Biblioteche a rischio di estinzione

- di Federica Dian -

Le biblioteche pubbliche vivono da tempo situazioni al limite della sostenibilità, vittime di tagli drastici al personale e ai fondi. Un settore che, a fronte di una richiesta modernizzazione dei servizi, sconta pesanti lacune, costringendo ad una gestione che preservi delicati equilibri, nella consapevolezza di porsi sempre più come “centri di aggregazione spontanea” per le nuove generazioni…

23 marzo 2010

La lettura dei libri, in Italia, rimane ancora un’esperienza profondamente minoritaria, rappresentata da un 56,5% della popolazione nel 2009, in leggera flessione rispetto al 59,4% del 2007 (dati del rapporto sui consumi mediatici di Censis, novembre 2009). Inoltre, sempre dalla stessa ricerca, emerge una forte espansione dell’utilizzo dei mezzi digitali, della moltiplicazione e integrazione dei media a scapito del tempo sottratto alla lettura dei libri.
Questi dati basterebbero da soli per stimolare una drastica inversione di tendenza, in grado di rilanciare il ruolo delle biblioteche come vere e proprie “piazze del sapere”,  punti di partenza per ripensare gli spazi urbani e porsi come risorse per lo sviluppo del territorio, fornendo una serie di servizi trasversali che valorizzano la componente innovativa di queste strutture pubbliche.
In realtà, le biblioteche pubbliche, come gli archivi di Stato, soffrono, da troppo tempo, di carenza di fondi e di personale, denunciando situazioni troppo spesso insostenibili, che palesano casi di fragilità strutturale anche in quelle strutture dotate di autonomia, come la Nazionale di Firenze e il Centro per il Libro.
Così, capita di trovare situazioni estreme quanto paradossali, come quelle che si verificano in Lombardia, in cui, a fronte di un continuo aumento degli utenti (quasi 6 mila persone in più in un anno, arrivando ad un più 19% in tre anni) si è passati ad un drastico taglio del personale (- 9,2% tra 2008 e 2009), a cui si aggiungerà nei prossimi mesi il pensionamento di altri bibliotecari, causando un nuovo, sensibile calo degli addetti. Inoltre, il quadro si complica ulteriormente se si pensa che lo scorso anno i fondi sono calati del 10%, in cui più della metà dei fondi (762.000 Euro all’anno) è servito per l’acquisto di libri, giornali e DVD.
Da nord a sud il quadro non cambia: anche in Sicilia, infatti, la presidente della sezione Sicilia dell’AIB (Associazione Italiana Biblioteche), ha inviato recentemente una lettera al Dirigente Generale dei Beni Culturali in cui dichiara la sua preoccupazione per i tagli riportati nella bozza del Bilancio di Previsione 2010, che hanno ridotto al minimo i fondi già irrisori previsti per gli anni precedenti, denunciando una situazione di crisi che evidenzia anche l’ipotesi di chiusura di tali strutture. Nel testo della lettera si legge infatti che “le biblioteche comunali, particolarmente deboli sul territorio siciliano anche per l’assenza di una legge di settore (la Sicilia e la Campania sono le uniche regioni italiane a non aver mai legiferato in materia) saranno ulteriormente penalizzate dal taglio dei fondi sul capitolo riguardante il Servizio Bibliotecario Regionale, ridotti a meno di un terzo di quanto stanziato nel 2009 […] In mancanza di finanziamenti adeguati, si rischia concretamente di non poter proseguire l’attività catalografica e persino di oscurare i cataloghi on-line esistenti”.
Una magra consolazione deriva da alcuni esempi di nuove biblioteche “coraggiose”, che hanno saputo sviluppare un nuovo format proponendosi come strutture polifunzionali alla pari dei moderni centri di cultura contemporanea europei, aprendosi a progetti condivisi che offrono una serie di attività, prodotti e spazi fisici ad un target molto eterogeneo. E’ il caso della biblioteca di Scandicci (Firenze), in cui, ad un anno dall’apertura, si sono registrate cifre “da record”: 110 mila prestiti pari a 50% in più della media annuale della vecchia biblioteca, a cui corrispondono 12 mila utenti con tessera, cioè 6-700 al giorno, che equivale a più di 1 abitante su 5. Oppure, sempre in Toscana a Pistoia, dove, dopo tre anni di vita, la nuova biblioteca di San Giorgio ha registrato 150 mila prestiti contro i 23 mila della vecchia biblioteca, nonché 1500-2000 presenze al giorno, attirando un pubblico variegato, che fruisce degli spazi di lettura per la loro dimensione di condivisione in maniera “amichevole”.
Nonostante la situazione drammatica, l’auspicio maggiore è che questi rari esempi di buona gestione suonino come un appello a più voci, affinché si colga la profonda missione sociale delle biblioteche moderne, essendo queste non solo luoghi di raccolta d’informazioni, ma anche e soprattutto “centri di aggregazione spontanea”, in cui avvengono scambi di conversazioni e opinioni, spazi in cui cresceranno le nuove generazioni di futuri partecipanti di una società vitale e di una democrazia civile.

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