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	<title>Tafter &#187; Di Lucia Deborah</title>
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	<description>Cultura è Sviluppo</description>
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		<title>www.enjoyeverywhere.com</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 10:41:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Informazioni aggiornate in tempo reale su arte e musica, teatro e cinema, vita notturna e divertimenti, ma anche travel di ben 21.000 città del mondo.  Si tratta di www.enjoyeverywhere.com, una piattaforma georeferenziata che aggrega contenuti del web ben funzionante. Ed è solo alla sua versione beta testing pubblico…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-30152" title="enjoyeverywhere" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2010/01/enjoyeverywhere-300x213.jpg" alt="enjoyeverywhere" width="300" height="213" />Ben 21mila città mappate in una cartina che indica opportunità e luoghi di consumo culturale e non solo. È <a href="http://www.enjoyeverywhere.com/">www.enjoyeverywhere.com</a>. Non è altro che un aggregatore georeferenziato di contenuti del web ma davvero ben fatto. Insomma non è il solito sito mal funzionante che propone “pacchetti personalizzati”. Alla piattaforma, creata nel settembre dello scorso anno, si accede attraverso una mappa georeferenziata del mondo, mediante la quale si può viaggiare da un capo all’altro del globo in pochi click. Opzione satellite o mappa? Si sorvolano continenti e mari e si può scegliere la città in cui “atterrare”. Già dal primo contatto con l’homepage il programma individua la località dalla quale ci si connette, identificando la propria città con una nuvoletta rosa recante la scritta ME. In basso a destra indicazioni sul tempo che fa e in alto a sinistra della schermata le opzioni di navigazione. Il bello inizia quando si arriva alla città prescelta. State cercando un ristorante a Roma o volete sapere qual è la proposta di vita notturna a New York? Avete programmato di andare a breve a Tokyo e state cercando un albergo? Tutto quello che avete in mente di fare che concerne consumi culturali e il settore travel è fattibile con qualche click.<br />
Enjoyeverywhere è dunque una vera e propria guida on line, che aggregando in tempo reale le informazioni di decine di fornitori certificati, propone soluzioni gratuite per il tempo libero e per soddisfare le proprie curiosità.<br />
Non solo indicazioni su eventi ma anche su luoghi fisici, dai ristoranti agli alberghi, con tanto di recensioni e foto degli utenti. E pensare che la versione di Everywhere attualmente on line è ancora in fase beta testing pubblico. Diamo il nostro contributo e partiamo…almeno virtualmente.</p>
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		<title>Lavorare come guida turistica in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 11:24:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le guide turistiche italiane manifestano contro il pericolo imminente che il governo modifichi la legislazione vigente nel settore istituendo una figura professionale della guida nazionale che sostituirà la guida provinciale. Perché le guide turistiche non sono d’accordo, cosa propongono per la salvaguardia della professione e quali proposte per i futuri professionisti: lo racconta a Tafter Francesca Duimich, la Presidente della Confesercenti guide turistiche-Federagit Roma…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-29953" title="visita_guidata1" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/12/visita_guidata1.jpg" alt="visita_guidata1" width="346" height="232" />Intervista a Francesca Duimich – Presidente della Confesercenti guide turistiche (Federagit Roma)</strong></p>
<p><strong>Il 10 e il 16 dicembre le guide turistiche italiane hanno manifestato contro il pericolo imminente che il governo modifichi la legislazione vigente nel settore istituendo una figura professionale della guida nazionale che sostituirà la guida provinciale. Sarebbe un adeguamento a recenti normative europee, nello specifico alla direttiva 2066/123/CE. Perché non siete d’accordo e qual è la proposta?<br />
</strong>Nella direttiva europea 123 (la cosiddetta Bolkenstein) un articolo afferma che tutte le autorizzazioni devono avere validità nazionale. Ma è già stato dimostrato che la nostra professione non ricade sotto il regime delle “autorizzazioni” ma delle “abilitazioni professionali”. Noi ricadiamo sotto la direttiva 36 che riguarda le professioni ed è già stata recepita dall’Italia. La direttiva 36 ha regolamentato due diritti europei: il primo è il diritto di stabilimento, che consente ad una guida turistica europea di potersi stabilire in un altro Paese membro. L’Europa riconosce che la guida turistica è una professione caratterizzata da una specificità territoriale; si prevede quindi per la guida un’integrazione della formazione. L’altro diritto che la 36 riconosce è quello della prestazione temporanea. La 123 fa salve le misure della direttiva 36 sulle professioni, che non avevano abolito la competenza territoriale.<br />
In un  paese come l’Albania o come l’Irlanda è forse possibile lo status di guida nazionale, ma in un Paese come l’Italia non è pensabile. Un recente censimento dei beni culturali ne ha enumerati oltre 200mila. In alcune Province, come quella di Roma per esempio, non basta una vita intera per conoscere compiutamente tutto il patrimonio culturale esistente. Estendere la competenza da provinciale a nazionale significa permettere che una guida turistica fornisca un servizio di scarsa qualità, che non sappia rispondere a molte domande, che la prestazione, da specializzata diventi generica. È per questo che ci opponiamo.<br />
La direttiva 123 inoltre fa salvi quelli che sono chiamati “motivi imperativi di interesse generale”. Una sentenza della Corte di Giustizia europea del 1991 include tra questi “motivi” la valorizzazione del patrimonio nazionale storico e la corretta divulgazione delle conoscenze sul patrimonio artistico e culturale. Nella direttiva 123 sono anche salvaguardati principi quali la promozione delle diversità culturali regionali e la tutela dei consumatori, varie volte ripetuto e sottolineato. La direttiva prevede che alcune professioni presentino delle specificità. <br />
L’Europa, tramite il C.E.N. (Comitato Europeo di Normalizzazione) ha definito la professione di guida come avente caratteristiche territoriali. Vari atti europei riconoscono come diverse le professioni della guida e dell’accompagnatore. L’accompagnatore viaggia insieme al gruppo, ha  una formazione professionale che comprende competenze di tecniche turistiche, non gli è riconosciuta la competenza territoriale. </p>
<p><strong>Ci sono già stati tavoli tecnici con il ministro Brambilla o con Ronchi, per la discussione delle vostre motivazioni?<br />
</strong>Nonostante numerose lettere inviate alla loro attenzione, non siamo stati mai ricevuti dai Ministri. Abbiamo avuto un incontro con  il vice capo gabinetto del Dipartimento Turismo, in settembre.  Solo con l’inizio della mobilitazione, c’è stato un orecchio più attento. E’ stato aperto un tavolo tecnico di confronto e il 22 dicembre siamo stai ricevuti dai funzionari del Dipartimento Turismo.</p>
<p><strong>Entro quanto dovrebbe essere recepita in Italia la direttiva 123?</strong><br />
Dovrebbe esserlo entro il 28 dicembre, ma probabilmente il decreto legislativo di recepimento slitterà un poco. Siamo riusciti ad ottenere che nel decreto legislativo di recepimento della Direttiva 123 non sia scritto nulla sulle guide turistiche.<br />
E’ stato presentato alla Camera dall’On. Fabio Granata un disegno di legge di riordino della professione, in cui ci riconosciamo.<br />
Il Dipartimento Turismo ha deciso di avviare in tempi brevi il riordino della legge sulle professioni turistiche, non solo quella di guida. Abbiamo ricevuto garanzia che questo avverrà consultando le associazioni e i sindacati di categoria maggiormente rappresentativi a livello nazionale. I contenuti di tale legge di riordino sono tutti da stabilire. Noi siamo convinti che il diritto europeo non richiede cambiamenti sostanziali dell’ordinamento giuridico italiano in materia. Ma il Dipartimento delle Politiche Comunitarie afferma che l’Europa richiede delimitazioni diverse delle competenze territoriali delle guide. Il confronto è aperto.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-29952" title="guida_venezia" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/12/guida_venezia.png" alt="guida_venezia" width="300" height="200" />Pensa ci siano dei motivi che possano generare una pressione dall’esterno affinché il recepimento della 123 possa indurre questo ordine di difficoltà per le guide turistiche?<br />
</strong>I grandi Tour Operator europei, le grandi multinazionali del turismo, con le loro associazioni di categoria, dal 1986 premono sulle istituzioni europee ed italiane per far effettuare tutte le visite guidate non dalle guide, ma dai loro capo-gruppo di passaggio, non lasciando quindi alcun beneficio alle comunità locali, né versamenti fiscali o previdenziali. I Beni Culturali dell’Italia devono costituire una risorsa per il nostro paese.</p>
<p><strong>Per capire l’ordine di grandezza dell’impatto sui lavoratori del settore in Italia, quante sono le guide turistiche nel nostro Paese?</strong><br />
Nel 2007, a seguito della legge 40 Bersani, è stato reso più facile l’accesso alla professione. Prima della Bersani eravamo circa 10mila. In questi due anni sono stati rilasciati molti nuovi tesserini. Posso stimare che siamo 15mila. Il rilascio del tesserino non garantisce tuttavia l’inserimento nel mondo del lavoro.</p>
<p><strong>Quale percorso di formazione professionale è necessario per accedere alla professione?</strong><br />
Il percorso varia da regione a regione. Per lo più è previsto un esame di abilitazione provinciale. Alcune regioni hanno previsto un corso preparatorio all’esame, come in Toscana.<br />
L’Europa, tramite il C.E.N., ha approvato nel 2008 uno Standard minimo di formazione delle guide turistiche (EN 15565 – 2008). Alla formazione concorrono numerose materie: una guida deve sapere illustrare il territorio di esercizio nei suoi molteplici aspetti che includono la storia, la storia dell’arte, l’archeologia, l’architettura, il paesaggio, le istituzioni sociali e politiche del paese visitato e tutte le manifestazioni che contribuiscono a formare l’identità culturale di un territorio. Il C.E.N. riconosce importanza alle tecniche di comunicazione, alla gestione dei gruppi, alle tematiche interculturali. In aggiunta alle conoscenze teoriche, largo spazio è dato al training tecnico-pratico. Il C.E.N. prevede, al fine di “creare comprensione reciproca”, una padronanza fluente e non meramente scolastica di almeno una lingua straniera.<br />
La suddetta proposta di legge presentata dall’On. Granata recepisce tale Standard europeo.  Si  prevede la laurea in materie umanistiche come prerequisito. E’ previsto un esame di abilitazione, a seguito di un corso specifico sul patrimonio culturale del territorio dove si intende lavorare.<br />
Il pubblico è molto vario ed esigente in termini di qualità, il 40 per cento delle visite guidate è richiesto da scuole e università. Già ora le guide attualmente abilitate sono quasi tutte laureate.</p>
<p><strong>Praticando la professione, le guide turistiche sono dipendenti o liberi professionisti?<br />
</strong>Siamo dei lavoratori autonomi, con partita Iva. Solo in rarissimi casi ci sono delle guide dipendenti. Il lavoro è precario, stagionale, privo di copertura in caso di malattia o infortunio. Per legge si devono versare contributi INPS. La pensione poi è proporzionale alle somme versate e spesso è molto bassa.<br />
<strong>Quale futuro per il turismo secondo la percezione di un operatore del settore?</strong><br />
Nonostante la crisi dell’anno, c’è stata una certa ripresa a settembre e ottobre. La situazione sembra rimettersi in movimento. Un nodo cruciale è legato alla formazione, non solo degli operatori, ma anche degli amministratori. A lungo non è stata data importanza alla competenza specifica che occorre a chi prende decisioni in materia di turismo. Ormai il turismo è riconosciuto come un settore di attività fondamentale nel nostro paese. Per fornire servizi di qualità, è necessaria maggiore qualificazione a tutti i livelli, non meno.</p>
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		<title>www.climatenetwork.org</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 17:49:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ridurre i cambiamenti climatici è l’obiettivo della CAN - Climate Action Network, rete di ong che riunisce circa 500 associazioni del mondo impegnate per un futuro sostenibile del nostro pianeta. E proprio in questo giorni, mentre a Copenagnen si svolge la 15simaUnited Nations Climate Change Conference, CAN continua a fornire tutte le informazioni necessarie per accrescere il proprio senso critico sull’argomento…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-28993" title="climate network" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/12/climate-network-300x201.jpg" alt="climate network" width="300" height="201" />L’agenda mediatica mondiale di questa settimana è focalizzata su una unica parola d’ordine: cambiamenti climatici. È infatti iniziata oggi la 15simaUnited Nations Climate Change Conference (COP15) a Copenaghen. Fino al 18 dicembre la capitale danese sarà palcoscenico di numerosi incontri su strategie e azioni da mettere in pratica per il futuro del nostro pianeta. Un appuntamento annuale dunque che vede i capi di Stato seduti ad un tavolo globale in nome del Clima. Ha fatto del Clima un motivo di una battaglia incessante e continua, invece, la CAN, che sta per Climate Action Network. Si tratta di un network mondiale che comprende circa 500 ONG che rivolgono le proprie attività alla promozione di azioni, sia governative che individuali, volte a limitare i cambiamenti climatici in favore di livelli ecologicamente sostenibili. La rete mondiale si adopera allo scopo favorendo lo scambio di informazioni, in primo luogo, e attraverso un’azione coordinata delle ONG su strategie sia nazionali che internazionali. All’interno di CAN l’azione unitaria è coordinata da ben 12 network “regionali:  CAN-Australia (CANA), CAN-Canada (RAC-Canada), CAN-Eastern Europe and Eurasia, CAN-Europe, CAN-France (RAC-France), CAN-Latin America (CAN-LA)<br />
CAN-North Africa (RAC-Maghreb), CAN-South Asia (CANSA), CAN-South Africa (SACAN), CAN-South East Asia (CAN-SEA), CAN-United States (USCAN) , CAN-West Africa (West Africa).<br />
Attraverso la navigazione delle pagine del sito web <a href="http://www.climatenetwork.org/">www.climatenetwork.org</a> si può accedere alle numerose informazioni che CAN si adopera a diffondere per accrescere la consapevolezza e la conoscenza sui rischi dei climate change e le opportunità per intervenire. Interessante scoprire il “Three Track Approach” dell’associazione per placare i cambiamenti climatici: protocollo di Kyoto in testa, e a seguire il “Greening”e l’&#8221;Adaptation track&#8221;. Se per i primi due è  di facile intuizione l’intento, per quest’ultimo è necessario fare riferimento all’idea di responsabilità dei paesi industrializzati nei confronti degli stati più piccoli o meno sviluppati: dovranno infatti fornire aiuto e assumersi le responsabilità di “risarcire” i danni di un cambiamento climatico di cui sono i principali artefici e per il quale i paesi “vulnerabili” sono per forza di causa maggiore le vittime. È una questione di responsabilità storica: i paesi cosiddetti industrializzati, avendo ricevuto i maggiori benefici dalla nociva emissione di gas a effetto serra, dovranno per primi iniziare il processo di riduzione delle emissioni.<br />
Dunque, l’associazione CAN è in prima linea per il clima e nel corso nella conferenza di Copenaghen sarà osservatore e protagonista attento delle attività. Non solo continuando a fornire le informazioni agli associati da “inviato speciale”, ma anche “premiando” ogni giorno il paese che si distinguerà nelle negoziazioni con il “Fossil of the day”. Un premio per demerito al capo di stato che si impegnerà con tutte le sue forze a “bloccare” con i suoi no il processo di riduzione dei cambiamenti climatici. Chi sarà il primo? Seguiamo i risvolti delle giornate dal sito.</p>
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		<title>www.nuok.it</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 17:19:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Italiani a New York, è finita l’epoca di Ellis Island e della valigia di cartone. Ora è on line l’Ufficio Immigrazione Creatività Italiana, per tutti coloro che sognano, vivono o semplicemente amano questa città. Numerose opportunità della Grande Mela in un progetto virtuale, per conoscere le ultime tendenze della vita mondana newyorchese, e, soprattutto, per ricevere buoni consigli in ambito di studio e lavoro dagli italiani che a New York vivono già…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-27772" title="nuok" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/11/nuok-300x231.jpg" alt="nuok" width="300" height="231" />Per gli “immigrati” creativi italiani in America c’è un nuovo ufficio collocamento per sbarcare nel mondo del lavoro della Grande Mela. Potrebbe essere definita una Ellis Island virtuale: la differenza è che i nuovi emigranti non arrivano con la valigia di cartone e le scarpe rotte, ma con estro, creatività e genio made in Italy.  Lo spazio dove incontrarsi è <a href="http://www.nuok.it/">www.nuok.it</a> . Di che si tratta nello specifico? E quali sono gli obiettivi di  Nuok? Sono dichiarati nel sito: “Accorciare le distanze, Creare legami e Sostituire le guide”. Tradotto in termini pratici il sito è chiaramente uno strumento online per mettere in contatto l’Italia e il sogno americano legato alla città di New York. È sostanzialmente un portale di informazioni e una community: da una parte uno progetto “editoriale” per fornire agli aspiranti immigrati creativi informazioni sempre aggiornate, interviste e notizie dedicato ai giovani italiani nella Grande Mela; dall’altra una community 2.0 basata sull’interazione tra gli utenti e sulla condivisione di esperienze. Nuok infatti si presenta come un network bilingue che utilizza le reti sociali, come Twitter e Facebook, per mettere in contatto le menti della creatività italiana. La proposta più intrigante del progetto creativo è quello di voler sostituirsi alle tradizionali guide turistiche: considernado che l’ inafferrabile entropia creativa newyorchese è difficile da imprimere su pagine stampate, il sito Nuok si propone di raccontare la città in movimento attraverso la “cronaca” digitale degli avvenimenti e delle iniziative di cui è teatro. Tutte le informazioni su come vivono i giovani italiani a New York, quanti sono e dove si ritrovano, che fanno e, soprattutto, che ricordi si portano al ritorno in Italia, possono essere scoperte in Nuok, sia leggendo le news sia interagendo con la community, che ad oggi conta poco meno di 900 persone. La sezione che permette di cercare per topic le info che interessano è <em>Browse</em>. L’iscrizione ai Feed (<em>Subscribe</em>)consente l’aggiornamento costante.<br />
L’invito a collaborare al progetto è sempre aperto, sia per dare consigli a chi si sta mettendo in viaggio o a chi si sta per trasferire, sia per segnalare posti, negozi o ristoranti. La redazione di Nuok  è raggiungibile all’indirizzo <a href="mailto:touch@nuok.it">touch@nuok.it</a>.<br />
Buona Mela, buona permanenza o buon ritorno.</p>
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		<title>www.culturalazio.it</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 17:25:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le iniziative e le politiche culturali della regione Lazio sbarcano nell’era del web 3.0 con la messa on line di www.culturalazio.it, il sito web che “narra” la cultura del territorio attraverso l’offerta di una miriade di informazioni, accogliendo l’intervento dei cittadini e coinvolgendoli in una esperienza interattiva e tridimensionale...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-27346" title="culturalazio" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/11/culturalazio.JPG" alt="culturalazio" width="288" height="224" />Al Com-Pa 2009 di Milano il nuovo portale dedicato alla cultura della regione Lazio è stato un  apprezzabile protagonista.  E&#8217; stato infatti premiato per la sua ultimissima versione 3.0, classificandosi al secondo posto per la categoria “Percorsi virtuali”, e ottenendo una menzione speciale della giuria per il premio “Canali tematici” all’interno della sezione “La P.A. che si vede”.<br />
Le motivazioni del premio sono individuabili navigando all’interno delle sue pagine, ma anche partecipando attivamente alla comunità territoriale. Rinnovato nella grafica e nei servizi, è ora ancora più ricco di testi, immagini e suoni, pur conservando la sua vocazione originaria di rappresentare un filo diretto sul web con l’assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio.<br />
L’aspetto più coinvolgente del nuovo portale è rappresentato dalla sezione dei “Percorsi virtuali”: accedendovi è infatti possibile vivere un’esperienza interattiva, tridimensionale e “immersiva” nei Grandi Attrattori Culturali del Lazio (Tivoli, Vulci, Fossanova, la Via del Sale, Le Mura Poligonali) di cui è possibile osservare ogni particolare a 360 gradi.<br />
Che dire inoltre dell’accesso alle informazioni geolocalizzate: grazie alle mappe di Google è possibile individuare i luoghi culturali di interesse, creando addirittura il percorso per raggiungerli. Si potrà così individuare cinema, teatri, archivi, biblioteche, musei  oppure siti archeologici e artistici, o anche eventi dislocati su tutto il territorio.<br />
Il portale regionale si apre anche all’user generated content con i canali tematici di Culturalazio Tv, nei quali possono essere ospitati contenuti audiovisivi  prodotti e caricati dagli stessi utenti. Il tutto è possibile attraverso una semplice registrazione.<br />
Il portale, dotato di una sorta di redazione “diffusa”,  costituita sia dagli utenti che da una redazione di funzionari regionali e studenti universitari, è inoltre il primo portale della Pubblica Amministrazione italiana ad aver aperto un canale di discussione fra istituzione e cittadini, attraverso un Blog in cui possono essere liberamente caricati, commentati ed importati sia testi che immagini.<br />
