Restauratori in Italia: quale futuro?

- di Chiara Laterza -

Il bando per il conseguimento della qualifica di restauratore e di collaboratore restauratore ha suscitato non poche polemiche da parte degli addetti ai lavori. Il decreto a cui si fa riferimento, denunciano i sindacati, contiene norme restrittive, selettive e discriminatorie per coloro i quali vorrebbero accedere alla professione…

15 dicembre 2009

restauroC’era bisogno di regole severe che stabilissero una volta per tutte i criteri di accesso alla professione di restauratore. Su questo punto tutti, dal ministero ai lavoratori, sono d’accordo: le divergenze si acuiscono per quanto riguarda i requisiti previsti per il conseguimento della qualifica di restauratore. In base al bando presentato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, infatti, possono presentare domanda  per la qualifica di “restauratore” o di “collaboratore restauratore” entro il 31 dicembre 2009, soltanto coloro i quali abbiano svolto mansioni di restauratore tramite appalti statali prima del 2001 o, in alternativa, i diplomati delle scuole nazionali di restauro (quelle di Roma o Firenze) o i titolari di aziende che si occupano di ponteggi. Ma non i restauratori che da loro prendono i subappalti.
Per tutti coloro che invece non potranno dimostrare un’esperienza di almeno 8 anni nel settore, l’unica via percorribile rimane quella di una prova di verifica, un concorso nazionale la cui unica data prevista verrà comunicata entro il 14 aprile 2010. Una sola data, una sola possibilità di ottenimento della qualifica. Chi ha problemi a presentarsi, sia incinta, malato o in viaggio, non può diventare un restauratore qualificato.
“In questo modo si vanificano anni di esperienza nel settore – tuonano i  restauratori, le associazioni e i sindacati che li rappresentano – e si decide di cancellare in un solo colpo una generazione o due di restauratori, i più giovani, per colpa di un decreto ministeriale (il DM 53/2009 ndr) che pone barriere inspiegabili anche a chi ha operato negli anni precedenti alla data del 2001”.
Per il momento il Ministro Bondi ha comunicato la proroga della scadenza del bando a data da destinarsi, un atto che secondo l’interpretazione di alcuni vorrebbe dire apertura del ministro verso un possibile dialogo. Che però ancora non è avvenuto, tanto che proprio la scorsa settimana tutti i restauratori, guidati dai sindacati Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil si sono mobilitati a livello nazionale per far valere i propri diritti.
A Napoli la protesta è salita a Palazzo Reale dove centinaia di restauratori e restauratrici si sono incatenati sulla sede degli uffici della Soprintendenza ai Beni Culturali per protestare contro il decreto. A Venezia, decine di curricula legati a palloncini colorati sono stati lanciati al vento mentre a Roma, magliette e striscioni arancioni in Piazza Santi Apostoli hanno sfilato per sensibilizzare l’opinione pubblica sui diritti spettanti alla professione.
A Lecce, invece, è stata addirittura dedicata una mostra alla questione intitolata “I fantasmi dei cantieri. La memoria storica dei restauri in Italia attraverso il ricordo di chi li ha realizzati”  che mette in evidenza la preziosità del lavoro dei restauratori in un Paese quale l’Italia in cui i beni culturali rappresentano la ricchezza principale a livello economico e turistico.
“Fantasmi”: così si definiscono i nuovi professionisti del restauro. E pensare che la richiesta di restauratori è sempre molto alta.
“Da anni non vengono riaperti i concorsi – spiega la Dott.ssa Lupi Ballarini dell’Opificio Pietre Dure di Firenze – e ci sono alcuni settori, come quello degli arazzi, in cui è rimasto un solo restauratore.”
Altra necessità è quella di aprire un versante di comunicazione e discussione tra il MiBAC e le Regioni, queste ultime responsabili della titolarità della formazione professionale che quindi non possono essere escluse dai percorsi di selezione per l’accesso alla professione.
Tutto quindi, viene rinviato a data da destinarsi cioè quando si deciderà se mantenere queste posizioni o intervenire per cambiare le attuali disposizioni. E il futuro dei restauratori italiani.

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