Cellulari, computer, iPod: niente sfugge alla “tassa sull’innovazione”
- di Chiara Laterza -
Dopo il via libera del 14 gennaio, il decreto che prevede un compenso sugli apparecchi tecnologici diventerà realtà. Ad essere tassati saranno chiavette Usb, cellulari, laptop, computer, e-book, iPod e molti altri prodotti che permettono la copia privata di opere protette dal diritto d’autore…
20 gennaio 2010
Tassare la tecnologia, affinché la pirateria, verme solitario insito in essa che assorbe gran parte degli introiti, possa essere debellata.
Si chiama “equo compenso” ed è questa la prima grande novità 2010 in ambito hi-tech: una tassa corrisposta alla Siae che verrà applicata a tutti gli apparecchi tecnologici in commercio, dalle chiavette Usb al cellulare, e a tutti quei dispositivi in grado di emettere una copia privata di opere protette dal diritto d’autore.
Il decreto, varato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha avuto il via libera lo scorso 14 gennaio e, da allora, cori di protesta si sono alzati sia da parte dei produttori sia da parte dei consumatori finali.
La tassa, infatti, dovrebbe colpire solo le aziende che realizzano i supporti multimediali, le quali dovrebbero fare in modo di non far ricadere la tassa sugli acquirenti: ma questo, come già ipotizzato da più parti, sembra impossibile. Alla fine i rincari si sposteranno sul costo finale, così come è già accaduto per le tariffe della telefonia mobile ad esempio, e a rimetterci saranno probabilmente gli utenti finali che, in prospettiva di quanto appena detto, già si stanno mobilitando contro il decreto.
Altra caratteristica del compenso che fa discutere è il suo essere direttamente proporzionale alla capacità dei vari supporti: più uno strumento è all’avanguardia, quindi, e più verrà tassato in quanto più memoria si possiede, più file illegali possono essere scaricati.
“È una vera e propria tassa sull’innovazione, alla vecchia maniera – tuona Paolo Angelucci, presidente di Assinform, l’associazione di Confindustria che raggruppa diverse aziende del settore informatico – che disincentiva lo sviluppo tecnologico”.
Per una chiavetta Usb si pagheranno così fino a 7 euro in più, 12 euro per gli hard disk esterni ma anche di più se in grado di registrare e riprodurre musica e video, circa 16 euro per un iPod e 90 centesimi per un cellulare, anche se lo si utilizza solo per effettuare chiamate.
Dura la replica dell’amministratore delegato di Nokia Italia, Alessandro Mondini Branzi, che ritiene “iniqua e ingiustificata l’imposizione del balzello soprattutto per il settore dei telefoni cellulari”. Se infatti l’utente scarica legalmente la musica da iTunes o da Ovi Store, pagando quindi il compenso spettante alla Siae tramite questa operazione, sarà comunque costretto a pagare nuovamente la tassa qualora dovesse memorizzare la traccia sul telefono. E la pagherà addirittura una terza volta se decidesse di archiviarla anche nella sua memoria esterna o sul computer.
“Si tratta di semplice rideterminazione di un compenso che è già previsto da anni nel nostro sistema, in particolare dal decreto legislativo n.68/2003 – replica il Ministro Sandro Bondi – e non si tratta di una tassa, ma di un compenso dovuto per legge a soggetti privati”. Il ministro ha inoltre ribadito come anche in Europa il balzello venga previsto da diversi anni e in misura più alta di quanto deciso in Italia.
Unica differenza è che negli altri paesi d’Europa, la tassa non colpisce così tanti prodotti e, vista la differenza dei prezzi finali, non rappresenta quasi mai il 30% del costo totale.
Anche la Siae ribadisce con fermezza l’utilità del compenso e afferma come “dopo sei anni di inapplicazione di una legge dello Stato, questi denari andranno finalmente nelle tasche giuste”. Speriamo almeno che provengano anche dai portafogli giusti e che a rimetterci non siano, come solitamente accade, i consumatori finali.









