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“Overdose of cultural economics” in tre atti

- di Emilio Cabasino -

Sebbene se ne parli molto, il sistema culturale italiano è in una fase di grave stallo. Ecco una sintetica panoramica di come si è arrivati a questa “overdose” di nozioni inerenti l’economia della cultura sotto forma di opera teatrale: tre atti che illustrano “tanto rumore per nulla”.

13 novembre 2012

Atto I – La genesi: dal nulla al troppo

Più di vent’anni fa, quando potevo ancora essere considerato un (quasi) giovane di belle speranze (e sono, poi, rimasto tale, di belle speranze, non giovane), mi avvicinai timoroso ad un cenacolo di persone lungimiranti e illuminate, che studiavano, parlavano e scrivevano di “economia della cultura” argomento allora considerato quasi sacrilego dagli umanisti e discretamente balzano dagli economisti. Ho frequentato, tra i primi italiani a farlo, un corso europeo, in Francia sul management culturale e mi sono speso su molti fronti per cercare di affermare l’approccio vincente per l’economia del nostro paese, ovvero, fare della cultura un elemento strategicamente vincente tanto sul mercato interno che su quello internazionale.
Nel corso degli anni in molti hanno condiviso tale approccio, studiando e lavorando a ricerche e a iniziative approfondite, molti si sono improvvisati consulenti, formatori e demiurghi di vario tipo … Sono sorti un po’ dovunque corsi di formazione, universitari e professionali sull’economia e sul management culturali, preparando stuoli di giovani ultra specializzati e ultra frustrati nel momento in cui si sono resi conto di essere pronti a gestire/amministrare organizzazioni culturali dalle forme gestionali e modelli organizzativi che esistono più verosimilmente nel mondo anglosassone o in Francia, ma di certo non da noi.
Nel tempo la situazione si è paradossalmente ribaltata, al punto che oggi sembra che non si parli d’altro, si parli, per l’appunto… A partire dalla mai così infelice evocazione dei “giacimenti culturali”, sino alla messe di seminari, convegni, fiere, saloni, articoli a stampa e on-line, di pubblicazioni di tutti i tipi, che, anche a volerlo, non è più possibile seguire o conoscere personalmente.

 

Atto II – L’overdose, molto rumore …

Senza pretesa di essere esaustivo, provo a ricordare alcuni degli appuntamenti che hanno contraddistinto e contraddistingueranno gli ultimi tredici mesi, dal novembre 2011, al novembre 2012:

– Stati Generali della Cultura, Partito Democratico, Roma, Officine Marconi, 3-4.XII.2011,
– Manifesto per una Costituente della Cultura. Niente cultura, niente sviluppo, Il Sole24Ore, Domenica, 19.2.2012,
– Presentazione del nono Rapporto dell’Associazione Civita, CITYMORPHOSIS Politiche culturali per città che cambiano, Roma MAXXI, 21.2.2012 (presentato anche a Palermo, 9.XI.2012),
– Salone dell’arte, del restauro e della conservazione dei beni culturali e ambientali, Ferrara, 28-31.3.2012,
– [appunti e proposte per una] “Agenda della cultura”, Fondazione Democratica-Scuola di Cultura, 25.5.2012
– Presentato Rapporto Annuale Federculture Cultura e sviluppo. La scelta per salvare l’Italia, Giugno 2012,
– Presentazione Rapporto Fondazione Symbola, L’Italia che verrà, Luglio 2012,
– AltrLab, Dialoghi intorno al Management culturale, Lecce, 22-29.IX, 2012,
– L’Italia dei Beni Culturali: formazione senza lavoro e lavoro senza formazione, Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, Roma, 27 IX.2012,
– RavelloLab, International Forum, Colloqui internazionali, 26-27.X. 2012,
– Florens, Biennale internazionale dei beni culturali e ambientali, Firenze, Palazzo Vecchio, 3-11.XI.2012,
– III° Salone dell’arte e del restauro, Firenze, Fortezza da Basso, 8-10.XI.2012,
– Stati Generali della Cultura, Teatro Eliseo, Il Sole24Ore, Enciclopedia Treccani, Accademia Nazionale dei Lincei, 15.XI.2012,
– 15a ed. della Borsa mediterranea del turismo archeologico, Paestum, Salerno,15-18.XI.2012,
– Stati Generali dei Professionisti del Patrimonio Culturale Archivi, biblioteche e musei: agenda per un futuro sostenibile, Milano, ICOM-Italia, ANAI, AIB, 22-23 novembre 2012
– XVIa Edizione del Salone dei Beni e delle Attività Culturali e del Restauro, Venezia, 23-25.XI.2012.
Altre iniziative in corso, alle quali viene data evidenza pubblica in varie circostanze:
– Tavole rotonde, seminari e convegni organizzati da Assessorati Regionali e locali, associazioni di imprenditori, di cittadini e di categoria
– Progetto pilota Poli museali di eccellenza nel Mezzogiorno (MiBAC, MISE/DPS, Invitalia)

