Italia a rischio di tragedie annunciate

- di Chiara Laterza -

A pochi giorni dall’alluvione che ha colpito Messina, un punto della situazione idrogeologica del nostro territorio proviene dalla recente pubblicazione del dossier di Legambiente “Ecosistema rischio 2008”, un’indagine volta a porre molte domande ma capace anche di fornire molte risposte rimaste, in molti casi, inascoltate…

14 ottobre 2009

alluvioneLo scorso primo ottobre una disastrosa alluvione ha colpito la Sicilia nord-orientale, ricoprendo di fango diverse località del comune di Messina: Giampilieri Superiore, Giampilieri Marina, Altolia, Molino, Santo Stefano di Briga, Briga Superiore e Pezzolo sono state sommerse dall’acqua e numerosi danni sono stati riscontrati anche nella frazione di Guidomandri Superiore e nelle altre località del comune di Scaletta Zanclea e nel comune di Itala. Di 30 vittime e ancora 5 dispersi è il bilancio ad oggi di quella che poteva essere una tragedia evitabile.
A soli sei mesi dal terremoto dell’Aquila – ennesima occasione italiana  per generare una presa di coscienza e di responsabilità seguita da parole e buone intenzioni – l’alluvione di Messina sembra rappresentare il simbolo del reiterarsi di una situazione di “attesa”, condivisa peraltro da numerosi enti e amministrazioni locali nazionali, in cui si sceglie lo status quo, seppur a conoscenza della rischiosità,  nella speranza che non si verifichino disastri ambientali e umani.
Il problema quindi non viene generalmente preso in considerazione nel Prima, bensì nel Poi, preferendo la risoluzione dell’emergenza ad una azione di prevenzione e di tutela.
L’esempio lampante di questo atteggiamento è la massiccia quanto pericolosa urbanizzazione ai piedi del Vesuvio. Nonostante sia perfettamente noto il carattere esplosivo e l’imprevedibilità del comportamento del vulcano, la cui ultima eruzione è datata 1944, si continua ad edificare con una certa indifferenza che porterà, speriamo mai, ad un’ennesima “tragedia annunciata”.
Per sensibilizzare l’opinione pubblica a questi temi ma anche per valorizzare i comuni più attivi e stimolare quelli più in ritardo, è stato pubblicato “Ecosistema rischio 2008”, un dossier riguardante il monitoraggio sulle attività delle amministrazioni comunali per la mitigazioni del rischio idrogeologico realizzato da Legambiente e dal Dipartimento della Protezione Civile.
Il quadro che appare da questa attenta analisi del nostro territorio è quanto mai imbarazzante: il 70% dei comuni italiani è a rischio frane, alluvioni, o, in molti casi, entrambi.
Maglia nera della classifica va, tanto per chiudere il cerchio, alla provincia di Messina, con i comuni di Alì e Ucria per la mancata attività contro il rischio idrogeologico. Ma questo non è l’unico dato sconcertante proveniente dall’indagine: si stima infatti che nelle regioni Calabria, Umbria e Valle d’Aosta sia del 100%  la percentuale dei comuni a rischio di frane e/o alluvioni, seguite a brevissima distanza (99%-98%-97%) da Marche, Toscana e Lazio.
Le bandiere “Fiume Sicuro” a testimonianza di un’ordinaria ed efficace attività di monitoraggio delle zone a rischio vanno invece ai comuni di Vallerano (Vt), Santa Croce sull’Arno (Pi) e Finale Emilia (Mo), caratterizzati inoltre da un’attenta manutenzione delle sponde e delle opere di difesa idraulica.
Ma perché accade tutto questo?
Il ripetersi e l’aumentare di calamità naturali come quelle idrogeologiche si deve a diverse cause: innanzitutto ai cambiamenti climatici in atto nell’ultimo secolo che hanno visto da un alto la diminuzione del numero medio annuo dei giorni di pioggia ma dall’altro un notevole aumento dell’intensità delle precipitazioni. Principale fattore scatenante è però l’eccessiva urbanizzazione a ridosso dei corsi d’acqua: se al sud questa si manifesta principalmente con l’abusivismo edilizio, al nord si assiste invece ad interventi di difesa idraulica che non vengono adeguatamente progettati, risultando così inefficaci.
Secondo le stime fatte dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, inoltre, per mettere in sicurezza il territorio italiano occorrerebbero circa 43 miliardi di euro.
Dal 1956 al 2000 però ne sono già stati spesi altrettanti e negli ultimi 10 anni sono stati stanziati, in base alla legge Sarno del 1998, circa 1,7 miliardi di euro solo per gli interventi urgenti.
Se all’aumentare delle spese in interventi ordinari vi è una contemporanea e parallela crescita delle spese per gli interventi straordinari per alluvioni, come può quindi l’Italia diminuire la rischiosità del suo territorio?

Approfondimenti:
http://www.protezionecivile.it/
http://www.legambiente.eu/
http://www.minambiente.it/

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