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	<title>Tafter &#187; Bernardi Silvia</title>
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	<description>Cultura è Sviluppo</description>
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		<title>Chi l&#8217;ha detto che l&#8217;arte è noiosa? Arrivano gli Art-Blitz!</title>
		<link>http://www.tafter.it/2012/02/10/chi-lha-detto-che-larte-e-noiosa-arrivano-gli-art-blitz/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 16:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardi Silvia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<description><![CDATA[L'arte è noiosa solo se raccontata nel modo sbagliato. Per questo l'associazione culturale Habitart ha idetao gli Art-Blitz, incontri con esperti capaci di raccontare e spiegare l'arte in modo divertente e curioso. Queste "incursioni nell'arte" sono state sperimentate per la prima volta in occasione della Notte Bianca di Arte Fiera – Art First a Bologna.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-89623" title="logo_artblitz" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2012/02/logo_artblitz.jpg" alt="" width="390" height="207" />Chiamiamo le cose con il loro nome: viviamo in un Paese in cui esiste uno<strong> stereotipo</strong> che definisce l&#8217;<strong>arte noiosa.</strong><br />
Non si parla di cultura in senso lato, ma di patrimonio artistico: che sia urbano, architettonico, pittorico, si intendono quindi le opere fisicamente esistenti, davanti a cui ci troviamo e temiamo di rimanere ammutoliti davanti all&#8217;incomunicabilità che emanano. E di colpo, diventano noiose.<br />
Ma la <strong>noia</strong> non è forse un concetto estremamente relativo?<br />
A<strong> Bologna</strong> è nato un progetto che parte proprio da questa convinzione: nulla è noioso, se è raccontato in modo da non esserlo.<br />
Proprio in base a questa convinzione nasce <strong>Art-Blitz!</strong>, evento creato da <strong>Jacopo Innocenti e Elena Ramazza</strong>, i due giovani bolognesi fondatori di<a href="http://www.habitart.org/"> <strong>Habitart</strong> </a>associazione culturale che propone eventi e progetti che valorizzano il patrimonio culturale senza agire sulle opere di cultura, ma sullo sguardo e la percezione del pubblico.<br />
<strong>Sabato 28 gennaio,</strong> in occasione della <strong>Notte Bianca di Arte Fiera – Art First</strong> si sono tenuti i primi Art-Blitz, ovvero brevissime incursioni “nell&#8217;arte” e “dell&#8217;arte”. I visitatori diretti dentro <strong>Palazzo d&#8217;Accursio</strong> per fare un giro tra le installazioni di Arte Fiera Off (gli eventi in giro per la città che rientravano nel programma di Arte Fiera) potevano, prima di misurarsi con le forme dell&#8217;arte contemporanea, godere di qualche minuto di<strong> “incursione artistica”</strong> grazie agli Art-Blitz.<br />
Habitart ha posizionato un gruppo di <strong>giovani storici dell&#8217;arte</strong> pronti a fornire informazioni e raccontare aneddoti sulla storia e gli aspetti culturali di Palazzo d&#8217;Accursio, in modo rapido, divertente, condensato e incisivo (nonché assolutamente gratuito): un vero tuffo, un vero blitz!<br />
Per esempio, chi tra i bolognesi sa che il<strong> 24 febbraio del 1530</strong>, giorno dell’<strong>incoronazione di Carlo V</strong> venne costruito un <strong>pontile</strong> che collegava <strong>Palazzo d’Accursio</strong> e<strong> San Petronio</strong> per creare un effetto palcoscenico? Però … il pontile crolla! Ed era anche il compleanno del Re!<br />
Oppure, sapevate che lo scalone che porta al primo piano del Palazzo sia stato fatto costruire da <strong>Papa Giulio II</strong> per farci passare cavalli e carrozze in modo da non scomodarsi troppo per raggiungere le sue stanze al secondo piano?<br />
E chi sapeva che <strong>Sala Borsa</strong>, oggi bellissima biblioteca, nel secondo dopoguerra era <strong>Piazza Coperta</strong> di giorno e <strong>Palasport</strong> di sera? Venivano montati canestri per il basket, palchi per incontri di pugilato e il pubblico tifava dai ballatoi laterali, dove ora ci sono i tavoli studio e gli spazi dell’<strong>Urban Center.</strong><br />
Questo è il sapore degli Art-Blitz. Non è necessaria la narrazione cronologica né un’introduzione troppo specifica, lo stimolo serve poi ad approfondire ciò che è risultato più interessante.<br />
Jacopo ed Elena, raccontano che «i cinque minuti che davano senso al nome dell&#8217;iniziativa diventavano spesso e volentieri dieci o quindici, e si finiva per chiedersi: “Se queste storie sono così semplici e divertenti, perché nessuno le sa?”»<br />
Delle<strong> oltre duemila persone</strong> che hanno visitato le installazioni di Arte Fiera a Palazzo d&#8217;Accursio moltissime, e soprattutto in continuazione, si sono fermate a godersi gli art-blitz, e a farsi acchiappare da essi. Famiglie, intenditori, gruppi di amici nel pre-serata, giovani e meno giovani: un pubblico variegatissimo si è lasciato incuriosire, sorprendere e strappare risate nel giro di pochi minuti, per poi continuare verso Arte Fiera Off.<br />
Riflettendo con gli ideatori del progetto, ci si interroga su come il progetto Art Blitz abbia tolto ogni accezione di “noia” dall&#8217;idea di dedicarsi per un po&#8217; di tempo ad un intrattenimento artistico e culturale, e ci si continua a domandare esattamente dove e come questo processo venga innescato.<br />
&#8220;Non possiamo dare una risposta definitiva&#8221; spiegano &#8220;però sappiamo c&#8217;è uno strano distacco tra l&#8217;atmosfera rassegnata che si respira tra la<strong> “gente di cultura”</strong> e il grande entusiasmo che abbiamo incontrato per strada la sera degli ArtBlitz. Nasce il sospetto che la convinzione radicata secondo cui i musei sono vuoti perché “oggigiorno la gente preferisce guardare la tv”, non sia del tutto fondata. La domanda di arte e di cultura esiste ed è forte, ne abbiamo avuto la dimostrazione. Ma spesso, soprattutto se si parla di arte un po&#8217; fuori moda, come si trova ad essere a Bologna l&#8217;arte non strettamente contemporanea, si attesta un generale allontanamento del pubblico. I musei sono  deserti la maggior parte del tempo, e gli eventi disertati. Eppure, a giudicare dalle espressioni meravigliate dei nostri ascoltatori, pare che la storia e la storia dell&#8217;arte, persino nelle sue parti più demodé, non interessi esclusivamente gli specialisti, anzi. Che l&#8217;errore stia nel modo di proporla?&#8221;.<br />
Ma qualsiasi cosa venga guardata è veicolata dall&#8217;occhio di guarda. Ed è su quell&#8217;occhio che è necessario agire, specie in un momento in cui imparare il come guardare e non solo il cosa è di vitale importanza.<br />
Elena Ramazza e Jacopo Innocenti hanno le idee chiare, con l&#8217;entusiasmo di chi è appena partito, e le competenze giuste per provare a far girare le cose diversamente: &#8220;Siamo convinti che trovando il mezzo giusto &#8211; che non sappia di polvere o di professore –  raccontare questo tipo di arte potrebbe essere divertente e interessante per tutti, e non solo per i pochi che hanno un bagaglio culturale tale da farli sopravvivere, per esempio, a una visita in<strong> Pinacoteca.</strong><br />
Noi vogliamo cominciare dalla città, dall&#8217;arte che si incontra tutti i giorni camminando per strada: è incredibile quante storie si nascondano nelle strade che percorriamo tutti i giorni&#8221;.<br />
La loro idea alla fine, è semplicissima, e proprio per questo assolutamente efficace: tu dammi cinque minuti, e grazie all&#8217;Art Blitz io ti immergo, ti racconto, ti fornisco informazioni, ti incuriosisco e ti stimolo ad approcciarti all&#8217;arte che in questo momento ti sta circondando. E poi, puoi continuare per la tua strada, senza formalismi né difficoltà.<br />
Art Blitz combatte quella patina di noia che si deposita sulle cornici dei quadri e sulla forma mentale di chi a prescindere non si interesserebbe mai a una visita guidata perchè “è noiosa”. Perchè “è noiosa” non vuol dire niente, è un concetto personale e assolutamente carente dal punto di vista descrittivo.<br />
Il neonato progetto di Habitart sfida il tempo, perchè si avvale di soli cinque minuti, e consacra il vero significato di arte alla portata di tutti: a chi non è in grado – per i più svariati motivi – di venire a richiedere un contenuto artistico e culturale, allora deve essere portato, perchè anche chi meno se lo aspetta può trovarsi completamente immerso in cinque minuti in cui si scopre che la storia di Bologna è stata fatta anche dalla sfortuna di Carlo V il giorno del suo compleanno, dalla pigrizia di Giulio II e dalla doppia vita di quella che oggi è la Biblioteca cittadina Sala Borsa.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tropico del Libro</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 11:27:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardi Silvia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Tropico del Libro è il primo portale che si propone di mappare il mondo dell’editoria italiana, con attenzioni particolare anche a notizie e progetti internazionali. Ideato da Francesca Santarelli, curatrice di contenuti editoriali, e Sergio Calderale, editor e responsabile di redazione di una casa editrice, Tropico del Libro conta sulla collaborazione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-83546" title="tropicodellibro" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/12/tropicodellibro.jpg" alt="" width="441" height="311" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://tropicodellibro.it/"><img class="alignleft size-full wp-image-81980" title="COSE" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/COSE1.jpg" alt="" width="87" height="39" />Tropico del Libro </a>è il primo portale che si propone di mappare il mondo dell’editoria italiana, con attenzioni particolare anche a notizie e progetti internazionali. Ideato da Francesca Santarelli, curatrice di contenuti editoriali, e Sergio Calderale, editor e responsabile di redazione di una casa editrice, Tropico del Libro conta sulla collaborazione di professionisti, esperti e appassionati del settore, tra cui lo scrittore ed enigmista Stefano Bartezzaghi, che cura la sezione dedicata ai giochi linguistici e letterari. Il portale ogni giorno fornisce notizie fresche, contenuti sulle case editrici e sui servizi editoriali offerti, aggiornamenti su concorsi e offerte di lavoro, recensioni dal taglio critico e news dal mondo di fiere, enti e istituzioni. Il sito è in continuo aggiornamento, gli articoli sono volutamente sintetici e sempre succulenti, così come le recensioni delle librerie indipendenti, scelte allo scopo di orientare gli utenti del Tropico che si trovano in varie zone d’Italia.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-81981" title="COME" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/COME1.jpg" alt="" width="87" height="35" />Tropico del Libro si propone come un luogo dove fermarsi per guardarsi intorno e orientare la cartina nel modo giusto per capire dove andare, o cosa andare a cercare.<br />
