8 X 1.000 ma non per tutti

- di Roberta Pisa -

I fondi dell’otto per mille andranno a Protezione civile e carceri: così è stato deciso dal governo Monti con il decreto-legge n.211 varato lo scorso dicembre. I 4,5 milioni di euro inizialmente previsti a sostegno dei beni culturali dovranno dunque essere reperiti altrove.

4 gennaio 2012

L’Italia possiede il più ampio patrimonio culturale al Mondo con oltre 3.400 musei, circa 2.100 aree e parchi archeologici e il maggior numero di siti Unesco (1).
4,5 milioni di euro, derivanti dai 145 dell’otto per mille, rappresenterebbero dunque una somma davvero irrisoria da destinare a cotanta abbondanza. Così si ragionerebbe in condizioni ‘normali’, ma in tempo di crisi e perpetua carenza, anche l’ultimo spicciolo sembra fondamentale, soprattutto per i centri culturali minori, dove mancano gli sponsor e scarseggiano i visitatori.
A quanto pare però neppure questo contributo andrà ad alleviare la difficile situazione dei 1.600 siti che hanno avanzato richiesta di contributo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (con un aumento delle richieste del 30% rispetto al 2010).
I 4,5 milioni, parte dell’otto per mille e inizialmente riservati per il restauro e la riqualificazione del patrimonio artistico, contribuiranno invece a raggiungere i 57.277.063 di euro necessari “per le esigenze connesse all’adeguamento, potenziamento e alla messa a norma delle infrastrutture penitenziarie”, secondo quanto stabilito dal decreto legge n. 211 varato dal governo Monti e recante “Interventi urgenti per il contrasto della tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri”.
La questione ha generato disordine, tanto che l’attuale Ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi ha dovuto rispondere agli attacchi del predecessore Giancarlo Galan il quale, confondendo l’ammontare inizialmente rivolto al patrimonio artistico, ha anche ritenuto che tale cambiamento di rotta potesse vanificare il 5 per mille alla cultura ottenuto con l’ultimo governo Berlusconi.
Ornaghi dal canto suo ha rassicurato con una nota stampa che la cifra ‘persa’ a vantaggio dell’emergenza carceri sarà “ricavata nel riparto dei proventi delle accise sui carburanti destinato ai beni culturali per il 2012”.
Da Palazzo Chigi è poi giunto l’ennesimo chiarimento: nel 2011 l’importo totale dell’otto per mille a gestione statale era inizialmente di 145 milioni di euro, 64 dei quali sono stati destinati dal precedente governo Berlusconi alla Protezione civile, mentre 57 milioni andranno appunto a tamponare l’emergenza carceri.
Se la matematica non è un’opinione, dal totale avanzano ancora 24 milioni di euro, la cui destinazione non è ancora del tutto chiara, ma nel medesimo comunicato il governo rende noto che “non sono stati toccati i fondi del Ministero per i Beni culturali”.
Piuttosto dunque che adottare una distribuzione dei fondi ‘a pioggia’, l’esecutivo Monti ha preferito concentrare le risorse. Tale razionalizzazione non è certo deprecabile ed è ben risaputo che il sistema penitenziario del Paese è al collasso, per cui il principio di urgenza è pienamente rispettato.
Chiunque non concordasse nel mettere al primo posto la dignità umana verrebbe di certo tacciato di insensibilità, per cui la decisione di dare la precedenza al problema dei penitenziari, in cui continuano a registrarsi numerosi casi di suicidi tra i detenuti, non può certo essere messa in discussione.
Ci si chiede tuttavia se ciò significa non ritenere impellente anche il soccorso al patrimonio culturale italiano, dove luoghi storici di importanza fondamentale, sono al collasso per carenza di fondi.
Il nocciolo della questione è tuttavia un altro: i 4,5 milioni dei fondi dell’otto per mille, avrebbero sì aiutato, ma non sarebbero certo stati in grado di risollevare la sorte di monumenti e beni culturali, né tantomeno i 57 milioni di euro, da soli, garantiranno il decente funzionamento delle carceri italiane.
Non si può seguitare a contare su “interventi tampone” per risolvere gli atavici problemi che attanagliano tanti settori, ma è giunto il momento di cambiare la gestione di fondo del sistema-Paese: se i penitenziari rappresentano una “emergenza nazionale”, forse và ripensato l’impianto dalla radice, commutando magari la detenzione con la prestazione di lavori socialmente utili, mentre per quanto riguarda il restauro e la valorizzazione dei beni culturali, insieme ai finanziamenti, è certamente necessario reperire, così come insegnano Christian Caliandro e Pier Luigi Sacco nell’illuminate “Italia Reloaded”, una sapiente amministrazione di questa immensa ricchezza, capace di assicurare indotti altrettanto preziosi, che eviteranno in futuro di dover ricorrere a contributi ulteriori.

 

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