Napoli orfana di MADRE?
- di Redazione -
In questo periodo di tagli agli enti locali e di ristrettezze economiche, a patirne le conseguenze sono anche musei e beni culturali. Tra questi il MADRE di Napoli, che rischia persino la chiusura…
30 giugno 2010
Napoli è tra le città più belle d’Italia, conosciuta in tutto il mondo per il suo vasto repertorio di siti di interesse culturale, storico, ambientale e turistico. La sua offerta può dirsi dal 2007, effettivamente a 360°, grazie all’inaugurazione del Museo d’Arte contemporanea Donnaregina, sapientemente progettato dall’architetto portoghese Alvaro Siza. Fino ad allora il capoluogo partenopeo era infatti carente di spazi espositivi dedicati ad espressioni artistiche contemporanee, che hanno così trovato nelle sale del MADRE ampia accoglienza, rendendo il museo un centro dinamico e vivo, largamente apprezzato.
Questo polo culturale di eccellenza, che ha avuto peraltro il merito di aver in parte riqualificato uno dei quartieri del centro storico, è ora a rischio chiusura. La sconvolgente notizia, emersa in questi giorni, è supportata dalla cancellazione della mostra collettiva “Il ventre di Napoli” in programma per l’8 luglio. Le cause di questo temuto epilogo sono la carenza di fondi disponibili non solo al sostentamento del Museo e delle sue attività, ma anche al pagamento delle utenze.
E’ questo il preoccupante quadro fornito dalla Scabec, la società campana per i beni culturali, concessionaria della regione per la gestione del polo museale, una S.p.A. a capitale misto pubblico-privato (51% Regione Campania, 49% formato da un pull di 12 aziende specializzate nei diversi settori della filiera dei beni culturali). L’amministratrice Giovanna Barni ha provveduto il 17 giugno a comunicare la desolante situazione al direttore del MADRE Eduardo Cicelyn, che ha allora sollecitato un tavolo di concertazione con la Regione Campania, proprietaria del museo. La risposta del presidente neoeletto Stefano Caldoro è tuttavia ancora attesa.
Il dibattito sui fondi destinati al MADRE è stato in realtà aperto già in precedenza, quando in base alla delibera n.137 del 19 febbraio 2010 , furono accordati al Museo 20 milioni di euro utilizzabili per l’organizzazione di eventi ed esposizioni. Il finanziamento da record, firmato dall’allora presidente della Regione Antonio Bassolino, fu al centro del ricorso al Tar presentato contro la Regione dal Coordinamento dei musei campani, che denunciavano un’evidente sperequazione di trattamento con politiche culturali poco eque e trasparenti (vedi relativo Miss Marple). Ad aggravare i fatti furono poi i tagli previsti parallelamente a danno degli occupati nel settore.
Alla luce di queste considerazioni il rischio chiusura del MADRE appare ancor più sorprendente: come sono stati impiegati questi ingenti finanziamenti? Si tratta di un nuovo caso di cattiva gestione dei fondi? Eppure i progetti del Donnaregina sono fin dai suoi esordi tra i più apprezzati dai critici italiani e non, con antologie di grande pregio ed esposizioni tematiche di forte interesse, oltre ad una permanente di tutto rispetto capace di attirare molti visitatori e turisti, ma purtroppo pochi cittadini. Se infatti visitaste Napoli e chiedeste ad un residente indicazioni per il MADRE, non sorprendetevi che non sappia di cosa stiate palando. Uno dei punti di debolezza di questo pregevole Museo sta proprio nella carenza con cui è stato presentato e percepito dalla cittadinanza, che invece potrebbe trovarvi un’importante fonte di guadagno, non solo di immagine ma anche e soprattutto economico.
Il sito museale è infatti indubbiamente in grado di reggere il confronto, sia per contenuti che per struttura, con gli altri presenti sul territorio italiano, dal nuovo MAXXI, allo GNAM, al MART, presentandosi come risposta valida al carente repertorio di arte contemporanea nel meridione della penisola, ben più ricco di cultura e storia. Il costo economico per tale ambiziosa gestione, che aspira certamente all’internazionalità e all’affermazione nel panorama artistico mondiale, con eventi e artisti di grande portata, rischia tuttavia di tralasciare l’irrinunciabile sostegno e il fondamentale amore da parte dei napoletani. Puntando probabilmente ad un maggior coinvolgimento dei cittadini alle attività e alle mostre che il museo offre, presentandolo come una valida alternativa per il tempo libero, si potrebbe forse far quadrare i conti, ridimensionando le spese e garantendo una buona fetta di entrate.
La salvezza del MADRE rimane fondamentale per un rilancio moderno e all’avanguardia della splendida Campania, che ha tanto da offrire e che proprio nella sua ricchezza culturale e artistica deve trovare la forza per riscattarsi dai cliché con cui è stata spesso ingiustamente marchiata.
Riferimenti:
Vincenzo Trione, Museo Madre, incubo chiusura, Corriere della Sera, 29/06/10
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/campania/2010/06/29/visualizza_new.html_1847598666.html









