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Musei e Social Media italiani: una comunicazione più antica del patrimonio che tutelano

- di Simona Politini -

L’uso dei social media nei musei italiani è ancora da esplorare. Le istituzioni culturali utilizzano una comunicazione più antica del patrimonio che tutelano convinti erroneamente che i visitatori virtuali non vadano a beneficio di quelli reali, veri portatori di ricchezza con il biglietto da acquistare. Nulla di più sbagliato. Vediamo qualche dato al proposito…

30 dicembre 2013

museisocialmediaI social media sono ancora poco utilizzati dai musei in Italia. A fronte della più alta concentrazione di beni culturali il nostro paese non spicca certo per un’attività di comunicazione capace di dialogare con le nuove generazioni sfruttando a pieno le potenzialità dei canali digitali. Per diffidenza o incapacità dovuta ad uno scarso cambio generazionale all’interno degli uffici, i musei italiani si rivelano fortemente legati alle tradizioni anche nelle strategie di comunicazione.

“Solo il 16% dei musei è attivo nelle community virtuali, attraverso social network, blog e forum, a conferma di una familiarità molto ridotta con i meccanismi comunicativi e partecipativi resi possibili dal Web 2.0”

carenza che può essere indicata come una delle cause del perché:

“In merito alla composizione e alle caratteristiche del pubblico, i musei e gli istituti similari rispondenti stimano che i giovani con età compresa tra i 18 e i 25 anni rappresentino poco più di un quinto (21,1%) dei visitatori”

È questo quanto riportato dal report “I musei, le aree archeologiche e i monumenti in Italia” pubblicato il 28 novembre 2013 dall’Istat; e sebbene tale documento faccia riferimento a dati acquisiti durante il 2011 la situazione non sembra molto cambiata.

 

 

 

La presenza sui social media dei musei italiani più visitati: ecco i numeri

Prendendo a riferimento l’elenco dei musei più visitati al mondo pubblicato dal The Art Newspaper nell’aprile 2013, iniziamo analizzando le prime 5 posizioni

Tab.1

Tab 1 Musei Social Media Italia a rilento

Comparando i dati della Tab. 1 con quelli riportati all’interno dell’articolo Musei e Social Media in Italia pubblicato nel settembre del 2012, balza all’occhio come i musei più visitati l’anno prima abbiano mantenuto la propria leadership ed, allo stesso tempo, abbiano attivato delle strategie di comunicazione grazie alle quali il numero dei fan/follower è cresciuto vertiginosamente su quasi tutte le piattaforme online di maggiore diffusione: Facebook, Twitter, YouTube. Il British Museum e la National Gallery hanno aperto anche un account su Pinterest come vetrina del merchandising museale, che non è altro che uno dei tanti modi in cui il museo può utilizzare Pinterest.

Tab. 2

 Tab 2 Musei Social Media Italia a rilento

Se, attraverso la Tab. 2, passiamo a dare uno sguardo alla realtà italiana, considerando i musei più visitati nel nostro paese presenti sempre nella lista del The Art Newspaper, ci rendiamo immediatamente conto che l’uso dei social media per la promozione del nostro patrimonio culturale è praticamente inesistente. Unica realtà degna di nota in questo gruppo di musei è Palazzo Strozzi a Firenze che presenta un sito internet abbastanza snello nella navigazione e connesso ai principali canali social.

Invece, rimanendo nel capoluogo toscano, in merito all’attività social del Polo Museale Fiorentino, ci si stupisce di come un raggruppamento di realtà museali eccellenti come questo (fanno parte del Polo Museale Fiorentino: la Galleria degli Uffizi, la Galleria dell’Accademia, Palazzo Pitti, etc.) conti un numero di fan/follower così basso in proporzione alle sue potenzialità di contenuti. Per non parlare della pagina Facebook del Castel Sant’Angelo, che non si capisce se sia ufficiale o meno.

Tab. 3

Tab 3 Musei Social Media Italia a rilento

Concludiamo questa serie di numeri dando uno sguardo a quelle realtà museali, non a caso dedite all’arte contemporanea, che, sebbene non presenti nell’elenco del The Art Newspaper, costituiscono un forte polo d’attrazione per i visitatori reali e virtuali. Confrontando anche in questo caso i numeri con quelli pubblicati lo scorso anno su Musei e Social Media in Italia notiamo con piacere un aumento del numero dei fan/follower a volte superiore del doppio.

Musei e Social Media, l’iniziativa privata 

Ma poiché, al di là dell’immobilismo ufficiale, l’Italia è una terra di gente operosa e culturalmente vivace, progetti online sviluppatisi privatamente cercano di compensare il gap tra patrimonio culturale e la sua promozione. Progetti che hanno visto la luce in questo 2013 quali: #svegliamuseo, #invasionidigitali, Archeologiaindustriale.net, o il rinnovarsi delle piattaforme Museumland e Musemet, sono solo alcuni degli esempi.

Musei italiani, dunque, non abbiate paura di promuovere il vostro patrimonio attraverso i social media. Portare il Museo alla gente attraverso i nuovi canali digitali non ridurrà il numero dei vostri visitatori, ma anzi, come insegnano le grandi realtà museali oltre confine, li stimolerà a vivere l’esperienza in maniera diretta ed a staccare il biglietto.

