Sulla manovra finanziaria…

- di Stefano Monti -

9 giugno 2010

Gentile direttore,
sto seguendo con molto interesse le vicende che interessano gli enti culturali definanziati dalla nuova manovra finanziaria e ho accolto con grande dispiacere la proposta di soppressione dell’Eti, Ente Teatrale italiano che ritengo essere una realtà culturale valida che è finita col fungere da capro espiatorio in un sistema in cui è stato, a mio avviso, dato troppo e tolto tanto in maniera repentina.
Una ristrutturazione gestionale, come auspicato nel Primo Piano apparso su Tafter qualche settimana fa, è cosa complicata da attuare, se non addirittura impossibile. Specialmente quando si viziano i propri figli e poi ci si accorge che in realtà non si è stati neppure dei buoni padri…

Eugenio Malaspina, Gallipoli

Gentile Eugenio,
i tagli sono necessari, ahimè, come lo sono stati quelli operati in altri settori trainanti della nostra economia già in passato. La manovra non sarà leggera, tutt’altro. Credo colpirà soprattutto le regioni, rallentando in questo modo il percorso legato al federalismo fiscale e riportando la barra del timone economico di nuovo sul Governo.
Per quanto riguarda il settore culturale, questa manovra mi trova concorde nel tagliare i fondi a molti enti che, diciamoci la verità, rappresentano solo un peso per la crescita dei più meritevoli.
Un riassetto nella gestione del comparto in tempi brevi è quello che tutti ci auguriamo e, concordo con lei, sarà difficilissimo da attuare per motivi di ricollocazione di risorse e per cronica insofferenza ad una gestione più efficace ed efficiente della cultura nel nostro Paese.
Viziare i propri figli, si sa, è un errore che in molti commettono. L’importante è non fare gli stessi errori della propria prole ed essere abbastanza severi, qualche volta, per saper dire “no”.

Stefano Monti, direttore editoriale di Tafter

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