Furti d’arte in Francia e Art Security Protocol in Italia. I Lupin tornano a colpire

- di Redazione  -

Mentre la Francia è nel mirino dei ladri di opere d’arte, così come testimoniano i numerosi furti registrati negli ultimi tempi, i cugini italiani prevengono il diffondersi del fenomeno con un Art Security Protocol. Chi la spunterà?…

26 maggio 2010

Nell’immaginario collettivo, quando si parla di furto di opere d’arte, subito ci torna alla mente la figura romanzata del ladro ‘gentiluomo’ pronto a fare delle tele un ricco bottino. E la Gendarmerie, invece, come in ogni poliziesco che si rispetti, ha il suo bel da fare nel tentativo di recuperare la refurtiva e di acciuffare i malviventi.
Per lo meno è quel che sta accadendo in Francia, dove si registrano sempre più frequentemente furti di opere d’arte a danno di istituzioni museali e spazi privati. Gli ultimi hanno avuto luogo proprio la scorsa settimana al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, da cui sono stati prelevati cinque dipinti di Picasso, Modigliani, Braque e Léger, e solo il giorno seguente, un collezionista è stato derubato di altrettante preziose litografie nella sua villa di Marsiglia. La lunga serie di sparizioni risale tuttavia al gennaio del 2004, quando le sale del Museo George Pompidou di Parigi sono state depredate di una Natura Morta di Picasso, fortunatamente recuperata tre mesi dopo.
Proprio Picasso sembra essere all’apice delle preferenze dei moderni Lupin, detenendo il titolo di pittore più trafugato. Non è un caso, evidentemente, che l’artista spagnolo sia anche l’autore record d’incassi nelle vendite all’asta: lo scorso 4 maggio il suo Nude, Green Leaves and Bust (1932) è stato battuto da Christie’s a New York per ben 106 milioni di dollari. La notizia deve aver chiaramente fatto salire le quotazioni delle sue opere anche nelle mire dei ladri esperti del genere.
A facilitare i furfanti nelle loro operazione sono inoltre le troppo frequentemente limitate misure di sicurezza dei musei. In quello d’Arte Moderna di Parigi l’allarme non ha nemmeno accennato a suonare quando l’uomo indisturbato, coperto in volto da un passamontagna, ha tagliato le tele e le ha arrotolate in un borsone, senza minimamente preoccuparsi delle telecamere di sorveglianza. Il misfatto è stato scoperto solo il giorno seguente, con grande sorpresa dei custodi impegnati nel consueto giro di ricognizione. Pare che il malfunzionamento del sistema di allarme perdurasse già da ben due mesi, ma come è facilmente deducibile, poco è stato fatto per rimediare alla carenza. Il comunicato stampa del museo si è tuttavia pronunciato sull’accaduto parlando di “operazioni altamente sofisticate” e di “crimine organizzato”: peccato solo che il solitario autore del crimine, così come è visibile nelle registrazioni video del circuito chiuso, si sia intrufolato nelle sale espositive semplicemente infrangendo il vetro di una delle finestra e recidendo le tele con un comune taglierino.
Il Direttore del museo ha comunque dichiarato, contraddicendo in modo inaspettato quanto prima riportato, che un simile gesto deve esser mano di uno sprovveduto dato che simili opere, per la loro fama, sono difficilmente inseribili nel circuito della ricettazione e non trovano dunque mercato. La polizia scientifica non intende tralasciare nessuna pista, anche se va per la maggiore la soluzione di un sequestro dei dipinti-ostaggio al fine di richiedere una congrua riscossione per il rilascio.
A peggiorare l’imbarazzante situazione del museo parigino c’è anche l’aggravante che le opere in questione non fossero assicurate. E’ quanto sostenuto dal responsabile cultura Christophe Girard che ha spiegato sulle pagine del Journal du Dimanche come gli oggetti d’arte vengano garantiti solo nel momento in cui lasciano la sede museale.
Assicurare questi capolavori diventa infatti impresa ardua. Il loro grande valore, commisurato alle troppo spesso scarse misure di sicurezza, rende la polizza esageratamente costosa. Sebbene per le compagnie assicuratrici accaparrarsi certe commesse significhi un importante ritorno d’immagine e di pubblicità, resta comunque alto il rischio di gravi perdite. Così si giunge a formule assicurative condivise da più partner, in cui ciascuna compagnia assicura a sua volta la sua quota-parte al fine di limitare le conseguenze di eventuali danni.
Sarà per le funeste notizie d’oltralpe o per l’attività sempre più fervente dei successori di Vincenzo Peruggia, autore del celeberrimo furto della Gioconda nel 1911, fatto sta che il Ministero per i beni e le attività culturali ha presentato proprio ieri (il 25 maggio 2010) un protocollo di sicurezza per le opere d’arte. L’Art Security Protocol italiano è pensato proprio per migliorare la protezione del patrimonio culturale nel settore delle mostre temporanee, con particolare riferimento alle fasi di trasporto, custodia e assicurazione, con l’impostazione di alti standard qualitativi. Il nostro paese non è infatti immune da certi episodi, ma registra anzi un sempre maggiore interessamento, soprattutto nei circoli delle organizzazioni criminali, all’acquisizione illegale di cimeli d’arte da esibire nelle dimore dei boss. Vittime illustri di questa tendenza sono state la Natività di Caravaggio a Palermo e  le opere di Velàsquez, Correggio, El Greco e Guardi nella Pinacoteca Civica di Modena. Ma anche personaggi noti alle cronache come Tanzi, non hanno rinunciato a investire in opere dal valore milionario.
L’arte sembra dunque riscuotere grande apprezzamento tra la malavita, che non resiste alla tentazione cleptomane di riservarsi l’esclusiva su capolavori dall’inestimabile valore.

Riferimenti:
Marina Mojana, Maxifurto d’arte in diretta, Il Sole 24 Ore, 21/05/10
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201005articoli/55214girata.asp
http://arte.archart.it/00100_furto-milionario-al-museo-darte-moderna-di-parigi.html

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