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Beni culturali: a Roma l’apertura di 21 siti culturali a gestione pubblico-privata

- di Redazione  -

20 ottobre 2009

casa_protostorica_di_fideneInizia nella Capitale una nuova era per i beni culturali. Umberto Broccoli, sovrintendente ai Beni culturali del Comune di Roma, ha presentato “Roma segreta dalla A alla Z” definendola come “un esperimento pilota che sposa la linea tracciata dal Campidoglio in materia di beni culturali”.

Il progetto propone una gestione pubblico-privata di 21 siti archeologici o monumentali della Capitale finora quasi inaccessibili o aperti solo occasionalmente, che diventeranno visitabili tutti i giorni. Grazie ad una delibera comunale si istituisce un “circuito sperimentale per favorire la valorizzazione dei siti archeologici inseriti nel contratto  di servizio con la società del Campidoglio Zetema, tramite il coinvolgimento dell’associazionismo e della imprenditorialità culturale presente sul territorio cittadino”. Delibera che si propone di creare un modello culturale che incrementi la fruizione dei siti archeologici e dei monumenti di pertinenza della sovrintendenza.

 L’esperimento decollerà nel 2010, una volta che sarà definito, nelle prossime settimane, il bando che fisserà le regole per la parteciparvi. Tra i 21 siti “nascosti” che il Comune di Roma vuole riportare al pubblico, vi sono la villa di Plinio nella pineta di Castelfusano, la “Casa protostorica” di Fidene, il Teatro di Marcello e il Portico d’Ottavia, l’Acquedotto Vergine in via del Nazzareno, l’Auditorium di Mecenate in largo Leopardi e l’“Insula romana” sotto palazzo Specchi.

Broccoli precisa inoltre le ragioni per cui fino a oggi questi siti erano inaccessibili. Prima di tuttto per il carattere strutturale. Le sovrintendenze, quella che dirigo e quelle statali, non hanno la disponibilità totale di personale di custodia e restauratori che ne permettano l’apertura costante. La seconda ragione è quell’atteggiamento, per fortuna in esaurimento, da parte di soprintendenti e funzionari che si sentono un po’ ‘vestali’ dei loro manufatti. Invece dice il sovrintendente, “io muovo dall’idea opposta: questi monumenti sono nati in pubblico e per il pubblico e al pubblico vanno restituiti”.

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