Salviamo quel delinquente di Caravaggio
- di Chiara Laterza -
Si celebrano quest’anno i 400 anni della morte di Caravaggio: nonostante tutte le opere dell’artista siano sotto i riflettori e siano contese da ogni museo, i documenti relativi alla sua vita stanno per lacerarsi irrimediabilmente perché redatti con un inchiostro altamente acido…
9 febbraio 2010
Si celebrano proprio quest’anno i 400 anni della morte di Caravaggio; mostre in tutte Italia, restauri aperti e pubblicazioni sull’artista ce lo ricordano ogni giorno. Per l’occasione, proprio la sua celebre “canestra di frutta” si accinge ad affrontare il suo primo viaggio, da Milano, dove era stata custodita per oltre 4 secoli, a Roma, dove sarà esposta dal 20 febbraio al 13 maggio alle Scuderie del Quirinale. Nella città lombarda, al suo posto, un’immagine riprodotta su di uno schermo al plasma attraverso la tecnica della Real high definition, sarà in grado di riprodurne tutti i minimi particolari.
Ma qualcosa, tra il fasto delle onorificenze, sembra essere stato dimenticato: ce lo rammenta il Sole 24 Ore in visita presso l’Archivio di Stato di Roma, sessanta chilometri lineari di scaffali, laddove sono conservati i documenti, i testi, le memorie di quella che fu la vita di Caravaggio, il contesto storico, culturale in cui fiorirono le sue opere d’arte e (naturalmente) le testimonianze delle sue travagliate vicende giudiziarie.
Dai carciofi tirati in testa agli osti fino all’uccisione di Ranuccio Tommasoni, sono infatti soprattutto le beghe con la giustizia a costituire una importante eredità impressa su carte ufficiali, in grado di ricostruire gli episodi più curiosi della vita del Caravaggio.
Tutti questi preziosissimi documenti rischiano però di andare perduti, irreversibilmente, poiché redatti con inchiostri fortemente acidi che lacerano la carta, sminuzzando di conseguenza libri interi.
“E’ possibile fermare questo degrado – afferma il direttore dell’Archivio, Eugenio Lo Sardo – con un processo di deacidificazione della carta, colmando poi le lacune con inserti di pasta di cellulosa e ridonando forza alla superficie attraverso delle velature di sottilissimi fogli di carta giapponese.”
Un lavoro certosino, ma che in realtà non richiede immensi sforzi economici: “le carte di Caravaggio sono contenute in grandi libri – continua Lo Sardo – che contengono circa 600 fogli. Il restauro riguarderebbe l’intero libro, non il singolo documento, per cui sarebbero necessari non più di 2.500 euro a libro, per circa 10 libri che contengono tutta la vita dell’artista.”
Una sciocchezza se paragonata all’immensa perdita che potrebbe conseguire all’abbandono di questi materiali. La riuscita dell’operazione è testimoniata da un documento, restaurato qualche anno fa, in cui sono perfettamente visibili le note di un magistrato il quale, sorpreso l’artista armato, aveva ritenuto necessario disegnare la spada e il pugnale che il Caravaggio deteneva illegalmente.
Alla fine dell’anno, l’Archivio ha in progetto di realizzare presso la Biblioteca Alessandrina dell’Università La Sapienza di Roma una mostra dal titolo “Lo scrigno di Caravaggio” con l’obiettivo di esporre non tanto l’artista quanto l’uomo che si celava dietro questa figura: quella di un mascalzone, certo, ma che andrebbe comunque salvato: dalle ingiurie del tempo e dalle varie querelle economiche.