Infatti il motto del portale è proprio questo: chi legge trova. Un concetto semplice e potentissimo, che riassume in sé l&#8217;idea che leggere significa comprendere e rendere meno “complicata” la complessità del mondo. può essere tutta l’immensità di possibilità che la lettura ci fornisce. E proprio perché è un mondo immenso, necessita di linee guida.<br />
Ciò che rende innovativa l’idea dei due fondatori è proprio questo carattere di raccolta esaustiva dei dati e ordinamento critico delle informazioni, senza pubblicità né ricerca di consensi: il Tropico indica tante strade, a seconda delle necessità si può scegliere quale prendere.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-81983" title="SEGNI PARTICOLARI" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/SEGNI-PARTICOLARI1.jpg" alt="" width="296" height="52" />In calce alla homepage c’è <strong>Super Lettore</strong> &#8211; disegnato dall’illustratore Robert Shadboldt &#8211; un supereroe con gli occhialoni da lettura che, mettendoci in guardia dall’invasione dei bestseller, dalle librerie di catena e dal brainwash della televisione, chiarisce molto bene qual è lo spirito del Tropico: non demonizzare nulla, ma cercare di capire con spirito critico, creativo e ironico. L’anima di Tropico del Libro è infatti costituita dalla partecipazione appassionata, volontaristica e competente di chi collabora contribuendo alla mappatura dei contenuti. Altri professionisti, appassionati, università, aziende e istituzioni sono invitate a dare il proprio contributo. Perché, come ci spiega Francesca Santarelli, «il Tropico è di chi se ne prende cura».</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-80296" title="PRO" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/PRO.jpg" alt="" width="68" height="40" />È un progetto innovativo che permette davvero di orientarsi nell’attuale scenario editoriale italiano.<br />
Super Lettore e con lui tutti i tropicani vogliono inoltre fornire gli strumenti per riflettere. Perché come ci insegna Daniel Pennac nel suo quinto diritto imprescindibile del lettore, un lettore ha «il diritto di leggere qualsiasi cosa» (da Come un Romanzo, Feltrinelli, 2006). E proprio per questo, c’è chi si propone di orientarci nel mondo che sta dietro a tutti i libri che troviamo sui banconi delle librerie, dalle piccole librerie indipendenti mappate in giro per l’Italia, ai banconi dei megastore, un mondo fatto di economia, lavoro, rapporti e notizie sull’editoria cartacea e digitale, un mondo dove anche le dietrologie vanno ordinate.<br />
Utilissimi poi gli aggiornamenti sulle offerte di lavoro e i concorsi, molto ben censiti.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-81985" title="CONTRO" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/CONTRO1.jpg" alt="" width="105" height="35" />Gli occhi più attenti troveranno ancora lacune e zone del Tropico da perfezionare. Ma si consiglia di avere pazienza, il progetto è nato da poco e sta cercando di rendersi sempre più a “misura di utente”.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-81986" title="CONSIGLIATO A" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/CONSIGLIATO-A1.jpg" alt="" width="142" height="36" />Tutti i lettori, gli interessati al settore editoria e biblioteche, i professionisti operanti in questo ambito.<br />
Perché informarsi sul mondo dell’editoria e della lettura in senso lato vuol dire prendersi cura di chi legge e prendersi cura dei lettori di oggi e di domani significa prendersi cura dell’Italia che stiamo contribuendo a formare.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-81987" title="INFO UTILI" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/INFO-UTILI1.jpg" alt="" width="111" height="44" /><br />
Il Tropico del Libro possiede anche una pagina <a href="http://www.facebook.com/tropicodellibro">Facebook</a>  e una <a href="https://twitter.com/#!/tropicodellibro">Twitter.</a> Se poi avete voglia di contribuire al progetto, basta mandare una mail a <a href="mailto:tropicani@tropicodellibro.it">tropicani@tropicodellibro.it</a></p>
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		<title>Cittadini intelligenti in una città intelligente con SMARTiP</title>
		<link>http://www.tafter.it/2011/11/23/cittadini-intelligenti-in-una-citta-intelligente-con-smartip/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 11:20:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardi Silvia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Unica città italiana tra le cinque città pilota (Manchester, Gent, Colonia e Oulu) Bologna ha scelto di utilizzare l’opportunità di SMARTiP per lanciare una sfida di trasformazione dei servizi pubblici attraverso la collaborazione e il coinvolgimento di cittadini attivi per città intelligenti a servizio di cittadini intelligenti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-82058" title="smartip" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/smartip.jpg" alt="" width="334" height="297" />Da novembre 2010 Bologna fa parte del <strong>progetto europeo SMARTiP</strong> &#8211; <a href="http://www.smart-ip.eu/">Smart Metropolitan Areas Realised Through Innovation &amp; People</a>, volto a far crescere l’attenzione cittadina verso un ecosistema di “città intelligente”.<br />
<strong>Unica città italiana tra le cinque città pilota</strong> – le altre sono Manchester, Gent, Colonia e Oulu – Bologna ha scelto di utilizzare l’opportunità di SMARTiP per lanciare una sfida di <strong>trasformazione dei servizi pubblici</strong> attraverso la collaborazione e il coinvolgimento di cittadini attivi, che attraverso l’utilizzo di Internet e delle nuove tecnologie contribuiscano a migliorare servizi di cui sono direttamente protagonisti.</p>
<p>Questo lo scopo di SMARTiP: <strong>coinvolgere Smart Citizens in Smart C</strong>ities (Cittadini Intelligenti in Città Intelligenti), cittadini in grado di utilizzare e co-produrre servizi Internet innovativi all’interno della propria città, attraverso l’adozione di piattaforme aperte che, nel caso di Bologna saranno relative alla smart mobility, volta a migliorare la concezione e lo sviluppo di una mobilità urbana più soddisfacente e sostenibile, partendo proprio da un monitoraggio della gestione del traffico cittadino.<br />
Per promuovere e rendere possibile tutto ciò i cittadini che vogliono contribuire possono compilare sul sito del Comune un <a href="http://www.comune.bologna.it/trasporti/notizie/2:887/8422/)">questionario</a> sulle proprie abitudini di spostamento all’interno dell’area cittadina, il rapporto con i mezzi pubblici, con gli strumenti di informazione e l’attuale idea che hanno della mobilità urbana. È anche possibile fornire suggerimenti ed esempi di altre città dove si è incontrato una buona condizione di regolazione della viabilità e mobilità urbana, specie nel centro storico.</p>
<p>L’applicazione concreta di SMARTiP è ancora tutta da scoprire, e Bologna e <em>i bolognesi sono tra i primi a poter dare un feedback</em>: una delle domande del questionario chiede infatti se si vuol venire coinvolti attivamente nello sviluppo del progetto, lasciando quindi la propria mail e il proprio account Twitter.<br />
A un anno dal lancio  e a metà del tempo previsto per il ruolo di città pilota, <strong>Bologna è ancora nel pieno della raccolta dati</strong>, e il progetto ha necessità di far parlare di sé, proprio per coinvolgere come cittadinanza attiva coloro che del traffico cittadino sono i diretti protagonisti.</p>
<p>SMARTiP si propone anche come <em>best practice</em> di <strong>“democrazia urbana”:</strong> c’è bisogno della partecipazione dei cittadini, perché non solo sono coloro che poi dovranno usufruire del risultato del progetto pilota, ma sono anche quelli che necessitano di qualcosa di diverso laddove ci sono problemi legati a temi caldi come la mobilità e il trasporto<br />
Come si legge dal documento di presentazione «Il progetto SMARTiP si tradurrà in servizi pubblici più inclusivi, più efficienti e di maggior qualità, che si possano riprodurre ed adattare su una scala più  ampia.».<br />
<strong>La prospettiva è assolutamente incoraggiante</strong>, tenendo conto che Bologna è permeata da un’insofferenza di base verso l’accesso al centro storico, la difficoltà di parcheggio, gli orari dei mezzi pubblici quasi mai attendibili.<br />