 

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7 commenti a “Musei e Social Media italiani: una comunicazione più antica del patrimonio che tutelano

  1. marina lo blundo

    30 dicembre 2013

    E’ quanto cerchiamo di fare a Firenze con Archeotoscana, che riunisce in sé blog, pagina facebook, account twitter e Pinterest della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. La nostra esperienza è ancora molto giovane, per cui è difficile vedere sin da ora i frutti di un lavoro integrato di utilizzo dei social network. Ma la direzione è questa.
    Fermo restando (e qui è Marina che parla per sé e non per Archeotoscana) che è fine a se stesso curare l’accoglienza e la comunicazione virtuale se il museo è carente nell’accoglienza e comunicazione reale. Occorre perciò che i musei ripensino se stessi fin dall’inizio. Non basta aprire un account facebook per essere “moderni” in materia di comunicazione e accoglienza, perché se poi in museo mancano le cose essenziali, come le didascalie, per esempio, allora ha poco senso creare una cosa che diventa più uno specchietto per le allodole che altro. E nel mondo dei social network la cattiva pubblicità che può derivare da un’esperienza reale negativa distrugge in un secondo il lavoro di costruzione dell’immagine di mesi. Occorre che museo reale e immagine virtuale di sé lavorino proficuamente insieme.

  2. Letizia Cortini

    30 dicembre 2013

    Grazie! Davvero interessante. Per non parlare di archivi e biblioteche… il bilancio sarebbe tragico. Auguriamoci un 2014 migliore almeno nella comunicazione dei beni culturali. Auguri!

  3. Mario Bucolo

    30 dicembre 2013

    Nel 2007 scrissi il capitolo “museums and e-communication” per la seconda edizione del libro di Kotler “Museums marketing & strategies”, in quel periodo al mondo i blog di musei erano una quarantina, infatti li avevo raccolti nel museums blog web-ring. Poi c’è stata l’esplosione dei blog museali e dei social media…purtroppo in Italia siamo ancora fermi anche se molti colleghi si stanno seriamente impegnando per colmare il gap. Nel frattempo, nel primo trimestre 2014, rilanceremo Museumland.net (ora acquisito da PhotoSpotLand.com) proprio per andare sempre più incontro ai problemi di visibilità dei medi e piccoli musei.

  4. Gianfranco Magri

    31 dicembre 2013

    Mi fa molto piacere, Simona, che una voce come la tua si sia levata come pungolo ad un rinnovamento della gestione del nostro patrimonio museale, che non è più procrastinabile.
    La tua battaglia è parallela alla mia, per un sistema paese che veda, finalmente, Musei, Biblioteche, Archivi, Siti Archeologici con accesso facilitato al pubblico ed integrato ad una migliore accoglienza del turismo, al recupero delle Arti e dei Mestieri, alla valorizzazione dei luoghi di aggregazione con spettacoli e rappresentazioni, al rispetto del paesaggio, alla proposta dei luoghi del mangiar bene e del comprare bello e buono, alla progettualità che ci permetta di mettere a frutto i Fondi Europei, anziché doverli restituire per inettitudine.

    Vorrei parafrasare l’ultima frase del tuo articolo:
    Amministrazioni, Associazioni, Ministeri, non abbiate paura di riscoprire la vera vocazione del nostro paese, il Made in Italy, apprezzato in tutto il mondo.
    Portarlo nel mondo e sostenerlo con orgoglio sul territorio, non solo non costituirà uno spreco di danaro, ma sarà la chiave per il rilancio economico e lavorativo del nostro paese.

    Gianfranco Magri

  5. Gianfranco Magri

    1 gennaio 2014

    Chiedo un contatto con Marina Lo Blundo, magari su Linkedin, per un confronto sulla sua interessante iniziativa

  6. Fabiana Zeppieri

    2 gennaio 2014

    Come “navigatrice” segnalo il MUSE di Trento (non presente nello studio riportato nell’articolo perché il Museo è stato aperto successivamente).
    Mi sembra un ottimo esempio italiano, il MUSE Trento è presente su tutti i principali social media e ne sperimenta anche nuovi (vedi campagna Promo con Max Gazzè su Vine). Ma a sostegno del primo commento a questo post le attività che propone il MUSE (che io on ho mai visitato) mi sembrano appropriate ad una così bella campagna di comunicazione.

  7. Simona Politini

    4 gennaio 2014

    Grazie Fabiana per la segnalazione.

    Effettivamente il Muse è presente in maniera attiva e costante sulle principali piattaforme social.

    Facebook Fan 20.629
    Twitter Follower 3.614
    Pinterest Follower 142
    Iscritti a YouTube 477

    Interessante la pagina all’interno del sito per promuovere la partecipazione ai social media
    http://www.muse.it/it/partecipa/social-media/Pages/Home.aspx

    Tuttavia, alcune cose potrebbero ancora essere migliorate nell’utilizzo specifico di ciascuna piattaforma come nel lancio di possibili attività social per l’aumento dell’engagement.

    Per esempio, se prendiamo a riferimento il profilo Twitter, suggerirei di realizzare dei tweet ad hoc, gli ultimi tweet lanciati il 3 gennaio sicuramente potevano essere realizzati meglio: utilizzando i 140 caratteri, immagini, #, @ …

    Se prendiamo poi come esempio specifico il tweet del 30 dicembre collegato al post su Facebook
    Help! Abbiamo bisogno del potere di diffusione dell’informazione che solo un social come facebook ha: siamo alla… http://fb.me/31UGtFtM0
    Quanto più efficace sarebbe stato così:
    #Offertadilavoro : Il Muse cerca #traduttore per i contenuti web. #Tedesco #Madrelingua Formazione scientifica http://goo.gl/XbVxo7

    Insomma “esserci è importantissimo, poi bisogna però anche saperci essere!”

    Concludo facendo i miei complimenti al team digital del Muse per il bel lavoro fatto sino adesso e con i mie auguri di un futuro sempre più social!

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