Cemento, speculazione e abusivismo minano il nostro territorio

- di Redazione  -

“Un’altra casa?” è il dossier che Legambiente ha redatto per documentare lo stato dell’edilizia nel nostro paese. Tra costruzioni selvagge, emergenza abitativa e deregolamentazione, vittime sono l’ambiente, il territorio e la qualità della nostra vita…

28 luglio 2010

Gru e cantieri si stagliano da sempre sui panorami delle periferie italiane dove, nonostante la crisi immobiliare e i numerosi edifici rimasti invenduti, si continua imperterriti a costruire.
Un Dossier di Legambiente, dall’emblematico titolo “Un’altra casa?”, denuncia la ‘cementificazione selvaggia’ che ha investito il nostro paese da ormai 15 anni: la stima è che in questo decennio e mezzo siano state realizzate ben 4 milioni di abitazioni, con oltre 3 miliardi di metri cubici e con l’impiego di circa 21 mila chilometri quadrati di superficie. Dopo il picco registrato nel 2005, la pressione urbanistica sta ora leggermente scemando, mietendo però il taglio di 200.000 posti di lavoro e la chiusura di 15.000 imprese nel settore edile.
La situazione è aggravata dal fatto che, sebbene ci sia un surplus di immobili, come dimostra l’ampio margine di invenduto, permane in Italia una forte emergenza abitativa: all’evoluzione sociologica della famiglia italiana, che si è notevolmente rimpicciolita, segue infatti un aumento considerevole del numero di nuclei familiari, a cui devono aggiungersene i nuovi formati dai numerosi immigrati. Un siffatto paradosso nasce allora dal mancato incontro tra domanda e offerta, o per meglio dire, tra il prezzo che gli acquirenti di prima casa sono disposti a pagare e quello che invece richiede l’offerta. Nel mezzo si incuneano i risparmiatori che preferiscono investire nel mattone, piuttosto che rischiare con gli alti e bassi della borsa. E’ proprio su di loro che ha fatto perno la pesante speculazione edilizia di questi anni messa in atto dai grandi imprenditori del settore.
Il risultato è uno scenario urbano ad alta densità immobiliare, con edifici che però restano per gran parte inabitati. Di fronte a siffatto stato di cose le istituzioni, invece di provvedere con un’efficace regolamentazione in grado di garantire un andamento armonico del mercato, non solo non si sono limitati a sposare la politica del laissez-faire, ma hanno persino agito attivamente per annullare i pochi vincoli imposti dalla legge: in Italia si conta infatti il numero record di tre condoni edilizi, emanati rispettivamente nel 1985, nel 1994 e nel 2003. Grazie a questi provvedimenti è stato possibile sanare, previa autodenuncia, fenomeni di abusivismo nell’ambito delle regole di costruzione, di ampliamento o di modifica di natura edile.
Tra le conseguenze più tragiche di queste politiche si annoverano le molte frane che interessano l’intero stivale, con smottamenti di strade e crollo di edifici costruiti in zone sottoposte a vincolo idrogeologico (si pensi alla cronaca dello scorso inverno in Calabria e in Sicilia), ma pensiamo anche alle abitazioni che, a seguito di scosse telluriche, si sono letteralmente sgretolate perché costruite senza tenere in debito conto le misure antisismiche (l’esempio de L’Aquila su tutti). L’elenco dei danni causati da incuria e lassismo è purtroppo lungo e, quel che è peggiore, conta spesso vittime umane. Sembra tuttavia che da queste tragedie non si tragga nessun insegnamento, tanto più che nella stragrande maggioranza dei casi, i responsabili restano impuniti.
In questi mesi si discute poi del cosiddetto “Piano Casa”, studiato dal Governo e atteso da molti nella speranza che possa rilanciare il settore edile. Il senso della manovra è quello di dare la possibilità di effettuare ampliamenti o ricostruzioni di edifici, in deroga ai Piani Regolatori locali. Per questo motivo il Piano Casa è regolato dalle leggi regionali emanate in materia, che a loro volta spesso rimandano ai regolamenti comunali, con la solita complicata impasse nello stabilire competenze e nel garantire uniformità. C’è poi il secondo “Piano Casa”, che prevede fondi immobiliari per realizzare l’edilizia sovvenzionata, ma che tarda ad essere applicato.
La straripante deregolamentazione, che quindi verte sull’edilizia italiana, contribuisce decisamente ai pesanti fenomeni di abusivismo, alla speculazione dilagante, senza dare soluzione all’emergenza casa, sempre in attivo. Si assiste inoltre all’irrimediabile mutamento del nostro territorio, che a ragione si ribella, depredato com’è del suo ambiente naturale e della sua originale conformazione, sacrificato ad una barbara cementificazione, quando invece necessiterebbe di essere valorizzato e recuperato, nell’ottica di un patrimonio storico, culturale e ambientale da difendere. Senza contare la netta incidenza che esso ha sulla qualità della nostra vita.
Occorre allora ripensare in modo razionale e sano il volto dei nostri centri urbani, che sono prima di tutto luoghi in cui crescere, lavorare, produrre, ma soprattutto in cui vivere umanamente, senza dover stravolgere un prezioso ecosistema per inutili immobili.

Approfondimenti:
Dossier di Legambiente, “Un’altra casa?”

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