Caffè e Tè Pregiati</strong><br />
via Oberdan,10/d<br />
Tel: 051 236470<br />
<a href="http://www.caffeterzi.it/home.html" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>Café pasticceria Gamberini</strong><br />
via Ugo Bassi,12<br />
Tel: 051 2960467<br />
<a href="http://gamberini.eu/" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>Pasticceria La Caramella</strong><br />
via Cadriano,27/2<br />
Tel. 051 505074<br />
<a href="http://www.ginofabbripasticcere.it/" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>Caffè Letterario Carracci Fava</strong><br />
Grand Hotel Majestic &#8220;Già Baglioni”<br />
Spazio espositivo Palazzo Fava<br />
via Manzoni,2<br />
<a href="http://grandhotelmajestic.duetorrihotels.com/hotel-5-stelle-lusso-bologna/caff%C3%A8-letterario-carracci-fava" target="_blank">Sito Web  </a></p>
<p><strong>Colazione da Bianca </strong><br />
In prossimità di Piazza S. Stefano<br />
via Santo Stefano,1<br />
Tel. 051 5884425<br />
<a href="http://www.colazionedabianca.it/" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">BRINDARE&#8230;</span></strong></p>
<p><strong>Palazzo Gnudi</strong><br />
via Riva di Reno,77<br />
Tel. 051 271257<br />
<a href="http://www.palazzognudi.com/home.htm" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>Camera a Sud</strong><br />
via Valdonica,5<br />
(in prossimità delle Due Torri)<br />
Tel: 051 0951448<br />
<a href="http://www.cameraasud.net/" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>Enoteca Altotasso </strong><br />
Piazza San Francesco,6/d<br />
Tel: 051 238 003<br />
<a href="http://www.altotasso.com/" target="_blank">Sito Web </a></p>
<p><strong>Zammù Caffetteria Vineria</strong><br />
Via Saragozza,32<br />
Mob: 347 4443570<br />
<a href="http://www.myspace.com/zammu" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>Enoteca Zampa </strong><br />
via Andrea Costa,127/a<br />
Tel. 051 432931</p>
<p><strong>La Pillola</strong><br />
via Castiglione,25<br />
Tel: 051 6313173<br />
<a href="http://www.lapillola.net/La_Pillola/home.html" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>Circolo Sesto Senso </strong><br />
Ingresso con tessera Arci<br />
via Galliera,63<br />
Tel: 051 9843294</p>
<p><strong>Spazio In Due </strong><br />
vicolo Broglio,1/f</p>
<p><strong>Circolo La Paresse</strong><br />
Ingresso con tessera Arci<br />
Tel: 051 269246<br />
via Avesella,5/a</p>
<p><strong>Salara &#8211; Il Cassero Gay Lesbian Center</strong><br />
via Don Minzoni,18<br />
Tel: 051 649 4416<br />
<a href="http://www.cassero.it/" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>Tpo &#8211; Laboratorio di arte cultura politica</strong><br />
via Casarini 17/5<br />
<a href="http://tpo.bo.it/" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">MUSICA(RE)..</span></strong></p>
<p><strong>Museo internazionale e biblioteca della Musica </strong><br />
Palazzo Sanguinetti<br />
Strada Maggiore, 34<br />
<a href="http://www.museomusicabologna.it/" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>Conservatorio di Musica Giovan Battista Martini</strong><br />
Piazza Rossini, 2<br />
<a href="http://www.conservatorio-bologna.com/" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>Teatro Comunale di Bologna</strong><br />
Biglietteria largo Respighi,1<br />
Tel: 051 529958<br />
(da mar &#8211; ven h 10-14)<br />
<a href="http://www.tcbo.it/index.php?id=9" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>Teatro Auditorium Manzoni </strong><br />
via de&#8217; Monari,2<br />
<a href="http://www.auditoriumanzoni.it/" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>Accademia Filarmonica di Bologna</strong><br />
Apertura al pubblico lun &#8211; ven, h10-13<br />
via Guerrazzi,13<br />
Tel. 051 222997<br />
<a href="http://www.accademiafilarmonica.it/" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>Strada del Jazz</strong><br />
marciapiede via Caprarie</p>
<p><strong>Covo Club</strong><br />
Ingresso con tessera<br />
Viale Zagabria,1<br />
Tel: 051 505801<br />
<a href="http://www.covoclub.it/" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>Estragon</strong><br />
via Stalingrado,83<br />
Tel. +39 051 323490<br />
<a href="http://www.estragon.it/" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>Arterìa</strong><br />
Vicolo Broglio,1/E<br />
Mob: 338 5411521<br />
<a href="http://www.arteria.bo.it/blog/" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><em><strong><a href="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/kalins-pdf/singles/golosare-brindare-a-bologna.pdf">SCARICA IL PDF</a> DI QUESTO APPUNTO DI VIAGGIO. LO POTRAI PORTARE A BOLOGNA CON TE E VISITARE TUTTI I LUOGHI DESCRITTI</strong></em></span></p>
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		<title>Bologna: la città in un Festival</title>
		<link>http://www.tafter.it/2011/11/07/bologna-una-citta-in-un-festival/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 17:25:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tavano Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Scopriamo la città, attraverso uno dei suoi Festival, sicuramente tra i più originali che si svolgono a Bologna. Si tratta di Gender Bender, festival internazionale sulle identità contemporanee. Ne abbiamo parlato con il direttore artistico Daniele Del Pozzo.. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(Di)Vagando con Daniele Del Pozzo, direttore artistico di Gender Bender</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-78155" title="genderbender" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/genderbender.jpg" alt="" width="300" height="300" />Scopriamo la città, attraverso uno dei suoi Festival, sicuramente tra i più originali che si svolgono a Bologna.<br />
<strong>Daniele Del Pozzo</strong>, direttore artistico di <a href="http://www.tafter.it/2011/10/26/bologna-gender-bender-festival-internazionale-sulle-identita-contemporanee-dal-29-ottobre-al-5-novembre/" target="_blank">Gender Bender</a>, ci accoglie in un edificio che risale alla fine del 1700, denominato <strong>Salara</strong> perché adibito un tempo a <strong>fortezza del sale</strong>. Sorge in prossimità dello scalo principale dell&#8217;antico porto fluviale di Bologna, progettato nel 1548 dal Vignola, riportato oggi alla luce grazie ad un’accurata opera di recupero urbano.</p>
<p>La Salara ospita dal 2002 il <strong>Cassero</strong>, gay lesbian center di Bologna, uno dei primi tasselli all’interno del distretto culturale della<strong> Manifattura delle arti</strong>, progetto che include anche la <strong>Cineteca di Bologna</strong>, i Dipartimenti di musica e spettacolo e di scienze della comunicazione dell’<strong>Università di Bologna</strong>, insieme al <strong>MAMbo</strong> &#8211; Museo d&#8217;Arte Moderna di Bologna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Gender Bender è un festival tra i più innovativi non solo di Bologna, ma nel panorama nazionale?</strong><br />
