La tassa di soggiorno incombe su Roma
- di Redazione -
La tassa di soggiorno proposta dal sindaco di Roma Gianni Alemanno ha scatenato l’ira degli operatori turistici, che temono la diserzione dei visitatori dalla Capitale. I soliti estremismi?…
8 giugno 2010
Il debito del Comune di Roma ammonta all’enorme cifra di 7 miliardi di euro. Il governo aveva in precedenza definito lo stanziamento di 500 milioni annui per ripianare lo squilibrio finanziario della Capitale.
Il decreto governativo sulla manovra correttiva dei conti pubblici ha invece recentemente previsto un fondo allocato su un apposito capitolo di bilancio del Ministero dell’Economia e delle Finanze, con una dotazione annua di 300 milioni di euro a favore del Comune di Roma, a decorrere dall’anno 2011. La restante quota di 200 milioni di euro del piano di rientro dovrà invece essere reperita, secondo quanto sancito dal testo governativo su Roma Capitale, attraverso l’adozione di due specifiche misure obbligatorie. La prima consiste in un’addizionale commissariale sui diritti d’imbarco dei passeggeri sugli aerei in partenza dagli aeroporti di Roma, fino ad un massimo di un euro a passeggero; la seconda è l’incremento dell’addizionale comunale all’imposta sul reddito delle persone fisiche fino al limite massimo dello 0,4%.
Questi sono tuttavia solo palliativi per risanare le casse comunali e altre ulteriori provvedimenti sono stati suggeriti da Palazzo Chigi affinché la giunta cittadina si ingegni a recuperare l’ammontare mancante. In primis si è caldamente consigliato il contenimento delle uscite con l’adozione di costi standard di maggiore efficienza, attraverso la centralizzazione di beni e servizi, ma anche con la razionalizzazione delle partecipazioni societarie del Comune, oltre che con la riduzione delle spese della politica.
Il sindaco Gianni Alemanno ha invece avanzato l’idea di creare nuove fonti di entrate aggiuntive. Tra queste ci sarebbe l’istituzione di un “contributo di soggiorno” giornaliero a carico dei turisti che usufruiscono delle strutture ricettive di Roma, da applicare con criteri di gradualità fino ad un massimo di 10 euro.
Come prevedibile, la notizia ha acceso gli animi e diviso l’opinione pubblica tra favorevoli e contrari, con tanto di sondaggi. Se il primo cittadino giustifica la proposta e la difende, sottolineando che tutte le maggiori città turistiche del mondo prevedono tassazioni simili, il comparto turistico, guidato dalla voce dello stesso Ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, boccia la misura ritenendola dannosa nei confronti di un settore che dovrebbe essere trainante per l’economia del Belpaese, soprattutto in un momento di crisi come questo.
A gravare ulteriormente sulle tasche dei visitatori della città eterna e sui suoi abitanti sarebbe poi la delibera per l’aumento delle tariffe dei taxi, che andrà in discussione in Consiglio comunale da mercoledì 9 giugno.
C’è da riconoscere che la situazione finanziaria di Roma non è affatto rosea, con un debito da record che la pone in cima ai Comuni italiani per dissesto finanziario. Non si può dunque prescindere dal ricorrere ai ripari. Ma non possiamo nemmeno fare a meno di chiederci quali siano gli interventi più adatti. Alla luce di queste riflessioni gli estremismi tra pro e contro tassa di soggiorno, sono come sempre controproducenti. Ben venga invece una tavola rotonda che consenta di discutere proposte, idee ed esigenze. Basti pensare che anche il Comune di Verona sta valutando la possibilità di varare una tassa di soggiorno, coinvolgendo le categorie interessate, al fine di reperire entrate da impiegare in progetti volti ad attirare i visitatori, trasformando così il contributo in una “tassa di scopo”.
L’imposta richiesta ai turisti in visita nella nostra Capitale non è sbagliata se misurata e ben calibrata: gli amanti delle bellezze di Roma non rinunceranno certo a godere dei tesori che la città offre se dovranno pagare un piccolo aggravio, a patto che non comporti aumenti esagerati ed evidenti sul costo del soggiorno. Anche perché l’introito per l’erario del Campidoglio sarà chiaramente direttamente proporzionale al numero di visitatori che sceglieranno Roma come meta dei loro viaggi. Sarà dunque nell’interesse del Comune stesso incentivare il turismo, magari con un contributo che non arrivi ai 10 euro giornalieri, ma che si limitati ad un ammontare tale da non pesare in modo eccessivo sui soggiorni più prolungati.
Non deve essere infatti tralasciato neppure l’aspetto critico in cui versa l’economia europea. Il comparto turistico non può permettersi di perdere punti e perciò l’inflazione nel settore deve essere contenuta quanto più possibile. I provvedimenti dunque non possono incidere su questi aspetti, ma devono essere dirottati sulla riduzione dello sperpero di denaro pubblico più che sulla spesa, poiché una stretta eccessiva dell’economia e un aumento insostenibile della tassazione, potrebbero essere fatali in una situazione problematica come quella contingente.
Come sempre la ragionevolezza e la misura potrebbero essere le soluzioni migliori.
Riferimenti:









