ricerca avanzata
Post2PDF Stampa l’articolo Segnala l’articolo
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • FriendFeed
  • StumbleUpon
  • Twitter
  • Wikio
21/10/2009

Il mistero della “Natività” di Caravaggio: storia di furti, di mafia, di arte e di mercanti

nativita_con_i_santi_francesco_e_lorenzo“Era una notte buia e tempestosa…”: così le cronache di quarant’anni fa ritraggono quella drammatica sera in cui venne trafugata dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo la “Natività coi Santi Lorenzo e  Francesco” del Caravaggio. Era esattamente la notte fra il 17 e il 18 ottobre 1969 e la tela, ultima opera dipinta in Sicilia da un Caravaggio in fuga per Napoli, era esposta sull’altare maggiore dell’oratorio sin dal 1609.
La notizia del furto corre veloce e, da subito, cominciano a farsi strada le prime ipotesi: la prima, quella che verrà poi indicata come fondata, riguarda il coinvolgimento della mafia siciliana. Francesco Marino Mannoia, della famiglia mafiosa Bontate, ora pentito, racconterà infatti nel 1996, durante il “processo Andreotti”, come sia stato facile sottrarre la tela dall’altare, operazione che lui stesso avrebbe condotto: rimossa dalla cornice grazie ad una semplice lametta da barba, la tela venne poi piegata o arrotolata per portarla al committente. Una volta aperta, però, Mannoia sostiene che l’opera venne rifiutata in quanto irrimediabilmente danneggiata dal trasporto.
Da questo punto in poi, cosa sia avvenuto alla tela rimane un mistero: Mannoia sostenne infatti di averla distrutta, ipotesi poi smentita dalla polizia che testimoniò come ad essere distrutta fu un’altra opera trafugata dallo stesso Mannoia, il dipinto di Vincenzo da Pavia.
Molti sostengono invece che, dopo aver tentato più volte di smerciarla, la tela sarebbe stata seppellita insieme a droga e dollari nelle campagne di Palermo.
Nel 1980 il giornalista inglese Peter Watson riportò la vicenda della tela sulle cronache di tutti i giornali dichiarando che a Laviano, in provincia di Salerno, era venuto a contatto con un mercante d’opere d’arte che gli propose di acquistare proprio la “Natività” del Caravaggio. Il giornalista aveva fissato un incontro con i ricettatori la notte del 23 novembre 1980, incontro che però non avvenne mai a causa del terremoto che proprio quella sera sconvolse la Basilicata e la Campania.
Ancora nel 1992, Giovanni Brusca, altro mafioso pentito, dichiarò davanti ai giudici che, dopo le leggi speciali antimafia seguite alla morte di Falcone e Borsellino cercò egli stesso di trattare con lo Stato Italiano proponendo la restituzione della “Natività” in cambio della modifica del 41bis, articolo che impone ai mafiosi il carcere duro senza alcuna comunicazione con l’esterno. Ma lo Stato rifiutò l’offerta e, da quel momento, le notizie sull’opera, una tela di 2 metri e 68 centimetri per un metro e 97 del valore di circa 30 milioni di eurovuoto, sono frammentate e incerte.
Solo un altro pentito, Salvatore Cangemi, ne ha parlato qualche anno fa affermando che il quadro è ancora in possesso della mafia, che lo esporrebbe durante i summit più importante come simbolo e trofeo di potere.
L’opera è ricercata da tutte le Forze di polizia del mondo ed inserita tra le dieci opere ricercate più importanti del pianeta nei documenti dell’FBI.
Affinché l’opera non cada nel dimenticatoio, facendo così aumentare anche il rischio di incauti acquisti, diverse sono le associazioni e i gruppi che si sono formati: oltre a “Sos Caravaggio”,  serie di iniziative con cui il Fai, il Rotary Club Palermo Est e gli Amici dei Musei vogliono rilanciare l’azione di recupero del dipinto di Caravaggio rubato, nel 1992 nasce anche “Extroart”, che si pregia dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana il quale ha conferito al gruppo una medaglia nel 2005.
Il progetto portato avanti dall’associazione, intitolato “WANTED…presi per il verso giusto”, senza interruzione di continuità, si propone di diffondere costantemente immagini di tutte le opere d’arte trafugate dai loro luoghi d’origine. A questo proposito è stato anche organizzato un convegno a Palermo, lo scorso 16 ottobre, allo scopo di mantenere alto il livello di attenzione sul grave fenomeno dei trafugamenti di opere d’arte e le loro illecita commercializzazione, attuando una corretta prevenzione per una migliore fruizione del nostro Patrimonio Culturale.
Numerosi, inoltre, i libri scritti sul caso: “Il Muro di vetro” del giornalista e scrittore Giuseppe Quatriglio e “Caro Vincenzo” di Antonio Amico ricostruiscono in forma romanzata le vicende travagliate del furto della tela.
Ma la vicenda non è conclusa. Come in ogni storia che si rispetti attendiamo il lieto fine.

Laterza Chiara


Tags: , , ,