Sicuramente è un festival di rilevanza nazionale, in alcuni casi va anche oltre perché ci sono alcuni pazzi che vengono da fuori Italia per seguirlo.  Come festival ha una programmazione internazionale ed espansa, l’originalità credo sia data in primo luogo dal tema: un festival che lavora sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale nella contemporaneità. In Italia credo siamo solo noi e ci sono pochi altri esempi in giro per l’Europa.</p>
<p><strong>E’ un festival che ha un altro dato originale relativo alla programmazione? </strong><br />
Non ha una programmazione settoriale, legata cioè ad un unico genere espressivo. Nonostante il Cassero non abbia né un teatro né una sala cinematografica né una sala incontri, abbiamo inventato un festival che propone appuntamenti di cinema, teatro, danza, esposizioni di arti visive, azioni performative ed incontri con scrittori.</p>
<p><strong>Come abbiamo anticipato, “la  Città in un Festival” per l’appunto?</strong><br />
L’originalità è stata aprirsi a collaborazioni con strutture che accogliessero parti della programmazione del Festival, questo ha significato inaugurare e consolidare reti e rapporti con diversi soggetti della città.<br />
Le proposte che avanziamo sono sempre di alto profilo culturale o scientifico, su questo c’è un’ottima ricettività.</p>
<p><strong>Gender Bender è prodotto dal Cassero, gay lesbian center di Bologna?</strong><br />
Dietro un festival come Gender Bender, c’è un’abitudine del Cassero a dialogare con diversi soggetti presenti in Città, sia pubblici che privati, il che ha favorito anche immaginare un festival che partisse dal Cassero ma fosse rivolto alla città o comunque ad un’idea allargata di pubblico.<br />
L’abbiamo giocata sempre come una proposta specifica, ma che fosse potenzialmente interessante per tutti. Infatti, anche il nostro pubblico è trasversale, visto che è composto in una percentuale che va da 45 al 55% da uomini ed il resto da donne, con oscillazioni che variano di anno in anno. Un pubblico che si dichiara omosessuale per il 50/60%, eterosessuale per una percentuale analoga. Un’età media di 30 anni, anche se con una forbice che parte dai 18 ed arriva ai 60, di buona formazione culturale e con un alto livello di studi.<br />
Nella passata edizione, in otto giorni di programmazione siamo arrivati ad avere 13.000 presenze, che è un dato molto buono visto cha abbiamo avuto il tutto esaurito nei diversi appuntamenti del Festival. Fino ad ora siamo andati in crescita, vediamo cosa succederà nell’edizione ormai alle porte, ma credo abbiamo raggiunto il nostro standard.</p>
<p><strong>Come vedi il futuro?</strong><br />
Lo vedo in maniera positiva, perché il Cassero è un soggetto ancora attivo, vitale, che ha avuto sempre l’appoggio della città in maniera trasversale e che gode secondo me di un altro aspetto fondamentale, che tutte le realtà produttive non hanno: il fatto che ci sia un continuo ricambio generazionale, nel senso che Bologna è una città che attira molti gay e molte lesbiche, perché trovano qui una città accogliente.<br />
Questo significa che molte perone decidono di investire una parte del loro tempo dentro l’associazione e negli anni l’associazione ha avuto ricambi generazionali importanti. Esistono ovviamente delle figure chiave che sono rimaste le stessa, ma la dialettica tra queste due forze garantisce la continuità.</p>
<p>Riportiamo a seguire l&#8217;itinerario dei luoghi dell&#8217;ultima edizione di <strong>Gender Bender</strong> per scoprire Bologna e le sue proposte culturali, come promesso all&#8217;inizio: <strong>la Città in un festival!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>(Di)Vagando a Bologna<br />
<em><span style="color: #ff6600;">I luoghi di Gender Bender Festival</span></em></strong></p>
<p><strong>Salara &#8211; Il Cassero</strong><br />
via Don Minzoni,18<br />
Tel: 051 649 4416<br />
<a href="http://www.cassero.it/" target="_blank">Sito Web  </a></p>
<p><strong>Cineteca di Bologna</strong><br />
via Riva di Reno,72<br />
Tel: 051 2194826<br />
<a href="http://www.cinetecadibologna.it/" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>Università degli Studi di Bologna  </strong><br />
<strong>Laboratori Dipartimento di Musica e Spettacolo</strong><br />
via Azzo Gardino,65/a</p>
<p><strong>Biblioteca Salaborsa</strong><br />
Piazza Nettuno,3<br />
Tel: 051 2194426<br />
<a href="http://www.bibliotecasalaborsa.it/home.php" target="_blank">Sito Web </a></p>
<p><strong>Teatro Arena del Sole</strong><br />
Via Indipendenza 44<br />
Tel:051 2910910<br />
<a href="http://www.arenadelsole.it/" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>MAMbo  &#8211; Museo d’Arte Moderna di Bologna</strong><br />
via Don Minzoni,14<br />
Tel: 051 6496611<br />
<a href="http://www.mambo-bologna.org/" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>Nosadella.due</strong><br />
via Nosadella, 2<br />
Mob: 392 3457410<br />
<a href="http://www.nosadelladue.com/" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>Librerie.Coop &#8211; Ambasciatori</strong><br />
via degli Orefici,19</p>
<p><strong>Teatrino degli Illusi </strong><br />
vicolo Quartirolo,7<br />
Tel: 051 272697<br />
<a href="http://www.teatrinodegliillusi.com/" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>La Scuderia</strong><br />
Piazza Verdi,2<br />
Tel: 051 6569619</p>
<p><strong>Complesso Ex Covento di S. Cristina </strong><br />
Università di Bologna<br />
Piazzetta Giorgio Morandi,2</p>
<p><strong>DOM la cupola del pilastro</strong><br />
via Panzini,1<br />
Tel: 051 6242160<br />
<a href="http://www.lacupola.bo.it/" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><strong>Spazio ELaSTiCo</strong><br />
vicolo de&#8217; Facchini, 2/a<br />
Mob: 339 4470779<br />
<a href="http://lelastico.blogspot.com/" target="_blank">Sito Web</a></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><em><strong><a href="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/kalins-pdf/singles/bologna-una-citta-in-un-festival.pdf">SCARICA IL PDF</a> DI QUESTO ITINERARIO. LO POTRAI PORTARE A BOLOGNA CON TE E VISITARE TUTTI I LUOGHI DESCRITTI</strong></em></span></p>
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		<title>BOLOGNA, BELLEZZA SENZA TEMPO</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 17:25:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tavano Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[(Di)Vagando]]></category>
		<category><![CDATA[Spazi urbani]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il viaggio alla (ri)scoperta di Bologna inizia in modo (in)consueto, (Di)Vagando vogliamo tornare a stupirci delle nostre città d'arte e cultura, togliere la polvere dai nostri monumenti e dimenticare per una volta le visioni stereotipate da cartolina. Siete pronti a partire con noi? (Di)vaghiamo per perderci nella routine di tutti i giorni!!
