Agnello alla ghigliottina, infibulazione e opere al rogo tra le provocazioni dell’arte

- di Roberta Pisa -

L’arte contemporanea sa essere spesso sfrontata e irriverente, a volte per indurre alla riflessione, altre semplicemente per colpire il pubblico e conquistare così ampia visibilità, positiva o negativa che sia. Parlando di opere d’arte provocatorie subito vengono alla mente i nomi di Damien Hirst, con i suoi animali in formaldeide, Maurizio Cattelan certamente [...]

26 aprile 2012

L’arte contemporanea sa essere spesso sfrontata e irriverente, a volte per indurre alla riflessione, altre semplicemente per colpire il pubblico e conquistare così ampia visibilità, positiva o negativa che sia.
Parlando di opere d’arte provocatorie subito vengono alla mente i nomi di Damien Hirst, con i suoi animali in formaldeide, Maurizio Cattelan certamente famoso non solo per il suo “Dito”, o Gunther von Hagens che, per aver messo in mostra cadaveri umani veri e propri, è meglio conosciuto dal grande pubblico come Dottor Morte.
Non sono da meno le performance cosiddette artistiche, come quella realizzata dall’artista Marni Kotak che ha atteso il parto del proprio bambino nelle sale espositive della galleria Microscope di Brooklyn o quella che accompagna la mostra “Madame Fisscher”, in corso a Palazzo Grassi, dove una donna completamente nuda girovaga tra le opere esposte.
Sembra proprio che ormai ci si possa attendere di tutto dall’esposizione di turno o dall’artista emergente del momento, eppure l’opinione pubblica ha ancora la forza di reagire dinanzi a certe immagini, dimostrando di conservare ancora quello spirito critico che la società della condivisione, con la sua mancanza di filtri, mette a dura prova.
E’ dunque accaduto che in Germania, alla notizia che la coppia di artisti Iman Rezai e Rouven Materne ha realizzato una ghigliottina con l’intento di decapitare un agnello, si è scatenata un’ampia polemica. Il duo ha infatti selezionato l’animale da sacrificare presentandolo tramite un apposito sito web al pubblico, che dovrà deciderne le sorti rispondendo ad un sondaggio: la cosa straordinaria è che hanno già risposto circa 300 mila persone, con 125.390 voti per la decapitazione e 202.471 per la salvezza della vittima designata. La legge tedesca prevede comunque pene fino a tre anni di carcere per chi uccide senza un valido motivo gli animali, il che fa dubitare molto sulla reale intenzione di portare a termine la ‘performance’ se così vogliamo chiamarla. C’è però da ammettere che induce a riflettere il fatto che tante persone abbiano prestato attenzione ad una simile iniziativa, le cui argomentazioni, secondo quanto vagamente sostenuto dagli autori, sono di protesta contro la produzione di armamenti.
Altra manifestazione artistica che ha scatenato polemiche e “rumors” è quella che ha invece visto protagonista il ministro della cultura svedese Lena Adelsohn Liljeroth. In occasione di una manifestazione al Museo di arte moderna di Stoccolma indetta contro la pratica dell’infibulazione femminile, la Liljeroth è stata invitata a tagliare una torta dalle fattezze femminili realizzata dall’artista Makode Aj Linde con il chiaro intento di ricordare la barbara usanza.
Il risultato è stato però duramente criticato, soprattutto dalla comunità africana che ha accusato il ministro di razzismo. Se le intenzioni erano dunque delle migliori, volte a denunciare la perpetuazioni di un’usanza inumana, gli effetti non sono stati quelli sperati.
Per rimanere in Italia, sta destando invece scalpore quanto messo in atto al CAM di Casoria dal direttore Antonio Manfredi, che sta protraendo la sua performance-protesta mettendo al rogo le opere ospitate la museo. L’intento è quello di porre all’attenzione del pubblico e delle istituzioni in primis, la condizione in cui versa la cultura in Italia e in particolare nel territorio del suo museo.
Questa “provocazione” otterrà i risultati sperati o produrrà solo effetti collaterali?

 

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