Fuoco e fiamme al Cairo, vittima la napoleonica “Description de l’Egypte”

- di Roberta Pisa -

Un incendio è divampato sabato scorso all’Istituto dell’Associazione Egiziana di Studi Storici a seguito degli scontri tra manifestanti e milizie nella città del Cairo. Numerosi documenti storici sono andati perduti tra le fiamme, come la “Description de l’Egypte” redatta a seguito della campagna d’Egitto di Napoleone.

21 dicembre 2011

L’ambita democrazia in Egitto è un traguardo ancora lungi da raggiungere, tanto che dopo la cacciata di Mubarak hanno preso il sopravvento gli organismi militari. La popolazione non è però disposta a rinunciare al proprio sogno di libertà e giustizia e, nonostante la forte repressione, continua a manifestare affinché si giunga a democratiche elezioni.
In questo clima rovente, oltre al sacrificio di numerose vite umane, in una città come Il Cairo, centro nevralgico della protesta, dove numerosi sono i musei e le testimonianze di un millenario passato, alto è il rischio per il patrimonio culturale qui presente.
Già negli scorsi mesi, quando si combatteva per eliminare la dittatura di Mubarak, è stato colpito ilMuseo Egizio di Piazza Tahrir, mentre negli ultimi scontri è stato incendiato l’Istituto dell’Associazione Egiziana di Studi Storici: qui sono conservati ben 196.000 testi, che costituiscono una collezione dall’inestimabile valore.
Il centro culturale, fondato da Bonaparte, si trova proprio nei pressi degli edifici governativi, dove sabato scorso un’accesa protesta contro le milizie è sfociata in un grave incendio dell’istituto, che ha fatto temere persino per la tenuta della struttura. Il palazzo è ancora in piedi ma le fiamme, attive per circa 24 ore, hanno provocato pesanti danneggiamenti all’edificio, e, soprattutto, sono andati persi documenti storici di estrema importanza. L’intervento di molti volontari, intenti a mettere in salvo i testi, non ha potuto infatti evitare che il fuoco attaccasse i preziosi documenti.
Tra le perdite si menziona in particolare la raccolta “Description de l’Egypte”, frutto della ricerca effettuata dai 160 tra esploratori e geografi che accompagnarono Napoleone Bonaparte durante la campagna d’Egitto nel 1798. Il rapporto andato perduto, che è stato presentato per la prima volta nel 1809 per poi essere perfezionato nel 1829, è considerato dagli studiosi una delle più importanti testimonianze storiche dell’epoca, fotografia autorevole ed attendibile della realtà del nord Africa nel periodo napoleonico.
Shaker Abdel Hamid, attuale ministro della cultura, ha definito il fatto “una catastrofe per la scienza” e si è affrettato ad istituire una commissione per il restauro delle opere ancora recuperabili.
L’incendio sarebbe stato conseguente al lancio di bottiglie incendiarie da parte dei rivoltosi scagliatisi contro le milizie, barricate dietro un muro eretto a protezione delle sedi di potere, cui ha fatto seguito la morte accertata di dodici persone.
C’è chi ha lamentato un eccessivo ritardo nell’arrivo dei pompieri per domare le fiamme, placate solo molte ore dopo.
Le responsabilità sono tuttavia ancora da chiarire: se è vero che i manifestanti hanno fatto ricorso ad ordigni incendiari, è anche giusto sottolineare che loro stessi hanno tentato di salvare il patrimonio conservato nell’istituto, avventurandosi pericolosamente nelle sale. Desta maggior sospetto la lungaggine dei soccorritori nell’intervenire per spegnere il fuoco, che suona molto più come una manovra per screditare il movimento di protesta della popolazione agli occhi dell’opinione pubblica internazionale. Non sarebbe infatti da escludere che i militari usurpatori del potere abbiano lasciato che il misfatto si consumasse per dipingere gli oppositori come incivili.
E intanto torna alla mente l’epilogo tragico della gloriosa Biblioteca di Alessandria d’Egitto, vittima sacrificale della furia conquistatrice di Giulio Cesare.

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