Milano. “Mineralizzazioni”: personale di pittura di Stefano Abbiati tra miti e media. 16-30 marzo
- di Redazione -
7 marzo 2010
Smartarea presenta “Mineralizzazioni”, una personale di oltre cinquanta opere di Stefano Abbiati, dal 16 al 30 marzo 2010. Una scansione espositiva che ricalca la struttura della tragedia greca. Un viaggio figurativo tra immaginari preumani e postumani. La pittura tra miti e media, letteratura e carne viva, etica e quotidiano.
“Mineralizzazioni” si potrà visitare alla MyOwnGallery, nel pieno di Zona Tortona, dal 16 al 30 marzo 2010, in coincidenza con il MiArt 2010 (26-29 marzo 2010) ed il conTemporaryArt (22-29 marzo 2010), il circuito dell’arte contemporanea che proprio in quel periodo animerà Zona Tortona a Milano.
In parallelo Smartarea offrirà molte occasioni a collezionisti e amanti dell’arte per seguire e commentare sul web la costruzione della mostra attraverso video su youtube, interviste all’artista, aggiornamenti continui su twitter e facebook. Sarà possibile visitare la mostra anche online, sul sito di Smartarea (www.smartarea.it).
La mineralizzazione di cui si tratta nella personale di Abbiati, più volte nominata nel mastodontico “Canti del Caos” di Antonio Moresco, esprime il vibrare catalizzante delle forme, il dinamismo interno dei microcosmi, la vitalità complessa che scorre sotto la superficie del reale. Assume un valore filosofico che abbraccia la natura naturans ed espande la figura umana oltre il
suo status apparente.
Stefano Abbiati rende visibile quel mineralizzarsi che da matrice chimica si trasforma in atto morale, quasi a ribadire la complessità metastorica della pittura e della stessa umanità che crea (l’opera) e viene ricreata (come soggetto dell’opera).
L’immagine contemporanea, coacervo di memorie e veggenze, trova nella pittura la sua ragione definitiva, il segno metafisico mai inattuale, la capacità elastica di raccontare i lati nascosti dell’umana specie, la visione ulteriore, l’angolo rivoluzionario. Quando poi l’artista ha l’attitudine e la coscienza della pittura come pensiero, il risultato rende l’opera un minerale millenario dalla biologia avventurosa e “violenta”.
La scansione espositiva è la stessa che definisce l’andamento della tragedia classica. Un ritmo sincronico dove le opere diventano cicli tra passaggi narrativi e metafore, articolazioni figurative e tensione concettuale, deformazione e sintesi. Vi chiederete, come mai legare mineralizzazione e tragedia classica? Perché entrambe hanno una vitalità esteriore e una gigantesca battaglia sotto l’estetica del visibile; perché agiscono oltre la misura umana del tempo e dello spazio solitamente percepiti; perché la natura (mineralizzazione) e il sapere (tragedia come archetipo della specularità tra arte e vita) sono ossigeno e sangue dell’umana specie.
Si parte con un prologo dal titolo Fetus, ovvero, una serie di opere sui feti, visti dall’artista come precondizione della crescita evolutiva, fase chimica che definisce la natura organica della nostra complessità adulta.
Un testo del curatore (da leggere su una parete della galleria) identifica ciò che nella tradizione si chiamava parodo, ovvero, il canto d’apertura del Coro.
Il primo episodio si intitola Infanzia e riguarda alcune opere sul tema dei bambini, cuore pulsante della Storia, punto di sintesi della contraddizione tra corpo e livelli interiori. É qui che la mineralizzazione elabora un archetipo decisivo, codificando la purezza complessa che solo nell’infanzia rende il senso di una formazione in atto.
Lo stasimo, meglio noto come commentario tra gli episodi, viene sviluppato dal testo del curatore. L’apporto curatoriale, oltre agli aspetti canonici del ruolo, elabora per l’occasione una funzione analitica, speculare agli usi letterari del Coro greco. Anche lo stasimo, come il parodo, sarà leggibile sulle pareti dello spazio espositivo.
Il secondo episodio, denominato MetaCirkus, riprende immagini antiche di spettacoli circensi, rielaborate da Abbiati in versione noir. Visioni postsurreali che toccano l’ambiguità dell’apparenza, il doppio necessario, la zona d’ombra che compatta le fasi di questa narrazione tra umano e mentale.
Un altro stasimo, in attesa dell’epilogo catartico, viene elaborato dalle parole del curatore (anche questo leggibile sul muro e, come tutti gli altri, sulle pagine del catalogo).
L’esodo, intitolato Fissione Organica, mette al centro figure angeliche e demoniache in piena libertà. Corpi estremi che identificano il punto di chiusura del cerchio narrativo: prima una condizione fetale di metaforico sonno incosciente (Fetus), poi uno stato di coscienza dinamica (Infanzia), quindi una condizione di sonno cosciente (MetaCirkus), fino al fatidico atto finale che porta alla trasformazione definitiva (Fissione Organica) e davvero “rivoluzionaria”.
Date di apertura e chiusura della mostra:
Inaugurazione martedì 16 marzo a partire dalle ore 20.00
Orari di visita:
Tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 20.00 (escluso domenica 21 marzo)
Ingresso libero
Consulta il sito
Informazioni:
MyOwnGallery
Via Tortona 27 Milano
Tel: 02 45074757
Cell: 331 7784459
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