Foto: Fiera District di Davide Gazzotti. Nella homepage: un'altra immagine del complesso fieristico bolognese di Davide Gazzotti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-78107" title="bolognafieradistrictdavidegazzotti" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/bolognafieradistrictdavidegazzotti.jpg" alt="" width="387" height="276" />Passeggiamo sotto i suoi portici, scendiamo nelle sue “buche”, scopriamo le corti dei suoi palazzi senatori (oggi prestigiose sedi universitarie ed eccellenti biblioteche) e visitiamo la fiera di Kenzō Tange, tuttavia non riusciamo a decidere se <strong>Bologna</strong> sia più famosa per l’<strong>università</strong> o la <strong>cucina</strong>, per le <strong>torri</strong> o le <strong>fiere</strong>, per il<strong> packaging</strong> o la <strong>logistica.</strong></p>
<p>Per questo l’unica cosa che possiamo fare a Bologna è arrenderci alla sua <strong>bellezza senza tempo</strong>, ammirando il centro storico, uno dei maggiori e meglio conservati d’Europa, magari dall’alto della Torre degli Asinelli o dal Belvedere di San Michele in Bosco.</p>
<p>La Città dovrebbe essere ugualmente conosciuta per i suoi <strong>corsi d’acqua</strong>, che un ingegnoso sistema di chiuse, canali e mulini l’ha resa per secoli la <strong>città della seta</strong>.</p>
<p>(<strong>Di)Vagando per Bologna</strong>, incontriamo le tante anime del Capoluogo emiliano: <strong>città di scienza e controriforma, di donne artiste e palazzi senatori, di osterie e festival.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Partiamo per gli <strong>Itinerari</strong> cittadini, senza dimenticare gli <strong>Appunti di viaggio</strong> per golosare, brindare, mangiare e soprattutto vivere Bologna!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>I contributi fotografici e artistici di questa rubrica sono stati realizzati da:</strong></span></p>
<p><em>Foto – <a href="http://www.davidegazzotti.com/" target="_blank">Davide Gazzotti<br />
</a>Appassionato di fotografia, la sua ricerca spazia dalla moda al ritratto, dal reportage di viaggio al sociale, dai palchi della musica alle foto di scena. (Di)Vagando abbiamo incrociato il suo obiettivo insieme a quello di Lorenzo Pondrelli: sono diventati subito nostri compagni di viaggio.<br />
</em></p>
<p><em>Foto – <a href="http://www.lorenzopondrelli.it/" target="_blank">Lorenzo Pondrelli</a></em><br />
<em>Fotografo e viaggiatore, i suoi reportage hanno vinto concorsi in Italia e all’estero, i suoi scatti selezionati da prestigiose case editrici e riviste, tra cui National Geographic. (Di)Vagando gli abbiamo rubato una  foto dal cassetto quando visitavamo l’<a href="http://www.tafter.it/2011/05/26/granada-l%E2%80%99alhambra-senza-coda/">Alhambra a Granada</a>, sicuri che non sarebbe stata l’ultima&#8230; Siamo felici di esserci incontrati a Bologna!</em></p>
<p><em>Immagini – <a href="http://www.cristianocarotti.it/" target="_blank">Cristiano Carotti</a></em><br />
<em>Artista umbro in ascesa, espone in Italia e all’estero in personali e collettive. (Di)Vagando tra osterie bolognesi e i tori andalusi, ci ha regalato alcuni assaggi divertiti della sua fantasia, per i quali gli siamo grati.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cartaelatte, creatività pronta da gustare!</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 09:30:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabbicco Linda</dc:creator>
				<category><![CDATA[à la cARTE]]></category>
		<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Creatività]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Laboratorio]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti]]></category>

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		<description><![CDATA[Anna e Vincenzo, due menti per tante idee: sono loro i creativi di "Cartellatte", un laboratorio di food design che sforna gustosi eventi incentrati su cibo, ecologia, riciclo e scenografia. Vincitori nel 2010 del bando Bollenti Spiriti, da allora hanno portato avanti diversi progetti, tutti d leccarsi i baffi!...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-77349" title="vinni_e_anna" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/10/vinni_e_anna.jpg" alt="" width="478" height="168" />“Cartaelatte”</strong> (vincitore del <strong>Bando della Regione Puglia “Bollenti Spiriti 2010”</strong>) è un<strong> giovane laboratorio di food design</strong> che si esprime attraverso interventi site specific per diverse tipologie di evento.<br />
Esso nasce dall’incontro tra <strong>Anna Cellamare</strong> e <strong>Vincenzo Di Pantaleo</strong>, due giovani creativi originari di<strong> Trani (Bari)</strong>, con differenti competenze: Vincenzo, laureato in <strong>Management del Turismo presso l’Università IULM di Milano</strong> e specializzato in<strong> Management della Ristorazione presso L’Università degli Studi di Parma</strong>, ha lavorato nel settore turistico e come consulente di Marketing e Comunicazione; Anna, formatasi artisticamente presso l’<strong>Accademia di belle arti di Foggia</strong>, lavora come scenografa free lance approfondendo la sua ricerca sul<strong> Teatro di Figura</strong> e sulla <strong>Scenotecnica Teatrale</strong> presso i <strong>Laboratori Ansaldo del Teatro alla Scala a Milano</strong>.<br />
Il nome<strong> “Cartaelatte”</strong>, è il risultato della fusione di due elementi basici: la <strong>CARTA per il design</strong> e il <strong>LATTE per l’alimentazione</strong>, che rimandano entrambi immediatamente ad un messaggio di purezza, salubrità e genuinità. La cartalatte, d’altra parte, è l’unica tipologia di<strong> carta riciclata</strong> che si ottiene dal<strong> recupero del Tetrarex</strong>; la parola, inoltre presenta una forte assonanza con il termine<strong> “cartellata”, tipico dolce pugliese</strong>.<br />
