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Beni culturali: per salvare il pallio di San Lorenzo, chiesti ai genovesi 5 euro per ogni cm dell’opera

- di Redazione  -

6 febbraio 2012

Basta un’offerta di cinque euro per diventare ‘mecenati’ e salvare il prezioso Pallio di San Lorenzo. L’iniziativa la lancia il direttore del Museo di Sant’Agostino a Genova, Adelmo Taddei, dove l’antichissimo reperto e’ custodito, annunciando una conferenza stampa il 16 febbraio prossimo, alla presenza delle autorita’ cittadine, con la quale saranno illustrati tutti i dettagli. L’opera, un simbolo di storia, arte e fede del capoluogo ligure, si trova attualmente all’Opificio delle Pietre dure di Firenze per essere sottoposto a un accurato restauro.

Il Pallio e’ un tessuto di seta di quasi 4 metri di larghezza per 1,5 di altezza, con ricami policromi e filati d’oro e d’argento, nel quale vengono narrate le storie dei santi martiri Lorenzo, Ippolito e Sisto. Venne realizzato nell’atelier imperiale di Bisanzio e donato ai genovesi dall’imperatore Michele VIII Paleologo, nel Natale del 1261, come ricompensa alla citta’ – in aggiunta ai privilegi commerciali e ad altri doni preziosi – per averlo aiutato a riconquistare il trono.

L’idea di lanciare questa raccolta – spiega all’Adnkronos Taddei- mi e’ venuta mentre cercavo fondi per il restauro. Navigando su internet, sono capitato su un sito inglese di un ragazzo che ha pensato di vendere una pagina da 1 milione di pixel a un dollaro ciascuno”.
“Cosi’ mi e’ venuta l’idea – prosegue il direttore del Museo – di dividere virtualmente il Pallio in 4mila centimetri quadrati e di fare adottare, a cinque euro per centimetro, l’opera a ogni cittadino che ne abbia voglia. Si tratta di trovare 40mila persone di buona volonta’, ma io spero che arrivino offerte anche dalle imprese private. Dobbiamo raggiungere i 200mila euro che servono per coprire il costo del restauro”.

Taddei pero’ si dice “ottimista” e conta di superare la cifra. “Il ‘taglio’ basso dell’importo, cinque euro, dà la possibilità a tutti di partecipare e di diventare ‘mecenati‘. Spero di raccogliere piu’ di 200mila euro, in modo da risolvere il difficile problema del costoso allestimento espositivo del Pallio, che quando rietrera’ al Museo, fra circa due anni, andra’ custodito in una teca sofisticata, in assenza di ossigeno”.

L’opera è delicatissima perché la seta si è in parte depolimerizzata e si sta smaterializzando. Il restauro sara’ molto complicato, ma nell’Opificio delle Pietre dure -aggiunge Taddei- è nelle mani di Susanna Conti e Marco Ciatti, delle vere garanzie a livello mondiale”.
Taddei definisce la sua idea dei 5 euro ”un’iniziativa di politica culturale. Nel senso -spiega- che e’ un modo per far si’ che i genovesi facciano un ulteriore passo avanti nella consapevolezza del patrimonio culturale e della storia della loro citta”’.

E afferma che simili iniziative ”si potrebbero adottare anche per altre opere d’arte a rischio, perche’ i finanziamenti pubblici per i restauri -afferma Taddei- sono al lumicino. Ma anche perche’ e’ un sistema che si sta diffondendo”. E porta l’esempio del Louvre, sul cui sito internet, spiega, ”c’e’ una raccolta di fondi per due restauri. Del resto -aggiunge- avveniva cosi’ nell”800, quando la cittadinanza si faceva carico di queste imprese civiche”.

Per versare i cinque euro, i genovesi e non solo loro, avranno a disposizione diversi punti di raccolta: uno e’ al Museo di Sant’Agostino, un’altro e’ presso l’associazione Amici dei Musei, uno alla biglietteria dei Musei di Strada Nuova a Genova. C’e’ inoltre un punto di raccolta presso il Lyon’s Club Sant’Agata del capoluogo ligure e sara’ attivato al piu’ presto un conto corrente bancario apposito. ”Non ci e’ riuscito purtroppo di fare un sistema di pagamento on line, che avrebbe facilitato molto le cose”, conclude Taddei.

Fonte: Adnkronos

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