Museion – Museo d’arte moderna e contemporanea di Bolzano

- di Vittoria Azzarita -

Inaugurato il 24 maggio 2008 ed ospitato nella splendida cornice progettata dallo studio KSV Krüger Schuberth Vandreike di Berlino, il nuovo Museion è diventato un landmark della città di Bolzano. A metà strada tra cultura italiana e cultura tedesca, Museion non è soltanto un museo di arte moderna e contemporanea, ma anche un laboratorio dove l’arte viene prodotta. Per conoscere meglio questa struttura, Tafter ha intervistato Letizia Ragaglia, direttrice di Museion…

18 novembre 2009

Intervista alla direttrice Letizia Ragaglia

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Il nuovo Museion, ospitato nella splendida cornice progettata dallo studio KSV Krüger Schuberth Vandreike di Berlino, è stato inaugurato poco più di un anno fa, il 24 maggio 2008. Quali sono state le principali motivazioni che hanno portato alla costruzione di una nuova sede per un museo d’arte moderna e contemporanea, presente nella città di Bolzano fin dal 1987?
La motivazione è abbastanza oggettiva, in quanto la Libera Università di Bolzano di fatto occupava gli stessi spazi di Museion, che inizialmente era ospitato in un edificio del XIX sec. che era il vecchio ospedale di Bolzano. Quando è stato chiaro che la Libera Università di Bolzano aveva intenzione di espandersi, ne è conseguito che si sarebbe dovuta cercare una nuove sede per Museion. Si è pensato, allora, alla realizzazione di un progetto vero e proprio, e per avere la possibilità di scegliere tra più proposte è stato indetto un concorso nel 2000, un concorso internazionale vinto dallo studio di Berlino KSV Krüger Schuberth Vandreike. Nel 2004 è iniziata la costruzione della nuova sede, affinché potesse funzionare non soltanto da Kuntshalle, ma come un vero museo all’interno del quale poter presentare la propria collezione.

Il progetto, poi, si è esteso anche al resto della città con la costruzione dei due ponti.
Certo il progetto poi è diventato un progetto di urbanistica. Museion ha cambiato lo skyline di Bolzano, è diventato un landmark insieme ai due ponti, uno ciclabile e uno pedonale, che vogliono creare un nuovo accesso alla città, e ci stanno riuscendo molto bene. I bolzanini hanno accettato sia questo nuovo collegamento che anche la creazione di una nuova piazza, perché accanto all’edificio principale, c’è un edificio più piccolo, una atelier house, e lì con il nostro bistrò si è creato un punto di ritrovo.
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Manifestando una spiccata vocazione internazionale, Museion sembra rispecchiare l’immagine della città che lo ospita, una città a metà strada tra cultura italiana e cultura tedesca. Quali sono i vantaggi derivanti dall’essere una realtà di confine, e quanto l’appartenenza ad un territorio come l’Alto Adige ha influenzato l’identità – o le identità – del museo?
Fin dall’inizio Museion, che esiste dal 1987, si è posto come museo mitteleuropeo. Ad esempio, sono state fatte dal primo direttore, Pier Luigi Siena, delle mostre che mettevano insieme opere di artisti dell’area nordica ed opere di artisti dell’area mediterranea. Successivamente la volontà di Museion di essere un museo internazionale a tutti gli effetti si è rafforzata ulteriormente, allargando il proprio campo d’interesse oltre l’area mitteleuropea, con il vantaggio di poter contare su una zona molto ricca di collezionismo. Il visitatore che viene oggi a Museion trova sia l’eleganza italiana, sia l’efficienza altoatesina, e questo suo essere una realtà di confine influenza sicuramente l’identità di Museion.

Dopo le polemiche sorte per l’esposizione dell’opera dell’artista tedesco Martin Kippenberger, e a seguito del licenziamento dell’allora direttrice Corinne Diserens, per la difficile situazione finanziaria determinata dalle ingenti spese impegnate senza l’autorizzazione degli organi collegiali e senza la necessaria copertura finanziaria, il consiglio della Fondazione Museion ha deciso di dare il via ad un progetto complessivo di risanamento. Potrebbe dirci quali sono state le novità introdotte per cercare di risanare le perdite registrate nel 2008, dotando così il museo di un nuovo assetto amministrativo e gestionale?
Il passo più importante è stato quello di dividere le funzioni della direzione. Io al momento sono direttrice artistica e mi è stata affiancata una responsabile amministrativa, per cui adesso abbiamo la doppia firma su tutti i contratti, anche per una questione di maggior controllo. C’è stata anche una ristrutturazione interna del personale: per fare un esempio specifico, chi si occupa della biglietteria adesso si occupa anche del bookshop. C’è stata una ristrutturazione ma soprattutto una gestione molto più snella, volta a ridurre i costi delle mostre, per le quali si è deciso di fare affidamento più sulla creatività che sulle risorse economiche, e devo dire che questo alla lunga ripaga.

