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L’occupazione del Teatro Valle

- di Giorgia Di Fusco -

A seguito dei tagli decisi dalla legge finanziaria, l’ETI (ente teatrale italiano) è stato soppresso e con lui abbandonati i teatri che esso gestiva. Tra questi rientra anche il Teatro Valle. Affidato temporaneamente al comune di Roma, un bando avrebbe potuto snaturarlo. Perché ciò non accadesse, il 14 giugno scorso lavoratori e lavoratrici dello spettacolo lo hanno occupato

7 novembre 2011

Dal 1727 il Teatro Valle di Roma ha subito ristrutturazioni e cambi di gestione ma non ha mai perso la sua natura di luogo cardine per la cultura nel nostro paese.
A seguito però dei tagli decisi dalla legge finanziaria l’ETI (ente teatrale italiano) è stato soppresso, e con lui sono stati abbandonati i teatri che esso gestiva, fra i quali rientrava anche il Valle. Quest’ultimo è stato affidato temporaneamente al comune di Roma, in attesa dell’apertura di un bando che avrebbe potuto snaturare il più antico teatro della capitale. Ma proprio perché ciò non accadesse, il 14 giugno scorso lavoratori e lavoratrici dello spettacolo hanno occupato la struttura.
Salvare il destino del Valle è stato solo il pretesto per avviare questa iniziativa: quello per cui lottano è la cultura, così poco considerata nel nostro paese e presa di mira per effettuare tagli economici come se fosse un qualcosa di cui, in tempi di crisi, si possa fare a meno.
La cultura e gli strumenti utilizzati per diffonderla, tra cui rientrano strutture come il Valle, non devono essere gestiti dalla politica o da chi guarda solo alle leggi di mercato e alla logica del profitto: questa, una tra le idee che più contano per gli occupanti e per chi li appoggia.
Ciò che li ha smossi è l’idea che, in seguito al bando che avrebbe deciso le sorti del Valle, il teatro potesse trasformarsi in un centro commerciale o in qualcosa di simile, che avrebbe privato Roma e l’Italia tutta di un luogo simbolo di un bene comune: perché di “bene comune” si tratta ed è su questo che gli occupanti stanno basando lo statuto che proporranno per la gestione del teatro.
Dopo circa quattro mesi, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, in una lettera aperta pubblicata su Repubblica il 19 ottobre, riconosce nell’occupazione effettuata “un’azione condotta in un modo che rappresenta un esempio costruttivo di impegno per il bene pubblico” e propone una soluzione che garantisce che il Valle resterà pubblico e che sarà gestito da una fondazione con Roma Capitale come fondatore e con la partecipazione del MiBAC a cui potranno aderire altri soggetti pubblici e privati in base a procedura di evidenza pubblica. Ha, inoltre, sottolineato che il direttore del teatro verrà assunto tramite concorso pubblico e che i rappresentanti dell’occupazione potranno partecipare se si costituiranno in una forma che attribuisca loro personalità giuridica.
L’unico punto dolente di questa lettera è il passo in cui il sindaco accusa gli occupanti di aver interrotto la stagione teatrale: i fatti non stanno così. Durante questi mesi di protesta gli occupanti non hanno voluto interrompere l’attività del teatro, ma, anzi, lo hanno gestito organizzando quasi quotidianamente spettacoli, incontri, dibattiti e corsi aperti a tutti, grazie anche all’aiuto di personaggi del mondo della cultura (per citarne alcuni: lo scrittore Andrea Camilleri, i registi Francis Ford Coppola, Peter Stein e Nanni Moretti, gli attori Franca Valeri, Roberto Benigni, Elio Germano, Sabina Guzzanti e Paolo Rossi, i cantanti Fiorella Mannoia e Jovanotti) che hanno messo a disposizione, gratuitamente, la loro arte e la loro conoscenza.

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Un commento a “L’occupazione del Teatro Valle

  1. pino boresta

    15 dicembre 2011

    C’è troppo silenzio nei MUSEI

    Sciiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!Al Museo non si urla ma nel museo forse si…. e poi qui siamo al Teatro pertanto:
    AHOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!

