Tecnici al Governo di Stefano Monti
- di Stefano Monti -
15 novembre 2011
Ci sono delle cose che sono scritte e che è naturale che accadano. Ad Aprile del 1993 Carlo Azeglio Ciampi venne chiamato a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio di un governo Tecnico di transizione, primo non parlamentare della storia della repubblica.
Anche lì, come oggi, emersero polemiche sulla carenza di rappresentatività popolare. Così come allora, lo stato nelle vesti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ritenuto che in una situazione di così grave e profonda crisi fosse necessario rivolgersi ad una figura di spicco internazionale, rispettato dagli ambienti politici ed economici europei e non.
Così come allora l’operazione che prima fra tutte richiedeva priorità d’azione era il contenimento dell’enorme debito pubblico in quel caso obbligato rispetto ai parametri imposti a Maastricht. Carlo Azeglio Ciampi ha rappresentato, in seguito, il nostro paese come Presidente della Repubblica ottenendo un gradimento dalla popolazione Italiana superiore a qualsiasi altro presidente precedente e forse solo Pertini riuscì ad eguagliarlo a livello di carisma e personalità. Ci sono cose che accadono: ecco questo doveva accadere, doveva esserci una profonda crisi economica e di valori per riuscire ad avere una figura di così alto valore a presiedere il futuro governo e sono quasi certo che il suo operato, come ieri ha ripetuto in conferenza stampa, sarà pieno di sacrifici, ma non grondante di sangue per le tasche degli italiani. Saprà, senza dubbio, ritagliarsi una strada importante alla Presidenza della Repubblica, quella che mai sarà percorsa invece dal presidente uscente Silvio Berlusconi.
In fondo non dimentichiamo che fu proprio il primo governo Berlusconi a indicare Mario Monti come candidato per la nomina a commissario europeo. I due uomini, a pensarci bene, non sono poi così distanti.
Apparentemente diversi ma entrambi conservatori e moderati. Credo che le scelte del futuro governo saranno profondamente conservatrici (la possibile nomina di Settis ai Beni Culturali ne è la prova) e sapranno accontentare le due ali delle politica con due vice presidenze e con ministri tecnici che potranno operare in un modo altrimenti impossibile per ministeri politici. La considerazione su tutto questo è che non c’è una sconfitta a destra o a sinistra, c’è solo una profonda sconfitta della politica incapace ormai di operare senza il coraggio di affrontare scelte impopolari e soprattutto di una nazione che è stata incapace di essere coesa ed è scesa in piazza per manifestazioni giuste ma non sempre riuscite. Ci sono cose scritte e che è naturale che accadano.














Giuseppe
16 novembre 2011
La crisi, fra le tante cose, ha provocato anche la globalizzazione della politica.
L’economia, le relazioni internazionali sono in mano ai mercati ed ai paesi che riescono a gestirli(Germania, per esempio),
a noi non resta altro che obbedire alle richieste di un’ economia finziaria sempre piú immorale.
Le uniche cose che possiamo e dobbiamo gestire sono la Cultura e l’Educazione, gli ultimi baluardi della nostra identitá.
Spero davvero che i tecnici al governo sappiano “spoliticizzare” i pilastri fondamentali di una nazione!