Cultura è Sviluppo

Mercoledì, 8 Settembre 2010
ricerca avanzata
Post2PDF Stampa l’articolo Segnala l’articolo
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • FriendFeed
  • StumbleUpon
  • Twitter
  • Wikio
28/10/2009

Archivio Vasari vendesi

casa vasariTempo di shopping selvaggio per alcune grandi holding russe. E l’Italia, vetrina storica di  beni culturali, artistici e archeologici, fa gola un po’ a tutti. Accade così che la holding russa Ross Engineering, conglomerato di aziende che si occupano di costruzioni civili, punta il dito sul vetro di questa vetrina e, dall’alto delle sue ingenti possibilità economiche grida “Lo voglio!”
L’offerta è di 150 milioni di euro. Se lo Stato Italiano offre la stessa cifra se lo aggiudica.
150 milioni di euro…cosa avranno mai intenzione di acquistare questi scaltri imprenditori oltrecortina?
Un archivio, l’Archivio del Vasari per la precisione, cioè carte e documenti del pittore, architetto, protostorico dell’arte Giorgio Vasari. Questo Archivio, custodito in una cassaforte all’interno di Casa Vasari, è costituito da 31 filze di materiale documentale redatto e firmato da Vasari stesso, tra cui figurano scritti privati, contratti, carteggi e bozzetti indirizzati a nomi quali Michelangelo o Cosimo I.
Scoperte nel 1908 dal direttore del Museo nazionale del Bargello, le carte del Vasari erano all’epoca ancora proprietà del conte Luciano Rasponi Spinelli, ricevute per asse ereditaria.
In realtà, anche allora, la proprietà di tali documenti fu una vicenda controversa: la Pia Fraternita dei Laici di Arezzo, infatti, ne contestava la paternità, tanto che il direttore del Museo decise, visto il loro pregio, di vincolarle. La querelle si fece tanto accesa che il conte Rasponi Spinelli decise di affidare in “deposito perpetuo” tutti i documenti al Comune di Arezzo.
Da allora i misteri si sono oltremodo infittiti: tre faldoni di carte, custoditi fino al 1921 dal conte, riemersero solo negli anni 80 negli Stati Uniti, dopo anni di ricerche e di confusione generale.
Rasponi muore, le carte passano alla sorella e poi al nipote di quest’ultima, tale Giovanni Festari, che ne ha detenuto il potere fino a qualche settimana fa, prima di spegnersi improvvisamente.
Ultimo giro di giostra per i documenti che passano quindi nelle mani dei suoi quattro figli, insieme ad un accordo secondo il quale il conte Festari, prima di morire avrebbe venduto tutto ai russi.
“150 milioni di euro per l’Archivio sono per noi una cifra congrua. Essendo l’Archivio una proprietà privata in vendita, non vedo niente di strano sul fatto che qualcuno voglia comprarla” afferma il legale degli eredi di Festari.
In effetti non c’è nulla di strano nel comprare qualcosa che qualcuno mette in vendita. Ma chi pagherebbe 150 milioni per una proprietà sulla quale vige il vincolo pertinenziale? Dal 1944, infatti, il Ministero ha posto un vincolo stringente secondo il quale vige l’assoluto divieto di spostare tutti i documenti dell’Archivio dal luogo in cui sono custoditi. In più, circa un anno fa, l’Archivio fu pignorato per riparare un debito di 400mila euro e, proprio in quell’occasione il suo valore venne stimato in due milioni e mezzo di euro.
Rincara la dose il segretario generale Giuseppe Proietti: “ 150 milioni di euro sono una cifra inverosimile, fuori dai paramenti del mercato. La Corte dei Conti chiederebbe a chiunque di rispondere della responsabilità di un atto del genere”.
“Non è altro che una burla – tuona Vittorio Sgarbi – quando fu proposto a me la richiesta era di 20-25 miliardi di lire, circa 10-15 milioni euro. Il suo valore oggi non può essere di 10 volte superiore”.
La Soprintendenza ha inviato informativa alla procura della Repubblica di Roma inviando inoltre il Nucleo Speciale dei Carabinieri a tutela dei beni artistici e culturali.
150 milioni di euro sono infatti una cifra assolutamente irrisoria per la società russa che avrebbe, tra gli altri, anche forti legami con il colosso del gas Gazprom, a  sua volta legato direttamente al primo ministro Vladimir Putin.
Ma 150 milioni di euro sono una spesa che né il MiBAC, né tantomeno il Comune di Arezzo sono in grado di sostenere. Il tempo massimo per evitare l’acquisto da parte dei russi, facendo valere il diritto di prelazione è di 180 giorni, scaduti  i quali, non ci sarà più nulla da fare.
Se avessimo fiducia nelle nostre leggi e nella nostra coscienza civile, scrive il Professor Montanari dell’Università di Napoli, non avremmo nulla di cui preoccuparci: il vincolo pertinenziale bloccherebbe i beni in Italia e un proprietario facoltoso, sebbene straniero, non muterebbe di molto la situazione attuale.
E tra i tanti “ma” e i tanti “se”, uno risuona più acuto degli altri: e se fosse stato promesso ai russi di abbattere il vincolo?

Laterza Chiara


Tags: , , , , ,