La “Magica Italia” taglia i fondi per l’ambiente
- di Redazione -
Messaggi pubblicitari per la promozione del turismo in Italia e una manovra finanziaria che taglia i fondi destinati all’ambiente della penisola: questo è il paradosso che interessa in questi giorni il nostro paese, tra i più ricchi di bellezze paesaggistiche, che però rischiano di essere abbandonate a loro stesse…
21 luglio 2010
Il portale del Ministero del Turismo “Italia.it”, finalmente inaugurato dopo anni di attesa e fondi stanziati (più di 10 milioni di euro), presenta in questi giorni gli spot “Magica Italia” volti a promuovere il turismo nel nostro territorio. Questi video mostrano le immagini delle bellezze naturali e culturali italiane, mentre la voce fuoricampo, prestata per l’occasione dal Presidente del Consiglio, invita noi tutti a trascorrere le vacanze alla scoperta delle ricchezze che la penisola offre.
Come prevedibile la satira non si è fatta attendere e in rete si moltiplicano i video che, sostituendo le immagini che fanno da sfondo al messaggio del premier, mostrano invece i molteplici problemi di cui l’Italia soffre: dall’abusivismo edilizio al degrado ambientale, dallo stato fatiscente di alcuni monumenti allo spreco di fondi pubblici.
Il paradosso sta nel fatto che, sempre in questi giorni, gran parte di questi meravigliosi scenari rischia infatti di svanire a causa di alcuni provvedimenti contenuti nella manovra finanziaria varata proprio dal governo. In particolare gli enti gestori dei parchi nazionali vedranno un dimezzamento dei fondi statali a loro destinati, su cui graveranno inoltre i tagli alle regioni e la conseguente impossibilità per queste di sostenere le spese a sostegno delle riserve naturali.
L’allarme è stato lanciato dallo stesso Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, la quale denuncia il previsto ridimensionamento dei contributi statali ai parchi nazionali, che passeranno così da un ammontare di 66 milioni di euro a 29 milioni. Un taglio questo davvero consistente considerando che il nostro paese conta un’estensione tale delle aree protette che, con i loro 1.300.000 ettari, copre l’11% della superficie totale e che comprende i 24 parchi nazionali, i parchi naturali regionali e interregionali, le 22 riserve naturali, le zone umide di interesse internazionale, altre aree naturali protette e aree di reperimento terrestri e marine.
In Italia l’istituzione delle aree protette è avvenuta con la legge 394/91 e, in ottemperanza alla Convenzione internazionale sulla Biodiversità di Rio de Janeiro del 1992, ratificata dal nostro paese nel 1994, è stato predisposto il documento “Linee strategiche per l’attuazione della Convenzione di Rio de Janeiro e per la redazione del piano nazionale sulla Biodiversità”. La loro tutela risponde quindi non solo ad una normativa nazionale e ai diversi Programmi d’Azione per l’ambiente varati dall’UE, ma anche a obiettivi posti da convenzioni internazionali sotto l’egida dell’ONU.
Il 2010, che è stato dichiarato anno mondiale della biodiversità, sembra però destinato ad essere ricordato come l’annus horribilis per l’ambiente: pensiamo alla marea nera nel Golfo del Messico, che ha distrutto un intero ecosistema e che da ben 3 mesi non trova soluzione, o alla disastrosa contaminazione del nostro fiume Lambro, agli incendi boschivi, per non parlare dei tanti altri casi di depauperamento ambientale purtroppo registrati in tutto il globo.
La preservazione di flora e fauna è però un obbligo internazionale in capo agli Stati, i quali devono assicurare la tutela del patrimonio ambientale posto sotto la loro giurisdizione. A tale responsabilità chiaramente corrispondono dei costi che i governi devono preventivare per la vigilanza, la fruizione, l’educazione ambientale e per quell’importante azione di conservazione della natura del territorio. La manovra finanziaria, con i tagli che prevede a danno dei fondi destinati all’ambiente, ha sollevato allora la viva preoccupazione di Federparchi, FAI, WWF, i quali ritengono insufficienti le risorse stanziate.
Tralasciando considerazioni di tipo morale e andando ad analizzare i dati, si nota come negli ultimi sette anni ci sia stato un aumento del 34% del turismo nei parchi nazionali rispetto al 19 % di quello registrato dal turismo in generale. La natura è dunque anche un’importante fonte di ricchezza su cui è bene investire tutelandola e valorizzandola.
Mentre dunque s’impiegano risorse pubbliche per la promozione del turismo italiano, con spot che hanno più l’effetto di una provocazione e di una beffa, non sarebbe più logico impiegare certi fondi per azioni concrete di tutela del nostro patrimonio? I costi non saranno paragonabili, ma in tempi di strettezze economiche si deve cominciare innanzitutto a risparmiare dal superfluo. I celestiali scorci incontaminati delle Dolomiti, le acque azzurre che si frangono sulle coste selvagge di Tavolara, la variegata flora e fauna del Parco del Gran Sasso e le innumerevoli altre bellezze di cui è ricco il nostro territorio, non hanno certo bisogno di messaggi pubblicitari che ne decantino la maestosità. Con i loro silenziosi paesaggi chiedono invece di essere protette e tutelate, per il bene di tutti.
Fonti:
Cralo Bertelli, L’Italia dei parchi a rischio chiusura, Il Corriere della Sera, 18/07/2010
Alessandra Arachi, La Prestigiacomo e i tagli: a rischio la metà dei parchi, Il Corriere della Sera, 19/07/2010
http://www.minambiente.it/
http://punto-informatico.it/2528342/PI/Commenti/italiait-rivive-10-milioni-euro.aspx









