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Istituzioni: il tribunale di Mosca condanna le Pussy Riot e a Kiev le Femen protestano a loro favore

- di Redazione  -

17 agosto 2012

Le tre componenti della band russa delle Pussy Riot – Maria Alyokhina, Nadezhda Tolokonnikova e Yekaterina Samutsevich – sono state riconosciute oggi colpevoli di vandalismo e istigazione all’odio religioso dal tribunale di Mosca, in seguito alla loro performance anti Putin nella cattedrale di Cristo salvatore lo scorso 21 febbraio.
A poche ore dalla sentenza le Pussy Riot si erano mostrate serene: “Non importa quale sarà il verdetto – avevano detto – abbiamo già vinto. Noi (russi) abbiamo imparato ad arrabbiarci con le autorità e a parlare ad alta voce di politica”, aveva dichiarato la 22enne Nadezhda Tolokonnikova liquidando l’eventualità di chiedere clemenza come “uno scherzo”, e definito “un illusione” la possibilità di ricevere un verdetto indipendente. “Il nostro caso non dipende dalla giustizia, ma dal timore di Vladimir Putin su quanto dovrà affrontare nell’autunno 2012 in seguito alla nostra incarcerazione”, aveva aggiunto Yekaterina Samutsevich, 30 anni, la più ‘anziana’ della band.
La vicenda delle tre Pussy Riot, ha scatenato un’ondata di soldarietà internazionale con la partecipazione di varie star pop e rock. E oggi manifestazioni a favore delle tre artiste russe sono avvenute in 30 città del mondo. La protesta più spettacolare giunge da Kiev, la capitale ucraina, dove attiviste di Femen a seno nudo hanno tagliato con una sega una croce di legno alta quattro metri che ricorda le vittime della repressione sovietica.
In Bulgaria sostenitori delle Pussy Riot hanno coperto i volti dei soldati del monumento ai caduti dell’Armata Rossa a Sofia con i cappucci colorati diventati il simbolo della solidarietà alle tre cantanti punk. Una foto della performance, firmata “un gruppo di esserei umani”, è stata recapitata all’ambasciata russa in Bulgaria e ai principali media. Nel loro messaggio gli attivisti esortavano “il regime totalitario di Putin” a liberare immediatamente le tre donne. “Le Pussy Riot – continuava il messaggio – sono un simbolo ispiratore nella lotta per la democrazia in Russia. L’intera comunità internazionale, comprese le autorità bulgare, deve sostenerle nella lotta per impedire al regime di tappargli la bocca”.

Fonte: Adnkronos

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