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	<title>Tafter &#187; A proposito di &#8230;</title>
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	<description>Cultura è Sviluppo</description>
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		<title>Tecnologie nucleari per le opere d&#8217;arte di  Valerio Lombardi </title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 16:02:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Lombardi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<description><![CDATA[Era il novembre del 1975. Entravo per la prima volta nelle aule di Via Tiburtina, per seguire la lezione di Fisica Nucleare del Prof. Sebastiano Sciuti, allievo e amico di Ettore Majorana che, durante quella prima emozionante lezione, ci parlò di qualcosa di inaspettato, che mi trafisse, come il raggio di sole di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-89622" title="opereraggix" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/02/opereraggix.jpg" alt="" width="307" height="251" />Era il novembre del 1975. Entravo per la prima volta nelle aule di Via Tiburtina, per seguire la lezione di Fisica Nucleare del Prof. Sebastiano Sciuti, allievo e amico di Ettore Majorana che, durante quella prima emozionante lezione, ci parlò di qualcosa di inaspettato, che mi trafisse, come il raggio di sole di Quasimodo: la possibilità di utilizzare tecniche avanzate, anche di derivazione nucleare, per eseguire analisi non invasive su opere d’arte.<br />
Ma non è stata subito sera; da allora sono passati quasi quarant’anni.<br />
Gli scienziati, che si sono dedicati a sviluppare tecniche quale quella impiegata dai valenti<a href="http://www.tafter.it/2012/02/08/nuove-tecnologie-i-ris-dei-carabinieri-indagano-la-gioconda-di-dannunzio/"> Carabinieri del RIS</a>, hanno faticato più a vincere le diffidenze umanistiche che a studiare e realizzare sistemi di misura che, tanto per cambiare, hanno visto l’Italia all’avanguardia nella ricerca e in retroguardia nelle applicazioni.<br />
Finalmente ora tutto sembra cambiato: allievi di Sciuti hanno corsi di Laurea che insegnano agli studenti  a eseguire queste misure e stanno nascendo operatori  qualificati che affiancano storici dell’arte ed esperti vari, evitando loro il rischio di gravi errori di attribuzione, supportandoli nelle loro deduzioni con prove oggettive.<br />
C’è chi si è attrezzato con strumenti portatili per eseguire rapidamente misure in loco, con il fine di assicurare, all’acquirente di un’opera d’arte, che sta prendendo in carico proprio l’opera acquistata, già sottoposta ad analisi di autenticità, e non una copia sostituita all’ultimo momento.</p>
<p>Clamoroso! Chissà se il Professore lo sa.</p>
<p><em>Valerio Lombardi è un ingegnere nucleare e Responsabile dei progetti HERITAGE (Studio di nuovi modelli per la Valorizzazione e Salvaguardia di Beni Culturali) e SARCH (Realizzazione di un Automa per la configurazione ingegnerizzata di Salvaguardie commisurate alle fragilità dei siti archeologici e agli impatti degli eventi organizzati nel loro ambito)</em></p>
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		<title>Dall’agenda digitale all’agenda culturale di Angelo Zaccone Teodosi </title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 11:04:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Zaccone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da oltre un anno, la più potente multinazionale della rete, Google Inc, ha promosso una campagna informativa-promozionale per enfatizzare quanto internet stimoli la socio-economia nazionale (occupazione, indotto, “moltiplicator”i di varia natura…), con un progetto planetario affidato ad un’altra multinazionale, della consulenza, la Boston Consulting Group, che ha declinato decine di ricerche a livello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-89229" title="italymedia" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/02/italymedia.jpg" alt="" width="355" height="224" />Da oltre un anno, la più potente multinazionale della rete, Google Inc, ha promosso una campagna informativa-promozionale per enfatizzare quanto internet stimoli la socio-economia nazionale (occupazione, indotto, “moltiplicator”i di varia natura…), con un progetto planetario affidato ad un’altra multinazionale, della consulenza, la Boston Consulting Group, che ha declinato decine di ricerche a livello nazionale (in Italia, il progetto è denominato “Effetto Internet”: si veda il sito web <a href="http://www.fattoreinternet.it/">www.fattoreinternet.it</a>).<br />
In Italia, ben consci del potenziale della rete, ma anche della necessità di non confondere “medium” e “messaggio”, si è avviato un progetto apparentemente “simile” ma sostanzialmente “antagonista” (in termini ideologici/culturologici): un’iniziativa di ricerca e di promozione culturale finalizzata a stimolare una migliore comprensione della centralità delle industrie dell’immaginario nella socio-economia nazionale, nonché dell’importanza del ruolo dei produttori di contenuto. In sintesi: “contenuti creativi” contro… “tubi di trasmissione” (o “autostrade” che dir si voglia).<br />
L’iniziativa, denominata “Italy: a Media Creative Nation” – che si sviluppa attraverso una ricerca, un sito web (<a href="http://www.italiaudiovisiva.it/">www.italiaudiovisiva.it</a> e <a href="http://www.italymediacreativenation.org/">www.italymediacreativenation.org</a>) ed alcuni convegni – è nata in funzione di una esigenza manifestata dall’associazione delle tv commerciali europee (Act), che ha deciso di “contrastare” un qual certo pensiero dominante che propone una visione “paradisiaca” di internet ed un approccio “libertario” alla diffusione dei contenuti online (inclusa una pericolosa tolleranza rispetto alla deriva della pirateria).<br />
In ognuno dei cinque maggiori Paesi europei, gli associati Act hanno quindi promosso ricerche nazionali (nel nostro Paese, è stata Mediaset), e, finora, ad essere presentate sono state la ricerca realizzata in Regno Unito, in Italia (alla Biblioteca Casanatense del Mibac ad inizio ottobre 2011 ed a Bruxelles al Parlamento Europeo a fine novembre), ed è imminente la presentazione della ricerca “sorella” in Spagna.<br />
Le attività di osservazione e monitoraggio critico delle politiche culturali e mediali ci consentono di verificare come esista, anche in Italia (anzi, forse in Italia più che in altri Paesi), una grande attenzione mediatica sulle potenzialità di internet, presunto strumento di infinita ricchezza materiale ed immateriale. Ed invece il ruolo, realmente centrale, della produzione (forse tutta la fase più delicata della filiera dell’industria culturale) di contenuti originali non sembra suscitare quell’“appeal” – anzitutto comunicazionale, ma anche culturale e politico – che pure meriterebbe.<br />
Come spesso accade, quindi, si continua a fare (anche nella delicata fase storica che sta affrontando il Governo Monti) tanta retorica sull’importanza dell’“agenda digitale” nazionale, allorquando l’Italia ha in verità più necessità di una fondamentale “agenda culturale”.<br />
<em>Angelo Zaccone è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult</em></p>
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		<title>Valore Legale dei Titoli di Studio Universitari sì, ma con riserva di  Paolo Gianni </title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 11:08:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Gianni</dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di ...]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Legislazione]]></category>
		<category><![CDATA[Professioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Il valore legale delle lauree non va eliminato, ma soltanto ridimensionato. Le regole della Comunità europea già ora prevedono il riconoscimento reciproco dei titoli dei vari paesi, e l’accesso alle professioni, soltanto in presenza di precise condizioni. Si tratta di attribuire valore legale soltanto ai titoli che soddisfano queste condizioni. Di fatto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-88699" title="laureato" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/02/laureato.jpg" alt="" width="266" height="231" />Il valore legale delle lauree non va eliminato, ma soltanto ridimensionato. Le regole della Comunità europea già ora prevedono il riconoscimento reciproco dei titoli dei vari paesi, e l’accesso alle professioni, soltanto in presenza di precise condizioni. Si tratta di attribuire valore legale soltanto ai titoli che soddisfano queste condizioni.<br />
Di fatto il valore legale della laurea dovrebbe assumere il significato di garanzia del possesso di requisiti minimi di conoscenza in un certo ambito disciplinare funzionale ad assicurare, da un lato, uguaglianza nelle possibilità di accesso alle professioni regolamentate per legge e alle posizioni dirigenziali nella Pubblica Amministrazione e, dall’altro, a garantire la qualità minima del servizio che tali professionisti forniscono ai cittadini. Non si ritiene che il mercato “da solo” possa dare adeguate garanzie di qualità nella selezione dei funzionari degli uffici pubblici. D’altra parte nel privato il problema non sussiste, in quanto le aziende private già ora sanno come operare liberamente le necessarie selezioni.<br />
I corsi di laurea dei vari atenei saranno soggetti ad una procedura di accreditamento (L. 240/2010) da parte di un organismo nazionale (ANVUR) che valuterà l’esistenza di risorse (personale e strutture) e di contenuti culturali minimi. Solo i corsi accreditati rilascerebbero un titolo avente valore legale. Questo dovrebbe però limitarsi al possesso del titolo in sé, senza estendersi al voto di laurea, che potrebbe altrimenti avvantaggiare ingiustamente gli atenei meno esigenti.<br />
Delle proposte del Governo Monti apprezziamo quindi la eliminazione del valore del voto di laurea e anche l’allargamento delle discipline richieste per accedere ai concorsi pubblici. Ci convince poco invece la proposta di attribuire alle certificazioni di qualità dell’ANVUR un peso diretto da far valere nei concorsi: la valutazione della qualità della preparazione dei candidati è meglio lasciarla al giudizio delle commissioni di concorso.</p>
<p><em>Paolo Gianni è Presidente della Commissione Sindacale del Comitato Nazionale Universitario</em></p>
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		<title>Servizi aggiuntivi bocciati di  Michele Trimarchi </title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 11:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Trimarchi Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di ...]]></category>
		<category><![CDATA[Bando]]></category>
		<category><![CDATA[Economia della Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Enti locali]]></category>
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		<description><![CDATA[Non ci aveva pensato ancora nessuno, anche se è palese che l&#8217;impianto della legge Ronchey, i meccanismi che ne derivano e la stessa interpretazione creativa dei servizi museali non funzionasse se non per caso. Non sorprende quindi la notizia della bocciatura, da parte del Tar del Lazio delle gare di assegnazione dei servizi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-88402" title="bookshop" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/bookshop.jpg" alt="" width="400" height="272" />Non ci aveva pensato ancora nessuno, anche se è palese che l&#8217;impianto della legge Ronchey, i meccanismi che ne derivano e la stessa interpretazione creativa dei servizi museali non funzionasse se non per caso. Non sorprende quindi la notizia della <a href="http://www.tafter.it/2012/01/30/istituzioni-il-tar-del-lazio-boccia-le-gare-di-assegnazione-dei-servizi-nei-musei/">bocciatura, da parte del Tar del Lazio delle gare di assegnazione dei servizi aggiuntivi</a>.</p>
<p>Qui nel Bel Paese si comincia a ragionare soltanto quando il fallimento delle cose è alle porte. Certo, Alberto Ronchey aveva lodevolmente smosso le acque in un sistema nel quale i musei erano considerati dei luoghi destinati alla protezione del patrimonio culturale ma quasi per niente alla sua fruizione. Lo stesso assioma in base al quale il settore pubblico è inefficiente ma sapiente, e prova ribrezzo nel maneggiare reddito, e invece il settore privato è ignorante ma capace di far di conto, è uno stupido dogma che molti continuano ad accreditare solo per pigrizia o per convenienza.<br />
La cosa ha creato e rafforzato un dualismo conflittuale tra istituzioni culturali e concessionari dei servizi museali; ha generato una ripartizione feudale e concordata tra le righe del territorio in modo da evitare confronti e competizione; ha incentivato la costruzione di sacche di interesse legittimo ma deformante; ha raddoppiato la già bassa motivazione dei lavoratori museali. Soprattutto, non ha introdotto alcun criterio che spingesse la gestione dei musei a dialogare progettualmente con il resto del mondo. I bandi potranno essere riscritti, e che siano stati confezionati male non fa certo piacere e getta luce sull&#8217;annaspare di un ministero che naviga a vista senza attrezzi tecnicamente capaci di mandarlo avanti. Ma finché i musei restano uffici periferici dell&#8217;amministrazione e non diventano imprese autonome, responsabili e capaci di gestire direttamente il complesso delle proprie attività la cultura italiana perderà opportunità davvero notevoli.</p>
<p>Che fare? Ridisegnare il quadro istituzionale, lasciando alle soprintendenze il ruolo cruciale di organi tecnici di indirizzo e supervisione; rendere i musei centri autonomi di decisione e spesa, magari scegliendone i direttori con un concorso e in base alla propria capacità strategica e progettuale; sostituire le parole &#8220;privato&#8221; e &#8220;pubblico&#8221;, con gli aggettivi privatistico e pubblicistico: non importa chi fa le cose, ma come le fa; nei musei devono convivere con intelligenza e incisività obiettivi di interesse comune e opzioni commerciali, tutela dei beni raccolti ed estrazione del loro valore da parte dei visitatori, studio e immaginazione, poesia e concretezza. E&#8217; già tardi.</p>
<p><em>Michele Trimarchi è Professore di Analisi Economica del Diritto all’Università di Catanzaro</em></p>
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		<title>I vincitori degli Oscar 2012 (secondo Ford) di Mr Ford</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 14:08:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>James Ford</dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di ...]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar]]></category>
		<category><![CDATA[Premi]]></category>

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		<description><![CDATA[Come ogni anno in questo periodo, anche nei più lontani recessi della Frontiera giunge a muovere polvere e scatenare tempeste di sabbia il ciclone dell’Academy, pronta a far gridare al miracolo o allo scandalo gli appassionati di Cinema di tutto il mondo. Al Saloon, per la seconda edizione consecutiva, l’amarezza è molta a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-88059" title="premiooscar" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/premiooscar.jpg" alt="" width="306" height="309" />Come ogni anno in questo periodo, anche nei più lontani recessi della Frontiera giunge a muovere polvere e scatenare tempeste di sabbia il <strong>ciclone dell’Academy</strong>, pronta a far gridare al miracolo o allo scandalo gli appassionati di Cinema di tutto il mondo.<br />
