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Musei: quelli di Roma i più economici ma anche i meno visitati

- di Redazione  -

23 marzo 2010

A Roma i musei costano meno che a Parigi, Londra, Madrid e gli orari di apertura al pubblico sono i più lunghi in assoluto. Tuttavia, l’affluenza media dei visitatori non è all’altezza di questi due primati, con un trend negativo del -5%. E’ quanto emerge da un’indagine dell’Adoc, l’associazione dei consumatori guidata da Carlo Pileri, che in questa analisi diffusa dall’Adnkronos attribuisce il gap alla mancanza di servizi e offerte per famiglie e giovani, per lo meno si rivelano spesso al di sotto delle aspettative e inferiori rispetto alle strutture di altre grandi capitali europee.
“I musei di Roma hanno un costo d’ingresso inferiore in media del 21,6% rispetto ad altre capitali europee – dichiara Carlo Pileri – escludendo Londra, dove i principali musei prevedono un ingresso gratuito. Solo Praga presenta prezzi più bassi, circa la metà. Anche per i biglietti ridotti Roma risulta la più economica, costando in media il 30% in meno che nelle altre metropoli”. Se in un museo romano un biglietto intero costa 6,5 euro e uno ridotto 4, eco che ecco che ad Amsterdam il costo quasi raddoppia, 12 euro (+84%), 6 per il ridotto. E che dire dei 10 euro che si pagano per visitare le raccolte d’arte di Berlino o di Stoccolma (+54%)? A Parigi il prezzo medio è di 8 euro e di 6 per le riduzioni, Londra con i suoi 7,5 euro non fa quasi testo, perché molti dei suoi principali musei sono gratuiti, a cominciare dal British Museum alla National Gallery al Tate Museum. A Madrid i prezzi sono più competitivi, 7 euro e 4, mentre a Praga decisamente i più bassi 3,5 euro gli interi e 2 i ridotti.
La capitale d’Italia detiene anche il record degli orari d’apertura, sia giornalieri che settimanali, in Europa. In media ogni museo resta aperto per più di 10 ore al giorno e oltre 61 ore a settimana, il 25,9% in più di Berlino e il 45,% in più di Stoccolma, a seguire + 27,5% rispetto ad Amsterdam e Praga e + 11,4% rispetto a Londra.
Ne emerge un quadro nettamente a favore di Roma sotto il profilo turistico-culturale, degno di preziosi tesori d’arte conservati nelle sale di antichi palazzi, gallerie e raccolte. “Nonostante la convenienza economica e la flessibilità degli orari però – sostiene il presidente dell’Adoc - i musei romani segnano un trend negativo di presenze, in calo medio del 5% rispetto all’anno scorso. Solo i Musei Vaticani hanno visto una crescita, pari a circa il 3%, con oltre 4 milioni di visitatori l’anno. Rapportato ai musei delle altre capitali europee è comunque un’affluenza bassa, se pensiamo che a Londra solo il British Museum ha un’affluenza di circa 8 milioni di visitatori l’anno e a Parigi, il Louvre si attesta sui 6 milioni di presenze”. A fronte di questa apparente contraddizione l’Adoc ritiene che occorrebbe migliorare i servizi per le famiglie e i bambini.
“Abbiamo registrato una grave carenza di servizi per i bambini, nursery e baby parking sono praticamente assenti – continua Pileri all’ADNKRONOS – come non sono presente offerte agevolate per famiglie con bambini piccoli. Al contrario, in Spagna e in Inghilterra per le famiglie numerose sono previsti biglietti ridotti o gratuiti, così come per i bambini di età inferiore ai 5 anni. Inoltre, i disoccupati o in cerca di lavoro e gli studenti spesso entrano gratuitamente all’estero. In un momento di crisi come questo, dove i soldi a disposizione per la cultura scarseggiano, sarebbe opportuno prevedere forme di agevolazione e servizi alle famiglie più ingenti e concreti. Roma e l’Italia intera devono saper sfruttare la loro naturale vocazione storico-artistica, il turismo museale è fondamentale per l’economia romana e italiana. Considerando che anche quest’anno, per le vacanze di Pasqua, le mete preferite saranno proprio le città d’arte”.
Le prime stime infatti confermano che “le città d’arte, come Roma, Firenze e Venezia, continuano ad essere le mete preferite per le vacanze di Pasqua – spiega Pileri – scelte dal 16% degli italiani. Per il resto, il 10% opterà per una gita giornaliera, il 7% tornerà nella propria città natale e il 12% sceglierà l’estero. Ma il dato più rilevante è che ben il 55% degli italiani non partirà affatto, uno su due trascorrerà le vacanze a casa”.
“Segno che la crisi ha messo in ginocchio le famiglie, che non partiranno o, se lo faranno, si godranno solo una notte fuori casa. Tra chi partirà, difatti, – conclude – più della metà, il 54%, sceglierà di passare fuori casa solo una notte, mentre solo il 6% trascorrerà più di tre notti fuori dalle mura domestiche. Un dato che non sorprende quello della vacanza breve degli italiani dato che il carovita e la perdita del potere d’acquisto impongono la riduzione dei giorni a disposizione per le vacanze”.
Un trend che si avverte anche nel turismo in entrata e che penalizza le località italiane spesso meno competitive e quindi meno ambite di altre. Questo sebbene la concentrazione di opere, siti archelogici e poli museali non ha eguali nel mondo, cui si aggiungono le bellezze naturali e un patrimonio enogastronomico da guiness dei primati.

Fonte: Adnkronos

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