Milano fa i conti con la cultura
- di Redazione -
Milano è una delle città italiane più attive in ambito culturale, settore che le assicura considerevoli entrate. La manovra finanziaria del governo, con i tagli imposti agli enti locali, ha tuttavia comportato un ridimensionamento dell’80% dei fondi destinati a mostre ed eventi…
1 settembre 2010
Se usando l’immaginazione personificassimo la ‘cultura italiana’, in questo momento apparirebbe come una donna stanca che, nonostante tutto, cerca di conservare le apparenze. E’ così che l’ha ridotta la manovra finanziaria del governo varata il 29 luglio. Oltre ad aver previsto il taglio dei fondi statali a 232 enti e fondazioni, ha anche ridotto le spese destinate a consulenze, relazioni pubbliche, convegni, pubblicità, rappresentanze e mostre.
Di fronte alle disposizioni contenute all’art.8 della manovra, recante “Razionalizzazione e risparmi di spesa delle amministrazioni pubbliche”, comuni ed enti locali faticano poi a mantenere alto il livello dell’offerta culturale.
Una di queste è quella di Palazzo Marino a Milano, dove è scontro per il budget contenuto di 800 mila euro destinato a sovvenzionare manifestazioni ed eventi, a fronte dei 4,2 milioni di euro e più dello scorso anno. Così, le prossime mostre che il capoluogo lombardo si appresta ad ospitare, risentono inevitabilmente della netta e poco equilibrata stretta di cinghia subita, che la crisi economica può spiegare solo in parte. Nomi come Cattelan, la cui esposizione limitata a quattro opere è stata a rischio fino a poco tempo prima dell’inaugurazione, e Dalì, che sarà presente a Palazzo Reale con appena 50 tele, rischiano di essere gli unici artisti illustri di cui milanesi e turisti in visita alla città potranno ammirare la mostra. Fortunatamente contribuiscono a sollevare la gamma delle proposte culturali gli altri spazi espositivi non dipendenti dal Comune.
Resta comunque il fatto che, città come Milano, Bologna, Firenze, Napoli, da sempre considerate centri d’arte per la loro offerta culturale, rischiano di non tenere il confronto con le altre città europee, con conseguenti perdite per la già provata economia locale e nazionale.
Eppure musei e siti archeologici nostrani continuano ad esercitare una forte attrazione sul pubblico. Ad attestare tale appeal sono i dati relativi alle giornate festive del 14 e 15 agosto scorsi, in cui si è registrato un aumento delle visite rispettivamente del 29, 1% e del 20,30% con un relativo aumento degli introiti del 10,34 % e del 14,89%. Nella sola Milano le aperture ferragostane dei musei civici hanno visto un aumento di pubblico rispetto al 2009 del 50%, con oltre 6mila visitatori.
Questi dati devono tuttavia essere interpretati alla luce del fatto che, mentre i grandi spazi museali registrano sempre lunghe code di fila all’entrata, gli altri più piccoli e meno in vista restano in ombra e contribuiscono solo in minima parte alle percentuali sopraindicate. Tale considerazione avvalora comunque l’esigenza di maggiori investimenti in questo campo che, come dimostrato dal successo di pubblico riportato da eventi e mostre sapientemente promossi, se intelligentemente indirizzati possono creare importanti poli di propulsione economica.
Nonostante ciò il settore non può che adeguarsi alle restrizioni previste. Il che andrà a discapito della qualità di mostre e della valorizzazione di musei e beni culturali. Non stupirà dunque se esposizioni pubblicizzate da manifesti attraenti, su cui campeggiano firme prestigiose dell’arte, capaci solitamente di assicurare grandi numeri, risulteranno deludenti nei contenuti, più scarni e poco curati, con poche opere dei maestri e tante testimonianze di minor valore. Tale illusoria pubblicità, insieme ai probabili rincari dei biglietti, non farà altro che invertire il trend positivo delle visite, ridimensionando di molto questa importante fonte di introiti.
In un momento che sembra essere così propizio per l’arte, come vantato anche dal manifesto del MiBAC, dove fa bella mostra di sé il ‘+12,20’, sarebbe forse più opportuno cavalcare l’onda e puntare ad investire nel settore, con un’attenzione particolare ai siti meno visitati, che con una maggior cura e promozione, potrebbero rappresentare un’ulteriore traino verso la crescita generale.
Per una città che poi si appresta in particolare ad ospitare un evento dalla portata grandiosa come l’Expo 2015, forti sono le aspettative di crescita e sviluppo, oltre alle pressioni affinché riesca a dimostrarsi all’altezza del compito. Subire dunque una stretta così considerevole dei fondi non la agevola di certo a darsi lustro e ad arrivare pronta alla sfida che la attende tra cinque anni, quando sarà sotto gli occhi e sulla bocca di tutti.













