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Musei: un museo a Sarajevo per ricordare la guerra in Bosnia

- di Redazione  -

2 giugno 2011

I continui bombardamenti, i tiri dei cecchini, le distruzioni e la fame che per 43 mesi hanno flagellato Sarajevo, tenuta senza acqua, luce e gas nel brutale assedio dalla soldataglia di Ratko Mladic, verranno ora raccontati, oltre che dalle cronache giudiziarie, da un museo che sarà realizzato a Sarajevo.
Il comandante militare dei serbo-bosniaci durante la guerra in Bosnia (1992-95) è stato arrestato sei giorni fa in Serbia e ieri è stato trasferito all’Aja, dove il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia (Tpi) lo processerà per genocidio e crimini contro l’umanità, tra cui il massacro di Srebrenica e l’assedio di Sarajevo.
L’assedio, durato tre anni e mezzo, è il più lungo della storia moderna e ha provocato oltre 11 mila morti, di cui mille cinquecento bambini.
Il progetto, avviato da rappresentanti della cultura e della società civile della capitale bosniaca, prevede per il maggio del 2012, nel ventesimo anniversario dell’assedio, l’inaugurazione di un museo interattivo, pensato come una costruzione di 130 contenitori tematici. I visitatori potranno vedere l’enciclopedia, la mappa e la cronologia dell’assedio, la mappa e la cronologia della dissoluzione dell’ex Jugoslavia, 1.400 testimonianze di cittadini comuni, intellettuali e artisti della città, 3.000 documenti video e 5.000 interviste.
“Chi non ricorda il proprio passato non ha prospettive per il futuro – ha detto presentando il progetto il direttore Dino Mustafic, noto regista – viviamo in tempi di revisionismo storico e perciò questo progetto è importante: per le future generazioni sarà un’eredità e una testimonianza dello spirito di questa città che ha vissuto un periodo difficile e lo ha superato in modo meraviglioso”. Nel museo, che in forma virtuale si troverà su internet entro la fine dell’anno, saranno presentati anche i dettagli delle trattative per l’accordo di pace di Dayton (1995) e molti altri segmenti che presenteranno la quotidianità di quel periodo, tra cui anche quella delle feste e delle manifestazioni culturali.
Il senso del progetto, dice l’autrice Suada Kapic, è di presentare lo spirito indistruttibile, la creatività, la capacità dei sarajevesi di destreggiarsi in quelle condizioni di vita.

Fonte: ANSAmed

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