Il cibo è, quindi, il protagonista, la materia prima a partire dalla quale Anna e Vincenzo sviluppano immaginari e prodotti “commestibili”, che legano codici e linguaggi di <strong>designer, chef, artisti, scenografi e produttori locali</strong>. Ogni allestimento di “Cartaelatte” prevede, infatti, un&#8217;accurata fase di<strong> analisi, progettazione e realizzazione scenografica</strong>, garantendo innovazione sul piano dell&#8217;alimentazione, del packaging e della partecipazione attiva e dedicando gustosa attenzione alle materie prime di qualità, allo sviluppo sostenibile e alla riqualificazione territoriale.<br />
La possibilità di comunicare utilizzando elementi semplici come <strong>farina, fibre naturali, metallo, verdura, carta, legno</strong> diventa, pertanto, un chiaro richiamo al <strong>teatro d’oggetto</strong>.<br />
Il progetto di debutto ha coinciso con il<strong> Salone del Mobile di Milano</strong> dello <strong>scorso aprile</strong> quando “Cartaelatte”, partendo dalla lezione dello svedese <strong>Claes Oldenburg</strong>, che rifiuta di affidare al cibo un ruolo di semplice prodotto commerciale, ha proposto, presso<strong> Cascina Cuccagna</strong>, un nuovo modello di consumo del cibo.<br />
Il duo ha chiamato l’iniziativa<strong> &#8220;un, due, té&#8221;</strong> : un <strong>evento pop</strong> durante il quale è stato possibile degustare nuove sinfonie di gusti. Da una parte, infatti, un&#8217;enorme bustina di té, installazione luminosa ispirata all&#8217;artista svedese; dall&#8217;altra una<strong> &#8220;pausa té sostenibile&#8221;</strong>: torte alla frutta e té verde servito in una tazza da portare a casa, con semini di erbe officinali da coltivare.<br />
Tornando in <strong>Puglia</strong>, a <strong>maggio</strong>, hanno proposto, prima a <strong>Foggia</strong> e poi a <strong>Trani</strong>, un <strong>pic nic urbano</strong>: <strong>“Metti tavola su piazza”</strong>, degustazioni enogastronomiche, giochi per bambini, animazione urbana, laboratori creativi, un’occasione, insomma, per riscoprire il rito della tovaglia a quadri, del cestino in vimini e dei giochi all’aria aperta, riappropriandosi del luogo della socialità per eccellenza, la piazza.<br />
“Cartaelatte” è anche stato protagonista de <strong>“La vie en rose”</strong>, l’aperitivo cromatico realizzato nel centro storico di Trani, al quale è seguita la partecipazione a <strong>“Green Market”</strong>, la fiera della vanità artigiana, tenutasi presso il <strong>Palazzo dei Congressi a Roma </strong>a<strong> fine luglio.</strong><br />
Anna e Vincenzo hanno continuato ad<strong> “impastare idee”</strong> durante l’estate per arrivare a<strong> settembre</strong> con due nuovi progetti rivolti alla loro città:<strong> “Vie di Food”</strong>, re-interpretazione e ri-narrazione di tradizioni destinate a scomparire tramite installazioni, musica, spettacoli e <strong>“LABCittà – Festival”</strong>, realizzato con<strong> “Mettiamo su Bottega”</strong>, un altro vincitore del bando regionale di Bollenti Spiriti 2010, volto a rielaborare collettivamente il concetto di piazza attraverso diversi laboratori. Se da un lato ci sono stati <strong>workshop di autocostruzioni, di design e di riuso</strong>, dall’altro il <strong>cibo</strong> è stato protagonista divenendo <strong>strumento di convivialità e di riattivazione del tessuto sociale</strong>.<br />
Ed infine, l’ultima idea sfornata è stata realizzata in occasione del<strong> “Kuminda”, il festival del diritto al cibo</strong>, tenutosi a <strong>Milano dal 14 al 16 ottobre</strong> presso<strong> Cascina Cuccagna</strong>, dove i “Cartelatte” hanno creato uno spuntino dolce e salato, in cui i sapori sono stati protagonisti di<strong> performance di pittura commestibile</strong>, e la degustazione<strong> “Al contadino non  far sapere quanto è buono il formaggio con le pere”</strong>, un brunch vegetariano, che ha proposto i due elementi elaborati in diverse forme e sapori.<br />
Chissà a questo punto cosa bolle in pentola? &#8230; non resta che iniziare a leccarci i baffi!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I dolci belli e buoni del Cake Designer</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 10:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pisa Roberta</dc:creator>
				<category><![CDATA[à la cARTE]]></category>
		<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Creatività]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[Professioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Da quando si è diffusa la moda del Cake Design, dolci e torte non sono più semplici delizie da gustare, ma si presentano come opere d'arte da ammirare. I creativi golosi hanno così trovato "pan di spagna" per i loro denti, avviandosi alla fortunata professione di Cake Designer...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><img class="alignleft size-full wp-image-76719" title="torte" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/10/torte.jpg" alt="" width="350" height="329" />Ricetta per il “Cake Designer”:</strong></em><br />
<em>- una buona base di passione;</em><br />
<em>- tecnica in abbondanza;</em><br />
<em>- utensili da cucina q.b.;</em><br />
<em>- creatività a non finire.</em></p>
<p><strong>Torta</strong> è sinonimo di <strong>festa, evento, occasione speciale</strong> da condividere, come <strong>compleanni, matrimoni, anniversari, lauree, nascite e inaugurazioni</strong>; il momento del dolce rappresenta sempre l’apice del ricevimento, con foto di rito e degustazioni golose.<br />