Inoltre, a garanzia della massima trasparenza, nel portale vengono pubblicati tutti i materiali e i documenti resi pubblici come  i bandi, le gare, gli avvisi pubblici dell’assessorato regionale alla Cultura, Spettacolo e Sport.</p>
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		<title>www.museocinema.it</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 11:59:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Innovativo e ricco di informazioni è il rinnovato sito web del Museo Nazionale del Cinema di Torino. Visite virtuali dell’allestimento, accesso gratuito al patrimonio del museo e una miriade di informazioni relative alle visite e alle mostre in corso…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-26973" title="museo nazionale cinema torino" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/11/museo-nazionale-cinema-torino1-300x270.jpg" alt="museo nazionale cinema torino" width="300" height="270" />Una galleria di immagini in movimento su uno sfondo bianco accoglie l&#8217;utente che accede al rinnovato sito web del Museo Nazionale del cinema di Torino (<a href="http://www.museocinema.it">www.museocinema.it</a>). Ora più completo di informazioni, innovativo e soprattutto dinamico e interattivo, divenuto – viene da dire &#8211; degna vetrina on line del museo del cinema più importante d’Italia.<br />
On line da qualche giorno (dal 29 ottobre), il sito web è stato presentato con orgoglio dal direttore del museo, Alberto Barbera, soprattutto per l’offerta totalmente gratuita del patrimonio digitalizzato del museo: dalle centinaia di sequenze video alle oltre 10mila tra immagini, manifesti, fotografie e materiale pubblicitario, oltre che le diverse pubblicazioni. Del patrimonio digitalizzato la punta di diamante è rappresentata dalle migliaia di pagine di riviste dedicate al cinema muto, dedicato certamente a cinefili e appassionati.<br />
Il sito si propone di essere l’interfaccia virtuale del museo, sia dal punto di vista informativo, che da un punto di vista “artistico”. Sì, perché già attraverso la rete è possibile iniziare la visita – o preparasi ad una visita reale – provando la galleria 3D con <em>Vertical Dreams  &#8211; Esplora il museo</em>. Cliccandovi sù si aprono le porte del museo, che si può girare in lungo e in largo anche attraverso l’ascensore della Mole Antonelliana (dove appunto è ubicato). L’allestimento espositivo dello scenografo François Confino riuscirà a stupire anche il visitatore virtuale, che potrà accedere a tutte le sezioni, dall&#8217;Archeologia del cinema alla Macchina del cinema, passando per L’Aula del Tempio o la rampa elicoidale.<br />
Per chi invece è in cerca di informazioni il ricco e usabile menu risponde a qualsiasi domanda. Info su orari e tariffe, acquisto di biglietti on line, o servizi educativi, se non collezioni on line e pubblicazioni. Ora le lingue in cui si può navigare sono, oltre all’inglese, anche spagnolo, tedesco, francese e portoghese, e russo, arabo, cinese e giapponese.<br />
La sezione <em>News</em>, aggiornata quotidianamente, consente di conoscere tutte le iniziative intraprese nel museo e nella Bibliomediateca e cinema Massimo, strettamente collegati.<br />
Insomma, siamo davanti ad una degna interfaccia virtuale della collezione di Maria Adriana Prolo.</p>
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		<title>www.poesiadorsale.it</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 10:51:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poesia dorsale: cos’è ? “La poesia dorsale è un'attività performativa nel senso più ludico del termine”. Si tratta di un’idea di un graphic designer e di una giornalista che consiste nel comporre poesia attraverso i dorsi dei libri. Dal sito si scopre come si fa, attraverso i numerosi esempi illustrati…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-26349" title="poesia dorsale sito web" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/10/poesia-dorsale-sito-web.JPG" alt="poesia dorsale sito web" width="322" height="269" />Provando a guardare la realtà e le cose che ci circondano con un punto di vista diverso si possono fare delle scoperte sorprendenti tanto quanto semplici. È accaduto a Silvano Belloni, graphic designer e fotografo, supportato da Antonella Ottolina, giornalista, appassionata di letteratura, “inventando” la poesia dorsale. Come? Semplicemente mettendo dei libri uno sopra l&#8217;altro in modo che i titoli si concatenino fino a formare dei versi. Si chiama dorsale perché nasce dai dorsi dei libri, non dai titoli. “La differenza è solo visiva”, si legge dal sito dedicato al genere letterario <em>sui generis</em> <a href="http://www.poesiadorsale.it/">www.poesiadorsale.it</a>. L’ha inventata Silvano Belloni, che ha avuto l’ispirazione fissando uno scaffale con dei libri ammucchiati. Poi, la giornalista Antonella Ottolina si è innamorata dell’idea e le ha dato vita componendo le poesie dorsali. Esempi dei componimenti sono presentati nel sito nella sezione <em>Gallerie</em>, a sua volta suddivisa in temi. A pensarci bene anche la denominazione di Gallerie per una raccolta di poesie sembra strana; lo è meno se si accede, per esempio all’antologia <em>Sull’amore</em>, e ci si trova dinanzi ad un testo scritto associato ad una foto rappresentativa del componimento. L’aspetto più interessante è che oltre a leggere ci si può cimentare nella composizione di una poesia dorsale, operazione accessibile a tutti. Nella sezione <em>Come si fa?</em> è svelato il trucco. Da testuali parole dell’inventore “La poesia dorsale è un&#8217;attività performativa nel senso più ludico del termine. Nasce guardando i libri. Quando si compone una poesia dorsale i libri devono essere fisicamente presenti, perché, a mettere in fila dei titoli presi dai cataloghi delle case editrici, è capace qualsiasi computer”.<br />
Si spiega anche nel sito che “non esiste nessuna presunzione artistica; quella, se volete, va cercata nelle immagini del fotografo”. Certamente possiamo essere d’accordo, così come lo siamo sul fatto che la creatività si nasconde in luoghi inaspettati ma che il gesto creativo è frutto di esperienza e di un pizzico di stranezza. La poesia dorsale è un esempio da tenere bene a mente.<br />
Il sito risulta essere un interessante spazio di lettura per i bibliofili, grazie alle segnalazioni di eventi letterari nei quali la poesia dorsale è ospite, oppure attraverso la raccolta dei link di altri siti amici dedicati al mondo editoriale.<br />
Un sito sicuramente più adatto ad appassionati di libri che di poesia.</p>
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		<title>Guardare all’arte internazionale da una associazione piemontese</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 10:45:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Residenze d’artista, arte pubblica in un parco culturale, circuiti di arte contemporanea, mostre internazionali: è il mix vincente dell'associazione Martinart,  per promuovere, divulgare e sostenere l’arte contemporanea a partire dalla provincia torinese. L’ultimo progetto in corso è "Animals - Contemporary Visions". Patrizia Bottallo – curatrice della mostra e direttore artistico Martin, racconta l’esperienza di una realtà di provincia con lo sguardo sempre volto al mondo internazionale…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista a Patrizia Bottallo &#8211; Direttore artistico di Martini Arte Internazionale<br />
</strong></p>
<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-26207" title="Animals09_Hannah_Dougherty" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/10/Animals09_Hannah_Dougherty-300x219.jpg" alt="Animals09_Hannah_Dougherty" width="300" height="219" />La mostra <a href="http://www.tafter.it/2009/10/15/grugliasco-to-animals-contemporary-visions-uomo-e-animali-attraverso-l%e2%80%99abbattimento-dei-confini-tra-reale-e-fantastico-dal-17-ottobre-al-15-novembre/">Animals &#8211; Contemporary Visions</a>, di cui lei è curatrice, ha preso il via il 17 ottobre a Grugliasco (TO). Non si tratta della “solita” mostra per un mix ben costruito di fattori. Artisti internazionali, coinvolgimento di attori del territorio e partner internazionali di gran livello, e festeggiamenti per il bicentenario della nascita di Darwin. Partiamo dall’origine: aspetti artistici e organizzativi. Ci può parlare della genesi della mostra e dei suoi protagonisti? Quale dei fattori citati è il più rilevante secondo lei?</strong><br />
Realizzare una mostra è ogni volta una sfida esaltante ed una grande responsabilità. Innanzitutto credo sia importante individuare un tema, più o meno ampio, che non deve essere una gabbia rigida ma piuttosto una traccia, una guida da non perdere mai di vista durante tutte le fasi di preparazione, dalla selezione degli artisti alla scelta dell’allestimento. Contrariamente a quanto si possa pensare, la fase comunque più delicata non è decidere quali artisti invitare ma piuttosto scegliere le opere da esporre. Questo richiede molto tempo e soprattutto una conoscenza diretta dell’artista, aspetto della mia professione che mi piace davvero molto. Visitare gli studi è un po’ come entrare nella lanterna magica. Da non sottovalutare è poi l’allestimento, prediligo uno stile minimalista senza rinunciare a tutti quegli accorgimenti che possono concorre alla spettacolarizzazione dell’opera senza snaturarne lo spirito, penso in particolare ad un buon uso delle luci.<br />
Mi capita a volte che una mostra nasca anche da un incontro. Ho la fortuna di conoscere importanti artisti del panorama internazionale che sono una fonte continua e inesauribile di spunti ed idee. Una delle prime grandi mostre che curai fu “Manufactured in the UK” nel 2003 la quale nacque da un incontro con il noto scultore inglese Phillip King.<br />
Credo che l’arte non debba avere barriere ne steccati, è davvero elettrizzante poter contattare artisti da tutto il mondo e condividere con loro l’entusiasmo attorno ad un progetto espositivo. E’ovvio che per poter supportare un evento che prevede il coinvolgimento di artisti di alto profilo e l’arrivo di opere da molto lontano richiede l’appoggio di un’organizzazione efficiente e della collaborazione di partners, anche finanziari, significativi.<br />
<strong><br />
Ci fornisca qualche spunto sugli aspetti artistici della mostra. La rappresentazione artistica del mondo animale e quello umano e la loro contrapposizione. Come viene interpretato dagli artisti?</strong><br />
L’uomo fin dalle sue origine ha sentito il bisogno di rappresentare gli animali, suoi simili ma dissimili. L’approccio dell’artista odierno non è poi molto diverso da quello dei nostri progenitori, risponde ad un bisogno ancestrale con una differenza importante, l’animale e la sua rappresentazione non sono più il fine ma il mezzo per infondere sensazioni o diffondere messaggi. Gli artisti in mostra, attraverso le loro opere, suggeriscono e interpretano situazioni sociali, testimoniano e codificano la realtà contemporanea, a volte in chiave ludica ed immaginaria (Cracking  Art Group, David Mach, Arnold Mario dall’O, Derek Curtis, Hannah Dougherty) a volte in chiave magica e onirica (Nicola Hicks, Zadok Ben David, Pepe Fotografia) ovvero più naturalistica (Alana  Lake, Kate Groobey). E’ una vera e propria ridefinizione del rapporto tra uomo e animale attraverso l’abbattimento dei confini tra reale e fantastico.</p>
<p><strong>Conferisce valore aggiunto alle iniziative dell&#8217;associazione, l’essere parte del circuito Contemporary Art Torino Piemonte. Ci può raccontare come si entra a far parte di tale network e qual vantaggio può avere una associazione o un ente?</strong><br />
Certamente essere all’interno di un circuito aiuta sempre, in particolare per quanto riguarda la diffusione e la promozione dell’evento. Nel nostro caso è ancora più importante poiché Contemporary Arts Torino è un circuito virtuoso che inserisce accuratamente le attività da promuovere secondo precisi canoni di qualità. Contemporary Art Torino Piemonte è promosso dalla Città di Torino, dalla Regione Piemonte e dalla Provincia di Torino e raccoglie in un unico calendario iniziative finalizzate alla promozione e alla valorizzazione delle arti contemporanee nell&#8217;ambito delle arti visive, la musica, il teatro, il cinema e il design, offrendo così a cittadini e turisti una proposta coordinata e qualitativamente garantita. Martin è entrata in questo circuito grazie alla consolidata collaborazione con la Regione Piemonte e con prestigi partners internazionali quali la Royal Academy of Arts ed il Royal college of Arts di Londra, il Goldsmith College di Londra, la University of Leeds e la RBSS – Royal British Society of Sculptores.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-26208" title="Animals09_Craking_Art" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/10/Animals09_Craking_Art.jpg" alt="Animals09_Craking_Art" width="392" height="260" />La Martini Arte Internazionale è un’associazione fondata nel 2000 con lo scopo di promuovere e sostenere l’arte contemporanea, favorendo l’interscambio culturale. Nel  2008 è iniziato il programma di residenzialità d’artista a Cavagnolo. Come ha funzionato la residenza? Quali finanziamenti?</strong><br />
Il progetto artist in residence è una nuova attività della quale la Martin – Martini Arte Internazionale mi ha chiesto di occuparmi. Abbiamo iniziato lo scorso anno ospitando per un mese la pittrice svedese Ann Caroline nello splendido ex asilo Martini di Cavagnolo, un elegante edificio di fine ottocento con un bel parco, tutto recentemente ristrutturato e posto tra le dolci colline del Basso Monferrato. E’ stata un’esperienza molto interessante, in particolare è curioso dal mio punto di vista constatare come l’ambiente influisca sull’artista e sulla sua produzione. In tutte le opere (quadri e collage) che Ann Caroline ha realizzato durante la sua permanenza sono ravvisabili suggestioni ed influenze del territorio circostante. Per quanto riguarda i finanziamenti, sebbene non me ne occupi personalmente, posso dire che la prima edizione è stata finanziata dalla Martin &#8211; Martini Arte Internazionale con risorse proprie. La prossima edizione si terrà nella primavera del 2010 e nell’occasione saranno ospitati due giovani e talentuosi artisti, Dan Davis (USA) e James Jessop (UK). In generale l’attività di martin – martini arte internazionale è sostenuta dalla Regione Piemonte, dalla Provincia di Torino e dalla Fondazione CRT a cui vanno aggiunti alcuni sponsors privati tra cui Shopville Le GRU e DILUETTO Srl che da anni non fanno mancare il loro prezioso contributo.</p>
<p><strong>Ha citato la Royal Academy School of Art di Londra.  Come è entrata nel progetto?</strong><br />
La Martin collabora ormai da molti anni con la Royal Academy of Art di Londra. Come spesso accade questa partnership nasce da rapporti personali di lunga data e si è consolidata sulla base di una progettualità concreta e di una fattiva collaborazione.</p>
<p><strong>Parliamo di arte e territorio. Interessante la collaborazione con il Parco Culturale Le Serre. Si tratta di una società pubblica, il cui unico socio è il Comune di Grugliasco (società in house), che ha il compito di operare nell’ambito dei servizi culturali orientati alla persona, con lo scopo di promuovere la cultura e gestire servizi in collaborazione con enti e associazioni operanti nel territorio.  Inoltre le vostre iniziative di arte pubblica…<br />
</strong>Martin ha avviato un progetto di valorizzazione del Parco Culturale Le Serre nel lontano 2003 e dal 2005 cura progetti di riqualificazione urbana attraverso l’inserimento di opere d’arte  pubblica nel tessuto cittadino (significativo il monumento dedicato ai 66 martiri di Grugliasco realizzato dallo scultore inglese Rob Ward nel 2008 e il progetto Costellazioni d’artista commissionato dal Comune di Cercenasco nel cui centro storico sono stati inseriti chiusini realizzati da artisti di fama internazionale). I monumenti sono segni, tracce del modo di vivere e di concepire sia l&#8217;arte sia la vita quotidiana, testimonianze del trascorrere del tempo, identità di cultura che da individuale si fa comunitaria. L’arte contemporanea, sinonimo di rinnovamento e di crescita, può rappresentare un forte stimolo all’innovazione ed alla modernità. Il parco de Le Serre ed in particolare l’edificio denominato “nave”, attuale spazio espositivo della martin, è un luogo naturalmente deputato ad ospitare l’arte contemporanea, una cornice davvero suggestiva ed unica nella quale accogliere eventi di grande respiro internazionale. Per quanto riguarda il parco, la gestione è affidata alla società pubblica Le Serre il cui unico socio è il Comune di Grugliasco, nata nel 1991 con il compito di operare nell’ambito dei servizi culturali orientati alla persona, di promuovere la cultura e gestire servizi in collaborazione con enti e associazioni operanti nel territorio.</p>
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		<title>www.tripwolf.com</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 10:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Un triplice servizio on line gratuito per i viaggiatori di tutto il mondo. È quanto offre Tripwolf , un sito di social travelling che associa le informazioni delle guide turistiche a consigli, esperienze e resoconti di viaggio creati dagli utenti di una community internazionale. Una guida interattiva per pianificare il proprio viaggio...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-25947" title="tripwolf" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/10/tripwolf-300x229.jpg" alt="tripwolf" width="300" height="229" />Dimenticate le guide turistiche tradizionali, dimenticate i siti di condivisione di opinioni e recensioni su viaggi e alberghi, dimenticate i portali e-commerce di offerte di viaggio: Tripwolf è tutto questo in un unico sito web. La sapiente combinazione di contenuti uniti ad una facile e immediata navigabilità consentono di pianificare il proprio viaggio in qualsiasi parte del mondo con pochi click. E se si vuole, di partecipare attivamente con la messa in rete della propria esperienza di viaggio.<br />
In sintesi è una guida turistica interattiva, offrendo informazioni gratuite, una community, un sito di proposte viaggio, e anche un blog.<br />
Dell’offerta informativa del sito si può fruire in molte maniere, per esempio cercando informazioni e consigli girovagando tra le pagine. Ma l’attività per cui è pensato è l’organizzazione di un viaggio, dalla A alla Z. Dopo la registrazione (non è necessaria per farsi un’idea me è consigliabile per usufruire dei servizi) si inizia “Il mio piano di viaggio”, grazie ad un trip planner per confezionarsi un pacchetto turistico su misura. Esiste una opzione per cui, nel corso della navigazione, è possibile selezionare e aggiungere al proprio “bagaglio” virtuale, i luoghi da visitare, alberghi, ristoranti o bar, che si scelgono. Una volta creato il proprio itinerario il sistema pensa a rielaborarlo e d inviarlo via mail per poter essere stampato in un pratico pdf.   E inoltre, grazie ai consigli trip guru –gli amici o gli esperti di viaggi all’interno della community – è più facile scegliere tra le oltre 400.000 località. Se state organizzando in autonomia, il servizio di comparazione dei prezzi e di prenotazione di voli aerei e hotel delle offerte presenti in rete, in Occasioni di viaggio, è molto utile. Per scegliere la migliore proposta in base ai propri gusti i punteggi e le classifiche, uniti ai commenti degli utenti facilitano l’operazione.<br />
E sono oltre 15.000 i viaggiatori registrati che hanno caricato le loro foto e i loro commenti sui viaggi intrapresi, in cinque lingue diverse: italiano, inglese, spagnolo, tedesco e francese. Più facile a farsi che a dirsi. Buon viaggio.</p>
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		<title>Gestire un teatro in tempi di crisi. Intervista a Giuseppe Ferrazza</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 12:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fondazioni liriche e tagli: quali finanziamenti, quali scelte artistiche e gestionali, e quale possibile futuro. Giuseppe Ferrazza svela a Tafter le difficoltà da affrontare e le strategie da mettere in pratica per la gestione di una fondazione lirica in crisi a partire dal caso del teatro Carlo Felice di Genova, di cui è commissario straordinario…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-25717" title="teatro carlo felice_esterna" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/10/teatro-carlo-felice_esterna.jpg" alt="teatro carlo felice_esterna" width="370" height="288" />Intervista  a Giuseppe Ferrazza – Commissario Straordinario del Teatro Carlo Felice di Genova e presidente ETI</strong></p>
<p>La incontriamo principalmente in qualità di Commissario straordinario del teatro Carlo Felice di Genova, ma non possiamo trascurare le sue esperienze nella ricerca e studio nel settore dello Spettacolo e in qualità di presidente attuale dell’ETI. Fatta questa premessa partiremmo dalla sua carica più dibattuta.</p>
<p><strong><br />
È dall’estate 2008 il commissario straordinario del teatro lirico genovese. Una richiesta  partita dagli stessi enti locali soci fondatori della fondazione. Ora il suo mandato è stato rinnovato tra numerose polemiche. Evitando assolutamente politicismi, ci racconta in sintesi il suo lavoro a partire dallo scorso anno? Quale è stato il motivo del commissariamento e cosa è cambiato?<br />
</strong>Il teatro Carlo Felice fu commissariato per vari motivi: principalmente per una litigiosità interna che non permetteva l’ordinario svolgimento delle attività artistiche, in primis gli scioperi continui. C’era necessità di un pugno forte, scacciando anche il tarlo della politica, che invece rientra puramente in un discorso di consenso. Poi sono intervenuti altri fattori. Primo in testa, il caso dei fondi pensione, accesa proprio a ridosso del mio commissariamento. Una situazione che ha fatto rischiare la chiusura della fondazione teatro, considerando le cause pendenti, per un debito sull’anno 2008 di oltre 10 milioni di euro. L’operazione che abbiamo condotto con grande fatica e con l’aiuto indispensabile degli enti locali, è consistita nell’avviamento di un tipo di transazione e di accordo con gli aventi diritto al fondo (ndr. Fondo di previdenza integrativa a favore dell’Ente Autonomo Teatro dell’Opera di Genova) per transare sulla base di 6 milioni di euro. Abbiamo così raccolto l’adesione definitiva del 97% degli aventi diritto al risarcimento. Soluzione che a nostro avviso significa una conclusione di questo capitolo. Sulla base di questo accordo, comune e regione dovrebbero versare alla fondazione i 6 milioni di euro che a nostra volta verseremo al fondo, per consentire la ripartizione. A questo aggiungiamo che, al momento del mio arrivo, c’era una programmazione già stabilita (per la stagione 2008/09) che portava, per un’attività fino a giugno, una “scopertura” pari a 5milioni e 700 mila euro.   Aggiungendola ai tagli la situazione si è rivelata critica.<br />
