Cinema: ultimo atto formale del decreto interministeriale sul credito d’imposta per la digitalizzazione delle sale
- di Redazione -
2 febbraio 2010
Definito, con la firma del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, l’ultimo atto formale del decreto interministeriale sul credito d’imposta all’esercizio cinematografico per la digitalizzazione delle sale. Un atteso provvedimento che ha visto l’Anec fortemente impegnata in un complesso e lungo iter avviato con l’ inserimento della norma primaria nella legge finanziaria per il 2008, a cui hanno fatto seguito vari eventi.
In particolare, nel 2009 ci sono stati l’abolizione e poi il ripristino della norma primaria, il confronto in sede comunitaria parzialmente risolto con il ricorso alla c.d. regola “de minimis”, il confronto con gli uffici dell’amministrazione finanziaria, l’autorizzazione del ministero delle Politiche comunitarie, il concerto col ministero dello Sviluppo economico, la firma del ministro Bondi ed infine la firma del ministro Tremonti il 21 gennaio.
Per divenire operativo il provvedimento necessita ora della registrazione della Corte dei Conti, della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, dell’emanazione dei modelli applicativi per la richiesta dei crediti d’imposta. E’ inoltre indispensabile la soluzione di alcuni quesiti interpretativi (cumulabilità dei crediti, leasing etc…) già avviati con l’Amministrazione statale e, ovviamente, risolvibili solo dopo l’avvenuta pubblicazione sulla G.U..
Di seguito si riassumono, sulla base di un’analisi dell’Anec, che ha predisposto in materia una circolare, le caratteristiche principali del nuovo decreto:
• Durata e decorrenza: Il decreto ha validità fino al 31 dicembre 2010 e conseguentemente si rende applicabile per gli investimenti effettuati entro tale data. Per l’operatività della misura opera peraltro un meccanismo di retroattività. I crediti d’imposta operano retroattivamente per i costi sostenuti a partire dal 1° giugno 2008, fino alla soglia complessiva di 200 mila euro per ciascuna impresa e ragione sociale. L’estensione fino alla soglia di 500 mila euro opera per i costi sostenuti successivamente al 9 giugno 2009.
• Soggetti beneficiari e regola “de minimis”: Diversamente dagli altri decreti attuativi delle misure di tax-credit e tax-shelter introdotte dalla finanziaria per il 2008, relativi ai settori della produzione e distribuzione cinematografica, il decreto sul credito d’imposta per la digitalizzazione delle sale è stato emanato mediante il ricorso alla regola “de minimis”. Ciò per rendere applicabili quanto prima le disposizioni in esame, in relazione al fatto che la Commissione Europea ha avviato una procedura formale per acquisire maggiori elementi di valutazione della normativa riferibile all’esercizio cinematografico. La procedura è tuttora in atto e sarà determinante per una eventuale e sperabile riedizione della norma a partire dal 1° gennaio 2011. La regola “de minimis” non implica infatti l’obbligo dell’autorizzazione della Commissione europea, nei limiti della soglia complessiva di 200 mila euro per triennio e per singola impresa e ragione sociale. Tale soglia, nel febbraio 2008, dall’Unione Europea è stata elevata, temporaneamente e fino al 31 dicembre 2010, a 500 mila euro, al fine di fronteggiare la globale situazione di crisi economica e finanziaria degli Stati membri.
• Misura: alle imprese di esercizio cinematografico viene riconosciuto un credito d’imposta pari al 30 per cento delle spese sostenute per l’acquisizione di impianti per la proiezione digitale. E’ previsto un massimale annuo per ciascuno schermo pari a 50.000 euro (massimale riferito al credito d’imposta e non al costo dell’acquisizione).
• Costi accessori: il credito d’imposta del 30 per cento è riconosciuto anche per le spese di formazione del personale e per i costi e le spese connesse e strumentali per la ristrutturazione e conformazione degli impianti e dei locali. Tali costi sono ammissibili entro la misura del 20 per cento dei costi sostenuti per l’acquisizione degli impianti.
• Applicabilità: il credito d’imposta spetta comunque alle monosale e multisale fino a quattro schermi ovunque ubicate, nonché alle multisale da cinque a dieci schermi ubicate in comuni con popolazione inferiore a 50.000 abitanti. In tutti gli altri casi il credito d’imposta spetta a condizione che l’impresa s’impegni a rispettare un obbligo di programmazione per i film nazionali ed europei che abbiano i requisiti di eleggibilità culturale (si tratta di una nuova tipologia che in sostanza amplia la casistica dei film di Interesse Culturale). Le imprese per il primo anno dovranno destinare a tali film il 20 per cento delle giornate di programmazione per ciascun impianto digitale, per il secondo anno il 30 per cento, per il terzo il 50 per cento. Le giornate di programmazione possono essere comunque realizzate e conteggiate nell’ambito di tutti gli schermi facenti parte del complesso.
• Procedura: la fruizione dei crediti d’imposta, che avverrà in compensazione sempre mediante modello F.24, è meno automatica degli usuali crediti d’imposta per la programmazione. A pena di decadenza, è prevista infatti una procedura, mediante modelli ad hoc predisposti, di preventiva segnalazione al ministero per i Beni e le Attività Culturali e di successiva comunicazione dei crediti spettanti. I dati saranno dal ministero comunicati all’Agenzia delle Entrate.
• Utilizzo: i crediti d’imposta, come i crediti per la programmazione, sono utilizzabili esclusivamente in compensazione e non concorrono alla formazione del reddito imponibile.
Fonte: Giornale dello spettacolo