La torta è perciò protagonista indiscussa di queste piacevoli occasioni e, oltre a dover soddisfare il palato degli ospiti, richiede di essere di bell’aspetto, <strong>‘vestita a festa’</strong>.<br />
E’ così diventata centrale la figura del <strong>Cake Designer</strong>, una via di mezzo tra<strong> pasticcere e decoratore</strong>, che cura l’aspetto di <strong>torte, biscotti e cupcake</strong>, in modo fantasioso e creativo, con risultati grafici, scultorei e artistici sorprendenti.<br />
Questa <strong>moda gastronomica</strong> è partita dai <strong>paesi anglosassoni</strong> ma si è diffusa rapidamente anche in<strong> Italia</strong>, poiché le decorazioni sono applicabili pressoché ad ogni tipo di ricetta, purché ci sia una base su cui stendere la <strong>pasta di zucchero</strong>: questa è infatti la <strong>“materia prima”</strong> del Cake Designer, facilmente plasmabile, e colorabile in ogni tonalità con pigmenti commestibili. Molte sono le<strong> tecniche</strong> e gli<strong> utensili</strong> impiegati, per ora in vendita per lo più <strong>on line</strong>, su alcuni <strong>siti specializzati</strong>; molte sono anche le <strong>aziende alimentari nazionali</strong> che si stanno inserendo in questo settore, avviando <strong>partnership</strong> per corsi ed eventi, con l’obiettivo di promuovere il <strong>Made in Italy gastronomico</strong>.<br />
Si è perciò sviluppata una domanda di questa <strong>pasticceria artistica</strong> tale da lanciare la professione del <strong>Cake Designer</strong>, con <strong>corsi di formazione, master specializzati, concorsi ed eventi</strong> dedicati.<br />
Da segnalare a tal proposito <strong><a href="http://www.thecakeshow.it/">“The Cake Show”</a></strong>, la fiera italiana dedicata allo sugar decorating, che ha debuttato a <strong>Bologna</strong> lo scorso <strong>15 e 16 ottobre</strong>. Il portico della <strong>Piazza S.Stefano</strong> è stato teatro di sfide culinarie e artistiche di alto livello, cui hanno partecipato anche nomi noti del settore come l’inglese<strong> Mich Turner</strong>, l’australiana <strong>Toni Brancatisano</strong>, ma anche<strong> Fiorella Balzamo, Antonella Di Maria, Francesca Manciati, Susanna Righetto</strong> e molti emergenti italiani.<br />
Il <a href="http://www.cakedesignitalianfestival.it/"><strong>Cake Design Italian Festival</strong> </a>è invece giunto già alla <strong>seconda edizione</strong>, che si terrà<strong> il 26 e 27 maggio 2012</strong>. L’evento sarà ospitato nei <strong>1000 mq</strong> dello<strong> Sheraton Hotel</strong> a<strong> Milano Malpensa</strong> per accogliere al meglio i numerosi visitatori attesi, considerato che nel<strong> 2010</strong> le presenze registrate nella <strong>due giorni di kermesse</strong> sono state <strong>circa 2800.</strong> A questo goloso appuntamento saranno presenti <strong>pasticceri di fama internazionale</strong>, creazioni da ammirare e tanti <strong>corsi e workshop tematici</strong>.<br />
Il successo del Cake Design è tale da aver indotto molti giovani ad approcciarsi a questa disciplina, <strong>creativa e remunerativa</strong>, per inserirsi nel mondo del lavoro: le produzioni, a fronte di un impegno più lungo e certosino, hanno infatti i prezzi dell’alta pasticceria e consentono di aprire un’attività in proprio. La giovanissima<a href="http://www.camillarossitorte.it/"> <strong>Camilla Rossi</strong></a>, dopo una laurea, due scuole di specializzazione all’estero e un master, ha ad esempio abbandonato il sentiero intrapreso egregiamente con gli studi per lanciarsi nell’avventura dell’alta pasticceria, seguendo un corso presso le scuole londinesi<strong> “Little Venice Cake Company”</strong> e <strong>&#8220;The Hummingbird Bakery&#8221;.</strong> Tornata in Italia, Camilla ha così avviato una sua impresa di successo, creando delizie per palato e vista, che le consentono di esprimere il suo talento e la sua passione.<br />
Come lei ha cominciato la pugliese <a href="http://www.tortedecorate.com/cake-designer.php"><strong>Giusy Verni</strong> </a>che, dopo gli studi in veterinaria, ha deciso di seguire la sua vera aspirazione: un lungo periodo di formazione negli <strong>Stati Uniti</strong> e tanta tenacia l’hanno portata ad avviare il suo laboratorio di pasticceria prima a<strong> Sannicandro</strong> e poi nel centro di<strong> Bari.</strong><br />
Se all’estero esistono già le star del Cake Design, che si contendono le ordinazioni per feste vip ed eventi mondani, c’è da scommettere che presto anche nomi italiani entreranno nel firmamento delle creazioni di pasticceria, puntando sulle <strong>materie prime nostrane</strong> e sul <strong>gusto artistico e creativo</strong> che ci contraddistingue.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>No More Blue Ovvero: un sabbatico a Marrakech?</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 10:34:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paparelli Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Creative Management]]></category>