A Bologna i collegamenti – specie quelli ecosostenibili &#8211; non mancano, e il rapporto <a href="http://www.euromobility.org/documenti/atti_di_convegni/2009_50_citt%C3%A0/index.html">Euromobility 2009 </a>ne è la conferma. Un cittadino che voglia per esempio combinare la comodità al risparmio energetico spostandosi attraverso piste ciclabili può tranquillamente farlo, dovendo però evitare con cura certe zone, come ad esempio i viali di circonvallazione e la zona della stazione, dove parcheggiare la propria bicicletta vuol dire rischiare di non trovarla più.<br />
Scottante anche il tema del<strong> recente rincaro della tariffa oraria degli autobus</strong> – da 1 euro a 1,20 e 1,50 se il biglietto è fatto direttamente a bordo – terminando con gli investimenti pubblici nei fantomatici &#8211; e recentemente ripensati verso un annullamento &#8211; Civis e People Mover causa speculazioni e conflitti di interessi tra le Amministrazioni Pubbliche degli ultimi anni,<br />
Proprio per questo SMARTiP è un’opportunità da non perdere, perché si avverte la necessità di rendere concreta una partecipazione intelligente a un progetto intelligente, per far sì che esprimere il proprio parere  in modo propositivo sia ancora possibile anche su scala cittadina, in un momento storico in cui comunicare con “chi decide per noi” è tutt’altro che facile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Approfondimenti:</strong><br />
<a href=" http://www.comune.bologna.it/relazioni-internazionali/docs/SMARTIP_IT.pdf">Progetto SMARTiP a Bologna</a></p>
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		<title>A Bologna, T-Days, Apple Store e Libreria ex Zanichelli: tre granai pubblici* sotto esame</title>
		<link>http://www.tafter.it/2011/11/21/a-bologna-t-days-apple-store-e-libreria-ex-zanichelli-tre-granai-pubblici-sotto-esame/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 11:13:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardi Silvia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Aziende]]></category>
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		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Si chiamano T-days e sono delle giornate a piedi che interessano il centro di Bologna. Assieme a questo evento (programmato anche per il 3 e 4 dicembre) anche altre due novità hanno catalizzato l'attenzione della città: la chiusura della libreria storica Feltrinelli (ex Zanichelli) e l'apertura del tecnologico Apple Store]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>* Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro l&#8217;inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire.</em><br />
<em>M. Yourcenar</em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-81695" title="tdays" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/11/tdays.jpg" alt="" width="471" height="301" />A metà settembre <strong>una triade di eventi ha fatto abbondantemente parlare i bolognesi</strong>: il cuore del <strong>centro città è stato chiuso al traffico</strong> per un week end,<strong> ha aperto il bianchissimo Apple Store</strong> e la storica <strong><a href="http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/puntivendita/negozi/trova/emiliaromagna/la-Feltrinelli-Librerie-Bologna-Galvani.html">libreria Zanichelli </a>(ora Feltrinelli) di Piazza Galvani ha annunciato che molto probabilmente chiuderà</strong>.<br />
I<strong> T-Days</strong> hanno colpito l’opinione pubblica e anche il pubblico trasporto &#8211; raggiungere il centro non a piedi specialmente il sabato sera è diventata un’impresa non da poco &#8211; ma hanno sgombrato le strade, riempito i negozi e rallegrato gli occhi:  <strong>la zona della T</strong> (via Rizzoli, via Indipendenza e via Ugo Bassi) <strong>invasa dai pedoni come un Mar Rosso</strong> di passeggini, biciclette e colori di ogni genere è stato un panorama mozzafiato.<br />
<strong>All’Apple Store c’è stato il conto alla rovescia per l’apertura</strong>, entrando a turni, e c’è chi racconta di una notte mitologica passata con il sacco a pelo davanti alle porte ancora inviolate.<br />
La possibile chiusura dell’ex locale Zanichelli, tutt’oggi chiamato “la libreria di Carducci”, dove il poeta passava pomeriggi di studio e lettura, si è poi profilata come un controcanto tra l’esplosione dei T-Days e l’entusiasmo tutto touch dell’Apple Store.<br />
I T-Days sembrano ad alcuni la soluzione ad ogni male, ad altri l’ennesima opera di un’ amministrazione pubblica alla ricerca di nuovi baluardi, e ora che sono stati<strong> riprogrammati per il week end del 3 e 4 dicembre</strong>, in concomitanza con l’inizio del Motor Show e con Natale alle porte, hanno già ricominciato a far parlare di sé.<br />
L’Apple Store ad alcuni è sembrato enorme, ma dopo qualche ingresso risulta già familiare, ad altri sembra eccessivo, ma dopo pochi giorni che si è incastrato al 16 di via Rizzoli è già diventato un’ app di sfizio e corredo urbano. <strong>Che Zanichelli chiuda spaventa indubbiamente quella buona metà di pubblico sensibile all’«inverno dello spirito» che Marguerite Yourcenar vedeva arrivare</strong>, ma c’è anche chi non viene neanche sfiorato dalla notizia, perché molte cose possono mancare a Bologna ma non di certo catene di librerie elevate a megastore.<br />
Quello che potrebbe valorizzare questa tripletta di eventi, è provare a considerarli come fossero una sorta di metonimia, e andare a vedere cosa c’è davvero dietro l’evento in sè.<br />
I <strong>T Days sono primariamente una festa per Bologna</strong>, una scommessa, un esperimento dove incubare nuove possibilità, un cambiamento di schema, un nuovo modo di pensare.<br />
La tecnologia Apple è la tecnologia che piace, che fa divertire, che fa creare e che sì è vero, simboleggia anche il “di più” quando si continua a dire che “c’è crisi”.<br />
La chiusura di Zanichelli è la fine di un’epoca, quella in cui Carducci si sedeva a leggere tra i banchi di legno affacciati su Piazza Galvani, un’epoca che è sicuramente già finita ma che non va dimenticata, né la cui fine va data per scontata.<br />
Non possiamo far davvero festa in un centro storico se eliminiamo le vere tracce di storia che l’hanno reso tale, questo è certo. E l’apertura di una nuova attività commerciale &#8211; che per altro può elevare Bologna ad un fervore più internazionale &#8211; non è necessariamente l’alter ego cattivo della situazione.<br />
Dobbiamo però <strong>continuare a riempire i granai pubblici</strong>, dobbiamo fare necessariamente scorte per l’inverno dello spirito che rischia sempre di arrivare, dobbiamo essere coscienti della differenza di concetto che c’è tra una libreria storica e un Apple Store.<br />
Proprio per questo dovremmo comprendere che i<strong> granai di oggi vanno riempiti sia di carta che di tecnologia, ma svuotati del fanatismo che forse troppo spesso ruota attorno alla valenza commerciale di entrambi,</strong> mettendo in secondo piano la loro sostanziale importanza culturale e creativa.</p>
<p>Approfondimenti:<br />
<a href="http://www.tdays.bo.it/">www.tdays.bo.it/</a></p>
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		<title>Volontari per traduzione papiri cercansi</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 09:09:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardi Silvia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Cercasi volontari online per tradurre i papiri di Ossirinco: così l’Università di Oxford ci fa riflettere sull’attuale stato delle professioni legate alla cultura, con giovani ricercatori e archeologi disposti a lavorare gratuitamente per preservare antichi testi dall'alto valore storico...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-76680" title="FRAG" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/10/FRAG.jpg" alt="" width="434" height="297" />A <strong>luglio</strong>, l’<a href="http://www.ox.ac.uk/"><strong>Università di Oxford</strong> </a>ha lanciato un <strong>appello</strong> sul <strong>Times UK</strong>: <strong>cercasi volontari per tradurre online i papiri di Ossirinco</strong>, un vastissimo patrimonio documentario – ad oggi conservato al<strong> British Museum</strong> &#8211; scoperto alla <strong>fine dell’800</strong> e tutt’ora in fase di traduzione e pubblicazione.<br />
Visto il<strong> numero insufficiente di studiosi e ricercatori di archeologia</strong>, l’università inglese ha pensato a questo interessante stratagemma per velocizzare la traduzione dei <strong>due milioni di papiri conservati</strong>.<br />
Sul sito del progetto &#8211; <a href="http://ancientlives.org/"><strong>AncientLives.org</strong> </a>- c’è a disposizione tutto il necessario: spiegazione del progetto, scansione dei papiri, software specifico per il riconoscimento dei caratteri.<br />
E non è assolutamente necessario sapere il <strong>greco</strong>, lingua in cui i papiri sono scritti, per dare il proprio contributo: un apposito <strong>sistema di riconoscimento ottico</strong> identifica i caratteri e suggerisce la <strong>lettera dell’alfabeto arabo</strong> corrispondente, che il volontario dovrà semplicemente trascrivere.<br />
A pochi giorni dal lancio dell’appello, l’Università di Oxford ha caricato sul sito <strong>AncientLives</strong> un primo gruppo di <strong>circa 200.000 papiri</strong>, e il primo feedback è stato positivo: pare si sia recuperata parte di un <strong>vangelo apocrifo</strong> databile al <strong>terzo secolo.</strong><br />
Anche se può sembrarlo, il progetto di trascrizione dei papiri è tutt’altro che un gioco per <strong>novelli Indiana Jones</strong>: si tratta di una soluzione poco costosa per chi ha in mano la gestione dell’operazione e per nulla remunerativa per chi presta il suo operato, ed è allo stesso tempo un interessante esempio di cooperazione per la diffusione del sapere e della cultura.<br />