Al Saloon, per la seconda edizione consecutiva, l’amarezza è molta a causa della scellerata decisione di escludere dalle candidature maggiori il vero film dell’anno del 2011, <strong>Drive</strong> di Nicolas Winding Refn, come fu per Inception lo scorso anno: ma dato che il vecchio cowboy qui presente non si scoraggia, e soprattutto non si tira mai indietro, <strong>ecco quelli che dovrebbero essere</strong> – anche a scapito delle previsioni – <strong>i miei personali Oscar, proprio partendo dalle <a href="http://www.tafter.it/2012/01/24/cinema-tutte-le-nominations-agli-oscar-2012/">candidature ufficiali</a></strong><a href="http://www.tafter.it/2012/01/24/cinema-tutte-le-nominations-agli-oscar-2012/">.</a></p>
<p>Buona visione!</p>
<p><em>MrJamesFord</em></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong>Miglior film<br />
</strong><em>War Horse</em><br />
<em>The Artist</em><br />
<em>Moneyball</em><br />
<em>Paradiso amaro</em><br />
<em>The Tree of Life</em><br />
<em>Midnight in Paris</em><br />
<em>The Help</em><br />
<em>Hugo Cabret</em><br />
<em>Extremely Loud &amp; Incredibly Close</em></p>
<p><strong>And the winner is…</strong> <em>Moneyball – L’arte di vincere<br />
</em>Il lavoro di Bennett Miller, regista di Truman Capote, soltanto apparentemente ruffiano nel senso “Academy” del termine è in realtà una rilettura unica di uno sport emozionante per quanto da noi poco conosciuto e praticato, il baseball, legato all’impresa del general manager degli Oakland A’s Billy Beane. Un film che è un cocktail di cuore e ragione, fede e scienza, rimembranze lostiane e rivincita di una squadra di perdenti. L’ideale per uno scenario come questo.</p>
<p><strong>Miglior regista</strong><br />
<em>Woody Allen, &#8220;Midnight in Paris&#8221;</em><br />
<em>Michel Hazanavicius, &#8220;The Artist&#8221;</em><br />
<em>Terrence Malick, &#8220;The Tree of Life&#8221;</em><br />
<em>Alexander Payne, &#8220;The Descendants&#8221;</em><br />
<em>Martin Scorsese, &#8220;Hugo&#8221;</em></p>
<p><strong>And the winner is…</strong> <em>Terrence Malick</em><br />
Per quanto abbia considerato The tree of life la delusione più grossa nel corso del 2011, resta indubbia la maestria di un regista che ha realizzato Capolavori per troppo tempo ignorati dal grande pubblico, nonché uno dei più importanti cineasti americani viventi. Un riconoscimento di questo genere sarebbe davvero importante per l’Academy, che per una volta si mostrerebbe attenta anche al Cinema d’autore.</p>
<p><strong>Miglior attore protagonista</strong><br />
<em>Demian Bichir, &#8220;A Better Life&#8221;</em><br />
<em>George Clooney, &#8220;The Descendants&#8221;</em><br />
<em>Jean Dujardin, &#8220;The Artist&#8221;</em><br />
<em>Gary Oldman, &#8220;Tinker Tailor Soldier Spy&#8221;</em><br />
<em>Brad Pitt, &#8220;Moneyball&#8221;</em></p>
<p><strong>And the winner is… </strong><em>George Clooney</em><br />
Colpevolmente ignorato il suo ottimo Le idi di marzo, questo premio di “consolazione” mi pare doveroso per il buon George, che, comunque, a mio parere continua ad essere migliore in qualità di regista. Ma Oldman è subito dietro.</p>
<p><strong>Miglior attrice protagonista</strong><br />
<em>Glenn Close, &#8220;Albert Nobbs&#8221;</em><br />
<em>Viola Davis, &#8220;The Help&#8221;</em><br />
<em>Rooney Mara, &#8220;The Girl With the Dragon Tattoo&#8221;</em><br />
<em>Meryl Streep, &#8220;The Iron Lady&#8221;</em><br />
<em>Michelle Williams, &#8220;My Week With Marilyn&#8221;</em></p>
<p><strong>And the winner is… </strong><em>Rooney Mara</em><br />
Scavalcando il “mostro sacro” Streep e la rivelazione Williams, nonchè la commovente Viola Davis, la grintosa e decisamente rock Rooney Mara si impone dando nuovo lustro al personaggio di Lisbeth Salander, uno dei personaggi più tosti che la femminilità sullo schermo abbia mai proposto, riuscendo a fare anche meglio della già convincente Noomi Rapace.</p>
<p><strong>Miglior Attore non protagonista</strong><br />
<em>Kenneth Branagh, &#8220;My Week With Marilyn&#8221;</em><br />
<em>Jonah Hill, &#8220;Moneyball&#8221;</em><br />
<em>Nick Nolte, &#8220;Warrior&#8221;</em><br />
<em>Christopher Plummer, &#8220;Beginners&#8221;</em><br />
<em>Max Von Sydow, &#8220;Extremely Loud &amp; Incredibly Close&#8221;</em></p>
<p><strong>And the winner is… </strong><em>Jonah Hill</em><br />
Largo ai giovani, secondo il Saloon. Nonostante Nolte e Plummer siano ottimi, come per Rooney Mara ho deciso di optare per una scelta più fresca e di rinnovamento. E’ il momento che nuovi volti si impongano come una ventata d’aria fresca, o una bevanda tutta nuova in grado di scuotere stomaco e cervello.</p>
<p><strong>Miglior Attrice non protagonista</strong><br />
<em>Berenice Bejo, &#8220;The Artist&#8221;</em><br />
<em>Jessica Chastain, &#8220;The Help&#8221;</em><br />
<em>Melissa McCarthy, &#8220;Bridesmaids&#8221;</em><br />
<em>Janet McTeer, &#8220;Albert Nobbs&#8221;</em><br />
<em>Octavia Spencer, &#8220;The Help&#8221;</em></p>
<p><strong>And the winner is…</strong><em>Octavia Specer</em><br />
Sorprendente, fisica, energica, commovente: una delle due colonne del piacevole The help premiata a rappresentazione di un cast in grande spolvero, vera forza e motore della pellicola. Teniamola d’occhio, e non pensiamo a lei – o a Viola Davis – soltanto come fossero le nuove Whoopi Goldberg. Qui dalle mie parti paiono molto di più.</p>
<p><strong>Migliore Sceneggiatura originale</strong><br />
<em>Woody Allen, &#8220;Midnight in Paris&#8221;</em><br />
<em>JC Chandor, &#8220;Margin Call&#8221;</em><br />
<em>Asghar Farhadi, &#8220;A Separation&#8221;</em><br />
<em>Michel Hazanavicius, &#8220;The Artist&#8221;</em><br />
<em>Kristen Wiig and Annie Mumolo, &#8220;Bridesmaids&#8221;</em></p>
<p><strong>And the winner is… </strong><em>JC Chandor</em><br />
Nonostante sia ancora privo di una distribuzione italiana, Margin call ha stupito tutti noi cowboys di frontiera per la gestione perfetta del ritmo, senza contare la capacità di analizzare le caratteristiche economiche della nostra epoca di balletti in equilibrio su spread e variazioni ed una messa in scena che ricorda il cult “Americani”. Premio strameritato.</p>
<p><strong>Miglior Film d&#8217;animazione</strong><br />
<em>&#8220;A Cat In Paris&#8221;</em><br />
<em>&#8220;Chico &amp; Rita&#8221;</em><br />
<em>&#8220;Kung Fu Panda 2&#8243;</em><br />
<em>&#8220;Puss in Boots&#8221;</em><br />
<em>&#8220;Rango&#8221;</em></p>
<p><strong>And the winner is… </strong><em>Rango</em><br />
In un’annata non eccelsa per l’animazione – che vede la scandalosa assenza di due gioiellini quail il Tin Tin di Spielberg e Arrietty dello Studio Ghibli – il mio premio non poteva andare ad un altro improvvisato cowboy, il camaleont(ico)e Rango, irriverente e spiritoso come ogni esploratore del confine deve essere.</p>
<p><strong>Miglior Film straniero</strong><br />
<em>Bullhead (Belgium)</em><br />
<em>Footnote (Israel)</em><br />
<em>In Darkness (Poland)</em><br />
<em>Monsieur Lazhar (Canada)</em><br />
<em>A Separation (Iran)</em></p>
<p><strong>And the winner is… </strong><em>Bullhead</em><br />
Nonostante il grande favorito – e ottimo – Una separazione la mia scelta ricade sul clamoroso Rundskop – o Bullhead -, un noir terribile e senza speranze diretto magistralmente, una favola nera che ricorda il Cinema del grande assente Refn, un prodotto di altissima qualità per i duri da ultimo giro al bancone.</p>
<p><strong>Miglior Canzone originale</strong><br />
<em>&#8220;Man or Muppet,&#8221; The Muppets; Music and Lyric by Bret McKenzie</em><br />
<em>&#8220;Real in Rio,&#8221; Rio; Music by Sergio Mendes and Carlinhos Brown, Lyric by Siedah Garrett</em></p>
<p><strong>And the winner is… </strong><em>Real in Rio</em><br />
Uno dei premi meno interessanti, ma ugualmente da assegnare ai mostri sacri Sergio Mendes e Carlinhos Brown neanche si fosse in spiaggia gustando Pina Colada.</p>
<p><strong>Miglior Film Documentario</strong><br />
<em>&#8220;Hell and Back Again&#8221;</em><br />
<em>&#8220;If a Tree Falls: A Story of the Earth Liberation Front&#8221;</em><br />
<em>&#8220;Paradise Lost 3: Purgatory&#8221;</em><br />
<em>&#8220;Pina&#8221;</em><br />
<em>&#8220;Undefeated&#8221;</em></p>
<p><strong>And the winner is… </strong><em>Pina</em><br />
Giusto riconoscimento per Wenders che realizza un’opera davvero in grado di colpire anche chi, per gusto ed esperienza, è più legato al whisky che al balletto. Da riscoprire</p>
<p><strong>Miglior Makeup</strong><br />
<em>&#8220;Albert Nobbs&#8221;</em><br />
<em>&#8220;Harry Potter and the Deathly Hallows Part 2&#8243;</em><br />
<em>&#8220;The Iron Lady&#8221;</em></p>
<p><strong>And the winner is… </strong><em>The iron lady</em><br />
Un premio – anche minore – al deludente Harry Potter mi pare davvero troppo, ed in assenza di J. Edgar scelgo The iron lady, con la Streep mutata nella Thatcher.</p>
<p><em>Il Saloon di MrJamesFord lo trovate su Tafter al seguente <a href="http://www.tafter.it/category/rubriche/proiezioni/">link</a> oppure fate un giro sul suo <a href="http://whiterussiancinema.blogspot.com/">blog</a></em></p>
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		<title>Tira più una polpetta di manzo che un volume su carta riciclata di  Samuel Saltafossi </title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 18:14:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saltafossi Samuel</dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di ...]]></category>

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		<description><![CDATA[In UK la principale catena americana di fast food del clown con la paresi facciale ha annunciato una campagna di acculturazione dei trigliceridi che non ha precedenti: a tutti i bambini che acquistano un hamburger verrà regalato un libro. Questo cortocircuito tra la carta patinata e la carta oleata ha su di sé [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-87842" title="sandwichbook" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/sandwichbook.jpg" alt="" width="201" height="261" />In UK la principale catena americana di fast food del clown con la paresi facciale ha annunciato una campagna di acculturazione dei trigliceridi che non ha precedenti: a tutti i bambini che acquistano un hamburger verrà regalato un libro.<br />
Questo cortocircuito tra la carta patinata e la carta oleata ha su di sé l’attenzione e la blanda indignazione di intellettuali e benpensanti ma per capire l’intervento occorre tenere presente come solo l’80% dei bambini mangi quella roba e ben il 33% possieda libri. Non credo che la nostra civiltà si possa permettere un fenomeno che, a lungo andare, creerà migliaia di adulti disadattati, privi di competenze fondamentali, impacciati nella vita di tutti i giorni, con difficoltà a essere inclusi e accettati.<br />
In tal senso è apprezzabile l’approccio pragmatico tipico della società anglosassone:</p>
<p><em>Fase 1</em><br />
I libri vengono portati ai bambini mentre mangiano. Perché ne sperimentino le mille utilità.<br />
È facile immaginare la diversa natura delle ditate sulla carta: quelle intrise di olio e salse idrogenate, casuali e distratte, dei sapientini portati a tocchignare tutto; quelle in punta di falange dei fanatici del touch che non si capaciteranno della staticità di quelle parole e illustrazioni; quelle degli igienisti che useranno i diversi capitoli per ripulirsi da macchie e sbavature.  </p>
<p><em>Fase 2</em><br />
Gli hamburger vengono portati ai bambini mentre leggono. Perché ne comprendano l’ineluttabilità.<br />
Meglio se questo accade direttamente nelle librerie, negli asili, scuole, camerette. Quel 20% di bambini che oggi non mangia di quella roba – e magari legge libri &#8211; verrà finalmente incluso, oserei dire civilizzato. Mai più polpastrelli ombreggiati dall’inchiostro delle pagine. Mai più occhi distratti, lontani dai consigli per gli acquisti. Mai più sognatori inutili per il Pil nazionale.</p>
<p><em>Samuel Saltafossi è sociologo della complessità </em></p>
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		<title>PIPA, SOPA.Tutela del copyright o censura della libertà di espressione e della privacy? di  Alessandro Del Ninno </title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 11:09:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Del Ninno Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di ...]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Legislazione]]></category>
		<category><![CDATA[Network]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti Internazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo essere stata protagonista e strumento delle rivoluzioni popolari che nella scorsa primavera hanno caratterizzato il Nord Africa e il Medio Oriente, la Rete torna (o resta?) alla ribalta per il grande successo che ha avuto l’organizzazione del primo web-sciopero della sua storia. Il fatto è noto: il Congresso U.S.A. sta discutendo due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-87507" title="sopapipa" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/sopapipa.jpg" alt="" width="285" height="350" />Dopo essere stata protagonista e strumento delle rivoluzioni popolari che nella scorsa primavera hanno caratterizzato il Nord Africa e il Medio Oriente, la Rete torna (o resta?) alla ribalta per il grande successo che ha avuto l’organizzazione del primo web-sciopero della sua storia.</p>
<p>Il fatto è noto: il Congresso U.S.A. sta discutendo due diverse proposte di legge, una denominata Protect IP Act (“PIPA”) e l’altra Stop Online Privacy Act (“SOPA”). Il SOPA persegue obiettivi anti-piracy attraverso meccanismi rigorosi e di rapida applicazione per reprimere i fenomeni di violazione del copyright, prevedendo che i titolari dei diritti violati possano agire sia nei confronti di chi ha materialmente commesso la violazione che nei confronti dei siti e dei portali che ospitano materiali che ledono il diritto d’autore o che (per citare il bill)  &#8220;rendono possibile o comunque facilitano attività di violazione del copyright&#8221; (ad esempio attraverso il linking). Nel PIPA – anch’esso finalizzato a reprimere i fenomeni di pirateria informatica – è previsto che il giudice possa sanzionare i siti web (senza specifiche territoriali, quindi anche quelli all’estero..) che offrono e distribuiscono materiali &#8220;copyrighted&#8221;. Soprattutto, è disciplinato il potere del giudice di perseguire  anche i provider (di qualsiasi tipo: gli access provider, i content provider e addirittura portali, social network, motori di ricerca) che in qualsiasi modo rendono possibili transazioni con i siti illeciti o ad essi facciano pubblicità o presentino collegamenti.<br />
Tanto è bastato per scatenare la protesta on line dei net-citizens che sostengono che gli effetti nefasti della normativa (presentata da Lamar Smith, deputato del giustizialista Texas…) sarebbero quelli di una radicale limitazione della libertà di espressione in Rete e della privacy attraverso forme di vera e propria censura. Il web-sciopero (attuato in varie forme: dal black-out, all’oscuramento auto-imposto, a siti listati a lutto, etc) ha visto la partecipazione di quasi tutti i grandi protagonisti del web: da Wikipedia a WordPress a Mozilla a 30 milioni di utenti (anche se Google, Twitter e Facebook – pur appoggiando l’iniziativa – non hanno formalmente “scioperato”).</p>