Poi la situazione del Carlo Felice è molto particolare. Fino al 1990 operava al teatro Margherita, con personale molto ridotto e non a tempo pieno. Quando allora vigeva la consuetudine di una ripartizione dei fondi statali secondo le medie storiche, il Carlo Felice è stato sempre sacrificato. A riapertura del teatro, (più grandi dimensioni e struttura, con 2100 posti quasi come La Scala) la gestione è diventata complicata, richiedendo investimenti massicci, che non sono mai arrivati, avendo sempre vissuto con contributi straordinari.<br />
Negli ultimi anni 2007-2008 è stato erogato un fondo straordinario proveniente dalle ex colombiane, pari a 10 milioni di euro che è venuto  a mancare sul bilancio 2009. Considerando quindi tagli e contributi straordinari mancanti, pari a circa 7 milioni di euro, rispetto all’anno precedente, è derivata una programmazione senza appoggio finanziario.<br />
Fatto il quadro, le strade da percorrere sono state due: o far indebitare il teatro &#8211; e credo che un commissario non possa farlo -, o rivedere tutti i modelli produttivi e rinegoziare a ribasso tutti i contratti esistenti. Cosa che è stata fatta, facendo slittare alcune opere, non mutando però il numero delle recite. Ricorrendo chiaramente anche a produzioni a basso costo, operando verso la strada del ricambio generazionale, con una risposta del pubblico oltretutto ottima. Siamo arrivati al tutto esaurito, come per il Rigoletto, ora in teatro.<br />
La cosa che sta dando molta soddisfazione è l’affluenza di un pubblico giovane &#8211; circa 7mila giovani nell’anno – grazie anche ad un lavoro con le scuole, in accordo con i presidi, recuperando la funzione sociale che i teatri pubblici dovrebbero avere. La difficoltà della gestione dipende sicuramente dalla disponibilità economica consistente, che però è la città che deve fornire, tra enti locali e pubblico. Io ho il compito di riconsegnare un teatro ricondotto alla normalità.</p>
<p><strong>Il motivo della decisione del rinnovo del commissariamento di qualche giorno fa?</strong><br />
Come era logico, ho presentato una relazione al dirigente dello dipartimento dello Spettacolo del MiBAC. Il bilancio 2008 aveva 10 milioni di deficit, e faticosamente stiamo cercando il pareggio nel 2009. Ora, facendo una proiezione delle risorse finanziare, nel 2010 possiamo pagare gli stipendi ma non abbiamo le risorse per pagare extra. L’attività va basata su incassi, entrate particolari, e su una programmazione impostata all’economicità.<br />
Poi il ministro, sulla base di una relazione che gli è stata presentata dalla commissione generale dello spettacolo, ha deciso di prorogare il commissariamento. La decisione è spettata al ministero.<br />
A mio avviso comunque non c’erano estremi alcuni perché il teatro tornasse alla normalità.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Allo stato attuale quale finanziamenti riceve il teatro?</strong><br />
Il Comune  2 milioni e 600mila, la Regione 1 milione, e la  Provincia 100mila euro. Poi i fondi statali e i privati per un totale di 15 milioni. Purtroppo anche i privati hanno diminuito l’impegno finanziario.  Il dato inconfutabile è che a minor flusso del pubblico segue minor flusso di finanziamenti privati. Aggiungiamo la crisi economica e la situazione particolare della città di Genova, con un calo demografico spaventoso, che  negli ultimi dieci anni ha perso circa il 30% degli abitanti. E la crisi economia abbattutasi sulla città con la scomparsa delle grandi aziende di stato.<br />
E aggiungerei che, purtroppo &#8211; e vale per tutte le fondazioni -, la cattiva nomea delle fondazioni liriche non agevola i privati ad intervenire.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>A proposito di fondazioni liriche. Bondi ha annunciato a breve <a href="http://www.tafter.it/2009/10/06/spettacolo-bondi-la-riforma-delle-fondazioni-liriche-in-cdm-fra-due-settimane/">una riforma</a>. Che ne pensa?<br />
</strong>Bondi stesso, tempo fa,  ha espresso la necessità della riforma, pena la chiusura di numerose fondazioni liriche.  Io farei una precisazione: è in corso la discussione di un decreto legge, per risolvere problemi “di vita o di morte”, considerando i tempi lunghi della legislatura italiana, ci vorrebbe troppo tempo per una riforma.<br />
Elemento fondamentale sono i contratti di lavoro, per non consentire più dispendi di energie e risorse enormi (che in molti casi non sono neanche contratti formali ma consuetudini). Inoltre c’è l’altro aspetto produttivo, che non tutti possono permettersi economicamente di mandare in scena le stesse opere. A fronte di minori risorse non si può pretendere pari programmazione.<br />
Sono convinto che il problema non è dello Stato. La differenza la fanno, e devono farla, gli enti locali. La soluzione è cambiare, e offrire qualcosa di nuovo. Cosa che porterebbe anche un vento di novità. Faccio un esempio assurdo. In Emilia Romagna mettono in scena la stessa opera in tre teatri diversi e molto vicini, anche con produzioni diverse e conseguenti spese sostanziose. Queste sono scelte non condivisibili, che però dipendono molto dagli enti locali. Spesso accade che per consenso esigano una particolare programmazione. Pensando ad una ipotetica riforma Bondi, lo Stato dovrebbe intervenire sulla base di una pianta organica uguale per tutti e del contratto collettivo nazionale. Unica differenza la farebbe la presenza del corpo di ballo. Le differenze vere le fanno gli enti locali. Contratto intergrativo, numeri di recite, livelli produttivi: tutto riguarda gli enti locali. Non capisco perché un cittadino di Cosenza debba pagare il biglietto agli spettatori della Scala.</p>
<p><strong><br />
Un po’ di federalismo nella cultura? In fondo anche gli enti locali sono lo Stato. Si tratta solo di una diversa ripartizione..</strong><br />
Sono convito che il federalismo agevoli il sud e non il nord, prima di tutto, e che lo Stato centrale si deve occupare delle infrastrutture. Il controllo del territorio invece è nelle mani dell’ente locale che si assume la responsabilità di dare fondi ad un teatro e non ad un altro. Sono scelte legate alle politiche locali, non riguardano lo Stato. E credo che il teatro della Basilicata spenda anche meno soldi per mantenersi, e sia tutto proporzionato.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-25718" title="foto carlo felice genova" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/10/foto-carlo-felice-genova.jpg" alt="foto carlo felice genova" width="428" height="261" />A proposito della riforma delle fondazioni liriche annunciata dal ministro Bondi a breve, le chiedo una riflessione su cosa è cambiato dalla riforma Veltroni, che ha trasformato i teatri lirici in fondazioni.<br />
</strong>Niente. L’ingresso dei privati non è avvenuto come sperato, o meglio, inizialmente sono entrati ora si stanno ritraendo. Nulla è cambiato nei rapporti di lavoro, né nella gestione. Io vedevo molto più giusta la riforma Dini, del ‘94, che costringeva il privato ad entrare per evitare la chiusura del teatro.</p>
<p> </p>
<p> <br />
<strong>Chi dovrebbe interagire con il privato? Il sovrintendente?<br />
</strong>È l’ente locale che cattura i privati. Il sovrintendente non è una figura professionale adatta alla ricerca di fondi. Finmeccanica nel Carlo Felice è entrata grazie all’intervento degli Enti locali, non  per l’uomo del teatro.<br />
Il privato non investe nella cultura italiana perché è il modello che è sbagliato. Adesso decide lo Stato, il privato mette i soldi. Il caso del Metropolitan di New York è esemplare. I privati lo hanno  chiuso per un anno e lo hanno riaperto, per loro volontà, cambiando però la gestione.<br />
In Italia c’è troppo statalismo, lo Stato non può occuparsi di tutto.</p>
<p> </p>
<p><strong>Tornando al Carlo Felice.  Appena rinnovato il commissariamento è scoppiata una polemica che riguarda i suoi collaboratori. Il direttore artistico Cristina Ferrari è stata sostituita. Prima la proposta di Giorgio Battistelli (che ha rinunciato), poi si è fatto il nome di Vincenzo De Vivo. Perché la scelta di cambiare? Guidata da obiettivi di gestione o di malfunzionamento nella gestione precedente?<br />
</strong>Preciso che è stata una scelta di non rinnovare il contratto, non è stata mandata via. Secondo era necessaria una professionalità diversa, secondo la mia visione del teatro Carlo Felice. Tra l’altro ho ingaggiato un consulente artistico e non un direttore, con un risparmio assoluto. La rinuncia di Battistelli è stata una grossa perdita per Genova, ma De Vivo è una professionalità  altrettanto all’altezza del compito. Vorrei sottolineare una cosa però: le mie scelte non sono state dettate da nessuna indicazione politica. In un anno ho agito sempre libero da pressione, sempre e solo liberamente, né del governo né degli enti locali. E comunque è bene precisare che il commissariamento finirà solo quando ci saranno le condizioni per ripristinare un Cda. Le condizioni sono: chiudere bilancio consultivo in pareggio, risolvere il problema del fondo, e trovare risorse finanziarie per il 2010. La normalità è questa.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Parliamo del futuro del Carlo Felice. Quali scelte sono state operate? Ci dia qualche anticipazione sulla stagione…</strong><br />
L’obiettivo è farlo funzionare a pieno regime. Un teatro di 2100 posti per 600mila abitanti che va riconsegnato alla città. Per prima cosa,  pubblici diversi e non ricorrere sempre al pubblico tradizionale, facendo ritornare l’opera uno spettacolo popolare. Noi cerchiamo di farlo a partire dal Carlo Felice. Secondo, dobbiamo ricorrere al repertorio. Stiamo valutando una serie di titoli, fatti a debita distanza di tempo qui a Genova. Inoltre bisogna fare molte valutazioni sugli allestimenti: il teatro non ha un laboratorio scenotecnico e, quindi, non può costruire in proprio le scenografie e si deve ricorrere agli allestimenti giacenti in altri teatri. Proprio per questo ho chiamato anche un nuovo direttore agli allestimenti scenici. L’architetto Stefano Pace è stato scelto non solo perché ha un curriculum invidiabile per le numerose esperienze in Francia, fino all’ultima al teatro di Calatrava di Valencia, ma anche perché è una professionalità che ci consente di individuare molte scenografie che possono fare al nostro caso.<br />
Infine, la proposta di un cambio generazionale. Forse c’è bisogno di aprire il mercato, anche per un ricambio generazionale del pubblico.<br />
Per la stagione artistica, la mia idea è la contaminazione di generi e di pubblico, ma che rimanga teatro musicale, non altro. Stavamo pensando di proporre la prima e l’ultima Tosca, la prima di Puccini e l’ultima di Dalla, magari a giorni alterni. Ho appena chiesto a Piovani l’Orchestrazione per grande orchestra  della sua Concha Bonita. Stiamo ragionando su una coproduzione con il San Carlo di Napoli dell’Opera da tre soldi di Massimo Ranieri, e quasi certamente ospiteremo il Flauto Magico visto dall’Orchestra di Piazza Vittorio. Tutto questo non in sostituzione, ma in più, per far sì che il teatro sia aperto il più possibile, che si rivolga a fasce di pubblico più o meno eterogenee. Per fare questo penso anche ad operazioni di co-marketing con altri teatri. A mio avviso è un modo per far vivere il teatro di più spendendo poco, e come mi auguro a costo quasi a zero. <br />
Vorremmo fare Lucia di Lammermoor, Simon Boccanegra, titoli compatibili con nostri mezzi e allestimenti in programmazione. Il prossimo anno faranno tutti il Nabucco per i 150 anni dell’Unità di Italia? Noi pensavamo di farlo prima, un anno prima.<br />
Cerchiamo inoltre di lavorare in regime di economicità, perché siamo arrivati ad alcuni eccessi. Ci sono registi strapagati per un mese di lavoro. Oppure sarebbero utili le coproduzioni, ma che siano reali. Una scelta comune e non banale rapporto finanziario, con una condivisione di spese.<br />
Le produzione devono essere pensate prima ed insieme, considerando che agiamo su palcoscenici completamente diversi. Altrimenti uno fa la produzione e poi la noleggia.<br />
Inoltre le scelte non dovrebbero ruotare in base alla disponibilità del tal cantante ma in base alle scelte artistiche, anche sperimentando il lavoro di professionisti sconosciuti.</p>
<p> <strong>Il discorso del ricambio generazionale è molto interessante. Ma la sensibilità del pubblico giovane non dipende solo dalla programmazione del singolo teatro…<br />
</strong>Invece no, è assolutamente così. Se i soldi dei teatri spesi in cachet venissero spesi in formazione del pubblico, le sale sarebbero piene. Le faccio l’esempio della rassegna  del teatro di prosa in italiano a Berlino, che sta per iniziare. Provi a fare una cosa del genere in Italia! Qui nessuno fa formazione perché è più facile proporre un cartellone con nomi altisonanti per attratte pubblico. Infatti, essendoci fondi pubblici, si paga profumatamente gli artisti anche in maniera ingiustificata. Si predilige la cultura dell’evento a quella di lungo periodo.<br />
Sa qual è la differenza tra Roma e Berlino? Tre milioni di abitanti entrambe, solo che nella capitale tedesca il pubblico è di 2 milioni di persone, a Roma di 100 mila. È chiaro che dovremmo prevedere delle politiche culturali, ma se ogni teatro operasse scelte di formazione del pubblico qualcosa inizierebbe a cambiare e qualche piccolo risultato lo otterremmo.<br />
Faccio l’esempio di Roma, perché la conosco bene. Roma è una città che ospita la cultura ma che non la produce. Quali sono i soggetti che producono cultura a Roma? L’Auditorium la ospita, è utile certo, ma occorre dare spazio agli artisti che operano nella città attraverso la propria Istituzione culturale.<br />
I teatri sono pieni da noi solo quando si propone un evento, che spesso è “televisivo”. E purtroppo una buona mano la danno gli enti locali che scelgono di strapagare spettacoli teatrali che non hanno niente a che fare con la cultura.</p>
<p> </p>
<p>Le <a href="http://www.tafter.it/?s=fondazioni+liriche&amp;x=47&amp;y=8">fondazioni liriche</a> su Tafter.it</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il bello della bicicletta</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 13:08:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’uso della bicicletta per una utopia urbana  efficace: dall’“effetto pedalata” al “nuovo umanesimo dei ciclisti”, l’agile libretto di Marc Augé propone un’originale punto di vista per provare a sognare il futuro. Per una redenzione delle città contemporanee, luoghi in cui si è ormai incapaci di conciliare le esigenze della megalopoli a quelle della città concepita come luogo di vita... ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-24742" title="il-bello-della-bicicletta" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/09/il-bello-della-bicicletta-189x300.jpg" alt="" width="189" height="300" /><em>Il bello della bicicletta</em> è l&#8217;ultimo lavoro del noto antropologo Marc Augé. Il teorizzatore dei non luoghi (ri)parte dalla bicicletta promuovendola come “simbolo di un futuro ecologico per la città di domani e di un’utopia antica in grado di riconciliare la società con se stessa”. Non più di luoghi e non luoghi ma è di mobilità che si parla. Una “mobilità” sia interiore che urbana (esteriore), muovendo dalla storia individuale legata a questo strumento di trasporto primordiale, fino a quella di una collettività, unita dal mito condiviso. Il filo conduttore del suo agile e discorsivo libretto di poco più di sessanta pagine inizia a dipanarsi dagli anni cinquanta del secolo scorso. E il bandolo della matassa è la coppia Fausto Coppi (l’eroe dell’epopea contemporanea celebrato da Roland Barthes)- Gino Bartali, che della bicicletta hanno fatto un mezzo mitico, simbolo di un sistema valoriale ormai dimenticato nella realtà urbana contemporanea. Lo definisce “nuovo umanesimo dei ciclisti”, che annulla le differenze di classe e riconduce le nostre esistenze a ritmi più sostenibili (quelli della pedalata) mediante i quali le vie urbane diventano spazi da scoprire. Metà del volumetto potrebbe risultare un tantino come un nostalgico racconto tracciato attraverso la storia personale di uomo del novecento (Augé) attorno all’antico” mito”, seppur premessa indispensabile alle riflessioni successive. È nella seconda parte che la connessione tra il “simbolo” bicicletta e concetti quali urbanizzazione e geografie urbane apre le porte dell’avvenire e emerge l’Augè studioso più acuto. Si auspica ad una ricerca della città perduta, minacciata dalla frammentazione dovuta ad una nuova organizzazione del lavoro e dell’incombere delle tecnologie. Le città  contemporanee sono adducibili a vere e proprie città-mondo, una sintesi del mondo, con le loro differenze etniche, culturali, sociali ed economiche. In che consiste quindi il sogno possibile di una città migliore? La risposta è chiaramente la simbolica bicicletta. Augè cita l’esempio di Parigi e dei suoi velib come un primordiale tentativo di redenzione della città &#8211; si badi bene che non rischino di rimanere attrazione estiva o causa di conflitto tra automobilisti e ciclisti-. L’ostacolo alla realizzazione di una città ciclabile è stata, nel caso parigino, la limitazione del servizio alla zona <em>intra muros</em>, escludendo le periferie, invece parte viva del tessuto urbano. Casi più virtuosi che testimoniano la possibilità di una città di biciclette sono le cittadine emiliane quali Modena o Parma, la cui qualità della vita è rinomata. Qual è il punto? “La sfida risiede proprio nel conciliarle esigenze della megalopoli e quelle della città concepita come luogo di vita, ambiente intimo con i suoi punti di riferimento”. Augé suggerisce di non soffocare il pensiero dell’avvenire  schiacciandolo sui dati presenti, ma di provare a concepire una utopia urbana efficace, i cui limiti e le cui frontiere possono essere ridisegnati dall’uso della bicicletta. Accettare questa sfida permetterebbe di poter immaginare una megalopoli tra trent’anni: traffico assente, mezzi pubblici ovunque, macchine parcheggiate in un luogo isolato dove poterle recuperare per andare fuori città previo rilascio autorizzazione, e biciclette dappertutto, noleggiabili o parcheggiabili in ogni dove. Il ciclo-futuro proposto da Augé comincia a rivelare vantaggi non indifferenti. Guardando alle città e ai suoi abitanti dopo l’“effetto pedalata” – per citare la bella espressione proposta dall’autore – il mondo sembra essere migliore.</p>
<p> </p>
<p>Il bello della bicicletta<br />
Marc Augé<br />
Bollati Boringhieri 2009  euro 8<br />
ISBN: 978-88-339-1992-8<br />
<a href="http://www.bollatiboringhieri.it">www.bollatiboringhieri.it</a></p>
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		<title>www.theprimate.it</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 12:05:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Università]]></category>

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		<description><![CDATA[La prima university web platform 3.0 si chiama ThePrimate e il sito di riferimento è www.theprimate.it. L’avventura inizia a partire dalla registrazione ovviamente. Dopo questo step si spalancano le porte dell’informazione legata a tutto tondo al mondo delle università e ai suoi protagonisti (in primis gli studenti), dall’offerta formativa alle opportunità di stage, fino a divagazioni sul tempo libero. Il tutto nella logica della condivisione di informazioni, di natura ludica, didattica, professionale, sperimentale...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-24464" title="the-primate" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/09/the-primate-300x253.jpg" alt="" width="300" height="253" />Nel maggio 2009 si è affacciato nella rete un nuovo “primate” tecnologico, il social network interuniversitario italiano, definito “la prima university web platform 3.0 evoluta e in evoluzione”. Studenti, docenti, dottorandi e ricercatori, unitevi in un dialogo comune sugli argomenti legati agli atenei! A partire da offerta formativa universitaria e opportunità di stage, il filo conduttore informativo porta fino ai più svariati servizi, tra cui ricerca di alloggi, i trasporti urbani locali e nazionali, soluzioni di viaggio, i luoghi più divertenti per la vita notturna. Missione ambiziosa ma possibile anche se siamo appena alla fase &#8220;beta&#8221; di <a href="http://www.theprimate.it">ThePrimate</a>, partita il 21 maggio, frutto del progetto collaborativo tra Xoolab e Fondazione Crui, nello specifico con lo spinoffer Più. E il cammino dell&#8217;evoluzione dei Primate(s) è lungo: lo dicono gli stessi administrator del sito nella presentazione.<br />
Il social network è rivolto ad un target vasto ma confinabile nelle pareti delle università italiane, tema sul quale tutti sono invitati a condividere e scambiare informazioni di tipo testuale, contributi audio e video.<br />
Novità assoluta del sistema di ThePrimate è l’essere basato sui principi dell’Open Archive e del self-archiving e self-ranking, ma concepito in modo da essere totalmente integrabile con altre realtà nella rete come Facebook, Google, Windows Live, Yahoo, Flickr etc.<br />
Per provare il sistema e iniziare l’avventura è necessario registrarsi. L’accesso all’area è un po’ deludente, per il fatto che l’utente “primate” appena registrato ha poche opzioni da considerare rispetto all’offerta potenziale del sito, anche se il pannello di controllo personale è ben assortito ed è già possibile interagire con i nuovi <em>users</em> (quelli on line sono segnalati in un box a lato) della community.<br />
