Un nuovo Premio Grinzane Cavour

- di Chiara Laterza -

Considerato un vero e proprio scandalo, quella del Premio Grinzane di Cavour è una questione ancora irrisolta che indaga sulle dinamiche di finanziamento pubbliche elargite senza controllare la destinazione finale d’uso. Oggi il premio sembra rinascere, sotto l’egida della Fondazione Bottari Lattes. Cosa cambierà?…

24 novembre 2009

CastelloGrinzaneCavourUna storia senza fine quella del Premio Grinzane Cavour, prezioso riconoscimento letterario fondato 27 anni fa da Giuliano Soria, e cessato dopo l’arresto, avvenuto lo scorso marzo, del suo presidente e fondatore.
La finalità dichiarata dal premio era quella di avvicinare i giovani alla lettura ma gli interessi dei giovani, tra labirinti di finanziamenti, fondi pubblici sottratti per uso privato, agganci familiari nel settore Comunicazione della Regione Piemonte (il fratello Angelo Soria, anche lui arrestato), sono stati ben presto dimenticati.
Ora al premio viene però data una seconda possibilità: il riconoscimento è entrato infatti in possesso della Fondazione Bottari Lattes, che si è aggiudicata il Grinzane Cavour dopo una gara pubblica indetta dal Tribunale di Torino e alla quale ha partecipato insieme ad un solo altro avversario: l’avvocato Gianni Aringoli, patron del Premio Capalbio, la cui offerta  è stata però rifiutata in quanto più bassa e ritenuta “irricevibile” poiché veicolata a una rateizzazione della somma da versare.
L’avvocato Aringoli, contrariato dalla decisione del Tribunale, ha dichiarato che ricorrerà in Tribunale contro il provvedimento del liquidatore: “un esito che non mi sorprende – ha affermato – visto che dietro la Bottari Lattes vi è la Fondazione per il libro, la musica e la cultura (costituita dalla regione Piemonte ndr) di Rolando Picchioni, che è anche membro del consiglio d’amministrazione della fondazione Bottari Lattes.
Enrico Stasi, il liquidatore del Grinzane, dichiara però di aver semplicemente scelto l’offerta migliore, ovvero quella che sarà in grado di rimborsare, almeno in parte, i creditori del Presidente Soria.
La Lattes, dunque, acquisirà la denominazione “Grinzane Cavour”, sperando solo che qualcosa cambi all’interno di quella macchina magia soldi che era diventato il premio.
“Avrei fatto qualsiasi cosa pur di trovare i soldi per mandare avanti la macchina che avevo messo in piedi” afferma durante l’interrogatorio il fondatore Giuliano Soria.
Il Grinzane aveva infatti un giro di affari annui che si aggirava dai 5 ai 10 milioni di euro, spesi per feste di lusso e residenze di charme per i propri ospiti, provenienti per intero dai fondi pubblici e da solo alcuni sponsor privati.

Macinava soldi, spendendo tutto e non guadagnando nulla. In più, riusciva a coprire le spese extra del presidente come la casa a Parigi (del valore di oltre 1 milione e 700 mila euro) e quella di Ospedaletti, più piccola, per le vacanze estive ( valore di circa 800 mila euro).
In tutto Soria era riuscito a racimolare 2-3 milioni dagli “avanzi” del premio Grinzane che aveva così deciso di “investire” per i suoi beni privati.
Come quando nel 2006 si decise di acquistare un immobile in Corso Svizzera a Torino con i 2 milioni di euro stanziati dal MiBAC che poi non venne mai utilizzato e quindi ceduto nel 2008 alla Zoppoli&Pulcher come compensazione dei lavori che la stessa azienda aveva eseguito per il restauro del Castello di Costigliole d’Asti, oggi completamente in stato d’abbandono dopo aver investito più di dodici milioni di euro per la sua ristrutturazione.
La parte restante della quota pubblica stanziata finì poi, anche questa volta, a finanziare l’appartamento privato di Soria in Via Montebello.
“Per il restauro del Castello – dichiara il vicepresidente della commissione d’indagine creata appositamente per lo scandalo – non è mai stata fatta una gara pubblica d’appalto. Tutti i lavori sono stati appaltati da Soria, senza che nessuno controllasse.”
Nel frattempo i lavoratori del Premio Grinzane, licenziati senza aver riscosso lo stipendio di marzo né il Tfr, rimangono a casa, in attesa che qualcosa si muova. E che il Premio risusciti definitivamente.

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