Gratis alla Reggia di Caserta? C’è chi dice no

- di Chiara Laterza -

Durante la Settimana delle Cultura, iniziativa organizzata dal MiBAC che quest’anno si terrà dal 16 al 25 aprile, sono migliaia gli spazi museali statali aperti al pubblico gratuitamente. Arethusa, la società che gestisce i servizi della Reggia di Caserta, si è però ribellata alla manifestazione affermando che in questo modo si danneggiano gli introiti della struttura…

9 marzo 2010

reggiacasertaEntrare alla Reggia di Caserta per vistarne appartamenti, mostre e parco costa 10 euro. Visitarla durante la Settimana della Cultura, quest’anno dal 16 al 25 aprile 2010, scimmiottando lo spot di una nota carta di credito, non ha prezzo. Ed infatti è gratis.
Sono circa 12 anni che la Settimana della Cultura, organizzata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, permette a cittadini e turisti di visitare gratuitamente i luoghi statali dell’arte: dalle biblioteche ai monumenti, dai musei ai siti archeologici, sono migliaia gli spazi aperti al pubblico che si prefiggono come obiettivo la valorizzazione del patrimonio e l’avvicinamento all’arte e alla cultura di quella frangia di utenti, generalmente non abituata alla fruizione culturale.
Eppure, quest’anno, qualcuno ha tentato di ribellarsi a quest’apertura gratuita forzata dei beni culturali, che non andrebbe a giovare sugli introiti già carenti registrati dal settore.
Alessandro Tartaglione, responsabile di Arethusa spa, la concessionaria che dal 1999 si occupa dei servizi aggiuntivi della Reggia di Caserta (e naturalmente anche del servizio di biglietteria) , ha infatti fatto notare come non solo sia inadeguato proporre la Settimana della Cultura in primavera, quando gli ingressi aumentano esponenzialmente senza nessun tipo di stimolo esterno, ma come sia d’altro canto inefficace l’intera iniziativa in termini di incremento delle presenze.
La Settimana della Cultura sarebbe quindi, a detta di Tartaglione, non un incentivo ma addirittura un deterrente che andrebbe a ledere, e non poco, i conti già penosi della sua struttura e non solo.
Immediata la risposta della Soprintendenza locale, chiamata a difendere la manifestazione e a ribadire la morale sottesa dietro alla gratuità degli eventi proposti:
“Non c’è periodo migliore della primavera per organizzare l’evento – afferma la Soprintendente ai Beni artistici di Caserta, Paola Raffaella David –  E’ questa infatti la stagione nella quale la gente si muove più volentieri e, anche se questo significa rinunciare ad entrate consistenti, la Settimana della Cultura deve essere interpretata come un investimento che punta sull’appeal di siti monumentali, oltre che ad un atto di fiducia nei confronti di un pubblico potenzialmente vastissimo”.
La discussione attorno all’appuntamento di aprile non sembrerebbe placarsi, anche perché, a difesa di quanto affermato da Arethusa, si schierano gli operatori turistici coinvolti, i quali affermano, senza ombra di dubbio, che i maggiori introiti registrati in primavera non sono dovuti ad iniziative culturali studiate ad hoc, bensì dipendono in gran parte dal turismo congressuale e da quello sportivo.
La soluzione, per molti attori locali, sarebbe quella di spostare la Settimana della Cultura in un periodo meno proficuo, come febbraio o marzo, non andando così a sovrapporre i due aspetti favorevoli del bel tempo e la convenienza del biglietto omaggio.
Che lo si voglia o no, il MiBAC ha comunque sentenziato che la Settimana della Cultura non cambierà data di svolgimento, proprio per tenere fede allo spirito dell’iniziativa: l’obiettivo è infatti quello di avvicinare la cultura non solo a chi non la conosce ma anche a chi, non può permettersi il biglietto d’entrata per tutta la famiglia negli altri periodi dell’anno. Le logiche imprenditoriali, almeno in quella settimana, dovranno quindi farsi da parte.

Approfondimenti:
www.reggiadicaserta.beniculturali.it

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