Libero accesso, inoltre, alla sezione <em>Forum</em>, che è quella anche realmente attiva. Cliccando su <em>Wall </em>e <em>CircOs </em>non sembra accadere niente di rilevante, se non vedere aprirsi pagine di presentazione del progetto. <em>Beta_View</em> però offre una panoramica parziale delle nuove funzioni che saranno implementate a breve; attualmente, infatti, è una sorta di &#8220;ossatura&#8221; e fornisce una prima impressione della Release Beta.1 (la cui messa online è prevista per gli inizi di Ottobre, al cui lancio verrà legato un contest rivolto a tutti gli studenti italiani). Le sezioni <em>PRO, FUN, NETWORK, UPLOAD, REPOSITORY e PARTNER</em> sono tutte inattive; sarà perché The primate è ancora alla sua versione beta. Al momento, infatti, si legge nel sito, ThePrimate.it si nutre dei contenuti della primordiale comunità, ma presto sarà integrato da tutta una serie di servizi, commodities, utilities e inutilities per la sopravvivenza della Community. Tutto ciò di cui i Primate(s) hanno bisogno nella vita quotidiana. Speriamo solo che l&#8217;implementazione dei servizi promessi arrivi prima che The primate(s) e il loro entusiasmo si estinguano…</p>
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		<title>Arte a domicilio, gratis</title>
		<link>http://www.tafter.it/2009/09/16/arte-a-domicilio-gratis/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 10:36:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arte a domicilio e gratis: queste le due parole d’ordine del progetto 1H Art delle due artiste italiane, Viviana Checchia e Anna Santomauro. L’ora d’arte potrà consistere in performance, video arte, lecture, presentazione portfolio, installazione, wall painting e workshop, il tutto totalmente gratuito in numerose città italiane e del mondo. Alla base dell’idea vi è la volontà di creare un “sorta di laboratorio volto a costruire nuova arte e nuova condivisione”. Tafter ha intervistato le due ideatrici per capire come funziona, quali sono gli artisti coinvolti e indagare sulla convinzione alla base del progetto che “se l’arte farà qualcosa per il pubblico, il pubblico farà qualcosa per l’arte”. Dal sito http://1hart.net tutte le informazioni per richiedere il servizio...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista a Viviana Checchia e Anna Santomauro &#8211; Curatrici del Progetto <a href="http://1hart.net">1 H art</a> </strong><strong> </strong><strong><img class="alignnone size-medium wp-image-24185" title="3-che-fine-ha-fatto-baby-jane_-rita-canarezza-pier-paolo-coro" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/09/3-che-fine-ha-fatto-baby-jane_-rita-canarezza-pier-paolo-coro-203x300.jpg" alt="" width="203" height="300" /></strong></p>
<p><strong>Partiamo dall’idea. Un percorso che parte dal museo, percorre le strade e arriva nel privato delle case? Quando e come è nata l’idea del progetto 1 H art?<br />
</strong>L’idea di 1hart nasce da una profonda riflessione sui problemi di fruizione dell’arte contemporanea e non. Vari studi, a ridosso tra l’arte, l’economia e le neuroscienze, hanno cercato di scoprire e stabilire quali sono i parametri attraverso cui e secondo i quali rivolgiamo la nostra attenzione verso una cosa, un oggetto piuttosto che ad un altro.<br />
Si sono riscontrate, così, più e più volte difficoltà dovute ad uno scarso senso di appartenenza nei confronti di certi ambiti, avvertito dal pubblico generico.<br />
La nostra è così diventata una sfida ma allo stesso tempo un progetto di promozione per avvicinare il pubblico all’arte abbattendo una serie di ostacoli. E perché no, proprio all’arte contemporanea interpretata come più ostica ed insensata. Riteniamo che l’arte contemporanea, soprattutto quella dei nostri giorni, sia un&#8217; arte relazionale un&#8217; arte comunicativa e per questo molto più vicina al nostro pubblico.</p>
<p><strong>La ricerca degli artisti coinvolti come è avvenuta (anche a livello internazionale)? Ci sono criteri di selezione da parte di voi curatrici? È ancora aperta la selezione?<br />
</strong>L&#8217;adesione degli artisti al progetto 1 h art è arrivata in seguito a una <em>open call</em>, diffusa tramite i canali ormai consolidati quali mail, social network e siti internet dedicati all&#8217;arte contemporanea. Le richieste sono state moltissime, anche grazie a un consistente uso del passaparola tra gli stessi partecipanti, ma non tutte sono state accolte. Abbiamo dovuto selezionare il materiale giuntoci, in base non solo al nostro gusto, ma soprattutto al  possibile impatto che i progetti avrebbero potuto avere sul pubblico. Abbiamo cercato di privilegiare proposte in grado, a nostro avviso, di creare un contatto intimo e diretto, comunicativo e critico  con il fruitore.</p>
<p><strong>L’“offerta artistica” è variegata: performance, video arte, lecture, presentazione portfolio, installazione, wall painting, workshop, ecc. Si va dalla resistenza creativa  dello <em>Stupidity Removal Service</em> di Giuditta Nelli alla <em>Bussola delle emozioni</em> di Elena Arzuffi. Il concetto di arte per voi è…<br />
</strong>V.C.<strong> </strong>L’arte è libera espressione, è contatto e rapporto. Nel nostro progetto gli stili, le tecniche, i mezzi ed i metodi del fare arte sono secondari: l’importante è arrivare al pubblico, è trasmettere.<br />
Non cerchiamo di istruirli ma di solleticarli attraverso arte fresca ed innovativa.</p>
<p>A.S. L&#8217;arte è la capacità dell&#8217;uomo di creare nuove chiavi di lettura con le quali interpretare il mondo e la contemporaneità, di aprire nuove strade o di modificare quelle esistenti, di dar vita, attraverso la visione, il senso, la relazione e il contatto, a nuove molteplici e possibili realtà.<br />
I progetti che abbiamo scelto sono molto diversi tra loro, come diversi sono i mezzi che ciascun artista ha scelto di utilizzare: il lavoro di Giuditta Nelli, si propone di convertire ciò che comunemente è identificato come segno di stupidità in un&#8217;operazione artistica; Anna Maria Tina, invita il fruitore della sua ora d&#8217;arte a creare nuove unità di misura con cui rapportarsi alla propria casa; Luigi Negro, con Giancarlo Norese e Luigi Presicce, andrà di casa in casa portando  avanti un&#8217;indagine emotiva, fatta di racconti, piccole azioni, foto e ricordi; Rita Canarezza e Pier Paolo Coro si faranno invitare da parrucchiere e barbieri, ascoltando e registrando storie tra lacca e schiuma da barba. Questi e molti altri artisti lavorano per investire di nuova luce luoghi, fisici e dell&#8217;anima, gesti, rituali, e strutture mentali, rivelando e comunicando al pubblico nuovi possibili modi di avvicinarsi all&#8217;arte e, perchè no, alla vita&#8230; in fondo, non sono poi così distanti.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-24187 alignright" style="float: right;" title="srs-giuditta-nelli" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/09/srs-giuditta-nelli-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" />&#8220;<strong>1 h art cerca di stabilire rapporti più stretti e di sollecitare attraverso vari canali il sostegno privato. La gente comune (famiglie, dipendenti statali, studenti…) potrà così diventare parte integrante di questo congegno, richiedendo un semplice servizio a domicilio. In questo modo 1 h art crea un sistema aperto, fatto di generazione e ridefinizione continua”. Ci spiegate in che modalità pensate che questo “incontro” possa contribuire a costruire “nuova arte e nuova condivisione”?<br />
</strong>Crediamo che l&#8217;arte si crei negli occhi di chi la guarda, nelle mani di chi la tocca e nell&#8217;intimità di chi la assorbe e la interiorizza. Esiste però il rischio di un messaggio che, spesso, non è così chiaro ed immediato. Azionare un meccanismo che spinga artista e pubblico l&#8217;uno nelle braccia dell&#8217;altro può significare dare a quest&#8217;ultimo qualche strumento in più per considerare l&#8217;arte e il fare arte come uno dei tanti aspetti della propria vita. Di qui potrebbe derivare una presa di coscienza, uno stimolo ad appoggiare, promuovere, sostenere l&#8217;attività artistica. Per l&#8217;artista questa potrebbe divenire un&#8217;occasione di crescita e di apprendimento, sia sul piano artistico che su quello umano: non si tratta di una specie di tranello con il quale portare la gente comune al museo, ma di un vero e proprio incontro, di una nuova interessante conoscenza, di un atto coraggioso grazie al quale aprirsi a nuove possibilità e a nuove relazioni. E, perchè no, potrebbe diventare semplicemente qualcosa di cui parlare a cena con gli amici!</p>
<p><strong>&#8220;L’arte farà qualcosa per il pubblico, il pubblico farà qualcosa per l’arte”…Si potrebbe definire 1 h art una nuova forma di volontariato? Un volontariato dell’arte che mira ad “assistere artisticamente” il fruitore occasionale?<br />
</strong>Non parlerei proprio di volontariato, anche se allo stato delle cose non abbiamo nessuna forma di sovvenzione e quindi lavorando gratis siamo, effettivamente, dei volontari.<br />
Ma non lo chiamerei così, siamo davvero molto lontani dal concetto di volontariato. Il nostro progetto è stato interpretato da qualcuno come la banca del tempo, ed effettivamente si avvicinerebbe più a questa tipologia di scambio che ad altro: noi diventiamo gli artifici di un meraviglioso baratto.<br />
Inneschiamo un processo di promozione che, speriamo nel tempo, renderà i suoi frutti e porterà più visitatori anche nei contesti più istituzionalizzati.</p>
<p><strong>L’iniziativa è pubblicizzata soprattutto mediante il sito web </strong><a href="http://1hart.net/"><strong>http://1hart.net/</strong></a><strong>. Il sito  rappresenta certamente un canale per il “reclutamento” degli artisti e la proposta del servizio di “arte a domicilio” attraverso la presentazione delle tipologie di “ore d’arte” messe a disposizione dagli artisti. Avete pensato di rendere pubbliche anche le testimonianze dei fruitori, materiali video o fotografici delle performance artistiche? Insomma, un feedback delle esperienze…</strong> <br />
<strong>Inoltre, potete darci un’idea dell’esito di alcune performance e dirci quante sono state già svolte. Com’è la risposta del pubblico in termini di quantità di richieste e di grado di coinvolgimento?<br />
</strong>Il sito è effettivamente una parte integrante del nostro progetto. Pensiamo di rendere pubblica solo una traccia degli incontri per ora, ma l&#8217;obiettivo è quello di far confluire tutto il materiale documentario raccolto nel corso di un anno in una mostra presso il project space neon&gt;campobase di Bologna, che è uno dei nostri partner insieme a Sabot Gallery (Cluj-Napoca) e Stanica (Zilina).<br />
I primi incontri sono sul punto di svolgersi, dopo la pausa estiva ci sono state le prime richieste e tra poco daremo inizio al meccanismo di 1 h art (stiamo già assistendo allo scambio di email tra un&#8217;artista e la sua ospitante). Arrivare a un pubblico generico non è semplice, per questo la promozione è un momento cruciale del progetto, perchè questo si realizzi in maniera autentica e capillare.</p>
<p> </p>
<p><strong>Credits Photo:</strong><br />
<em>Che fine ha fatto Baby Jane?<br />
Rita Canarezza &amp; Pier Paolo Coro<br />
Hairdressers project, 1997- 2009</em></p>
<p>Stupidity Removal Service<br />
Giuditta Nelli</p>
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		<title>www.italia.it</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 05:55:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il sito ufficiale del turismo italiano rinasce dalle sue ceneri, presentato come la soluzione per il turista straniero (e non solo) che voglia cercare di confezionarsi in rete un pacchetto turistico per un bel viaggetto nel Bel Paese. Per ora è in una verisione Demo, presentandosi come un mega aggregatore di altri siti relativi al settore. Navigare per verificarlo…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-22723" title="italiait-website" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/07/italiait-website-300x189.jpg" alt="italiait-website" width="300" height="189" />Turista fai da te? No <a href="http://www.italia.it">www.italia.it</a>! Richiamando un memorabile spot di qualche tempo fa di un noto tour operator italiano, al turista che naviga in rete per organizzare il suo viaggio in Italia la soluzione la offre il neo ministero del Turismo con il portale  istituzionale del settore. Dalla scorsa settimana è infatti on line il preannunciato “nuovo” sito ufficiale del turismo italiano con il quale &#8211; ha spiegato il ministro Brambilla – “vogliamo dare nuovo incremento all&#8217;economia turistica del nostro paese; punteremo sulle motivazioni, sulle emozioni, il nostro sarà un portale emozionale”.<br />
È questo l’incipit di un nuovo capitolo del libro tutto italiano che si potrebbe chiamare “La storia infinita di Italia.it”. Un capitolo ancora in bozze, però, considerato che la versione on line dal 16 luglio è una versione Beta, o Demo, che dir si voglia. Se il sito non sembra degno delle aspettative e dell’obiettivo ambizioso di renderlo uno step “obbligato e irrinunciabile” per organizzare il proprio viaggio in Italia, la risposta sarà sempre Demo. Parafrasando: è una versione provvisoria, ancora con molti limiti e lanciata solo per scopi promozionali. La controbattuta più spontanea esprimerebbe una speranza che la provvisorietà non sia definitiva come spesso accade. La seconda valutazione può essere espressa solo a seguito di una stima dei fattori positivi o negativi derivanti da una navigazione del portale.<br />
Digitando l’indirizzo www.italia.it la prima immagine che compare è quella del nuovo logo dell’Italia (i commenti sono stati già ampiamente espressi in <a href="http://www.tafter.it/2009/06/10/magic-italy-il-nuovo-marchio-del-turismo-made-in-italy/">Magic Italy, il nuovo marchio del turismo Made in Italy</a>), e la seconda quella del presidente del consiglio con associata una dichiarazione stile “pizza, spaghetti e mandolino” come preludio ai luoghi comuni italiani. Analizzando invece la struttura del sito ci si rende conto consistere in una sorta di mega directory, o mega aggregatore, di altri siti che forniscono servizi turistici. Il massimo sforzo progettuale per gli sviluppatori è stato quello di organizzare in maniera organica le informazioni – è pur vero che sono infinite! – sul patrimonio culturale e territoriale, materiale e immateriale, italiano. In questo può sembrare apprezzabile, grazie agli spunti di ricerca delle categorie <em>Le regioni d’Italia in vetrina</em> e <em>Idee di Viaggio</em>. Approfondendo la ricerca, però, il limite di essere un aggregatore di siti emerge prepotentemente. Come poter pensare di fornire uno strumento utile al turista straniero se la maggior parte di portali delle regioni italiane (a cui si viene rimandati) è solo in lingua italiana? Il portale è parzialmente multilingue, quindi. Lo stesso problema si verifica per i percorsi tematici di <em>Idee di viaggio</em>.<br />
Ci si chiede inoltre perché in conferenza stampa di presentazione erano presenti solo il ministro Brunetta e la ministro Brambilla. Perché non far presenziare anche i ministri Bondi e La Russa considerato che ben due dei servizi offerti dal portale sono forniti dai rispettivi ministeri? La sezione Eventi riproduce “velatamente” esattamente la pagine di ricerca <a href="http://www.beniculturali.it/mibac/opencms/MiBAC/sitoMiBAC/MenuPrincipale/EventiCulturali/Ricerca/index.html" target="_blank">Eventi culturali</a> del sito del MiBAC, mentre la sezione Meteo rimanda direttamente al sito del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica militare.<br />
<em>Organizzare il tuo viaggio </em>non sembra ancora all’altezza della proposta: è quasi pleonastico inserire le informazioni su quale mezzo di trasposto utilizzare (e quale azienda fornisce il servizio di trasporto) per raggiungere un Paese. Non stiamo mica parlando delle indicazioni per raggiungere un albergo situato nel centro di Roma! Ma i punti a favore?  Il corredo fotografico e la presenza di numerosi video allietano la navigazione, così come l’offerta di <em>Tour Virtual</em>i, ma ai fini pratici non aiutano molto.<br />
È vero, ci si continua  a ripetere, che si tratta di una versione Demo.<br />
E allora, le successive <em>release</em> del sito? Commissionata ad ACI Informatica e stimato circa 5 milioni di euro, la progettazione dovrebbe seguire le seguenti tappe: rilascio prima versione del portale con informazioni turistiche complete, statiche e dinamiche (ottobre 2009); rilascio sistema B2C promo-commercializzazione e social network (novembre 2009); avvio del marketplaceper gli operatori B2B (dicembre 2009).<br />
Per le vacanze estive, quindi, continuiamo con il Fai da te. Speriamo di poter usufruire del portale almeno per quelle invernali…</p>
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Turismo: il portale Italia.it ritorna on line da oggi in versione beta. Finanziamenti per 10 mln</a><br />
<a title="Permanent Link to Italia.it: la saga continua con un finanziamento da 29 mln. Diventerà Italia.info" href="http://www.tafter.it/2009/06/10/magic-italy-il-nuovo-marchio-del-turismo-made-in-italy/"></a><a href="http://www.tafter.it/2009/06/25/turismo-presentata-ufficialmente-la-nuova-immagine-dellitalia-e-a-luglio-il-portale-italiano-del-turismo/">Turismo: presentata ufficialmente la nuova immagine dell’Italia. E a luglio il portale italiano del Turismo</a><br />
<a href="http://www.tafter.it/2009/06/10/magic-italy-il-nuovo-marchio-del-turismo-made-in-italy/">Magic Italy, il nuovo marchio del turismo Made in Italy</a><br />
<a href="http://www.tafter.it/2009/01/28/italiait-la-saga-continua-con-un-finanziamento-da-29-mln-diventera-italiainfo/">Italia.it: la saga continua con un finanziamento da 29 mln. Diventerà Italia.info</a><br />
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<a title="Permanent Link to Lo stivale in un click" href="../2006/05/03/lo-stivale-in-un-click/">Lo stivale in un click</a></p>
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		<title>www.europelowcost.com</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 07:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pacchetti vacanza low cost in un solo click e gratis? Su www.europelowcost.com è possibile.  Il portale è un grande meta motore di ricerca che confronta tariffe e disponibilità, in tempo reale, delle principali agenzie di viaggio e tour operator online che offrono viaggi e vacanze in tutto il mondo. Basta scegliere data di partenza e destinazione e si può iniziare a preparare la valigia…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-22489" title="europelowcost" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/07/europelowcost-300x226.jpg" alt="europelowcost" width="300" height="226" />In tempo di crisi l’estate 2009 sarà necessariamente low cost. Anche l’Agenzia Nazionale del Turismo ha parlato di un indubbio <a href="http://www.tafter.it/2009/07/08/estate-2009-indagini-sul-turismo-in-italia/">rallentamento nelle prenotazioni</a>, a seguito della congiuntura economica sfavorevole. Ma considerato che la vacanza è un irrinunciabile piacere e un diritto per tutti, non resta che cercare la soluzione più economica per partire senza “alleggerire” in maniera consistente il portafogli. Soluzioni per tutte le tasche e per tutti i gusti possono essere trovate con un semplice click nel sito web <a href="http://www.tafter.it/2009/07/10/turismo-per-chi-viaggia-low-cost-un-nuovo-motore-di-ricerca/">www.europelowcost.com</a>.<br />
Le peculiarità del portale è la presenza del primo meta motore di ricerca dedicato ai pacchetti vacanza. Il che vuol dire che accedendovi si può creare il proprio pacchetto in un solo sito web, con un consistente risparmio in termini di tempo e denaro. Il servizio di www.europelowcost.com consente infatti di confrontare tariffe e disponibilità, in tempo reale, delle principali agenzie di viaggio e tour operator online che offrono viaggi e vacanze in tutto il mondo.<br />
La ricerca è facile, veloce e intuitiva così come l’organizzazione dell’homepage in cui campeggia un box da compilare esclusivamente con data di partenza e destinazione. Solo pochi secondi e il motore di ricerca individua le tariffe più convenienti e, con altrettanti pochi click, si puòprocedere alla prenotazione e all&#8217;acquisto.  Altra particolarità del portale è che Europelowcost è un motore di ricerca e comparazione puro, perché non vende direttamente ne fa intermediazione, quindi non applica commissioni sugli acquisti. Una volta selezionato il proprio viaggio, si viene dirottati ai sistemi di booking dei fornitori.<br />
Sei i meta motori di ricerca nel sito dedicati rispettivamente a Autonoleggio, Hotel (220.000 hotel nei 5 continenti a confronto), Ostelli (25.000 strutture comparate), Vacanze, Voli + Hotel e Voli low cost (oltre 900 compagnie aeree confrontate).<br />
Se il cuore delle attività del portale si può sintetizzare in motore di ricerca, i servizi accessori non sono trascurabili. Le sezioni <em>Guide per viaggiare, Risorse utili, Feed e Info Generali </em>e<em> Social </em>forniscono approfondimenti e informazioni utili per migliorare il percorsi di viaggio prescelto. Provare per credere&#8230;e senza alcuna registrazione.<br />
Fortunatamente per gli italiani il sito è un’idea di una società italiana che naturalmente lo ha pensato anche nella nostra lingua. Consultabile anche in inglese, francese, spagnolo e tedesco.</p>
<p><a href="http://www.europelowcost.com">www.europelowcost.com</a></p>
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		<title>Eticlab: come sperimentare la Responsabilità Sociale d’Impresa nelle PMI</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 07:35:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La diffusione della cultura della Responsabilità Sociale d’Impresa alle Piccole e medie imprese è l’obiettivo principale del progetto EticLab, un laboratorio sperimentale finanziato dalla Camera di Commercio di Genova. L’iniziativa, presentata lo scorso 12 giugno presso l’Ente camerale di Genova, ha tutte le potenzialità per rivelarsi una leva di sviluppo per il territorio genovese. Tafter ha intervistato Alessandra Romano  - responsabile del progetto all’interno del CLP – Centro Ligure per la Produttività - per delineare la storia del progetto e individuarne le dinamiche organizzative e le possibilità di sviluppo…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista a Alessandra Romano  &#8211; responsabile del progetto all’interno del CLP – Centro Ligure per la Produttività</strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-medium wp-image-22483" title="etic lab" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/07/etic-lab-300x199.jpg" alt="etic lab" width="300" height="199" />Circa un mese fa è stato presentato presso la Camera di Commercio di Genova il progetto <a href="http://www.eticlab.org">Eticlab</a>, un laboratorio sperimentale che ambisce a diffondere la cultura della RSI -Responsabilità Sociale d’Impresa &#8211; nel settore delle PMI. Il progetto sembra innovativo per l’applicazione alle PMI della RSI che fino ad oggi è stata oggetto di applicazione e studio in relazione, principalmente, alle grandi imprese. Da che genere di riflessione nasce l’idea?<br />
