Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Festival delle Città impresa. Dal 19 al 22 aprile
- di Redazione -
13 aprile 2010
Una rete infrastrutturale di comunicazioni, capacità di attrarre e trattenere i migliori talenti con elevati standard qualitativi di vita; la capacità delle imprese di produrre beni e servizi ad alto valore aggiunto, sono questi i fattori vincenti per la valorizzazione di un territorio.
Contrariamente all’immagine che proietta al suo esterno, ma anche al vissuto dei suoi stessi abitanti, il Nordest, visto come grande area metropolitana di sette milioni di abitanti, vince sui mercati mondiali con il suo tessuto di medie imprese, proprio perchè ha già al suo interno alcune di queste caratteristiche. Il Nordest è infatti l’area che realizza a livello nazionale la migliore integrazione con le popolazioni immigrate, che ha i più alti livelli di scolarità ed i più alti indici di lettura, che vanta un fiorire di attività culturali e che realizza, anche, se solo in alcune nicchie, livelli di assoluta eccellenza nella formazione universitaria. Ma non solo. C’è poi un altro aspetto che viene spesso dimenticato e che riguarda la capacità di apertura al mondo e di proiezione nei mercati mondiali da parte delle sue imprese, attitudine tipica di una cultura le cui radici affondano direttamente nella storia e nell’esperienza della Repubblica di Venezia che di tale caratteristica ha fatto la sua fortuna.
Come fu per il passato, dove il legame tra sviluppo economico, vita culturale ed innovazione tecnologiche, è stato alla base del fiorire di ogni civiltà , così oggi questi tre elementi si legano e si riscontrano in quello che è diventato un modello europeo e mondiale di fare impresa.
Il problema oggi sta nel fatto che le istituzioni, il mondo imprenditoriale, quello culturale e la coscienza dei cittadini, devono imparare a fare i conti con la nuova dimensione “metropolitana” ed immaginare nuovi equilibri ambientali e di relazioni umane per il futuro. La rapida trasformazione che ha investito il Nordest negli ultimi quattro decenni e che lo ha portato a crescere fino ad essere una delle aree europee più ricche e competitive, è avvenuta e sta avvenendo in maniera talmente tumultuosa da apparire, anche agli occhi dei suoi stessi abitanti, poco leggibile e governabile. Ancora oggi, che il tessuto abitativo è divenuto a tutti gli effetti un vero e proprio tessuto metropolitano, che le mitiche villette esibite dai parvenu degli anni ’70 vengono sovrastate dalle decine di grattacieli griffati dai più noti architetti mondiali, che città che apparivano lontane e diverse, come Padova, Venezia e Treviso, sono diventate una vera e propria Grande Venezia – con una circonvallazione interna già realizzata (il Passante) e con una esterna di prossima realizzazione (la Pedemontana) – molte delle istituzioni, delle politiche e della stessa vita culturale e sociale, vengono vissute e praticate su scala che se una volta si poteva definire cittadina, oggi è nei fatti “di quartiere”.
La stessa neoborghesia delle medie imprese che per prima sta cogliendo, ad esempio, la necessità inderogabile di dotarsi di infrastrutture a scala metropolitana, sembra essere ancora culturalmente in bilico tra un richiamo ad un passato fortemente idealizzato (e perciò sterile) delle radici locali ed un futuro globalizzato indefinito, e non riesce a trovare una efficace sintesi, anche a causa dell’assenza di strumenti culturali (primo tra tutti un quotidiano della metropoli) capaci di esprimere la nuova fase.
Nello stesso ceto intellettuale di cui il Nordest è ricco, non mancano accenti per cui questa trasformazione viene vissuta come ferita alla verginità di queste terre, delle sue tradizioni e della sua antica cultura contadina. Accanto alla sacrosanta denuncia degli orrori che ha prodotto lo sviluppo urbano diffuso, manca a questi intellettuali ma anche nella coscienza collettiva, la percezione della trasformazione positiva in atto e delle potenzialità , anche ai fini di un recupero etico ed estetico del territorio, della nuova fase di sviluppo che si è aperta negli ultimi dieci anni.
Come “colmare” questi vuoti? Il lavoro da compiere è un recupero della memoria e delle proprie radici da proiettare su scenari inediti.
Perchè il Nordest Capitale Europea della Cultura
I grandi eventi, pur con tutte le difficoltà che si manifestano nelle fasi preparatorie, sono ormai diventati i principali motori per accelerare processi già in atto, sia sul piano infrastrutturale che su quello culturale. Il Nordest, nel corso dei prossimi dieci anni, può prepararsi, svolgendo un percorso di crescita progressivo ed inclusivo, anche a partire dallo schema proposto dalla prima edizione dal Festival delle Città Impresa, a diventare Capitale Europea della Cultura nel 2019.
