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Territorio: è nata la Rete degli Ecomusei del Piemonte

- di Redazione  -

18 gennaio 2010

piemonte_ecomuseoIl 21 dicembre 2009 si è costituita l’associazione Rete degli Ecomusei del Piemonte. Se ne da comunicazione ufficiale in questi giorni.
I soci fondatori sono i ventuno ecomusei istituiti dalla Regione Piemonte ai sensi della L.R. 14 maggio 1995 n. 31. Gli altri quattro ecomusei regionali istituiti hanno manifestato l’interesse ad aderire ma, per motivi amministrativi, formalizzeranno solo nei prossimi mesi.
L’associazione, costituita a supporto delle attività di cooperazione degli associati, si prefigge gli scopi di:
•rappresentare gli interessi della Rete e degli associati nei confronti delle istituzioni, di altre realtà italiane ed internazionali;
•svolgere attività di ricerca, studio, riflessione, confronto, progettazione e valutazione su tematiche di interesse degli ecomusei;
•lavorare in rete per ottimizzare azioni e risorse ed essere più efficaci ed efficienti.

La volontà dell’associazione è di cercare un confronto organizzato e costruttivo con la Regione Piemonte per garantire e per migliorare l’azione degli ecomusei, coerente con le politiche regionali e finalizzata ad apportare valori sociali e ambientali alle comunità locali e a ottimizzare l’uso delle risorse finanziarie pubbliche dei cui limiti gli ecomusei sono ben consapevoli.
I venticinque ecomusei regionali sono stati istituiti in fasi successive a partire dal 1996 (gli ultimi sette stanno avviando ora le loro attività) e hanno da allora svolto un ruolo insostituibile nella valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale e socioeconomico locale.
Gli ecomusei rappresentano un fondamentale punto di incontro tra le istituzioni e la popolazione locale per una valorizzazione condivisa e partecipata delle risorse ambientali e culturali. La crescita dei saperi e delle capacità individuali e collettive apportate dagli ecomusei e i principi di coesione sociale e territoriale che hanno caratterizzato il loro agire sono valori e pratiche fondamentali per lo sviluppo sostenibile dei territori. La rete degli ecomusei regionali è ora una realtà significativa, capace di rappresentare aspetti peculiari del territorio piemontese e di mettere in comune un patrimonio di esperienze.
L’azione degli ecomusei ha consentito, in questi anni, la valorizzazione e l’apertura al pubblico di una settantina di siti culturali (musei, edifici produttivi recuperati, paesaggi di pregio) con un totale complessivo annuale di circa 130.000 visitatori, cui si aggiungono circa 4500 ricercatori e studenti che si rivolgono ai centri di documentazione (biblioteche, mediateche, ecc.) attivati dagli ecomusei. Intensa l’attività con le scuole, con oltre 70 mila studenti coinvolti ogni anno nelle attività e nei progetti didattici. Gli ecomusei svolgono inoltre una parte consistente delle loro attività direttamente sul territorio, con l’organizzazione di eventi culturali ed escursioni, con un totale di oltre 85 mila partecipanti. A questo pubblico composto da oltre 280 mila persone, si aggiungano le 150 mila consultazioni sul sito web. Gli ecomusei, tuttavia, non si limitano a conservare e promuovere il territorio, ma collaborano attivamente con gli altri soggetti locali, partecipando alla realizzazione di progetti di sviluppo locale, il cui valore complessivo è stimabile in oltre 4 milioni di euro.
Purtroppo la situazione in cui si trovano a operare gli ecomusei agli inizi del 2010, per carenza di risorse finanziarie, è drammatica, tanto da ipotizzare la fine del sistema ecomuseale piemontese che per anni è stato un vanto della nostra Regione e riferimento di buone pratiche per altre che, in tempi recenti, hanno attivato iniziative analoghe.
Evidenti sarebbero gli effetti negativi sui territori interessati, con l’inevitabile perdita del posto di lavoro da parte di circa 160 persone impiegate (una cinquantina a tempo pieno) all’interno delle strutture gestionali degli ecomusei, oltre a quelle non quantificate nell’indotto (turismo, agricoltura, artigianato, commercio), posti di lavoro preziosi in quanto per la maggior parte coinvolgono territori marginali. Come incomprensibile sarebbe la perdita di uno strumento che contribuisce ad accrescere la consapevolezza degli abitanti sull’importanza del patrimonio culturale e ambientale locale e con la loro partecipazione se ne prende cura e lo valorizza a beneficio della collettività. Un modello per mettere in atto quelle politiche di rete e di sistema più volte invocate e annunciate come soluzione ai problemi del Paese anche in campo culturale.
Fonte: www.ecomusei.net

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