Via libera al federalismo demaniale

- di Chiara Laterza -

È stato approvato lo scorso 18 dicembre il primo via libera al decreto legislativo sul federalismo demaniale, prima attuazione della legge 49/2009. Il MiBAC ha prontamente puntualizzato sul fatto che il patrimonio storico-artistico non verrà affidato agli enti locali, i quali si occuperanno invece di altri beni demaniali…

23 dicembre 2009

caserma abbandonata bergamoÈ stato dato venerdì scorso, 18 dicembre 2009, il primo “via libera” al decreto sul federalismo demaniale proposto dal Ministro per la Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli.
Il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato lo schema di decreto legislativo per cui gran parte dei beni demaniali verranno trasferiti dal controllo dello Stato a quello di Province, Regioni e Città Metropolitane. Il provvedimento, che inaugura l’attuazione della legge 42/2009 sul federalismo fiscale, a gennaio sarà esaminato dalla Conferenza unificata e dalla Commissione Parlamentare bicamerale per poi tornare a Palazzo Chigi.
I beni demaniali a cui si fa riferimento nel decreto e che passeranno sotto la gestione degli Enti locali sono: il demanio marittimo (spiagge, porti..), il demanio idrico (fiumi, laghi..), il demanio militare dismesso (caserme), gli aeroporti di interesse regionale, le miniere e i fabbricati statali.
L’articolo 4 del provvedimento include nella lista anche i “beni assoggettati a vincolo storico, artistico e ambientale che non abbiano rilevanza nazionale”, punto sul quale si sono focalizzate le maggiori polemiche provenienti soprattutto dalla presidente di Italia Nostra Alessandra Mottola Molfino la quale, attraverso un comunicato, denunciava il rischio di uno “spezzatino” del patrimonio storico-artistico del nostro Paese dovuto ad un federalismo difficile da tenere sotto controllo. Al proposito, è arrivata prontamente, tramite una nota stampa, la replica del MiBAC  il quale “contrariamente a quanto affermato, grazie all’impegno del Ministro Sandro Bondi e alla sensibilità manifestata sul tema dei beni culturali dal ministro Roberto Calderoli”,  afferma che “il testo definitivo del decreto riguardante il demanio approvato in Consiglio dei Ministri, non comprende il trasferimento del patrimonio storico-artistico alle Regioni e agli enti locali”.
I monumenti, dunque, rimarranno gestiti dallo Stato e continueranno ad essere regolati dal vigente codice Urbani, sollevando gli animi anche dei vari sindaci e amministratori. È il caso di Nicodemo Petteruti, sindaco di Caserta il quale, dopo la notizia dell’approvazione del federalismo demaniale aveva subito dichiarato di essere incapace di occuparsi della Reggia contando sulle sole forze dell’amministrazione locale.
Dire “federalismo demaniale” per molti equivale ad una maggiore valorizzazione dei beni territoriali che in questo modo potranno essere “restituiti” al territorio a cui appartengono, alla storia cui sono legati, determinando, inoltre, una maggiore responsabilizzazione e trasparenza da parte delle amministrazioni locali: immobili dello Stato abbandonati o sottoutilizzati potranno essere valorizzati e riconvertiti dagli enti locali nella maniera che più soddisfa le esigenze degli abitanti, i quali possono collaborare alla valorizzazione e ai processi di recupero con referendum e discussioni cittadine legate al bene in questione.
“Dietro alla parola federalismo demaniale ci possono essere molte cose – ha affermato Flavio Delbono, sindaco di Bologna e responsabile della finanza locale dell’Anci – Bisogna capire nel concreto di cosa si sta parlando poiché nasce spontaneo il timore che si stia facendo una sorta di “rottamazione” verso i Comuni di immobili in disfacimento, trattenendo invece i “gioielli” in mano allo Stato”.
I beni saranno attribuiti al livello di governo che saprà meglio valorizzarlo concedendo 90 giorni di tempo all’agenzia del Demanio per stabilire cosa resterà sotto il controllo dello Stato.
Normale, però, che affinché le amministrazioni locali pianifichino il recupero, saranno gli stessi cittadini a mettere mano al portafoglio grazie alle cosiddette ‘tasse di scopo’, contributo creato ad hoc per le ristrutturazioni, le conversioni, le valorizzazioni e tutte le spese di gestione dei beni territoriali locali.
In realtà si profila anche la possibilità di risarcimento della tassa versata in ben due occasioni: nel caso in cui “la valorizzazione del bene generi una redditività che lo consente” oppure nel caso in cui “i lavori previsti dal progetto esecutivo non vengano ultimati entro 5 anni”. Ma questo, in Italia, sarà tutto da vedere.

Per approfondire:
Schema di disegno legge

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