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Viaggio a Belgrado, a proposito di Italia – Serbia

- di Andrea Tavano -

Storia complessa e articolata quella della Serbia, che si è inevitabilmente ripercossa sull’aspetto delle sue città. Francesco Mazzucchelli ci parla in particolare di Belgrado per mostrarci il volto più nuovo di questa capitale europea…

5 novembre 2010

Con la fine di ottobre è giunta la sentenza disciplinare della UEFA, relativa alla partita Italia – Serbia dello scorso 12 ottobre, valida per il girone C di qualificazione ad Euro 2012, interrotta nei primi minuti per i fatti spiacevoli di cui si è resa protagonista la tifoseria serba a Genova prima, durante e dopo la partita incriminata.
Solo due giorni prima della partita Italia – Serbia, Belgrado era balzata all’attenzione delle cronache mondiali per gli scontri tra la polizia e i militanti dei gruppi di estrema destra, che intendevano impedire lo svolgimento del Gay Pride, organizzato per la prima volta in Serbia.
Per riflettere sulla Serbia di oggi e sulla sua capitale Belgrado, abbiamo incontrato Francesco Mazzucchelli, ricercatore presso il Dipartimento di comunicazione dell’Università di Bologna, semiologo della città e dei conflitti, che ha riservato ai Balcani un’attenzione particolare nelle sue ricerche sugli spazi urbani, la memoria e l’identità, oggi raccolte nel saggio “Urbicidio. Il senso dei luoghi tra distruzioni e ricostruzioni nella ex Jugoslavia” (BUP, 2010).

Da profondo conoscitore delle realtà balcaniche e studioso degli spazi urbani, qual è la tua personale lettura dei fatti?
Sarebbe sbagliato fornire una lettura di Belgrado a senso unico. Belgrado è una città molto complessa, ricca di differenze e di contraddizioni, non solo politiche ma anche culturali. C’è la Belgrado anti-europeista, ma c’è indubbiamente anche una Belgrado europeista, fortemente schierata in favore della causa dell’integrazione nell’Unione Europea. Tutto questo, inoltre, è leggibile nel palinsesto della città stessa.
Negli anni Novanta, durante il periodo di Miloševi?, a Belgrado (allora capitale della ex Jugoslavia) esisteva il più forte movimento di opposizione al regime. Molte delle associazioni culturali, operanti negli anni di Miloševi?, sono ancora oggi attive, come l’emittente B92 che è stata una radio di opposizione al regime, oscurata dallo stesso Miloševi?, che riuscì comunque a trasmettere grazie ad una serie di espedienti tecnici particolarmente ingegnosi. Oggi B92 vive come emittente commerciale, una delle più importanti del paese, continua a mantenere una vocazione democratica e di promozione culturale tanto da avere un centro culturale, legato a B92, che organizza spettacoli teatrali, convegni e concerti.  Sempre negli anni di Miloševi?, non dobbiamo dimenticare l’attività svolta a Belgrado dal Centro per la Decontaminazione Culturale (CZKD), in opposizione al regime ed ancora oggi attivo, che testimonia questa sovrapposizione di livelli nella città.

La liberalizzazione economica quali benefici ha portato?
La liberalizzazione economica ha portato senz’altro dei benefici ma anche una accelerazione delle privatizzazioni. Dalla caduta di Miloševi? ad oggi, in Serbia come in tutti paesi balcanici si vive una fase di transizione da un regime statalista al libero mercato. Questa fase ha però assunto i connotati di un “capitalismo selvaggio”: a fronte di stipendi ancora bassi, sono aumentate le sperequazioni sociali, poche persone sono riuscite ad arricchirsi velocemente ed un’élite economica, come denunciato da più parti, è stata foraggiata dalla malavita e dalle narcomafie, che non sono estranee neppure ai recenti scontri del Gay Pride e di Marassi.  Non dobbiamo dimenticare che quegli stessi ultrà, che hanno causato i disordini a Genova, così estremamente politicizzati, costituiscono una manovalanza a cui possono attingere sia i movimenti nazionalistici sia la criminalità organizzata, nessuno può negare che nelle principali tifoserie serbe sono state arruolate persone con una formazione paramilitare, acquisita negli anni della guerra.

