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Elezioni 2013: quanto turismo nelle agende politiche?

- di Silvia Ghirelli -

Tutti d’accordo che il turismo sia una leva fondamentale per far ripartire l’Italia, ma gli sarà stata data la giusta attenzione nei programmi di partito?

21 gennaio 2013

Siamo in pieno clima pre-elettorale e molti temono che nell’agenda politica del prossimo Governo il tema del rilancio del turismo italiano sarà ancora una volta all’ultimo posto.
Siamo consapevoli ormai che il fascino del patrimonio artistico e naturale del nostro paese, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, non basti più da solo ad attirare i turisti. Il turismo è un’industria vera e propria e come tale necessita di una politica industriale e non soltanto promozionale.
In Italia i progetti turistici che hanno avuto maggior successo fino ad ora sono stati portati avanti principalmente dal settore privato. E questa è certamente una tendenza da invertire per ottenere risultati reali capaci di coinvolgere tutto il paese.
Per riportare l’Italia ai primi posti delle classifiche mondiali, il turismo ha quindi bisogno di investimenti per l’innovazione e di azioni di governance robuste.
La speranza è quindi che i partiti, consapevoli che in Italia il turismo vada a braccetto con cultura e ambiente, abbiano dato la giusta attenzione a questi temi perché ciò avrebbe implicazioni non solo simboliche ma anche concrete.
Ma basta un rapido sguardo ai programmi e alle dichiarazioni dei candidati per rendersi conto che i temi legati alla valorizzazione del patrimonio culturale e del territorio sembrano essere ancora una volta marginali. Qualche parola in più sulle politiche per lo sviluppo del turismo, ma ancora molto generiche.
L’Agenda Monti, ad esempio, non parla di cultura né di ambiente, e dedica al turismo solo 12 righe del programma. Fra i punti centrali dell’azione di Governo, in caso di elezione, troviamo invece giustizia, costi della politica, lavoro, Europa, fisco, evasione fiscale. Tutti aspetti fondamentali, ma spiace che sia assente qualsiasi idea che riguardi la valorizzazione del nostro patrimonio culturale, artistico e ambientale. Certo, non c’è molto da stupirsi, visto che fra i molti meriti del Governo Monti non si può contare sull’impegno in questo ambito. Per gli addetti del settore dei viaggi, l’ultimo Governo, quello dei tecnici, è stata una delusione, visto che alla guida del Ministero non c’e’ stato un “tecnico” con un’esperienza concreta nel turismo e che il Piano Strategico di Gnudi non è stato presentato agli ultimi Consigli dei Ministri, restando quindi sostanzialmente fermo.
All’interno del manifesto programmatico del Pdl troviamo invece un capitolo intitolato “Turismo motore di sviluppo”, che si avvicina a una presa di posizione sui temi della cultura e dell’ambiente, ma che rivela però un errore di prospettiva: il turismo è uno degli effetti positivi di una politica attenta al nostro patrimonio, non la causa.
Una luce si accende se si guarda al programma del Pd che annovera tra i punti chiave del programma incentivi all’innovazione per le agenzie di viaggio, un Fondo di Garanzia per i viaggiatori, un Fondo per le micro e piccole imprese, Iva turistica al 7% e un’accademia per la formazione d’eccellenza. Nella sezione “Le nostre idee” il Pd accenna all’esigenza di puntare sulla riqualificazione del già costruito, contro il consumo di suolo.
Spiace però concludere che le nostre forze politiche non sembrano considerare la valorizzazione del patrimonio e del territorio un’intelligente via per uscire dalla crisi, e che non se ne prendano carico neanche quando trattano di turismo.
Per questo sono da accogliere con entusiasmo le “Primarie della cultura” indette dal Fondo per l’ambiente italiano (Fai): sul sito www.primariedellacultura.it i cittadini possono esprimere le loro priorità in materia di politiche ambientali e culturali. Le cinque più votate verranno sottoposte ai candidati delle liste, nella speranza di vincere la loro distrazione. E tra le priorità individuate dal Fai non poteva mancare il turismo: “Meno Italialand, più Italia: politiche integrate per il turismo” è il titolo scelto. Nella sezione dedicata si parla di titolo V della Costituzione, di frammentazione delle politiche, dell’abolizione del Ministero per il Turismo e della necessità di una programmazione coordinata a medio termine tra Ministero dello Sviluppo, del Turismo e dei Beni culturali, insieme agli Enti Locali, che riporti il nostro Paese tra i primi in numero di visitatori.
A volte, per fare una buona politica, basterebbe saper ascoltare i cittadini.

 

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