AAA nuova sede cercasi per l’Istituto Centrale del Restauro
- di Chiara Laterza -
Rischia lo sfratto il famoso Istituto Centrale per il Restauro di Roma con conseguente dispersione di strumentazione e risorse umane in sedi diverse e arrangiate per l’occasione. Nel frattempo, allora, i restauratori hanno inviato una lettera aperta al ministro Sandro Bondi, una al Sindaco di Roma Alemanno e un appello in rete al Presidente della Repubblica Napolitano…
26 gennaio 2010
C’era una volta, nel lontano 1939, un gruppo di intellettuali e storici dell’arte che diedero vita ad un istituto prezioso, destinato a diventare il punto di riferimento della formazione e dell’attività del restauro scientifico e metodologico italiano e sovranazionale. C’era una volta l’ISCR, l’Istituto Centrale per il Restauro e rischia di non esserci più, inghiottito, come spesso accade, da logiche burocratiche e da ritardi vari, da attese e da trasferimenti che rischiano di fargli perdere quel primato raggiunto con lavoro e fatica dai suoi professionisti nell’arco di oltre 70 anni di attività.
Fondato su progetto di Cesare Brandi e Giulio Carlo Argan, insieme all’architetto Silvio Radiconcini, che ne curò l’allestimento e l’adeguamento funzionale, l’Istituto può vantarsi di aver prestato opera non solo alle ricchezze culturali del nostro paese, dai Bronzi di Riace al restauro appena intrapreso della Fontana dei Quattro Fiumi a Piazza Navona, ma anche di aver ripristinato la bellezza originaria di opere quali l’Annunciazione del Caravaggio del Museo des Beaux Arts di Nancy in Francia o curato progetti quali la Città proibita di Pechino o il Museo Archeologico di Kabul.
Ma questo è il passato.
Il presente è invece connotato da uno sfratto esecutivo comunicato il 12 gennaio dal direttore attuale dell’Istituto, la dott.ssa Gisella Capponi, ai lavoratori dell’Istituto e che pone all’orizzonte un trasferimento affrettato e dispersivo non solo delle apparecchiature tecniche ma anche delle risorse umane che da anni lavorano in squadra per conservare le numerose testimonianze artistiche e architettoniche dell’umanità.
L’immobile in cui è ospitato l’ISCR è infatti di proprietà dei frati Minimi, che hanno avviato le procedure di sfratto già a partire dal 2001. Ogni volta, per far fronte al trasferimento obbligato, venivano proposte alla direzione della struttura delle sedi di appoggio alternative: un’ala del San Michele, che poi però veniva prontamente riempita da altri uffici, o celle del carcere femminile che, ovviamente, presentavano notevoli problemi riguardanti l’installazione della strumentazione.
Il futuro allora è un punto interrogativo a cui gli operatori dell’ISCR tentano di trovare risposta, cercando appoggio nelle autorità competenti, in prima istanza al Ministro per i beni e le attività culturali Sandro Bondi a cui è stata indirizzata una lettera, accompagnata da un testo rivolto al Sindaco di Roma Alemanno e ad un appello in rete per il Presidente della Repubblica Napolitano, in cui si chiede di attivarsi in fretta affinché si riesca a scongiurare un danno gravissimo, procurato non solo al nostro patrimonio culturale ma ai cittadini tutti, in quanto il patrimonio appartiene a tutti.
“A fronte di un trasloco a tappe forzate – dichiarano amareggiati i restauratori – da attuarsi nel giro di poche settimane, personale ed attrezzature verranno dislocati in modo frammentario e inadeguato disperdendo così le attività dell’Istituto.”
E stessa sorte capiterebbe all’archivio fotografico custodito dall’Istituto o alla biblioteca “Adolfo Venturi”, esempio impeccabile di architettura razionalista.
E, nel frattempo, il Direttore Generale del MiBAC Roberto Cecchi e il Segretario Generale Giuseppe Proietti affermano come “siano state già individuate aree idonee all’accoglienza di 70 dipendenti dell’ISCR in alcuni spazi del San Michele mentre per il trasferimento definitivo bisognerà attendere ancora qualche mese quando la Direzione Generale per il Lazio sposterà la sua sede lasciando libero il complesso a Porta Portese, sempre a Roma.”
A quel punto forse l’Istituto troverà la sua unificazione e potrà continuare a svolgere la sua attività con serenità, nonostante per la professione del restauratore il clima generale non sia poi uno dei più sereni…
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