Il museo che non c’è e i reperti nascosti di Ercolano

- di Redazione  -

I magnifici reperti rinvenuti nel sito archeologico di Ercolano hanno visto la luce dopo centinaia di anni. Come mai però restano tuttora celati alla vista del pubblico?…

14 luglio 2010

Michel de Montaigne diceva “Non c’è nulla di così ingombrante, di così disgustoso come l’abbondanza”.
Sarà probabilmente un pensiero condiviso da chi, per anni, ha consentito che un tesoro archeologico di circa 4.000 reperti giacesse distribuito, parte in un caveau di banca e parte in magazzini, nella speranza di essere degnamente esposto in un museo.
E’ questa la vicenda dei reperti di Ercolano, tra cui si annoverano i celebri calchi dei fuggiaschi, la culla di legno carbonizzata, la statua in bronzo di bacco o gli antichi ori, e che attendono da ben 35 anni di prendere posto nel museo antiquarium. Questa struttura ha la peculiarità di contare due inaugurazioni, una nel 1978 e l’altra nel 1993, ma di non essere mai stata aperta al pubblico.
Gli scavi di Ercolano, che con quelli di Pompei e Oplontis sono stati tra l’altro inseriti dal 1997 nella lista stilata dall’UNESCO dei patrimoni dell’umanità, non soffrono purtroppo solo della mancata apertura dell’antiquarium: restano chiuse al pubblico anche importanti siti d’interesse come l’area delle Terme e il Teatro antico.
Visitatori e turisti da tutto il mondo si recano agli scavi con il desiderio di poter ammirare questi pezzi unici di storia antica, tanto che i siti archeologici di Pompei ed Ercolano sono secondi per numero di visite alle sole piramidi d’Egitto. Eppure, nonostante la tanta abbondanza di attrazioni e il diffuso interesse che suscitano, contribuendo inoltre non poco alla fragile economia locale, non vengono preservati e valorizzati come dovrebbero.
Tanto che nel 2008, di fronte al degrado in cui il sito versava e alla vergognosa inerzia delle istituzioni pubbliche, si fece avanti il mecenate americano, nonché proprietario del colosso informatico che porta il suo nome, David Woodley Packard. Mosso dalla filosofia per cui chi ha molta ricchezza deve in parte restituirla, con la sua fondazione, la Packard Humanities Institute, finanziò la manutenzione e il consolidamento degli scavi. Fu perciò avviato l’Herculaneum Conservation Project, nato dalla collaborazione con l’allora soprintendente di Pompei ed Ercolano, Pietro Giovanni Guzzo. Da tale unione di forze pubbliche e private, e grazie anche al Codice Urbani del 2004, che istituì i contratti di sponsorizzazione, prese il via un’importante operazione di restauro e recupero della zona.
Ad oggi però, sembra che ancora non si riescano a sbloccare le situazioni stagnanti menzionate. Gran parte delle responsabilità risiedono nella disorganizzazione della sopraintendenza ai beni culturali di Napoli, che dall’agosto 2009 si occupa di Ercolano e Pompei. Dopo un travagliato periodo, che ha visto anche il commissariamento da parte di un funzionario della protezione civile, è ora retta ad interim dall’ex segretario generale del MiBAC, Giuseppe Proietti, il quale ricopre contemporaneamente l’incarico di sopraintendente speciale di Roma e Ostia. Il che dà molto a pensare. Che non sia forse necessario l’ennesimo intervento di un privato, capace di valorizzare debitamente l’antica Ercolano? Certe fortune però capitano di rado, e non sorprenderebbe che magari si faccia avanti qualche filantropo dalle intenzioni meno nobili del Packard.
E mentre si continuano a impiegare fondi per l’inaugurazione di musei che restano chiusi, mentre si lascia che tesori dall’inestimabile valore archeologico vengano affidati ad una precaria gestione, sorge il dubbio che tanta abbondanza abbia portato a sminuito e a non tenere in debito conto ciò per cui migliaia di persone ogni anno si recano nel nostro paese: resti antichi, conservati miracolosamente sfidando l’ineluttabilità del tempo, che continuano tuttavia a giacere inermi sotto la pesante coltre della disorganizzazione degli uomini moderni.

Fonti:
Alberto Custodero, Il museo fantasma di Ercolano ianugurato due volte e mai  aperto al pubblico, La Repubblica, 12/07/2010
Francesco Erbani, Un mecenate a Ercolano, La Repubblica, 01/08/2008

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