La Provincia Autonoma di Bolzano è uno dei soci fondatori della “Fondazione Museion – Museo provinciale di arte moderna e contemporanea”. Qual è il ruolo svolto dalla Provincia nella gestione del museo? In che modo la Provincia è riuscita a mantenere fede all’impegno – dichiarato dal direttore della ripartizione cultura italiana Antonio Lampis – di dare una nuova spinta propulsiva sul versante delle collaborazioni internazionali?
La Provincia ha dato una forte spinta alla contemporaneità, volendo fortemente anche la presenza di Manifesta in Regione. Molte operazioni fatte da parte della Provincia sono andate nella direzione di sostenere il contemporaneo, e questo per l’Alto Adige rappresenta un importante passo perché chi vede l’Alto Adige dal di fuori lo vede quasi sempre come terra di montagna e di tradizioni. Con il nuovo Museion si è cercato di dire che le tradizioni possono andare a braccetto con quella che è una cultura orientata al futuro, e in questo sicuramente il progetto Museion è stato sostenuto dalla Provincia, per dare un’altra immagine di una regione che ha dei festival come Transart, che dimostra di avere una spiccata vocazione per la cultura contemporanea. In questo sicuramente la pubblica amministrazione ha favorito Museion. Da un punto di vista gestionale, invece, Museion è diventato fondazione e questo ha fatto sì che cinque, dei nove membri che formano il consiglio di fondazione, siano nominati dalla Provincia, che è anche il principale sostenitore economico di Museion. Per tutti questi motivi il ruolo della Provincia è sicuramente fondamentale.
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Sorprende constatare come all’interno di una regione composta da due sole province – Trento e Bolzano – siano sorti nell’arco di pochi anni due importanti istituzioni dedicate all’arte contemporanea. Come vive Museion la vicinanza ad un “colosso” come il Mart? E quali sono le principali differenze rispetto al polo di Trento e Rovereto?
Questo in realtà è un argomento molto vecchio, perché già quando si parlava di costruire il nuovo Museion si diceva che forse non ce n’era bisogno perché c’era il Mart. Invece io credo che Mart e Museion siano perfettamente complementari. Il Mart è un museo d’arte moderna a tutti gli effetti, anche grazie al suo patrimonio d’arte del XX sec. con cui noi non possiamo competere. Museion non vuole neanche essere il Mart, è una struttura più snella, un laboratorio dove l’arte viene prodotta. A noi interessa che ci sia il Mart, come è importante per il Mart la nostra presenza , perché la gente che viene da lontano visita entrambi i musei, anzi sono dell’idea che dovremmo fare ancora più rete con il Mart. Io sono convinta, anche se può sembrare uno slogan un po’ banale, che la cultura chiami altra cultura, cioè che sia bello che ci siano entrambe le realtà, che io ripeto vedo come assolutamente complementari. Il Mart credo abbia una vocazione più “museale”: anche la sua architettura richiama la struttura di un museo dotato di collezioni che vanno più indietro nel tempo, mentre Museion essendo dotato di una struttura più fluida, ha una vocazione più contemporanea, che deriva ad esempio dal fatto di vivere accanto ad una Casa Atelier, di voler invitare gli artisti che lavorano sul campo. Diciamo che Museion rispetto al Mart è più giovane, ma anche perché ha scelto di occuparsi di un’arte più recente. Il Mart, invece, anche in funzione del suo patrimonio, opera delle scelte differenti, e per questo parlavo di complementarietà.

Si è mai pensato ad esempio ad una sorta di biglietto unico per entrambe le strutture, o potrebbe essere questo un modo attraverso cui cercare di stringere ulteriormente il rapporto con il Mart?
A questo non abbiamo ancora pensato. Il biglietto unico era stato fatto per Manifesta, quando c’erano più iniziative insieme, e personalmente credo che possa funzionare quando ci sono degli eventi mirati. Magari nel momento in cui si organizzano delle collaborazioni allora lì ci potrebbe essere un biglietto unico, altrimenti credo che, anche da un punto di vista amministrativo, sia abbastanza difficoltoso. Penso che ci siano altri modi per fare rete, magari coordinarci con le inaugurazioni, con le visite dei giornalisti, cercando di promuovere dei pacchetti turistici, e così via.