In aggiunta a quelle delle organizzazioni già citate si possono ricordare iniziative varie, pubblicazioni, comunicati di:
– Rivista Economia della Cultura
– Associazione Mecenate ’90
– Fai, Fondo per l’Ambiente Italiano

La bibliografia sull’argomento ha raggiunto dimensioni ragguardevoli; alcune delle pubblicazioni sulle quali è stata più volte richiamata l’attenzione da parte degli addetti ai lavori, o comunque attestanti differenti livelli di interesse sono (elenco non esaustivo):
– i Rapporti sull’Economia della Cultura in Italia, dell’omonima associazione (I°-1994, II°-2004)
– Study on the economy of culture in Europ,eiIl Rapporto ordinato dalla Commissione Europea alla KEA European Affairs (2006)
– Il Libro bianco sulla creatività, della Commissione sulla Creatività e produzione di cultura in Italia del MiBAC, a cura di W.Santagata (2008-2009)
– Il sistema economico integrato dei Beni Culturali, Istituto Tagliacarne, MiBAC, Unioncamere, (2009)
– Gli investimenti pubblici in comunicazione e cultura in Italia, Fondazione Rosselli, XIII Rapporto IEM (Istituto di Economia dei Media). (2010)
– Giornale dell’Arte (Allemandi Editore) vari Rapporti annuali e numeri speciali
– Aedon, rivista di arti e diritto on-line (ilMulino, direttore M.Cammelli, dal 1998, con tre numeri all’anno)
– Indagine conoscitiva, ai sensi dell’articolo 48 del Regolamento,sui nuovi modelli organizzativi per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali (2001-2006), Senato della Repubblica – VII Commissione
– Documenti vari sull’impiego, la valutazione e gli strumenti normativi e attuativi dei fondi strutturali, con particolare attenzione all’ambito del patrimonio culturale, pubblicati dal Dipartimento per la Coesione e lo Sviluppo (DPS) e amministrazioni/soggetti operanti nell’ambito dei Programma Operativo di Assistenza Tecnica (POAT).

 

Atto III – Per nulla ?… : una terapia intensiva per costruire l’alternativa

L’elencazione, assolutamente non esaustiva, ma sicuramente indicativa del livello quantitativo (e qualitativo) del massiccio dosaggio di parole, idee, informazioni, iniziative, formule e proposte, scritte, dette, recitate, bloggate, filmate, viste, sentite, ri-sentite è ormai impressionante. Come, d’altra parte è impressionante l’assoluta inettitudine della classe politica che ci ha governati negli ultimi vent’anni, nel concepire e realizzare “politiche” che effettivamente traducano in pratica quanto ormai tutti sembrano sapere: che la cultura, nelle sue varie e più ampie accezioni, può costituire la leva strategicamente vincente dello sviluppo nazionale, interno e internazionale.(1)
Nessuno, oggi, può più dire “non lo sapevo”; ma nessuno sa, ancora oggi, elaborare un modello che sappia individuare i corretti livelli istituzionali e metodologici, non solo per sostenere la cultura (azione comunque meritoria e da perseguire), ma piuttosto per riconoscere quanto la cultura apporti in ogni settore produttivo nazionale, quali siano le ripercussioni sulla cultura di quanto realizzato in altri settori e di come si possa mettere a sistema un circolo virtuoso, che valorizzi le capacità creative, innovative e qualitative, tipiche del sistema produttivo italiano.
Partendo dalla constatazione della necessaria coerenza che la programmazione politico-economica nazionale deve avere con le linee espresse dall’Unione Europea negli obiettivi di Europa 2020 e da quanto reso cogente dal regime del Semestre Europeo (tempi e schemi) e con un attenta analisi dell’architettura e dei contenuti del DEF (Documento di Economia e Finanza) e delle sue varie articolazioni (2), ritengo sia ormai indispensabile organizzare un lavoro di esperti che sappia mettere mano alle cifre, alle analisi e alle argomentazioni contenute in questi documenti (3) ed elaborare altrettante cifre, analisi e argomentazioni a sostegno di una visione che metta la cultura al centro delle politiche nazionali. Identificando precise attribuzioni di responsabilità a ciascun livello: Parlamento, Governo, Amministrazioni interessate.
Per fare questo è necessario da un lato volare alto, rompendo schemi e visioni tradizionalmente settoriali e, dall’altro lato, essere molto pragmaticamente legati ai linguaggi, alle nomenclature, alla stilistica redazionale delle norme vigenti e future, in modo da disporre di strumenti realmente idonei ad incidere sulle realtà produttive (materiali e immateriali), nazionali, regionali e locali, che hanno nella cultura la materia prima e le metodologie che permettono di creare, innovare e produrre. Possibilmente, in modo sostenibile, equo, attento e rispettoso al benessere collettivo e di ciascun membro della compagine sociale.