<p>Questo on-line strike (vero segno delle continue trasformazioni sociali del nostro tempo) ha ottenuto l’effetto di far fare una parziale retromarcia a 26 senatori del Congresso e di rinviare la discussione di PIPA e SOPA a Febbraio, anche perché lo stesso Presidente degli Stati Uniti d&#8217;America, in un messaggio ufficiale, ha dichiarato: &#8220;Noi non supporteremo una legge che riduce la libertà d&#8217;espressione, aumenta il rischio di attacchi informatici e mina le basi della forza dinamica e innovativa di internet&#8221;, prospettando la possibilità che sia posto il veto (negli USA il Presidente può bloccare una leggete approvata dal Congresso ponendo il veto).</p>
<p>La vicenda può indurre qualche riflessione.</p>
<p>La prima: nella Società dell’Informazione Globale sempre più spesso le battaglie di civiltà e democrazia (e non solo queste, come le recenti rivoluzioni popolari dimostrano) si combattono e si combatteranno sempre più sulla e mediante la Rete.</p>
<p>La seconda: gli attacchi alla libertà di espressione e alla privacy avvengono da parte di Legislatori miopi che ancora legiferano in base alla “territorialità”, che il cyber-space (non-luogo per eccellenza) ha da tempo spazzato via…</p>
<p>La terza: tentativi simili (vedi la legge HADOPI in Francia) – pur portati a termine – stanno dimostrando tutta la loro inefficacia e gli impatti negativi sulla stessa industria che vorrebbero proteggere.</p>
<p>Infine, la vicenda dimostra ancora una volta la contrapposizione tra due diversi mondi e culture del Diritto, quello americano e quello europeo. Le proposte di legge americane imporrebbero stringenti obblighi di monitoraggio preventivo e successivo ai provider, sanzionandoli per una sorta di responsabilità indiretta, mentre la normativa comunitaria (in particolare la direttiva sui servizi della società dell’informazione) specifica l’assenza di qualsivoglia “obbligo generale di sorveglianza” in capo ai provider. E ancora, mentre il SOPA determinerebbe una prevalenza legale del copyright sul diritto alla privacy (come lo stesso minaccioso e poco elegante titolo del bill – Stop online privacy – suggerisce..), la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha già avuto modo di chiarire in una importante sentenza (Promusicae/Telefonica) il rapporto &#8211; nell&#8217;ordinamento comunitario e in quelli nazionali &#8211; tra la normativa posta a tutela dei diritti di proprietà intellettuale e la legislazione sulla protezione dei dati personali nella cosiddetta Società dell&#8217;Informazione specificando che non esiste alcun obbligo previsto dalle leggi comunitarie di imporre la divulgazione dei dati personali con il fine di proteggere il diritto d’autore (in sostanza, la Corte afferma che i fornitori di servizi di comunicazione elettronica &#8211; almeno nei procedimenti civili &#8211; non sono tenuti a privilegiare i diritti di proprietà intellettuale di terzi a discapito della privacy dei loro utenti).</p>
<p>Il vero rischio – e su tale aspetto si dovrà concentrare l’attenzione nei mesi futuri dei net-citizens – è quello di una “americanizzazione” dell’Europa, nel senso che le proposte di modifica delle direttive su IP e data protection di cui si sta discutendo a livello comunitario sembrano lasciare spazio ad assetti regolatori simili – nelle intenzioni – a quelli del PIPA e del SOPA.</p>
<p><em>Alessandro del Ninno – Avvocato esperto di Diritto delle Tecnologie dell’Informazione – Professore a Contratto presso l’Università  LUISS Guido Carli di Roma</em></p>
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		<title>Beni culturali in affitto e in vendita di  Valerio Lombardi </title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 11:58:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Lombardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di ...]]></category>
		<category><![CDATA[Beni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Economia della Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Finanziamenti]]></category>
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		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Considero il patrimonio culturale italiano un asset strategico del Paese, da tutelare con grande cura e valorizzare economicamente, coniugandolo, nel rispetto dei suoi valori storici e identitari, in termini di attrazione turistica primaria, intorno a cui costruire un’offerta unica al mondo, per qualità e quantità. Pur alla luce di questo pensiero, non posso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-87153" title="acropoli" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/acropoli1.jpg" alt="" width="275" height="183" />Considero il patrimonio culturale italiano un asset strategico del Paese, da tutelare con grande cura e valorizzare economicamente, coniugandolo, nel rispetto dei suoi valori storici e identitari, in termini di attrazione turistica primaria, intorno a cui costruire un’offerta unica al mondo, per qualità e quantità.<br />
Pur alla luce di questo pensiero, non posso che esprimere una posizione decisamente contraria a qualsiasi ipotesi di cessione riguardante un componente di tale patrimonio; eventualità peraltro nemmeno contemplata dal vigente assetto normativo e costituzionale.<br />
Diverso sarebbe se la volontà del magnate fosse incanalabile verso iniziative di mecenatismo,  riguardanti il restauro del sito o la sua dotazione di adeguate strutture per la valorizzazione, anche in cambio di ritorni pubblicitari o di immagine.<br />
Ancora migliore riterrei il ricorso a moderne procedure di partnership tra Pubblico e Privato, quali il Project Financing, che consentirebbe di applicare sia il rigore nella tutela, esercitato dalle Autorità, sia la creatività imprenditoriale che, come accade in gran parte dei Paesi sviluppati, porterebbe a studiare modelli di gestione del Patrimonio Culturale economicamente favorevoli.<br />
Adeguati progetti di valorizzazione potrebbero generare posti di lavoro pregiati per giovani intellettuali, tecnici e maestranze, oltre a risorse economiche da dedicare sia alla conservazione dei siti, sia allo sviluppo sostenibile dei territori circostanti.<br />
E non sarebbe il caso di vendere nulla a nessuno.</p>
<p><strong>Per approfondimenti:</strong><br />
<a href="http://www.tafter.it/2012/01/11/beni-culturali-il-magnate-russo-mikhail-prokhorov-interessato-allacquisto-del-tempio-di-zeus-nella-valle-di-agrigento/">Il Magnate russo Mikhail Prokhorov interessato all&#8217;acquisto del Tempio di Zeus nella Valle di Agrigento</a></p>
<p> <a href="http://www.tafter.it/2012/01/10/archeologia-affittare-lacropoli-per-uscire-dalla-crisi/">Affittare l&#8217;Acropoli per uscire dalla crisi</a></p>
<p><em>Valerio Lombardi è un ingegnere nucleare e Responsabile dei progetti HERITAGE (Studio di nuovi modelli per la Valorizzazione e Salvaguardia di Beni Culturali) e SARCH (Realizzazione di un Automa per la configurazione ingegnerizzata di Salvaguardie commisurate alle fragilità dei siti archeologici e agli impatti degli eventi organizzati nel loro ambito)</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La chiusura della Peggy Guggenheim di Venezia di  Philip Rylands </title>
		<link>http://www.tafter.it/2012/01/12/la-chiusura-della-peggy-guggenheim-di-venezia-di-philip-rylands/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 11:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Philip Rylands</dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di ...]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Economia della Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione]]></category>
		<category><![CDATA[Musei]]></category>
		<category><![CDATA[Restauro]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Palazzo Venier dei Leoni sul Canal Grande a Venezia, casa di Peggy Guggenheim e sede del suo museo, è stato convertito in museo nei primi anni 80. Ora, dopo più di 30 anni, è il momento opportuno per rinnovare alcune componenti tecniche del museo, sia nell’ottica di un allineamento al progresso tecnologico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-86948" title="peggygugg" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/peggygugg.jpg" alt="" width="323" height="220" />Il Palazzo Venier dei Leoni sul Canal Grande a Venezia, casa di Peggy Guggenheim e sede del suo museo, è stato convertito in museo nei primi anni 80. Ora, dopo più di 30 anni, è il momento opportuno per rinnovare alcune componenti tecniche del museo, sia nell’ottica di un allineamento al progresso tecnologico, che in termini di efficienza e di consumo energetico: si tratta degli impianti di climatizzazione (con il sostegno di Aermec) e di illuminazione. Questi interventi richiedono una temporanea chiusura al pubblico del palazzo stesso e inoltre, con l’occasione, viene eseguita la fase più importante di un rinnovo (di alberi e piante) dei giardini, in base a un progetto realizzato da Nelson Byrd Woltz, di New York, insieme all’Arch. Isotta Cortesi di Parma e il vivaista Mati di Pistoia. Riassumendo, questi tre interventi incidono precisamente sulla duplice missione della Fondazione Solomon R. Guggenheim: la conservazione delle opere d’arte (clima idoneo di temperatura e umidità) e la godibilità del museo da parte del pubblico (luce e giardino). Il museo riapre interamente il 22 febbraio 2012, grazie al coordinamento dei lavori svolto dall’Arch. Giacomo di Thiene che, con una straordinaria collaborazione tra le società coinvolte, concentrerà in poche settimane lavori che normalmente avrebbero richiesto diversi mesi. Nel frattempo le celebri collezioni di Peggy Guggenheim e di Gianni Mattioli rimangono regolarmente aperte al pubblico, nella ‘nuova ala’ del museo. Una nota personale che desidero aggiungere: chi visita il museo in questi giorni vedrà una novantina di capolavori dell’arte moderna di eccezionale qualità, da Pablo Picasso a Jackson Pollock, allestiti in maniera estremamente piacevolmente e godendo di un biglietto d’ingresso a prezzo ridotto. In altre parole, è un’occasione da non perdere.</p>
<p><em>Philip Rylands è direttore del Peggy Guggenheim di Venezia</em></p>
<p><em></em> </p>
<p><em>© Collezione Peggy Guggenheim, Venezia. Palazzo Venier dei Leoni dal Canal Grande. Foto Andrea Sarti/CAST1466</em></p>
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		<title>Lasciate ogni speranza o Voi che copiate! di Paolo Bergmann</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:26:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bergmann Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di ...]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto d'autore]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Legislazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Due recenti pronunciamenti, l’uno in fase cautelare del Tribunale di Milano, l’altro della District Court of New York, hanno avuto una ampia eco nel mondo artistico, concernendo entrambi casi di elaborazioni creative realizzate da artisti sulla base di opere di precedenti artisti o fotografi.  In entrambi i casi, pur sotto le diverse normative [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-86405" title="copiare" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/copiare.jpg" alt="" width="400" height="262" />Due recenti pronunciamenti, l’uno in fase cautelare del Tribunale di Milano, l’altro della District Court of New York, hanno avuto una ampia eco nel mondo artistico, concernendo entrambi casi di elaborazioni creative realizzate da artisti sulla base di opere di precedenti artisti o fotografi.  In entrambi i casi, pur sotto le diverse normative nazionali, il giudice ha valutato l’esistenza di un diritto di libera ispirazione, citazione e parodia di una opera precedente da parte di un artista che propone una sua “versione” o rielaborazione creativa.<br />
Ed entrambi i giudizi si sono conclusi con la esclusione della “libertà di copiare” anche se da parte di artista, quando l’opera successiva non è che, fondamentalmente, riproposizione dell’opera precedente. <br />
Altri casi peculiari, da poco decisi, hanno visto soccombente l’artista che realizzava (nella specie con la tecnica della classica pittura ad olio su tela) “copie” di fotografie di altro autore.<br />
Chi segue da vicino il mondo del diritto, quello d’autore non fa eccezione, sa bene che l’ordinamento, come le tecniche, è in continua evoluzione e adattamento alla società, sia questa la società “dell’immagine”, “dell’informazione”, “dei nativi digitali” o dei “social network”.<br />
I giudici sono semplicemente chiamati a dare interpretazione delle norme, coerentemente con il tenore letterale di quste ultime, ma anche con la “ratio legis”, che è quel “valore” degno di tutela, tutela appunto per realizzare la quale vengono predisposte le norme. <br />
Non sorprende quindi che l’eccesso di “duttilità” e “malleabilità” dell&#8217;immagine, una volta digitalizzata e manipolata con programmi di elaborazione fotografica (effetto della tecnica e della diffusione dell’informatica), imponga agli interpreti del copyright una “contro-spinta” maggiormente protettiva di quanto la norma intende proteggere: il risultato creativo di una attività intellettuale artistica. <br />
Bisogna essere rigorosi nello stabilire quello che si può e – soprattutto NON si può fare con quanto oggetto di “proprietà intellettuale” altri.  Anche se il “manipolatore” è a sua volta Artista, autore di un nuovo e – in parte – diverso prodotto artistico.<br />
In questi contesti, poi, appare cruciale verificare se l&#8217;opposizione del “primo” artista all’uso della sua opera quale vera e propria “materia prima” di un’opera del “secondo” artista, sfoci nella “inibitoria”, che significa la nullità della opera derivata, con perfino il sequestro e la sua distruzione, ovvero nell’asserire la nascita di una obbligazione risarcitoria, scenario che si risolve poi nella valutazione del “prezzo del consenso”, ovvero della ricostruzione in base a precedenti o per presunzioni, di “quanto” il primo artista avrebbe preteso dal secondo per l’utilizzo indiscriminato della sua creazione artistica quale “matiére brut” di opera del secondo.  A tale somma sarà rapportata la “condanna”. Tra l’altro la letteratura è ampia nel dimostrare la possibilità di collaborazioni, stabili o ad hoc, tra duetti di artisti che si “associano” per la realizzazione di una opera particolare, che avrà la comune paternità di entrambi.<br />
Si affaccia al mondo della arti visive la ampia tematica del DROIT DE SUITE (diritto di seguito), una specie di “royalty” che, come nella musica, nel cinema e perfino dell’industrial design, l’autore dell’opera percepisce ad ogni transazione economica successiva in percentuale sul compenso pagato dall’utente finale, quello nelle cui mani il diritto di autore “si esaurisce” secondo la chiara definizione degli studiosi del diritto. Chissà se in un futuro prossimo, che la manovra Monti sembra avvicinare di un ulteriore passo, abbandonato il contante e la sua inconfessabile fascinazione per la non tracciabilità e (?) tassabilità, anche la elaborazione creativa di un’opera d’arte altrui, potrà essere compensata con un diritto di seguito che associerà i due autori tra di loro e le loro connesse elaborazioni creative, salvi diversi accordi (scritti) tra di loro.  Per certi aspetti, rispetto alla ipotesi del contenzioso legale, sembra una prospettiva di civiltà e di giustizia cui pensare, oltre questa prima “boutade”.<br />