Nei papiri, rinvenuti a <strong>Ossirinco</strong>, in<strong> Egitto</strong>, da due filologi dell’<strong>Università di Oxford nel 1896</strong>, sono contenuti trascrizioni di poeti greci come<strong> Pindaro, Eschilo, Soflocle e Euripide</strong>, <strong>diagrammi di Euclide</strong>, e una parte del testo delle <strong>Elleniche di Ossirinco</strong>, una narrazione delle vicende storiche della Grecia in<strong> età peloponnesiaca</strong>, nonché due testi &#8211; chiamati <strong>Vangeli di Ossirinco</strong> &#8211; che riportano passaggi della vita di<strong> Gesù Cristo</strong> ancora più dettagliati e originali dei già conosciuti <strong>Vangeli apocrifi</strong>.<br />
La gran parte dei papiri, dopo un secolo dal loro ritrovamento, è però ancora da esaminare, e quello che manca è il personale addetto, il tempo e – ancora una volta – il denaro.<br />
Il <strong>progetto AncientLives</strong> parte da questi presupposti e si basa sul <strong>concetto di cultura condivisa</strong>, proponendo di rendere il contributo volontario parte definente di una delle scoperte che arricchiscono il<strong> patrimonio storico, archeologico e culturale dell’umanità</strong>.<br />
E se da una parte questi valori sono il fondamento della diffusione del sapere e della passione che rende la conoscenza fruibile a tutti, dall’altra sorgono alcuni legittimi interrogativi.<br />
<strong>“L’unione che fa la forza”</strong> è sicuramente un valore aggiunto, specie in questo contesto, ma sorge spontaneo chiedersi se non sia il caso di restringere il campo dell’offerta agli studenti di lettere, di storia, di archeologia, o ai ricercatori addetti, in modo da mettere sul campo volontari competenti e sicuramente interessati, dando rilievo a chi ogni giorno studia e si applica per raggiungere le proprie aspirazioni professionali.<br />
Il lavoro svolto verrebbe così valorizzato, e sarebbero valorizzate anche le figure di coloro che studiano e si applicano per fare dell’archeologia in senso lato un lavoro.<br />
D’altro canto, rimarrebbe però un<strong> operato volontario</strong>, e quindi si scadrebbe nuovamente nella faticosa diatriba che vede i giovani studenti e i ricercatori prestare le proprie competenze a un sistema che non dà<strong> riconoscimenti economici</strong>.<br />
Quindi meglio lasciare le cose come stanno e dare la possibilità a chiunque abbia un pò di buona volontà di improvvisarsi archeologo per diffondere e promuovere il ricchissimo patrimonio contenuto nei papiri di Ossirinco.<br />
Diamo la possibilità all’appello lanciato dall’Università di Oxford di essere sì uno stimolo per l’applicazione di semplici tecniche che possono accelerare la fruizione dei contenuti dei papiri, e facciamo sì che sia anche un esempio di<strong> “soluzione alternativa”</strong> in un momento in cui la cultura e le professioni ad essa connesse vivono anni di profonda crisi.<br />
I <strong>volontari di oggi</strong> dovrebbero poter essere gli <strong>archeologi di domani</strong> e questo non è garantito, se possibili posti di lavoro vengono modificati in attività volontaria online.<br />
Piuttosto che continuare a procrastinare la traduzione e la pubblicazione di contenuti preziosi, meglio darsi da fare contando su chi ha voglia di mettere a disposizione il proprio tempo e la propria curiosità per quello che, non dimentichiamocelo, è comunque un <strong>bene culturale</strong> che merita di essere alla portata di tutti.</p>
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		<title>Cersaie Downtown e Mylestones: a Bologna l&#8217;arte di toccare l&#8217;arte</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 09:33:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardi Silvia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<description><![CDATA[Nelle piazze di Bologna tornano gli appuntamenti con l'arte e il design: Cersaie Downtown e Mylestone - Pietre Miliari, forniscono l'occasione per cittadini e turisti non solo di guardare, ma anche di toccare le opere con mano...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-74397" title="piazzagalvani" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/09/piazzagalvani.jpg" alt="" width="217" height="326" />Piastrelle in ceramica lucide, colorate, con brillantini, accompagnate da acciaio, specchi, vetro. E poi ancora superfici piastrellate da toccare, getti d’acqua regolabili, colori insoliti con cui ricoprire forniture di arredobagno dai tratti vari, ora eleganti, ora sportivi, sia giocosi che formali, sempre adattabili a tutte le esigenze.<br />
Così<strong> il design in ceramica e l’arredobagno si presentano alla città di Bologna per il secondo anno consecutivo</strong>, collocati nei grandi cubi in metacrilato che popolano il centro, tra gli sguardi incuriositi dei passanti e le mani che si divertono a toccare le superfici coloratissime.<br />
<strong>Fino al 25 settembre</strong> nel centro storico di Bologna, torna <strong>Cersaie Downtown – Le strade del design</strong>. La proposta lanciata nel 2010 è stata accolta con rinnovato successo, voglia di mettersi in gioco e disponibilità affiatata: otto aziende, fiore all’occhiello della produzione ceramica italiana, mettono in mostra alcuni pezzi forti, che non potranno far altro che dare nell’occhio suscitando un’innegabile e variegata curiosità.<br />
La mostra, ideata e curata dall’agenzia di grafica e pubblicità Interpromex Comunicazione, non è altro che un pretesto per raccontare alla città di Bologna che né l’arte né il design sono cosa per pochi.<br />
<strong>I cubi ricoperti in ceramica e finiture colorate non solo si possono, ma si devono toccare.</strong> L’incontro fisico con l’opera esposta è uno dei requisiti fondamentali di questa sperimentazione di arte applicata, perché “applicare” l’arte significa proprio questo: renderla fisicamente vivibile da chi è spettatore.<br />
Il concetto di “ceramica come arte applicata” è alla base di un’ altra interessante mostra esposta a Bologna fino al 24 settembre: <strong>Mylestones – Le mie pietre miliari</strong>, un’esposizione di nove quadri in ceramica che rappresentano le pietre miliari – nove personaggi famosi &#8211; che hanno avuto un ruolo definente nella vita e nella formazione artistica e personale dell’autrice, Silvia Scagliarini, in arte Claudia S.<br />
Le opere di Mylestones non sono opere solo da guardare, così come non lo sono i cubi di Cersaie Downtown. Le icone delle pietre miliari di Claudia S. vanno toccate, sperimentate, vanno addirittura ascoltate, infilandosi le cuffie collegate a ciascuna opera, così che diventino esperienza diretta anche per lo spettatore.<br />
Scopo delle due mostre, diverse nella forma ma estremamente vicine nella sostanza è proprio questo: <strong>l’arte non è solo ciò che sta appeso al muro, al di là della corda di velluto o dentro la teca di un museo.</strong> In tempi in cui tutto scorre così velocemente e le prestazioni della nostra attenzione sono messe sempre più a dura prova, c’è bisogno di un tipo di arte che sia esperienziale, perché rimanga impressa nella mente di chi la guarda coinvolgendo i cinque sensi.<br />
Presentando per il secondo anno – in concomitanza con il salone internazionale Cersaie &#8211; i grandi cubi di Cersaie Downtown e ospitando Mylestones, Bologna si è nuovamente messa in gioco.<br />
La ceramica diventa un mezzo di comunicazione, più che un fine da comunicare, un tramite per invitare alla sperimentazione, portando elementi di arredobagno nell’affollato centro città e portando pietre miliari della vita dell’artista Claudia S. davanti agli occhi di tutti.<br />
Ciò che è intimo e privato non è incomunicabile, se viene raccontato con arte e fantasia.<br />
Ed è così che un elemento di arredobagno diventa un modo per immaginarsi la casa dei sogni, e un quadro di Claudia S. accompagnato da una canzone diventa il veicolo per interrogarsi sulle proprie pietre miliari, perché ognuno di noi ne ha almeno una.<br />
<strong>Arte applicata all’architettura e al design, arte applicata alla vita di tutti i giorni</strong>: Cersaie Downtown e Mylestones ci raccontano in due modi diversi che una forma artistica comunicabile a tutti è possibile. E la ceramica diventa uno strumento da plasmare e modellare per raggiungere con gli elementi di arredobagno la stanza più intima della nostra casa, così come gli spazi più affascinanti della nostra sensibilità, dove nasce la nostra ispirazione e dove dimorano anche coloro che ci ispirano, le nostre pietre miliari.</p>
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		<title>E-book tra indicazioni e provocazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 08:05:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardi Silvia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove tecnologie]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel mese di maggio, sia al Salone del Libro 2011 di Torino che e a Bologna dove si è svolto Farenheit 451, Festival Popolare per l’Editoria Digitale, si è discusso dell’attuale situazione dell’e-book in Italia. La necessità di tirare periodicamente le somme e comprendere “a che punto siamo” riguardo all’editoria digitale sta diventando impellente, e non si fa in tempo a fornire una panoramica esauriente che già nasce un nuovo aspetto da approfondire...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-66952" title="ebookamazon" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/05/ebookamazon.jpg" alt="" width="335" height="290" />Nel mese di maggio, al <strong>Salone del Libro 2011 di Torino</strong> e a <strong>Bologn</strong>a dove si è svolto <strong>Farenheit 451 – Festival Popolare per l’Editoria Digitale</strong>, si è discusso approfonditamente dell’attuale situazione dell’e-book in Italia.<br />
La necessità di tirare periodicamente le somme e comprendere “a che punto siamo” riguardo all’editoria digitale sta diventando impellente, e non si fa in tempo a fornire una panoramica esauriente che già nasce un nuovo aspetto da approfondire.<br />
