Bolzano. “Non esiste memoria senza architettura”. Monica Bonvicini in mostra fino al 10 gennaio 2010
- di Redazione -
22 ottobre 2009
Fino al 10 gennaio 2010 il MUSEION di Bolzano presenta la prima mostra personale di Monica Bonvicini in un museo italiano a distanza di molto tempo.
Bonvicini, una delle artiste italiane più riconosciute a livello internazionale, ha sviluppato la sua ricerca espressiva e formale nell’ambito della scultura. I suoi lavori, spesso venati da un sottile humor, rileggono in modo dissacrante alcuni miti contemporanei, mettendo a nudo il complesso rapporto tra strutture di potere, scenari abitativi e spazi espositivi.
Al quarto piano di Museion l’opera Stonewall III divide parte della superficie espositiva dallo spazio liberamente accessibile. Stonewall III (2002) è un’installazione di grandi dimensioni realizzata con tubi d’acciaio galvanizzato e maglie di catene intrecciate, in mezzo a cui si inseriscono lastre sfondate di vetro infrangibile. Dietro l’opera campeggia su una parete bianca, scritto a grandi lettere nere, il graffito Architecture is the ultimate erotic act, carry it to excess. Entrambi i lavori fanno parte della collezione di Museion.
Sul lato opposto sono installati due grandi disegni a tempera di architetture distrutte da tornado dalla serie Tornados and other catastrophies (2008/2008). Sia il graffito che i disegni sono visibili solo a distanza: lo spazio di movimento del visitatore è limitato da Stonewall III e da pareti divisorie perforate, che ricordano i muri provvisori delle officine.
Monica Bonvicini impedisce quindi la fruizione della porzione comunemente più indicata all’esibizione di opere, confinando il movimento nello spazio più funzionale e di passaggio. L’artista sottolinea così la natura di analisi del costruire da cui prende le mosse la mostra, assieme alla consueta critica dello spazio architettonico, che sono i fondamenti del suo lavoro. All’interno dello spazio definito con l’opera Stonewall III a sinistra e dai pannelli traforati a destra, si raccolgono lavori nei quali la costruzione e la distruzione si confondono fra di loro.
All’interno di questo ambiente site-specific sono stati installati nuovi lavori fotografici e sculture di piccolo formato degli ormai noti “strumenti dell’artista”, appositamente realizzati per questa mostra: Leather Tools (2009) e The Chainsaw in the Stone (2009). A questi si uniscono senza soluzione di continuità la maquette per l’installazione pubblica Hun Ligger, progetto di una scultura in ferro e vetro che verrà installata nel fiordo antistante la nuova Opera House di Oslo.
Filo conduttore dell’intera esposizione è il tema della processualità. La processualità si esprime soprattutto in lavori come Building Up for Art (1993 – 2003), una scelta di fotografie scattate nel corso di dieci anni nei musei al momento dell’installazione di mostre. Le immagini trovano una contrapposizione nella serie di fotografie No Head Man, che mostrano la performance in cui un white cube viene diversamente distrutto da quattro personaggi vestiti da business men. Integra il progetto un libro d’artista edito da Walter König.
Il legame tra l’architettura, il genere, insieme a quello del linguaggio, è un ambito di ricerca centrale per Monica Bonvicini: “Non ho mai fatto un lavoro su un edificio particolare, non sono interessata a criticare uno specifico architetto. Io sono interessata all’architettura tout court. Uno può, se vuole, evitare la gente, ma con l’architettura si ha sempre a che fare… in questo senso forse la odio, come limitazione di spazio con cui si ha sempre da fare. Non esiste memoria, identità senza architettura: è qualcosa di talmente indispensabile ed elementare, che può svilupparsi allo stesso tempo in forme virtuose di tutti i tipi”.
Ulteriore tema è la rilettura in tono dissacrante del concetto classico di “creazione” artistica. Bonvicini realizza opere in cui l’elemento principale è sia la costruzione del lavoro, che la sua distruzione.
I suoi lavori hanno spesso un carattere performativo. L’installazione nella sua interezza forza lo spettatore a confrontarsi attivamente con il rapporto gerarchico nei confronti dell’architettura, che viene normalmente vissuto solo a livello passivo e inconscio. Il confronto critico con l’architettura è la base di tutta la ricerca artistica di Monica Bonvicini.
Così si esprime l’artista sullo scopo dell’arte e sul senso del suo lavoro: “mi piacciono i lavori senza trucchi, mistero, miti, senza sublimazione. Mi piace l’arte in cui l’idea e la sua traduzione in un’opera siano un tutt’uno. Mi piace l’affermazione “what you see is what you get”, che intende una conoscenza a priori e un’esperienza nel vedere e recepire arte. Per me l’arte quando è buona è come uno squillo di una sveglia. Il mio approccio all’arte ha molto a che fare con l’arte stessa. Riguarda il domandarsi cosa sia l’arte, il sistema dell’arte e il relativo ruolo dell’artista al suo interno.
La mostra è a cura di Letizia Ragaglia e rimarrà esposta fino al 10 gennaio 2010.
Consulta il sito
Orari d’apertura:
Martedì – domenica: 10 – 18
Giovedì: 10 – 22
Ingresso libero: giovedì dalle ore 17 alle 22
Informazioni:
MUSEION d’arte moderna e contemporanea di Bolzano
Via Dante 6 Bolzano
Tel: 0471 223411
Fax: 0471 223412
info@museion.it