Lo può fare perchè diventerà nei prossimi anni, volente o nolente, sempre di più area metropolitana, e sarà , ancor più di oggi, una vera e propria area vasta d’eccellenza; lo puà fare perchè ha una ricchezza di tradizioni e di vita culturale che non ha pari al mondo: dalla Biennale di Venezia all’Arena di Verona, dal Mart di Rovereto ai tesori Palladiani, dalla Cappella degli Scrovegni alle tradizioni Mitteleuropee di Trieste; lo può fare perchè ha un tessuto di imprese che già oggi sono leader mondiali nella creazioni di stili e tendenze; lo può fare perchè ha già una ricchezza reticolare di vita culturale diffusa che non ha eguali. Lo deve fare perchè le nostre imprese, per competere nei mercati mondiali, hanno bisogno di trovare un territorio che sia attrattivo per i talenti, che fornisca servizi di eccellenza (dalla formazione agli studi professionali) che abbiano un bacino di utenza di dimensioni adeguato; lo deve fare perchè questa può essere l’occasione per organizzare infrastrutture ferroviarie, stradali, portuali ed aeroportuali di livello internazionale; lo deve fare perchè questa è l’occasione per far crescere una industria culturale di cui già ci sono tutti i presupposti ma che ha bisogno darsi una dimensione metropolitana che la renda competitiva nel mercato globale.
Il tema della terza edizione del Festival delle Città Impresa: La cultura ci fa ricchi!
Il combinato impresa-cultura è stato il fattore determinante in questi anni, nel passaggio da terzisti dei principali produttori europei a leader della nuova economia globale. Il Nordest, diventato ricco negli anni ’60, ’70 e ’80 grazie alla sua laboriosità, oggi è rimasto ricco e può competere proprio grazie al binomio impresa-cultura.
Non solo. L’accresciuta attenzione per la vita culturale, ha determinato lo sviluppo di un movimento turistico che si rivela sempre più fattore di ricchezza per il territorio. Il Nordest si è fatto attrattore di importanti investitori esteri (si pensi a Palazzo Grassi), ha investito nella realizzazione di un museo di arte contemporanea (Il Mart), ha dato vita per primo al fenomeno delle grandi mostre in una città periferica come Treviso, investe in Festival leader a livello nazionale (a Trento l’economia, a Vicenza la Bibbia, a Gorizia la storia, a Pordenone la letteratura), e mantiene, tra la Biennale di Venezia e la stagione lirica di Verona due delle principali manifestazioni culturali mondiali. Il rapporto tra cultura e territorio, cioè, si rivela sempre di più fonte di produzione di nuova ricchezza, creando nuove professionalità e nuova occupazione qualificata.
Il Festival, quindi, nella sua terza edizione, metterà in evidenza quanto l’elemento culturale contribuisca alla ricchezza, interiore ed esteriore, delle città , delle imprese e dei cittadini, e aprirà una serie di riflessioni su come il Nordest, nel percorso che lo porterà a candidarsi Capitale Europea della Cultura, può e deve crescere attraverso l’elemento culturale nella sua accezione più vasta. Ma il Festival servirà anche a sviluppare una riflessione sul nostro passato e sul nostro futuro, aprendo il confronto a tutte le voci ed esperienze che possono criticamente contribuire a costruire la nuova coscienza comune diffusa di un territorio che ha talvolta smarrito il suo senso e forse anche gli antichi valori.
La formula del Festival
Il Festival delle Città Impresa proverà quindi, in questa sua terza edizione, a proseguire un cammino iniziato tre anni fa. Una manifestazione a rete, che si realizza in alcune città -impresa simbolo della trasformazione del tessuto economico e sociale del Nordest, e che le connetterà con le principali città della vita culturale delle tre regioni (Verona, Venezia e Trieste) dove si svolgeranno alcuni grandi eventi.
Un Festival che promuove, attraverso l’elemento culturale (nella sua accezione più vasta) le città è le imprese, valorizzando la ricchezza della produzione culturale in ogni ambito della vita economica e sociale, e che promuoverà , nel contempo, una riflessione sullo sviluppo futuro di questa area del Paese.
Un Festival che vedrà protagoniste, mettendole in rete, associazioni di categoria e le stesse imprese, fondazioni ed associazioni culturali, università e centri di ricerca, istituzioni locali, nazionali ed internazionali. Ognuno di questi soggetti sarà infatti protagonista del Festival con un proprio evento, che, in accordo con le linee tracciate dal Comitato Scientifico, farà parte integrante degli eventi in programma.
Un Festival con grandi ospiti nazionali ed internazionali chiamati a contribuire, con il loro pensiero o le loro performance artistiche, a costruire e confrontarsi sui concreti progetti di sviluppo imprenditoriale e culturale dei diversi “quartieri-impresa” coinvolti.
Un Festival che porta alla ribalta nazionale l’intero territorio ed i suoi protagonisti, che li valorizza e permette loro di raccontarsi ad un Paese al cui sviluppo il Nordest vuole contribuire, apportando la sua ricchezza culturale e di esperienza imprenditoriale.
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