Da manicomio a resort cinque stelle

- di Chiara Laterza -

Dopo 30 anni di completo abbandono l’ex manicomio di Volterra verrà trasformato in un centro residenziale e turistico a cinque stelle. Acquistata da un investitore inglese, l’area è inserita all’interno del Progetto Poggio alle Croci che prevede la ristrutturazione e la demolizione di parti dell’ospedale psichiatrico…

2 dicembre 2009

ex manicomioFino a 30 anni fa dire Poggio alle Croci voleva dire “manicomio di Volterra” e voleva dire N.O.F.4, Nannetti Oreste Fernando, colui che diventò celebre per i suoi disegni e le poesie che incideva su tutto il muro del lato giardino con  la sua fibbia metallica della divisa da paziente.
Tra qualche anno dire Poggio alle Croci vorrà invece dire extralusso. Proprio laddove i matti avevano costituito la propria cittadella autonoma, “una realtà fuori dalla realtà”, così come la definivano sin dai primi del Novecento, sorgerà infatti un enorme villaggio turistico e residenziale a cinque stelle dotato di ogni tipo di confort: dalla spa alle piscine coperte e scoperte, dalle sale per gli spettacoli e i concerti ai ristoranti e ai parcheggi sotterranei.
L’Ospedale psichiatrico di Volterra, istituito nel 1888 con la nascita della sezione “dementi” nel convento di San Girolamo, conobbe negli anni un vasto sviluppo tale da essere considerato, fino alla famosa legge Basaglia del 1978, uno dei manicomi più grandi d’Italia. Questo grazie anche alla costruzione di una sezione giudiziaria, di padiglioni e officine specializzate e di una vera e propria azienda agraria che permetteva di soddisfare ogni tipo di richiesta o di esigenza direttamente all’interno della struttura.
Nel 1963 la sua gestione venne affidata ad un Consorzio fra le province di Pisa e di Livorno ma ora la Asl di Volterra ha venduto tutta l’area ad un ricco immobiliarista inglese di origini indiane alla cifra di circa 8 milioni euro.
100 mila metri cubi di volume costruito e 33 mila metri quadri di superficie edificabile, saranno utilizzati per rendere appetibile la zona non solo agli investitori italiani ma anche, e soprattutto, alla ricca borghesia inglese, così come testimonia il sito internet www.poggioallecroci.com, una galleria interamente in inglese, con tanto di filiale a South Kensington a Londra, che descrive minuziosamente tutte le caratteristiche del luogo e le sue peculiarità territoriali, richiamo di grande interesse per i facoltosi d’oltre Manica.
Il “Progetto Poggio alle Croci”, però, non incontra un favore indiscusso: c’è infatti chi sostiene, come il gruppo di opposizione “Sinistra per Volterra”,  come in questo modo non si faccia altro che svendere il territorio, trasformandolo in una zona artificiale che cozza con il contesto territoriale toscano.
Sulle carte comunali spicca infatti la possibilità di espansione dei volumi esistenti di altri 8 mila metri quadrati e la demolizione dell’ex officina giudiziaria e del padiglione Sarteschi. Il verde sarà garantito per una superficie di 20 mila metri quadri e parcheggi pubblici per 14 mila metri quadrati.
Solo i padiglioni Charcot, Maragliano e Ferri non prevedono interventi di recupero e resteranno intatti.
Chi fosse interessato all’affare può consultare il sito di “Invest in Tuscany”, dove l’investimento è spiegato nei minimi dettagli e dove si offre “la massima flessibilità alle preferenze degli investitori ristrutturando gli edifici preesistenti o la costruzione di un resort con la possibilità di sviluppare struttura alberghiere o appartamenti”.
Un reperto di archeologia della medicina che doveva comunque essere riqualificato e “trasformato in qualcosa di vivo”, così come affermava qualche anno fa Massimo Malfetti, geometra dell’ufficio tecnico della Asl di Volterra, dispiaciuto per il degrado in cui versava tutta l’area.
Si aveva intenzione in prima istanza di farne un museo, grazie alle cartelle cliniche, le fotografie e gli strumenti conservati dai dipendenti della Asl. Ora però, tutto è nella mani di un privato che si spera doni alla zona un degno valore.
Gli spazi aperti, rassicura il sindaco, saranno a disposizione di tutti i cittadini, non solo dei residenti. E chissà se, passeggiando tra i viali alberati del nuovo complesso, qualcuno riuscirà mai a scorgere  i graffiti di N.O.F.4, segno tangibile di un passato che non si cancella solo con una colata di cemento.

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