</strong>L’attenzione a RSI è un tema cardine di questo periodo critico, sembrando essere una delle soluzioni per le aziende per recuperare valore nel mercato. La particolarità del progetto Eticlab è, come si è detto, proprio quella di fare riferimento alle Piccole e media imprese e non tanto alle grandi aziende che spesso sono già sensibili al tema e presentano al proprio interno dlele figure professionali ad hoc per l’attuazione di pratiche di RSI.<br />
L’idea è nata circa quattro anni fa quando la Camera di Commercio di Genova ha cominciato a volersi occupare di RSI rispetto alle PMI. Nello step iniziale si è iniziato ad intraprendere dei percorsi in termini di diffusione della cultura della RSI, a partire dall’ABC, dallo spiegare cosa significa fino fornire linee guida su come applicarla. È in questa fase che la Camera di Commercio ha affidato al CLP &#8211; Centro Ligure per la Produttività  &#8211; l’incarico di essere il motore di questa divulgazione sul territorio delle tematiche, finanziando il progetto. La stessa Commissione Europea, conscia della difficoltà di avvicinamento al tema da parte degli imprenditori che gestiscono micro, piccole e medie imprese, ha stilato un documento intitolato <em>Responsabilità e nuove prospettive. Come aiutare le piccole imprese ad agire in modo socialmente e ambientalmente responsabile</em>.</p>
<p><strong>Prima di spiegarci nello specifico il progetto, ci racconta di cosa  si occupa il CLP e che ruolo ha avuto rispetto alla creazione del progetto Eticlab?</strong><br />
Il CLP &#8211; Centro Ligure per la Produttività – è l’Agenzia formativa e di servizi alle imprese della Camera di Commercio di Genova. Nel concreto svolge attività di formazione alle PMI (la cosiddetta formazione continua) su tematiche trasversali e su richiesta diretta dell’azienda. Per fare un esempio, ci occupiamo di controllo di gestione, marketing, risorse umane. Annovera anche un filone dedicato alla formazione d’impresa che offre aiuto agli aspiranti imprenditori per la realizzazione della propria idea. Quindi organizza corsi in aula ma anche seminari, incontri, ecc. In sintesi, attività di sviluppo della nuova impresa e sostegno per imprese esistenti. E poi c’è una sezione di ricerca cresciuta negli ultimi anni per offrire strumenti di competitività alle aziende del territorio. È in questa sezione che  si inserisce la fase germinale di Eticlab e il corso sulla RSI. RSI comunicata come una possibilità di far lavorare ben l’azienda e di conferire valore, sia per la Camera di Commercio che per il network. Spesso si genera confusione rispetto al significato di Responsabilità sociale d&#8217;Impresa. Non significa certamente “fare beneficienza” ma significa soprattutto lavorare bene, in maniera etica, rispetto ai nostri stakeholder. Per definirla in maiera più precisa le segnalerei una definizione della Commissione Europea secondo la quale &#8220;essere socialmente responsabili significa non solo soddisfare pienamente gli obblighi giuridici applicabili, ma anche andare al di là investendo “di più” nel capitale umano, nell’ambiente e nei rapporti con le altre parti interessate&#8221;. La Camera di Commercio ha voluto muoversi in questa direzione e il CLP, che lavora molto mediante la formazione “finanziata”, a seconda dei bandi, ha fatto la scommessa ottenendo finanziamenti per un corso sulla RSI per le imprese. Il tutto è stato realizzato a partire da azioni di informazione, formazione e consulenza.</p>
<p><strong>È da questo corso di formazione per imprenditori che è scaturito il progetto?</strong><br />
Sì, da questa scommessa vera e propria. Scommessa perché è risaputo che il territorio ligure non è molto facile. L’imprenditore ligure non ha molti slanci verso le novità. Ci si aspettava una complicata attività di reclutamento degli allievi e allieve che invece si è dimostrato meno complicato grazie al grande interesse suscitato dalla RSI. Abbiamo riscontrato un fortissimo interesse rispetto al progetto. Hanno partecipato dieci imprenditori, tra i quali, alcuni completamente ignari della RSI, altri più informati e alcuni con all’attivo già un bilancio sociale d’impresa. Dopo la prima edizione abbiamo pensato di replicare l’esperienza. Nell’autunno scorso abbiamo concluso la seconda edizione di approfondimento, dopo la quale gli stesi imprenditori hanno preso l’iniziativa. Hanno pensato di consorziarsi in un network che potesse divulgare con la forza dei numeri la cultura e le buone pratiche di RSI. Alcune delle aziende partecipanti hanno deciso di continuare il percorso, formalizzando maggiormente il fatto di essere “rete” e di volere contribuire a promuovere lo sviluppo del territorio, attraverso l’avvio di un laboratorio permanente dedicato alla Responsabilità Sociale d’Impresa: EticLab.<br />
Così le dieci imprese hanno chiesto un finanziamento alla Camera di Commercio di Genova per intraprendere il progetto, che ha ricevuto i fondi. Parallelamente, la Regione Liguria, insieme ad Unioncamere Genova, ha finanziato anche un progetto per redigere le linee guide per la RSI delle PMI genovesi. Terzo elemento, che va  a chiudere il cerchio, è l’auspicata apertura di uno sportello informativo rispetto al tema. In questo modo il network potrà avere un certo ruolo strategico per la diffusione della RSI. Quest’ultimo step probabilmente non avverrà nell’immediato, a medio termine.</p>
<p><strong>Come è  gestito il network delle imprese? E in che senso Eticlab è un laboratorio sperimentale?</strong><br />
Il network vive di vita autonoma, nel senso che sono le aziende che lo compongono a lavorare al suo sviluppo. Il CLP, per conto della Camera di Commercio, monitora i processi e i movimenti. Nello specifico sono le otto imprese che hanno dato vita al laboratorio (Consorzio Agorà, Gecofin, Gruppo IB, Gruppo Viziano, Macchine Edili Repetto, Mixura, pbcom e Saponificio Gianasso) a relazionarsi in occasione di incontri operativi e di sviluppo e a redigere un programma d’azione. Agli incontri partecipano le figure professionali più disparate individuate come di competenza dall’impresa: se si tratta di una piccolissima impresa è lo stesso amministratore che partecipa, se più grande partecipa un responsabile Qualità.<br />
Uno dei principali obiettivi dei fondatori sarebbe quello di coinvolgerne altre 50 entro il 2010.<br />
La prima azione concreta del network è stata la creazione della carta dei valori, in cui sono state messe per iscritto i valori e le azioni che si vogliono perseguire. Creata dalle 8 imprese fondatrici e presentata in conferenza stampa, è ora pubblicata sul sito <a href="http://www.eticlab.org">www.eticlab.org</a><br />
Secondo, avviare percorsi di formazione. Poi fare una serie di incontri, alcuni locali altri di livello nazionale, per raccontare al mondo delle imprese la RSI attraverso le loro buone pratiche che hanno contribuito alla creazione di valore aggiuntivo.<br />
E in autunno, anticipo, vorremo proporre un grande convegno con Serge Latouche, focalizzato su come affrontare la crisi mediante la RSI. Obiettivi successivi sono quelli di attirare altre imprese, accomunate dalla base territoriale ma anche molto diverse tra loro per campi di attività, nell’ottica che la condivisione fa la forza. La diversità dei settori di attività è risultata essere uno stimolo enorme per il dialogo costruttivo.<br />
Alla presentazione del network, per esempio, è stato molto interessante il confronto tra consorzio sociale Agorà e  il gruppo Viziano, la prima espressione della cooperazione sociale, già avanti per sua natura rispetto ai temi, e la seconda un privato per eccellenza, dedito alle costruzioni edili. Un esempio di come due imprese, due realtà opposte possano tendersi la mano.<br />
Insomma, EticLab è formato da un gruppo di piccole e medie imprese genovesi che condividono una sola e forte idea: “i valori della sostenibilità economica, sociale e ambientale devono guidare i comportamenti delle imprese nei confronti di tutti i soggetti che con esse interagiscono, in modo da massimizzare il valore creato”.</p>
<p><strong>Almeno 50 soggetti da includere nel network. Esistono dei parametri minimi per accedervi?</strong><br />
Quello di individuare i parametri minimi è il prossimo obiettivo, che si cercherà di raggiungere nelle riunioni delle prossime settimane.</p>
<p><strong>La caratteristica che sembra emergere, quindi, è la prevalenza del fattore Territorio rispetto ad un settore particolare di applicazione delle attività RSI delle aziende. Questo aspetto è anche innovativo e sperimentale rispetto alle pratiche di RSI…<br />
</strong>L’obiettivo è infatti creare valore per il territorio. La Camera di Commercio ha finanziato Eticlab con l’obiettivo di ricoprire un ruolo differente, non solo come luogo istituzionale dove, per esempio, fare una visura camerale, ma come soggetto promotore e motore per la rinascita di un territorio. È pur vero che esistono iniziative simili anche in altre regioni: a Padova e a Milano, per esempio, hanno attivato degli sportelli di informazione, così come a Rimini stanno curando vari progetti. L’attenzione al tema è molto alta ma Eticlab, come laboratorio sperimentale gestito dalle imprese stesse, è un progetto pilota unico in Italia.</p>
<p><strong>La <a href="http://www.tafter.it/?s=responsabilit%C3%A0+sociale+d%27impresa&amp;x=0&amp;y=0">Responsabilità Sociale d&#8217;Impresa </a>su Tafter.it<br />
</strong></p>
<p><strong>Articoli correlati:<br />
<a href="http://www.tafter.it/2007/07/13/in-good-company/">In Good Company</a></strong></p>
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		<title>www.bootb.com</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 05:49:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Crowdsourcing  per creativi della pubblicità e della comunicazione sul sito www.bootb.com, una agenzia che mette in relazione creativi e aziende mediante la gestione di contest originali e aperti a tutti. Per accedervi tre semplici mosse semplici (sia per creator che per Brands Builder), dodici lingue per leggere ed esprimersi e uno spazio infinito per la creatività…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-22029" title="bootb" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/07/bootb-300x229.jpg" alt="bootb" width="300" height="229" />AAA cercasi creativi nella rete. Scegli il brand, fai la tua proposta creativa e vinci il budget assegnato al progetto. Non è semplicemente un nuovo contest lanciato nel web ma si tratta di qualcosa che si avvicina a Lavoro. Lavoro in forma di contest, ma pur sempre lavoro remunerato. A proporlo è <a href="http://www.bootb.com/it/">www.bootb.com</a>.<br />
L’acronimo sta per <em>Brands out of the Box</em>, ma per capire meglio di cosa si tratta basta accedere al sito, che,  se siete creativi, potrebbe anche rappresentare la porta d’ingresso dell’ufficio del vostro futuro datore di lavoro. Sì, perché  BootB è una sorta di agenzia che mette in collegamento i <em>Brand Builders</em> con i Cervelli creativi, creando una relazione vantaggiosa per entrambi. La piattaforma di BootB, infatti, non è altro che un sistema per gestire gare (<em>Pitch)</em>. I <em>Brand Builder</em> (Costruttore di Marche) sono coloro che indicono una gara per ricevere proposte da un numero infinito di talenti creativi provenienti da ogni angolo del pianeta; i Creator (Creatori di Idee), invece,  partecipano alle gare alle quali sono interessati con la  pubblicazione della loro proposta. Le Aziende che ricercano la migliore proposta creativa con questo sistema sono sempre più numerose e anche prestigiose.<br />
Il gioco è semplice e il sito è un supporto formidabile per guidare entrambi gli interlocutori del “processo creativo” ad orientarsi in questa operazione di crowdsourcing: da una parte le call con tanto di brief e settore creativo di appartenenza, dall’altro gli step e le indicazioni per i partecipanti.<br />
La tagline di Bootb è <em>Unlimited creativity </em>e la sua denominazione è Repubblica della creatività; questo finestra web è infatti un luogo aperto ad infinite proposte creative di tutto il mondo, annoverando ben 12 lingue ufficiali, che sono arabo, tedesco, inglese, spagnolo, francese, hindi, indonesiano, italiano, giapponese, portoghese, russo o cinese.<br />
L’universo di BootB inizia e finisce nell’homepage, nel senso che nel globo rappresentato sono presenti tutte i riferimenti (o i rimandi agli stessi) per raccogliere più informazioni sul progetto (<em>Chi siamo</em>), su <em>Come Funziona</em>, sull’elenco delle gare in corso (<em>Tutte le Gare)</em> e accedere al <em>Blog</em>.<br />
A chiarire ulteriormente il funzionamento una attenta ed esauriente sezione <em>FAQ</em>. I <em>Testimonials</em> e la sezione <em>Dicono di noi</em> offrono chiaramente il parere “autorevole” di utenti e stampa.<br />
BootB “porta soluzioni creative ai Brands e progetti ai creativi”. Voi iniziate a registrarvi…</p>
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		<title>www.theacropolismuseum.gr</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 08:50:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tre piani per una superficie totale di 14mila metri quadrati, una struttura completamente realizzata in vetro che ospita oltre quattrocentomila opere d’arte: si tratta del Nuovo Museo dell’Acropoli di Atene, inaugurato il 21 giugno 2009. Per conoscerlo a acquisire informazioni utili su collezione, struttura architettonica e altre curiosità, il sito www.theacropolismuseum.gr può essere un buon supporto…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-21737" title="acropolis-museum-website" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/06/acropolis-museum-website-300x274.jpg" alt="acropolis-museum-website" width="300" height="274" />Tre piani per una superficie totale di 14mila metri quadrati, una struttura completamente realizzata in vetro che ospita oltre quattrocentomila opere d’arte: si tratta del Nuovo Museo dell’Acropoli di Atene, inaugurato pochi giorni fa, il 21 giugno 2009, alla presenza delle massime  autorità greche e del mondo interno, tra cui il presidente della commissione Europea Jose Manuel Barroso. Dopo quasi trent’anni di progetti e nove di lavori, contro i quattro previsti, lo spazio che ambisce a rappresentare il volto moderno della Grecia è ora aperto. Il museo è collocato alla base del monte Olimpo, a 244 metri di distanza dal Partenone e esattamente ad una inclinazione di 23 gradi per esservi parallelo, per fare in modo che dalle sale interne si possa avere visuale diretta dell’intero tempio. Fino al 31 dicembre di quest’anno sarà accessibile a turisti e non al modico costo del biglietto di un euro, prevedendo un afflusso di visitatori di 10mila unità giornaliere.<br />
Chiunque abbia intenzione di trascorrere qualche giorno in Grecia non può certamente perdere l’opportunità di ammirare le numerose opere d’arte dell’antica civiltà ora ritornate in patria da tutti i paesi del Mondo che le possedevano, e raccolte in un unico spazio espositivo; chi invece non potrà fruire in presenza delle meraviglie della cultura greca potrà trovare nel sito web <a href="http://www.theacropolismuseum.gr/default.php?la=2">www.theacropolismuseum.gr</a> una parziale consolazione. Parziale perché il sito mostra qualche limite rispetto a quelli di altri musei del mondo (anche di minore rilevanza per le collezioni ospitate) che fanno della visita virtuale e della pubblicizzazione delle collezioni la loro punta di diamante.   Nel caso del nuovo museo dell’Acropoli le informazioni (e il corredo fotografico) sono di grande interesse ma alquanto limitate per numero. Accedendo all’homepage il navigatore curioso si trova dinanzi tre grandi sezioni tematiche dedicate rispettivamente a <em>Collections, News </em>e<em> More</em>. Se la prima presenta generali informazioni sulle sezioni espositive del museo, la seconda sezione, allo stato attuale, non presenta nient’altro i messaggi ufficiali del  ministro greco dei beni culturali e del presidente del museo, mancando ancora dei video dell’opening avvenuto orami qualche giorno fa. Nella sezione <em>More </em>nient’altro che le informazioni pratiche di fruizione, come spazio ristorazione, bookshop e ticketing. Il sito è consultabile in greco e in inglese.<br />
Legate alla apertura del Museo (di questo non c’è chiaramente alcune traccia nella sezione news del sito web) una serie di polemiche tra la struttura museale greca e il British Museum per la mancata restituzione delle sculture del Partenone, conservate ancora a Londra, trafugate nell’800 da Lord Elgin. L’annosa questione del rifiuto del British Museum era legata al “pretesto” dell’assenza di strutture adeguate ad accogliere le stesse opere, ormai non più valido. Per ora l’allestimento dello spazio museale ha sopperito a questa mancanza con la sostituzione di calchi fedeli agli originali &#8211; quasi evidenziando la ferita, ancora più che aperta -, ma l’obiettivo di rimpatriare i “pezzi” mancanti rimane una priorità.</p>
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		<title>FotoGrafia: bilancio di un festival</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 06:48:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ad un mese dall’inaugurazione Fotografia - Festival Internazionale di Roma, Tafter ha intervistato Emiliano Paoletti, direttore di Zonettive, per fare una sorta di bilancio di questa edizione 2009 così ricca di cambiamenti e novità, ma anche dell’andamento del festival, del suo futuro e di quello della fotografia nel panorama artistico romano…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista ad Emiliano Paoletti &#8211; Direttore Zoneattive </strong><br />
<img class="alignnone size-medium wp-image-21728" title="fotografia_gallery" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/06/fotografia_gallery-300x198.jpg" alt="fotografia_gallery" width="300" height="198" />Ad un mese dall’inaugurazione Fotografia &#8211; Festival Internazionale di Roma, Tafter ha intervistato Emiliano Paoletti, direttore di Zonettive, per fare una sorta di bilancio di questa edizione 2009 così ricca di cambiamenti e novità, ma anche dell’andamento del festival, del suo futuro e di quello della fotografia nel panorama artistico romano…</p>
<p><strong>L’ottava edizione di <a href="http://www.tafter.it/2009/05/26/roma-fotografia-festival-internazionale-di-roma-dal-29-maggio-al-2-agosto/">FotoGrafia &#8211; Festival Internazionale di Roma</a> &#8211; è stata inaugurata poco meno di un mese fa, dopo una serie di polemiche su ritardi, difficoltà istituzionali e cambiamento del format. Effettivamente la formula del festival è cambiata: da una parte un ridimensionamento del  numero di spazi espositivi coinvolti, nonché cambiamento della tipologia degli stessi luoghi (prima più musei civici, ora accademie e istituti di cultura), oltre che una riduzione effettiva della durata. Perché questa scelta, se è stata una scelta?</strong><br />
Come sempre, le scelte sono a metà strada tra le necessità e i desideri. Era già da un po’ di anni che riflettevamo sul gigantismo del festival e sulla sua reale percezione all’interno del territorio romano. Come sai, Roma è sì una grande capitale ma presenta anche moltissimi limiti. Nonostante ci siano stati ben otto anni di festival, la fotografia ha fatto fatica ad affermarsi con uno spazio stabile nella programmazione annuale di spazi espositivi e musei. Per questo, negli anni, il festival ha assunto anche un po’ il compito di farsi carico di tutta una programmazione frutto del potenziale creativo della città legato al mondo della fotografia. Basti pensare che l’anno scorso erano circa 150 le mostre.<br />
In questo modo però la forza del festival FotoGrafia si è parzialmente attenuata diventando tendenzialmente un aggregatore di singole  mostre e perdendo in parte la forza iniziale. Così ci siamo focalizzati su un nuovo format, cercando di valorizzarlo come una esperienza e non un assemblaggio di tanti fattori, emulando un modello riprodotto anche in molti altri festival. Inoltre, bisogna aggiungere che tutta la fase organizzativa ha subito, come tutti possono ricordare, le conseguenze di una serie di difficoltà oggettive e di ritardi. L’ok definitivo è stato dato a fine febbraio: se si pensa solo in termini di spazi espositivi, a così breve distanza temporale dall’inizio dell’evento, molti di questi non erano più a disposizione per le date previste. Così, conciliando una nostra riflessione e una difficoltà oggettiva, abbiamo scelto di far confluire il festival fondamentalmente in un solo grande luogo, Palazzo delle Esposizioni, con poche altre “offerte” satellitari.<br />
Ad oggi i risultati sono ottimi. Al momento si contano più di 2000 visitatori paganti al giorno per weekend, ai quali bisogna aggiungere quelli che accedono all’offerta gratuita. Abbiamo quindi creato un luogo che coincide con il festival operando lo sforzo di offrire un concentrato significativo di quello che è il mondo della fotografia contemporanea oggi. Un risultato raggiunto anche grazie ad un allestimento innovativo, fatto molto di proiezioni e video e meno di fotografia stampata tradizionale.</p>
<p><strong>Hai parlato di un tuo ideale di festival. Ci puoi spiegare qual è la tua visione in merito? </strong><br />
Con un po’ d’ironia nel 2006 lanciammo l’edizione di Enzimi nel quartiere San Lorenzo di Roma con un claim provocatorio:  “<em>Questo non è un festival</em>”, proprio a testimoniare la necessità di una inversione di rotta rispetto ad un format già allora inflazionato. La mia idea di festival è soprattutto legata a quella di far vivere al pubblico un’esperienza, intensa, che avviene in  un tempo determinato, spesso limitato, in cui si favorisca lo scambio di idee e l’incontro tra persone. Credo che un festival abbia tra le sue finalità quello di rendere accessibile alle persone non solo l’opera, quindi il prodotto artistico, ma anche chi la produce e la realizza. È una grande occasione di accesso non solo in termini di consumo artistico ma anche in termini di creazioni artistiche. Tradotto in termini concreti, legati all’edizione 2009 di FotoGrafia, nei primi tre giorni del festival abbiamo registrato la presenza di oltre 100 fotografi, curatori, e operatori internazionali  presenti a Roma; non si trattava solo degli autori delle mostre presentate, ma di professionisti interessati e coinvolti in varie attività. È stato il caso delle letture Portfolio, che hanno riscontrato molto successo e alle quali abbiamo abbinato un premio molto importante. È stato il caso degli eventi e delle proiezioni fatte all’interno dell’auditorium del Palazzo delle Esposizioni, ogni giorno dalle 10 alle 22; ed è stato il caso del progetto “In Between” , un workshop di 60 ore durante le quali 24 fotografi hanno girato per tutta Roma fotografando la loro esperienza e percezione della città. Un percorso che ha tralasciato il centro storico e l’estrema periferia e si è concentrata in quella fascia tra l’anello ferroviario e il raccordo anulare. In pochi giorni siamo riusciti a condensare quindi la parte più tradizionale a quella più innovativa legata al mondo dei workshop e degli eventi.<br />