		<category><![CDATA[Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Creatività]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-75940" title="sabb" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/10/sabb.jpg" alt="" width="393" height="285" />Faceva freddo a <strong>Milano</strong>. Faceva freddo anche solo a pensare di restarci, a Milano. Il piano per andarsene però non è che fosse proprio ben definito: “Partiamo il 26. Oppure il 27 mattina”. Questo è tutto quel che eravamo arrivati a partorire. Solo che era ormai il 26 sera, e sembravamo più intenti a dar fondo alle riserve di Braulio avanzate da Natale che a far piani dettagliati. Poi con uno sguardo complice qualcuno tira giù da una mensola il DVD di <strong>Marrakech Express</strong>. Ce lo vediamo due volte di fila e verso le una del mattino la decisione è presa. “Domattina alle sei e mezza siamo sotto casa tua con la macchina. Si va a Marrakech.” Passo più o meno il resto della nottata a buttar dentro musica a un paio di CD per il viaggio. L’alba è sbadigli, nebbia, sacche buttate nel bagagliaio e strade vuote. Metto su il primo CD sorridendo e dalle casse parte la chitarra ipnotica di <strong>Roberto Ciotti</strong>, ad aprire la colonna sonora di Marrakech Express. <strong>No More Blue</strong>, la versione strumentale. Due minuti e trentasette che potrebbero benissimo essere usati come definizione della voce “viaggio” di un ipotetico dizionario musicale. Ora, se non avete mai sentito nominare Roberto Ciotti prima d’ora, non è che questo faccia di voi delle brutte persone. Anch’io lo scoprii solo al secondo passaggio dei titoli di coda di Marrakech Express, e la maggior parte degli “introdotti” lo conoscono appunto più che altro per la colonna sonore di quel film e di<strong> Tournè</strong>, sempre di <strong>Salvatores.</strong> Eppure ad andare a curiosare nella sua storia si finisce di nuovo in uno dei grandi crocevia della musica italiana degli anni settanta, quello della <strong>IT-RCA di Vincenzo Micocci</strong>, che nel suo rientro a <strong>Roma</strong> (e alla RCA), aveva messo insieme un gruppetto di sconosciuti tipo <strong>Francesco de Gregori, Antonello Venditti, Rino Gaetano, Ron, Fiorella Mannoia, Paola Turci, Sergio Caputo, Amedeo Minghi</strong> e, santi numi, <strong>Lando Fiorini</strong>, che poveraccio non lo ricorda mai nessuno.<br />
<strong>Roberto Ciotti</strong> – uno che nella copertina del suo ultimo album, uscito quest’anno, sembra un incrocio tra <strong>Joe Cocker</strong> e <strong>Bud Spencer</strong> – anche se non lo avete mai sentito nominare, è anche quello che ha aperto i concerti del <strong>1980</strong> di <strong>Bob Marley</strong>, che ha suonato per <strong>Quelli della Notte di Arbore</strong> ed è andato in tournè a <strong>Togliattigrad,</strong> e questo magari già basta a farvelo star simpatico. Fatto sta che se avete appena imboccato all’alba una strada decisa qualche ora prima e mettete su Roberto Ciotti, all’improvviso sembra che quella strada possa portare davvero verso qualunque luogo, che sappiate o meno (meno, nel nostro caso) dove dormirete quella notte. Magari verso Marrakech. O magari verso una delle tante destinazioni (geografiche o no) immaginate da schiere di persone dopo anni di lavoro che sono sembrati davvero tropo intensi, o magari soltanto troppi, da quando avevano sognato di staccare la spina per un pò. Non per sempre, ma per un pò. Per un anno o qualche mese di sabbatico in cui fare qualcosa di diverso che era rimasto nel cassetto (magari anche un figlio), o per seguire un’<strong>ispirazione nuova</strong>, prima di tornare – contenti – alla propria scrivania, di noce o formica che sia.<br />
In<strong> Italia</strong> non sono molte le aziende ad offrire<strong> programmi strutturati</strong> per permettere <strong>periodi sabbatici ai dipendenti</strong> (nè tantomeno il sistema scolastico si è evoluto in modo da facilitare il<strong> gap year</strong> relativamente popolare tra gli studenti di <strong>Inghilterra, Australia o Canada</strong>). Eppure altrove (o di riflesso, attraverso le multinazionali), c’è stata un’attenzione crescente da parte delle aziende, che ne riconoscono i vantaggi in termini di <strong>retention</strong>, di <strong>sviluppo dei talenti</strong>, di <strong>employer branding</strong> e persino di <strong>produttività</strong> (una volta tornati, si capisce). <strong>Deloitte</strong> offre ad esempio la possibilità di avere un <strong>sabbatico</strong> <strong>fino a sei mesi</strong> agli alti potenziali che sono in azienda da almeno due anni, mantenendo il <strong>40% dello stipendio</strong>. <strong>American Express</strong> ha un programma simile, mentre <strong>General Mills</strong> si è inventata un <strong>“innovation sabbatical”</strong> con il quale i dipendenti che abbiano superato i<strong> sette anni di anzianità</strong> possono partire <strong>fino a sei mesi</strong> pagati per svolgere ricerche che possano tornar utili all’azienda, o<strong> fino a tre mesi</strong> (non pagati) per fare un pò quello che gli passa per la testa. È una <strong>valvola di sfogo</strong> importante, che può permettere di coltivare talenti in un’ottica che non sia solo di breve termine, e che risconosce i dipendenti come individui complessi, compresi i loro interessi extra lavorativi, e non solo come operai in un termitaio. E che riconosce anche all’azienda un ruolo più ampio di partner nel medio periodo, di compagnia di viaggio. Magari permettendoti di partire per quello che hai sempre sognato, di viaggio, con la chitarra di Roberto Ciotti che miagola dalla radio. Per andare a fare il cuoco per sei mesi a<strong> Djemaa el Fna</strong>, la cucina a cielo aperto più grande del mondo. A Marrakech.</p>
<p><em>Nota: questo articolo è pubblicato su <a href="http://www.ticonzero.info/">www.ticonzero.info</a></em></p>
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		<title>Menabò Concept Studio</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 07:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pisa Roberta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Performing Places]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<category><![CDATA[Design]]></category>
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		<description><![CDATA[Spazio creativo, giovane e sperimentale, dove molte discipline si incontrano alla ricerca di nuove strade e forme espressive: Menabò Concept Studio è tutto questo e molto altro ancora. Ce ne parla una delle giovani fondatrici, Alessandra Spinozzi...