<strong>L’e-book</strong>, oggetto ormai sulla bocca di tutti ma nelle mani ancora di pochi, può essere attualmente considerato la massima espressione della mutevolezza dell’editoria digitale.<br />
Umberto Eco, in un’intervista recentemente rilasciata, afferma che &#8220;È uno sport molto italiano quello di interrogarsi ad ogni stagione se chiuderà la Feltrinelli, se è morto il romanzo, se il libro sarà superato dall&#8217;e-book, se i giovani non leggeranno più. Ho 78 anni, ho iniziato a leggere che ne avevo sei, quindi sono 72 anni che mi trovo di fronte a simili quesiti sul futuro&#8221;, e forse, ci rassicura un po’. <strong>Riusciremo a tenere sotto controllo il successore dell’amatissimo e profumato libro di carta?<br />
</strong>Si è provato a rispondere nel corso dei convegni e delle tavole rotonde tenutisi al Salone del Libro di Torino e al Festival Fahrenheit di Bologna, durante i quali sono intervenuti alcuni tra i maggiori esperti del settore. Al <strong>laboratorio Crash di Bologna</strong>, organizzatore del Festival Fahrenheit, è emerso come <strong>“l’oggetto e-book”</strong> si trascina dietro una serie di conseguenze che portano a riflettere sul “luogo libreria”: in un mondo dove i libri di carta spariscono, spariranno anche le librerie, e con esse tutto ciò che l’esistenza del loro luogo fisico rappresenta.<br />
Quindi, se da una parte l’entusiasmo riguardo all’e-book continua a crescere, dall’altro è chiaro che non si è ancora pronti a rinunciare ad un luogo di incontro, di scambio, di osservazione e di stimoli qual è ancora al giorno d’oggi la libreria. Il libro non è solo il contenuto, ma anche il contenitore. Eppure, i vantaggi universalmente riconosciuti dell’e-book – nel quale il contenuto da leggere non cambia – sono proprio relativi all’ “oggetto contenitore”: è <strong>comodo, maneggevole, risolve il problema del peso</strong> in viaggio.</p>
<p>Dai dibattiti del Festival Fahrenheit emerge quanto buona parte del turbamento relativo al commercio dell’e-book sia connesso<strong> all’immaterialità del bene trattato</strong>: siamo già pronti ad affermare che un libro non è più solo un “oggetto libro” ma è il contenuto che si legge? E se la risposta è sì, siamo pronti a decretare la fine delle librerie regno del commercio cartaceo? Seppur con la consapevolezza che sia un processo per giungere al quale ci vorranno decenni, è già di questo che si è pronti a parlare, e anche al Salone del Libro di Torino arrivano notizie e stimoli che portano a riflettere in questa direzione.<br />
Durante i cicli di convegni si è osservato come dalle analisi di mercato risulta evidente che chi si approccia al mercato dell’e-book è già un assiduo lettore di libri di carta, magari in parte convertito all’acquisto sui maggiori store online.<br />
Che l’ostacolo nell’acquisto di un e-book sia il prezzo? Il fatto è che il lettore, trovandosi appunto di fronte ad un “bene immateriale” ha <strong>l’immediata percezione che un e-book debba costare di meno rispetto al libro tradizionale.</strong> Ma a rigor di logica, se il contenuto non cambia, perché il prezzo dovrebbe cambiare?<br />
È poi da considerare che le case editrici, a maggior ragione quelle il cui nome è anche a capo di catene di librerie attive su tutto il territorio nazionale, sanno che l’oggetto e-book non è ancora per tutte le tasche. Quindi chi lo compra, può e vuole spendere in libri, perché come già analizzato, la maggior parte dei lettori di libri digitali lo è anche di libri cartacei.<br />
Le perplessità scendono quindi a compromessi con la comodità, e di questo i lettori se ne sono già accorti – privilegiando spesso la seconda rispetto alla prima -  e con loro anche la biblioteca digitale <a href="http://www.tafter.it/2011/05/18/www-medialibrary-it/">Media Library Online</a>, che ha recentemente lanciato la possibilità di noleggiare gli e-book per un lasso di tempo a scelta dopo il quale si cancellano automaticamente, proponendo questa possibilità anche alle biblioteche.<br />
Bisogna scendere a compromessi, questo emerge con sicurezza in seguito al Salone del Libro e al Festival Fahrenheit, e il simbolo di questo compromesso è stato pubblicizzato proprio al Salone di Torino: è <strong>la boccetta che contiene profumo di cellulosa</strong>, che il lettore di e-book può utilizzare per colmare la nostalgia della carta.<br />
Ha ragione Umberto Eco, nel suo affermare che attualmente si ha una vera e propria “necessità culturale” di mettere in discussione l’intero mondo del libro, ma c’è una cosa che non va messa in discussione: leggere.<br />
Perché come scriveva Ray Bradbury nel suo Fahrenheit 451, i libri «rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive.» Quindi, preoccupiamoci pure del futuro dell’e-book e del libro di carta, perché bisogna conoscere sempre in che direzione si sta andando.<br />
Ma nel frattempo, leggiamo.</p>
<p><strong>Approfondimenti:<br />
</strong><a href="http://www.salonelibro.it">www.salonelibro.it</a><br />
<a href="http://www.labcrash.org/2011/04/fahrenheit-451-il-futuro-del-libro">www.labcrash.org/2011/04/fahrenheit-451-il-futuro-del-libro</a></p>
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		<title>Bologna “Work in Progress”: un grande cantiere culturale tra stimoli e contraddizioni</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 08:42:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardi Silvia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Biblioteche]]></category>
		<category><![CDATA[Enti locali]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[Bologna è tra le maggiori città di cultura italiane e lo dimostra con le tante iniziative e i diversi spazi culturali che la animano. L'impegno profuso dall'amministrazione locale è intenso, ma si corre il rischio che per innovare si tralasci quel che già di buono c'è...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-65765" title="bol" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/05/bol1.jpg" alt="" width="316" height="320" />Bologna e i bolognesi</strong> sono abituati a tutto ciò che cambia, hanno una certa elasticità che permette loro di rimbalzare tra stimoli e promesse.<br />
All’alba della<strong> nuova amministrazione comunale</strong>, la città si presenta come un grande cantiere: non solo il tanto santificato, polemizzato, demonizzato<strong> Civis</strong> (nuova ipotesi di trasporto pubblico a guida ottica), i cui cantieri stanno mobilitando la circolazione in buona parte della città, non solo la <strong>Stazione Centrale</strong> con lavori di ampliamento e modernizzazione per il passaggio dell’alta velocità che si stanno lentamente protraendo da oltre cinque anni, non solo lo spauracchio dei nuovi adattamenti dell’asfalto stradale che ogni estate modificano la viabilità.<br />
C’è un altro cantiere a Bologna, quello delle <strong>“ristrutturazioni culturali”</strong>, che periodicamente vengono promesse, ipotizzate, sostenute, portando con sé necessarie novità così come il timore stantio della contraddizione.<br />
Nell’anno appena trascorso a Bologna si è parlato di <strong>tagli alla cultura</strong> con i quali si è compromessa l’apertura della <strong>biblioteca Sala Borsa</strong>, ora chiusa al pubblico il lunedì se non per la restituzione del materiale, mentre aumenta il costo di acquisto dei libri e cala il budget per esso disponibile. E visto che i tagli sono necessari, si taglia proprio su tutto, pulizie degli spazi comprese. La biblioteca è anche oggetto di una <strong>battaglia legale iniziata nel 2003</strong> in cui si stanno ridefinendo le sue quote di gestione, e proprio nell’ultimo mese si è arrivati ad un ribaltamento della prima vertenza che costerà al Comune <strong>oltre due milioni di euro</strong>.<br />
La stessa biblioteca è quotidianamente teatro di manifestazioni e convegni di interesse amplissimo, la stessa biblioteca al cui interno si trova l’<strong>Urban Center</strong> &#8211; il centro di comunicazione tramite il quale la città di Bologna presenta e trasmette i nuovi progetti di trasformazione urbanistica e territoriale &#8211; la stessa biblioteca nei cui sotterranei si possono visitare scavi romani che testimoniano la stratificazione archeologica presente in città.<br />
Ci si rende allora conto che le contraddizioni ci sono eccome, e sono insite proprio nei tesori più ricchi di questa città, quelli a cui il pubblico tiene maggiormente ma intorno ai quali è inevitabile avvertire ambiguità.<br />
E proprio fuori dalla Biblioteca Sala Borsa, con pochi passi sulla destra ci si affaccia in Piazza Maggiore, sede di una delle iniziative che ha riscosso maggior successo a Bologna negli ultimi anni: la rassegna <strong><a href="http://www.tafter.it/2010/08/03/%e2%80%9csotto-le-stelle-del-cinema%e2%80%9d-efficacia-e-prospettive-di-un-omaggio-alla-citta-di-bologna/">“Sotto le stelle del cinema”</a></strong>, il grande cinema gratuito allestito<strong> da fine giugno a fine luglio</strong> sotto il cielo della piazza. Un progetto gratuito per il pubblico, un’idea popolare in tutti sensi, che ha riscosso successo all’unanimità proprio perché rappresentativa di un interesse collettivo. E proprio nello scorso aprile si è iniziato a parlare di spostare l’iniziativa da <strong>Piazza Maggiore</strong>, perché troppo costosa, e riportarla in uno dei cortili più piccoli, ad esempio quello del <strong>Palazzo Comunale</strong>, come alcuni anni fa. La rassegna è organizzata dalla<strong> Cineteca di Bologna</strong>, la quale è sì finanziata dal Comune, che però non investe direttamente in “Sotto le stelle del cinema”, finora vissuto grazie al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione, alcune fondazioni bancarie e sponsor, nonché alle donazioni dei sostenitori che con tessere e spillette hanno aderito alla campagna <strong>“Sostieni il cinema in piazza – il tuo nome verrà proiettato sul maxischermo in Piazza Maggiore”</strong>.<br />