Abbiamo poi fatto in modo di condensare tutte le inaugurazioni di tutte le iniziative nella prima settimana, coinvolgendo tutti gli spazi e restringendo la durata e l’offerta. Mentre l’anno scorso il circuito accoglieva più di 100 esposizioni, quest’anno ne accoglie poco più di venti. Inoltre, prima,  nel periodo del festival, accoglievano tutte le mostre che si svolgevano, adesso chiediamo alle gallerie di presentare una unica mostra e di realizzarla ad hoc per il festival. I risultati mi paiono confortanti.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-21730" title="lettura-porfolii" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/06/lettura-porfolii-190x300.jpg" alt="lettura-porfolii" width="190" height="300" /><strong>FotoGrafia  si può definire ancora un festival internazionale, a livello di pubblico, di parteciazione artisitca e di interesse all’estero?</strong><br />
Io credo assolutamente di sì e che sia il nuovo festival della fotografia internazionale. Pensa che la mostra principale che si chiama Gioia, nasce da una <em>call for proposal </em>lanciata su internet mediante tutti i nostri canali internazionali. In poco più di un mese sono arrivate più di 100  proposte, tra le quali abbiamo ne selezionate una trentina. All’interno della selezione credo ci siano i più grandi artisti della fotografia del prossimo decennio. Penso a Kuba Dabrowski, un ragazzo venticinquenne, o Alejandro Chaskielberg, ragazzo sudamericano che ha fatto un lavoro bellissimo su un fiume del Paraguay.<br />
La cosa che mi conforta di più è che FotoGrafia non è un festival di importazione. Niente arriva a Roma come una partita di giro e di scambio ma proprio grazie alla nostra presenza nei circuiti internazionali riusciamo a realizzare progetti di questo calibro. Molto del lavoro che svolgiamo non può essere  visibile nella programmazione ma è fatto di relazioni di lunga durata. Io  e Anna Gianesini di Zoneattive siamo i due referenti internazionali per gli importanti network internazionali. Nello specifico per <em>Talent Laten</em>t, iniziativa che fanno da due anni a Terragona: ci sono 90 satelliti in giro per il mondo che selezionano artisti emergenti. Su una base di 223 se ne selezionano quindici, per unag rande mostra e catalogo in Spagna.  Noi siamo uno dei 90 satelliti. Lo stesso per Critical Mass, promosso da <em>Foto Lucida</em>, a Portland, che è la più interessante iniziativa statunitense sulla nuova fotografia. E poi circuiti più istituzionali come il Mese europeo della fotografia, del quale siamo partner dalla sua fondazione, e che permette ogni due anni di far circuitare una mostra, quest’anno è Mutuation II, nelle sette capitali che ne fanno parte. C’è un lavoro importante e oggettivo dal punto di vista internazionale.</p>
<p><strong>Quest’anno anche molto più spazio ai premi, cioè ai fotografi non professionisti o non famosi… </strong><br />
Si, è una scelta coerente all’idea di fornire maggiore occasione di accesso al circuito: mentre prima, facendo più di 100 mostre, si riusciva a dare “sfogo” alla creatività di molti, ora puntiamo all’aumento della qualità del circuito fornendo comunque opportunità di accesso. L’istituzione del premio portfolio svolge questa funzione.</p>
<p><strong>Quale futuro per FotoGrafia e per Zoneattive? </strong><br />
Mi auguro sia un futuro diverso dalla realtà presente, o meglio più stabile e sistematica.  Credo che il limite maggiore sia non avere una struttura dedicata al festival per 365 giorni l’anno, come avviene in tutti i grandi festival. Allo stato attuale non esiste alcuna organizzazione ad hoc, a parte l’investimento che Zoneattive ha fatto, quasi a titolo volontario, per portare avanti il progetto. Non vedo al momento le condizioni per realizzare una Casa della Fotografia, ma per esempio si potrebbe istituire un dipartimento di fotografia all’interno del MACRO, o semplicemente dare continuità del lavoro di Zoneattive e portare anche FotoGrafia all’interno del nuovo contenitore de <em>La Pelanda</em>, il Centro di produzioni culturali al Mattatoio di Testaccio pronto per la fine di quest’anno. Se non si dovesse prendere una decisione in merito alla struttura organizzativa, si rischia che tutte le iniziative non abbiano futuro e perdano di credibilità a livello internazionale. Sono convinto che bisogna consolidare il progetto: o lavoriamo sui processi che lo sostengono oppure non siamo nelle condizioni di poter generare un lavoro ben fatto. La proposta che si ventilava  con Marco Delogu sarebbe una organizzazione diversa per la curatela dei contenuti: una soluzione interessante potrebbe essere il coinvolgimento di un team di giovani curatori selezionati con bando. Di fatto creare dei meccanismi strutturati per creare reali condizioni di accesso ai nuovi talenti, magari ogni tanto ricordando per primi a noi stessi quello che vent’anni fa già cantava Battiato: “<em>Mandiamoli in pensione i direttori artistici e gli addetti alla cultura</em>!”</p>
<p><em>Photo Credits: Gallery www.fotografiafestival.it </em></p>
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		<title>www.unwto.org</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 08:39:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[UNWTO è l’acronimo di World Tourism Organization. È una delle agenzia internazionali delle Nazioni Unite  e si occupa di turismo (specialmente di quello sostenibile e responsabile), raccoglie circa 161 stati nazionali e ricopre un ruolo strategico rispetto alle politiche e strategie internazionali nel settore. Dal sito news, appuntamenti, corsi e ricerche, pubblicazioni e focus informativi, tutto rigorosamente di respiro internazionale…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-21504" title="world-tourism-organization" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/06/world-tourism-organization-300x189.jpg" alt="world-tourism-organization" width="300" height="189" />UNWTO, ovvero World Tourism Organization, è una delle agenzie internazionali delle Nazioni Unite e, da come si può intendere dal nome, si occupa di turismo. Perché le Nazioni Unite si dovrebbero occupare anche di turismo e non di fame nel mondo e di conflitti internazionali è intuibile per i più, ma è meglio esplicitato nelle pagine del sito dell’organizzazione <a href="http://www.unwto.org ">www.unwto.org</a>. Turismo fa rima con sviluppo, specialmente dei Paesi in aree depresse, grazie alla capacità della filiera turistica di generare da una parte sviluppo economico e prosperità,  e dall’altra, reciproca conoscenza e sviluppo di una sensibilità al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, oltre qualsiasi distinzione di razza, sesso, lingua o religione. Sono questi gli obiettivi che persegue l’Organizzazione, vale a dire, quindi, anche sostegno alla diffusione del turismo responsabile, sostenibile e accessibile; lo fa incoraggiando anche l’implementazione del <em>Global Code of Ethics for Tourism</em>, oltre che come parte attiva nel raggiungimento degli obiettivi prefissati nel <em>Millennium Development Goals by 2015</em>, attraverso piani concreti di azione.</p>
<p>Indiscusso è il ruolo primario e strategico rispetto alle politiche e alle strategie internazionali, rappresentando parallelamente una sorta di forum mondiale sulle politiche turistiche e una fonte per il know-how del settore.<br />
Ne fanno parte 161 tra Paesi e territori e più di 370 membri affiliati facenti parte del settore privato, da istituti di formazione ad associazioni turistiche e autorità locali del turismo. L’Italia rientra tra gli stati membri, avendovi aderito nel 1978, tre anni dopo la sua istituzione nella forma associativa attuale.<br />
Grazie al sito web, consultabile in inglese, francese, spagnolo, russo e arabo, si ha accesso al variegato panorama della attività del WTO: illustrate in maniera molto schematica e semplice le attività che svolge o che sostiene, oltre che le informazioni di settore e appuntamenti internazionali che ruotano attorno al turismo. È nelle aree <em>Programmes </em>e <em>Regionale Activities</em> che si possono scoprire le diverse tipologie di progetti condotte e l’organizzazione, gestita mediante le aree geografiche.<br />
Le sezioni <em>News</em> e <em>Calendar</em> sono invece per leggere le informazioni “mordi e fuggi”.<br />
Se invece si vuole approfondire su qualsiasi aspetto della WTO le <em>Features</em> e la sezione <em>Publications</em> lo permettono.<br />
Attraverso <em>In Focus</em>, invece, si accede ad aree dedicate a temi specifici: campeggia al momento della presente rilevazione il <em>World Tourism Day 2009</em>.<br />
Un elemento curioso che richiama l’attenzione del navigatore è un countdown per Copenaghen: mancano 172 giorni alla <em>United Nations Climate Change Conference in Copenhagen, 7-18 December</em>. Mentre il tempo inesorabilmente scorre si può continuare a ricercare informazioni, magari nella sezione <em>Courses, Research &amp; Scholarships</em> o nella area <em>Multimedia</em>.</p>
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		<title>Lingua italiana in Festival: uno strumento per la promozione del territorio nazionale</title>
		<link>http://www.tafter.it/2009/06/15/lingua-italiana-in-festival-uno-strumento-per-la-promozione-del-territorio-nazionale/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 13:02:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell’Italia terra dei festival, si è appena conclusa la prima edizione di un appuntamento dedicato alla Lingua Italiana e all’Alfabetizzazione. L’evento è culminato con due appuntamenti a Roma presso il Teatro Quirino il 12 e il 13 giugno. Ad istituirlo è Mattia Leombruno, Presidente di EventoFestival e già promotore, dal 2004, del prestigioso Premio Internazionale Mario Luzi. Tafter lo ha intervistato per capire qual è l’idea di partenza del festival e quali obiettivi ambiziosi aspira a raggiungere mediante un evento su un tema così “innovativo” nella sua universalità…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-21412" title="dante-alighieri" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/06/dante-alighieri.jpg" alt="dante-alighieri" width="238" height="234" />Nell’Italia terra dei festival, si è appena conclusa la prima edizione di un appuntamento dedicato alla Lingua Italiana e all’Alfabetizzazione. L’evento è culminato con due appuntamenti a Roma presso il Teatro Quirino. Ad istituirlo è stato Mattia Leombruno, Presidente di EventoFestival e già promotore, dal 2004, del prestigioso Premio Internazionale Mario Luzi. Tafter lo ha intervistato per capire qual è l’idea di partenza del festival e quali obiettivi ambiziosi si aspira a raggiungere mediante un evento su un tema così “innovativo” nella sua universalità…</p>
<p> <br />
<strong>Il <a href="http://www.tafter.it/2009/06/10/roma-primo-festival-della-lingua-italiana-e-dell%e2%80%99alfabetizzazione-12-13-giugno/">Festival della Lingua Italiana e dell’Alfabetizzazione</a> si è appena concluso. Ci racconta come è nata l’idea? La sua istituzione è una logica tappa di un percorso intrapreso con la fondazione del premio Mario Luzi?<br />
</strong>L’esperienza del premio Luzi ha certamente dato un forte impulso alla realizzazione di questa idea, grazie alla risposta positiva e il dialogo proficuo che si è istaurato con le istituzioni. Inoltre, l’esempio della figura di Luzi, che non è solo una figura generica della letteratura del Novecento ma è una delle poche figure emblematiche caratterizzate, oltre che dall’apprezzabilissimo dato letterario, anche da un grande senso di responsabilità civile, è stata un forte impulso. È da quella esperienza che presenta i principi letterari di Luzi, sia come  poeta che come uomo, che nasce questa iniziativa del festival, in un certo senso a sé stante per questa edizione, ma che a partire già dall’edizione 2010 sarà annessa al premio. C’è sicuramente una sorta di continuità in questo percorso che ho intrapreso (all’età di 24 anni nel 2004) che si intende portare avanti. Tengo a sottolineare che si tratta di principalmente di una promozione culturale fondata sui contenuti e su un livello critico che oggi viene meno da parte dal mondo della cultura, nel quale c’è una uniformità di prospettive che rende la promozione culturale qualcosa di troppo simile e poco differenziata e incisiva.<br />
Si tratta del primo grande evento in Italia interamente dedicato alla promozione della nostra lingua italiana e dell’alfabetizzazione.</p>
<p> <br />
<strong>Si tratta quindi di promozione culturale nel senso più ampio e non di promozione della lingua esclusivamente. La denominazione è un tentativo di restringere il campo di interesse a qualcosa di tangibile?</strong><br />
L’idea del festival ha un orizzonte molto più largo certamente. Abbiamo preso la lingua  italiana come emblema della nostra cultura e identità, ampliandone la prospettiva. Il nostro intento è di promuovere la lingua non in maniera protezionista, come si è sempre fatto, ma come uno strumento attraverso il quale passa la comunicazione quotidiana; l’uso e il disuso di una lingua possono essere uno specchio rispetto alla società stessa. Tornare quindi a investire una lingua di un valore etico e morale (oltre che di valore culturale) da destinare all’uso della parola è la nostra visione del festival, una prospettiva che forse è sempre mancata in azioni di promozione della lingua.<br />
È per questo che non ci focalizziamo solo alla lingua ma anche sui temi dell’alfabetizzazione, sull’idea di una cultura “umana”, quella del dialogo, volta all’innalzamento dei livelli qualitativi della comunicazione. La lingua è strumento di stampa, cultura, letteratura e del quotidiano. La lingua è uno strumento democratico. In sintesi, il Festival intende, pertanto, proporre una visione emblematica e del tutto inedita della nostra Lingua Italiana: una lingua che sappia superare gli schematismi accademici ed adoperarsi per un nuovo progetto sociale, che guardi ai problemi del nostro tempo, alle criticità del sistema mondiale ed alle nuove frontiere del sistema educativo, perché il diritto al futuro divenga finalmente un diritto intangibile dei giovani di tutto il mondo.</p>
<p><strong>Quali iniziative tangibili sono state destinate allo scopo?</strong><br />
Almeno due. Una è la campagna comunicativa (attraverso lo spot solidale, legato sia alla lingua italiana che all’alfabetizzazione dei popoli) a mezzo radio e circuiti urbani (mezzi pubblici, cartellonistica, ecc). La seconda azione concreta è l’iter portato avanti per la sottoscrizione di un protocollo d’intesa, in una fase successiva,  programmata con il ministero dell’Istruzione , per la realizzazione di specifici progetti. Il protocollo prevede la stesura di linee guida specifiche sulla base di questi valori culturali ed etici, al fine di portare nelle scuole questa sensibilità, legata ai valori dell’accoglienza e del dialogo, della cultura come chiave di lettura della contemporaneità.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-21413" title="logo-festival-lingua-italiana" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/06/logo-festival-lingua-italiana-300x142.jpg" alt="logo-festival-lingua-italiana" width="300" height="142" /><strong>Quindi si tratta di un evento complesso ed articolato capace di coniugare questioni proprie della nostra cultura nazionale con prospettive mondiali quale, appunto, il problema dell’alfabetizzazione. Pone al centro delle sue attività la formazione dei giovani ed intende, pertanto, rivolgersi a tutti i soggetti considerati parte in causa nel processo formativo; inoltre, si legge dalla vostra comunicazione che è prima di tutto una operazione comunicativa e di sensibilizzazione sulla questione della lingua e più in generale sulle modalità della nostra comunicazione odierna. Possiamo dire che il festival volga in due direzione? Una nazionale e una globale (legata all’alfabetizzazione globale)?<br />
</strong>L’ambizione è quella di essere anche un progetto internazionale, infatti. Per questo saremo supportati da una associazione, Satiagra onlus, che vantando un’esperienza decennale, opera nell’India meridionale, dove l’alfabetizzazione non è un problema rilevante ma un piaga, così come in altre aree depresse del mondo.<br />
Riferendoci al nostro sistema culturale italiano, riscontriamo criticità non trascurabili. Grazie al monitoraggio di associazioni e enti che si occupano di cultura, sappiamo che in Italia almeno una persona su  17 non sa né leggere né scrivere, specialmente nel Meridione dove l’illegalità, causa di numerosi ritardi e negligenze, incalza. Non a caso, tra i firmatari del Manifesto per la Lingua Italiana e per l’Alfabetizzazione dei Popoli, compare Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, a testimoniare la necessità anche della legalità nella promozione della cultura. Dove vige l’illegalità la vita è precaria e si penalizza la cultura, privilegiando altre tipologie di “culture”.</p>
<p> <br />
<strong>A proposito di Manifesto…Il Manifesto della lingua italiana e dell’Alfabetizzazione”, promosso da Lei (Mattia Leombruno, ndr) e scritto dal poeta e filosofo Marco Guzzi, ha un ruolo determinate nell’avvio di questa campagna di promozione. Tra i firmatari troviamo personalità di spicco, della cultura italiana Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, Dario Fo, Attore, e ancora Arnaldo Pomodoro e Massimo Cacciari, solo per citarne alcuni.<br />
Che ruolo ha questo manifesto? Quale è stato il canale di pubblicizzazione dell’iniziativa?<br />
</strong>È uno strumento di dialogo con la comunità civile: chiunque può dare l’adesione. Per noi ha un grandissimo valore simbolico, non solo per poter promuovere alle autorità una giornata nazionale della lingua italiana, ma perché è un modo per aprire il dialogo su una ferita aperta e per lanciare un vero e proprio movimento culturale. Rappresenta un importante strumento di comunicazione culturale e sociale, ovvero di adesione e condivisione popolare estremamente significativa.<br />
Come detto, il valore simbolico è indubbio ma è soprattutto uno strumento per affermarsi a livello istituzionale. Certamente ha un valore reale per una proposta di una giornata nazionale.. Come ben sa, dal punto di vista tecnico per l’istituzione di una giornata nazionale, due sono gli iter che si possono seguire: il primo è incardinato nell’iter dei rami del parlamento, mediante la proposta di legge; l’altra è mediante iniziativa popolare che propone una petizione, con le modalità dovute, il deposito in cassazione e dopo sei mesi giungere a 50mila firme per poi portarla all’attenzione del parlamento.<br />
A livello di pubblicità del manifesto, effettivamente non è stato effettuato una campagna massiccia.<br />
L’obiettivo  è quello di influire, attraverso il concorso di alcune istituzioni, anche per brevità e maggiori probabilità di successo, e di creare un’intesa all’interno del Parlamento, sempre allo scopo dell’istituzione della giornata nazionale. È un’iniziativa nelle corde del dna delle nostre istituzioni e crediamo che con questa modalità si possa raggiungere l’obiettivo. La raccolta quindi no è vana e solo simbolica. C’è un piccolo movimento culturale che ha a cuore l’iniziativa. Inoltre, anche l’accademia della Crusca supporta la nostra idea, compreso il presidente dell’accademia che ha partecipato alla prima edizione del premio.<br />
Tra l’altro, lo stesso Mario Luzi tenne un discorso all’accademia nel 2003 o 2004 sulla lingua italiana e in un passaggio, disse: “avere una lingua italiana ma anche essere avuta da lei” ovvero riconoscere nella lingua italiana la propria “cifra” storica.<br />
Devo rilevare, però, che se da una parte,  le maggiori istituzioni italiane che si occupano di cultura, promuovono grandissime manifestazioni, sembrano spesso impantanate in una certa inerzia, manca sempre di uno spunto critico nei confronti della contemporaneità.<br />
Il vero grande problema della cultura oggi è di non essere più uno strumento di condivisione legato ai grandi valori umani. La cultura non riesce più a dialogare con le persone e le istituzioni non riescono a contrastare questo problema sociologico e antropologico.<br />
L’iter di questa iniziativa è inconsueto ma penso sia apprezzabile. Guardandola come osservatore esterno, rappresenta l’iniziativa di un cittadino che richiama, come direbbe Luzi, “al fuoco della controversia” una serie di istituzioni sull’interesse generale.</p>
<p> <br />
<strong>Sembra si tratti di un dialogo molto più istituzionale che “popolare”…<br />
</strong>Direi di no. Semplicemente siamo in una fase di avvio. Partiremo sicuramente dalle scuole. Marco Guzzi, che ha scritto il manifesto, parla di un allarme rispetto all’alfabetizzazione emotiva.<br />
A partire dall’istituzione del festival, porteremo  misure concrete e su quelle cominceremo a lavorare. L’esigenza era quella di iniziare il prima possibile con il festival. Per la prima edizione sarà solo una due giorni di spettacoli, focalizzati sul tema. Poi, già da settembre, organizzeremo una conferenza che affronterà contenuti più aderenti alla promozione culturale, nel, quale coinvolgeremo le istituzioni che di cultura si occupano, per esempio Associazione Italiana editori e associazione italiana biblioteche, fermo restando il dialgo coni ministeri competenti  (Istruzione e MiBAC) e scuole, genitori, ecc.<br />
La fase dei contenuti la collochiamo in fase successiva.</p>
<p><strong>Come si immagina la seconda edizione del festival della lingua italiana? Come localizzarlo e quale periodo temporale?</strong><br />
Senz’altro ripartito su un arco di tempo allungato, non due giornate. Poi stiamo valutando l’idea di trovare forme di coinvolgimento per dialogare con le persone; fare qualcosa di analogo al premio Luzi ma per la promozione della lingua. Sicuramente non solo ricorrenza dopo la quale si spengono i riflettori ma un lavoro duraturo.</p>
