Hai voluto la bicicletta? …Ora #salvaiciclisti

- di Roberta Pisa -

Si parla molto di città ciclabili e a misura di bicletta, ma ancora la sicurezza per i velocipedi non è assicurata. Per tale motivo è nato un movimento dal basso chiamato #salvaiciclisti che ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica questa problematica con un evento tenutosi a Roma lo scorso 28 aprile. In Italia è ora al vaglio un disegno di legge al riguardo, ma la vera ‘salita’ per la cultura dei pedali è rappresentata forse dagli interessi legati alla vendita dei carburanti.

2 maggio 2012

La gioia di muovere le gambe anchilosate dalla sedentarietà quotidiana, la bellezza di poter osservare i luoghi e i volti durante il tragitto che si trasforma così in viaggio e la consapevolezza piacevole di esimersi dall’elevare il tasso di inquinamento ambientale sono tra i motivi principali che spingono migliaia di persone a montare in sella ad una bicicletta.
Gli amanti delle due ruote ecologiche sono molti in Italia e tra questi non ci sono solo gli sportivi professionisti, ma in buona parte si tratta di amatori ed ecologisti che hanno fatto del ciclismo un vero e proprio stile di vita, all’insegna del benessere e della sostenibilità.
L’altra faccia della medaglia di questo popolo a pedali è però la vasta gamma di rischi cui si espongono per tenere fede alla loro vocazione: dallo smog del traffico ai tranelli del manto stradale, fino alla più grave indisciplina degli automobilisti. I dati parlano chiaro: nel nostro Paese 2.556 ciclisti hanno perso la vita negli ultimi dieci anni; numeri allarmanti che rischiano di scoraggiare la diffusione di questa ‘buona pratica’. L’ultima vittima si è registrata solo pochi giorni fa nell’alessandrino, dove un camion ha travolto e ucciso un uomo in bicicletta, rendendo inutile l’intervento dell’elisoccorso.
La tenacia del ciclista è tuttavia risaputa e così gli amanti dei velocipedi hanno deciso di dar voce alla loro esigenza di sicurezza unendosi in associazioni e organizzando diverse manifestazioni: l’ultima in ordine di tempo è stata quella che si è tenuta a Roma lo scorso 28 aprile, promossa dal movimento #salvaiciclisti.
L’evento ha rappresentato il culmine di una campagna lanciata dal Times e chiamata “Cities fit for cyclists” che in otto punti sviluppa un vero e proprio manifesto ripreso dal gruppo italiano. Questi sono i principi elencati: l’introduzione di sensori di sicurezza per i moto articolati, la diffusione di semafori per ciclisti negli incroci pericolosi, l’avvio di un’indagine nazionale che definisca il numero dei ciclisti in circolazione, la destinazione del 2% delle risorse ANAS alla creazioni di moderne piste ciclabili, l’implementazione dell’educazione stradale con regole di sicurezza per i ciclisti, il limite di velocità a 30km/h nei centri abitati sprovvisti di piste ciclabili, la ricerca di sponsor privati che sostengano la realizzazione di piste ciclabili e la nomina di un commissario alla ciclabilità in ogni città. Tali provvedimenti sono stati inseriti in un disegno di legge attualmente in fase di approvazione al Senato.
Parallelamente è stata inoltre lanciata dal movimento #salvaiciclisti l’iniziativa “Caro sindaco”, attraverso cui si è inteso rafforzare l’iter del disegno di legge cercando il sostegno alla causa da parte dei primi cittadini italiani, invitati ad ottemperare impegni volti ad assicurare la sicurezza dei velocipedi.
La “bicifestazione” romana ha riscontrato un grande successo e si è svolta in gemellaggio con Londra: il flash mob e la campagna di sensibilizzazione, soprattutto istituzionale, che giungerà persino al Giro d’Italia, sono però solo le prime “pedalate” di questo movimento partito dal ‘basso’, ora si attende la promulgazione di una vera e propria legge e l’accoglimento di misure bike-friendly da parte delle amministrazioni locali.
Gli esempi virtuosi come il Comune di Ferrara, che possiede un ufficio biciclette con tanto di regolamento, il Comune di Bolzano impegnato a diffondere la cultura delle due ruote a pedali con numerosi appuntamenti, o gli altri che hanno adottato con successo il bike-sharing, tendono tuttavia a rimanere casi isolati.
La FIAB, Federazione Italiana Amici della Bicicletta, tra le maggiori sostenitrici di #salvaiciclisti, ha perciò posto l’accento sulla necessità di modificare il Codice della Strada, proponendo i propri studi e proposte in tal senso.
La resistenza che ancora si registra nell’adozione e promozione di una mobilità ciclabile, se è in parte dovuta all’assenza di sicurezza e alla cultura del trasporto alternativo, è certamente irretita anche da forti interessi in ballo: i rifornimenti di carburante potrebbero infatti vedere una grossa battuta d’arresto se le città divenissero più ciclabili, con ingenti perdite di entrate per le casse pubbliche.

 

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