Fabbrica delle Arti

- di Roberta Pisa -

Giusi Laurino è l’ideatrice di Fabbrica delle Arti, spazio nel cuore di Napoli dove artigianato d’eccellenza, materiali locali e tanta creatività generano opere uniche e originali. Un luogo stimolante e una ricchezza ineguagliabile per la città partenopea…

11 maggio 2011

Fabbrica delle Arti, è uno spazio nel cuore di Napoli dove artigianato d’eccellenza, materiali locali e tanta creatività generano opere uniche e originali. Un luogo stimolante e una ricchezza ineguagliabile per la città partenopea e per i tanti avventori che giungono qui con l’intento di apprendere i segreti delle migliori manifatture italiane. L’ideatrice del progetto è Giusi Laurino e a lei abbiamo chiesto di presentarcelo.

Chi è l’ideatore di “Fabbrica delle Arti”? Come nasce il progetto?
Il progetto nasce da una mia idea. Circa dodici anni fa fondai infatti la galleria “Fabbrica del Lunedì”, a Piazza dei Martiri a Napoli, dove mi occupavo di progetti legati ad esposizione di mostre con artisti e creativi, ampliando così il raggio d’azione della Galleria anche al mondo dell’arte e del design, dell’architettura e della fotografia. Nel corso degli anni ho poi maturato una conoscenza delle manifatture, anche grazie alla mostra Artinmosaico alle Scuderie di Palazzo Reale, insieme ad altri allestimenti esterni con architetti e artisti.
Nel 2004 inaugurai uno degli spazi in Piazzetta S. Carlo all’Arena, come Fabbrica del Lunedì, con una mostra che vide la partecipazione di molte figure a carattere interdisciplinare, mossa dall’idea di far nascere un’officina sulla creatività e la sperimentazione. Questo sogno necessitava comunque di un grande spazio, con un’area espositiva e il coinvolgimento di molti artisti, così mi sono convinta a creare la Fabbrica delle Arti. Il concetto su cui si basa è la rilettura delle manifatture d’eccellenza attraverso la cultura della creatività nei vari campi: dal fashion design all’architettura, dall’interior design all’illustrazione; spaziare in vari settori per far nascere idee che ripensino alcune forme artigianali.

Dove si colloca “Fabbrica delle Arti”? Come è stato individuato l’edificio che la ospita e come si conforma?
La scelta dell’edificio è stata un caso. A me il centro storico di Napoli piaceva; qui avevo già da molti anni questo piccolo spazio, noto come Fabbrica del Lunedì, alle spalle del quale c’era questo grande stabile che una volta era una fabbrica di camicie. Mi convinsi ad acquistarlo, mantenendone l’aspetto industriale, e vi accorpai il vicino fazzoletto di terra che è stato trasformato nel giardino dove ora esponiamo opere di natura urbana o per esterni.
Il centro di Napoli, nonostante le negatività del caso, è un luogo ricco di storia e cultura; in particolare in quest’area troviamo il Museo archeologico, il Madre, l’orto botanico e tanti palazzi storici. Anche per questo ho scelto di stabilire qui la Fabbrica delle Arti.
Oltre al giardino e agli spazi espositivi abbiamo un laboratorio, dove si progettano le manifatture e si incontrano gli artisti, e c’è poi un luogo dove conserviamo le opere realizzate. Glispazi espositivi in cui vengono allestite le mostre sono due, mentre nel giardino di cui parlavo, ci sono attualmente diverse opere per esterni: dei tavolini con piano in ceramica, una scultura a chiocciola realizzata con mattoni di tufo tagliati a mano, e la scultura gioco di Barisani, un artista napoletano molto noto anche all’estero (Renato Barisani ha 93 anni, ndr).
L’idea comunque è quella di uno spazio di ideazione e lavorazione, dove ciò che si crea viene poi inviato nelle botteghe artigiane e nei luoghi di realizzazione veri e propri: le nostre creazioni divengono prototipi per le officine.
Le fasi di lavorazione sono documentate perché riteniamo che questo abbia un grande valore aggiunto. Non tutti conoscono ad esempio i processi e le fasi tecniche che occorrono per arrivare al mosaico o alla ceramica. La documentazione consente dunque di conoscere la cultura di queste attività, nobilitando il lavoro dell’artista.

Quali sono le principali attività che vengono svolte all’interno del vostro spazio? A chi sono rivolte?
Richiamiamo dei creativi cui diamo la possibilità di scegliere, secondo la loro propensione artistica, una o più manifatture da realizzare con materiali semplici, come graniglia e ceramica. L’invito è quello di lavorare presso la Fabbrica delle Arti fino all’avvenuta realizzazione di queste idee. Non ci poniamo limitazioni nel coinvolgimento dei creativi. Basti pensare che l’ultima mostra ha coinvolto l’illustratore de La Repubblica, Mojmir Jezek, che ha realizzato sculture alimentari, utilizzando la cioccolata; non ci rivolgiamo neppure ad un target particolare, possiamo di volta in volta interessare un pubblico più o meno ampio, con architetti, arredatori d’interni, costruttori, enti pubblici e istituzioni, che si recano alla Fabbrica delle Arti per cercare creazioni nuove da inserire nei loro progetti.

