Che croce questo Michelangelo!
- di Chiara Laterza -
Fa ancora discutere il crocifisso ligneo acquistato dallo Stato italiano l’11 dicembre del 2008. Molti studiosi lo attribuiscono a Michelangelo, altri rifiutano convinti questa paternità. E nel frattempo sono in corso due indagini, una a Roma e l’altra e Torino….
30 dicembre 2009
Torna a far discutere il crocifisso ligneo attribuito a Michelangelo e venduto dall’antiquario Giancarlo Gallino allo Stato italiano per circa 3 milioni di euro.
Una nuova inchiesta, infatti, spera di far luce su un caso che non sembra avere una soluzione plausibile.
Tutto iniziò nel 2004 quando l’opera venne presentata per la prima volta agli studiosi e alle autorità: un crocifisso di legno di tiglio dagli intagli accurati e dai particolari definiti che l’allora sovrintendente fiorentino Antonio Paolucci decretò però dovesse essere sottoposto ad un “disamina critica il più seria e il più rigorosa possibile” che ne attribuisse la reale paternità a Michelangelo Buonarroti. Paradossalmente, lo stesso Paolucci, 3 anni più tardi, propose al Ministero per i Beni e le Attività culturali l’acquisto del crocifisso michelangiolesco di cui comunque non era ancora stata comprovata l’autenticità. L’unica recensione in possesso a quell’epoca, come scrive lo storico dell’arte Tomaso Montanari sulle pagine del Corriere Fiorentino, era quella della studiosa Margrit Lisner che aveva negato ogni connessione possibile con Michelangelo.
L’11 dicembre del 2008 il crocifisso venne acquistato dal ministro Sandro Bondi per 3 milioni 250 mila euro, cifra ottenuta dopo un repentino calo di prezzo, originariamente di 18 milioni di euro. In molti si chiedono ancora come sia stato possibile passare da 18 a 3 milioni per un’opera di Michelangelo e perché il ministro non si sia insospettito immediatamente e non abbia messo al lavoro le autorità competenti per accertarsi della paternità dell’opera. Da quell’11 dicembre, comunque, il crocifisso viene presentato prima al Papa, poi rimane in mostra a Montecitorio per il Natale 2008 e mandato in giro per l’Italia ad allietare curatori e spazi museali in cerca di grandi afflussi di pubblico.
Ultima tappa quella di Napoli, dove il crocifisso, assicurato per 15 milioni di euro, è esposto in mostra dal 3 dicembre, posto di fronte al Crocifisso di Santo Spirito, opera che realmente fu realizzata da Michelangelo.
“Sono entrambi dei capolavori che provocano forte emozione – afferma la direttrice del Museo Diocesano di Napoli, Carmen De Rosa – l’attribuzione è una cosa che riguarda i grandi esperti, noi stiamo assistendo ad un fenomeno mondiale: due Crocifissi che attirano migliaia di visitatori grazie alla loro bellezza”.
Vero o falso che sia, il crocifisso sta facendo la fortuna del Museo partenopeo. Lo stesso probabilmente non potrà dirsi per il Ministero: la Corte dei Conti, che ha aperto un’inchiesta al proposito, ipotizza un danno erariale di oltre 3 milioni e sta acquisendo in questi giorni, tramite i carabinieri della Tutela del Patrimonio Culturale, tutta la documentazione riguardante una possibile certificazione dell’opera e gli atti relativi all’acquisto.
Al danno erariale si potrebbe poi affiancare un danno d’immagine consistente: il crocifisso, infatti, è stato esposto e ammirato da migliaia di persone non solo in Italia, ma nei musei più importanti di Tokyo e Kyoto.
Oltre all’indagine condotta dalla Procura di Roma, volta ad accertare se ci sia stata una truffa ai danni dello Stato, la procura di Torino ha avviato un’indagine parallela ma autonoma volta a scoprire le origini del reperto.
L’ultima parola quindi agli studiosi che naturalmente si dividono e manifestano pareri contrastanti: Magrirt Lisner, Paola Barocchi e Francesco Caglioti hanno rigettato, senza se e senza ma, l’attribuzione, mentre Stella Rudolph afferma che l’opera sia del legnaiolo Leonardo del Tasso.
Dall’altro fronte, la soprintendente del Polo museale fiorentino Cristina Acidini, il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci, Umberto Ballini, Vittorio Sgarbi e Giancarlo Gentilini, sostengono invece che il crocifisso sia attribuibile al periodo giovanile di Michelangelo, databile attorno al 1495.
Per chi volesse farsi un’idea e confrontare i due crocifissi, la mostra al Museo Diocesano di Napoli è aperta fino al 31 gennaio 2010.
Foto di PierPaolo Cito