    Il silenzio degli artisti nuoce gravemente all’arte contemporanea e uccide anche te digli di smettere.

    Il silenzio è mafioso.

    Il silenzio è spesso sopravvalutato.

    VELODICO: “Scoprire è importante ma capire è ancora più importante”

    VELODICO: Intendo con il mio intervento creare uno spazio di riflessione che metta in discussione la natura dell’arte e dell’artista tentando di aggiungere se fosse possibile ancora più disorientamento.

    Ma Sciiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
    Non fatelo sapere in giro qualcuno potrebbe aver paura.
    Paura di quello che non si conosce.
    Paura di quello che non si capisce.
    Paura di chi è diverso.
    Ma chi ha paura muore tutti i giorni mentre chi non ha paura muore una volta sola.

    PERTANTO!

    Io sono PIǓ sereno, perché non devo PIǓ dimostrare niente, non devo PIǓ raggiungere nessun obbiettivo, non mi aspetto PIǓ niente da nessuno, non voglio PIǓ ascoltare chi è contro di me, ma devo solo continuare di PIǓ a fare quello che so fare perché so di farlo bene, PIǓ di molti altri, tutto il resto non conta PIǓ e non mi interessa PIǓ, ho imparato ancora di PIǓ a godere di tutto quello che faccio senza piangere PIǓ, senza rimpiangere PIǓ tutto ciò che non arriverà PIǓ, se qualcosa in PIǓ arriverà quando arriverà bene, se non arriva non importa PIǓ, voglio vivere con PIǓ gioia quello che faccio ogni giorno di PIǓ, e tutto il resto non conta PIǓ, e non ho PIǓ nulla da dire.

    MA TUTTO QUESTO NON È VERO

    PER QUESTO

    Per esempio adesso odio tutti gli artisti odio tutte le stelle del mondo
    e questa pioggia di mostre
    Per esempio adesso odio tutti gli artisti odio tutto l’amore del mondo e questa pioggia di esposizioni…. quando mi guardate così.
    Quanti sogni diventano grandi…. elevarsi e cadere è tutto uguale, tutto il resto è rumore, disordine.
    Qual è il peso della tua libertà? io conosco il mio.
    Per esempio adesso odio tutti gli artisti odio tutto l’amore del mondo e questa pioggia di rassegne.
    Per esempio adesso odio tutti gli artisti odio tutte le stelle del mondo e questa pioggia di vetrine… quando mi guardi così, quando mi guardi così.

    MA ANCHE QUESTO NON È VERO

    Aria nuova:
    Gramsci “Posso dire che se è vero che un vecchio ordine sta morendo è altrettanto vero che un nuovo ordine non è ancora nato, questo è il momento in cui possono apparire dei mostri.”

    SciiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiSottovoceSottovoceSottovoce

    Cari ragazzi mi dispiace deludervi ma non è vero che chi l’ha dura la vince, non è vero che se hai tenacia e costanza prima o poi avrai successo, se sei fortunato forse con queste caratteristiche potrai raggiungere qualche tappa intermedia, ma quello che è indispensabile più di ogni altra cosa per riuscire nei propri intenti è un eccezionale proposta artistica. Per riuscire, il valore della propria opera deve essere alto, molto alto, ma sappiate che avvolte anche essendo altissimo potreste non riuscire nei vostri propositi in quello che vi siete prefissati e solo se riuscirete a mettere in conto anche questo nei vostri piani allora potrete affrontare con più serenità il vostro percorso senza dare credito a tutti quei coglioni che vi dicono che bisogna solo essere caparbi e ostinati ed il resto verrà da se.

    Un coglione…. io:
    I veri artisti sono coloro che si ostinano a fare delle cose anche quando nessuno le capisce, quando nessuno ne comprende il valore…. e se a decidere la carriera di un artista continuerà ad essere la politica interna all’arte secondo criteri di appartenenza e conoscenza piuttosto che la capacità e meriti acquisiti sul campo, presto nessuno avrà più voglia di impegnarsi per dare il meglio di sé al reale dibattito artistico, e le cose andranno sempre peggio.