Come vedi Belgrado nel prossimo futuro?
Nella ex Jugoslavia di Tito, che ricordiamo era un paese non allineato, Belgrado veniva considerata un territorio neutro per le diplomazie di entrambe le parti della cortina di ferro. A Belgrado si respirava un’aria cosmopolita, tutti i cittadini della ex Jugoslavia avevano il passaporto, quindi erano abituati ad avere scambi con l’estero. Ritengo che qualcosa di questo carattere sia rimasto, nonostante il periodo di Miloševi? e ciò è testimoniato anche dall’azione di numerosi istituti di cultura internazionali, tra cui l’Istituto di cultura italiana che svolge un’azione di promozione culturale davvero encomiabile e di altissimo livello.
Molte sono le attività che fioriscono in città, Belgrado ha una grandissima vocazione alla condivisione degli spazi urbani pubblici, a tutte le ore del giorno i bar sono affollati di gente che parla, discute e s’incontra, la città è davvero vissuta. Belgrado è una delle città con una vita notturna tra le più frenetiche di tutta Europa, ora tra l’altro l’ufficio per il turismo della città punta molto su questo aspetto, perché a quanto pare ci sono molti turisti interessati a Belgrado, una città non certo unica dal punto di vista architettonico, ma che offre molto dal punto di vista del divertimento.
Quello che mi ha colpito è il grande dinamismo sociale e creativo della città. Vorrei citare al proposito, una bella iniziativa che potremmo tradurre come “I Giorni di Belgrado”, nella quale si festeggia Belgrado sovrapponendo la mappa del globo terreste alla mappa della città, per cui ogni quartiere diventa un continente, ogni isolato diviene un paese di quel continente, lo slogan di quei giorni è: “Belgrado è il mondo”.

Molti sono gli appuntamenti culturali della città?
Durante l’anno a Belgrado è un susseguirsi di iniziative ora legate al teatro con il Festival Internazionale del Teatro (BITEF) ora legate alla musica con il Festival della Musica (BEMUS) ora legate al cinema con il Festival Internazionale del Film (FEST), il Festival del Documentario e del Cortometraggio, il Festival Internazionale dei Film degli Studenti (FSF) ora al mondo dell’infanzia e dei giovani con il Meeting Internazionale dei Giovani (Joy of Europe), le Avventure Teatrali Internazionali (TIBA) ed il Festival dei Teatri per Bambini (Little Fest).
Oltre al Festival Estivo (BELEF) , la Fiera del libro di Belgrado e la Settima della Moda (Belgrade Fashion Week), un’altra importante manifestazione è il festival musicale Exit, che si tiene non lontano da Belgrado, per l’esattezza a Novi Sad che è un importante centro culturale ed universitario del paese sulle rive del Danubio.
Exit è un festival di musica internazionale, nato anche questo sotto il regime di Miloševi? come forma di opposizione. Nel corso degli anni è divenuto sempre più importante dal punto di vista del programma e dei gruppi invitati, ma ancora più importante dal punto di vista della riunificazione dei paesi divisi dalla guerra dei Balcani. Vi partecipano, infatti, musicisti di tutti i paesi della ex Jugoslavia e di tutte le tradizioni religiose e culturali, testimoniando come certe manifestazioni culturali riescano a rompere i confini creati dalle ideologie nazionalistiche, come quelle che sono nate dalle ceneri della ex Jugoslavia.
Possiamo concludere che quegli stessi eventi drammatici e luttuosi che hanno segnato i Balcani e la Serbia, dove è ancora vivo il ricordo dei bombardamenti della NATO, sono riusciti comunque a generare anticorpi culturali e sociali particolarmente attivi nel difendere la libertà e nel promuovere l’integrazione, che ci fanno ben sperare per un futuro europeo condiviso.

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