Il programma è in definizione, ma se tra aprile e maggio negli anni scorsi si parlava solo di come mantenere l’iniziativa, quest’anno si parla di spostarla, modificarla, diminuirla ma è a tutti chiaro che funziona proprio grazie alle notevoli dimensioni sia della collocazione fisica che della proposta culturale.<br />
Anche senza voler entrare nel merito dei moventi economici e politici, le vicissitudini di Biblioteca Sala Borsa e quelle di “Sotto le stelle del cinema” trasmettono alla città di Bologna il medesimo messaggio: <strong>cittadini, se volete qualcosa, ve la dovete guadagnare</strong>.<br />
E allora, mentre si preparano le nuove sedie a<strong> Palazzo d’Accursio</strong>, e da mesi i candidati sindaco si pronunciano su entrambe le questioni, la speranza bolognese è quella che prima delle nuove proposte venga garantito ciò che già è presente e apprezzato.<br />
Ben venga quindi il <strong><a href="http://www.tafter.it/2011/04/19/spazi-urbani-un-auditorium-per-la-musica-a-bologna-firmato-piano/">nuovo Auditorium progettato da Renzo Piano</a></strong>, ben venga chi candida Bologna a <strong>Capitale del Libro per il 2014</strong>, ben vengano le voci di corridoio che parlano di un <strong>nuovo Museo Civico</strong> in cui dovrebbero confluire tutti i tesori museali della città.<br />
I bolognesi che amano la cultura “da tutti i giorni”, quelli che ancora in Sala Borsa ci vanno per prendere un libro da cui sono incuriositi o con i loro figli per mano, quelli che in luglio si siedono sulle sedie di plastica in Piazza Maggiore per sognare un paio d’ore, questi bolognesi ci sono eccome, e se ne tenga quindi conto mentre si aprono nuovi cantieri a cui attaccare l’oramai poco affidabile cartello <strong>“Work in Progress”</strong>.</p>
<p><strong>Approfondimenti:<br />
</strong><a href="http://www.bibliotecasalaborsa.it">www.bibliotecasalaborsa.it</a><br />
<a href="http://www.cinetecadibologna.it">www.cinetecadibologna.it</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Booktrailer: quando la tecnologia incontra la tradizione</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 09:21:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardi Silvia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell’era degli spot e dei jingle, il libro non poteva di certo esimersi da una forma di promozione tecnologica che paradossalmente riporta al gusto e alla tradizione della carta stampata. Sempre più diffusi sono infatti i booktrailer, brevi anticipazioni video e audio di un libro che svelano ma non rivelano…

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-57725" title="BOOK" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/02/BOOK.jpg" alt="" width="378" height="286" />Il <strong>booktrailer</strong> è per il<strong> libro</strong> ciò che il <strong>trailer</strong> è per il<strong> film</strong>: un&#8217;anticipazione, un assaggio che svela ma non rivela, incuriosendo e facendo assaporare al futuro lettore ciò che si può leggere tra le pagine.<br />
Il suo carattere innovativo viene dal parlare del libro per immagini, evocando la fantasia dello spettatore/lettore. Pochi minuti per entrare nel vivo, provare un&#8217;emozione, far vivere un&#8217;immagine: sarà lui il protagonista? E quella è la sua voce? E questo paesaggio? E soprattutto&#8230;cosa succederà?<br />
<strong>Marsilio Editore</strong> ha importato per primo il booktrailer dal <strong>mondo anglosassone</strong> nel <strong>2005</strong>, e per ora, in Italia, circola solo sul web. A questo nuovo modo di scegliere libri è dedicato un canale <strong>YouTube</strong>, e si possono consultare le clip promozionali anche da siti di varie case editrici.<br />
La diffusione ancora non è decollata, forse perché al libro si lega da sempre una sorta di <strong>“patina tradizionale” </strong>che stenta ad evolversi usando nuove tecnologie multimediali, o forse solo perchè, di questi tempi, non è sempre facile impiegare nuove risorse in un settore come l&#8217;editoria, in cui anche quelle vecchie vengono messe in discussione.<br />
La vera innovazione è che il booktrailer è individuato non solo come <strong>strumento divulgativo</strong> in sé, ma come strumento vero e proprio di<strong> promozione della lettura</strong> in senso lato.<br />
E a chi suggerire di leggere, leggere, leggere se non soprattutto a bambini e ragazzi, in questo periodo di <strong>“crisi” culturale</strong>? I lettori di oggi saranno anche quelli di domani, coloro che si troveranno a fronteggiare ancora di più lo scambio di battute tra l&#8217;<strong>editoria cartacea</strong> e quella<strong> multimediale</strong>.<br />
Non scordiamoci poi che i<strong> “giovani lettori” </strong>sono comunque i giovani di oggi, quelli che sanno piegare un <strong>computer </strong>al loro volere e spingere i tasti giusti con la stessa destrezza di un adulto, se non meglio.<br />
Uno strumento come il booktrailer permette di mediare con intelligenza il rapporto tra il <strong>video del computer</strong>, dell&#8217;<strong>e-book</strong> o dell&#8217;<strong>iPad</strong> e la <strong>pagina cartacea</strong>: prima guardare, poi sfogliare. Prima destreggiarsi con la<strong> tecnologia</strong>, poi con la <strong>tradizione</strong>, senza che l’una neghi necessariamente l&#8217;altra. Tutto dipende da come si decide di declinare l&#8217;utilizzo della tecnologia applicata all&#8217;editoria, se la si vuole far diventare <strong>promozione o sostituzione</strong>.<br />
Pensare alla divulgazione specifica del booktrailer soprattutto nel mondo dei lettori più giovani è lanciare buona semina su un terreno fertile, in un tempo in cui nel mondo dell&#8217;editoria – che sia su carta o su web – si rischia spesso di trovare terreni aridi o ancor peggio, restii.<br />
Proprio per questo si potrebbe supporre che booktrailer di libri dedicati all&#8217;infanzia e all&#8217;adolescenza possano avere un impatto positivo sul gusto del leggere. A questo punto poi, si dovrebbero trovare <strong>canali giusti di trasmissione</strong>.<br />
Tra questi, <strong>social network</strong> ad <strong>applicazioni Mac</strong> potrebbero essere il mezzo ideale per permettere al booktrailer di diventare uno strumento di ampia diffusione.<br />
E se è vero che la tradizione della carta rimane e rimarrà probabilmente un punto fermo, il nuovo utilizzo di una tecnologia che promuove, racconta e incuriosisce, potrebbe fungere da traino per acquistare libri da sfogliare con le dita anziché con un click.</p>
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		<title>&#8220;Paurosissime visite&#8221; al Museo di zoologia di Bologna</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 09:37:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardi Silvia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Visite guidate]]></category>

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		<description><![CDATA[Le “Paurosissime Visite” arrivano al Museo di Zoologia di Bologna, trascinando gruppi di spettatori in una visita da un'ottica completamente nuova. Museo e spettacolo si fondono così in un unico luogo destinato ad avvicinare la cittadinanza e a rinnovare l'interesse per un'istituzione museale storica....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-56903" title="paurosissime_visioni" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2011/01/paurosissime_visioni.jpg" alt="" width="411" height="318" />Lo Spettacolo nel Museo, come palcoscenico interattivo, come teatro, musica e danza. Collezioni, storie, suggestioni, che si confrontano con creatività e innovazione. Spettacolo e Museo diventano così un tutt&#8217;uno, tanto quasi da perdere di vista dove comincia l&#8217;uno e termina l&#8217;altro.<br />
A Bologna, accade con le <strong>“Paurosissime Visite al Museo di Zoologia”,</strong> nate dalla mente di Paolo Maria Veronica, membro del famoso duo comico <strong>“Malandrino &amp; Veronica”</strong>, che da oltre vent&#8217;anni lavora in televisione e sui palcoscenici italiani. Le “Paurosissime Visite” debuttano nel 2009 con la collaborazione del Teatro Arena del Sole, aprendo le porte del Museo di Zoologia di via Selmi a questa nuova proposta, e trascinano dentro l&#8217;enorme portone gruppi di spettatori pronti a visitare il famoso museo in un&#8217;ottica completamente nuova. Le Paurosissime, sulla scia del successo riscosso l&#8217;anno scorso, giungono ora alla loro seconda edizione, replicando fino al 27 febbraio, con un probabile rinnovo fino ad aprile vista la grande affluenza.<br />
<strong>Il museo di Zoologia con sede in via Selmi, a Bologna è un’istituzione</strong>. E non solo perché è un museo universitario che raccoglie una collezione vastissima di esemplari, né soltanto perché vi è stato recentemente aggiunto il Dipartimento di Biologia Evoluzionistica Sperimentale.<br />
Tutto ciò che è assolutamente rilevante dal punto di vista didattico e scientifico, spesso però non rimane nel cuore dei bolognesi, piccini e cresciuti, tanto quanto l’enorme pesce luna appeso al soffitto, o il leone dalla folta criniera nell’enorme teca trasparente, o lo struzzo maestoso che ti scruta con aria incuriosita vegliando il suo enorme uovo.<br />
La luce un po’ soffusa conferisce un&#8217;aria antiquata, i colori sono tenui, e gli animali sono ovunque: esposti dietro i vetri, appesi alle pareti, appesi al soffitto, appoggiati per terra, dentro grandi scaffali di legno in cui sono ricreati gli ambienti naturali in cui, in un tempo oramai remoto e inaccessibile, sono vissuti.<br />