Oltre a ricevere un sostegno da parte del pubblico, Museion gode anche del supporto di alcuni finanziatori privati? Come sono nati e come si sono sviluppati nel corso del tempo questi rapporti?
Assolutamente sì. C’è un forte sostegno da parte della Fondazione Cassa di Risparmio, in quanto le fondazioni bancarie sono molto attive in Alto Adige. E poi c’è tutta una serie di imprenditori, che anche per una sorta di filantropia, sono legati a Museion. Tali sostenitori, che sono per la maggior parte imprenditori locali, sono denominati Museion Partner e sono un numero molto sostenuto, e proprio perché credono nel progetto Museion versano somme anche consistenti e questo lo trovo molto positivo, soprattutto in tempi di crisi. Poi abbiamo degli event sponsor per eventi mirati, a cui partecipano anche realtà estere. Personalmente credo che i momenti organizzati appositamente per i sostenitori privati, potrebbero essere anche di più, ma siamo ancora in una fase di rodaggio e, da questo punto di vista, i nostri sostenitori sono molto ammirevoli perché continuano a sostenerci. In ogni caso noi cerchiamo di essere il più attenti possibile organizzando cene, visite guidate, preview, dando evidenza sulle nostre pubblicazioni a quelli che sono i partner, anche se credo che questo nostro riscontro sia un po’ meno di quello che loro danno a noi, e per questo la loro partecipazione è lodevole perché dimostra che ci credono davvero.
Jan St.Moritz Polospiele  Fototermin
Esiste una figura all’interno del museo che si occupa in maniera specifica del fundraising?
In realtà era previsto che la funzione marketing si occupasse di questo, ma ci siamo resi conto che una stessa persona non può dedicarsi sia al marketing che al fundraising. Per questo abbiamo deciso di affidare questo compito ad un’altra persona. Attualmente il fundaraising viene svolto dal nostro presidente, dal consiglio di amministrazione, e dalla mia stessa figura di direttrice, perché siamo noi ad avere i contatti diretti con le persone.

Dal suo punto di vista è possibile ipotizzare una gestione della cultura basata sul modello americano – con un forte apporto da parte dei privati ed un minimo intervento del pubblico – in un Paese come l’Italia? Di cosa, secondo lei, ha veramente bisogno il sistema cultura in Italia per poter fare un salto di qualità?
Secondo me la situazione italiana è abbastanza anomala da questo punto di vista: in fondo c’è sempre stato un fortissimo sostegno da parte del privato, anche attraverso iniziative individuali. Ciò che intendo dire è che se non ci fossero state certe gallerie, un collezionismo molto forte, questo non avrebbe portato allo sviluppo dell’arte contemporanea in Italia. Quindi in fondo il privato c’è, è soltanto meno presente all’interno delle istituzioni. L’istituzione Museion, ad esempio, può contare su una presenza molto forte di collezionisti importanti, i quali favoriscono il fatto che altri collezionisti si interessino alla nostra realtà, che gli artisti desiderino conoscere il nostro territorio, e credo che in maniera analoga questo possa succedere anche in altre istituzioni. Ovviamente sarebbe auspicabile che il privato fosse maggiormente presente, e sicuramente se ci fossero delle agevolazioni, da un punto di vista fiscale, tale coinvolgimento potrebbe essere maggiore, in quanto c’è già da parte del privato la voglia di sostenere strutture come i musei attraverso donazioni e prestiti a lungo termine. Dal mio punto di vista il sistema cultura in Italia ha bisogno di potersi vendere meglio: altri Stati come la Francia, riescono a fare un’operazione di marketing migliore della nostra, a sostenere di più i loro artisti. E’ importante che le giovani gallerie puntino di più sui giovani artisti italiani, c’è bisogno di fare più rete e di credere di più in quello che si sta facendo, perché il livello è molto alto, ma si tende – certe volte – a non collaborare e a non promuoverlo. Questo è anche uno dei fini dell’associazione AMACI, di cui Museion fa parte, ossia quello di fare in modo che l’arte contemporanea abbia più voce in capitolo anche a livello internazionale. Del resto io credo molto nella qualità del sistema cultura, anche se la gestione continua ad essere ancora carente.