<em>Paolo Bergmann è avvocato esperto in diritto d’autore</em></p>
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		<title>Cambiare tutto per non cambiare niente… di Francesco Cascino</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 12:11:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cascino Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di ...]]></category>
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		<category><![CDATA[Economia della Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Cambiare tutto per non cambiare niente, siamo alle solite. Dopo la sbornia giovanilista liberal imprenditoriale miseramente fallita davanti alla difficile prova di amici del quartiere, sexy assistenti e ministri senza minestra, ci aspettano i professori ingrigiti dalle stanze delle università. I conti non tornano, ma da sempre e per sempre i conti contano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-86149" title="baroni" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/01/baroni.jpg" alt="" width="180" height="180" />Cambiare tutto per non cambiare niente, siamo alle solite. Dopo la sbornia giovanilista liberal imprenditoriale miseramente fallita davanti alla difficile prova di amici del quartiere, sexy assistenti e ministri senza minestra, ci aspettano i professori ingrigiti dalle stanze delle università. I conti non tornano, ma da sempre e per sempre i conti contano quanto dei marchesi senza corona, se non sono suffragati da esperienza, valutazione dei risultati e, soprattutto, sistemi intelligenti di sviluppo degli alti potenziali.<br />
Gli alti potenziali, nel caso di specie, sono la cultura e i suoi operatori più meritevoli; quelli, appunto, i cui risultati sono misurabili e verificabili, a patto di essere preparati in materia o di saper scegliere, con metodo, i propri consulenti.<br />
Il metodo nella vita dell’Homo Sapiens è tutto o quasi. Il metodo dice che, di fronte ai risultati eclatanti ed entusiasmanti del 2011 dei settori dell’arte contemporanea e della cultura come marketing territoriale, gli apparati statali (e statalisti) di questa poverissima Italia senza fantasia avrebbero dovuto studiare i fenomeni di cui sopra e ricavarvi le risorse per alimentare alcune Leggi finanziarie; due o tre per la precisione.<br />
A parte la solita considerazione per la quale senza arte non c’è attitudine alla ricerca né altitudine di ambizione, c’è da riflettere sull’assoluta distrazione con la quale si osservano i nuovi business e i settori in via di sviluppo, e sulla distruzione di memoria e visione.<br />
L’arte chiude ancora una volta in attivo, e le città d’arte guadagnano visitatori esterni e attenzione interna, che poi è l’obiettivo primario per seminare conoscenza. Invece di seguire i track record positivi, i professori mixano Dio e arte, Dio e business, Dio e potere,centrando l’unico risultato di rasserenare i Fedeli e riportarli al ristorante la domenica e al cinema il mercoledì. Una vita grigia come quella che fanno gli anziani quando sono a fine ciclo, quando fantasia e vivacità intellettuale sono un doloroso ricordo, e quando l’arte è solo status symbol, nel migliore dei casi. Mentre nelle migliori case le opere fanno da dispositivo di senso, allargano gli orizzonti e preparano al futuro.<br />
Pensare di superare la crisi con metodi vecchi, con uomini vecchi, e con slogan vecchi e pericolosi, servirà solo a restaurare.<br />
La fotografia è quella di una grigia giornata, in un anno come un altro: in cattedra solo e sempre quelli che fanno il giusto sufficiente per non fare troppo danno, e che se danno, non sanno quello che fanno.</p>
<p><em>Francesco Cascino è Presidente Associazione No Profit Arteprima</em></p>
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		<title>L’(inutile?) eccellenza del restauro in Italia di  Carla Tomasi </title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 10:10:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tomasi Carla</dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di ...]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Beni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Legislazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Restauro]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando Cesare Brandi nel 1939 fondò l’Istituto Centrale del Restauro, realizzò un sistema complesso ed efficace che traduceva in razionalità, metodo ed approccio scientifico il concetto stesso di tutela del Bene Culturale, strappandolo alle pratiche artigianali incontrollate. Il restauro scientifico, inaugurato dal pensiero brandiano, focalizza sull’intervento di restauro conservativo l’occasione per lo studio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-85663" title="restauratori" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/restauratori.jpg" alt="" width="331" height="305" />Quando Cesare Brandi nel 1939 fondò l’Istituto Centrale del Restauro, realizzò un sistema complesso ed efficace che traduceva in razionalità, metodo ed approccio scientifico il concetto stesso di tutela del Bene Culturale, strappandolo alle pratiche artigianali incontrollate.</p>
<p>Il restauro scientifico, inaugurato dal pensiero brandiano, focalizza sull’intervento di restauro conservativo l’occasione per lo studio e la conoscenza dell’opera stessa, attraverso l’operatività che impone la presenza di professionisti preparati ed informati, in grado di interpretare i dati conoscitivi ed effettuare le scelte più opportune, nell’ambito del progetto di intervento programmato.</p>
<p>Dal criterio di responsabilità di tutela dei beni culturali, espresso da una sentenza della Corte Costituzionale (N° 9 del 13 gennaio 2004) e dal Codice dei Beni Culturali (art. 29 comma 6), deriva la regolamentazione della  professione (D.M.86/2009) che si acquisisce con formazione o laurea specialistica (D.M. 87/2009).</p>
<p>I restauratori ed i tecnici del restauro operano sui beni tutelati con le imprese specialistiche (OS2A &#8211; restauro di superfici decorate di beni immobili del patrimonio culturale e beni culturali mobili di interesse storico, artistico, archeologico ed etnoantropologico) caratterizzate da un alto profilo di qualificazione professionale degli addetti che prevedono precise percentuali di restauratori e di tecnici del restauro di beni culturali nell’organico aziendale.</p>
<p>Una solida teoria del restauro, la metodologia scientifica coniugata alla qualità operativa hanno condotto la cultura del restauro italiano ad un indiscusso riconoscimento in ambito internazionale, dove vengono particolarmente apprezzati e privilegiati i contributi progettuali, i professionisti e le imprese italiane, rese solide da un sistema di qualificazione estremamente rigoroso.</p>
<p>Si direbbe la situazione ideale per affrontare con successo qualsiasi tipo di intervento specializzato, invece in occasione di un restauro di grande visibilità come quello del Colosseo e proprio quando il mondo chiede all’Italia un cenno di credibilità, si pone in atto una pericolosa inversione di tendenza.</p>
<p>Le superfici marmoree del Colosseo e del Tempio di Antonino e Faustina al Foro Romano vengono considerate materiale da costruzione come se le loro stesse superfici millenarie non fossero pura e altissima testimonianza della decorazione architettonica, e si afferma che un’imprenditoria edile possa attuare senza danno quelle procedure che costituiscono il fondamento della formazione presso gli istituti Italiani di restauro.</p>
<p>Il restauratore, che fino ad oggi è stato considerato una ricchezza per la tutela, essendo allo stesso tempo intellettuale e artefice diventa un ostacolo, una sgradevole interferenza con il pieno e totale controllo del ciclo del restauro avocato da altre figure professionali e da una imprenditoria con interessi dilaganti.</p>
<p>Si sta così risolutamente emarginando, fino a esautorarlo, un sapere che per decenni ha costituito un’eccellenza del nostro paese, anche a livello internazionale.</p>
<p>Una ulteriore conferma del pericolo incombente è la costituzione di una “Task force” organizzata dal Ministro Bondi per far fronte alle emergenze di Pompei e che prevede la presenza di architetti, archeologi e operai.<br />
Pompei è un’intera città, antica di 2000 anni e con 66 ettari di estensione, che necessita di restauri e manutenzione costante da affidare a mani esperte. Avrebbe bisogno di molti restauratori, assiduamente occupati nel curare le preziose opere e prevenirne i danni. Sarebbe importante, oltre ad un rafforzamento degli organici attraverso l’assunzione di restauratori, agire sui meccanismi di qualificazione dei professionisti e delle imprese che lavorano nel settore e che realizzano ormai la parte più consistente degli interventi. Non si comprende dunque come tra i componenti della “Task force”, ammesso che sia utile un’ennesima struttura commissariale, siano indicati persino gli operai ma non i restauratori.</p>
<p>L’Italia ha poco rispetto del suo patrimonio e sta perdendo il ruolo di esempio internazionale nel campo della conservazione. La situazione europea è certamente variegata, ma caratterizzata semmai da un’inversa tendenza alla crescita sul piano culturale, recependo proprio le esperienze della scienza del restauro italiana, anche per quanto riguarda la formazione (i restauratori italiani sono i più richiesti all’estero nei programmi formativi d’eccellenza).</p>
<p>La questione su cui ci si dibatte dunque è davvero spinosa e indicativa delle politiche culturali messe in atto nel nostro paese. In gioco, infatti, c’è non solo una questione di etica professionale, non solo il destino dei nostri monumenti, ma lo stesso concetto di tutela del patrimonio culturale, e se la legge non riesce a garantirne i massimi livelli che settanta anni di cultura del restauro hanno contribuito a costruire, vuol dire che è sbagliata e va cambiata.</p>
<p>L’iniziativa sul Colosseo che poteva rappresentare un esempio virtuoso delle varie qualità italiane, dallo sponsor a tutte le professionalità coinvolte a vario titolo, si sta trasformando in una operazione opaca, con possibili rischi per il monumento, una mortificazione per le imprese di restauro specialistico, e senza alcun risparmio economico.<br />
Riteniamo necessario ripristinare la collaborazione, la possibilità di realizzare una filiera virtuosa, una rete di interessi produttivi, un volano di qualità reciproche, il rispetto per le proprie specificità contro il cannibalismo rivolto a settori di grande qualità ma anche di estrema fragilità, come quello del restauro specialistico.<br />
Solo così potremo dare un cenno concreto di credibilità ed affrontare insieme il difficile futuro che si presenta, con serietà e disponibilità, con ragionevolezza e concretezza.</p>
<p><em>Carla Tomasi è Presidente dell&#8217;Associazione Restauratori d&#8217;Italia</em></p>
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		<title>Gli italiani non vanno su internet di  Andrea Granelli </title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 11:15:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Granelli Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di ...]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Network]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove tecnologie]]></category>
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		<description><![CDATA[Non credo molto alle statistiche e all&#8217;ossessione di comparare tutto, di identificare e mitizzare le buone pratiche, soprattutto quando parliamo di fenomeni nuovi, complessi e polimorfici come Internet. Ciò non vuol dire assolutamente che sia soddisfatto del livello di adozione di Internet in Italia. Semplicemente non sono questo tipo di statistiche a ricordarmelo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-85604" title="reteinternet" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/reteinternet.jpg" alt="" width="366" height="211" />Non credo molto alle statistiche e all&#8217;ossessione di comparare tutto, di identificare e mitizzare le buone pratiche, soprattutto quando parliamo di fenomeni nuovi, complessi e polimorfici come Internet. Ciò non vuol dire assolutamente che sia soddisfatto del <a href="http://www.tafter.it/2011/12/21/internet-litalia-tra-i-paesi-europei-con-minore-accesso-al-web/">livello di adozione di Internet in Italia</a>. Semplicemente non sono questo tipo di statistiche a ricordarmelo. Anche perché seguire questi confronti standardizzati vuol anche dire anche usare ricette standardizzate per recuperare le posizioni.</p>
<p>Due considerazioni a caldo. Il tessuto produttivo dell&#8217;Italia è diverso: La stragrande maggioranza delle imprese è piccolissima; ma ciò non ha creato un&#8217;industria locale capace di cogliere le sue specificità &#8211; non solo dimensionali (diffusa cultura artigiana, radicamento territoriale, &#8230;). Il dato critico non è la percentuale di utenti che usano la larga banda (spesso per fare che ?) ma il bassissimo rapporto fra spese IT e PIL. Senza IT la connettività è gadget (o puro contenuto &#8211; generalmente di intrattenimento) e non si lega &#8211; adattandosi &#8211; ai processi produttivi.</p>
<p>Esiste anche un lato oscuro del digitale di cui poco si parla: deficit di produttività, automazione alienante, privacy &amp; security, crescenti consumi energetici. Non si tratta di demonizzare la tecnologia o trovare alibi, ma pesare con consapevolezza tutte le variabili, non solo quelle positive.</p>
<p>Solo con un approccio maturo al digitale &#8211; con una comprensione non solo delle sue magiche promesse ma anche dei suoi costi nascosti &#8211; si può costruire un piano di rilancio di Internet che sia soprattutto utile agli utenti (aziende e cittadini) e non solo ai fornitori ICT.</p>
<p><em>Andrea Granelli è membro della Fondazione Cotec per la cooperazione tecnologica e program manager per l’area “nuove tecnologie per i beni e le attività culturali e turistiche” di Industria 2015</em></p>
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		<title>Turismo tra il 2011 e il 2012 di  Massimilano Vavassori </title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 10:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vavassori Massimiliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di ...]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel turismo mondiale sembra tornare un po’ di sereno: le previsioni di chiusura del 2011 – nonostante i diffusi timori per la tenuta delle principali economie– appaiono tutto sommato incoraggianti con un incremento degli arrivi internazionali che dovrebbe oscillare tra il 4 e il 5%. Il motore del turismo mondiale è ritornato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-85324" title="valigiavuota" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/valigiavuota.jpg" alt="" width="318" height="198" />Nel turismo mondiale sembra tornare un po’ di sereno: le previsioni di chiusura del 2011 – nonostante i diffusi timori per la tenuta delle principali economie– appaiono tutto sommato incoraggianti con un incremento degli arrivi internazionali che dovrebbe oscillare tra il 4 e il 5%.<br />