Come selezionate gli artigiani, i designer e gli artisti? Quali criteri seguite?
Procediamo con una selezione, seguendo i criteri che vengono applicati in una qualsiasi galleria: dall’incontro con un creativo che segue una linea di nostro gradimento, a coloro che, conoscendo antiche e nuove manifatture d’eccellenza, sono disponibili a sperimentare tecniche e disegni diversi, applicandosi nella ricerca. Spaziamo insomma nell’originalità.

Come si sostiene economicamente “Fabbrica delle Arti”?
Purtroppo sono sempre stata un’operatrice culturale, non un’imprenditrice, ho dovuto tuttavia investire di tasca mia, senza godere di alcun aiuto pubblico.

Le opere create a Fabbrica delle Arti non vengono poi vendute?
Le opere per ora vengono vendute solo presso i nostri spazi e, in alcuni casi, in quelli delle manifatture da noi coinvolte. Da due anni sentiamo l’esigenza di portare i prototipi alle fiere di settore e all’estero per commercializzare le opere create qui. Siamo su Internet, ma non credo molto nella vendita on line di questi oggetti; dovremmo forse trovare sistemi più idonei a favorire la visibilità delle creazioni per la vendita, seppur minima, poiché sono realizzate in tiratura limitata. Cercheremo dunque di ampliare la nostra partecipazione a mostre ed eventi.

Che tipo di legame c’è con il territorio? Realizzate progetti volti a valorizzarlo, magari creando sinergie con altri centri culturali di Napoli?
Con il territorio c’è uno stretto legame perché ci rivolgiamo ad una serie di lavorazioni e manifatture che sono proprie di questa regione. Le sinergie si potrebbero creare con istituzioni preposte a questo, qualora ci fosse una maggiore sensibilità verso tali progetti da parte loro.
Con la soprintendenza regionale ho avuto ad esempio dei colloqui per proporre idee volte a rilanciare in maniera produttiva l’area di Capodimonte, attraverso l’artigianato locale. Si potrebbe far molto, ma non è un procedimento semplice né rapido, perché se anche si trovasse il funzionario o il responsabile disponibile ad accogliere e supportare queste proposte, è poi difficile trovare fondi e finanziamenti per avviare i progetti. Se le istituzioni locali volessero promuovere l’artigianato d’eccellenza campano, potrebbero trovare alla Fabbrica delle Arti materiale interessante, ma per ora non c’è ancora nulla di concreto.
A Napoli, nello specifico, non ci sono altre realtà private simili alla nostra con cui è possibile collaborare.

Napoli è una città sempre più cosmopolita e aperta. Avete stretto collaborazioni con artisti o spazi creativi esteri? Con quale Paese intrattenete maggiori rapporti?
Con artisti stranieri abbiamo molte collaborazioni. Anche in occasione dell’inaugurazione nel 2009 erano presenti molti di loro, che già conoscevo in precedenza. La Fabbrica delle Arti non è un caso che si collochi proprio a Napoli, poiché è una città ricca di cultura manifatturiera, che attrae anche i creativi di altri Paesi. Per quanto riguarda i contatti con l’estero, ancora stiamo lavorando al loro sviluppo, ma in altri Paesi vorrei realizzare per lo più progetti espositivi.
Durante le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, la Fabbrica delle Arti è stata invitata a Torino per la mostra dedicata alle eccellenze nazionali: abbiamo portato l’opera di un’artista coreana che aveva lavorato su manifatture del salernitano, a rappresentare l’incontro tra artigianato locale e artisti stranieri.

Quale ruolo crede che possa ricoprire uno spazio come “Fabbrica delle Arti” nella complessità di Napoli? Che obiettivi vi ponete?
L’obiettivo è quello di rivitalizzare, attraverso l’attività dei nostri creativi, la manifattura d’eccellenza, realizzando una collezione di opere fra arte e design che esprimano una rinascita del settore. Ci auguriamo che parallelamente alla crescita della Fabbrica delle Arti, si possa affermare il valore della qualità italiana all’estero.
Per Napoli riteniamo di poter essere una ricchezza in più: apriamo le nostre porte anche a studenti e scolaresche, come agli allievi della Scuola di Design di Aversa o della Scuola media Benedetto Croce qui vicino, perché la nostra attività è anche una ricchezza culturale.
Sono infatti disponibile a tenere personalmente corsi sulla creatività, come ho già fatto per due anni con la Fondazione Cannavaro Ferrara, per il recupero di ragazzi a rischio: abbiamo seguito degli atelier molto interessanti con la partecipazione di operatori e artisti, sulla tecnica del mosaico e della fotografia, che hanno riscontrato una risposta positiva dei giovani. Sarei propensa a realizzare progetti simili, rivolti al sociale, anche nella Fabbrica delle Arti in modo stabile.
E’ tra le azioni che potrebbero favorire un nuovo scenario di idee: queste attività legate alla creatività artigianale potrebbero infatti dare uno sbocco lavorativo alle nuove generazioni, studiando magari sinergie economiche e di sviluppo locale. Di certo sarebbe una gran cosa.

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