Da un vostro comunicato stampa si apprende che “Museion è un laboratorio internazionale con una vocazione all’interdisciplinarità che unisce e pone in dialogo le arti visive con il cinema, la performance e l’architettura”. In che modo Museion gestisce le relazioni con una serie di partner locali e regionali, quali il Filmclub di Bolzano, il festival Transart e l’EURAC?
Noi ormai abbiamo dei veri e propri marchi, per esempio il marchio “artiparlando” tramite cui facciamo delle conferenze insieme all’università su tematiche contemporanee e sempre con il coinvolgimento di nomi di alto calibro. Abbiamo “Museion Al Capitol”, uno dei cinema storici di Bolzano, dove in contemporanea con le nostre mostre presentiamo dei film d’autore in collaborazione con questo cinema. Poi abbiamo “Museion at the EURAC tower”, dove appunto insieme all’EURAC, che è un centro avanguardistico di ricerca, presentiamo dei percorsi tra arte e scienza. Con il festival di Transart per l’ultima edizione c’è stata una collaborazione attraverso la nostra collezione di video d’artista. Tutto questo per fare rete e per fare cultura contemporanea che vada al di là di quelle che sono tradizionalmente intese come arti visive.

Museion è stato anche definito un museo mobile, grazie alla sua forte presenza sul territorio. Quali sono gli obiettivi che Museion si prefigge di raggiungere attraverso l’organizzazione di incontri informativi e laboratori pratici presso le istituzioni di educazione permanente, le associazioni culturali e le biblioteche di tutto l’Alto Adige?
Questo è avvenuto soprattutto nella fase in cui il nuovo Museion era in costruzione, quando con una macchina chiamata Museion Mobile ci muovevamo sul territorio. Soprattutto coloro che si occupano della didattica hanno incrementato le loro collaborazioni con le altre istituzioni deputate alla formazione qui in regione, per portare in giro i progetti di Museion. Adesso ovviamente con la nuova sede ci concentriamo di più per portare queste istituzioni dentro Museion, organizzando conferenze e workshop affinché Museion sia presente in tutta la Provincia e non soltanto nel capoluogo.

Questi incontri dal suo punto di vista hanno ottenuto dei risultati positivi, ossia sono stati utili, sono serviti a comunicare ai cittadini e ad un pubblico forse non abituato a visitare musei d’arte contemporanea ciò che Museion è?
A dire il vero questi incontri sono stati utili soltanto in certi casi, quando abbiamo consolidato dei rapporti che avevamo già con alcuni partner in regione. In altre circostanze la cosa non ha avuto tanto successo, ad esempio dove c’era poco pubblico, poco interesse. Le cose che hanno funzionato meglio sono stati i workshop dedicati ad un pubblico molto giovane, in occasione dei quali Museion girava con la propria valigia per andare nelle scuole e negli istituti di formazione. Al contrario conferenze serali ed iniziative simili in paesi sperduti hanno avuto meno successo, anche se io credo che questo sia normale perché per portare avanti iniziative di questo tipo c’è veramente bisogno di tante risorse, di pubblicità e abbiamo ancora tanto lavoro da fare. Non dico che di colpo ci sarà una rivoluzione nell’ambito dell’arte contemporanea, però pian piano Museion deve riuscire a stabilizzarsi sul territorio, anche se sarà un cammino graduale.

Qual è stata invece la risposta della città di Bolzano al nuovo Museion? Riscontrate una notevole presenza di bolzanini tra i vostri visitatori oppure no?
I bolzanini vengono quando ci sono degli eventi. Per esempio tra un po’ ci sarà la lunga notte dei musei, e sappiamo già che il bolzanino sfrutterà questa occasione. In fondo questa notte è pensata proprio per loro, per farli venire a Museion. Quando abbiamo festeggiato il primo compleanno, a maggio, e abbiamo organizzato un evento di 24 ore sono venute 4mila persone: ecco in casi come questo, oppure alle nostre inaugurazioni, il cittadino di Bolzano vive Museion, e soprattutto il giovedì, quando siamo aperti gratuitamente dalle 17 alle 22. Ovviamente non abbiamo le file davanti, come credo succeda in tutti i musei d’arte contemporanea di provincia, però la piazza davanti a Museion sta diventando un punto di ritrovo ed io sono fiduciosa che in futuro, avendo anche un po’ più risorse per il marketing, riusciremo a pubblicizzare meglio Museion come luogo di passaggio, come luogo di incontro, dove si può venire anche solo per discutere, per scoprire qualcosa di nuovo che riguarda la nostra attualità, la nostra cultura dell’oggi.