<p><strong>Avete pensato al coinvolgimento di “creativi” della lingua o anche di altre forme espressive?</strong><br />
Pensavamo al coinvolgimento di tutte le forme espressive, oltre la lingua scritta. Non posso farla anticipazioni ma lo abbiamo già pensato. Lo stesso logo di questa edizione  non è stato realizzato da uno studio grafico ma dal maestro Giuseppe Maraniello. Riteniamo che anche attraverso l’arte si espliciti la lingua italiana, una lingua che si esplicita anche in silenzio. Sarebbe auspicabile creare un movimento culturale di voci differenti. Riteniamo che il sistema italiano metta ai margini le eccellenze e vorremmo che la cosiddetta fuga dei cervelli avesse uno stop, creando accoglienza per la creatività e l’ingegno italiano. Parlare di lingua italiana senza l’ingegno non ha neanche senso.</p>
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		<title>www.virtualmuseumiraq.cnr.it</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 09:08:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[On line dal 9 giugno il museo virtuale dell’Iraq: in rete 8 sale tematiche che presentano una selezione delle opere più significative del territorio iracheno e della sua plurimillenaria civiltà. Una visita finalmente possibile grazie al progetto realizzato dal Cnr, promosso dal ministero degli Esteri…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-21264" title="museo-iraqueno" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/06/museo-iraqueno-300x202.jpg" alt="museo-iraqueno" width="300" height="202" />Sembra incredibile poter avere finalmente accesso ad uno dei musei più spettacolari del mondo, che conserva opere della civiltà plurimillenaria dell’antica Mesopotamia: è infatti on line da ieri, 9 giugno, all’indirizzo <a href="http://www.virtualmuseumiraq.cnr.it">www.virtualmuseumiraq.cnr.it</a>, il Museo dell’Iraq. Si tratta di un sito web tecnologicamente all’avanguardia realizzato dal Cnr, promosso nel 2005 dall&#8217;allora ministro degli Esteri Gianfranco Fini, il quale lo ha presentato alla stampa con l&#8217;attuale ministro Frattini.  È bene precisare che il Ministero degli Affari Esteri, attraverso la Task Force Iraq che ha operato inizialmente presso la Direzione Generale per i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente, ha promosso e finanziato l&#8217;intero progetto, per un ammontare di circa tre milioni di euro, nel quadro di una missione che ha visto l&#8217;Italia operare in prima linea per la stabilizzazione e la ricostruzione dell&#8217;Iraq.<br />
La “resa” virtuale del museo della &#8220;culla della civiltà&#8221; è ancor più apprezzabile se si considera che per la difficile situazione politica del Paese può essere visitato solo dagli iracheni. Quasi nessuno si sognerebbe infatti di organizzare un viaggio in Iraq (forse qualcuno ricorderà che lo fece provocatoriamente alla Biennale di Venezia del 2005 solo l’artista Adel Abidin con la &#8220;Abidin travels&#8221;, una sua pseudo agenzia di viaggi che proponeva al visitatore viaggi di piacere a Bagdad, con tanto di itinerario e connessione internet).<br />
Riaperto “realmente” nel <a href="http://www.tafter.it/2009/02/25/la-riapertura-del-museo-nazionale-di-baghdad/">febbraio scorso</a>, dopo un periodo di restauro successivo al saccheggio del 2003, ora apre anche al resto del mondo con un portale d’accesso telematico. La qualità della visita è assicurata dalle molteplici  e multimediali informazioni fornite per quasi tutte le opere esposte. Per ogni reperto che si incontra nella navigazione, infatti, si visualizzano: la scheda informativa-didattica, l’opzione &#8220;esplora&#8221; ossia l&#8217;esplorazione tridimensionale dell&#8217;opera &#8211; grazie alla ricostruzione in 3D si può fruire l’opera dai vari punti di vista,  cogliendone la volumetria e i dettagli, ma anche di entrarci dentro-, e un filmato che contestualizza l&#8217;opera nel territorio e nel periodo storico con una voce narrante di sottofondo. Anche la qualità dei sottofondi musicali, diversi per ogni area tematica, non è da trascurare.<br />
Il percorso inizia dai piedi della scalinata del museo: da questa posizione il visitatore vede le porte di ingresso delle 8 sale tematiche visitabili; ciascuna corrisponde ad una fase storica della Mesopotamia antica: preistoria, periodo sumerico, accadico, neosumerico, assiro, babilonese, achemenide e seleucide.<br />
Passando da una stanza all&#8217;altra, il visitatore passa in rassegna opere di capitale importanza: dal Vaso di alabastro di Tell Es Sawwan (6200-5700 a.C.), all&#8217;Elmo in lamina d&#8217;oro di Meskalamdug (2450 a.C.), re della città di Ur, dal Pannello invetriato di Nimrud (IX secolo a.C.) alla Lastra raffigurante i sudditi assiri (VIII sec. a. C) ai preziosi avori di quell’epoca. In tutto, 70 reperti, dei quali 40 con modelli tridimensionali, 22 filmati (videoclip di tre minuti l&#8217;uno circa) e 18 elaborazioni cartografiche di siti archeologici.<br />
Un patrimonio artistico esplorabile in sei ore e in tre lingue: italiano, inglese e arabo.</p>
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		<title>www.presseurop.eu</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 09:05:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[250 testate europee raccolte in un unico sito web per contribuire alla creazione di una opinione pubblica europea: è questo in sintesi www.presseurop.eu. Presentato circa una settimana fa, è promosso dall’Unione Europea con un finanziamento di circa 3 milioni di euro annui per essere il sito di informazione per 500 milioni di cittadini…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-20986" title="presseurop" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/06/presseurop-300x247.jpg" alt="presseurop" width="300" height="247" />Contribuire alla creazione di una opinione pubblica europea mediante una copertura mediatica continentale messa in pratica mettendo a paragone articoli pubblicati sui principali quotidiani dei diversi paesi dell&#8217;Unione e approfondendo gli argomenti presenti nelle agende setting nazionali. Questo il principale obiettivo di <a href="http://www.presseurop.eu">www.presseurop.eu</a>, come sottolineato anche da Thierry Vissol, della Direzione generale Comunicazione della Commissione Europea.<br />
Il lancio è avvenuto strategicamente circa una settimana fa, una decina di giorni prima delle elezioni europee, anche a testimoniare l’utilità e la necessità di un organo di informazione transnazionale sui temi di attualità che investono invece una rosa di 23 paesi europei.<br />
Per dare un’idea dell’enorme potenziale del progetto web e della sua complessa ambizione, basti pensare che il sito rappresenta il collettore di articoli di circa 250 testate europee (per ora, essendo presente negli organizzatori la volontà di estendere il “monitoraggio” della informazioni extra-europee), leggibile in 10 lingue (il progetto prevede l’allargamento a tutte le 23 dell’Unione Europea).<br />
Il progetto nasce su proposta della Commissione europea e di un consorzio di testate coordinato dal settimanale francese &#8220;<em>Courrier International&#8221;</em> che traduce e pubblica estratti di articoli da riviste e giornali internazionali. La testata italiana dedita a questa attività non poteva che essere la rivista &#8220;Internazionale&#8221;, il corrispettivo di &#8220;Courrier&#8221; nel nostro Paese.<br />
Il sito comunque è realizzato in completa indipendenza da giornalisti freelance provenienti da tutta l&#8217;Unione e da una redazione fissa composta da una decina di giornalisti assunti a tempo pieno (7 a Parigi e 1 a Varsavia, Lisbona e Roma). Ognuno dei giornalisti è responsabile della selezione degli articoli nella sua lingua di pertinenza e da&#8217; l’ok al lavoro di traduzione svolto da professionisti.<br />
Lo stanziamento annuo per la gestione del progetto è di circa 3 milioni di euro ma è previsto che si finanzierà anche con la pubblicità. Altri progetti futuri sono le collaborazioni di nuovi membri &#8211; quali, ad esempio, la rete europea di radio EuRaNet e il network televisivo Eu Tv Net: l’obiettivo è raggiungere quota 1,5 milioni di visitatori al mese da qui ai prossimi 18 mesi.<br />
Scendendo nell’analisi del sito web, esso si presenta come una webzine in tutto e per tutto, con <em>Editoriale</em> e Articoli, ai quali si accede da un chiaro menù orizzontale suddiviso in categorie tematiche (politica, società, economia e tecnologie, scienza e ambiente, cultura e idee, l&#8217;Ue e il mondo). Il “giornale” quotidiano si compone di una sorta di rassegna stampa Europea (<em>Agenda del giorno</em>), di cui si citano ovviamente le fonti (ad esse dedicata anche una sezione specifica; vi troviamo <em>Le Monde, Le Figaro, Financial Times, The Economist, Washington Post</em>, e di italiani <em>Corriere della Sera, La Repubblica e Il Sole24ore</em>).<br />
Ad aggiungere valore al sito una serie di “spazi” aperti ad una fruizione di diverso grado di profondità e di punto di vista: alcuni blog, un box con <em>Euronews</em> e un box riassuntivo degli articoli <em>più letti-più commentati-più spediti</em>. Per commentare i post dei blog è necessario registrarsi con un proprio account (nell’header del sito l’accesso al form).<br />
Digitando l’indirizzo del sito viene caricata di default l’homepage in lingua francese ma, in alto a destra, è possibile scegliere la lingua di visualizzazione (tra le 10 lingue l’italiano c’è). Non resta che consultarlo o iscriversi al servizio di newsletter quotidiano.</p>
<p> </p>
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		<title>La comunicazione tra reale e virtuale</title>
		<link>http://www.tafter.it/2009/05/27/la-comunicazione-tra-reale-e-virtuale/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 09:40:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Virtualizzazione e fisicità sono due tendenze contrapposte che paradossalmente convivono nel campo della comunicazione: una riflessione utile a comprendere come conciliare questi due aspetti risiede nel volume "La comunicazione tra reale e virtuale". La risposta sembra essere nel concetto” high tech - high touch”, una strada intermedia tra la dimensione tecnologica e quella del contatto umano. La serie di contributi raccolta dai due curatori risulterà certamente utile, o quantomeno stimolante ad una riflessione, a  comunicatori di impresa e delle istituzioni, operatori di marketing e vendita, specialisti dei centri media, organizzatori di eventi nonché studenti di marketing e comunicazione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>High touch o High tech?</strong><br />
<img class="alignnone size-medium wp-image-20724" title="comunicazione-tra-reale-e-virtuale" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/05/comunicazione-tra-reale-e-virtuale-207x300.jpg" alt="comunicazione-tra-reale-e-virtuale" width="207" height="300" />Mai come in questo particolare momento congiunturale c’è bisogno di comunicare, a tutti i livelli. Il fatto è che, osservando la società contemporanea, risulta evidente come la “cassetta degli attrezzi” a disposizione dei comunicatori si sia notevolmente incrementata, in termini quantitativi e qualitativi, e che il mix comunicativo sia diventato un strumento sempre più inafferrabile e non comprovato, essendo in costante cambiamento, tendenzialmente aprendosi a soluzioni sempre più tecnologiche e sempre meno pubblicitarie. Se infatti è evidente che esista una linea di demarcazione tra gli strumenti di comunicazione del mondo virtuale e quelli del reale, è meno chiaro come miscelarli sapientemente per rendere l’attività di comunicazione una fruttuosa ed efficace opportunità. Partendo da queste considerazioni – supportate anche dalla rilevazione di dati  sulla percezione di forme e modalità di comunicazione -  emerge che il  modello di successo sia “ibrido”, in grado cioè di conciliare tecnologia e componente umana, rifacendosi a quel concetto di “high tech &#8211; high touch”, elaborato nel 1982 dal celebre futurologo John Naisbitt nel suo bestseller “Megatrends”. È un concetto che i due curatori, Sergio Cherubini e Simonetta Pattuglia, recuperano sapientemente per sintetizzare una convergenza necessaria tra le antitetiche tendenze contemporanee alla virtualizzazione, da una parte, e alla fisicità, dall’altra. Il paradigma di riferimento è quello del marketing conversazionale, secondo il quale una relazione  (“conversazione”) estremamente virtualizzata diviene fisica e umana, scambio di conoscenza e luogo di incontro e comunità.<br />
La comunicazione si pone allora in questo spartiacque comunicazionale tra il reale e il virtuale, un interstizio dai confini liquidi nel quale si scopre rivestire un posto elitario l’Evento, con la sua caratteristica di riuscire a coniugare aspetti tecnologici e umani, proponendosi come mix comunicativo evoluto. Oltre all’evento si riscoprono anche fiere e mostre (insieme alle pubbliche relazioni espresse in modo evoluto ma sempre centrate sul contatto e sul confronto). Il caso esemplificativo scelto è quello della campagna di comunicazione di lancio della nuova Fiat 500, culminato nell’evento spettacolare sulle rive del Po del 4 luglio 2007, dopo un anno di comunicazione integrata a base di comunicazione interattiva – con il sito ad hoc -, creazione di comunità, e parallelamente pubblicità e <em>temporary store</em>, solo per citare i filoni principali. Allo scopo di offrire altre declinazioni della comunicazione “high tech &#8211; high touch”, nel volume sono raccontati &#8211; peraltro dai referenti diretti &#8211; altri quattro case studies (Lancia, Procter&amp;Gamble, British American Tobacco Italia e Pagine Gialle).<br />
L’ultimo capitolo è una raccolta assortita di contributi di massimi esperti di media, alle prese con considerazioni sul futuro “virtuale” degli stessi, che sembra oscillare tra tradizione e innovazione. La televisione e il cinema dalla parte della tradizione, e nuovi format, web 2.0 e Second Life dalla parte dell’innovazione. La sfida per i professionisti della comunicazione sembra temporaneamente essere una mediazione. Per dovere di cronaca, il volume è frutto di un&#8217;intensa attività di studio, ricerca e formazione sviluppata proprio in un corso di formazione,  il Master in Economia e Gestione della Comunicazione e dei Media della Facoltà di Economia dell&#8217;Università di Roma Tor Vergata.</p>
<p> </p>
<p>La comunicazione tra reale e virtuale<br />
High touch o High tech?<br />
A cura di Sergio Cherubini e Simonetta Pattuglia <br />
Franco Angeli Editore euro 16,50<br />
ISBN: 978-88-568-0572-3<br />
<a href="http://www.francoangeli.it">www.francoangeli.it</a></p>
<p> </p>
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		<title>www.soundcities.com</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 10:25:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un database opensource per esplorare le città del mondo attraverso l’ascolto dei suoni che le caratterizzano. È www.soundcities.com,  uno dei più entusiasmanti e attraenti tra i numerosi progetti artistici digitali dell’artista britannico Stanza, che mirano ad indagare gli spazi urbani mediante l’utilizzo di live data…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-20403" title="soundcities" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/05/soundcities-300x213.jpg" alt="soundcities" width="300" height="213" />Esplorare una città ascoltando esclusivamente suoni e rumori che la caratterizzano è un’esperienza che a pochi è passata nella mente e a dir poco impossibile. Nell’approccio esperienziale alla realtà, infatti, il predominio della vista sui 5 sensi limita la totale percezione degli spazi, ignorando che la scoperta del <em>genius loci</em> di una città passa anche attraverso il “sentire”. Se la curiosità incalza, per provare questa esplorazione sonora di una città del mondo basta cliccare sul sito <a href="http://www.soundcities.com">www.soundcities.com</a>.<br />
Si tratta di un semplice ma geniale database open source di suoni registrati nelle principali città del mondo. Una cartina geografica del globo, che mostra evidenziate le città “mappate”, è la porta di accesso al mondo dei suoni. I <em>samples</em>, che sono uploadabili da chiunque, sono suddivisi per città e per <em>mood</em>. Si scoprono similitudini inaspettate tra diverse città e che, al contrario di quanto ci si aspetti, per esempio, il traffico di New York è molto meno rumoroso di quello di Napoli!<br />
Dopo almeno mezz’ora di click sui player del sito, il senso della vista risale in pole position e ci si accorge che la maggior parte dei suoni sono stati caricati da STANZA. Ci sarà qualche legame con i curatori del sito?  Ebbene sì. Stanza, artista britannico specializzato in arte interattiva, networked spaces, installazioni e performance, è l’ideatore di <a href="http://www.soundcities.com">www.soundcities.com</a>, così come dei numerosi altri siti, visibili nell’homepage, che richiamano nei nomi a progetti simili: sousoundcities. mp3s, Soundsmaps e Sonicity, tutti siti collegati volti ad  una esplorazione sonora delle città. Tutti i progetti elencati sono solo alcuni della lunga lista di lavori dell&#8217;artista sulle Città, realizzati dal 1985 al 2009.<br />
Dalla main homepage <a href="http://www.stanza.co.uk">www.stanza.co.uk</a> si può accedere ai siti dei molteplici progetti, sia on che off line. I lavori artistici digitali di Stanza invitano l’osservatore all’interazione, permettendogli di entrare negli spazi digitali, mescolare suoni e immagini, tuffarsi in modelli astratti e iconici degli spazi urbani, contribuendo all’attribuzione di senso dell’opera.<br />
La ricerca artistica di questo geniale artista inglese è resa possibile ed è stata indirizzata all’indagine sugli spazi urbani anche grazie alla creative fellowship ARCH 2006-2009 per il progetto The Emergent City, volto alla ricerca dell’impatto dei live data nell’architettura e nell’ambiente urbano, in corso alla Goldsmiths College University di Londra. Stanza è inoltre stato assegnatario di un NESTA Dreamtime fellowship nel 2004, prestigioso premio che gli ha consentito di continuare nella sperimentazione. Ha esposto, inoltre, in alcuni dei più prestigiosi appuntamenti artistici mondiali, quali la Biennale di Venezia.<br />
Non resta allora che perdersi negli anfratti digitali della produzione artistica di Stanza; e se vi piace qualche opera potete anche acquistarla. Basterà contattare al telefono il nostro Stanza.</p>
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		<title>www.museomadre.it</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 10:05:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 4 maggio il sito web del Museo Madre di Napoli è on line con un nuova veste grafica e arricchito nei contenuti e nei servizi, mettendo a diposizione un grande archivio di informazioni sempre aggiornato sulle opere e sugli autori della collezione permanente così come delle esposizioni temporanee. In particolare conduce il visitatore in un tour virtuale tra le sale e i piani del palazzo Donna Regina...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-19854" title="museomadre" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/05/museomadre-300x187.jpg" alt="museomadre" width="300" height="187" />Dal 4 maggio il <a href="http://www.museomadre.it">Museo Madre</a> di Napoli è on line. Non perché prima non avesse un sito web &#8211; peraltro ben strutturato e completo a livello informativo-, ma perché attraverso il web è ora possibile accedere nelle sue sale direttamente dalla poltrona di casa propria, in un tour virtuale con annessa guida personalizzata. Ri-apre con un nuova veste grafica e arricchito nei contenuti e nei servizi il sito web del primo museo per l&#8217;arte contemporanea situato nel centro storico di una città, Napoli; un museo che è solo una delle numerose iniziative nel settore dell’arte contemporanea che nella città partenopea si è intrapreso negli ultimi anni. Presentandolo al pubblico, il direttore Eduardo Cicelyn ha confermato la vocazione alla contemporaneità del capoluogo campano, sostenendo con forza che il Madre sia un luogo da vivere (le iniziative come <a href="http://www.tafter.it/2008/11/05/crisi-economica-cultura-in-crisi/">Madrenalina</a> lo confermano) e che il sito web non sia solo uno spazio interattivo, ma anche luogo da percorrere, oltre che uno strumento di curiosità ma anche di ricerca e approfondimento.<br />
Infatti, oltre a poter usufruire delle informazioni essenziali sulla storia del Madre, sulle mostre e sulle attività in corso, nel sito i visitatori hanno a diposizione un grande archivio di informazioni sempre aggiornato, dati sulle opere e sugli autori della collezione permanente così come delle esposizioni temporanee – come per le principali mostre dell&#8217;anno 2008, quali <em>Baselitz, Rauschenberg, Brian Eno, Bob Wilson, Napolincroce.</em><br />
Il nuovo sito rappresenta uno strumento di conoscenza approfondita e visiva del Museo, delle opere delle collezioni e delle mostre che raggiunge l’apice con il tour virtuale. Accompagnati da una voce narrante, si può visitare il Museo per intero, attraverso due modalità: automatica, il visitatore è portato automaticamente dal programma per le sale del museo, con la voce di sottofondo, o manuale, grazie al quale, a partire dall’ingresso, il visitatore può scegliere autonomamente dove andare (mostre temporanee, collezione storica, etc.) e organizzare un proprio personale tour. Il pericolo di perdersi non c’è, grazie alla onnipresente planimetria del Museo, dove è sempre indicato il punto in cui si è e in quale direzione si sta procedendo.<br />
Nel salire dal piano terra al primo e al secondo piano, dopo il giro in terrazzo e in project room, fino alla Chiesa di DonnaRegina Vecchia, la curiosità incrementa e quasi quasi vien la voglia di andarci davvero a fare un scappata a Napoli per vedere dal vivo gli allestimenti nelle splendide sale del palazzo Donnaregina dopo la ristrutturazione di Álvaro Siza.</p>
<p> </p>
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		<title>Tipoitalia</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 11:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria e Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Riviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Un omaggio ai protagonisti della storia della comunicazione scritta italiana da Manuzio in poi. Si tratta di TIPOITALIA, rivista semestrale dedicata al mondo della tipografia nostrana. Un concentrato di arte e storia del lettering, editoria e tipografia, disegno dei caratteri per professionisti, docenti, studenti e appassionati di grafica…