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-73564" title="men" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/09/men.jpg" alt="" width="379" height="254" />Spazio creativo, giovane e sperimentale, dove molte discipline si incontrano alla ricerca di nuove strade e forme espressive: <a href="http://www.menabo.net/"><strong>Menabò Concept Studio</strong> </a>è tutto questo e molto altro ancora. Ce ne parla una delle giovani fondatrici,<strong> Alessandra Spinozzi</strong>.</p>
<p><strong>Cos’è Menabò concept studio? Quali sono le sue principali attività?<br />
</strong>Menabò nasce dall’idea di creare qualcosa di nuovo nel campo dei servizi.<br />
Si è sviluppata così l’idea di far convergere in uno studio dinamico, un team di consulenza professionale, che elabora e sviluppa progetti, dalla fase embrionale alla fase finale a 360° su ogni settore merceologico.<br />
Tutto ciò  è valorizzato dall’aspetto comunicativo  e di marketing.<br />
La Comunicazione, infatti, è il filo conduttore del lavoro di Menabò ed il suo asse portante, poichè nasce con l&#8217;intenzione di affermare uno stile comunicativo unico e innovativo. <br />
Quindi non ci si limita a comunicare, ma si cerca di dare al fruitore un servizio completo e su misura.<br />
Menabò ha anche uno Store flessibile ed aperto ad ogni ricerca, produzione creativa e cambiamento, per creare ed immettere sul mercato nuove tendenze.<br />
Abbiamo oggetti ricercati ed unici di design, opera di creativi emergenti da tutta Italia; una selezione accurata di libri e riviste internazionali specializzate in architettura, design, moda, fotografia ed infanzia, nonché esposizioni di opere d’arte di giovani artisti del nostro territorio e da tutta Italia.</p>
<p><strong>Quando è cominciata l’avventura di Menabò e come? Avete avuto il sostegno di istituzioni locali o di sponsor privati?<br />
</strong>L’avventura Menabò è cominciata esattamente il 4 dicembre 2010, ma in realtà era da un po’ che stavamo lavorando, perché mettere insieme tante idee al fine di creare uno spazio creativo a tuttotondo non è stato facilissimo.<br />
Non abbiamo avuto nessun sostegno da parte delle Istituzioni, abbiamo fatto tutto attraverso i nostri mezzi, mettendoci tanta buona volontà e voglia di emergere.<br />
Abbiamo invece avuto il sostegno di aziende private per quanto riguarda gli eventi organizzati nello Store.<br />
Stiamo infatti sviluppando un’area eventi, legata soprattutto al concetto di “creatività”, rivolta non solo ad un pubblico adulto, come mostre e vernissage con giovani designer che sono anche nostri espositori, ma anche una creatività rivolta ai più piccoli. Organizziamo dei laboratori creativi, dove i bambini possono sviluppare le loro doti innate, con il sussidio e la guida di professionisti, come ad esempio l’Associazione Bruno Munari di Milano, con la quale stiamo sviluppando dei progetti molto interessanti.</p>
<p><strong>Come si compone il vostro team? Qual è l’età media? E come organizzate il lavoro?<img class="alignright size-full wp-image-73565" title="rag" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/09/rag.jpg" alt="" width="349" height="234" /><br />
</strong>Siamo tre ragazze sulla trentina e tutte proveniamo da studi e attività precedenti inerenti il campo della Comunicazione. Paola Loda è l’Art Director e si occupa della parte creativa dello studio di comunicazione; Alessandra Spinozzi, la sottoscritta, cura la parte Account, ovvero l’area più commerciale e poi c’è Francesca Bruni che è responsabile dello Store, della selezione dei designer e degli eventi. Il valore aggiunto di Menabò sta anche nella preziosa collaborazione di alcune figure professionali di spicco del mondo del Marketing, del Web Marketing, del Food, della Moda, del Wellness, della Fotografia, della Musica e dell&#8217;Architettura. Sono tutti professionisti che lavorano per le più grandi aziende italiane, alcuni dei quali sono docenti di importanti atenei universitari.<br />
Ciò che facciamo è realizzare ogni genere di progetto commissionato, al fine di ottimizzare il rapporto e la soddisfazione del cliente.</p>
<p><strong>Come selezionate le idee e le creazioni per il vostro spazio? Quali sono i criteri?<br />
</strong>I criteri sono innumerevoli. Non abbiamo dei protocolli fissi da seguire e tra noi non ci sono vincoli di scelta. Semplicemente scegliamo a seconda delle nostre sensazioni.<br />
Molto spesso siamo d’accordo su tutto.<br />
Sicuramente ciò che aiuta molto il nostro lavoro è la ricerca che facciamo quotidianamente, attraverso viaggi, fiere, riviste di settore o semplicemente navigando in internet.<br />
Ora capita molto spesso che siano i designer a trovare noi e a proporci i loro lavori da esporre.<br />
Basta avere un po’ di passione e occhio critico, il resto viene da sé.</p>
<p><strong>Che sinergie avete creato sul territorio e quali input ricevete da esso? Che grado di fermento culturale riscontrate?<br />
</strong>Il territorio sta rispondendo positivamente al nostro progetto, c’è molta curiosità intorno ad esso, anche se in molti non capiscono cosa effettivamente facciamo, ma poi basta invitarli ad entrare e dare qualche informazione, mostrando loro in che modo lavoriamo e quali sono i nostri spazi creativi ed espositivi e tutto diventa subito molto chiaro.<br />
A San Benedetto del Tronto e nelle zone limitrofe non esistono spazi multi funzionali del genere di Menabò, aventi un concept forte alla base. Il concetto di creatività è il fulcro di tutte le nostre funzioni e scelte.<br />
Il territorio è comunque sempre una fonte d’ispirazione, in più il nostro valore aggiunto sta nella presenza del mare. San Benedetto del Tronto è una cittadina tranquilla, ma allo stesso tempo ha sempre la voglia di rinnovarsi e a stimolare questo processo interviene anche il “fattore turismo”.</p>