Il motore del turismo mondiale è ritornato a essere l’Europa (+ 6,3% tra gennaio e agosto 2011), seguita da Asia e Pacifico (+5,7%); occorre tuttavia evidenziare come parte del bacino del Mediterraneo viva ancora una situazione drammatica a causa degli effetti delle crisi sociopolitiche nella sponda meridionale: i primi nove mesi del 2011, infatti, hanno segnato una forte riduzione degli arrivi internazionali soprattutto in Egitto (-34,7%) e Tunisia (-34,4%).<br />
L’Italia turistica sta risalendo – lentamente – la china seppur con segnali contrastanti: per il 2011 si stima che la spesa dei turisti stranieri crescerà del 5,4% sul 2010, arrivando a circa 37 miliardi di euro (si tornerà ai valori del 2006). Per il domestico i dati relativi ai primi 7 mesi dell’anno raccontano di un incremento degli arrivi (gen.-lug. 2011/gen.- lug. 2010) pari al 4,1%; aumentano anche le presenze, pur se in misura più contenuta, +1,8%, a conferma di un trend discendente dei giorni di permanenza nella singola struttura ricettiva, spiegato sia da un turismo più itinerante sia dalla riduzione complessiva dei giorni dedicati alla vacanza e quindi dei relativi budget; gli ultimi mesi dell’anno, per motivi climatici e per la riduzione del reddito disponibile a seguito della manovra di fine anno, andranno però presumibilmente ad erodere questo “tesoretto statistico”.<br />
Guardando al 2012 l’auspicio è che con il nuovo Governo si possa, se non a tornare a discutere di politiche turistiche, almeno vedere affrontate alcune situazioni (francamente inaccettabili per un Paese di tradizione e peso nel settore a livello mondiale) rispetto all’annoso tema della governance e in riferimento alla scelta di strategie e strutture più adeguate in tema di promozione internazionale della nostra marca.</p>
<p><em>Massimilano Vavassori è Direttore del Centro Studi Touring Club Italiano</em></p>
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		<title>Cittadini archeologi di  Renzo Carlucci </title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 09:04:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlucci Renzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di ...]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Restauro]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Certo è che per la gestione e salvaguardia del nostro patrimonio sono state fatte molte proposte che negli ultimi anni hanno spaziato dalla legge Ronchey che, pienamente recepita dal successivo Codice dei Beni Culturali, permise di affidare la gestione di spazi con concessioni a privati per poi arrivare all’utilizzo dei fondi derivati dalle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-85192" title="frigidariumfuorigrotta" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/frigidariumfuorigrotta.jpg" alt="" width="182" height="190" />Certo è che per la gestione e salvaguardia del nostro patrimonio sono state fatte molte proposte che negli ultimi anni hanno spaziato dalla legge Ronchey che, pienamente recepita dal successivo Codice dei Beni Culturali, permise di affidare la gestione di spazi con concessioni a privati per poi arrivare all’utilizzo dei fondi derivati dalle lotterie, fino alle attuali tendenze di cedere in gestione interi complessi monumentali e siti archeologici famosi.<br />
A Roma vennero effettuate pesanti chiusure delle aree archeologiche e ad oggi i cittadini romani ne pagano ancora le conseguenze avendo in pratica l’impossibilità di attraversamento a piedi proprio delle aree centrali. In questo scenario, il caso del <a href="http://www.tafter.it/2011/12/20/archeologia-i-cittadini-partecipano-al-progetto-di-recupero-delle-terme-romane-di-fuorigrotta/">recupero delle terme romane di Fuorigrotta  </a>ci fa riflettere sul fatto che i cittadini intervengano tirandosi su le maniche per riappropriarsi e  prendersi cura del proprio territorio.<br />
Le alternative possibili per la conservazione e trasmissione ai posteri di queste importanti testimonianze non sono molte e spesso le opinioni degli archeologi vanno verso la più semplice, documentare cioè e ricoprire di nuovo gli scavi allo scopo di garantire la sua conservabilità nelle stesse condizioni in cui è arrivato fino a noi. Tra l&#8217;ipotesi di chiusura totale, che non favorisce appieno la conservazione come sembrerebbe (basti pensare alla forza del danno da inquinamento ambientale-aria) o una apertura totale che quanto meno consentirebbe di mantenere le “rovine” vivendole, una azione come quella dei cittadini di Fuorigrotta si inserisce forse opportunamente e potrebbe essere vista anche come un’attività campione, sempreché non si scivoli solo verso una sorta di nuova proloco avanzata.</p>
<p><em>Renzo Carlucci è direttore editoriale della rivista Archeomatica</em></p>
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		<title>Trasparenti senza saperlo di  Samuel Saltafossi </title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 09:02:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saltafossi Samuel</dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di ...]]></category>
		<category><![CDATA[Beni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Management]]></category>
		<category><![CDATA[MiBAC]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi è la I Giornata della Trasparenza e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali presenterà il Piano della Performance nonché gli indicatori ed i target su cui si baserà la valutazione della performance dell’Amministrazione. Sembra il trailer di uno show d’avanspettacolo, satira del Bagaglino, e sapere che Rocco Buttiglione farà il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-84834" title="trasparenza" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/trasparenza.jpg" alt="" width="275" height="206" />Oggi è la I <a href="http://www.tafter.it/2011/12/19/eventi-il-20-dicembre-prima-giornata-della-trasparenza-del-mibac/">Giornata della Trasparenza </a>e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali presenterà il Piano della Performance nonché gli indicatori ed i target su cui si baserà la valutazione della performance dell’Amministrazione.<br />
Sembra il trailer di uno show d’avanspettacolo, satira del Bagaglino, e sapere che Rocco Buttiglione farà il capocomico aumenta questo falso convincimento. Invece pare che verranno presentati anche il Programma Triennale per la Trasparenza e l’Integrità ed il Codice etico dei dipendenti del MiBAC.<br />
Siete sulla strada sbagliata anche se pensate che le Giornate della Trasparenza le abbia immaginate Tolkien. Forse si allude alla trasparenza necessaria alla lingerie di chi vuole lavorare nel settore, o al CV di quelli che fanno carriera in certi posti-chiave? No, esse sono previste dal d.lgs.150 del 2009 recante norme in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni. Voilà.<br />
D’altronde la totale trasparenza delle politiche del MiBAC, così come della capacità degli ultimi ministri di convincere almeno se stessi che di cultura è fatto l’uomo sapiens, è certificata dallo stato del nostro patrimonio artistico e museale. Il Piano delle Performance in materia è più inclinato del Titanic ma almeno lì l’orchestrina era regolarmente pagata e godeva di molte mance extra. <br />
Invocare la Trasparenza per l’anno che verrà, per poi rimandarla al successivo, darà certo lustro a un convegno nato per giustificarne il buffet, della cui qualità e integrità non dubitiamo.<br />
Viva la Trasparenza dunque! Da domani avremo un nuovo libro dei sogni e nessuna Trasparenza sulle cose fatte, sulle politiche di rilancio dell’industria della cultura, sulle performance decennali di chi dovrebbe rendere conto a noi poveri pagatori di tasse pure, e colpevolmente, innamorati del nostro Paese.</p>
<p><em>Samuel Saltafossi è sociologo della complessità</em></p>
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		<title>BOT Day e BTP Day. Funzionano?</title>
		<link>http://www.tafter.it/2011/12/15/bot-day-e-btp-day-funzionano/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 09:54:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Alessandroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di ...]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il BTP DAY, martedì 12 dicembre si è tenuto il BOT DAY, ovvero la giornata in cui le banche non applicano commissioni sull’acquisto dei BOT in emissione; la domanda che ci poniamo è: questi strumenti funzionano? Secondo le testate dei maggiori quotidiani economico finanziari l’operazione è stata un successo (v. pag. 18 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-84388" title="borsamilano" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/borsamilano.jpg" alt="" width="348" height="240" />Dopo il BTP DAY, martedì 12 dicembre si è tenuto il BOT DAY, ovvero la giornata in cui le banche non applicano commissioni sull’acquisto dei BOT in emissione; la domanda che ci poniamo è: questi strumenti funzionano?<br />
Secondo le testate dei maggiori quotidiani economico finanziari l’operazione è stata un successo (v. pag. 18 de “ilsole24ore” del 29 novembre che titola “La giornata del bond tricolore” e la prima pagina di Milano Finanza del 13 dicembre 2011 che esordisce con “il BOT DAY fa il tutto esaurito, l’Italia c’è davvero”), ma il successo si misura in base al raggiungimento degli obiettivi prefissati.<br />
Analizzando il dettaglio del BTP DAY, in cui è stato possibile sottoscrivere senza commissioni bancarie qualsivoglia titolo di stato (BOT, CCT, BTP) sul mercato secondario, la circostanza che i titoli più scambiati siano risultati il BOT 31 maggio 2012 ed il BTP agosto 2013 (fonte comunicato stampa di “Borsa Italiana” del 28/11/2011) è sintomo che l’attestazione di fiducia degli investitori ha un orizzonte temporale alquanto breve; peraltro i volumi scambiati, se pur notevoli, non hanno inciso sullo spread con il bund tedesco a 10 anni (511 punti venerdì 25/11 e 500 lunedì 28/11 ), a dimostrazione che il comparto retail non può competere con il peso degli investitori istituzionali.</p>
<p>Sicuramente resta il beneficio di aver affidato parte del debito pubblico ai cosiddetti “cassettisti” o “BOT people”, soggetti poco propensi al trading, togliendo quindi liquidità al mercato secondario e rendendolo più resiliente ad attacchi speculativi.<br />
Guardando invece al risultato del BOT DAY, in cui la disapplicazione delle commissioni riguardava solo la sottoscrizione di BOT in emissione a dicembre (… ad un anno, altra scadenza breve), è opportuno segnalare che la decantata domanda doppia rispetto all’offerta (1,92 volte) non è dissimile da quella ottenuta nella precedente emissione di novembre (1,99 volte l’importo offerto), quando però i tassi avevano raggiunto il record del 6,087%. Tant’è che, pur riducendosi al 5,952%, i rendimenti sono stati in linea con quelli del mercato (il BTP ad un anno venerdì 9/12 rendeva il 5,69% ed il BOT novembre 2012 il 5,13%) anche in considerazione che alle aste partecipano le banche stesse per i loro portafogli; inoltre, si deve ricordare che nei giorni dell’emissione di novembre il citato spread sul bund aveva toccato il record di 575 punti, contro i 460 punti del 12/12.<br />
Potremmo pertanto rilevare che, sicuramente, i mercati hanno avuto la dimostrazione che l’investitore retail ha ancora fiducia nel sistema Italia, tuttavia, esaminando i freddi dati finanziari, emerge un quadro a tinte meno vivaci; infine, se ipotizzassimo che domani, per la risoluzione della crisi, fosse deciso un hair-cut dei titoli del debito italiano del 15/20%, quali considerazioni dovremmo trarre sull’esito dei B. DAY?</p>
<p><em>Alessandro Alessandroni è dottore Commercialista</em></p>
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		<title>Ci vuole ben altro del Btp Day di Luigi Bocchino</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 17:05:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Bocchino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo il “BTP day” del 28 Novembre, in cui si sono registrati scambi  record per oltre 2.59 mld di euro sui titoli italiani, oggi è stata la volta dei BOT: i titoli annuali emessi oggi, che scadranno il 14 dicembre 2012, sono stati sottoscritti interamente, per un totale di circa 7 mld. Le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-84059" title="btpdayaproposito" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/btpdayaproposito.jpg" alt="" width="320" height="226" />Dopo il “BTP day” del 28 Novembre, in cui si sono registrati scambi  record per oltre 2.59 mld di euro sui titoli italiani, oggi è stata la volta dei BOT: i titoli annuali emessi oggi, che scadranno il 14 dicembre 2012, sono stati sottoscritti interamente, per un totale di circa 7 mld.<br />
Le banche aderenti all’iniziativa hanno rinunciato in queste due occasioni ad applicare le commissioni di negoziazione, fissate dalla legge ad un massimo di 0.3%, che generalmente sono vicine allo 0.1%. Si pagano, in pratica, dieci euro per sottoscrivere diecimila euro di Bot o Btp: il risparmio per il sottoscrittore è quindi in termini assoluti abbastanza contenuto.<br />
Il valore di questi Btp e Bot day è quindi principalmente simbolico. Suona come un invito ad “unirsi a coorte”, per usare le parole di Mameli, in un momento di estrema difficoltà finanziaria del Paese.<br />
Purtroppo l’oceano di negatività nel quale si stanno muovendo le economie mondiali ed europee, in particolare quella italiana, rischia di nullificare l’effetto-propaganda dello sconto commissionale.<br />
La fuga dai Bot non si contrasta con un piccolo sconto, bensì con una politica di restaurazione della fiducia nell’investimento, che finora non è stata a mio avviso perpetrata.<br />
Fino a sei mesi fa gli investitori si lamentavano del basso rendimento dei nostri titoli di stato; ora che i rendimenti sono interessanti, invece di correre a comprarli, si vendono, e questo scatena l’effetto nefasto delle “self-fulfilling expectations”: non fallisco perché sono insolvente, ma perché il mercato crede che lo sia.<br />
E’ qui, su questo snodo, che andrebbe impostata una politica di persuasione, una vera e propria campagna dallo slogan “Ricompriamoci il nostro debito”. Un annuncio reiterato, credibile: “L’Italia non fallirà. Questa è una buy opportunity: comprarsi ora i titoli di stato, oltre ad aiutare il nostro Paese, significa implicitamente pagare meno tasse in futuro ed immunizzarsi dall’aumento degli spread”.<br />
Lo sconto sulle commissioni può essere un utile corollario, ma senza un annuncio credibile rischia di essere un tentativo di svuotare il mare con un secchiello.</p>
<p><em>Luigi Bocchino lavora dal 2000 per Banca Intermobiliare</em></p>