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-19648" title="tipoitalia" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/04/tipoitalia-300x197.jpg" alt="tipoitalia" width="300" height="197" />Se nella percezione dei più la tipografia è solamente una tecnica dal sapore antico utilizzata per l’impaginazione e la stampa di pagine di volumi cartacei, per gli addetti ai lavori creativi <em>visual </em>significa fondamentale strumento di lavoro. Nell’era della comunicazione visiva, distante secoli dall’epoca di Manuzio, si chiama Type design o Lettering ma si tratta evidentemente della stessa cosa. Garamond o Georgia, Comic Sans o Times New Roman? Ogni volta che si progetta una brochure o una campagna pubblicitaria, o qualsivoglia progetto grafico (anche di un sito web) si passa anche dalla fase della scelta tipografica.<br />
A riportare in auge in Italia il desueto termine c’è ora un nuovo progetto editoriale sull’argomento: TIPOITALIA. Pubblicata in edizione bilingue (italiano e inglese) per un pubblico internazionale, la rivista ha l’obiettivo di approfondire e diffondere i temi relativi al lettering nostrano, preservando e rilanciando una tradizione e un patrimonio grafico del Paese che ha dato i natali all’editoria moderna. TIPOITALIA è una pubblicazione semestrale curata da Claudio Rocha, type designer brasiliano, ma attualmente residente in Italia, e Simone Wolf di Typevents Italia, insieme ad un team di collaboratori (grafici e studiosi) internazionali.<br />
Ogni numero affronterà arte e storia del lettering, editoria e tipografia, disegno dei caratteri, per ricostruire un nuovo stile tipografico italiano. Nel suo primo numero, Tipoitalia fornisce una serie di contenuti di grande interesse, parzialmente anche consultabili dal sito <a href="http://www.tipoitalia.it">www.tipoitalia.it</a>: dalle font delle cassette per le lettere ad un approfondimento sul carattere Dante, un’intervista a Piero De Macchi dello Studio Artistico Caratteri Nebiolo, fino ad una vasta casistica di grafica e segnaletica anche dei secoli passati. Sfogliando le 96 pagine del primo numero, oltre ad assaporare il profumo della carta appena stampata e ad apprezzare il corredo iconografico molto curato, ci sia accorge di trovarsi dinanzi un esperimento meta-tipografico: ogni articolo è di un carattere diverso.</p>
<p><a href="http://www.tipoitalia.it">www.tipoitalia.it</a></p>
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		<title>www.giovaniartisti.it</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 10:14:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<category><![CDATA[Enti locali]]></category>
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		<description><![CDATA[Un portale dedicato alla promozione della creatività giovanile in Italia? Con opportunità, informazioni, risorse per il pubblico dell’arte e dello spettacolo, il sito www.giovaniartisti.it del circuito GAI rappresenta una insostituibile risorsa on line che favorisce la circolazione di informazioni e di eventi, sia a livello nazionale sia internazionale, incentivando il rapporto tra la produzione artistica giovanile e il mercato.  È un punto di riferimento per  45 amministrazioni locali e circa 30000 giovani creativi…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-19072" title="circuito-gai" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/04/circuito-gai-300x223.jpg" alt="circuito-gai" width="300" height="223" />A sostenere la creatività giovanile in Italia contribuiscono poche realtà istituzionali e numerose associazioni private (moltissime anche no profit) dislocate capillarmente sul territorio nazionale. Una realtà da segnalare in questo frammentato panorama artistico è il circuito G.A.I. (Giovani Artisti Italiani) che opera nei linguaggi delle arti visive, del cinema, della musica, del teatro, della danza, della scrittura e di altre forme espressive e artistiche. <br />
Una soluzione che si trova a metà strada tra il pubblico e il privato, collaborando parallelamente con Enti Pubblici e aziende private in progetti di promozione a livello nazionale e internazionale.<br />
Come si riesce nell’impresa? “Grazie ad una strategia di iniziative permanenti e la circolazione di informazioni e di eventi a livello nazionale e internazionale, il G.A.I. incentiva il rapporto tra la produzione artistica, il mercato e le politiche culturali di Enti Pubblici e Privati”.<br />
Presente già dal 1989, l&#8217;Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani raccoglie ad oggi 45 Amministrazioni locali, tra Comuni, Province e Regioni, allo scopo di sostenere la creatività giovanile attraverso iniziative di formazione, promozione e ricerca. Nel corso del tempo infatti il circuito G.A.I. si é dato una forma giuridica che gli permette di coordinare con più efficacia i propri programmi. Possiamo scoprire tutte le caratteristiche di questa associazione dal suo ricco e colorato sito web <a href="http://www.giovaniartisti.it">www.giovaniartisti.it</a>. Ad uso e consumo delle amministrazioni locali interessate all’iniziativa esiste una sezione con la documentazione, tra Statuto, regolamento e schede di adesione e quote associative. Per un’amministrazione l’adesione rappresenta l’opportunità di partecipare a tutte le iniziative proposte dagli enti associati e la possibilità di proporre attività aperte anche agli altri Enti. Nella sezione <em>Città G.A.I</em>.sono rintracciabili tutti i contatti relativi alle sedi locali.  Naturalmente il valore maggiore è quello di offrire un servizio ai creativi del territorio di riferimento. Per gli artisti il G.A.I. ha un valore riconoscibile di servizio informativo, nonché promozionale.  Oltre a fornire informazioni su borse di studio, concorsi e altre opportunità, il sito web possiede anche una banca dati nazionale in continuo aggiornamento che contiene oltre 30.000 schede di giovani creativi nelle diverse aree artistiche. Ogni artista selezionato possiede una scheda contenente immagini, files, curriculum e informazioni sul proprio operato. Per poter esser selezionato, l&#8217;artista si deve rivolgere alla sede più vicina alla propria residenza.<br />
Ogni mese, inoltre, il sito web mette in vetrina <em>L’Artista del mese</em>.<br />
Tra le numerose iniziative, sia permanenti che temporanee, la più recente è <a href="http://www.tafter.it/2009/04/17/gemine-muse-2009-percorsi-di-giovani-artisti-nelle-citta-italiane-tra-storia-e-arte-dal-18-aprile-al-30-giugno/">Gemine Muse </a>- giovani artisti nei musei d’Europa in collaborazione con CIDAC &#8211; Associazione delle Città d’Arte e Cultura, una manifestazione che mette a confronto il passato con la ricerca contemporanea. L’edizione 2009 sta per cominciare, si terrà dal 18 aprile 30 giugno in 22 città italiane. Altra iniziativa finalizzata a promuovere con un fondo annuale la mobilità dei giovani artisti italiani nel mondo è <a href="http://www.tafter.it/2009/04/15/22-05-09-movinup-2009-concorso-per-la-mobilita-nel-mondo-di-giovani-artisti-italiani/">Movin’up</a>: la prima sessione scade il 22 maggio 2009. E ancora il <a href="http://www.tafter.it/2009/04/08/al-via-dabroma-in-mostra-238-oggetti-darte-e-di-design-di-giovani-artisti-italiani-per-bookshop-musei/">concorso D.A.B.</a> per la progettazione di oggetti d’arte e di design da destinare agli artshop e bookshop museali italiani con il lancio della nuova Linea di Prodotti GAI per i Musei Italiani. <br />
È bene precisare che per la pianificazione di molte attività il G.A.I. si avvale anche della preziosa collaborazione della DARC &#8211; Direzione Generale per l&#8217;Architettura e l&#8217;Arte Contemporanee, Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici &#8211; del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero della Gioventù e dell’ANCI.</p>
<p> </p>
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		<title>www.culturaitalia.it</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 10:42:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Beni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto il patrimonio culturale italiano on line? È www.culturaitalia.it, portale multilingue, frutto di un lavoro di quattro anni, spazio di consultazione delle risorse culturali che il nostro Paese può offrire. Studenti, turisti e ricercatori avranno un proprio motore di ricerca tematico che darà ampia visibilità a tutto il materiale, digitalizzato e non, di biblioteche, musei, archivi e istituti di ricerca. Si tratta di un patrimonio di testi, foto e documenti storici…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-18854" title="culturaitalia" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/04/culturaitalia-300x241.jpg" alt="culturaitalia" width="300" height="241" />Immaginare un unico sito web che contenga l’immenso patrimonio culturale italiano? Da qualche settimana è possibile addirittura consultarlo: l’opera mastodontica è visualizzabile all’indirizzo <a href="http://www.culturaitalia.it">www.culturaitalia.it</a>.<br />
Il portale, infatti, permette al visitatore di consultare un vastissimo archivio di dati (allo stato attuale vi sono presenti tra i 4 e i 5 milioni di informazioni) in continua evoluzione e che aggrega le informazioni provenienti dai fornitori convenzionati con il MiBAC. Si tratta di risorse di ogni genere: foto, testi, gallerie, mostre, monumenti, video, film e file musicali. Come è stato possibile tutto ciò? “In Europa non esiste qualcosa del genere e non temiamo confronti” ha affermato con soddisfazione Antonia Pasqua Recchia, direttore generale per l&#8217;Organizzazione, l&#8217;innovazione, la formazione, la qualificazione professionale e le relazioni sindacali del MiBAC, nell&#8217;annunciare la nascita di “Cultura Italia”, ufficialmente presentato a Roma il <a href="http://www.tafter.it/2009/02/09/patrimonio-culturale-in-rete-un-punto-sui-progetti-attivati-in-un-convegno-a-roma-il-2-aprile/">2 aprile</a>. La creazione di questo portale &#8220;CulturaItalia&#8221; rientra nel progetto interministeriale per la fruizione online dell&#8217;inestimabile patrimonio culturale italiano, essendo uno dei progetti inclusi nel protocollo d&#8217;intesa firmato lo scorso 18 febbraio dai ministri Bondi e Brunetta.<br />
Utilizzo di programmi oper source, accessibilità, usabilità e semplicità grafica sono le caratteristiche che contraddistinguono quello che è stato definito dalla referente del progetto un “Google culturale italiano”. Allo scopo di facilitare la ricerca sono stati predisposti un indice generale (c’è anche una spiegazione sul funzionamento) e una serie di canali, divisi in categorie tematiche, tra cui: Archeologia, Arti visive, Cinema, Musica, Spettacolo, Letteratura, Cultura scientifica, Archivi, Biblioteche, Musei, Mostre e tanto altro. Ogni sezione contiene un motore di ricerca interno con categorie di searching divise per luoghi e oggetti, mentre la presenza di link ai risultati permette all’utente di visitare i siti di origine.<br />
Se il menu laterale fornisce prevalentemente informazioni da archivio, il menu lungo la barra di navigazione orizzontale offre <em>Percorsi, Il Portale segnala, Focus, Rubriche, Notizie, Eventi, Multimedia</em>. Tutte sezioni che la redazione di culturalitalia.it aggiorna costantemente, monitorando eventi sul territorio, notizie sul patrimonio artistico e percorsi di approfondimento.  Attraverso Musa TV, invece, si entra nel settore multimediale del sito, con i video e i podcast raccolti su principali eventi della rete.<br />
Grazie alla mappa geografica è possibile cliccare su una regione in particolare e scoprire le meraviglie artistiche, paesaggistiche e appuntamenti culturali in calendario.<br />
Iscrivendosi alla newsletter invece, si possono ricevere invece le news direttamente nella posta elettronica.<br />
Oltre a quello del MiBAC, due i link sponsorizzati dal sito: il servizio <a href="http://www.tafter.it/2007/07/02/michael-condividere-la-cultura-in-rete/">MICHAEL</a>, con cui è possibile conoscere le collezioni digitali di musei, archivi, biblioteche, soprintendenze e altre istituzioni culturali italiane, e Internet Culturale, dal progetto “La Biblioteca Digitale Italiana e il Network Turistico Culturale”. “Cultura Italia è inoltre perfettamente in linea con i progetti comunitari per la conoscenza e fruizione del patrimonio in rete, proponendosi come aggregatore nazionale di contenuti e principale fornitore italiano verso <a href="http://www.tafter.it/2008/08/01/strategie-europee-di-condivisione/">Europeana</a>, la biblioteca digitale europea”.<br />
Consultabile in italiano e in inglese.<br />
 </p>
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		<title>Terremoto in Abruzzo: in azione i salvatori dell’arte</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 10:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Di Lucia Deborah</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Beni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[I danni prodotti dal terremoto in Abruzzo ai beni architettonici, artistici e storici si prevedono incalcolabili . Che ne sarà del patrimonio culturale delle zone terremotate? Un gruppo di Protezione civile dei beni culturali dei volontari di Legambiente  è già sul campo per attivarsi a portare in salvo tutto quello che il sisma ha danneggiato: quadri, sculture, manoscritti e volumi semisepolti. Tafter ha intervistato il responsabile nazionale Protezione civile dell’associazione ambientalista, per tentare di capire come le attività saranno organizzate e indagare sullo stato attuale dell’emergenza per il patrimonio artistico…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista con Daniel Noviello &#8211; Responsabile nazionale Protezione civile Legambiente<br />
</strong><br />
<img class="alignnone size-medium wp-image-18840" title="legambiente-patrimonio-culturale" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/04/legambiente-patrimonio-culturale-300x195.jpg" alt="legambiente-patrimonio-culturale" width="300" height="195" />I danni prodotti dal terremoto in Abruzzo ai beni architettonici, artistici e storici si prevedono innumerevoli, tra crolli e  lesioni al <a href="http://www.tafter.it/2009/04/06/terremoto-dellaquila-monumenti-danneggiati-danni-e-storia/">patrimonio della città </a>capoluogo e del territorio circostante.  Tra i più rilevanti il Palazzo Della Prefettura, Santa Maria di Collemaggio, Chiesa di Sant’Agostino, la Fortezza Spagnola, il Museo Nazionale d’Abruzzo. E con la scossa di ieri sera delle 19.48 la cupola della <a href="http://www.tafter.it/2009/04/07/terremoto-dellaquila-altra-scossa-crolla-la-basilica-a-piazza-duomo/">Chiesa delle Due Anime</a>, attaccata al Duomo, ha subito delle “ferite” molto probabilmente irreversibili. La città è ricchissima di opere di grande valore storico-artistico:  basti pensare che Santa Maria di Collemaggio è la più grandiosa chiesa romanica della città. Apparentemente l’unica chiesa che sembra non aver subito danni è il Duomo, anche se la pavimentazione in porfido dell’omonima piazza è completamente divelta. Gravi danni si registrano anche a Fossa, in provincia, dove è crollato il campanile della chiesa di Santa Maria Assunta ed è pericolante la piccola chiesa di Santa Maria ad Cryptas.<br />
Già nella giornata di ieri, 7 aprile, il segretario generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Giuseppe Proietti, ha  iniziato le attività coordinamento del monitoraggio di musei, monumenti e siti archeologici in sintonia con le operazioni di soccorso, ma il bilancio dei danni sembra essere lontano dalla definizione. Facile prevedere che il lavoro di recupero e ricostruzione sarà lungo e complesso.</p>
<p>La prima associazione volontaria ad essere arrivata sul campo a supporto delle attività di tutela dei beni culturali in emergenza è <strong>Legambiente</strong>, con gruppi di volontari specializzati nella tutela dei beni culturali in emergenza e nell&#8217;intervento legato ai rischi sismici.  Il Gruppo di Protezione civile dei beni culturali dei volontari di Legambiente si prepara a portare in salvo tutto quello che il devastante terremoto dell’Aquila non ha polverizzato: quadri, sculture, manoscritti e volumi semisepolti.<br />
Tafter ha intervistato <strong>Daniel Noviello</strong>, responsabile nazionale Protezione civile dell’associazione ambientalista, per tentare di capire come le attività saranno organizzate e indagare sullo stato attuale dell’emergenza per il patrimonio artistico…</p>
<p><strong>Sappiamo che Legambiente è in prima linea per l’emergenza terremoto Abruzzo. Le squadre di volontari, coordinate dal settore protezione civile di Legambiente, sotto la sua direzione, stanno partendo da tutta Italia per raggiungere la zona dell’Aquila duramente colpita dal sisma per portare assistenza e solidarietà alla popolazione. Che genere di attività sono previste? E quale sarà orientativamente il piano d’azione dei volontari Legambiente?</strong><br />
Siamo arrivati a L’Aquila ieri mattina e abbiamo preso visione della situazione. Su coordinamento del Dipartimento generale Protezione Civile, per i primi 2-3 giorni, i nostri volontari supporteranno le attività richieste, dal trasporto di coperte alla distribuzione pasti e acqua, e via dicendo. Appena la situazione si sarà placata, e le confermo che già sono iniziati i primi sopralluoghi per quanto riguarda il patrimonio artistico-culturale, le squadre verranno attivate in collaborazione con Vigili del fuoco, Soprintendenza e Protezione Civile, per la messa in sicurezza dei beni mobili nei contenitori lesionati. Si prevede che le attività avranno una durata di almeno un mese, un mese e mezzo.</p>
<p> <br />
<strong>I beni culturali colpiti sono numerosi. Avete già individuato quali saranno oggetto di attenzione delle attività volontarie? In che modalità state operando in riferimento a questi beni architettonici e culturali? Ci sono altri gruppi di volontari per la messa in sicurezza dei Beni Culturali Mobili?<br />
</strong>La priorità di intervento è stabilita dalla Soprintendenza. A livello operativo saranno i loro funzionari che indicheranno alle squadre su cosa agire. Noi chiaramente siamo a loro completa disposizione. Per adesso si è iniziato a stilare una lista dei beni che sarà terminata solo successivamente alla messa in sicurezza dei beni contenitori – musei, chiese, edifici. Fino a che ciò non avviene non è assolutamente permesso accedervi. Siamo in un work in progress. Bisogna aspettare.<br />
Per adesso siamo presenti in Abruzzo come associazione capofila in questa specializzazione, e siamo gli unici, almeno per ora. In tutta Italia abbiamo a disposizione circa 100 volontari formati ad hoc, provenienti dai circoli regionali: da quello delle Marche a quello di Roma, ma anche Reggio Calabria, Livorno, Pisa, Napoli, e tanti altri. Sono 13 i gruppi specializzati in beni culturali, e circa 50 quelli preparati in attività di protezione civile. Qui siamo in una settantina di persone. Molti hanno operato anche per il terremoto dell’Umbria-Marche, mettendo in sicurezza più di 1.000 opere. </p>
<p><strong><img class="alignnone size-medium wp-image-18845 alignright" style="float: right;" title="volontari-legambiente" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2009/04/volontari-legambiente-300x225.jpg" alt="volontari-legambiente" width="300" height="225" />Tutti i volontari sono stati formati ad hoc per la costituzione di una vera e propria &#8220;task force&#8221; per il patrimonio storico-artistico. A seguito del corso di specializzazione, hanno ricevuto una divisa e tutti i materiali e le attrezzature necessarie. In questo modo il loro inserimento nelle strutture operative della Protezione Civile permette alle squadre di intervenire prontamente ed efficacemente nei casi di emergenze locali e nazionali. Di che genere di equipaggiamento sono forniti i gruppi? E come sono costituiti i gruppi?<br />
</strong>Prima di tutto i dispositivi di protezione individuale. A quelli specializzati in beni culturali  sono forniti materiali stabiliti d’intesa con funzionari di protezione civilee il MiBAC. Per la messa in sicurezza dei beni mobili in caso di emergenza, si va dal tessuto-non tessuto al Multibol  &#8211; materiale utilizzato per avvolgere i  diversi prodotti proteggendoli da urti e graffi -. C’è un imballo con materiali scelti ma non troppo particolari, perché possano essere reperibili facilmente sul territorio. Dopo le operazioni di recupero e di imballaggio, avviene la delocalizzazione e la catalogazione.<br />
I gruppi presentano un’età media 30 anni, almeno un corso di formazione alle spalle sul sistema di protezione civile dei beni culturali, dove hanno appreso di catalogazione, tecniche artistiche, pratiche di imballo di oggetti fragili. Pensi che anche solo saper camminare in uno scenario devastato senza provocare danni ulteriori o farsi male è una tecnica che non si improvvisa. Ogni squadra di recupero beni mobili è generalmente composta da dieci unità: il caposquadra, un restauratore, due schedatori, un fotografo, due imballatori, due trasportatori e un autista.<br />
Considerato che il lavoro sarà tanto e prolungato nel tempo, ci sarà sicuramente una turnazione di squadre Legambiente Beni culturali.</p>
<p><strong>Ci sa dire se sono stati individuati i locali dove mettere in sicurezza i beni recuperati?</strong><br />
Per il momento ancora non ci è stata comunicata ufficialmente la notizia, anche se il Ministero, nella persona di Giuseppe Proietti, ha informato la stampa dell’avvenuta individuazione di un deposito per il ricovero delle opere recuperate da edifici di culto e non pericolanti, sicuro da nuove scosse e da eventuali incursioni di ladri e sciacalli. Si tratta di una scelta presa in parallelo all’inizio delle attività e vincolante al via delle operazioni.<br />
Aspettiamo direzioni dal MiBAC che ha anche costituito anche una task force di esperti che hanno operato nel recupero di beni mobili e nella messa in sicurezza degli edifici durante il sisma in Umbria del 1997, e che sarà di supporto ai funzionari locali già presenti in zona. Per ora, la parola d’ordine è aspettare. </p>
<p> </p>
<p><strong>Per approfondimenti:<br />
</strong><a href="http://www.legambiente.eu/documenti/2003/1217modelloOperativobeniCult/ModelloOperativoBC.php">www.legambiente.eu/documenti/2003/1217modelloOperativobeniCult/ModelloOperativoBC.php</a></p>
<p> </p>
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