Il Museo di via Selmi è, indubbiamente, uno <strong>scenario teatrale naturale</strong>, e proprio questo ha spinto Malandrino &amp; Veronica a sceglierlo come sede del loro show, e la trama della Paurosissima Visita gioca proprio su questo concetto: lo spettacolo è, sì, spettacolo, ma racconta il Museo, il luogo in cui il pubblico stesso è chiuso per un viaggio quasi magico, attraverso la storia di questa enorme collezione di mammiferi, insetti, rettili, pesci, animali comuni e sconosciuti, per scoprire le vicende dei personaggi che hanno formato la collezione stessa, senza farsi mancare <strong>misteri e un brivido lungo la schiena.</strong><br />
Ed è così che gli animali stessi prendono vita per danzare tra i pubblico e per farsi accarezzare i soffici musi mentre il custode bolognese continua a litigare con la corrente elettrica che salta, e dal passato tornano i grandi collezionisti e  imbalsamatori per svelare i loro segreti.<br />
Le Paurosissime hanno trovato il modo di <strong>svecchiare e raccontare in modo inaspettato la storia di un luogo appartenente alla città</strong> in modo oramai quasi scontato, regalando di nuovo la componente necessaria per visitare qualsiasi Museo, che raccolga collezioni d’arte o reperti scientifici: la curiosità.<br />
Si inizia così a considerare come nulla, in nessun Museo, sia definitivo, nemmeno una collezione che rimane inalterata da più di mezzo di secolo, perché tutto sta nel come il Museo viene raccontato, per stare al passo con il cambiamento di pubblico e di interesse.<br />
Non è difficile immaginare l’enorme impatto che un progetto sulla scia delle Paurosissime potrebbe avere in moltissimi Musei italiani … quante volte il “contenitore” si espone da solo indipendentemente dal “contenuto”? E considerando la componente teatrale, la possibilità di sfruttare scenari architettonici museali già presenti crea una suggestione differente da ogni altra esperienza di teatro, perché lo spazio viene vissuto, non solo visitato.<br />
In un momento critico come può essere questo, c’è la concreta necessità di proposte che non siano solo nuove, ma che invitino ad essere cittadini culturalmente attivi in modo nuovo. Ecco perché le Paurossissime Visite al Museo di Zoologia hanno successo, ed ecco perché questo progetto è innanzitutto un esempio: perché al di là della trama dello spettacolo, al di là del contenuto scenico, sono un invito a coltivare la curiosità e fantasia di ognuno.<br />
I <strong>nuovi stimoli</strong> proposti stringono le distanze tra le diverse forme dell’Arte, e la rendono sempre più accessibile e comprensibile, e proprio per questo appetibile. E ciò che è appetibile, crisi o non crisi, continuerà a fare gola.</p>
<p><strong>Per informazioni:<br />
</strong><a href="http://www.malandrinoeveronica.it/">www.malandrinoeveronica.it</a><br />
<a href="http://www.arenadelsole.it/">www.arenadelsole.it</a></p>
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		<title>&#8220;Benvenuti nell&#8217;esperienza Book&#8221;: così un libraio spagnolo difende la carta dall’attacco digitale</title>
		<link>http://www.tafter.it/2010/11/02/benvenuti-nellesperienza-book-cosi-un-libraio-spagnolo-difende-la-carta-dall%e2%80%99attacco-digitale/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 08:12:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardi Silvia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Volete provare un'esperienza multisensoriale unica nell'epoca digitale? Provate con un libro. Questa la provocazione di un libraio spagnolo che, con un video, sta ironicamente combattendo la sua personale battaglia in difesa del libro cartaceo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-49340" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2010/11/libro.jpg" alt="" width="291" height="270" />C’erano azioni che fino a qualche decennio fa davamo tutti per scontate, finché scontate non lo sono state più. Tra queste c’è <strong>la lettura</strong>.</p>
<p>E non stiamo parlando della lettura intesa a livello concettuale, ma della lettura come “l’azione del leggere”, ovvero: mi avvicino ad uno scaffale, che sia di una biblioteca o di una libreria, osservo il dorso dei libri, scruto i titoli, allungo la mano per tirare fuori quelli che più mi interessano, e ne scelgo uno. E poi, al primo momento opportuno, mi siedo, o mi sdraio, o mi accovaccio, e apro il libro per cominciare a leggerlo: chi dalla prima pagina, chi dall’indice, chi a metà. Magari il libro è stato comprato per qualcun altro, magari lo leggo per un bambino e, vicini, uno legge e l’altro guarda le figure, tocca le pagine con le mani, osserva i colori e le forme.</p>
<p>Un libro, è stato, fino ad oggi, prima di tutto un oggetto fisico, nella cui forma pressochè standard  tutto il mondo ci si rispecchiava, sia che si legga da sinistra a destra o da destra a sinistra, poco importava.</p>
<p><strong>Poi, è arrivato l’E-Book</strong>. Saltando a piè pari ogni qualsivoglia tesi sulla sua efficacia nonché le polemiche e le critiche sul suo avvento, sicuramente costruttive, osserviamo come oggettivamente la venuta dell’E-Book abbia reso il gesto del “leggere” tutt’altro che meccanico e scontato.</p>
<p>Un libraio spagnolo, riflettendo su quanto provocato dalla rivoluzione digitale, ha colto l’occasione per pubblicare sul suo sito <a href="http://www.leerestademoda.com/">www.leerestademoda.com</a>, un video-parodia delle famose presentazioni in <strong>Apple-style,</strong> invitando il pubblico <strong>nell’ “Esperienza Book – Benvenuto nell’era che trasformerà il tuo modo di intendere il mondo”.</p>
<p></strong>In perfetto abbigliamento fluo e sfondo bianco, il simpatico libraio presenta il “dispositivo Book”, oggetto all’avanguardia, a impatto zero, che scorre con un semplice movimento del dito e che registra migliaia di bit di informazioni in ogni pagina, trasmettendole direttamente al cervello. Illustra poi come gli accessori “segnalibro” e “leggìo” aiutino nel processo di lettura, e come le pagine opache permettano ai produttori di stampare su entrambi i lati aumentando la produzione e riducendo i costi.</p>
<p>Un modo divertente per raccontare al grande pubblico cosa stia cambiando nel mercato dell’editoria e del commercio librario, e come il consumatore, anche in modo inconsapevole, stia modificando le sue abitudini. Per accentuare le qualità di un oggetto come il libro, basta pochissimo: questa la lezione che ci insegna con ironia e cognizione di causa il libraio spagnolo, e per farlo non è necessario “demonizzare” le capacità tecnologiche di un oggetto raffinato come l’E-Book, ma si può semplicemente iniziare ad apprezzare l’efficacia del semplice Book che teniamo in mano.</p>
<p>La digitalizzazione applicata al campo dell’editoria e della diffusione dei testi, anche su internet, è stato uno dei temi più controversi degli ultimi 10 anni, ma già in auge dal 1971, anno di nascita del P<strong>rogetto Gutenberg</strong> ( <a href="http://www.gutenberg.org/">www.gutenberg.org</a> ), primo portale al mondo dedicato alla condivisione online di documenti digitalizzati. In Italia poi, nel 1994, viene messo in rete il progetto Manuzio della <strong>biblioteca digitale Liber Liber</strong> ( <a href="http://www.liberliber.it/">www.liberliber.it</a> ).</p>
<p>Grande espressione della biblioteca digitale è attualmente quella della <strong>World Digital Library</strong>, promossa dalla Library of Congress e dall’UNESCO ( <a href="http://www.wdl.com/">www.wdl.com</a> ), che dal 2009 ha messo online quasi 2.000 titoli disponibili in lingue diverse parlate in tutto il mondo, così da essere accessibili secondo valori di interculturalità e di promozione di alti valori sociali.</p>
<p>Osservando queste grandi opere, che partono dal presupposto che la cultura non è un concetto elitario, e la lettura è un veicolo per trasmetterla universalmente, non possiamo che considerare quanto l’avvento del digitale sia inevitabile.</p>
<p>Viverlo come un ostacolo, è una nostra scelta.</p>
<p>Possiamo, in alternativa, prenderla ironicamente come propostoci dal libraio spagnolo e goderci le nostre “Esperienze Book” ben consapevoli di quanto l’oggetto di carta che teniamo tra le mani sia eccezionale nella sua fisicità, e per questo va difeso, sia dai mitologici roghi raccontati da Ray Bradbury, sia dalle imitazioni senza pagine da sfogliare.</p>
<p>Ma <strong>eliminare la “concorrenza” non è la soluzione</strong>: leggere libri di carta, per difendere la lettura vecchio stile, però, può ritardare la sua, forse indubbia, morte.</p>
<p><span id="more-49334"></span></p>
<p><object style="width: 400px; height: 300px;" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="300" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/nsravNklRes?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0&amp;color1=0xe1600f&amp;color2=0xfebd01" /><param name="align" value="left" /><embed style="width: 400px; height: 300px;" type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="300" src="http://www.youtube.com/v/nsravNklRes?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0&amp;color1=0xe1600f&amp;color2=0xfebd01" align="left"> </embed></object></p>
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		<title>Spazio pubblico o privato? La risposta è nel cubo nel centro di Bologna</title>
		<link>http://www.tafter.it/2010/09/30/spazio-pubblico-o-privato-la-risposta-e-nel-cubo-nel-centro-di-bologna/</link>