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		<title>Premio Strega: eran quattrocento, eran lettori forti e sono colti di  Samuel Saltafossi </title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 10:12:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saltafossi Samuel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I premi letterari costituiscono un&#8217;occasione sempre importante per valutare lo stato della cultura nel nostro paese. Consentono agli assessori di abbinare il papillon all&#8217;uso del congiuntivo nelle premiazioni e, soprattutto, danno la possibilità a coloro che trovano troppo impegnativi il cinema e il teatro di passare una serata da seduti senza bisogno di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-83753" title="premiostega" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/premiostega.jpg" alt="" width="296" height="180" />I premi letterari costituiscono un&#8217;occasione sempre importante per valutare lo stato della cultura nel nostro paese. Consentono agli assessori di abbinare il papillon all&#8217;uso del congiuntivo nelle premiazioni e, soprattutto, danno la possibilità a coloro che trovano troppo impegnativi il cinema e il teatro di passare una serata da seduti senza bisogno di capire ciò che succede. Poi, se va bene, c&#8217;è pure la televisione che riprende il tutto per mandarlo d&#8217;estate tra una replica della Signora in giallo e le secrezioni del Grande Fratello.<br />
E&#8217; vero, oltre il 50% degli italiani non legge nemmeno un libro l&#8217;anno, il 28% ha problemi a seguire un discorso troppo lungo, i proventi legali da gioco sono stati di 61 miliardi di euro nel 2010 (1000 a testa, venga fuori chi si è giocato i miei) ma i premi premiano e, come la Costituzione, si evolvono per risultare più credibili. Ad esempio, in questi giorni il mondo della cultura è scosso dalle stupefacenti regole del nuovo Premio Strega, che paiono pensate da Guido Pancaldi, Alex Drastico e ET:<br />
- Visto l&#8217;implacabile aumento della vita media viene abolito il voto a vita (che rimane formalmente possibile per la categoria libri religiosi; invece viene introdotto il voto a girovita per i soli libri di cucina)<br />
- di anno in anno verrà aggiornata la lista dei quattrocento votanti, verificandone la partecipazione attiva alla vita culturale del Paese. Valgono le sagre di paese, non vale la comparsata a Porta a Porta, sì per i chierichetti della messa domenicale di Mario Monti, no ai possessori di tessera del CEPU non in regola con i pagamenti della quota annuale.<br />
- sarà incrementato l’apporto alla giuria costituito dai lettori forti selezionati dalle librerie indipendenti italiane. Individuati i lettori forti, essi verranno poi presi in carico dal WWF che li metterà a loro agio in apposite oasi riproduttive. Le librerie indipendenti invece oggetto di studio per capire come possa essere successo e come evitare in futuro il fenomeno.<br />
Si sa, le regole sono fatte per rendere più entusiasmante lo spettacolo, un po&#8217; come i libri sono fatti per arredare.<br />
E meno male che nessuno pensa davvero a avvicinare nuovi lettori alla letteratura, che poi potrebbero pure mettere in discussione la lista dei premiati. </p>
<p><em>Samuel Saltafossi è sociologo della complessità</em></p>
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		<title>La nuova manovra finanziaria di  Stefano Monti </title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 09:45:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monti Stefano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nuova manovra vale 32 miliardi di euro al lordo, 23 miliardi al netto: 20 sono nuove tassazioni, 12 miliardi sono di tagli alla spesa pubblica, di cui il 60% riguardano le proprietà come la casa, la ricchezza finanziaria, etc&#8230; La Manovra, la quinta di questo 2011, sarà immediatamente esecutiva perché contenuta in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-83470" title="manovra" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/manovra.jpg" alt="" width="249" height="226" />La nuova manovra vale 32 miliardi di euro al lordo, 23 miliardi al netto: 20 sono nuove tassazioni, 12 miliardi sono di tagli alla spesa pubblica, di cui il 60% riguardano le proprietà come la casa, la ricchezza finanziaria, etc&#8230; La Manovra, la quinta di questo 2011, sarà immediatamente esecutiva perché contenuta in un solo decreto legge. Ma dietro quest’azione molti non riescono ad individuare la strategia per portare l’Italia non solo fuori dalla crisi ma anche riportarla ad essere competitiva a livello internazionale.<br />
Effettivamente, almeno in apparenza, la manovra risulta tutto fuorché equa. I tagli ai vitalizi e al numero di parlamentari sono polverina agli occhi di fronte al vero provvedimento riguardante la revisione al taglio del finanziamento pubblico ai partiti e all&#8217;esenzione Ici (o Imu come si chiamerà) ai beni ecclesiastici di natura commerciale.<br />
Ma soprattutto per l’ennesima volta non c’è una minima azione a sostegno di una politica efficace all’evasione fiscale. Anzi, se proprio andiamo a leggere tra le righe, alcuni provvedimenti adottati vanno sostanzialmente contro questi indirizzi: aliquota al 23% dal secondo semestre del 2012 non spingerà la classe imprenditoriale ad un forte cambio di mentalità, così come la tassazione sul rientro dei capitale dall’estero.<br />
Importante commentare la differente percezione di questa manovra: i mercati finanziari hanno risposto in modo euforico: Milano a +2,91% con spread in forte calo fino a scendere abbondantemente sotto i 400 e Olli Ilmari Rehn, commissario europeo per gli Affari economici e monetari, che ha approvato in pieno l’azione del governo, commentando il pacchetto di misure come un nuovo approccio alla politica economica.<br />
Nel nostro paese, al contrario, molti attori dello scenario politico e sindacale hanno commentato molto duramente il decreto e, nei prossimi giorni, le piazze saranno occupate dalla protesta dei sindacati che chiameranno a raccolta i loro aderenti. Ma tutto questo rientra nel gioco delle parti della politica e dei suoi attori. La cosa che maggiormente stupisce, però, è la percezione così opposta del sentire comune degli italiani e dei giudizi della politica internazionale.<br />
Come se ormai fossimo incapaci di dare un giudizio sereno ai disegni e alla strategie del nostro paese. Forse un&#8217;osservazione equilibrata sarebbe dire che la manovra non è di certo espressione di ricette geniali ma neanche così pessima come alcune categorie sociali e ali del parlamento stanno in queste ore dichiarando.<br />
La sensazione forte è che la manovra passerà, verrà chiesto al paese un ulteriore sacrificio, ma sarà difficile far credere alla nazione che tutto questo sarà sufficiente al rilancio della nostra economia, sempre più legata al sistema della finanza e delle sue lobby ( di cui Monti, non dobbiamo dimenticare, è uno degli esponenti di spicco) e sempre meno ispirata ad un principio di eguaglianza democratica.</p>
<p><em>Stefano Monti è direttore editoriale di Tafter</em></p>
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		<title>Priorità del neo ministro in ambito culturale. Una proposta di  Emilio Cabasino </title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 10:56:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cabasino Emilio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A due settimane dalla formazione del Governo tecnico, incaricato del difficile compito di risanare una situazione economico-sociale molto difficile, continua a venirmi in mente un’osservazione sull’eccezione che in tale circostanza ha contraddistinto l’ambito culturale, ovvero la scelta di una persona di grande cultura, esperienza e prestigio, ma con profilo meno esplicitamente “tecnico” rispetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-83081" title="benicult" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/benicult.jpg" alt="" width="425" height="287" />A due settimane dalla formazione del Governo tecnico, incaricato del difficile compito di risanare una situazione economico-sociale molto difficile, continua a venirmi in mente un’osservazione sull’eccezione che in tale circostanza ha contraddistinto l’ambito culturale, ovvero la scelta di una persona di grande cultura, esperienza e prestigio, ma con profilo meno esplicitamente “tecnico” rispetto ai suoi omologhi di altri dicasteri.<br />
Non mi permetto di criticare una scelta che avrà le sue ottime ragioni per essere stata operata in questo senso, ma ne rimango sorpreso, perché ritengo che il tempo dato a questo esecutivo e la situazione contingente impongano la veloce individuazione di indirizzi chiari ed efficaci nel medio-breve periodo. E ritengo anche che il settore culturale sia uno degli elementi strategici per creare indotti economici di rilievo necessari per il Paese, con costi relativamente contenuti, rispetto alle scarse risorse disponibili.<br />
E per fare questo è necessario avere una competenza su variabili e dinamiche che sono state studiate e analizzate a lungo e approfonditamente negli ultimi vent’anni e sulle quali si dovrebbe incidere efficacemente, coinvolgendo tutte le parti in causa. Va anche considerato, però, che uno dei difetti di quanto è stato fatto sino ad oggi è la mancanza di un’ottica integrata di sistema, perché si è voluto per lo più ragionare per compartimenti settoriali. Allora, forse, proprio a un ministro estraneo ai giochi pregressi potrà essere possibile guardare più in là e realizzare quanto non è stato possibile ai suoi predecessori (utilizzando auspicabilmente la consulenza di tecnici dei vari ambiti disciplinari del settore e  quella del <a href="http://www.tafter.it/2011/11/29/roberto-cecchi-identikit-di-un-sottosegretario/">neo sottosegretario Roberto Cecchi</a>, Segretario Generale del Mibac sino a questo incarico, persona di grande esperienza e competenza nel settore).</p>
<p>E allora, augurandomi che questa ipotesi possa essere vicina al vero, mi permetto di <strong>segnalare al Ministro quelle che a me sembrano priorità inderogabili</strong>:<br />
<em>sul piano delle politiche culturali,</em><br />
- presidiare tutti i tavoli strategici nei quali si effettua la programmazione economico-finanziaria nazionale e comunitaria, per evidenziare il ruolo che l’ambito culturale (in tutte le declinazioni delle filiere ad esso collegabili) può fornire allo sviluppo del Paese;<br />
- ricucire/cucire relazioni costruttive con i dicasteri e le associazioni di categoria pertinenti ambiti che traggono vantaggi dall’esistenza del patrimonio culturale, quali, ad esempio,quelli del turismo, della ricettività, dell’editoria specializzata e delle tecnologie applicate;<br />
- rafforzare le relazioni con  tutte le Regioni italiane e gli enti locali, per realizzare politiche di settore condivise, ottenendo economie di scala e una migliore efficacia di programmi e interventi;<br />
- rafforzare programmi e interventi, sia ministeriali che condivisi con le organizzazioni della società civile che operano in questo ambito, per favorire la consuetudine e consolidare la consapevolezza di tutti i cittadini sul valore della cultura come strumento di crescita, coesione sociale e di sviluppo;<br />
- porre evidenza e attenzione alle culture dei tanti immigrati nel nostro Paese, facendoli sentire cittadini di una compagine sociale in cui la diversità sia vissuta come valore e ricchezza per tutti;<br />
- dare fiducia ai tanti giovani che hanno investito tempo e risorse per lavorare nel settore culturale, creando opportunità sostenibili nel tempo e localizzate a livello territoriale, anche nelle regioni meridionali, ricche di risorse culturali, ma drasticamente impoverite dai “cervelli in fuga”;<br />
<em>sul piano degli interventi “ministeriali”,</em><br />
- ridare fiducia al personale del Mibac, amministrazione che da sempre è stata considerata una delle ultime dell’apparato statale, tranne quando si è ritenuto opportuno valorizzare competenze tecnico-culturali che fanno scuola nel mondo intero;<br />
- incrementare programmi di ricerca, anche mediante la creazione di un apposita struttura interna, che abbia competenze e funzioni simili a quelle che in altri paesi permettono ai ministri di disporre di analisi specifiche e di possibili linee di indirizzo (studi e prospettiva).</p>
<p><em>Emilio Cabasino è ricercatore su temi di politica ed economia della cultura</em></p>
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		<title>FUS e le tre parole rivelatrici di  Marcello Minuti </title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 09:10:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Minuti Marcello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[FUS. Fondo Unico dello Spettacolo. Tre parole rivelatrici. Vediamo. Il Fondo: si vede quasi! Ammettiamolo, è una facile e trita polemica. Ma i dati sono chiari: negli ultimi 10 anni è stato perso il 40% delle risorse a prezzi costanti. Quest’anno ci hanno lasciato 220 soggetti del cinema e una cinquantina tra musica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-82645" title="teatropiange" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/teatropiange.jpg" alt="" width="274" height="261" />FUS. Fondo Unico dello Spettacolo. Tre parole rivelatrici. Vediamo.</p>
<p>Il <strong>Fondo</strong>: si vede quasi! Ammettiamolo, è una facile e trita polemica. Ma i dati sono chiari: negli ultimi 10 anni è stato perso il 40% delle risorse a prezzi costanti. Quest’anno ci hanno lasciato 220 soggetti del cinema e una cinquantina tra musica e circo. Rispetto al 2009, non tornano i conti per 50 milioni. Uno spettacolo inguardabile. Giusto: ecco dunque il taglio all’osservatorio. Meno 400 mila euro. Nessuno vede, nessuno sa. E nessuno protesta come l’anno scorso (condivisibile pudore).</p>
<p><strong>Unico</strong>. In effetti, non è mai stato così unico, se visto da una prospettiva decentrata. La Lombardia – lo sapevate – è passata, per il sostegno all’attività di spettacolo, da 19 a 5 milioni di euro nel 2011. Non male se si pensa che per il 2012 è previsto un bello stanziamento di zero euro. E poi unico per tutto noi, perché continua a regalarci emozioni straordinarie: pensate, a fronte di un incremento netto della spesa al botteghino (cresciuta addirittura del 9% in un anno), della partecipazione del pubblico (+8%), con un dato di circa 158 milioni di ingressi per spettacoli su tutto il territorio nazionale, il FUS dedica alla formazione e alla promozione del pubblico teatrale 610 mila euro (lo 0,01%). Il resto (99,99%), finisce nelle politiche dell’offerta. Mi domando, da un po’: perché non proviamo a invertire le logiche e a rafforzare le politiche di formazione del pubblico di spettacolo? Ci interessa che la gente vada a teatro o che capisca quello che vede? E’ questo, secondo me, uno dei pochi salvagenti che potranno giustificare, nel prossimo futuro, l’esistenza di un Fondo pubblico di tali dimensioni.</p>
<p><strong>Spettacolo</strong>. Indegno quello dei 200 milioni di euro alle Fondazioni Lirico Sinfoniche (che peraltro, 2010 su 2009, sono gli unici soggetti che vedono diminuire la spesa del pubblico dell’1%). Sgradevole, quello che dimostra come il FUS, negli anni, non abbia saputo contribuire alla nascita e allo sviluppo di una imprenditorialità culturale sana e robusta (il 64% dei finanziamenti continua a sostenere associazioni e fondazioni). Deprimente, quello che ci conferma il divario tra nord e sud: i finanziamenti pro capite vedono, nelle ultime cinque posizioni, 4 regioni del mezzogiorno.<br />
<em>Marcello Minuti è economista della cultura</em></p>