<p><strong>Quali sono gli aspetti positivi e negativi del trovarvi in una città turistica e ‘stagionale’ come San Benedetto del Tronto?<br />
</strong>Gli aspetti positivi del turismo sono sicuramente la visibilità di un pubblico più ampio e il giro d’affari che esso procura alla città. Senza contare che una delle fonti economiche più importanti di San Benedetto del Tronto è proprio data dal turismo.<br />
Di aspetti negativi non ne vediamo, perché anche nella stagione invernale, in cui la città si svuota, in realtà non rimaniamo mai senza qualcosa di interessante da fare e da proporre.</p>
<p><strong>Quali obiettivi vi ponete per il prossimo futuro?<br />
</strong>Gli obbiettivi sono sempre molti! In particolare, c’è sicuramente la crescita professionale, al fine di migliorare i nostri servizi e la proposta creativa.</p>
<p><em>Riferimenti:<br />
</em><a href="http://menaboconceptstudio.tumblr.com/">http://menaboconceptstudio.tumblr.com/</a><br />
<a href="http://www.facebook.com/menabo.conceptstudio">http://www.facebook.com/menabo.conceptstudio</a></p>
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		<title>Un Piatto, un Buon Ricordo</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 05:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pisa Roberta</dc:creator>
				<category><![CDATA[à la cARTE]]></category>
		<category><![CDATA[Artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[Collezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Collezionisti]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Un piatto di ceramica decorata come omaggio, per la specialità regionale ordinata dal menu: è questa l’idea che, nel 1964, ebbe Dino Villani, e da cui nacque un’associazione di ristoratori, e una di collezionisti, uniti dalla passione per la buona tavola tradizionale, quella che lascia sempre un Buon Ricordo…

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-73209" title="buono" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/09/buono.jpg" alt="" width="351" height="233" />Per scoprire appieno un luogo, la sua storia e tradizioni, non ci si può esimere dal gustare le<strong> bontà tipiche</strong> della sua cucina, magari sedendosi ai tavoli di un qualche<strong> locale storico</strong>.<br />
Qui può capitarvi, dopo aver deliziato le vostre <strong>papille gustative</strong> con <strong>prelibate leccornie</strong>, di ricevere in dono un<strong> piatto in ceramica decorata.<br />
</strong>Sono questi i <strong>Ristoranti del Buon Ricordo</strong>, un’<strong>associazione volontaria</strong> basata sul comune impegno di <strong>valorizzare le pietanze tradizionali delle cucine regionali</strong>, e fondata nel lontano <strong>1964 </strong>da <strong>Dino Villani</strong>, celebre pubblicitario dell’epoca, padre della <strong>Festa della Mamma</strong> e promotore di quella degli <strong>innamorati</strong> il <strong>14 febbraio</strong>.<br />
La fulgida fantasia di questo grande uomo di cultura, dal palato fine, lo portò a concepire una formula tale per cui fossero promossi <strong>ristoranti e trattorie</strong> che proponessero, nel loro <strong>menu, piatti tipici locali</strong>, senza cedere alla moda di allora, indirizzata verso nuove cucine lontane da quella nostrana. A tal fine Villani ebbe l’idea di introdurre la pratica di regalare ai clienti che avessero ordinato le specialità regionali, piatti che ricordassero nei decori il ristorante e la pietanza assaggiata: nacquero così i <strong>Piatti del Buon Ricordo</strong>, una sorta di <strong>souvenir del pasto consumato</strong>.<br />
Inizialmente l’esperimento fu circoscritto ai dodici esercizi fondatori dell’<strong>Associazione del Buon Ricordo</strong>, ma ben presto la pratica si diffuse con grande successo, tanto che oggi vanta un consistente numero di affiliati, diffusi in tutta la penisola.<br />
Questi ‘omaggi’ sono sin d’allora realizzati dagli <strong>artigiani di Vietri</strong>, cittadina nel salernitano famosa in tutto il mondo per le sue ceramiche artistiche, costituendo così veri e propri pezzi unici.<br />
Gli avventori di questi esercizi cominciarono dunque a collezionare i <strong>Piatti del Buon Ricordo</strong>, finché nel <strong>1977</strong>, tredici anni dopo l’avvio del progetto del Villani, non diedero a loro volta vita ad una propria associazione. In questo modo gli amanti del genere, uniti da una passione comune, oltre allo scambio di questi particolari piatti, si segnalano vicendevolmente i nuovi indirizzi del Buon Ricordo, contribuendo a mantenere vivo l’interesse nei riguardi di quella cultura culinaria territoriale, tanto cara al Villani.<br />
Accade così che si organizzino<strong> incontri conviviali</strong>, <strong>gite enogastronomiche</strong> che fanno tappa nei ristoranti del Buon Ricordo nelle diverse regioni italiane, con l’omaggio di <strong>edizioni speciali dei piatti</strong> e <strong>degustazioni tematiche</strong>, fino all’istituzione di un vero e proprio premio, quello dell’<strong>Idealamico</strong>, che elegge annualmente il migliore indirizzo del circuito. E non mancano adepti fuori dai confini nazionali, che giungono in <strong>Italia</strong> appositamente per collezionare i piatti del Buon Ricordo e gustare le nostre specialità.<br />
Quella del Buon Ricordo è dunque un’<strong>iniziativa </strong>che si perpetua da anni e che vanta ormai forti radici, grazie al dialogo intelligente istaurato tra ristoratori e collezionisti, i quali contribuiscono a promuovere le specialità gastronomiche italiane e stimolano l’attività del settore da nord a sud …lasciando sempre un Buon Ricordo.</p>
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