 

Note:

1.  Così come recentemente ribadito anche in COM(2012) 537 final, Brussels, 26.9.2012, Promoting cultural and creative sectors for growth and jobs in the UE, Communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions.

2.  Quali: il Programma Nazionale di Riforma 2012 (PNR), il Programma di Stabilità (PdS), il Documento di analisi e tendenze della finanza pubblica e dei suoi allegati. L’analisi e la proposta dovrebbero essere estese a tutti i documenti di programmazione delle varie Amministrazioni centrali e locali ed essere supportate da una precisa indicazione di priorità strategiche definite in sede parlamentare.

3. Nei quali, a partire da quelli di Europa 2020, la cultura ha attualmente spazio e ruolo assai limitati e circoscritti.

 

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4 commenti a ““Overdose of cultural economics” in tre atti

  1. roberto grazioli asti

    13 novembre 2012

    il maggiore difetto è quello di far primeggiare la cultura della gabella quale elemento colloidale dell’amministrazione pubblica quando sappiano che siamo arrivati ad accettare che si sfasciasse l’istituto dello Stato, si arriva ha smembrare la cultura popolare, negando che non esiste la cultura del lavoro, chi produce la reale ricchezza del paese Italia sono solo gli schiavi. Roberto Grazioli Asti

  2. Raffaella Cattinari

    14 novembre 2012

    Nessuno, si dice, sa “elaborare un modello” (…purtroppo gli economisti hanno bisogno dei modelli anche se spesso i modelli sono formulati sulla base di quello che è già successo e non servono per ciò che succederà), tuttavia, pur in questa assenza, in altre realtà nazionali la politica ha saputo orientare alcune decisioni a favore della centralità di istruzione, ricerca, cultura. Condivido l’esigenza di armonizzazione consapevole con l’Europa e condivido l’esigenza di “volare alto” : bisogna perciò affermare esplicitamente innanzi tutto che questo sforzo di ricerca di contenuti e linguaggi ha bisogno dell’apporto con pari dignità di molteplici ambiti disciplinari, ed in secondo luogo si deve chiaramente riconoscere che la “visione” di riferimento di qualsiasi progetto ha un fondamento di matrice politica. Credo che sia decisivo che coloro che sono consapevoli della dimensione strategica del problema pongano fermamente la questione nella campagna elettorale già in corso e pretendano una discussione seria, credibile, non fatta di slogan e sterile propaganda.

  3. Francesca

    15 novembre 2012

    Geniale nel titolo e lucido e asciutto nell’analisi. Grazie f.

  4. dino

    16 novembre 2012

    Finalmente qualcosa di concreto, troppe analisi, documenti e chiacchere non hanno portato a nulla o quasi.
    Il “sistema cultura” del nostro paese ha troppe incrostazioni non solo burocratiche ma anche di pensiero e ha prodotto azioni spesso inutili quanto negative.
    Se solo una parte delle affermazioni fatte nelle sede compententi (quelle citate anche in alto) si fosse realizzato, non staremo qui “piangere”.
    Buon lavoro

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