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		<title>Cultural spread in Europe di  Giulio Stumpo </title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 14:25:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stumpo Giulio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia della Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[In un periodo di crisi economiche e finanziarie i governi si preoccupano di mettere in sicurezza i conti pubblici e si affannano quotidianamente a controllare i differenziali tra i tassi di interesse dei diversi buoni del tesoro europei. Noi italiani siamo nella top ten degli osservati perché abbondiamo di materia prima (i Titoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-82369" title="spread" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/spread.jpg" alt="" width="264" height="240" />In un periodo di crisi economiche e finanziarie i governi si preoccupano di mettere in sicurezza i conti pubblici e si affannano quotidianamente a controllare i differenziali tra i tassi di interesse dei diversi buoni del tesoro europei. Noi italiani siamo nella top ten degli osservati perché abbondiamo di materia prima (i Titoli di Stato appunto).<br />
In questo contesto la notizia pubblicata dal Giornale dello Spettacolo ci riporta ad una drammatica realtà della quale i più si erano quasi dimenticati: la cultura e la creatività sono considerate due attività che producono ricchezza, almeno in Europa, e per questo motivo sono finanziate.  Il nostro nuovo governo appena insediato, finora si è guardato bene dal pronunciare simili stranezze. Non si è fatto ancora cenno alle politiche culturali che ci aspettano nei prossimi mesi.<br />
L’Europa invece investe 1,8 miliardi di euro nei prossimi 7 anni per finanziare la cultura e la creatività (quasi il 40% in più!) e ci sembrano talmente tanti che i dettagli sembrano scomparire.<br />
In definitiva in Europa ci sono oltre 502 milioni di persone, è come spendere 3,60 € a testa nei prossimi 7 anni. I fondi si orienteranno molto di più a settori produttivi industriali (come il cinema, l’audiovisivo, la moda, ecc.) e meno al patrimonio (musei, biblioteche, ecc.) o allo spettacolo (musica, danza, teatro, ecc.). Qualche protesta in Europa c’era stata ancora prima di questo annuncio e i dati appena pubblicati non fanno altro che confermare le preoccupazioni espresse da molti stakeholders (uno fra tutti l’European Cultural Foundation),  in particolare si era già osservato lo squilibrio interno cui ho accennato.<br />
In ogni caso la notizia dovrebbe aprire, almeno in Italia, altri argomenti di dibattito: non basta sapere quanti soldi ci sono e cosa andranno a finanziare piuttosto bisognerebbe capire come ci si attende che tali risorse portino sviluppo e reddito, si tratta quindi anche di monitorare i finanziamenti concessi e di capire quanto hanno effettivamente contribuito a creare ricchezza. Un secondo argomento di dibattito, forse meno attuale ma altrettanto importante, sarebbe capire se i nostri rappresentanti, in Europa e non, abbiano intenzione di finanziare solo beni e attività culturali che producono reddito a breve termine. Infine bisognerebbe capire quanti di questi finanziamenti finiranno nelle casse italiane vista la nostra incapacità di rastrellare risorse europee.<br />
Così come per i Titoli di Stato abbiamo anche una buona abbondanza di patrimonio culturale. Non sarà il caso di preoccuparsi di calcolare anche uno “spread culturale” cioè un differenziale tra il valore dei nostri investimenti in cultura e quello dei nostri partners continentali?<br />
<em>Giulio Stumpo è economista</em></p>
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		<title>La cultura non va in crisi di Michele Trimarchi</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 11:38:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Trimarchi Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche la statistica può sorprenderci. Da un paio d’anni i dati relativi alla domanda di cultura spiazzano gli analisti: sembra che tutto crolli, eppure la domanda di esperienze culturali nei musei e nei teatri, l’acquisto di opere d’arte, le aste di fotografie, video e dipinti contemporanei, registrano una crescita inedita e certamente inaspettata. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-81912" title="cultura" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/cultura.jpg" alt="" width="275" height="183" />Anche la statistica può sorprenderci. Da un paio d’anni i dati relativi alla domanda di cultura spiazzano gli analisti: sembra che tutto crolli, eppure la domanda di esperienze culturali nei musei e nei teatri, l’acquisto di opere d’arte, le aste di fotografie, video e dipinti contemporanei, registrano una crescita inedita e certamente inaspettata.<br />
Evitiamo di farci intrappolare nei luoghi comuni (“la cultura non si mangia”) e ragioniamo senza pregiudizi. Nel mondo che si sta estinguendo, la cultura è stata il fronzolo muscolare di una borghesia proterva e convinta di aver trovato la verità; simbolo di status, sintomo di eccellenza, segno di superiorità, quella cultura è stata foraggiata dal denaro pubblico, è stata di fatto esentata da qualsiasi valutazione critica, ed è stata biecamente collocata nella pista della rincorsa al successo: dalle mostre blockbuster ai concerti dei tre tenori, purché ci fosse un pubblico vasto e possibilmente genuflesso, sembrava che anche la cultura adottasse le opzioni manifatturiere.<br />
Il mondo va altrove, per fortuna. E il desiderio di bellezza, già emergente negli scorsi anni e ben più eclatante in tempi di vacche magre, disegna la nuova mappa della società contemporanea e futura; magari si può fare a meno di capi griffati, di vacanze artificiali, di auto ingombranti; ma se ci priviamo della cultura perdiamo l’unico vero specchio cui riferirci per capire chi siamo.<br />
Certo, il fenomeno è complesso, ma qualche ipotesi si può fare. Va detto che solo per pochi (e in via di estinzione) l’acquisto di un’opera d’arte è un investimento finanziario; possiamo anche conoscere la curva delle quotazioni, ma nessuno può più valutarne con certezza l’evoluzione futura; i musei stanno perdendo il ruolo di certificatori di qualità, l’arcipelago creativo si muove e dunque produce molti segnali talvolta contraddittori, il pubblico più attento guarda più alla partecipazione che non alla proprietà. L’arte e la cultura (dai quadri agli e-books, dalla musica alla danza) sono diventati (finalmente!) la risposta più acuta e appropriata alla nostra ricerca di senso, ossia di direzione. Dove andiamo? Che cosa guardiamo? In che modo viviamo?<br />
Il coagulo di idee e desideri che risiede nel cuore delle opere d’arte e dei prodotti culturali è l’unica possibile guida che può accompagnarci fuori da un mondo ormai putrefatto e verso orizzonti tutti da esplorare. La cultura, in questo senso, è il paio d’occhiali che ci aiuterà a renderci conto e dunque a fare le nostre scelte; se mancasse rimarremmo paralizzati dalla nostalgia. Ecco perché la società e gli individui che la forgiano sono così attratti da quello che sembrava un sistema minoritario e straccione, e che adesso appare in tutta la sua complessa potenza: è l’unica cosa che descrive con eloquenza la natura umana e le sue dinamiche; è l’unica attività che distingue gli umani dal resto del regno animale; linguaggio, gerarchie, dominio, lotta, seduzione, responsabilità: ogni specie animale ne è caratterizzata; soltanto la specie umana ha la cultura e il desiderio di bellezza come simbolo e atmosfera. Teniamocela stretta.</p>
<p><em>Michele Trimarchi è Professore di Analisi Economica del Diritto all’Università di Catanzaro</em></p>
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		<title>Se il lavoratore (culturale) si fa carico dell’impresa di  Emilio Cabasino </title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 12:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cabasino Emilio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando ero adolescente, mio nonno, Emilio Crespi, stimato direttore generale della Snia Viscosa fino ai primi anni ’70 del secolo scorso, mi illustrava con passione una proposta che portava avanti negli ultimi anni della sua carriera professionale, in merito all’opportunità di responsabilizzare i lavoratori nei confronti del buon funzionamento dell’azienda. Da appunti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-81342" title="forzamaggiomusicale" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/forzamaggiomusicale.jpg" alt="" width="303" height="229" />Quando ero adolescente, mio nonno, Emilio Crespi, stimato direttore generale della Snia Viscosa fino ai primi anni ’70 del secolo scorso, mi illustrava con passione una proposta che portava avanti negli ultimi anni della sua carriera professionale, in merito all’opportunità di responsabilizzare i lavoratori nei confronti del buon funzionamento dell’azienda.<br />
Da appunti e documenti che ho trovato recentemente nelle sue carte ho capito che si trattava, in particolare, di impostare una modalità di calcolo che permettesse al lavoratore di “percepire una percentuale degli utili risultanti dalla differenza fra l’ammontare dei costi di trasformazione del prodotto ed il totale delle spese effettivamente sostenute (costo effettivo)”.<br />
Tale sistema non avrebbe reso i lavoratori coinvolti nell’utile di impresa (non sempre necessariamente in positivo), ma nel buon andamento industriale, mitigando, ove possibile la conflittualità sociale e favorendo il migliore rendimento della produzione. Egli era il nipote del fondatore e figlio del realizzatore del massimo sviluppo del progetto industriale del cotonificio di Crespi d’Adda, unico sito di archeologia industriale del paese ad essere iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO e fin da piccolo ne aveva respirato i valori etici, estetici e ambientali, caratterizzati da un approccio umanistico del rapporto tra imprenditore/impresa e benessere dei lavoratori, che hanno motivato il riconoscimento dell’organizzazione internazionale.<br />
La notizia della settimana scorsa dell’apporto che i <a href="http://www.tafter.it/2011/11/08/teatro-i-lavoratori-del-maggio-musicale-fiorentino-cedono-quote-del-tfr-per-risanare-il-teatro/">lavoratori del Maggio Musicale Fiorentino </a>forniranno  ai costi di risanamento del teatro mi ha fatto tornare in mente quei discorsi del nonno e fatto ragionare su un ingrediente che manca in gran parte delle istituzioni culturali nostrane pubbliche: l’incentivo alla produttività, molla ed alimento essenziale per incrementare e nutrire la motivazione.<br />
Le maestranze saldamente sindacalizzate dei nostri musei pubblici, come quelle degli enti lirici, ad esempio e l’incapacità politica e amministrativa di snellire le procedure di gestione e rendere effettivamente autonome le istituzioni in questione sono un chiaro esempio di blocco funzionale di un sistema che, dopo la sua paralisi totale non potrà che portare alla sua morte e decomposizione. Al contrario, l’encomiabile gesto dei lavoratori fiorentini ci fa ben sperare nell’esistenza di esempi virtuosi, che dovranno necessariamente essere replicati se vorremo rinnovare il settore culturale e sviluppare  opportunità di crescita e occupazione ad esso legate. E questo dovrà realizzarsi in forme di autonoma e sporadica iniziativa  almeno sino a quando l’attuale inadeguata classe politica italiana non sarà capace di impostare politiche di settore diffuse e condivise, in cui pubblico e privato riusciranno ad essere mutualmente responsabili della vita delle nostre istituzioni culturali. </p>
<p><em>Emilio Cabasino è docente di economia della cultura all’Università della Tuscia</em></p>
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		<title>Tecnici al Governo di  Stefano Monti </title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 12:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monti Stefano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono delle cose che sono scritte e che è naturale che accadano. Ad Aprile del 1993 Carlo Azeglio Ciampi venne chiamato a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio di un governo Tecnico di transizione, primo non parlamentare della storia della repubblica. Anche lì, come oggi, emersero polemiche sulla carenza di rappresentatività [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-80999" title="repubblicaitaliana" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/repubblicaitaliana.jpg" alt="" width="226" height="209" />Ci sono delle cose che sono scritte e che è naturale che accadano. Ad Aprile del 1993 Carlo Azeglio Ciampi venne chiamato a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio di un governo Tecnico di transizione, primo non parlamentare della storia della repubblica.<br />
Anche lì, come oggi, emersero polemiche sulla carenza di rappresentatività popolare. Così come allora, lo stato nelle vesti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ritenuto che in una situazione di così grave e profonda crisi fosse necessario rivolgersi ad una figura di spicco internazionale, rispettato dagli ambienti politici ed economici europei e non.<br />
Così come allora l’operazione che prima fra tutte richiedeva priorità d’azione era il contenimento dell’enorme debito pubblico in quel caso obbligato rispetto ai parametri imposti a Maastricht. Carlo Azeglio Ciampi ha rappresentato, in seguito, il nostro paese come Presidente della Repubblica ottenendo un gradimento dalla popolazione Italiana superiore a qualsiasi altro presidente precedente e forse solo Pertini riuscì ad eguagliarlo a livello di carisma e personalità. Ci sono cose che accadono: ecco questo doveva accadere, doveva esserci una profonda crisi economica e di valori per riuscire ad avere una figura di così alto valore a presiedere il futuro governo e sono quasi certo che il suo operato, come ieri ha ripetuto in conferenza stampa, sarà pieno di sacrifici, ma non grondante di sangue per le tasche degli italiani. Saprà, senza dubbio, ritagliarsi una strada importante alla Presidenza della Repubblica, quella che mai sarà percorsa invece dal presidente uscente Silvio Berlusconi.<br />
In fondo non dimentichiamo che fu proprio il primo governo Berlusconi a indicare Mario Monti come candidato per la nomina a commissario europeo. I due uomini, a pensarci bene, non sono poi così distanti.<br />
Apparentemente diversi ma entrambi conservatori e moderati. Credo che le scelte del futuro governo saranno profondamente conservatrici (la possibile nomina di Settis ai Beni Culturali ne è la prova) e sapranno accontentare le due ali delle politica con due vice presidenze e con ministri tecnici che potranno operare in un modo altrimenti impossibile per ministeri politici. La considerazione su tutto questo è che non c’è una sconfitta a destra o a sinistra, c’è solo una profonda sconfitta della politica incapace ormai di operare senza il coraggio di affrontare scelte impopolari e soprattutto di una nazione che è stata incapace di essere coesa ed è scesa in piazza per manifestazioni giuste ma non sempre riuscite. Ci sono cose scritte e che è naturale che accadano.</p>