    E se avesse ragione Fiume? (il fiume in piena) che ha detto:
    “Io credo che si deve prendere in particolare considerazione chi viene denigrato, diffamato e ostacolato perché è assai probabile che si tratti di un genio.”

    È successo a Venezia
    È successo alla Biennale
    È successo durante la conferenza
    È successo mentre parlavano
    È successo in maniera rapida
    È successo che………….
    Ma è successo, questo è importante.

    Il successo postumo di Vincent Van Gogh non è quello di uno sfigato a cui ha detto culo, ma quello di uno sfigato ultraiellato.

    La prima cosa che imparano tutti i nuovi avventori dell’arte e frequentatori dei vernissage è quello di non salutare mai per primi, anzi possibilmente non salutare proprio, ma aspettare sempre che siano gli altri a salutare per primi o quanto meno ad accennare un saluto. È come se fosse in atto una sorta di duello dove ognuno dei due pensa cosi di valutare la stronsaggine di chi ha fronte, in quanto si tende a pensare che quanto più uno sia stronzo tanto più sia un personaggio importante

    In “Cosmogonia e cosmologia” Philip K. Dick sostiene che forse noi tutti siamo degli artefatti (probabilmente un po’ stronzi aggiungo io) visto che teniamo all’oscuro il nostro artefice, (Urgrund) che ci aveva creato prima che se ne dimenticasse, ai fini della comprensione di sé. Insomma in buona sostanza e come dire che non siamo nella merda ma siamo la merda.

    Noblesse oblige
    Noblesse oblige
    Noblesse oblige
    Noblesse oblige
    Noblesse oblige insomma sta cosa significa:
    Espressione francese che significa “la nobiltà obbliga”, e che significa che chi ha un determinato rango è costretto a mantenere un atteggiamento adeguato. Viene spesso usata in modo ironico.

    Vecchioni
    Non si può dire ad una persona si te stesso perché spesso ciò non è possibile per molteplici motivi ma più giustamente bisognerebbe dire
    “Si correttamente simile a te stesso”

    Cooper
    …. ma se da una parte manca il bersaglio fa centro dall’altra, perché anche le parole sono pietre, pietre di altro tipo, scagliate, indietro nel tempo fino al ricordo del dolore oppure in avanti, fino al momento della nostra lettura, e più lontano ancora, nel futuro delle letture a venire.

    I’am a real artist

    I don’t give up
    I don’t give up
    I don’t give up
    I don’t give up
    I don’t give up
    I don’t give up
    I don’t give up
    I don’t give up

    I’am a real artist

    I do not give up
    I do not give up
    I do not give up
    I do not give up
    I do not give up
    I do not give up
    I do not give up
    I do not give up

    Ma ora i miei 10 minuti di notorietà sono passati quindi vi ringrazio e vi saluto cosi!….

    “Sono un eroe perché lotto tutte le ore”
    Caparezza

    “E un’altra possibilità io la voglio, non posso farne a meno”
    La Cruz

    “E l’ho pagata cara la mia presunzione ma io volevo solo essere il migliore”
    Venditti

    “Cosa si prende cosa si da quando si muore davvero”
    Ruggeri

    Ci sono cose che nessuno ti dirà
    Ci sono cose che nessuno ti darà
    Sei nato e morto qua nel paese delle mezze verità
    Fibra

    “Quante volte io dovrò morire per sentirmi ancora vivo?”
    Masini

    Si! “Sono solo canzonette” dice Eduardo Bennato, ma se avesse ragione
    Philip K. Dick che in “Valis” sostiene che il senso della rivelazione di molte verità potrebbe essere contenuto proprio tra queste?
    Io non voglio correre il rischio di perdere questa possibilità, e voi?

    FINALE – THE END

    Ninetto
    “A papà me sa che la vita è niente”

    Totò
    “E certo! La morte è tanto…”

    Accattone
    Scena finale
    “Ecco mo’ sto bene”

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