Ma Museion non è solo un museo in continuo movimento. E’ anche una struttura composta da più sedi, ciascuna preposta a diversi tipi di attività. Potrebbe descriverci le diverse anime del museo? Esiste un minimo comune denominatore che le fa essere parte di un progetto più ampio, il progetto “Museion” appunto?
Abbiamo il piccolo Museion, che è poi il Cubo di Garutti, che per noi è molto importante perché è un progetto di arte sul territorio, realizzato con lo scopo di portare l’arte contemporanea in “periferia”, e poi abbiamo proprio accanto a Museion, la nostra Casa Atelier che speriamo di poter attivare con maggiore frequenza poiché è previsto che gli artisti vi possano soggiornare per produrre delle opere site specific.

Adriana Polveroni – in una sua pubblicazione recente, dal titolo “This is contemporary!” – mette in evidenza “la potenza mediatica dell’architettura”, ossia il fatto che i nuovi musei d’arte contemporanea siano diventati le “nuove cattedrali” del XXI secolo, capaci di sedurre e affascinare non tanto per il loro contenuto, quanto piuttosto per la bellezza del contenitore, dell’involucro esterno che essi stessi rappresentano. Con una veste architettonica così imponente, Museion corre forse lo stesso rischio?
Il rischio lo si corre certamente. Infatti non a caso in questo momento abbiamo anche una mostra di Monica Bonvicini che punta il dito, proprio come Adriana Polveroni, contro il rischio di abbandonarsi al fatto di aver un bel contenitore: ci sono queste immagini di alcuni business-men che vagano con la testa per aria dentro il white cube e non si preoccupano neanche più del contenuto, ma pensano soltanto che tutto è bello e glamour. Secondo me bisogna non sedersi sugli allori. Credo che quando si ha una sede importante come quella di Museion, bisogna darsi sempre da fare. Per questo spero davvero che Museion non corra il rischio, tuttavia, per far sì che ciò avvenga, bisogna pensare sia all’uno che all’altro aspetto, cercando di evitare di avere una bella pelle a scapito di un contenuto non curato.
GiorgioAndreottaCalò
Tra le mostre attualmente in corso vi è “New Entries!”, dedicata alle nuove acquisizioni del museo. Qual è la politica seguita da Museion nella costruzione della propria collezione? Ci sono artisti o correnti artistiche che il museo tende a preferire rispetto ad altri?
Si, questo aspetto era già abbastanza chiaro ancor prima che Museion venisse costruito. Noi non siamo così facilmente raggiungibili, Bolzano non è l’ombelico del mondo, quindi se qualcuno viene a Bolzano, dovrebbe vedere qualcosa che non trova così facilmente negli altri musei europei. Magari adesso sto esagerando, ma questo per dire che si è preferito puntare su un’arte molto giovane e soprattutto su un’arte “di nicchia”, non solo l’arte del mainstream, ma un’arte – come si vede benissimo nella mostra “New Entries!” – proveniente da paesi come il Sud Africa, dalla Polonia, dal Sud America, da zone difficili, dove l’arte è socio-politicamente molto impegnata.

Per concludere. Quali sono i sogni nel cassetto di Museion e delle strutture che gravitano intorno ad esso?
Sicuramente uno dei sogni, spero realizzabile, è quello di attivare a pieno la nostra Casa Atelier con le residenze d’artista. Una cosa che forse non è stata detta è che quando il museo è spento, diventa una facciata mediale con un bellissimo impatto sulla città. Però non basta inserire un video e farlo andare, ci vuole un lungo processo per produrre delle opere ad hoc, anche tecnologicamente molto sofisticate. Un altro dei sogni da realizzare a breve è di attivare al più presto questo processo, invitando degli artisti che lavorano con il mezzo video a confrontarsi con la facciata che rappresenta effettivamente un ulteriore spazio espositivo. Invece uno dei sogni a lungo termine per Museion è che possa far parte sempre più della trama della città, che diventi un luogo di incontro e di discussione, amato soprattutto dai bolzanini e dagli altoatesini, visto che all’esterno godiamo già di un importante riconoscimento.

Fotografie
1.  Museion facciata esterna
2. Monica Bonvicini
Installation view
Fotografo: Ivo Corrà
Bolzano (02.10.09 – 10.01.10)
3. Monica Bonvicini
Installation view
Fotografo: Ivo Corrà
Bolzano (02.10.09 – 10.01.10)
4. Brigitte Niedermair
12.00 Jan St.Moritz/ Polospiele / Fototermin
2009, c-print on aluminium
145 x 185 cm
Courtesy Galleria Galica e Brigitte Niedermair
5. Progetto Nocturnes per la facciata mediale di Museion
Giorgio Andreotta Calò, Sunset Boulevard, video, 14’, 2003-2009, Courtesy: the artist.
Foto: Thomas Righetti

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