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		<title>Diritti d&#8217;autore sui trailer. Cui prodest? di Paolo Bergmann </title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 09:56:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bergmann Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con una opinabile interpretazione del proprio ruolo la SIAE, la “collecting society” italiana, asserendo di attuare un protocollo stilato con Anica e Agis (dai contorni non chiarissimi) ha emanato una tabella di “contributi a forfet” e sollecitato vari siti internet a “regolarizzarsi” circa il pagamento dei diritti di autore sulle musiche contenute nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-78175" title="cinema" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/cinema.jpg" alt="" width="271" height="179" />Con una opinabile interpretazione del proprio ruolo la SIAE, la “collecting society” italiana, asserendo di attuare un protocollo stilato con Anica e Agis (dai contorni non chiarissimi) ha emanato una tabella di “contributi a forfet” e sollecitato vari siti internet a “regolarizzarsi” circa il pagamento dei diritti di autore sulle musiche contenute nei “trailer” di film messi in rete.<br />
Questa nuova pretesa è assimilabile ad una imposta che colpisce con addebiti da 200 a 4000€ annui i siti di informazione e portali di sale (o multisala) di proiezione. Gli operatori hanno già evidenziato macroscopiche disparità di trattamento tra le sale singole e i titolari di multisala in più città, per i quali anche la massima tariffa è modesta cosa.</p>
<p>Ma il tema impatta perfino semplici blog e siti di approfondimento culturale, privi di scopo di lucro, dediti ad informazione e cultura, per la cui impostazione questo balzello appare invero abbastanza inspiegabile.<br />
Stupisce questa richiesta di contributo su un prodotto (il trailer) che per sua natura non costituisce “opera” ma richiamo di attenzione verso l’opera (il film). <br />
Chi scrive riterrebbe più adatto che ogni riproduzione di porzioni di brani musicali nei traile debba configurarsi come libera utilizzazione per la meritevolezza intrinseca delle finalità culturali ed informative come riconosciuto da molti ordinamenti giuridici, tra cui il nostro.<br />
Il Trailer, insomma, non è riconducibile all’opera, ma ne costituisce una summa ragionata, ha valenza icastica, altri scopi, assolve a differenti funzioni, degne di tutela. <br />
In letteratura, uno strumento dagli analoghi effetti è stato da tempo ideato per consentire ai consumatori un approccio informato e consapevole al “prodotto” letterario.  È il risvolto di copertina, offerto alla libera utilizzazione, riporta un breve stralcio o un sunto del libro, poche righe biografiche dell’autore, magari un suo ritratto.  Senza questi elementi, l’acquisto sarebbe azzardo.<br />
Oppure ci si potrebbe affidare ad informazioni reperite in rete, a recensioni letterarie su blog, “postate” liberamente dai lettori. <br />
Quanto Siae ora pretende, punirebbe insomma in seconda battuta proprio il consumatore del prodotto che il trailer intende – invece – meglio far conoscere, innescando quindi un circolo vizioso, dagli effetti paradossali. <br />
Ma una domanda finale  – impertinente forse – sia elemento di riflessione.  Gli autori delle musiche di scena, nei film, sono già, e ampiamente, protetti dai contratti “blindati” conclusi con il produttore del film, e meglio remunerati in funzione del successo del film stesso.  Quindi non è agli autori delle musiche del film che giova questa nuova normativa.  Lascio al lettore immaginare quindi “cui prodest”…</p>
<p><em>Paolo Bergmann è avvocato esperto in diritto d’autore</em></p>
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		<title>Pompei: dal sistema pubblico al monopolismo privato di Tsao Cevoli</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 09:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tsao Cevoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi mesi Pompei è al centro di una vorticosa serie di tensioni: nuovi crolli, walzer di nomine e supercommissioni, scarico di responsabilità tra politica e amministrazione del sito, promesse di imminenti finanziamenti europei , conflitti per assicurarsene la gestione, promesse di nuove assunzioni,  e l’inarrestabile emorragia di risorse umane prodotta dai quotidiani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-80356" title="pomp" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/pomp.jpg" alt="" width="206" height="201" />In questi mesi Pompei è al centro di una vorticosa serie di tensioni: nuovi crolli, walzer di nomine e supercommissioni, scarico di responsabilità tra politica e amministrazione del sito, promesse di imminenti finanziamenti europei , conflitti per assicurarsene la gestione, promesse di nuove assunzioni,  e l’inarrestabile emorragia di risorse umane prodotta dai quotidiani pensionamenti. Non mancano infine le spinte alle privatizzazioni dei servizi e su di essi l’ombra delle grandi lobbies economiche pronte a sostituirsi a uno Stato che si presume non possa farcela da solo o che è stato deliberatamente ridotto a non farcela da solo per un profitto sicuro e a basso rischio.<br />
E’ in un simile panorama che nascono pasticci come il bando emanato nel 2010 dall’allora Soprintendente Giuseppe Proietti, con il quale la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei intende affidare ad un unico gestore privato tutti i cosiddetti “servizi aggiuntivi” presso gli scavi di Pompei: marketing, accoglienza, informazione, orientamento, biglietteria, controllo accessi, guardaroba, prenotazione, prevendita, audioguide, whisper, didattica per le scuole, gestione sito internet e “visite guidate”, inserito nel bando in virgolettato e tra parentesi ad esplicare la curiosa ufficiale dicitura di “accompagnamento didattico per singoli e/o gruppi”, palesemente creata ad arte per aggirare le normative regionali e nazionali sul turismo e sulle professioni turistiche. Un bando su cui oggi piomba un’interrogazione parlamentare, presentata al Ministro Giancarlo Galan dalla Sen. Diana De Feo. E non a caso.<br />
Attualmente a Pompei le visite guidate vengono effettuate da Guide Turistiche abilitate dalla Regione Campania, e riorganizzate in presidi, presso l’area archeologica, istituiti dal Commissario straordinario Fiori,  soltanto nel 2010.  Un’indagine statistica dello scorso settembre curata dall’Associazione Nazionale Archeologi insieme all’Associazione Guide Turistiche Campane sulle guide turistiche operanti a Pompei ha rilevato che in maggioranza si tratta di professionisti laureati in lingue o archeologia. Elevata è, in particolare, la presenza degli archeologi: il 54% laureati in Archeologia, e di queste oltre la metà (57%) in possesso di un titolo di studio superiore alla laurea. Si tratta in gran parte di giovani entrati in questo settore lavorativo grazie al cosiddetto Decreto Bersani che nel 2008 ha dato ai laureati in archeologia e in storia dell’arte l’opportunità di conseguire l’abilitazione allo svolgimento della professione di guida turistica e che di recente è stato abolito. Dunque con un provvedimento profondamente illiberale e travalicando le sue stesse tradizionali competenze, la Soprintendenza, con questo Bando, offre in blocco ad un monopolista privato un servizio sinora in regime di libera concorrenza, seppur coordinato da un regolamento emanato dalla stessa Soprintendenza. Il rischio è quello che questi liberi professionisti iperqualificati e con diversi anni di esperienza vengano sostituiti con giovani con contratti precari, insomma con lavoratori “usa e getta”, come avviene già in moltissimi musei e luoghi di cultura statali italiani, che si reggono sul lavoro precario e sottopagato dei co.co.pro o addirittura gratuito degli stagisti.<br />
Pompei è solo la punta dell’iceberg di un mondo dei beni culturali in cui è in atto silenziosamente da anni un processo di privatizzazione sui generis. In questo caso, c’è in ballo un sito archeologico che ha circa 2 milioni e mezzo di visitatori e incassa circa 25 milioni di euro ogni anno. Un sito che non ha nemmeno bisogno di farsi pubblicità per raggiungere questi risultati, gli basta già la sua fama nel mondo. Pompei è insomma, per qualsiasi privato, un investimento a basso costo e a basso rischio, con profitti elevati, facili e sicuri.</p>
<p><em>Tsao Cevoli è presidente dell&#8217;Associazione Nazionale Archeologi</em></p>
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		<title>Un nuovo Tafter di  Stefano Monti </title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 11:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monti Stefano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono stati tanti nuovi “Tafter” in questi cinque anni di vita: ogni volta abbiamo deciso di cambiare qualcosa per rendere il nostro lavoro sempre più utile, più approfondito e anche più bello esteticamente per voi che da tanti anni ci seguite con costanza e regolarità. Ogni volta ci siamo rimessi in gioco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/logoaprop3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-78709" title="logoaprop" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/logoaprop3.jpg" alt="" width="294" height="194" /></a>Ci sono stati tanti nuovi “Tafter” in questi cinque anni di vita: ogni volta abbiamo deciso di cambiare qualcosa per rendere il nostro lavoro sempre più utile, più approfondito e anche più bello esteticamente per voi che da tanti anni ci seguite con costanza e regolarità.<br />
Ogni volta ci siamo rimessi in gioco puntando ad un’informazione in grado di raccontare e descrivere nel modo più corretto i cambiamenti e le trasformazioni della società, cercando di semplificare tematiche e processi a volte ostici.<br />
Continueremo su questa strada, descrivendo gli avvenimenti che ruotano intorno al mondo della cultura, del turismo, dell’innovazione e della creatività. Cosa troverete di nuovo, dunque? Un’informazione presentata in modo più fruibile, che dia la possibilità di girare tra le tante sezioni della webzine in modo sempre più veloce ed intuitivo. Troverete più appuntamenti, più opportunità, più interviste, più articoli e soprattutto molte più immagini. I nostri editorialisti saranno ancora più pungenti ed efficaci e, attraverso i loro punti di vista, riusciranno a dare una dimensione alle problematiche che questo paese non riesce a superare e alle opportunità che non riesce a cogliere pienamente.<br />
Sì, abbiamo deciso di rischiare proprio ora, proprio in questo momento di profonda crisi per il nostro paese e per la vecchia Europa, ancora incapace di darsi un&#8217;identità unica. Per questo il nostro giornale sarà anche più internazionale, con tante notizie dal mondo che ci aiuteranno a capire come siamo visti e percepiti all&#8217;estero e come gli altri Paesi stanno interpretando il cambiamento. Parleremo di come il nostro modo di “vivere la cultura” ancora influenzi molti altri paesi e cercheremo di raccogliere esperienze che riescano a trasmettere ai nostri giovani come si possa ancora produrre cultura, non arrendendosi a vivere solo di quella che ci è universalmente riconosciuta. Speriamo in questo modo di raccontare l&#8217;Italia che ha voglia di crescere, di cambiare, di rischiare. Questo è Tafter e questo sarà Tafter nei futuri anni: un luogo di confronto e di crescita, uno strumento al servizio dei cittadini di tutto il mondo.</p>
<p><em>Stefano Monti è il direttore editoriale di Tafter.it</em></p>
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		<title>Ritrova l&#8217;arte che avevi messo da parte di  Francesco Cascino </title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 10:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cascino Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di ...]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<category><![CDATA[Economia della Cultura]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-78179" title="artesalvainflazione" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/artesalvainflazione.jpg" alt="" width="268" height="201" />E dunque ritrovano <a href="http://www.tafter.it/2011/10/28/arte-rinvenuto-in-un-armadio-un-velazquez-da-3-milioni-di-sterline/" target="_blank">un Velasquez che stavano per svendere a 300 Sterline </a>e ci guadagnano 3 milioni di Euro; si sono dovuti rivolgere a degli esperti, naturalmente. In questo caso non avrebbero potuto fare altrimenti. Ma se invece di sciupare il tempo e l’intelligenza davanti alla TV, al Grande Fardello, alle bufale di Stato e alle pericolose banalità dei Network commerciali, le persone ritrovassero quello che dicono di avere come valore primario, almeno in Italia, cioè l’arte, e si sforzassero di approfondire i motivi per cui è considerata una disciplina così importante strategica e vitale? Risolveremmo il problema delle masse allo sbando, della decadenza culturale, dei bambini allevati dal telecomando, dell’enorme distanza della gente dal Presente e, come dimostra la storia del Velasquez, della crisi economica. Proprio della crisi, senza se e senza ma.<br />
La centralità dell’arte moderna e contemporanea appare evidente a diversi livelli d’analisi ed esiste una relazione tra crisi, futuro, sviluppo e cultura.</p>
<p>Con un mercato in crescita costante dal Novembre 2004, le cifre dell’arte sono decisamente cambiate ed alcuni artisti contemporanei hanno visto alzarsi le loro quotazioni in maniera esponenziale. Le aste delle maggiori case internazionali registrano continui record: al 2004 ad oggi, si è passati da una media di 6 milioni di dollari battuti per ogni sessione, ad una media di 250 milioni di dollari a sessione. Si tratta sostanzialmente di un mercato che registra una crescita verticale e continua, che rappresenta spesso anche un ottima fonte di investimento per i soggetti che sanno leggerne tempestivamente e con rigore le tendenze. Questo basterebbe a qualunque Ministro dell’economia del terzo Paese del mondo per spesa sull’arte (l’Italia), per fargli decidere di ABBASSARE l’IVA e aumentare la defiscalizzazione delle liberalità devolute a favore della cultura: ne deriverebbero un gettito fiscale e una crescita culturale interna enormi, per i singoli e per la collettività. Invece burocrati di Stato e politicanti di serie B non sembrano avere la minima capacità di intercettare questa nuova ricchezza e questo enorme flusso di capitali; colpa della borghesia conservatrice, certo, ma anche della percezione popolare dell’artista come genio sregolato, concetto totalmente contrapposto a quello dell’artista come professionista che, invece, nei Paesi evoluti è ormai regola acquisita. Com’era in Italia fino alla rivalsa degli ignoranti al potere.<br />
La cosa interessante, per chi usa collegare occhi e cervello, è che i benefici di un vero sistema basato SULLA FORMAZIONE E LA COMPETENZA è l’unica soluzione alla decadenza e alla perdita di occasioni. L’arte e la cultura sono beni propri dell’intelligenza, sono direttamente collegate all’evoluzione e sono la chiave per uno sviluppo intellettuale, umano ed economico che non ha paragoni. Solo bisogna prestare attenzione alle regole: l’arte è una disciplina, non un hobby, per cui richiede CONOSCENZA, ESPERIENZA, PROFESSIONISTI oltre che impegno, serietà e aggiornamento continuo. Richiede un Paese attento e consapevole, giornalisti che non badano all’audience (il Brasile ha la terza rete pubblica e gratuita dedicata completamente all’arte) e persone che sappiano difendere le radici, dalle quali prendere la linfa per garantire un futuro intelligente e ambizioso ai propri figli.</p>
<p>Mai come in questo periodo, la distrazione è sinonimo di distruzione.<br />
<em>Francesco Cascino è Presidente Associazione No Profit Arteprima </em></p>
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