Almenno S. Salvatore (Bg). “Notte in Lemine. In cammino tra storia e leggenda”. Itinerari notturni. Il 5 settembre
Un itinerario teatrale in notturna tra chiese, boschi e sentieri del Parco del Romanico degli Almenno. Tra narrazioni, visioni, musiche, danze, tableau vivant, coreografie di luci e videoproiezioni, il pubblico è chiamato a intraprendere un viaggio fisico ed emotivo nel passato remoto di questa terra: dalla corte dei Longobardi alla fonte sacra del Dio Pan, dalla dimensione magica e fiabesca del bosco alle monache “ribelli” che abitavano il convento adiacente S. Tomè, fino alla simbologia religiosa nascosta nelle architetture della Rotonda.
Sabato 5 settembre, alle ore 20.00, al Santuario della Madonna del Castello di Almenno S. Salvatore (Bergamo), prende il via la prima edizione dello spettacolo teatrale itinerante “Notte in Lemine. In cammino tra storia e leggenda”.
L’iniziativa è promossa nell’ambito del progetto “AnticoLemine” dall’Antenna Europea del Romanico degli Almenno, che ha coinvolto oltre una ventina di associazioni del territorio con la collaborazione del Teatro Prova di Bergamo, e realizzata in alcuni luoghi di Lemine (così era anticamente chiamata l’area di Almenno S. Salvatore e Almenno S. Bartolomeo) caratterizzati dalla presenza delle architetture romaniche della celebre Rotonda di S. Tomè e del complesso della Madonna del Castello.
Veri e propri gioielli di pietra, incastonati nel territorio verde dell’antico Lemine, ancora oggi considerato tra i più emblematici e importanti siti della cultura romanica in Lombardia, anche per aver mantenuto intatto il rapporto tra gli edifici religiosi e lo splendido contesto ambientale.
Luoghi che si raccontano attraverso la loro architettura – dall’antico insediamento romano alla presenza dei Longobardi che accolsero la diffusione del Cristianesimo alle chiese romaniche del feudo vescovile – ma che in occasione di “Notte in Lemine” diventano i palcoscenici sui quali 150 abitanti di Lemine, nel ruolo di narratori, attori, musici, cantori e danzatori, fanno rivivere la storia lungo un percorso che guiderà il pubblico dalla Madonna del Castello, con la Piazza e la Pieve di Almenno S. Salvatore, alla Rotonda di S. Tomè con l’annesso ex monastero, passando attraverso il sentiero che si sviluppa nel bosco e sul Ponte del Tarchì.
Gli interpreti delle diverse scene saranno, quindi, proprio gli abitanti del territorio: gruppi teatrali, musicali, coreutici, scuole, oratori, associazioni di volontariato, uniti in un progetto che concorre al lungimirante processo di affezione popolare per la propria storia e per il proprio territorio e alla sua salvaguardia.
Grazie alla consulenza dello storico Paolo Manzoni, autore di approfonditi studi su Lemine, la regista Silvia Barbieri ha ideato, sulla base delle fonti, una drammaturgia teatrale che unisce storia, leggenda, agiografia e musica d’epoca romanica.
Un accurato studio della luce in relazione ai luoghi e l’installazione di videoproiezioni e immagini accresce la magia dell’itinerario: la regia di Oreste Castagna, a capo di uno staff tecnico specializzato, illumina angoli, facciate, scorci e l’intero percorso nel bosco.
IL PERCORSO
Lo spettacolo ha inizio alle 20,00 alla chiesa della Madonna del Castello (Almenno S. Salvatore).
Nella piazza antistante la chiesa il pubblico viene accolto da due cantastorie che, tra salti e musica, introducono la storia del Lemine a cominciar dall’antico nome, la cui radice celtica richiama la Selva, ossia i boschi che caratterizzavano il paesaggio del territorio che vide gli antichi Romani sfilare per la via militare che tagliava la valle. Romani, Visigoti, Unni, Ostrogoti furono alcuni dei popoli che lasciarono traccia nel territorio, fino all’insediamento dei Longobardi.
Proprio con la corte regia Longobarda dell’anno 900, la piazza di Madonna del Castello prende vita: siamo al banchetto di nozze del re Attone con Ferlinda e la corte assiste a una rappresentazione teatrale – una farsa dal sapore boccaccesco - che, insieme alla musica celtica, allieta la festa.
Ci spostiamo sul lato della Pieve e troviamo antiche reminiscenze romane grazie alla presenza della fonte detta “del Roc”, un tempo sacra al dio Silvano: un flautista richiama la figura di Pan e muove una danza che evoca l’acqua e la sua sacralità. All’interno della Pieve, un coro ci accoglie su antiche arie medievali, mentre un chierico svela i segreti della costruzione, invitando alla discesa nella suggestiva cripta.
Verso le 21.00 un richiamo di corno dà il segnale per incamminarsi verso il bosco.
Sul tragitto tra le case di via Ponte della Regina, musicisti e figuranti allietano il percorso tra fuochi e fiaccole per arrivare all’imbocco del sentiero: una maga mette in guardia gli spettatori e un gruppo di ragazzini distribuisce amuleti magici contro possibili pericoli.
Il bosco è abitato da figure mitologiche, leggendarie, dal sapore medioevale: donne velate, pifferai magici, fate ed elfi, unicorni, streghe e vagabondi, bambini smarriti, pazzi, fattucchiere. Non manca la Mamma Grande, personaggio popolare che nel passato è entrata negli incubi di tanti bambini.
Arrivati al ponte del Tarchì, che segna il confine tra i due Comuni, un monaco avverte del pericolo del luogo, raccontando la leggenda del Diavolo. E proprio il Diavolo è il protagonista di questa suggestiva e tenebrosa messinscena sull’orrido naturale.
Verso le 22,00 il pubblico arriva sulla stradina che porta al convento di San Tomè
Un coro dei canonici della pieve di S. Salvatore annuncia il carattere religioso del posto, mentre una fila di fanciulle recita gioiosa sonetti amorosi, aspirando all’amore e alla passione. Ma i costumi del tempo imponevano altre scelte e così, al richiamo della campana, le giovani indossano le tonache ed entrano nel convento.
Siamo negli anni 1200-1300, periodo nel quale sono stati ritrovati documenti sulla definizione architettonica dell’attuale rotonda di San Tomè e del convento annesso. Mentre nel convento viene drammatizzato l’episodio documentato dei fermi richiami alla regola rivolti dal Vescovo di Bergamo ad alcune suore del convento – per lo più fanciulle costrette alla vita monastica – per i loro comportamenti poco monacali, nella Rotonda di S. Tomè San Tommaso apostolo, protettore degli architetti, al quale sembra sia dedicata la chiesa, racconta i segreti simboli che si celano nella forma circolare della costruzione, narrando della quadratura del cerchio, dell’umano e del celeste e della continua loro relazione.
Sul matroneo presenze misteriose danzano il cerchio e la sfera sulle suggestioni di un canto sacro.
Il suono delle campane richiama il pubblico al grande campo di fronte alla rotonda. Come visioni che appartengono al passato, tutti i personaggi, lentamente, ritornano nell’oscurità del tempo.
L’ingresso è libero. In caso di maltempo l’evento sarà rinviato a domenica 6 settembre’09
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Informazioni:
Antenna Europea del Romanico
Via S. Tomè 2, Almenno S. Bartolomeo (Bg)
Tel: 035 553205
Fax: 035 553206
antenna.romanico@email.it