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		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 08:05:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardi Silvia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A scuotere il carattere autorevole del centro storico di Bologna è arrivata Cersaie 2010, la Fiera della Ceramica e dell'arredo bagno che ha installato cubi giganti piastrellati o trasparenti proprio nel mezzo delle più celebri piazze cittadine. Creando un senso di straniamento che ha portato ad nuova visione dello spazio urbano...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-46347" title="cersaie" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2010/09/cersaie.jpg" alt="" width="410" height="311" />Bologna è una città tradizionalista, i bolognesi lo sanno. Loro stessi, come la loro mamma di arenaria rossa e portici che li salvano quando piove, sono attaccati a usi e costumi quasi simbolici e dal sapore antico: il mangiare bene, il bere in compagnia, il non fidarsi subito di un nuovo commensale. E poi, l’attaccamento al centro storico. Un bolognese purosangue qualsiasi vi dirà che il centro storico di Bologna è il più bello del mondo. E sapete perché? Perché è vivo e moderno, e allo stesso tempo sospeso nel tempo, nel suo celebrare il suo passato di perla del medioevo, mercanti e signorie.<br />
In questo contesto si inserisce <strong>una novità che scommette sul senso di tradizione che anima Bologna</strong>: il centro storico diventa spazio espositivo in occasione di <strong>Cersaie 2010</strong>, la Fiera della Ceramica e dell’Arredobagno giunta alla 28esima edizione, ospitando fino al 2 ottobre<strong> Cersaie Downtown</strong>. Le strade del design, progetto nato con il desiderio di raccontare al grande pubblico la versatilità del design e dell’arredobagno in ceramica, proponendo come contesto il centro città, museo a cielo aperto che non solo espone, ma racconta se stesso.<br />
La mostra parte dall’idea di <strong>installare grandi cubi rivestiti in piastrelle di ceramica e grandi cubi trasparenti</strong> che racchiudono elementi di design per arredobagno nel centro città bolognese, e nasce in modo scherzosamente provocatorio dalla suggestione creata dal contesto storico-architettonico tradizionale unita alla novità accattivante delle installazioni stesse.<br />
Un binomio che presenta senza giri di parole due elementi contrapposti fusi insieme con naturalezza e coordinazione: da una parte il centro città, i suoi palazzi signorili, le viuzze animate dalle storiche botteghe del Quadrilatero, le zone simbolo della vita cittadina bolognese e del turismo, e dall’altra i cubi stessi, che raccontano un design innovativo e fantasioso.<br />
E Bologna, diciamolo, a questo non è propriamente abituata. Ma chi ha ideato e curato la mostra questo lo sapeva bene anche prima, e ne ha fatto il suo punto di partenza. Il tradizionalismo patinato deve essere <strong>svecchiato dal timore di intaccare la bellezza del centro storico bolognese</strong>, ad esempio con rubinetti camaleontici e lavandini dalle curve insolite, vasche e superfici piastrellate, che non vogliono certo togliere  sacralità al luogo in cui si trovano, ma suggeriscono nuovi modi per vivere lo spazio urbano del centro di Bologna, passando dal consueto all’inaspettato.</p>
<p>Ci si può lasciar stupire, incuriosire, o magari provocare, per assimilare poi il risultato di un impatto personale, creato da un’apparente dissonanza tra l’installazione dei cubi e il contesto storico. E il pubblico, dall’esperto del settore ceramico al passante con il giornale sottobraccio, non può che rendersi conto – consapevolmente oppure di riflesso – quanto l’installazione dei coloratissimi cubi sia pretesto per raccontare direttamente l’esposizione Cersaie 2010 e indirettamente cosa voglia dire abitare l’interno delle proprie case.<br />
Ma c’è chiaramente molto più all’ombra dei grandi cubi a forma di Mela che scherzano con l’orologio di Palazzo d’Accursio che rintocca su Piazza Maggiore: c’è la voglia di<strong> novità in una città che andrà sempre fiera del suo attaccamento alle tradizioni</strong>, c’è il bisogno di voci che raccontino in modo nuovo il panorama che il pubblico bolognese è abituato ad amare.<br />
Cersaie Downtown ha interpretato questo bisogno e l’ha installato nelle zone del centro storico più vitali, lanciando scherzosamente una provocazione: l’arredobagno di qualità può essere, temporaneamente, arredo urbano? Può raccontare, in modo ironico e raffinato, un gioco di arti e colori? Lo spazio privato può avvicinarsi allo spazio pubblico, decontestualizzandosi e scommettendo sulla fantasia dei passanti? E sicuramente c’è qualcuno che si chiederà se quei sanitari luccicanti nei cubi trasparenti sono…bagni pubblici o cosa? Lì, in mezzo a Piazza Maggiore?!<br />
E se mai qualcosa non dovesse essere ritenuto nei toni e nei costumi giusti, nessuna preoccupazione: <strong>finito Cersaie 2010, finiranno anche i cubi</strong>. E torneremo tutti sul piatto di tortellini o all’aperitivo con i cubetti di mortadella, sempre contenti e con la pancia piena, ma un po’ più consapevoli di quanto Bologna sia sicura di sé, e per questo non tema di vestirsi temporaneamente di provocazioni in lucida ceramica.</p>
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		<title>“Sotto le stelle del Cinema”: efficacia e prospettive di un omaggio alla città di Bologna</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 09:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardi Silvia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia della Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Spazi urbani]]></category>
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		<description><![CDATA[Sotto le stelle del Cinema, la manifestazione svoltasi in Piazza Maggiore a Bologna ha regalato alla città molto più di oltre un mese di proiezioni d’autore gratuite. Nasce così nel pubblico, e quindi nei cittadini, la consapevolezza di essere destinatari di un vero e proprio omaggio quasi più personale che pubblico…

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-42992" title="stelledelcinema" src="http://www.tafter.it/wp-content/uploads/2010/08/stelledelcinema.jpg" alt="" width="377" height="259" />Nelle <strong>sere d’estate</strong>, nel cuore del centro di <strong>Bologna</strong> si accendono le luci delle finestre di <strong>Palazzo dei Banchi</strong> e di<strong> Palazzo del Podestà</strong> e in <strong>Palazzo Re Enzo</strong> tremolano i lampadari. Da<strong> via dei Pignattari</strong> c’è una corrente di aria tiepida che avvolge la <strong>gran Piazza Maggiore</strong>, il luogo incastrato tra i marmi della facciata non compiuta della <strong>Basilica di San Petronio</strong> e il brulicare di persone che calpestano il <strong>Crescentone </strong>– pavimentazione rialzata che ricopre l’intera piazza -  di granito bianco e rosa. È in Piazza Maggiore che <strong>dal 4  al 30 luglio</strong> si è aperto anche quest’anno un <strong>cinema gratuito sotto le stelle</strong>, che ha ospitato dalle ore 22.00 quasi diecimila persone.<br />
Il progetto, nato dalla collaborazione della <strong>Cineteca di Bologna</strong>, il Comune stesso, e l’<strong>Ente Internazionale del Cinema Libero</strong>, ha proposto un calendario che ha stuzzicato emozione e fantasia, solleticando le corde dell’ingegno: <strong>omaggi a Fellini, Tonino Guerra, Scarpelli, ai Fratelli Coen e a Buster Keaton</strong>.  Le quattro serate sotto il titolo di <strong>Sguardi dal Mondo</strong> hanno portato in scena storie di guerre e rinascite, e nella serata del <strong>30 luglio</strong> la manifestazione si è conclusa in una silente trepidazione sulle parole finali de <strong>L’uomo che verrà</strong>.<br />
<strong>Sotto le stelle del Cinema</strong>, è un titolo evocativo per una manifestazione che ha raggiunto il suo scopo: evocare una passione unitaria, omaggiare la città stessa e il pubblico, sia quello seduto dall’inizio alla fine della proiezione che quello passante di fretta, ma che si è lasciato accattivare da un’invasione di luci e suoni.<br />
Se durante la proiezione di <strong>Cantando Sotto la Pioggia</strong> si è bloccato l’audio, evocando ironicamente la storia del film stesso, portavoce a ritmo di tip tap del momento di passaggio tra cinema muto e cinema parlato, e il pubblico ha colto l’ironia in modo allegro, e se dopo alle fermate dell’autobus i ragazzi si attaccano alle colonnine rosse per improvvisare quattro saltelli, e i gruppetti di amiche sottobraccio cantano ridendo la melodia, se questo succede, l’omaggio alla città è perfettamente riuscito in modo più che gradito.<br />
Un dono per tutti non fa differenze tra chi lo riceve, e non ha fatto differenza per nessuno sotto al maxischermo di Piazza Maggiore. Il messaggio di promozione sociale ha un ritorno positivo, e sotto il nome della <strong>Settima Arte</strong> si radunano proprio gli abitanti di Bologna, che sono categorizzati nei bulgnîs, i turisti, gli studenti e gli immigrati. Nessuna leggerezza nel valutare la conclusione di questa edizione 2010, portavoce di quanto sia prezioso per una città come Bologna un dono espressamente dichiarato come tale, mentre Piazza Maggiore racchiude architetture medievali di contadini e signori e urbanistica del potere politico.<br />
Sulle note della recentissima politica delle associazioni di categoria cinematografica contro <strong>il ddl del ministro Bondi</strong>, dal quale si prospetterebbe una modifica nella<strong> ripartizione dei</strong> <strong>costi del mercato nelle sale cinematografiche</strong>, un’iniziativa come Sotto le stelle del Cinema porta una<strong> valenza sociale</strong> ancora più forte.<br />
Quindici anni fa il prezzo del biglietto del cinema a Bologna, il mercoledì pomeriggio costava duemila lire. La metà dell’allora biglietto intero. A Bologna il cinema per un mese è stato un regalo, preceduto solo da un invito a passare la serate sulle sedie di plastica in fila sul Crescentone.<br />
Forse il pubblico migliore è stato chi si è fermato scendendo dalla bici e tenendola di lato. Un’espressione dell’incanto della volontà di godersi un bel regalo.<br />
E quindi, che sia fatto, ogni tanto,<strong> un regalo a Bologna</strong>, e in altre città dall’aria campanilista ma dal <strong>fervore europeo</strong>.</p>
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