La narrativa senza Pulitzer
- di Roberta Pisa -
Come ogni anno dal 1917 la Columbia University di New York annuncia i vincitori dei premi Pulitzer, designando i più meritevoli nel campo del giornalismo, della letteratura e della musica. Mentre prosegue la scalata dell’informazione on line, con The Huffington Post e Politico, si registra una clamorosa battuta d’arresto per la narrativa, sezione che per l’edizione 2012 non ha visto nessun vincitore.
18 aprile 2012
Anche quest’anno la Columbia University di New York ha emesso i suoi verdetti assegnando i premi Pulitzer, riconoscimenti rivolti al giornalismo, alla letteratura ed alla musica, osannati e criticati.
Molte le novità, tra cui l’ascesa dell’informazione in Rete: ad ottenere infatti il Pulitzer “National reporting” è stato David Wood dell’Huffington Post per il suo reportage “Beyond the Battlefield”, in cui ha raccontato le storie dei soldati che hanno partecipato alle guerre in Iraq ed Afghanistan, mentre Matt Wuerker, vignettista del magazine Politico.com, è stato premiato nella sezione “Editorial Cartooning”.
E’ nel 2009 che il premio si è aperto alla Rete, prevedendo la possibilità di insignire anche le testate on line. L’anno successivo è dunque arrivato il primo Pulitzer ad un giornale virtuale, con l’investitura di Propublica nella sezione di giornalismo investigativo, che ha replicato la vittoria nel 2011 in “National Reporting”.
L’edizione 2012 conferma dunque il trend positivo per il giornalismo Web, sebbene rimangano presenti gli organi di stampa cartacei di maggior importanza come The New York Times, che si aggiudica due premi, mentre al The Philadelphia Inquirer è andato il premio più ambito, quello per il servizio pubblico, grazie all’attenzione rivolta al bullismo nelle scuole.
La sorpresa che però ha destato scalpore è stata la mancata assegnazione del Pulitzer per la narrativa, la cui ultima assenza risale al lontano 1977, mentre nessun particolare reazione è stata registrata per il ‘No Award’ nella sezione “Editorial Writing”.
Le nomination per la narrativa tuttavia non sono state di poco rilievo: Denis Johnson con “Train Dreams”, Karen Russell con “Swamplamdia!” e David Foster Wallace autore defunto di “The Pale King”; nessuno di questi testi ha ottenuto la maggioranza dei voti, lasciando orfano del suo vincitore il premio Pulitzer per la “Fiction” 2012.
Non sono mancate le critiche da parte dei giurati che denunciano la difficoltà nel procedere all’analisi dei circa trecento candidati in soli sei mesi, rendendo inevitabilmente superficiale il giudizio di merito.
Si è parlato poi dell’ennesimo affronto per l’editoria, già fiaccata da una profonda crisi, che ha visto negli Stati Uniti d’America il passaggio ad amministrazione controllata per catene di librerie come Borders e Barnes&Noble.
La polemica non suona nuova, ma ricorda molto quelle già sentite in Italia a proposito di premi letterari come lo Strega o il Campiello, rei di risultare dispendiosi e strumentali. Non va infatti dimenticato che anche per il Pulitzer, insieme all’attestato di riconoscimento, viene consegnato ai vincitori un contributo in denaro di 10.000 dollari che, moltiplicato per le 20 sezioni, ammonta ad un bottino totale di 200 mila dollari.
La presenza nel proprio curriculum del Pulitzer innalza poi di molto le ‘quotazioni’ degli autori, che possono così pretendere un cachet maggiore; è per questo che la Columbia University, nel ruolo di assegnataria dei riconoscimenti, svolge un incarico importante e di responsabilità.
Non rimane tuttavia che prendere atto di quanto deciso, sebbene un dubbio permanga: la mancata assegnazione del premio per la narrativa consegue all’alta valenza dei candidati o all’insufficiente qualità delle pubblicazioni cui i giurati sono stati chiamati ad esprimersi?













